Maria e il suo Rocky




Scritto da Ganimede,
il 2015-09-18,
genere zoofilia

Avevo conosciuto Maria in internet. Ero entrato in un sito di incontri, le nostre foto ci erano alquanto piaciute, avevamo chattato un po’, poi ci siamo sentiti al telefono, poi su Skype… Insomma tutto il giro. Decidemmo di incontrarci. Quando la vidi dal vivo rimasi alquanto deluso: aveva un bel viso, sì, ma era decisamente fuori forma. Lei notò il mio disappunto: non volevo offenderla ma non mi andava di perdere tempo. Credo che si giocò il jolly dicendomi: “Vieni a casa mia un attimo? Mi hai detto che sei un ex militare e volevo farti vedere la pistola che mi ha lasciato mio padre…”. Aveva toccato il tasto giusto. E poi un pompino me lo sarei fatto fare volentieri da lei: sentivo che era una chiavatrice e che era arrapatissima. Salimmo da lei. Subito sentii un cane abbaiare da dietro la porta.
“Aspetta che chiudo il cane in stanza”.
“Non c’è problema… non ho paura dei cani”.
“Eh, ma questo e geloso di me: sapessi…”.
Mi scattò come un campanello nella testa. Sentii il cane guaire appena la vide e agitarsi, slittando sulle piastrelle con le unghie. Lei lo prese e lo portò via, rivolgendoglisi come se fosse un ragazzino indisponente. Altro piccolo ‘ding’ nel cervello… Mi fece vedere la pistola: un catenaccio della 1a guerra mondiale.
“Se vuoi te la smonto e poi la butti via: non vale niente”.
“Ah, va beh grazie… Ti faccio un caffè, mentre la smonti?”.
“Ok”. Se ne andò in cucina. Il cane graffiava la porta e latrava chiuso nella stanza.
“Oh, ma sto cane è proprio geloso… Come mai?”.
“Ma sai, è un maschio…”.
“Ho capito, ma è un maschio di cane mica un cristiano”.
“Mi è molto affezionato, è protettivo”.
“Un po’ troppo mi pare: senti come piange”. Tornò con i caffè.
“Senti Maria, non ti andrebbe di correggerlo il tuo caffè?”.
“Scusami, ma non ho in casa alcolici…”.
“No Maria, con un po’ di panna, bella fresca, appena fatta…”.
“Ma non c’è l’ho, mi spiace…”.
“Ma te l’ha do io… Guarda”. Mi slacciai i pantaloni e tirai fuori l’uccello.
“Oh Madonna! Adesso ho capitooooo…”. Scoppiò a ridere.
“Ma dai, che sfacciato…”.
“Oh, l’importante è tirarlo fuori, diceva quel tale”. Mi alzai e le andai davanti alla faccia facendomi girare il cazzo nella mano.
“Non dirmi che non ti piace… Dai su”.
“No, no… Mi piace eccome”. Iniziò a succhiarmelo, massaggiandomi i coglioni. Sembrava stesse gustando un bel cono gelato.
“Che bel cazzo… Che duro”. Capii l’antifona al volo: non avevo la minima intenzione di scoparmela. La presi per la testa e iniziai a scoparle la bocca.
“Succhia, da brava, prendilo tutto… Fino in gola dai che sei capace…”. Ansimava, pompava e leccava. Le diedi da imboccare anche i coglioni.
“Che belli duri, gonfi… Sono belli pieni”.
“Dai che adesso li svuotiamo… Pompa, pompa… Dai che sborro”. Non volevo star lì troppo. Le bloccai la testa, diedi due begli affondo e le venni in gola. Mi svuotò bene, perché provai il gusto di vederla sottomessa.
“Toh, troia… Bevi tutto. Dai che ti fa bene”. Lei deglutì varie volte e poi mi spinse via.
“Cazzo quanto sperma… Dovevi proprio essere in astinenza”.
“Eh sì, hai ragione… Sei una brava pompinara, complimenti”.
“Che porco che sei…”. Intanto il cane guaiva e abbaiava.
“Senti, liberalo sto cazzo di cane…”.
“Ma dai povero… E’ l’unico che mi vuole bene lui, che mi è fedele”.
“Non dubito”. Andò ad aprirgli e lui corse nel salotto come a riprendersi il suo territorio. Il mio atteggiamento lo sconsigliò di venirmi vicino: credo che capì che ero pronto a farlo volare fuori dalla finestra.
“Guardalo poverino: è terrorizzato”.
“Dai tranquillo… Come si chiama?”.
“Rocky”.
“Tranquillo Rocky: la tua padrona è sempre tua”.
“Che stronzo… Vieni Rocky, vieni dalla mamma”. Si capiva chiaramente che il cane era eccitato, perché le frugava col muso tra le gambe. Maria non riusciva a scacciarlo.
“Sente il tuo brodo. Credo sia arrapato”.
“Certo che è arrapato… Lui sì, lui non si rifiuta mai”. Ding, grosso come una portaerei.
“Scusa, ma intendi che… Lo fai scopare… Con qualche cagna? O forse, la cagna sei tu?”. O la va o la spacca, pensai. Lei lo accarezzò sulla pancia, e il cane iniziò a scuotersi come se stesse montando, e gli apparve la punta del cazzo a punta dal pelo. Maria, lentamente era scesa giù e ora, indubbiamente, lo stava masturbando, scappellandolo.
“Certo mi scopa… Tu forse non hai idea di cosa è capace un cane come Rocky… Voi pensate di essere dei duri, dei veri maschi… Non siete niente rispetto ad un animale come il mio, ne fisicamente ne “umanamente”. Non dissi niente. La vidi togliersi le mutande e mettersi a pecorina sul tappeto.
“Vieni Rocky, su, monta la tua mammina…”. Il cane le saltò in groppa e con qualche colpo ben assestato le entrò in figa, con dei colpi violentissimi e velocissimi. Potevo credere a quello che mi aveva detto: era evidente che non c’era confronto. Maria prese a ululare come se anche lei fosse una cagna, sempre in calore. Adesso capivo la gelosia di quel maschio, che sebbene, di altra razza, era pur sempre un maschio ed era geloso della sua femmina. Adesso Rocky si era fermato e, con la lingua di fuori, ansimante, guaiva credo di piacere.
“Cazzo mi sta spaccando! Come gode! Mi sta gonfiando la pancia di sborra!”.
Il cane guaì ancora un poco e poi iniziò a tirarsi indietro. Non ne aveva più manco lui. Le uscì dalla figa con uno scatto, facendo esplodere dalla pancia della sua troia una fontana di sperma suo, e di umore di lei. Maria gridò di piacere e dolore. Il cane si mise a leccare il pavimento. Mi alzai e me ne andai. Avevo visto quello che volevo.

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