L'ORGANIZZAZIONE by Ipsedixit [Vietato ai minori]




INTRODUZIONE

Bar d’angolo, zona di passaggio, limitrofa al centro storico, molto frequentato.
Aperto dalle 5:30 alle 20:30 è gestito da un proprietario che rileva esercizi in grave difficoltà, per poco denaro, provvedendo a rilanciarli e rivenderli, a caro prezzo, quando diventano remunerativi.
Lui c’è soltanto all’apertura ed in chiusura, praticamente sono tre giovani ragazze che mandano avanti il bar “del Teatro”: Anna, Paola e Valeria.
Il pubblico del locale è una fauna molto variegata, che spazia dal notaio all’operaio, insomma una popolazione che cambia, a seconda dell’orario.
Nessuna delle colleghe bariste è bella, giovane ed attraente come Valeria, una splendida ventenne, dai capelli lunghi e biondi, che oltre ad avere un corpo voluttuoso, è sempre in forma smagliante.
Come se non bastasse, la sua tipica espressione da cerbiatta le conferisce quell’aria di preda indifesa, che richiama sistematicamente l’attenzione dei “rapaci”, in pratica, quasi tutti gli avventori, sia uomini che donne, di ogni età.
Valeria nota soprattutto i clienti i maschi, che sembrano sentirsi autorizzati a lanciarle occhiate oscene, come se il prezzo della consumazione includesse anche l’obbligo, per lei, di subirle. La mettono molto a disagio le ridicole battutine (non sa bene se e come replicare), quelle a cui ricorrono i più sfrontati, per tentare di accaparrarsi la sua simpatia e per coinvolgerla in atteggiamenti complici, probabilmente finalizzati a suscitare l’invidia degli altri maschi presenti.
L’imbarazzo di Valeria per quelle situazioni era malcelato, ma fonte di un segreto godimento da parte delle sue due colleghe, che però, in sua presenza, non l’avevano mai dato a vedere.
Quel mattino d’inizio Giugno, Valeria non fece assolutamente caso ad un personaggio femminile di mezza età, elegantemente vestito, che invece la squadrò per tutto il tempo della sua permanenza nel locale, con estrema attenzione. Era una signora sulla cinquantina, altezza media, bionda, corporatura asciutta, ma assai ben proporzionata, vestita in modo elegante, che calzava scarpe di gra pregio. La donna sedette ad un tavolino e rimase li a lungo, dopo aver ordinato un caffè, facendo finta di leggere una rivista, mentre squadrava Valeria, dalla testa ai piedi. Quella donna, era un personaggio assolutamente insospettabile, visto che si trattava di un magistrato del tribunale. In realtà, quella donna lavorava per l’organizzazione, con il compito di individuare i soggetti più interessanti….

CAPITOLO I

Valeria ha un ragazzo, convivono già, ma l’intesa fra loro non è poi così profonda… Si piacciono, sono intimi, ma la giovane età li porta a recitare la parte che suppongono possa piacere all’altro. Non si confidano tutto ed anzi, occultano quegli aspetti caratteriali e quelle debolezze che potrebbero compromettere l’immagine che pensano il partner debba avere loro.
La debolezza di Andrea, totalmente sconosciuta a Valeria e che mai gli confesserà, è il gioco d’azzardo. Scommette e l’opzione meno probabile e più rischiosa è quella che sceglie sempre.
Vincere molto, è solo un pretesto per scommettere: ciò che desidera veramente il giocatore compulsivo è avere adrenalina in circolo, quindi più rischia, più è appagato. Le possibilità economiche di Andrea sono modeste e solo per questa ragione non si è ancora cacciato nei guai.
Dopo la segnalazione dell’insospettabile giudice, praticamente un “pizzino”, lasciato in una cassetta della posta in un antico stabile signorile del centro, l’organizzazione s’informerà sul conto di Valeria e ne valuterà ogni aspetto, dalle abitudini, alle relazioni interpersonali.
Il pizzino viene raccolto dopo alcuni minuti da un individuo anonimo, che dopo averlo letto e memorizzato, provvede a distruggere il piccolo pezzo di carta. Quell’uomo, non è altro che il titolare di una storica agenzia investigativa cittadina, che ha le competenze, i mezzi e le conoscenze per svolgere in modo impeccabile questo genere di lavoro, senza destare sospetti.
Dopo una settimana di indagini condotte personalmente, ritroviamo questa persona camminare rasente i muri del un portico della città vecchia. S’infila rapido nel cortile di un palazzo padronale del settecento e varcata una porta a vetri d’epoca, si avvicina alle cassette postali. Estratto da una tasca interna del soprabito una busta A4 sigillata, la imbuca nell’unica priva di nome. Controlla circospetto di non essere stato notato e dopo aver percorso a ritroso i suoi passi fino al portone, si dilegua silenziosamente per i vicoli del centro.
Il contenuto della busta passerà ora di mano in mano…

La trappola

Un personaggio seduto su una poltrona dirigenziale legge la relazione sull’indagine, quindi, dopo aver brevemente meditato, estrae da uno dei cassetti della scrivania un telefono satellitare. La conversazione è breve, ma il tono amichevole. Nemmeno un minuto e la trappola è già tesa. Passa per Singapore, dove un membro dell’organizzazione gestisce buona parte delle scommesse clandestine.
Ai bookmakers della città viene ordinato di proporre ad Andrea scommesse truccate, che lo faranno vincere in modo rilevante. Successivamente, quando il capitale vinto sarà diventato enorme, dovranno indurre il ragazzo a rischiare una cifra di cui non dispone, smettendo di dargli “imbeccate”. Nessuno di queste persone sa perché debba comportarsi a quel modo, però, tutti sanno quanto sia salutare obbedire a certi ordini da Singapore, senza fare e farsi domande.
Andrea inizialmente tentenna, ma le vincite “importanti” finiranno per travolgerlo in un’euforia che non saprà controllare. Preso nella spirale, in sole 48 ore diventa ricco, accumulando vincite per diverse centinaia di migliaia di euro. Gli propongono una puntata colossale e convinto che quella sia l’occasione della vita, si lascia attirare nella trappola tesa per lui. Si tratta di scommettere una cifra doppia del capitale vinto fino a quel momento e per potervi accedere, accetta il credito che gli viene concesso dal titolare della sala scommesse. Com’era inevitabile alla fine Andrea perde tutto, ma il debito che ha contratto ha raggiunto un’entità che mai, uno come lui, semplice operaio saldatore, potrà mai ripagare.
Consapevole di essersi cacciato in un guaio enorme, Andrea vive settimane di grande agitazione interiore. Non si confida con Valeria ed anzi, i due ragazzi litigano spesso fra loro, tanto che Andrea rientra sempre a casa tardissimo, nella speranza che Valeria stia già dormendo. E’ ormai la fine di Giugno e notte fonda, quando viene fermato da quattro energumeni, che lo afferrano e lo caricano a forza su un grande Suv. Portato in uno scantinato, il giovane viene maltrattato ed atterrito, denudato e legato ad una sedia. Sottoposto a torture con un marchingegno elettrico, costretto a bere cinque litri di acqua, quasi soffocato. Esausto, atterrito, dopo alcune ore di quel trattamento, promette che ripagherà il suo debito da 1,2 Mln di€ entro una settimana.
Lo lasciano andare.

Trascorrono i giorni e l’ansia di Andrea raggiunge livelli parossistici.
Nervosissimo, litiga con tutti, soprattutto con Valeria, ogni volta che s’incontrano. Non sa a chi rivolgersi e pensa di fuggire, presume di essere tenuto sotto controllo, ma tenta ugualmente. Salta sulla sua moto e si dirige fuori città, ma com’era prevedibile viene seguito e raggiunto dal Suv con i quattro che già conosce.
Riportato nello scantinato e legato alla sedia, questa volta non succede nulla e loro se ne vanno. Resta solo ed assorto nei propri pensieri per diverse ore, poi, un rumore di veicolo che si ferma lo richiama al presente. Sente dei passi per le scale, anzi tacchi, poi una porta che si apre. Una voce femminile si rivolge ad Andrea da dietro: “ …tu puoi darmi qualcosa che m’interessa… se me la dai, pagherò io il tuo debito… e tu potrai continuare a vivere… altrimenti…”
La mano femminile mostra una fotografia ad Andrea, è Valeria.
Gli avessero fatto una simile proposta otto giorni prima, avrebbe risposto che mai avrebbe tradito la sua ragazza. Ora, invece, non gli sembra vero poterne venir fuori e nemmeno così immorale preferire sé stesso a Valeria. In fondo, la donna aveva solo detto che voleva la ragazza, non che volesse ucciderla e lui, poteva trovarne altre di Valeria… anche meglio di lei.
Andrea tacque, ma era evidente che accettava. La sconosciuta ordinò di portare Valeria in un parcheggio la sera stessa, alle 21, fermandosi a fianco di un furgone nero. Non sarebbe stato difficile, pensò lui, tolto il particolare che doveva impossessarsi del cellulare di lei e gettarlo subito dall’auto di nascosto, insieme al suo.
La donna se ne andò, lasciandolo dov’era. Circa un’ora dopo arrivarono i solit quattro che lo liberarono e dopo averlo trascinato in strada, buttarono letteralmente a terra, risalendo sul Suv ed allontanandosi.

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