"Lo spirito del grande Moai" by viaggioimmaginario [Vietato ai minori]




“Lo spirito del grande Moai” di viaggioimmaginario New!

Il punto di ristoro dopo una mattina su questo pullman per turisti ci è finalmente davanti. Sono affamato e non vedo l’ora di assaporare questa cucina sudamericana delle coste oceaniche.
Mi accorgo di essere seduto proprio nel tavolo vicino al tuo, mi colpisce il modo con cui sorseggi il vino bianco dal calice. Delicate ed avvolgenti, le tue labbra si accostano al cristallo in modo quasi impercettibile: la tua seduta composta, dritta, le tue spalle disegnate conferiscono alla tua figura un’eleganza d’altri tempi, illuminata da un sorriso radioso.
Mi chiedo chi tu sia, ragazza di una siffatta bellezza che investe di sensualità l’intero locale. La curiosità è forte, magnetica. M’irretisce profondamente quello sguardo, tanto da non riuscire più a gustare con serenità il buon pesce che il Pacifico porta su questa tavola. Mi devo voltare – il richiamo è troppo forte – per incontrare nuovamente quegli occhi: mi scopro più ingordo della bocca appena aperta che dell’ottimo cibo davanti a me.
Una tensione che ricorda quella omericamente narrata, di un Odisseo costretto a legarsi per non farsi trascinare dal canto delle invitanti creature marine. Sento il sangue scaldarsi fino alla superficie della pelle quando, per un caso del destino, il mio sguardo sin troppo bramoso si incrocia con il suo. Mi dovrei girare, quasi fuggendo per la chiara violazione commessa, ma non riesco. Il suo polo mi attrae a tal punto da privare la mia stessa volontà.
Devo togliermi da quella situazione, arrivata all’insostenibilità: quasi di scatto mi alzo, cercando rifugio nella toilette del ristorante. Cerco inutilmente, solo l’indicazione di una cameriera inspiegabilmente ammiccante mi conduce ad una scala ed al piano interrato sottostante. Buio, o quasi. Il contrasto tra la luce del mezzogiorno estivo e l’interrato, illuminato esclusivamente dalla flebile luce di un vecchio frigorifero della Cocacola riesce a creare la possibilità di vedere la porta del bagno. Ho l’estrema necessità di lavarmi la faccia, di riprendermi da una situazione ai limiti dell’immaginabile: mi accorgo solo ora dell’erezione per nulla celata dalla stoffa dei pantaloni estivi, certamente non invisibile agli occhi della cameriera sorridente.
Il rumore dello scroscio dell’acqua proveniente dal bagno segna, tuttavia, la presenza di qualcuno nella toilette: forse un altro uomo contagiato dal mio stesso morbo? La domanda trova immediatamente un risposta non appena il socchiudersi della porta mostra le tue labbra socchiuse. Mi sorridi senza proferir parola, d’un sorriso che poco lascia alla mia volontà, già smarrita, possibilità di respirare. Su un ipotetico ring, si definirebbe colpo del ko, cui solo la forza della disperazione potrebbe trovare rimedio.
Non resisto – non ce la faccio proprio – a non sbatterti contro il muro antistante la porta del bagno, che chiudo prontamente. Una mano sul collo, in parte sulla bocca per non farti urlare, e l’altra sotto il vestito, sulle cosce che mi sorprendono per quanto sono lisce. Scostarti il cotone dei tuoi slip è immediato, mentre il tuo sguardo non appare così sorpreso, nemmeno terrorizzato come avrei immaginato: un sussulto, quasi urlato, mentre le mie dita si fanno strada nel tuo sesso già pronto, come se avesse già previsto ogni mia mossa…
Sei contro il muro, le mie mani vigorose addosso, il ritmo crescente delle mie dita che ti scuotono le viscere e tu che fai? Mi fissi senza parlare, incitandomi con gli occhi a fare meglio, a spaccarti ancora meglio, a farti godere come meriteresti. Farfugli una parola, che non colgo subito: “che vuoi, troietta?, che vuoi?” Comprendo allora il verbo espresso prima: “Aprimi, aprimi! Subito!” Il gesto di prenderti per i lunghi capelli neri e piegarti sul lavabo alla mia destra è pressoché istantaneo. C’è una forza incontrollabile in me, mai provata prima, come se le leggende che si narrano in questa terra cilena sul grande Spirito dei Moai si stessero traducendo in realtà.
Una spinta secca, violenta ed immediata esaudisce la sua invocazione precedente. La larghezza del mio sesso le ha aperto le carni ed ora, impazzito, non sembra volersi fermare, nonostante i gemiti urlati delle ragazza, che cerco di soffocare con le mie dita in gola. E’ un crescendo di spinte, voglio sfondarla, farla urlare ancora di più di quel che fa ora: così piegata mostra un culo tondo, di una perfezione di giottesca memoria, che chiede solo di essere schiaffeggiato e preso, sfondato senza pietà.
Ora grida, la troia, grida e chiede di non smettere, che sta godendo, che sta per venire. Grida ad ogni schiaffone sul culo, ad ogni spinta violenta del mio sesso che esce ed entra sempre più energicamente, ne vuole di più, insaziabile sirena. La frenesia violenta mi porta ad accelerare, sempre sia possibile, i colpi, sono quasi spossato, l’akmè è prossima e sta prendendo entrambi come turbine sovrumano, divino, fino ad esplodere in un’ondata che si propaga nell’intimità più profonda. Il richiamo “Aurora, Aurora” di una voce femminile arriva a sorprendere il battito scomposto dei nostri respiri soffocati, come un duro richiamo alla realtà: ricomposti, proseguiamo come estranei il nostro giro per le località oceaniche, senza sapere che lo Spirito del Moai abita ora nel nostro futuro.

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