L'insospettabile fidanzata del mio amico by Viktorie [Vietato ai minori]




Roberto ed Elisa stavano assieme da diversi anni, e sinceramente non so come: Roberto era mio amico fin dai tempi delle scuole medie, avevamo frequentato lo stesso liceo nella nostra cittadina anche se in due classi diverse, e frequentavamo due università nella stessa città, per cui si può dire che lo conoscessi piuttosto bene. Era un ragazzo sicuramente troppo coccolato dai genitori, e quindi simpatico a modo suo, uno di quelle che deve sempre mettersi un po’ in mostra, che anche nel più normale dei confronti deve sentirsi primeggiare.
Avete capito il tipo. Io e gli altri nostri amici comuni rimanemmo non poco sorpresi quando saltò fuori con la notizia che si era trovato una ragazza nella grande città in cui frequentavamo l’Università, Elisa, e l’avrebbe portata fuori con noi la settimana dopo. Ovviamente fin da subito ci venne fatto capire come lei fosse la ragazza migliore e più bella di qualsiasi noi avremmo mai potuto avere, ma abituati ormai da anni all’approccio di Roberto, ci passammo tutti sopra -d’altronde Roberto, un ometto mozzarella con il fiato corto dopo una rampa di scale, si riteneva un gran figo- perciò che Elisa fosse una ragazza parecchio carina per davero, ci risultò curioso.

Era abbastanza alta, molto snella e non particolarmente prosperosa con dei bei capelli ricci mori portati molto lunghi, occhi scuri, un discretissimo culetto, e parecchio concentrata sull’essere “carina”. Carina con noi emeriti sconosciuti che ci limitammo nell’essere un gruppo di discreti deficienti, carina con Roberto a cui diceva sempre di sì e con cui era sempre d’accordo, anche se la serata che voleva fare lui prevedeva la sua presenza come bella statuina a ridere delle sue (orride) battute.
E qui che cominciammo a non capire come stessero assieme: quando li frequentavamo erano sempre in perfetto accordo. Non discutevano su dove andare in vacanza, in che locale uscire quella sera, “quello che vuoi tu a me va bene”.
E quando non stavano insieme, non ci azzeccavano niente: almeno, da quel che ne sapevamo noi e dai social network, con i queli farsi i cazzi degli altri è facilissimo, anzi inevitabile.

Ovviamente Elisa aveva aggiunto alle sue amicizie e contatti tutti i membri della nostra scalcinata compagnia: e mentre lui condivideva pranzi con gli amici, foto dell’ennesima passione per qualche gioco da tavolo, ritratti del suo cane a valanga, e commenti autoincensanti sui suoi risultati sportivi di qualche app per il benessere, lei era una sfilata di vestiti anche decisamente succinti, serate in locali e discoteche, eventi, brindisi: pareva una che usciva da un locale solo per scattarsi una foto della nuova gonna con cui sarebbe entrata nel locale successivo.
Perciò, tra di noi, ci risultavano una coppia piuttosto atipica, le cui spiegazioni andavano da “si amano davvero tanto” a “lui le paga le ferie, se la coccola ma è un cervo” a “lei è fuori di testa”. L’ipotesi scherzosa di “Roberto è un toro nel letto” veniva scartata a priori. Erano solo battute, in fin dei conti, perché si voleva bene a tutti e due.

Con il passare del tempo, chi per cambi di corso di studi, chi per lavoro, chi per l’arrivo di fidanzate, eravamo rimasti praticamente solo noi tre nella stessa città.
Io ci lavoravo e vivevo come Elisa, Roberto invece faceva il pendolare. Frequentare la coppia perfetta da soli non era proprio divertente, ma ogni due o tre settimane circa andavamo almeno a prenderci una birra, o al cinema, serate in cui inevitabilmente riaprendo la porta di casa pensavo “come cazzo fanno a stare assieme?” Lui era se possibile ancora concentrato su sè stesso, il suo lavoro (ovviamente il migliore del mondo) e i suoi hobby di giochi e collezioni che lei neanche sapeva come fossero fatte, tanto gliene importava.
A maggior ragione se consideriamo il fatto che ogni tanto mi era capitato di accompagnare Elisa da qualche parte senza Roberto. Un passaggio in scooter, un pranzo assieme quando capitava che per lavoro fossi in zona dove lavorava lei, una commissione. A qualche amico questo sembrava strano, a me perfettamente normale: Elisa era la ragazza del mio amico, questo la escludeva dai miei interessi.

Una sera rientrai a casa decisamente scazzato dalla birra con la coppia: Ero uscito con loro per rilassarmi dopo una settimana decisamente di merda, piena di problemi a lavoro e scazzi vari,ma Roberto era riuscito a parlare solo lui. Ognuno ha le sue passioni e ama parlarne, ma da questo a strizzare le palle dalla noia tutta la sera a persone a cui non gliene fregava un cazzo, ci voleva solo l’ego di Roberto.
A me, che lo dicevo chiaramente tutta la sera, ironizzando a Roberto il tempo e i soldi che stava investendo per una cosa che, conoscendolo, avrebbe mollato in capo a un mese. E ad Elisa, che lo stava a sentire e intanto probabilmente pensava a tutt’altro, senza spiccicare una parola.

Erano circa le due di notte, e non avevo per niente sonno, perciò accesi il televisore e mi versai da bere.
Avrei ammazzato il tempo con un simpatico whisky e un po’ di zapping e poi continuato un libro che rimaneva sul comodino a chiedere giustizia da troppo tempo. Non una nottata da leoni, ma il necessario per sbollentare l’incazzo:
A quel punto cominciarono ad arrivarmi dei messaggi da parte di Elisa, che -assurdamente- si scusava per il comportamento di Roberto, che l’aveva seccata abbastanza perchè tutti e due erano a conoscenza dei miei problemi recenti, quindi almeno avrebbe potuto lasciarmi sfogare un po’.
L’arrabbiatura, e anche un po’ l’alcool, mi fecero rispondere in maniera ben poco cordiale: ben gentile da parte sua chiedere scusa, ma se qualcuno doveva farlo era Roberto, a cui probabilmente non era neanche passato per la testa. Sapevo -ironizzai- che erano molto legati, ma addirittura che lei si scusasse in vece sua era quasi da simbiosi.

Da lì i messaggi di Elisa, sempre molto gentili, cominciarono a vertere sul fatto che fossero legati ma lei faceva quello che voleva, avevano due vite separate e altre manfrine.
“Sì, lo so che avete due vite separate, mentre lui è li a giocare, sei lì ad aprire le cosce in discoteca” pensai, ma scrissi solo che mi spiaceva di essere stato sgarbato, e la salutavo.
Forse per dimostrarmi ancora meglio che lei e Roberto conducevano vite separate, da quel giorno Elisa cominciò a farsi sentire molto più spesso, per chiedere se ero in zona a ora di pranzo, a che ora staccassi dal lavoro, se ero in città quel finesettimana perchè aveva una commissione da fare…
Pranzammo assieme un paio di volte, le diedi un passaggio una, ma per il resto evitai. Una parte di me in realtà cominciò a pensare che questo comportamento cominciasse a diventare un po’ troppo espansivo, ma diedi la colpa al suo doversi sempre sentire gentile con tutti, ma non potevo nascondermi che l’avere a che fare con Elisa senza il suo ragazzo di mezzo cominciasse anche a stuzzicarmi. In capo a un mese e mezzo, la moretta mi chiese il grandissimo favore di accompagnarla ad un concerto, dato che Roberto sarebbe stato via per lavoro tutto il weekend per una fiera in centro Italia, ma lei ci teneva tanto e non voleva andarci da sola…

Tirai la cosa un po’ in lungo, poco propenso a fare da balia tutto il tempo ad Elisa per conto di Roberto, ma lui riuscì a risolvere il mio dilemma morale con una semplice telefonata:
Su dieci minuti di chiamata in cui mi chiedeva informazioni sulla città (in cui ero stato diverse volte), almeno sette erano conteggiati tra il prendermi per i fondelli perchè non viaggiavo per lavoro, e non avessi niente da fare in un finesettimana in cui lui si sarebbe divertito con il suo splendido lavoro, i suoi impareggiabili colleghi e i suoi importantissimi impegni.
Dedussi che Elisa non gli aveva detto minimamente del concerto, e me ne stetti ben zitto, dato che ero decisamente incazzato: decisi che non solo quel finesettimana avrei avuto da fare, ma sarei pure uscito con la sua ragazza, e l’avrei fatta divertire come con lui non si sarebbe mai sognata.
Scrissi un messaggio perentorio a Elisa che non ammetteva repliche sull’ora e il luogo dell’incontro, e il suo “non vedo l’ora! 😉 “ mi provocò una subitanea eccitazione. Avrei visto Elisa da sola, e non per un panino ad un bar, ma in una di quelle serate per cui buttava tonnellate di foto sul suo profilo internet, di minigonne aderenti e succhiate di drink, ed ero sinceramente curioso…

La sera del concerto passai a prenderla in auto: pessima idea per il posteggio vicino ad un locale, ma il tempo estivo prometteva acquazzoni considerevoli. Elisa si era decisamente messa in tiro: tacchi vertiginosi che le alzavano il culetto, fasciato stretto in una minigonna nera, e sotto una specie di maglioncino legato in vita si intuiva chiaramente un vestito corto dello stesso colore, con una scollatura da urlo nonostante le poche rotondità. Il tutto condito da due orecchini a cerchio sotto una massa di capelli ricci scuri considerevole, vaporosa e profumata, braccialetti e ninnoli vari.
“Ma come siamo eleganti stasera!” dissi con il tono più cordiale e onesto che potevo mentre scendevo dall’auto e le davo un bacio sulla guancia. Lei ringraziò e commentò la mia camicia e i jeans lievemente attillati.
“Non posso sempre vivere in felpa e t-shirt!” dissi facendola salire in auto e andando al posto di guida, mentre rideva. “Mi sembra giusto… E poi ti stanno bene, hai un bel fisico!” commentò lei in maniera innocente, ma con effetti intimamente interessanti.

Cenammo in un posto che viveva solo della sua vicinanza alla statale con una pasta allo scoglio di una certa decenza, e una bella bottiglia di rosso carico: abituato a vederla adorante il suo Roberto, o a parlare di qualche cosa di lavoro con un panino in mano, temevo che con la silenziosa Elisa avremmo avuto parecchi momenti imbarazzanti, e invece la ragazza era felicemente loquace, forse parlando a quel tavolo più di tutti gli anni che ci conoscevamo.
Arrivammo al locale stranamente in fretta, e incredibilmente trovando pure un posteggio comodo. Quest’accoppiata quasi inedita ci diede non solo il tempo di entrare con calma ma pure di raggiungere il bancone del bar e prendere le consumazioni incluse senza dover sgomitare più di tanto.
Elisa si fece ancora più loquace grazie ad un drink abbastanza carico che degustò in tempi considerevolmente brevi. Mi stuzzicava l’idea di farle perdere i freni inibitori, anche se dovevo tenere a mente che dovevo guidare; così le offrii un secondo drink, preferendone uno meno carico. Il locale intanto si riempiva, la band non si faceva vedere per chissà che motivo, e lo spazio tra me e lei diminuiva sempre più. In breve eravamo quasi faccia a faccia, con i bicchieri praticamente incastrati tra di noi, e sentivo l’odore dei suoi capelli salirmi fino al cervello. Avevo indubbiamente un’erezione che malediva i miei pantaloni. Fortunatamente la band si decise a comparire, e lei cinguettò “andiamo più sotto al palco, dai!” prendendomi la mano. Ingoiammo il restente liquido e mi lasciai trascinare ancora di più in mezzo alla folla che comincava a scalpitare mentre partiva la musica.
Elisa cominciò a ballare come un’ossessa, mentre io cercavo di starle dietro, alla meno peggio, soprattutto cercando di evitare di essere montato da un imbecille che si era messo a saltellare come una molla dietro di me e che era già abbastanza sbronzo per non saper cadere in piedi. Per un buon quarto d’ora me la cavai, ma tra le spinte, la musica, e i miei tentativi di non farmi cadere addosso l’imbecille, alla fine mi trovai a dieci centimetri dal volto di Elisa, che mi fissava con i suoi occhi scuri mentre si muoveva scatenata, alzando le braccia e ondeggiando il bacino sempre troppo vicino al mio. Avevo caldo, caldissimo, e mi trovavo adeso alla ragazza del mio amico che più o meno involontariamente cominciava a ballarmi addosso. Temevo si accorgesse dell’erezione ormai completa nei miei pantaloni. Trovai la scusa del caldo per scostarmi e tirarmi su le maniche della camicia. Elisa sorrise, e passando una mano sul mio avambraccio commentò “volevi farmi vedere i muscoli?”, per poi rifarsi vicina a me e continuare a ballare, il suo inguine a poco meno di due centimetri dal mio, che cercavo di muovermi senza finirle adeso. Fortunatamente finì un pezzo e la folla si distese, dandomi modo di riguadagnare un paio di spanne di spazio. Elisa cominciava ad affannarsi, e si slacciò il maglioncino per legarlo in vita, facendo bella mostra della sua scollatura in cui inevitabilmente finì il mio sguardo per una frazione di secondo di troppo.
“Troppo scollata?” mi urlò, mentre cominciava il pezzo successivo, e la mia risposta fatta di balbettii venne coperta da un pezzo scatenato, veloce, che entusiasmò il pubblico che prese ad agitarsi tanto che ci fece impattare. Misi le mani sulle spalle di Elisa istintivamente per frenarla dal darmi una capocciata, mentre le sue aderivano al mio petto e il suo corpo al mio. Sentii chiaramente l’erezione che le si premeva addosso per un tempo che mi parve infinito, ma lei sorrise staccandosi e ricominciando a ballare, fissandomi con quegli occhi color nocciola e una strana luce negli occhi. Continuammo a ballare per un paio di altri pezzi, e fui felice che l’inconveniente non sembrava aver portato nessun imbarazzo, mi illusi quasi che non se ne fosse accorta. La band decise quindi di fare una pausa nel ritmo con un pezzo più lento, quasi una ballata, molto conosciuto (a chi li ascoltava…)
Le luci si attenuarono su una tonalità bluastra, e il pubblico cominciò a ballare più lentamente. Elisa si girò verso il palco, dandomi una perfetta visione della sua schiena asciutta e liscia, su cui veniva voglia di passare le mani fino ad arrivare a quel culo sodo, fasciato dalla gonna corta e issato dai tacchi. Le coppie intorno a noi si fecero più intime, e lei, lentamente, aderì a me completamente.
Avevo il viso immerso in quei capelli vaporosi, la sua schiena sul mio petto e quel magnifico culo che ondeggiava adeso al bozzo dei miei pantaloni. Elisa si voltò leggermente inchiodandomi gli occhi addosso e strusciando il solco delle sue chiappe lungo il mio sesso, in una maniera così sfacciata che in un colpo tutte le mie remore, i pensieri che fosse la ragazza di Roberto, e ogni possibile spiegazione di involontarietà da parte sua sparirono.

Quale che fosse con il suo ragazzo, in quel momento Elisa era una stronzetta vogliosa, che stava saggiando il mio pene con quel suo culo sodo e uno sguardo che non lasciava spazio a fraintendimenti. Le misi istintivamente le mani sui fianchi e la strinsi ancora di più a me, godendomi la sensazione di quelle chiappe che scorrevano su e giù, massaggiandomi. Il maglioncino poneva ancora uno spessore di troppo, per lei, e lo fece svicolare più in alto.
“E’ tutta la sera che è così…” le sussurrai nell’orecchio attraverso la massa di capelli. “Lo so…” sospirò di rimando, voltandosi ancora un poco con la sua bocca carnosa a un passo dalla mia. La baciai, e lei rispose con una passionalità scatenata, alzando una mano per tenermi la nuca e infilandomi centimetri su centimetri di lingua in bocca, pareva non finire mai. Rimanemmo avvinghiati così per un istante, mentre la premevo a me, per staccarci con un lieve risucchio e fissandoci intensamente. La mia mano scivolò sul suo pancino magro, fermandosi appena all’inizio della gonna, ma con un deciso colpo di bacino lungo tutta la mia asta, Elisa mi spinse a scendere ancora, sentendola calda, caldissima, sotto la stoffa. “E’ tutta la sera che è così…” sorrise lei, mandandomi in estasi.
La baciai di nuovo senza levare la mano, cominciando a muoverla delicatamente sul suo sesso, facendola sospirare e spingendola a baciarmi di nuovo fino alla fine del pezzo, quando scattarono gli applausi e si girò verso di me.
Mi piantò uno sguardo da ninfomane matricolata negli occhi, e mi baciò ancora appassionatamente.
“Portami via!” sussurrò. Non avevo intenzioni diverse! Le misi una mano sul culo, felicemente nascosta dal maglioncino stropicciato, e la condussi alla macchina, dove la schiacciai contro la portiera per baciarla ancora. Avrei dovuto guidare, adesso, e volevo scaldarla per bene prima che ci ripensasse. Elisa si lasciava baciare il collo, la bocca, e toccare ovunque senza opporre nessuna resistenza, piazzandomi una mano sul pacco in tiro e sospirando. L’avrei presa lì, in quel momento, ma c’era troppo movimento di gente che andava e veniva.
“Tienila così finchè non arriviamo a casa…” susurrai, levandomi la sua mano dal pacco ormai dolorante, e piazzandola sul suo sesso. Sospirò mugolando un “sì”, mentre saltavamo in auto.
Guidai più velocemente che potevo conscio dei controlli su quella strada, mentre tiravo a me Elisa, cercando di continuare a stuzzicarla. Ad un semaforo rosso, inutile, piazzato in mezzo ad una statale dove poteva bastare una rotonda, mi girai verso di lei, le afferrai la nuca sotto quell’enorme massa di ricci e la baciai con foga. Rispose come un animale in calore, sospirando e toccandomi il petto e il pacco con foga. Non c’era bisogno di stuzzicarla ulteriormente, era ormai partita a tutta velocità, lo sentivo persino dal suo odore.
Arrivammo a casa velocemente, ma per come la volevo era fin troppo tardi. In ascensore andammo a sbattere contro tutte le pareti, impegnati a succhiarci la lingua l’un l’altro. Le sussurravo la mia eccitazione in un orecchio, e quello che sentivo con la mano sul suo inguine era un fuoco bagnato che non si sarebbe spento facilmente.
Finalmente arrivammo al mio appartamento e ci lanciammo praticamente dentro. Chiusi la porta con un calcio e la sbattei contro la parete del corridoio, aderendo a lei. Continuò a baciarmi mentre le sue mani correvano sul mio pacco.
“tiramelo fuori” le sussurrai a denti stretti, facendola staccare da me. Fissandomi, si accovacciò sui suoi tacchi slacciandomi i pantaloni e tirandolo fuori in tempo zero. Sono una persona onesta, non millanto misure che non possiedo, ma nessuna ha mai avuto da ridire su quel che la natura mi ha dato, anzi.Elisa era troppo vicina con il viso, e il mio membro finalmente libero le sbattè con un rumore sordo sul viso. Mi guardò con uno sguardo voglioso. “me l’aspettavo più piccolo…” la fissai “… sono abituata a Roberto”. Rimasi di stucco, e ormai assatanato, nel sentirle dire una frase del genere, con quella voce da ninfomane, in ginocchio di fronte a me, la ragazza del mio amico, il mio cazzo sobbalzò, pulsante, facendole abbassare lo sguardo e portandola a dedicarsi a baciare la cappella. Le labbra di Elisa erano calde, umide, vogliose, e quando la sua lingua saettò fuori per cominciare a solleticare la mia asta, mi abbandonai ai brividi del piacere, scostando quella massa di ricci per godermi lo spettacolo.
Nel silenzio del mio appartamento, Elisa cominciò un’opera da vera esperta, dosando velocità e ritmo come se mi conoscesse da sempre. La fissavo, tenendole i ricci scostati dal viso non solo perché lei fosse comoda, ma per godermi lo sguardo voglioso che continuava a lanciarmi ogni volta che si staccava dal mio cazzo. Succhiava, inumidiva con la lingua, e ogni volta che tornava all’assalto ne prendeva un pezzettino di più, in un ritmo ed in velocità deliziosamente crescenti, mentre il corpo si muoveva sinuoso, mostrando quelle cosce lisce divaricate e quel culo da urlo che ondeggiava, mantenendola in equilibrio. Sospirai, mentre il mio cazzo pulsava più forte, ed Elisa si leccò le labbra, per cambiare decisamente ritmo: le sue labbra aderirono forte alla cappella, e scivolarono adese alla mia asta, percorrendo ogni singola vena in rilievo, fino al mio inguine. Sentii il suo naso quasi freddo a confronto con il calore della sua bocca toccarmi la pelle, e le sue mani massaggiare i testicoli gonfi.
Per un secondo pensai di fermarla, se avesse continuato così intensamente non avrei resistito molto, con il cazzo in tiro fin da prima di cena che non aspettava altro che esplodere, ma Elisa si staccò con un forte risucchio, mi guardò, afferrando la cappella con i denti appena appoggiati e incarando le sopracciglia, in un gesto di minaccia ben poco efficace “Fai la brava…” le dissi con un sorriso. Di reazione, come la più vogliosa delle troie lasciò la presa e si sbattè il pene sulle labbra strette a cuore tre o quattro volte, mugolando, e cominciando a leccare l’asta con foga, mentre la mano iniziava a segarmi con un bel ritmo sostenuto, alternando questo trattamento a repentini affondi con le labbra calde che si facevano scivolare tutta l’asta fino alla base, estraendo il cazzo con forti risucchi. L’unico suono era quello dei nostri sospiri, dei suoi risucchi crescenti, e dei braccialetti di lei che tintinnavano. Mi fece impazzire e desistere da ogni intento di fermarla.
La ragazza di Roberto, quella che era sempre educata, cortese, carina e gentile, che lo guardava come se fosse un angelo in terra, quella che se proprio era incazzata con una collega la definiva al massimo “deficiente”, era accovacciata come un animale nel mezzo del corridoio di casa mia, impegnata a deliziarmi con una delle fellatio più intense, come una ninfomane privata del piacere troppo a lungo. Era sfrenata, e quando staccò la bocca dal mio sesso sorrise, miagolando un “Sto facendo la brava?”, non riuscii a trattenermi dallo spingerle dolcemente il viso dove stava prima, incitandola a farmi sentire come potesse essere ancora meglio. Mugolò in tono decisamente soddisfatto del trattamento, e cominciò ad agire solo di bocca, era un inferno caldo e umido, le sue labbra piene scivolavano come burro fuso sul mio cazzo, tormentandolo con la lingua. Non so quanto dopo persi il controllo all’ennesimo affondo, sentii i testicoli contrarsi verso l’alto e il piacere mi inondò il cervello. Lasciai un poco la presa per lasciarla libera di scostarsi se avesse voluto, ma lei rimase dov’era, mentre potenti getti le inondavano la bocca, anzi aderì completamente per non perderne neanche una goccia. Dopo un momento che mi parve infinito, respirai profondamente, scosso dall’orgasmo, accorgendomi che lei era ancora lì, e che lentamente, aspirando, si lasciava scivolare fuori il mio pene esausto. La guardai distaccare la bocca dalla cappella con un filo di saliva, mentre mi guardava e con studiata lentezza ingoiava tutto il mio piacere, per poi fiondarsi sul mio cazzo con poderosi colpi di lingua.
La volevo da morire, la volevo mangiare in quel momento stesso e riservarle lo stesso trattamento di cui mi aveva fatto onore, così le presi il mento tra le dita e la invitai ad alzarsi. Era splendida, accaldata, affannata ed eccitata, che mi guardava intensamente. Non resistetti alle sue labbra bagnate e calde e cominciai a baciarla con foga, stringendola a me con una mano mentre con l’altra cercavo di liberarmi del tutto dei pantaloni, scalciando via le scarpe.
“senti come sei fradicia…” le sussurrai, premendole una mano sul sesso infuocato “… Voglio mangiarti, voglio farti sciogliere” continuai, tra i baci e i sospiri, spingendola verso il divano della sala, praticamente la metà del mio appartamento essendo un bilocale. La buttai sopra e senza troppi complimenti, schiacciandola sotto di me. Il mio sesso non era ancora tornato perfettamente sveglio, ma il contatto con il suo inguine bastò a farla mugolare, e muovere il pube cercando di strusciarsi e provare piacere. Era così eccitata che come corsi tra le sue cosce, baciandole, e le alzai la minigonna e osservando le sue risicatissime mutande bagnate di desiderio, piangucolò soltanto un “fammi godere…”. Volevo farla implorare, volevo stuzzicarla ancora, così mi presi tutto il tempo che volevo per saggiare con le dita sopra la stoffa quel sesso gonfio e voglioso, scivolavo con l’indice e il medio ai lati della stoffa là dove la pelle sottile fremeva, ed Elisa sorrideva e sospirava quando le poggiavo il pollice sul suo bottoncino gonfio perfettamente intuibile sotto il tessuto bagnato, e con lenti movimenti le provocavo brividi caldi. Elisa sospirava, toccandosi un seno sopra la stoffa con una mano, mentre l’altra corse fino a me e con impacciati tentativi cercava di sfilarsi la gonna e le mutandine. Le liberai, non senza difficoltà date le lunghe gambe e i tacchi, le sue intimità.
Erano morbide, ben curate, le grandi labbra gonfie di desiderio si dischiudevano come un fiore rivelando quelle più interne umide, e un clitoride piuttosto accennato che riluceva dei suoi umori. Cominciai una delicatissima stimolazione, un lento saggiare con la punta della lingua ogni zona più esterna, per risparmiarmi le attenzioni per le parti più sensibili. L’eccitazione di Elisa cresceva sempre di più, i sospiri erano sempre più pesanti, e la sua figa cominciava decisamente a spasimare. Quando cominciai a carezzare con la lingua e le dita il bordo delle grandi labbra, inarcò la schiena con un verso roco di soddisfazione, affondando i tacchi nella stoffa del divano, per ricadere subitaneamente con un sospiro prolungato e a cui ne fecero seguito molti altri, mentre le mie carezze si concentravano sullo schiudere ancora un poco quel sesso, e solleticarlo in ogni direzione.
Mi lasciai la clitoride per ultima, dandole solo qualche piccola carezza ogni tanto. Elisa era come morta, sospirava saltuariamente e lo sguardo, quando apriva gli occhi, era perso chissà dove. L’avevo in pugno, l’avrei condotta lentamente verso il piacere, ripromettendomi di trattenermi dal saltarle addosso.

Qualcosa mi faceva immaginare che uno come Roberto non fosse tipo da dedicare troppo tempo alle cure esclusive di lei, o comunque io lo ero. Non ci fu zona del suo sesso lasciata riposare abbastanza a lungo da farle calare l’eccitazione, e neanche troppo da darle fastidio. Non avevo bisogno di chiederle se le stesse piacendo, tutto il suo corpo stillava desiderio e piacere, mentre una piccola lacrima le scendeva da un occhio. Con tutta la calma del mondo aumentai il ritmo della stimolazione, carezzandola sempre più intimamente solo quando fossi stato certo di affondare le dita in un frutto polposo, dopo un buon quarto d’ora. Quando arrivai a metà lunghezza delle dita, le contrazioni del suo sesso mi cercavano, mi volevano, e io le assecondai per carezzare la parte più alta delle pareti interne, trovando un delizioso spessore calloso che in Elisa pareva più che accentuato. “Oddio!” tremò lei quasi istantaneamente, ma non ci feci troppo caso, l’avrei fatta urlare molto di più a breve. Stimolai ancora da dentro, cominciando a dedicarmi con la lingua e le labbra alla sua clitoride che svettava più che mai su quelle morbide carnosità, ed Elisa impazzì totalmente. Le diedi piacere con sicurezza e relativa calma, assecondando le sue contrazioni, stando attento a non farle male quando una vampata di piacere più forte delle altre la faceva contrarre tutta, inarcando la schiena o stringere con le dita lunghe la stoffa del divano.
I sospiri divennero rantoli, i rantoli piccoli urletti soffocati di piacere, mentre il ritmo e l’intensità crescevano. Il mio era solo un seguire il suo trasporto, assecondandolo, ed Elisa era preda del piacere, totalmente fuori controllo. Le sue contrazioni divennero veloci, fortissime, e mi piantò una mano tra i capelli come a volermi trattenere lì, come se avessi voluto andarmene. Cominciò a muoversi come un burattino scoordinato, miagolando dei “sììì” che le morivano in quella bocca che sentiva secca, mentre si passava la lingua lunga sulle labbra, e inarcava la schiena come a volersi fondere con la mia lingua e le mie carezze. Con il naso affondato nei suoi pochi corti peli curatissimi, sentivo suo odore fin nel cervello, dolciastro e caldo, odore di piacere, di godimento, di femmina, sentivo il suo bacino muoversi senza soluzione di continuità e i tacchi affondare nel divano, la sua mano tirarmi i capelli, tutti e due in un crescendo di piacere che esplose d’improvviso, facendola rantolare in uno spasmo da contorsionista, e un istante dopo il suo frutto riversava di colpo una gran quantità di succhi nella mia bocca. Era dolce, era calda, e non finiva più.
Elisa esplose un altro paio di volte, per poi accasciarsi tremando nel divano, totalmente fuori dal mondo. Rimasi lì delicatamente impegnato a liberare le mie dita e la mia bocca nella maniera più dolce possibile, per poi guardarla, bella come ogni donna quando raggiunge il piacere.

Elisa mi guardò e con una mano mi invitò a distendermi su di lei. Il mio cazzo era tornato totalmente in forma, e con una fatica immane dovetti trattenermi dall’entrarle dentro sentendo il calore del suo sesso sulla punta della cappella.
Elisa si riprese gradualmente cominciando a baciarmi, dapprima più teneramente e poi sempre più appassionatamente, liberandomi della camicia e tormentandomi il petto con le sue lunghe dita. Non potevo fare altrettanto con lei sdraiata, perciò mi rialzai tirandola in piedi, e non ricordo se abbia usato più le mani o la bocca per levarle l’abito e liberarle i suoi piccoli seni. Erano sodi, invitanti, con due capezzoli perfetti in cima che chiedevano solo di essere succhiati e gustati. Elisa stava tornando la piccola ninfomane del corridoio, mentre alternava il farsi succhiare le tette a baciarmi con foga, e masturbarmi il cazzo che non aveva proprio bisogno di altre stimolazioni, ma si abbassò lo stesso e gli dedicò ancora un affondo deciso e animalesco fino in gola. La sensazione improvvisa di quel calore umido e la vista della sua schiena e del suo sedere sporgente dalla minigonna che ancora indossava, così piegata a novanta, mi fece impazzire del tutto. La tirai via dal mio cazzo, facendole rialzare la testa.
“Sei una troia!” le dissi in faccia, finendo con il farmela saltare addosso, avvinghiata a me mentre mi infilava la lingua in gola. Era leggera, davvero leggera, per cui senza problemi riuscìì a girarmi verso l’angolo della stanza su cui stava il tavolo, e ad appoggiarcela sopra. Sobbalzò a contatto con il freddo del piano. Il suo sesso era caldo e assolutamente fradicio, pulsante di desiderio. Volevo guardarla in viso, la ragazza del mio amico, mentre la prendevo, ma pensai ad una protezione.
Evidentemente pensava alla stessa cosa, perché istantaneamente, guardandomi da vera ninfomane, disse con veemenza, muovendo il suo sesso infuocato contro il mio, “prendo la pillola… Fottimi.” e senza dire una parola le affondai dentro per tutta la lunghezza, tenendola per qei fianchi asciutti, mentre si stringeva a me per sentirlo tutto, lo sguardo fisso sul mio viso e la bocca spalancata e sorridente in un sospiro mozzato a metà. Non volevo frenarmi in alcun modo, continuai a fissarla quasi con sfida mentre uscivo e rientravo del tutto solo per lubrificare al massimo i nostri sessi. La fighetta di Elisa era come il resto del suo corpo: sottile, minuta, stretta, quasi ci si sentiva dei superdotati a penetrarla, e le sue sensazioni non dovevano essere molto diverse, dato che si mordeva le labbra guardandomi, carezzandosi un seno con una mano, era naturalmente preda della voglia, e l’avrei soddisfatta come non le era mai successo, pensavo, cominciando ad aumentare il ritmo, assestandomi su colpi profondi e decisi, alternati ad affondi prolungati che le facevano piantare le unghie nella mia schiena, e baciarmi con foga, fino a che non si strinse a me con un lamento improvviso e il piacere di un altro inaspettato orgasmo la invase. Ci mancò poco che non venni anch’io, sentendo l’inondazione calda e improvvisa, ma riuscii a rimanerle dentro fino a che non piagnucolò “fammi scendere…”, al che la presi con forza per quelle chiappe sode e la tirai su dal tavolo, rimanendole dentro.

“Uao!!!” esclamò lei guardandomi, per poi urlare di sorpresa e piacere quando riuscii a darle un paio di colpi tenendola così, e avrei continuato se non avesse voluto scendere. Mi sfilai da lei osservandola passarsi una mano sul sesso fradicio e ormai dilatato, sospirando.
“non ho finito con te!” le dissi, girandola in modo da farla appoggiare con i gomiti al tavolo e rimirare quel culetto sodo svettante sui tacchi alti, che le facevano inarcare la schiena e mostrare il sesso umido pronto per essere preso di nuovo, mentre Elisa si girava a guardarmi con uno sguardo da pornodiva “Non aspettavo altro dal concerto…” miagolò, alzando ancora di più il bacino come il più provocante degli inviti, così afferrai il pene alla base e lo diressi senza troppi complimenti dentro il suo corpo, fino a che potevo, affondando nei suoi succhi e nel suo calore con un sospiro, e cominciai a penetrarla in maniera animalesca.
Tutti i riguardi e le gentilezze possibili, in quel momento, erano scartati. Era una cosa animale, passionale, era carne che voleva altra carne, Elisa era una troia che non aspettava altro che farsi scopare, l’aveva detto lei, e come una troia l’avrei presa e fatta mia fino ad esploderle dentro senza alcun ritegno, avrei posseduto quella femmina fino a crollare stremati dal piacere.
La afferrai per i fianchi e la tenni così, mentre i suoi sospiri si intervallavano a incitamenti di vario genere. Se solo quel pomeriggio mi avessero detto che avrei visto la bocca di Elisa piagnucolare certe oscenità, avrei riso di gusto, ma invece la ragazza del mio amico, quella timida, educatissima Elisa era una scatenatissima assatanata che stringeva ogni muscolo possibile per sentire meglio il mio sesso, scuoteva la chioma riccioluta dimenandosi come un’odalisca, e nei pochi istanti in cui mi fermavo per qualche motivo, il suo bacino cominciava ad ondeggiare e ruotare sull’asta alla ricerca di ancora altro piacere. Era davvero esagerata.

“Ma quanto sei troia!” le ripetei con un affondo “Sei così anche con il tuo ragazzo?” altro affondo “o fai la santarellina con lui?” le diedi una pacca a piena mano su una chiappa, ed Elisa si lasciò andare ad un rantolo di piacere. “aaaah! Lui… Non è MAI così!!” “Ti mancava fare la troia, vero?” “Sììì” Sono… Mmmh… Sono una troia!” si disse da sola, “sono… Sono la TUA troia!” precisò, voltando il viso d’improvviso con uno sguardo assassino che mi fece afferrare una gran massa dei suoi capelli dai ricci definiti e perfetti e affondarle il cazzo fino alla fine senza controllo. Non c’era altro che noi due appoggiati su quel tavolo, il rumore dei nostri corpi, lo sbattere umido del mio sesso quando impattavo a fine corsa e i suoi rantoli animaleschi mentre si teneva, e il tintinnare sempre più forte dei suoi orecchini e dei bracciali che portava: la volevo, la stavo avendo, e a denti stretti le intimai che l’avrei sfondata tutta la notte e tutto il finesettimana fino a farle recuperare tutti gli arretrati che aveva, l’avrei fatta uscire di casa solo a fica e culo doloranti -e sottolineai il concetto premendo il pollice sulla sua delicata e pulsante rosellina- e questo era solo il primo giro, perchè come aveva detto lei stessa, era la MIA troia. Non potevo trattenermi oltre e neanche lei, finite quelle parole sentii il suo sesso contrarsi spasmodicamente, e la sensazione di bagnato intenso e caldo che mi investì mi fece esploderle dentro, sentendo corposi getti di sperma risalire dai testicoli alla cappella, uno dopo l’altro, e mentre lanciava un urlo selvaggio inarcando la schiena e reclinando la testa trattenuta dalla mia presa sui suoi ricci, le morsi dolcemente il collo fino a sentimi svuotare di tutta la voglia che avevo.
La lasciai andare e mi sfilai, appoggiandomi allo schienale del divano, guardandola accasciata sul tavolo, tremante a gambe aperte, il viso paonazzo e sudato sotto una massa di ricci enorme e scomposta dalla passione, i seni sobbalzanti per l’affanno. Lentamente, accolti da un mugolio un po’ infastidito, i fluidi di entrambi cominciarono a colarle fuori, sotto il suo sguardo che si alzò verso di me sussurrando “mmmh… Mi hai farcita…” Scoppiai a ridere per quel termine mentre mi sorrideva. Sarebbe stato un finesettimana intenso e faticoso, ma non avevo impegni.

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