licenza by robertino48 [Vietato ai minori]




licenza di robertino48 New!

Note:

racconto di Topo Gigio che, come al solito scrive per interposta persona, cioè io

Note dell’autore:

un soldatino in licenza breve incontra quattro ragazze in “fuga”

“Grazie, Signor Capitano!”
E poi via, via, via, più veloce della luce.
Di corsa su per le scale, accompagnato dalle note di “Generale” di De Gregori, ora in gran voga, via la divisa gettata nell’armadietto, vestiti borghesi, non fa fermate neanche per pisciare, come dice la canzone, giù per le scale, mostro il foglietto del “36” e fuori, sabato ore 12,00, rientro domenica ore 24,00, 4 agosto 197……, via subito prima che succeda qualcosa e mi revochino il permessino.
Casco in testa, non è ancora obbligatorio, ma io lo uso perché la mia moto, indubbiamente molto veloce, ha tali carenze di ciclistica da essere soprannominata “la bara”.
Il malloppo dei gettoni tintinna in tasca, mi fermo ad una cabina a telefonare?
E per dire cosa?
Tre settimane in montagna in divisa, due di campo estivo, una di istruzione ai “tubi” che mi aveva procacciato quel permesso tanto imprevisto che la mia morosa era, giustamente, partita per la Sardegna, troppo lontano per raggiungerla.
E se andassi fino al mare?
Posso sempre passare da casa domani, tornando, a salutare i miei genitori, cenare con loro e poi tornare in caserma, ce la faccio per mezzanotte.
Si bella idea, ma non hai nulla di bagaglio, non hai costume, né soldi, né tenda, e dove cazzo dormi?
Beh, soldi ne ho per la benzina e due pizze, forse anche una birra o due, e per dormire mi arrangerò, in fin dei conti sono un caporale degli esploratori… e poi c’è un bel sole, di freddo non morirò anche se dormo in spiaggia.
Deciso allora, si va verso l’autostrada, Jesolo o Riccione?
Deciderò per strada.
Ecco il casello, c’è anche la cabina telefonica,
“Ciao mamma, come stai? Si ho un permesso ma scusami, vado fino al mare, ci vediamo domani per cena, magari mangiamo presto così posso poi tornare in caserma senza correre, no, non corro e sto attento, grazie, salutami papà, a domani”.
Ma che traffico c’è oggi!
Già, cosa ti aspettavi, sabato 4 agosto!
Colonna ferma, zig zag tra le auto arroventate, attento!, non guardare le gambe delle ragazze che si sventolano con le gonne.
Carine queste 4 nella Dyane arancione targata Milano, mi fermo un attimo al loro fianco, look hippy-raffinato, sottoveste bianca della bisnonna con i pizzi fermata da foulard multicolore, si vede che la metropoli è più evoluta, io vengo da una città di provincia.
La coda si muove, mi scappa da pisciare, alla prossima area di sosta mi fermo.
Ancora colonna ferma, poveracci in auto, ormai avrò superato una decina di chilometri di coda, ecco l’area di sosta, coda anche per entrare.
Ma si sono fermati tutti qui!
Auto parcheggiate ovunque, due fatiscenti cubicoli come cessi, coda infinita per entrare, beh, per fortuna ci sono dei cespugli, io in coda non mi metto e vado a pisciare lì e chissenefrega.
Ma guarda, quelle due ragazze si tolgono dalla coda e vanno verso i cespugli, vuoi vedere che vanno a pisciare en plain air?
Le seguo, e vediamo cosa succede.
Girano dietro il cespuglio e le intravedo che si stanno slacciando i pantaloncini, sono girate verso di me, ecco, si accucciano, il cespuglio ha meno fronde verso il terreno, ora sono accucciate e vedo benissimo la loro figa, cazzo quanto pelo!
Ecco che parte lo spruzzo, la tenevano da un bel po’, il laghetto inizia a defluire verso di me, che faccio, piscio anch’io di fronte a loro?
Mi sta venendo duro…
Si rialzano senza asciugarsi, mi pare di sentire il profumo delle fiche sudate e bagnate di pipì.
Sono inebetito, mi pare un secolo dall’ultima volta che ho visto una figa.
Rimango sul posto e per darmi un contegno mi accendo una sigaretta, chissà, magari arriva qualche altra ragazza a pisciare.
“Uè, pirletti, ma sarai mica un guardone da cesso, no perché a noi ci scappa la piscia”
Brusco rientro nella realtà al suono di una giovane voce femminile, mi volto e vedo le quattro ragazze della Dyane, cazzo sono proprio carine, e io ho fatto una figura di merda.
Ridono del mio rossore, poi abbassano lo sguardo alla patta dei miei jeans in evidente tensione.
“però, il guardone è ben fornito, ed è anche un bel ragazzo!”
dice la bionda del gruppo.
Recupero un po’ di dignità e di faccia tosta, e dico
“scusatemi, sono più di venti giorni che non vedo una donna, sto facendo la naja in un battaglione operativo…”

“Dovevamo capirlo, dice la moretta riccia, basta guardare il tuo taglio di capelli! Ragazze, cosa ne dite, facciamo qualcosa per l’Esercito?”
“a cosa stai pensando, Anna?”
dice la bionda.
“io devo pisciare subito, mi sembra anche voi, allora mettiamo il soldatino a guardia delle nostre pisciate”
“Uffa, Anna, ma ti pare una cosa da fare?”
risponde la mora con i capelli lunghi e lisci, ma il tono è di canzonatura e il sorriso molto aperto.
“Cazzo, Diamante, sei proprio una bacchettone, ma non hai imparato nulla in quel collegio in Svizzera!”
interloquisce la mora con i ricci lunghi
“siamo sfuggite per un week end dalle nostre famiglie scassacazzo proprio per non avere limiti, ti ci metti tu adesso!”

“hai ragione, Azzurra, siamo in giro per fare quel cazzo che ci pare, ed in questo preciso istante io voglio pisciare e me ne frego se lui mi guarda, anzi, ti dirò che mi fa piacere, e quindi seguirò il consiglio di Anna”
ribatte Diamante, e senza por tempo in mezzo si alza in vita la sottoveste della nonna e si accoscia a gambe aperte di fronte a me.
“ma hai la fica depilata!”
mi scappa di dire vedendo che, invece del rigoglioso triangolo che sono abituato a vedere sulla mia morosa, Diamante ha solo una sottile striscia di peli sul pube, mentre le labbra della sua micetta sono completamente glabre.
“ma da dove vieni, non è arrivata la civiltà al tuo paese?”
Azzurra mi fa sentire il provinciale che in realtà sono, e intanto alza anche lei la sottoveste e mi mostra la fica decorata da un minuscolo cuore di pelo
“non lo sai che esistono istituti di estetica specializzati nella cura dei peli pubici?”
Intanto Diamante sta pisciando un getto forte che rimbalza tra i suoi piedi, e per non bagnarseli li allarga mostrandomi la fica completamente aperta.
Azzurra si accoscia anche lei e si sbilancia all’indietro
“Diamante, sei la solita gina, non hai ancora imparato a pisciare senza bagnarti i piedi, guarda come va lontano il mio schizzo, arrivo a bagnare le Superga dell’Esercito”
Effettivamente mi sta bagnando le scarpe, ma non me ne frega niente.
“ragazze, avete dei fazzolettini?”
chiede Diamante che intanto ha finito
“niente fazzoletti, profumo di natura per due giorni”
risponde Anna, che intanto si sta alzando la sottoveste dandomi la schiena, poi rivolta a me “e guarda che la depilazione va fatta anche intorno al buco del culo, impara qualcosa, baluba!”
nel frattempo mostrandomi le chiappe e aprendosele con le mani
“dai Lucrezia, vieni vicino a me e mostriamo all’Esercito che le bambine pisciano anche senza strusciare il culo per terra”.
Lucrezia, la bionda, si mette di fianco ad Anna, si alza la sottoveste e mi mostra un delizioso buco del culo rosa chiaro a forma di stellina, poi entrambe piegano leggermente le gambe e rilasciano due cascatelle dorate.
La sigaretta che mi sono dimenticato di avere in mano mi brucia le dita, mi scuoto con una imprecazione e intanto le ragazze si ricompongono.
“dopo questo spettacolo, potresti anche offrirci una sigaretta, Esercito”
mi dice Lucrezia, e mi affretto a porgere loro il mio pacchetto di Camel, poi me ne accendo una anch’io e dico
“siate buone, fatemi dimenticare la caserma e chiamatemi per nome, io sono Francesco”.
“Va bene, almeno non hai un nome da baluba, e dicci dove vai di bello, o sei qui solo per guardare le ragazze che pisciano?”
dice Anna.
“devo ammettere che guardarvi è stato un piacere, ma in verità sto andando verso il mare, non ho ancora deciso dove, ma ho voglia di un po’ di caldo e liberà, e di abbronzarmi un po’”
“ma se hai la faccia nera, proprio come un baluba”
mi dice Azzurra
“si, di sole in montagna ne ho preso tanto, ma guarda la mia schiena”
e sollevo la maglietta a mostrare la schiena bianca
“non è prevista una divisa da abbronzatura!”
“però, bella schiena!”
fa Diamante
in quel momento, mi ricordo che mi sono fermato per pisciare e mi adeguo alle usanze della grande città:
“scusate ragazze, ma io mi ero fermato per pisciare, e ora devo proprio farla”
“fai pure, anzi vogliamo proprio vedere cosa ti aveva gonfiato i pantaloni”
dicono in coro.
Abbasso la cerniera e tiro fuori il cazzo finalmente quasi floscio, lo scappello e mi colpisce un forte odore.
“però, il baluba è ben fornito, promette bene in piena erezione”
fa Anna “e profuma forte”
aggiunge Lucrezia
“altro che il cazzetto saponoso dei fighetti di San Babila”
rincalza Diamante.
Mi esibisco nella pisciata più energica che il mio orgoglio maschile riesce ad esprimere, e mentre le ragazze confabulano tra loro a bassa voce mi ricompongo.
“ma stai andando al mare a trovare la tua ragazza?”
chiede Diamante
“no, sono da solo e non devo trovare nessuno”
rispondo
“senti, sei un po’ un baluba, ma si sente che hai una cultura, sei simpatico, sei un bel ragazzo e sembra che non ti dispiacciano divertimento e trasgressione, vuoi venire con noi?”
“con piacere”
rispondo
“bene, hai dato la risposta giusta, se solo ci chiedevi “dove?” ti avremmo lasciato qui a fare il guardone, comunque stiamo andando a Jesolo.”
“devo solo avvertirvi che ho pochi soldi, ho l’impressione che invece voi siate ben fornite”
dico
“non posso venire in alberghi di lusso, anzi in nessun albergo, e non ho neppure bagaglio perché viaggio in moto”
“non ti preoccupare, a casa abbiamo detto che andiamo in albergo, ma proprio perché siamo stufe di cose di lusso inamidato andiamo invece a dormire in spiaggia a Punta Sabbioni, abbiamo la tenda e sappiamo che vanno lì tanti ragazzi a fare casino”
mi rassicura Lucrezia.
Ci avviciniamo alla loro Dyane parcheggiata vicino alla mia moto, e Anna estrae una borsa frigorifera:
“è vero che siamo stufe del lusso, ma qualche comodità la vogliamo conservare, ti va una birra ghiacciata?”
Accetto volentieri e restiamo a bere birra ed a fumare,
“il traffico sembra diminuito, partiamo?”
propone Anna “va bene, ma è tua quella moto?”
chiede Lucrezia.
“si è mia”
rispondo
“hai capito il baluba, si tratta bene, posso venire con te?”
chiede Lucrezia
“così mi evito il caldo in auto”
“volentieri”
rispondo
“ma non ho un casco per te, non lo metto neanch’io, seguiremo la Dyane, così andremo di sicuro piano”
salgo in moto e Lucrezia mi fa
“aspetta che mi sistemo il vestito sotto la fica, la sella scotta”
“ma proprio non usate mai le mutande, voi?”
chiedo io ingenuamente
“ce le siamo tolte al casello di Milano, davanti al casellante, anche questa è libertà”
risponde Lucrezia.
Partiamo e, all’uscita del parcheggio, ritroviamo la colonna di auto che si muove lentamente, seguiamo la Dyane a 40 all’ora.
Lucrezia mi chiede cosa faccio quando non faccio il soldato, e le racconto delle mie disavventure accademiche alla facoltà di giurisprudenza, e che per recuperare il tempo perduto sono partito per il servizio militare, intanto studio e mi mancano solo due esami alla laurea.
Lucrezia mi dice che è iscritta ad architettura, ma studia poco, la sua è una ricca famiglia di costruttori che la opprime, e lei non ha nessuna voglia di entrare nell’azienda di famiglia.
Cambierà idea, penso io, che vedo il mio futuro molto incerto.
Passa un’ora e mancano ancora una quarantina di chilometri al casello,
“Lucrezia, che ne dici se andiamo un po’ avanti e ci fermiamo all’autogrill, devo comprare le sigarette, magari ci prendiamo un caffè e stiamo un momento all’ombra, io sono cotto”
“va bene”
risponde Lucrezia
“affiancati che avvertiamo le altre, tanto poi facciamo presto a raggiungerle”
Detto fatto, poi accelero e schivando le auto finalmente il vento della corsa ci rinfresca e asciuga il sudore.
Lucrezia mi abbraccia per tenersi, mi annusa il collo
“sai di buon maschio”
mi dice; le confesso che la pulizia personale non è tra le priorità della vita militare in montagna
“mi piace”
mi dice lei.
Fermo la moto davanti all’autogrill gremito, entriamo e veniamo aggrediti dall’aria condizionata, coda per le sigarette e lo scontrino per i caffè, ressa al banco, Lucrezia mi sussurra
“la birra di prima e questo freddo ora mi fanno scappare la piscia, mi appoggio al banco e tu mettiti dietro di me e coprimi, non ho voglia di fare la coda ai cessi, la faccio qui”.
La guardo stranito, mi metto dietro di lei che allarga i piedi
“sollevami un po’ la gonna dietro ed appoggiati a me”
mi dice; eseguo e Lucrezia si irrigidisce, sento un flebile sibilo ed uno sgocciolio.
“va bene che c’è casino, ma guarda che si sente il rumore”
le sussurro in un orecchio
“mettimi una mano sotto e accompagna il getto lungo la gamba”
mi risponde, eseguo
“ma che fai, tocchi?”
dice Lucrezia ghignando
“e tu al posto mio che faresti?”
rispondo io che mi sto godendo le labbra tenere e depilate della sua fica.
“va bene, tocca pure, ma poi mi asciughi con l’altra mano”
“volentieri”
replico, eseguo e mi soffermo su quel buco di culo a stellina che tanto mi aveva colpito prima.
Lucrezia allarga e contrae il buco del culo, lascia uscire le ultime gocce di pipì, poi infila una mano e raggiunge la patta dei miei pantaloni
“finalmente è arrivato il caffè, fammi un dito mentre lo bevo”
mi dice.
Eseguo con gioia, mentre lei mi accarezza sopra i jeans il cazzo ormai duro.
Con aria indifferente, bevo anch’io il caffè, Lucrezia posa la tazza con un troppo lungo sospiro di soddisfazione mentre sento che si contrae, poi si gira, mi bacia velocemente e dice
“me lo sono proprio goduto quel caffè! Ora andiamo”
e mi prende per mano.
Faccio fatica a camminare con il cazzo duro che mi gonfia i jeans, Lucrezia sogghigna, appena seduti in sella parto e sento che mi abbraccia.
Rientriamo in autostrada e la sua mano destra si abbassa sulla cerniera dei miei jeans, la apre e si infila dentro, scosta l’elastico delle mutande
“tu bada a guidare, a questo ci penso io”
mi dice, e estrae il mio cazzo duro.
Guido lentamente tra le auto di nuovo quasi ferme, cercando di coprire in qualche modo la mano di Lucrezia e quello che essa contiene, finchè vedo comparire l’arancione della Dyane.
“guarda che siamo in vista delle tue amiche”
avverto Lucrezia, che per tutta risposta aumenta il ritmo della sega che mi sta facendo.
Mi accodo alla Dyane mentre Lucrezia agita la mano libera per richiamare l’attenzione delle amiche, Anna alla guida se ne accorge e mi fa cenno di accostare a destra, mi affianco alla vettura marciando sulla corsia di emergenza.
“Finalmente siete arrivati”
dice Diamante
“e sta per arrivare anche Francesco!”
ammicca Lucrezia mostrando alle amiche la mano che si muove velocemente sul mio cazzo
“porca vigliacca!”
esclama Azzurra
“te ne approfitti, sto guidando e non posso neppure guardare”
si lamenta Anna
“lascia qualcosa anche per noi”
chiede Diamante.
Sborro con violenza ed arrivo a schizzare il contagiri della moto
“è bello potente, non mi ha neppure sporcato la mano”
dice Lucrezia, e si allunga a raccogliere con il dito la sborra sul contagiri, poi porge il dito a Diamante affacciata al finestrino
“ecco, assaggia”
le dice, e Diamante le lecca il dito e poi fa una smorfia di approvazione.
Proseguiamo, Diamante ci allunga una birra dal finestrino e ce la dividiamo io e Lucrezia, bella fresca, ci voleva!
La colonna si ferma di nuovo, poi avanza a singhiozzo, siamo a tre chilometri dal casello, se va avanti così brucio la frizione, dico a Lucrezia se possiamo andare avanti e ritrovarci appena passato il casello ma Diamante interviene e dice
“eh no, ora tocca a me rinfrescarmi, vengo io in moto, anche perché devo pisciare, portami in qualche posto dove posso farla”
Lucrezia mi bacia e scende, vedo la traccia bagnata della sua fica sulla sella e subito ci si siede sopra Diamante
“che bel caldino, è il caldo umido della fica di Lucrezia questo, ora ci strofino sopra la mia micetta”
Parto e Diamante mi appoggia le tette sulla schiena, belle sode, penso, alcuni automobilisti che sorpasso in vista del casello mi suonano, me ne frego e proseguo, biglietto, pago, e mi fermo immediatamente oltre, sia perché Diamante mi dice
“fermati, la birra preme per uscire, vuoi che ti piscio sulla sella?”,
sia perché la colonna di auto è ferma anche oltre il casello.
Accosto verso destra, c’è un piazzale gremito di auto e pullmann, oltre il guard rail un tratto erboso e qualche cespuglio, maschi e femmine si avviano ai cespugli, la lunga coda deve aver messo sotto stress parecchie vesciche.
“dai, andiamo”
Diamante mi prende per mano e mi tira, l’altra mano è infilata sotto la gonna
“ a momenti pisciavo quando ho sollevato la gamba per scendere dalla moto, dai, vieni con me, seguiamo i ragazzi che stanno scendendo da quel pullmann”
Effettivamente un gruppo di ragazzi e ragazze sta scendendo da un pullmann tedesco, tutti giovani, i ragazzi a torso nudo, le ragazze in reggiseno e pantaloncini o gonne copricostume, e tutti si avviano insieme verso i cespugli.
Ci accodiamo, appena sul prato Diamante comincia ad alzare la sottoveste, raggiungiamo il gruppo, i ragazzi sono in piedi faccia alla recinzione, le ragazze in mezzo a loro e variamente accosciate orientate quasi tutte verso di noi.
Diamante ha la gonna sollevata fino alla vita, le ragazze le guardano la fica ben disegnata e ammiccano tra loro, poi una chiama il ragazzo vicino a lei e gli indica dove guardare.
Il ragazzo si gira di scatto e, per la sorpresa, innaffia di pipì la ragazza accosciata vicino a lui.
Grande scompiglio, tutti i ragazzi si girano, intanto Diamante si è accosciata di fronte alle tedesche a gambe completamente aperte e dalle sue labbra depilate schizza un violento getto di pipì.
Io le sono dietro e ammiro una considerevole sfilata di fiche tedesche, quasi tutte bionde e non depilate, lasciate scoperte dalle titolari troppo intente chi a guardare Diamante chi a seguire il casino scatenato dal ragazzo che ha pisciato sulla sua vicina.
“Francesco, mi accorgo che non sei l’unico baluba!”
dice Diamante
“guarda questi barbari, né i maschi né le femmine conoscono la depilazione intima”
“però devi ammettere che sono disinibiti quanto te nel pisciare all’aperto e con persone dell’altro sesso”
ribatto
“vediamo fino a che punto”
dice Diamante alzandosi con le gonne sempre sollevate e le gambe divaricate
“asciugami la fica con la mano”
eseguo con piacere sotto gli occhi invidiosi dei ragazzi e, direi, anche delle ragazze, ma non insisto molto, e torniamo verso la moto.
“ecco, ora mi tira la fica, quell’assaggio di dito me la ha messa in moto, come la mettiamo?”
chiede Diamante.
“la mettiamo che mi siedo su quel paracarro, ti siedi in braccio mio e infilo una mano sotto la tua gonna, coperti dalla moto non si vedrà nulla”
ci accomodiamo e raggiungo la fica di Diamante, bagnata ora di umori, e approfitto della lubrificazione per strofinarle il clitoride; non ci mette molto a venire, e per soffocare i sospiri mi morde il collo.
Immediatamente sentiamo strombazzare e dalla Dyane le ragazze ci fanno cenno di andare, mi avvicino e ci dicono che hanno finito la birra, urge fare rifornimento, al primo supermarket ci fermeremo.

Note finali:

aspetto commenti, sopratutto femminili, da girare a Topo Gigio rbrgnr48@yahoo.it

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