L'evoluzione di una coppia by AldoBum [Vietato ai minori]




L’evoluzione di una coppia di AldoBum New!

Finalmente l’estate era arrivata. Dopo un lungo inverno di lavoro, impegni e stress, io e mia moglie eravamo in viaggio per la costa laziale. Luisa è originaria di Anzio e si è trasferita per lavoro a Milano dove ci siamo conosciuti e innamorati. Entrambi lavoriamo in una azienda dell’hinterland. Io, Luca, sono sempre stato un tipo taciturno, forse complessato per via della mia precoce calvizie, del mio fisico mingherlino e sicuramente dalla consapevolezza di non essere stato dotato da madre natura né di attributi maschili degni di attenzione da parte delle donne, né della capacità di usarli adeguatamente.
In compenso sono un gran lavoratore, sono affidabile, tenace e guadagno bene.
Luisa, che al contrario di me invece è la solarità fatta persona, probabilmente aveva visto in me la persona ideale con cui costruire una famiglia e così lo sfigatello della ditta era riuscito ad impalmare la bellissima impiegata dell’ufficio acquisti. È bella lo è veramente; uno e settanta di altezza, un culetto sodo a mandolino che farebbe girare un frate e soprattutto una terza piena che è una vera calamita per gli occhi.
Lei non mi ha mai fatto pesare di non essere uno “stallone”, anzi mi ha saputo capire e in qualche modo far crescere anche sessualmente. Piano piano ho acquisito la capacità di farla godere e dove non arrivo con le dimensioni sopperisco con le mani e con la lingua…Me la cavo insomma o almeno lo credevo, perché come sentirete le cose hanno preso una piega inaspettata.
Una volta giunti a destinazione nell’appartamento che avevamo affittato per la settimana e dopo una veloce rinfrescata, decidemmo di andare subito al mare. Per l’occasione Luisa si era comprata diversi costumi, tutti molto provocanti: pezzo sotto tangato e pezzo sopra che a malapena copriva le sue splendide tette.
A me non dispiace affatto che mostri le sue grazie; in fin dei conti per me è un motivo d’orgoglio: guardate pure ragazzi, lustratevi gli occhi finché potete perché poi sono io quello che la sera si gode questo splendido culetto, queste magnifiche tette e questa bocca da andar via di testa. Questo è il mio atteggiamento di solito e quindi passammo il pomeriggio fra passeggiate, bagni e soprattutto tanto sole. Ogni ora le spalmavo la crema lungo tutto il corpo; la sua pelle perfetta splendeva nel sole e ogni volta che si alzava e andava a bagnarsi calamitava gli sguardi di tutta la spiaggia. In me la scena provocava una specie di languore, una piccola stretta allo stomaco unità a un brivido all’inguine, percepivo l’eccitazione che il suo corpo era capace di creare; ed era come se mi stupissi che questa splendida creatura avesse scelto proprio me come compagno.
Rientrati a casa ci facemmo una lunga doccia e finalmente potei gustare la sua bocca.
Luisa è un’artista del pompino, riesce a inghiottire facilmente il mio cazzo fino in gola, senza sforzo apparente, d’altro canto come ho detto non sono certo un superdotato; e quindi cominciò a pomparmi lentamente, indugiando una volta arrivata in fondo alla gola, sbavandomi il cazzo e segandomi subito dopo. Non so perché, sarà stata l’eccitazione per tutti gli sguardi che i maschi allupati nel pomeriggio le avevano rivolto, o la stanchezza del viaggio, fatto sta che in men che non si dica persi il controllo e le venni in bocca…mi ero come svuotato e lei da brava aveva bevuto tutto fino all’ultima goccia. Era una Dea! Non avevo mai voluto chiederle come avesse fatto a imparare a fare dei pompini così straordinari; forse avevo paura della risposta, dei confronti fra il mio cazzo e quello dei suoi ex. Preferivo non sapere. Ora però avrei voluto ricambiare. Ero deluso dall’essere venuto così presto, come spesso mi capitava, avrei voluto affondare la faccia tra le sue gambe, leccarle quella fighetta ben depilata e portarla a godere, ma lei mi bloccò:
“Non ti preoccupare caro, abbiamo tutta la settimana a disposizione e poi si è fatto tardi; andiamo a mangiare un boccone e poi se ti va andiamo a sentire un po’ di musica in un locale qui vicino che c’era già quando abitavo qui”.
E così fu.
Ci vestimmo e andammo a mangiare in un ristorantino sul lungomare. Luisa era fantastica come al solito: un vestitino corto plissettato e dei sandali alla schiava con tacco, la pelle ancora chiara ma leggermente arrossata dal sole del pomeriggio, quelle sue splendide tette che sembravano vivere di vita propria amplificando ogni suo movimento…e gli immancabili sguardi dei maschi che ci incontravano.
Sembravano chiedersi: come cazzo ha fatto questo a mettersi con una strafiga così!
Ero costantemente con i sensi all’erta: da una parte quella sottile morsa di gelosia, dall’altra l’orgoglio di essere io il prescelto.
Una volta finito il pasto, ci incamminammo verso il locale, mano nella mano. Il lungomare della città era affollato, pieno di gioventù che faceva casino, di bella gente intenta a divertirsi. Una bella serata.
Entrammo. Si trattava di un locale molto grande, con delle sale da ballo interne ed un magnifico ed enorme cortile per le serate estive, con pista da ballo all’aperto e tavolini tranquilli, circondati da siepi e vegetazione; l’ideale per le coppiette in cerca di intimità.
Ordinammo da bere e ci sedemmo. Naturalmente il vestitino di Luisa sembrava fatto apposta per regalare la visione delle sue cosce agli astanti; saliva lungo le gambe fino a lambire le mutandine. Sapevo quanto fosse striminzito il suo intimo e avevo la sensazione che anche gli altri lo percepissero. La musica era avvolgente e ritmata.
Non mi sono mai sentito a mio agio nei locali, non so ballare bene e quindi ho sempre preferito chiacchierare, bevendo qualcosa, piuttosto che seguire Luisa in pista; anche questa volta le dissi di andare e preferii guardarla da fuori.
Sembrava che una calamita avesse attratto tutti i maschi liberi del locale. Cinque minuti dopo aver cominciato ad ancheggiare da sola, si ritrovò pian piano circondata da uomini che cercavano di attirare la sua attenzione, ma lei sembrava ignorarli. Ad un certo punto la vidi girarsi improvvisamente, come se fosse stata chiamata da qualcuno. Si illuminò di un sorriso radioso e abbracciò e baciò sulle guance due ragazzi al centro della pista. Chiacchierarono per un po’ fitto fitto e poi continuarono a ballare tutti e tre assieme, ignorando gli altri, che a questo punto capirono di non avere speranza e si ritirarono verso altri obiettivi. Loro invece le parlavano e la sfioravano, le accarezzavano i fianchi, le sorridevano e lei sembrava rapita dalla situazione, le fremevano le narici, era come se le si fossero risvegliate delle sensazioni sopite nel tempo. Ad un certo punto si accorse che la stavo fissando con fare interrogativo e si diresse verso di me seguita dai due ragazzi.
“Luca, ti presento Alberto e Diego, due miei cari amici di quando abitavo qui, erano anni che non li vedevo”.
Ci stringemmo la mano. In confronto a me erano due colossi, alti almeno 185 cm, abbronzati, uno con i capelli a spazzola e l’altro con una testata di ricci quasi afro, palestrati il giusto. Emanavano la sicurezza tipica di chi è abituato alla caccia dell’altro sesso confidando nel proprio fisico, certi di fare presa e di colpire il bersaglio. Erano esattamente come avevo sempre sognato di essere da ragazzino e non ero mai stato: due maschi alfa con lo sguardo da lupi.
“E così, Luca, sei riuscito a sposare la Luisa. Non sai quanto sei stato fortunato, sotto tutti i punti di vista – e sorrisero beffardi – mezza città le andava dietro e l’altra mezza, sapendo di non avere speranze, si sparava delle seghe pensandola”. Si misero a ridere guardandomi.
“Non fate i coglioni che poi se lo crede, il poverino”. Intervenne Luisa sorridendo e rifilando una piccola gomitata ai due. “Piuttosto sediamoci a bere qualcosa che sono un po’ stanca”.
Percepivo una strana corrente tra i tre, una sensazione da cui mi sentivo escluso; d’altro canto, mi dicevo, si conoscevano da anni. La battuta mi aveva un po’ spiazzato ma non ci avevo dato troppo peso.
Andammo a sederci, Luisa tra i suoi amici e io di fronte a lei. Il tavolino era molto piccolo, quindi le sue cosce erano a contatto con quelle dei due maschi. il vestitino, come prima, era risalito fino alla patatina; ridevano e scherzavano ricordando episodi della loro adolescenza e quando Luisa si chinava per prendere fiato, le sue magnifiche tette quasi uscivano dal vestito scollato. I due poi approfittavano dell’allegria del momento per sfiorarle casualmente le cosce.
Mi sembrava di contemplare la scena quasi dall’esterno; era come se vedessi un film, un semplice spettatore di una scena sensuale e come tale uno strano formicolio all’inguine mi colse impreparato; mi sentivo il cazzo diventare barzotto e non potevo controllarlo.
Dovevo fare qualcosa.
Decisi di andare a prendere qualcos’altro da bere per tutti e tre. Con la scusa che il banco del bar era affollatissimo avrei potuto prendere fiato per qualche minuto e riconnettere il cervello. Cosa mi stava succedendo?
Mi avviai verso il bar ma poi deviai leggermente e mi nascosi dietro una pianta. Osservavo i tre senza che loro potessero vedermi. Cazzo! Le avevano messo le mani sulle ginocchia, uno per parte ed erano pure risaliti fino a metà coscia. E lei? Si era guardata un attimo intorno per controllare se stavo guardando e, non vedendomi, aveva lasciato fare, improvvisamente seria, morsicandosi il labbro inferiore. Porca troia era troppo! Avrei dovuto andare lì e fare una scenata, ma ero bloccato, non era nella mia indole e poi le avrei buscate sicuramente. C’era un altro piccolo dettaglio: Il cazzo mi si stava sempre più gonfiando nei pantaloni. Dovevo darmi una rinfrescata.
Presi la strada per le toilette. Entrai e mi chiusi dentro per fare pipì. Mi ero sempre vergognato di usare gli orinatoi. Il mio cazzo da moscio è troppo piccolo, dovrei slacciarmi completamente i pantaloni per farlo uscire bene e non sopporto l’idea che qualcuno mi veda. Avevo quasi finito quando sentii aprire le porte ed entrare due uomini. Le voci erano quelle di Alberto e Diego; stavano ridendo di gusto.
“Che serata – disse Diego – se mi avessero detto che avremmo incontrato quella strafiga della Luisa non ci avrei creduto”.
“È ancora più bella di come me la ricordavo – disse Alberto – e tu guarda con che mezza tacca è andata a mettersi! Te ne rendi conto? Comunque non ha perso le vecchie abitudini secondo me. Hai visto come non ha fatto una piega quando le abbiamo messo le mani sulle cosce? Si sarà anche sposata, ma il cazzo le piace ancora. Non può certo essere quella mezza minchietta del marito a soddisfarla”.
Intanto avevano finito di pisciare e si stavano lavando le mani. A sentire quei discorsi il sangue mi era salito alla testa e mi aveva stordito.
“Secondo te se lo ricorda bene di quando le abbiamo detto addio, quando stava partendo per il Nord?”. Disse Diego.
“Ah ah ah – fece Alberto – come fa a esserselo dimenticato. Di fighe ne abbiamo scopate insieme, ma una maiala assatanata come lei non l’abbiamo più incontrata. Madonna! Non mi ci far pensare. Quel culo di burro, quella bocca calda; e quando l’abbiamo annaffiata di sborra? Grondava letteralmente e ancora ne voleva. Indimenticabile!!”.
Si asciugarono e se ne tornarono nel locale, mentre io, che nel frattempo a sentire quei discorsi, al posto di incazzarmi e smontarmi, mi ero ritrovato con il cazzo in mano, duro come il marmo. Cominciai a segarmi furiosamente venendo dopo pochi secondi.
Mi ricomposi velocemente e mi precipitai al bar per prendere le ordinazioni e portarle al tavolo.
Ero sconvolto. Non solo adesso conoscevo cose del passato di Luisa che avevo preferito non chiedere mai, sapevo che da giovane era una zoccola assatanata di sborra e che la faccenda inaspettatamente MI ECCITAVA TREMENDAMENTE. Ero turbato.
Loro, intanto, erano tornati a ballare. Ignorandomi, si sfioravano al centro della pista e avevano fatto un sandwich con Luisa in mezzo. Alberto che le si poggiava sul culo, lei leggermente piegata in avanti per meglio sentirlo e l’altro che glielo poggiava sulla coscia. Non so se era suggestione ma mi sembrava di vedere i bozzi dei loro cazzi anche alla distanza a cui stavo.
Ero inebetito. Seduto al tavolino ad aspettare come un coglione. Girai la testa e mi accorsi che la coppia seduta al tavolo di fianco si era accorta di tutto il movimento e mi guardava con un sorrisino di compatimento. Avrei voluto sprofondare ma, incredibilmente e nonostante la sega furiosa di solo 5 minuti prima, proprio per questa umiliazione, sentivo di nuovo il cazzo che tirava.
Luisa mi scorse e decise di uscire e tornare al tavolo. Era magnifica, accaldata, la pelle luccicante di sudore, fremente come una cavalla: “Dov’eri sparito caro? Non ti vedevamo più arrivare e ci siamo scatenati un po’”. Mi diede un bacio facendomi sentire la punta della lingua sulle labbra. Era eccitata, lo sentivo.
I due arrivarono subito dopo e Alberto mi diede una manata sulla spalla: “Luca dove ti eri infilato? Ti stavi mica sparando una sega?”. E giù risate. Sembrava mi avesse letto nel cervello. Arrossii violentemente e vidi che anche Luisa non aveva potuto trattenere un sorriso alla battuta dello zoticone. Ero mortificato e come al solito ero rimasto senza parole. A tirarmi d’impaccio ci pensò Luisa.
“Luca – disse – Alberto e Diego sono in ferie tutta la settimana. Sono stati così gentili da offrirsi di accompagnarci con le moto alla spiaggia più bella della costa, a Capocotta. Pensa che bello, possiamo saltare tutte le code, raggiungere anche i posti più sperduti e non dovremo toccare la macchina”.
Avrei voluto discuterne prima con lei. Mi sentivo intrappolato in una situazione che stava rapidamente e inesorabilmente sfuggendomi di mano, ma non potevo tirarmi indietro. Ci avrei fatto una figura ancor più da coglione. Dovevo far buon viso a cattivo gioco.
Finsi così di accettare con entusiasmo.
“Bravo Luca – dissero all’unisono – vedrai che non te ne pentirai”. Mi guardarono beffardi. “Ci vediamo domani mattina sotto casa vostra, buona notte allora. Noi andiamo ancora un po’ a caccia. Non si sa mai che non becchiamo una porcellina come la Luisa”; e giù un’altra risata. Io come al solito mi accontentai di sorridere come un pirla e me ne stetti zitto. Salutammo, lei con un bacio che mi sembrò pericolosamente vicino alle loro labbra e i due dandole una pacca sul sedere. Per quella sera era finita! Ero esausto. Fra il viaggio, il mare e la serata ad alta tensione erotica, ero veramente distrutto, anche se, una volta rientrati a casa, avevo tutta l’intenzione di chiedere qualche chiarimento a Luisa.
Arrivammo e finalmente ci potemmo dare una rinfrescata. Facemmo una lunga doccia rilassante durante la quale insaponai con particolare cura quel corpo voluttuoso che avevo visto al centro dell’attenzione per tutta la serata. Era di nuovo mia, tutta mia ed era bellissima; ma il pensiero dei due energumeni che l’avevano palpata per tutta la sera e che mi avevano aperto gli occhi sul suo passato da troia del paese, mi spinse a parlare.
“Luisa, scusa se te lo dico, ma i tuoi amici questa sera mi sono sembrati un po’ invadenti. Ti hanno ronzato sempre intorno e mi è sembrato che ti abbiano sfiorato in più occasioni”. Intanto l’accarezzavo, sul letto, massaggiandole la schiena e scendendo fino al suo culetto.
“Ma cosa dici Luca! Con Alberto e Diego sono cresciuta, è il loro modo di fare. Certo sono dei bei ragazzi ma non ti devi preoccupare”.
Facile a dirsi. Io sapevo cosa avevano visto i miei occhi e soprattutto cosa avevo saputo nei bagni. Non volevo però dirle ancora niente. Avevo paura della sua reazione.
“Sarà, ma a me è proprio sembrato che ti brancicassero per bene”. Intanto avevo raggiunto il solco e le mie dita le stavano accarezzando il buchetto e il perineo. Sentivo che stava cominciando a bagnarsi, aveva allargato leggermente le gambe ed inarcato la schiena.
“Ho visto come ti hanno messo le mani sulle cosce quando io mi sono allontanato”.
Mentre lo dicevo avevo davanti agli occhi la scena e il cazzo prese a crescermi negli slip.
Fu inevitabile che si accorgesse della cosa. Ero appiccicato alla sua coscia. Si girò a guardarmi e vide che ormai ero in completa erezione.
“Luchino! Maiale, ti stai eccitando al pensiero che quei due mi abbiano tastato le cosce?”. E sorrise maliziosa.
“Povero Luca, ti ho proprio trascurato questa sera, ma sai, rivedere Alberto e Diego mi ha fatto tornare alla mente tanti ricordi”. Intanto mi aveva tirato fuori il cazzo e me lo stava lentamente menando.
“Ci siamo divertiti tanto insieme; ma a te non dispiace, vero caro?”. Mi guardò maliziosamente negli occhi, sorridendo mentre mi segava sempre più forte.
Oramai ero in suo potere, aveva capito tutto; ma io ancora avevo paura di aprirmi completamente, avevo paura delle conseguenze sulla nostra vita, una volta rientrati a casa. Avevo paura di perderla; e però ero lì come un idiota, con il cazzo duro impugnato da Luisa, un’aria da porca mai vista prima. Mi stava guardando con una luce negli occhi che era meglio di qualsiasi racconto. Era una confessione silenziosa e io sentii di non potermi trattenere oltre. Con un singhiozzo soffocato le esplosi in una mano, i fiotti di sborra che sembravano non finire mai. Una sensazione tremenda e allo stesso tempo bellissima.
Mi accasciai sul letto mentre cercavo di rimettere in ordine le idee. Dovevo reagire. Dovevo cercare di soddisfarla. Non potevo lasciarla un’altra volta a bocca asciutta, mentre io venivo in giro come un coniglio. Cercai di affondare la faccia nelle sue tette, di accarezzarla, ma lei sembrò intuire che lo facevo quasi per una sorta di ansia.
“Non ti preoccupare caro. Non è necessario. Adesso rilassati. La vacanza è appena iniziata e ci divertiremo un sacco. Ora dormiamo. E ricordati: quello che succede al mare, rimane al mare”.
Mi fece un occhiolino, sorridendo, e andò in bagno a prepararsi per la notte.
Le sue ultime parole mi frullarono in testa a lungo. Aveva qualcosa in programma per noi. Avevo paura e voglia di scoprirlo.

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