Lea by liana [Vietato ai minori]




Lea di liana New!

Mi chiamo Lea. Ho 48 anni e mi avvio a superare la soglia dei cinquanta. Nonostante l’età sono una donna, fisicamente parlando, che ha ancora molti colpi da sparare nel suo caricatore. Capelli rossi, viso tondo con zigomi un pò sporgenti, occhi castano chiari, altezza 163 cm, peso 56 kg. Due tette non molto grandi, che ospitano due bei capezzoli grossi come nocciole circondati da due belle areole caffellatte. Non sono una tettona, la mia taglia di reggiseno è una 34B (circonferenza seno 93 cm). Ho un culetto (90 cm di circonferenza) ben modellato ed in armonia con il resto del corpo; a vederlo senza mutandine suscita pensieri immorali. È un mandolino. Anche il mio “miciotto” è un capolavoro della natura. Grandi labbra polpose che fanno da porte ad un roseo ingresso protetto da piccole e gonfie labbra e sovrastato da una uretra su cui si erge imperioso un clitoride che, quando stimolato, si proietta verso l’esterno per una lunghezza di ben 7 cm tanto da sembrare, senza il cappuccio, un piccolo pene. Per vedere il tutto è necessario aprirsi un varco tra la folta foresta di peli (sono una pelosona) che ornano il mio organo genitale. Insomma sono una donna che al suo passare attira su di se sguardi e occhiate di uomini e donne che farebbero carte false per portarmi a letto. Non possono e mai potranno soddisfare i loro desideri perché il mio letto è già occupato. Sono ormai trascorsi 10 anni circa da quando mi lasciai andare e permisi ad un mio assiduo corteggiatore di entrare nel mio letto, di possedermi e di diventare il mio amante. Avevo 38 anni e lui 18 appena compiuti. Una differenza di ben 20 anni mi separava dal mio giovane corteggiatore. Da ridere. Una donna matura porta a letto un giovincello ancora imberbe. Per la verità non fui io a portarlo a letto fu lui ed io non mi opposi. Quando mi accorsi che l’oggetto dei suo corteggiamento ero io restai scioccata. Eppure una serie di segnali avrebbero dovuto mettermi in guardia. Non prestai la dovuta attenzione perché, per un verso,abitavamo nella stessa casa e soprattutto perché, per altro verso, il ragazzo che mi faceva oggetto della sua serrata corte era mio figlio. Mai avrei pensato di suscitare desideri in mio figlio. Quando la cosa era, ormai, molto, ma molto palese non adottai gli opportuni provvedimenti. Nella mia mente si scatenò un conflitto inimmaginabile. La mia natura di donna gioiva nel sentirsi desiderata da un giovane puledro. Di contro il mio essere madre mi metteva in uno stato di prostrazione dalla quale non vedevo vie d’uscita. Pensai che se avessi agito l’avrei traumatizzato. Parlarne con mio marito, suo padre? Due le prospettive. La prima mi avrebbe riso in faccia dandomi della pazza. La seconda avrebbe chiesto una perizia psichiatra per suo figlio e lo avrebbe fatto ricoverare in una casa di cura. Non feci niente. Una cosa potevo però fare. Essere io stessa a parlare con mio figlio e fargli capire che quello che lui voleva da me non potevo darglielo. Lo lasciai fare e la cosa arrivò ad un punto tale che solo un sottile filo ci separava da quello che si rivelò inevitabile, che avvenne e che, inconsciamente, desideravo accadesse. Un sabato mattina, mio marito aveva preso un appuntamento con i suoi amici per trascorrere un week end di pesca e mi aveva lasciata sola con mio figlio. Un oscuro pensiero mi assali. Lo scacciai. Stavo in cucina e, seduta vicino al tavolo, sorseggiavo un caffè. Ero nuda e indossavo una vestaglia bianca che non nascondeva il mio meraviglioso corpo lasciando che occhi indiscreti, se ci fossero stati, potessero ammirarlo. Dormo sempre nuda, anche d’inverno. Avevo dimenticato che quegli occhi erano presenti sotto il tetto che abitavo ed erano quelli di mio figlio. Una folata d’aria attraversò la cucina. Non ebbi il tempo per girarmi a guardare che una mano mi scostò i capelli dalla nuca e due labbra calde si posarono sul mio collo. Un brivido mi percorse la schiena ed una sensazione, mai da tempo dimenticata, pervase il mio corpo. Capii subito di chi era quella bocca che mi stava baciando il collo. Mi piaceva e per un attimo mi lasciai andare. Poi mi ripresi e girai la testa. Uno sguardo carico di desiderio fissava i miei occhi. Era mio figlio. Vidi la sua testa piegarsi verso la mia e la sua bocca si posò sulla mia. Le nostre labbra erano schiacciate le une contro le altre. Sentii la punta della sua lingua picchiettare contro le mia bocca. Mio figlio voleva baciarmi non come mamma ma come donna. Non so perché dischiusi le labbra e permisi alla sua lingua di penetrare la mia bocca e cercare la mia lingua. Risposi alla sua ricerca andandogli incontro con la mia. Le nostre lingue ingaggiarono un furioso duello e ci alimentammo dell’aria che era nei nostri polmoni fino a che essa non si esaurì. Ci separammo. Avevo l’affanno. Mai ero stata baciata con tanto ardore. Mi alzai dalla sedia e mi posizionai di fronte a lui. Ero rossa in volto per la vergogna di aver risposto al suo bacio accettandolo e ricambiandolo. Non riuscii a parlare. Guardavo i suoi occhi gravidi di una intensa luce e non mi accorsi che mi aveva sollevata da terra prendendomi in braccio. Mi aggrappai al suo collo per non cadere. La vestaglia si aprì e la mia nudità si mostrò ai suoi occhi che si accesero di un intenso fuoco. Tenendomi sulle sue forti braccia si avviò verso l’uscita della cucina. Fu allora che riuscii a parlare.
“Dove mi stai portando?”
“Nella mia camera.”
“A che fare.”
“A fare quello che avrei dovuto fare già da molto tempo addietro. Papà non c’è e mancherà per due intere giornate. Siamo soli. È l’occasione che aspettavo. Oggi tu sarai mia.”
“Vuoi violentarmi? Vuoi possedermi? Lo sai che sono tua madre? Che non puoi fare quello che hai in mente?”
“Non ti userò violenza perché so che lo vuoi anche tu. Si che posso farlo. Tu sei una donna ed io sono un uomo. Che tu sia anche mia madre è un fatto secondario. Oggi mi accoppierò con te e come donna e come madre che è la cosa più eccitante che potessi desiderare.”
“… e sarebbe questa cosa eccitante?”
“Chiavarti.”
“Tu sei pazzo.”
“È vero. Sono pazzo e tu sei la cura alla mia pazzia.”
Intanto giungemmo nella sua camera. Mi posò sul letto e mi spogliò della vestaglia. Ero nuda. Mi fece stendere sul letto. Non mi ribellai e non tentai di scappare. Il mio io voleva che accadesse. Restai in attesa degli eventi. Lui si spogliò e distese il suo corpo sul mio. Mi fissò e mi baciò sulla bocca; accettai e risposi al suo bacio. Avvertii la durezza del suo pene premere contro il mio ventre. Tirai su le gambe ed allargai le cosce a quasi 120 gradi di apertura. Lui sollevò il bacino e muovendosi lentamente portò la testa del suo ariete all’ingresso della mia vulva. Cominciò a spingere. Sentii il suo glande aprirsi la strada fra le grandi labbra. Imperterrito, avanzava nel mio ventre e mentre mi penetrava non smetteva di guardarmi negli occhi. Poi arrestò la spinta. La punta del glande era arrivata alla fine della corsa. Sul suo cammino aveva incontrato il mio utero. Oltre non poté andare. Era entrato lì da dove era uscito 18 anni prima. Il figliuolo prodigo era ritornato a casa. Fu in quel momento che raggiunsi il mio primo orgasmo. Gridai e venni. Lui se ne accorse.
“Dio, mamma, stai godendo. Allora ti è piaciuto? Sono contento. Mia madre ha provato piacere nel mentre suo figlio la sta chiavando. Vedrai, mamma, quante volte ti porterò all’apice del piacere. Io ti amo e voglio che tu sia la mia donna. Da questo momento sarò il tuo amante. Non dovrai preoccuparti di tuo marito. Mio padre non saprà mai niente del nostro rapporto.”
Si mi era piaciuto e glielo dimostrai portando le mie gambe ad allacciarsi sulla sua schiena e stringendo le cosce sui suoi fianchi.
“Su completa l’opera. Recuperiamo il tempo perduto. A tuo padre ci penseremo dopo. Ora amami e fammi visitare gli spazi infiniti. Accendi il motore e metti in azione la tua astronave e portami a spasso nell’universo.”
Trascorremmo l’intera giornata del sabato e parte della notte ad amarci. Più volte e più irrorò il mio ventre della sua forza. Avevo la vagina piena di sperma, mio e suo, che unendosi avevano formato un lago e che tracimava dai suoi bordi. Erano anni che non provavo un tale piacere nell’accoppiarmi con un uomo. Che quest’uomo fosse mio figlio poco importava. Era quasi l’alba quando ci addormentammo.

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