LEA – Atto 2° by liana [Vietato ai minori]






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LEA – Atto 2° di liana New!

Quattro anni. Nella scala del tempo è un gradino del tutto invisibile eppure è un periodo infinitamente ampio per quanto è accaduto. Ho perso mio marito durante una battuta di pesca che periodicamente organizzava insieme ai suoi amici. Un tempesta rovesciò la barca che affondò insieme al suo carico di vite umane. Ne rimasi profondamente colpita. Amavo mio marito. Lo sconforto fu tale che mi fece rasentare l’orlo della depressione. Fu mio figlio Pippo ad evitarmi la completa perdita della ragione per la scomparsa di mio marito. Mi stette vicino e si prese cura di me facendomi tornare a vivere ed uscire dal torpore in cui ero caduta. Si, mio figlio; l’altro mio amore. L’uomo che mi fece perdere la ragione e mi precipitò nel mondo della perversione e della lussuria. Sono quattro anni che mio figlio è il mio amante. E sono due anni, ovvero un anno dopo la scomparsa di mio marito, che Pippo occupa nel mio letto il posto che fu di suo padre. Il mio non è solo perversione ma è anche passione e soprattutto è amore. Si, amo mio figlio; è un amore che i benpensanti ritengono perverso. Sarà vero e forse è così. Non posso farci niente. Quando non è con me o quando non posso stringerlo fra le mie braccia mi sento perduta e vado in fibrillazione. E dire che tutto ebbe inizio dopo aver ascoltato inavvertitamente una conversazione telefonica che lui ebbe con il suo amico: Marco. Fu allora che venni a conoscenza del suo desiderio di voler giacere con me e fu allora che la mia mente cominciò a fantasticare sull’eventualità di avere un rapporto con mio figlio. Quando poi Pippo mise in atto il suo proposito non mi ribellai; al contrario lo accettai. Feci di più; lo spronai a portare a termine quando aveva cominciato. Da quel giorno niente mi fermò. Feci di mio figlio il mio amante. Mio marito non ha mai saputo niente del rapporto che avevo con nostro figlio; ne gli ho dato motivo di sospettare. Li amavo entrambi. Il mio corpo lo concedevo all’uno come all’altro. La differenza stava nel fatto che con Pippo c’era l’irruenza giovanile e la trasgressività mentre con il padre c’era moderazione. Poi la sciagura mi portò a considerare il rapporto con mio figlio in modo diverso. Era si il mio amante, ma era anche l’uomo che condivideva la mia vita. In me si fece strada il pensiero che Pippo non era più solamente mio figlio ma era anche l’uomo che mi mancava. Pertanto dovevo meglio conoscerlo. In primo luogo dovevo sapere chi lo aveva svezzato nell’arte di amare una donna. Di sicuro è stata una donna molto esperta. Un tarlo mi torturava le meningi. Il subconscio mi diceva di sapere chi fosse la donna, ma doveva essere lui a dirmelo. Un sabato mattina siamo: io e mio figlio, abbracciati nel nostro letto. Lui ha la testa nell’incavo della mia spalla sinistra.
“Amore; sto per farti una domanda; mi prometti che mi risponderai e che mi dirai la verità?”
Lui solleva la testa e mi da un bacio sulla bocca.
“Fai pure la tua domanda. Io ti dirò la verità. Non mentirò mai ne a mia madre ne alla mia amante.”
Nel portare la testa nuovamente nell’incavo della mia spalla sfiora con le labbra, baciandolo fugacemente, il capezzolo che risponde irrigidendosi e provocandomi fitte al basso ventre. Un altro passaggio di quella bocca sul mio capezzolo e non ci sarebbero più state domande da fare.
“Ricordi che ti ho detto che ho ascoltato la tua conversazione telefonica che hai avuto con il tuo amico Marco? Bene. Ora dimmi: il tuo amico ha veramente un rapporto, come il nostro, con sua madre; oppure è stata una tua messinscena per entrare nel mio letto?”
Pippo sposta un braccio e lo porta all’altezza delle mie tette. La mano si posa, a coppa, sulla mia zizza destra.
“Mamma è tutto vero. Marco è veramente l’amante di sua madre. Lo so per certo. Il mattino dopo quella telefonata l’ho incontrato a scuola e glielo ho chiesto. Lui non l’ha negato. E per dimostrarmi che tutto quello che mi aveva detto per telefono e che le foto che mi aveva mandato sul telefonino erano tutta verità, mi ha invitato a casa sua per farmi constatare di persona che quanto asseriva non erano baggianate.”
“E tu ci sei andato?”
La mano messa a coppa sul capezzolo esercita una lieve pressione che mi provoca una piacevole sensazione.
“Certo che ci sono andato. Non dimenticare che io ti desideravo. Volevo scoprire come aveva fatto Marco ad entrare nel letto della madre e diventarne l’amante.”
“Oh! Credo che non è stata solo la curiosità di sapere come Marco abbia fatto a chiavarsi la madre. C’è anche dell’altro. Ti ho sentito quando hai detto al tuo amico che sua madre è una bella gnocca. Dai raccontami tutto e non solo dei fatti della madre di Marco ma anche dei fatti tuoi.”
“Veramente vuoi sapere? Non è che poi ti arrabbierai?”
“Perché dovrei arrabbiarmi? Anche se mi dirai che te la sei scopata stai tranquillo che non mi offenderò e sai perché? Perché ho la certezza che quando glielo mettevi nella pancia pensavi di sbatterlo nel mio ventre. Sbaglio?”
“No.”
“Allora inizia a raccontare.”

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