Le Vacanze di Roberta.




Stronza la madre! Non ce la manda la figlia in vacanza con il ragazzo. Ha paura forse che me la scopi? Al diavolo! Durante l’anno allora? No, la verita’ e’ che ha paura delle chiacchiere. Delle vicine, delle amiche, delle parenti. “Ma che sei matta? Da sola col ragazzo a diciotto anni! Che scandalo!”. E cosi’ l’ha mandata con le cugine piu’ grandi, col risultato che poi e’ libera di fare la troia con il primo sconosciuto che la rimorchia.
Stronzo pure io, pero’. Avevo tanto insistito sul patto “mani libere in vacanza” e non mi potevo certo tirare indietro. A diciannove anni non potevo concepire per me una vacanza senza l’annesso rimorchio a tutto spiano, ma per essere onesto con Roberta, la mia ragazza da cinque mesi, avevo dovuto concederle la stessa liberta’. Roberta era una ragazza abbastanza disinibita, anche se non particolarmente esperta sessualmente. Era ancora vergine. Ci avevamo provato qualche volta senza successo, vuoi per la mancanza di luoghi adatti (la 126 che riuscivo qualche volta a farmi prestare da mia sorella era troppo scomoda, e poco sicura, per una occasione cosi’ delicata), vuoi per la mia goffaggine (ero stato solo con due altre donne, entrambe piu’ grandi e piu’ scafate di me, avevano fatto praticamente tutto loro), vuoi soprattutto per il suo sacro terrore di rimanere incinta.
In compenso ci eravamo abbuffati di sesso orale. Non ebbi alcuna difficolta’ a farmelo prendere in bocca la prima volta, e con la pratica Roberta aveva acquisito una notevole abilita’. Io, da parte mia, non avevo nessun problema a darle lunghe e generose leccate di figa, che lei mostrava di apprezzare tantissimo.
Avevamo provato anche il sesso anale. La prima volta fu lei a propormelo. Era una delle rarissime volte che avevo casa libera, ed ero deciso a sverginarla, finalmente. Purtroppo capito’ proprio nei suoi giorni fecondi, e lei non volle assolutamente rischiare. Ero terribilmente deluso, al punto da voler rinunciare anche all’ennesimo pompino. Fu allora che lei mi offri’ dolcemente “l’altro buco”. Non fu una passeggiata. Quello che si vede nei film porno e’ fantascienza. Pur lubrificando, con la lingua e con la vasellina, il buco restava strettissimo, e una volta penetrato era difficile per lei resistere piu’ di qualche decina di secondi. Per quattro/cinque volte riprovai ad infilarlo, ma poco dopo Patrizia mi implorava di uscire. Naturalmente non riuscii a venire (mi fini’ lei con la mano), ma fu malgrado tutto un’esperienza estremamente eccitante per me e, mi assicuro’, anche per lei. “Devo solo abituarmi e… allargarmi un po’. Poi potrai incularmi tutte le volte che vuoi” mi disse.
Effettivamente ci provammo ancora, per lo piu’ in macchina. Ogni volta la penetrazione era leggermente piu’ facile, e il dolore per lei piu’ sopportabile, ma non ancora tanto da permettermi di raggiungere l’orgasmo.
Ma torniamo al racconto. Era estate ed eravamo entrambi in vacanza. Io in Sicilia con altri quattro compagni di universita’. Lei in Maremma, con le sue cugine Cristina e Paola. Avevamo l’appuntamento telefonico alle 10 di sera, tutte le sere. Telefonavamo a turno. Quando chiamavo io, lei si faceva trovare nella hall dell’albergo. Quando chiamava lei io ero alla reception del villaggio turistico. Era il secondo giorno di vacanza per tutti e due e toccava a lei chiamare. Alle 10.05 il telefono squillo’. Era lei.
Come stai. Come non stai. Com’e’ il tempo. Come e’ il mare. Le solite cose. Poi mi chiese.
“Vale sempre il patto di mani libere in vacanza?”
“Certo.”
“E come ti va dal quel punto di vista?”
“Calma piatta. Un sacco di bruttone e quelle decenti c’hanno tutte l’uomo. Si va avanti a pippe…” Fece un risolino. “E tu?”
“Proprio di questo volevo parlarti, Fabio. Mi ha rimorchiato uno. Ci esco insieme stasera.”
“Ah, bene!” Ero un po’ freddino.
“Ti dispiace?” mi chiese, con una voce finto-piagnucolosa, da bambina.
“No, figurati. I patti sono patti. Divertiti.”
“Ecco, appunto… volevo chiederti…”
“Si?”
“Non so come dirtelo…”
“Dimmi.”
“Avrei intenzione di fargli un bocchino. A te dispiace? Posso?”
Bang. Fu come una mazzata in testa. Non potevo tirarmi indietro, ormai. Ci avrei fatto la figura dello stronzo, e magari lei il bocchino glielo faceva lo stesso. In una frazione di secondo decisi di fare l’indifferente, e stare al gioco.
“Certo che puoi, se ti va. Ma ne vale la pena? Chi e’ ‘sto tizio?”
“Ah, e’ proprio forte. Si chiama Nicola, e’ di Milano.”
“Milanese! …e milanista, magari…”
“No, e’ dell’ Inter”
“Peggio ancora! Ma almeno e’ un bel ragazzo?”
“E’ proprio bono. Fa atletica leggera, e’ alto, due spalle, e poi e’ simpatico”
“Quanti anni ha?”
“Venti, anche se sembra piu’ grande. Gli amici del suo gruppo sono tutti sui 24-25 anni, e piuttosto bonazzi pure loro…”
“Come l’hai conosciuto?”
“Sulla spiaggia. Prendevo il sole con Paola e Cristina e si sono avvicinati un gruppo di ragazzi milanesi. Avevano sentito l’accento e ci hanno chiesto se eravamo romane… le solite cose. Abbiamo fatto amicizia.”
“E poi?”
“Mi ha chiesto se andavo a fare un giro in macchina con lui. Ha un BMW cabrio. E’ del padre, lui non potrebbe portarla la macchina alla sua eta’. Se lo becca la polizia… Siamo andati in un posto tranquillo, all’ombra, col panorama e abbiamo cominciato a pomiciare.”
“Cosi’? Subito?”
“Ti scoccia?”
“No. Ti ha toccata?”
“Uh! Mi ha messo le mani dappertutto. E pure io.”
“Gli hai toccato il cazzo!?”
“Prima da sopra i vestiti. Vestiti… aveva solo dei boxer da surf. Si sentiva tutto. Ce l’aveva durissimo!”
“Sfido io…” Nel frattempo mi stavo accorgendo che anche il mio cazzo era duro come il marmo. “E… come era?”
“Era grosso! Tanto che mi sono staccata dal bacio e ho detto: accidenti!”
“E lui…?”
“Non ha fatto una piega. Ha preso l’orlo dei boxer e li ha tirati giu’. E’ venuto fuori ‘sto coso… enorme… bellissimo. Mi ha detto: puoi carezzarmi cosi’, se per te e’ piu’ comodo. Io non ho detto niente. L’ho preso in mano e l’ho guardato. Sara’ tre dita piu’ lungo del tuo, e abbastanza piu’ largo.”
“Ma come? Dici sempre che io ce l’ho tanto grosso!”
“Ed e’ vero! Ma quello di Nicola e’ proprio enorme! E comunque non e’ che ne abbia visti tantissimi…”
“Beh, mi sembra che ti stai dando da fare per recuperare! Allora, glielo hai preso in mano, e poi?” Il racconto di Roberta mi stava arrapando da morire.
“Mi sono avvicinata per guardarlo meglio. Intanto lo carezzavo lentamente. Muovevo la pelle su e giu’ per scoprire la cappella, piano piano. Con l’altra mano gli massaggiavo le palle. Ero eccitatissima, mi sentivo bagnata tra le gambe. Anche lui fremeva. Allora gli ho detto, con la voce un po’ strozzata: e’ proprio bello, avrei tanta voglia di succhiartelo. Lui con un sussurro mi ha risposto: vai pure. E io stavo proprio per andare. Mi sono fermata con la bocca a un centimetro dalla cappella. Mi sono rialzata e ho detto: no, meglio di no. Gli ho spiegato che avevo il ragazzo a Roma e che prima di fare una cosa del genere volevo parlarne con te. Gli ho detto che ti avrei telefonato stasera, e che, se non facevi problemi, stasera stessa uscivamo insieme e gli avrei fatto un bocchino.”
“E lui?”
“Mi ha guardato un po’ strano. Mi ha chiesto se veramente avevo intenzione di chiederti il permesso. Gli ho spiegato un po’ del nostro patto. Non era molto convinto, ma alla fine ha sospirato e ha detto sorridendo: ok, aspettiamo stasera e speriamo che il tuo Fabio non faccia il difficile. Io l’ho ringraziato, entusiasta. Nel frattempo avevo continuato ad accarezzarglielo con due mani, ed era sempre durissimo. Allora gli ho detto, senza staccare gli occhi dal cazzo: un bacino posso darglielo anche subito, se ti va. Mi sono nuovamente chinata e’ ho cominciato a dargli piccoli baci lungo tutta l’asta fino alle palle. L’odore mi faceva girare la testa. Poi sono risalita piano piano. Aveva la cappella tutta lucida per il liquido trasparente che era uscito e io gliel’ho ripulita delicatamente con la lingua. Ho sentito il sapore e mi sono eccitata ancora di piu’. Non so come ho trovato la forza di volonta’ di staccarmi. Credo che altri dieci secondi e sarebbe venuto.”
“E… l’hai lasciato cosi’!? Povero Nicola…” Avevo la voce roca per l’eccitazione. Ma riuscivo a mantenere un tono di semi indifferenza.
“Si’. Siamo tornati in centro ci siamo seduti ad un bar. Mi ha offerto un gelato e ho chiesto un cono… puoi immaginare!” aggiunse sghignazzando.
Si riferiva ad un piccolo gioco che facevamo tra noi. Tutte le volte che prendeva un cono gelato, Roberta si divertiva a leccarlo e succhiarlo in maniera provocante simulando la fellatio, con tanto di sospiri, mugolii, occhiate languide e l’orlo delle labbra suggestivamente sporco di rimasugli di panna o crema. In questo modo mi causava sempre delle erezioni clamorose che non vedevo l’ora di sfogare facendola giocare con il mio “gelato”.
“Nicola sara’ impazzito!”
“E’ stato tutto il tempo col cazzo dritto! Col costume da surf che portava si vedeva benissimo e non sapeva come fare per nascondersi. Le risate… poi mi ha accompagnato in albergo e ci siamo dati appuntamento per le 9.30.”
“9.30? Ma allora sei gia’ con lui! Da dove stai chiamando?”
“Da una cabina fuori citta’. Nicola e’ qui fuori che mi aspetta in macchina. Mi sta lampeggiando. Si e’ stufato di aspettare…”
“Chiamalo! Passamelo!”
“Comeee?! Ma no…”
“Dai! Ti ho detto: passamelo!”
“Boh! Vabbe’!” Sentii in sottofondo che usciva dalla cabina e la sua voce che chiamava. ‘Vieni!’ ‘Cosa c’e’?’ ‘Ti vuole parlare’ ‘Ma dai? Ma cos’e’ che vuole?’ ‘Non ti preoccupare, mi ha dato il via libera’ ‘E’ incazzato?’ ‘Ma no! Ti vuole conoscere’.
Cosa diavolo avevo in mente? Non lo sapevo neanche io di preciso. Avevo la mente confusa e il cazzo che mi pulsava.
Passi che si avvicinano. La cornetta presa in mano. La sua voce.
“Pronto?”
“Ciao, sono Aldo, il ragazzo di Roberta.”
“Nicola, piacere.”
Tipica calata cantilenante milanese, ma una voce simpatica. Sebbene un po’ bloccata dall’imbarazzo. Ti credo! lo sarei stato anche io al suo posto.
“Allora, Nicola, hai fatto Bingo!”
“Come hai detto, scusa?”
“Dico, sei stato fortunato. Non mi dire che che se ne trovano tante a Milano di ragazze con un viso e un corpicino cosi’.”
“Hai ragione. Roberta e’ proprio bellina. Complimenti! Sai, mi ricorda un po’ la Sabrina Ferilli.”
Tipico dei milanesi. Ogni ragazza scura di capelli con l’accento romano per loro assomiglia alla Ferilli. Io, semmai, vedevo in lei piu’ il tipo ispanico-latino, alla Natalia Estrada, anche se Patrizia aveva le labbra piu’ carnose e il taglio degli occhi appena piu’ obliquo.
“Beh, non e’ prosperosa di seno come la Ferilli, ma non ci lamentiamo mica, no?”
“Per niente! Bel culo, anche! E poi e’ simpatica, intelligente… sai Fabio che ti invidio un po’.”
“Mi invidi una ragazza che e’ disposta a prenderlo in bocca a uno che ha appena conosciuto?”
“No. Invidio una ragazza che ha preferito essere onesta con te e dirti tutto, invece che fartelo alle spalle. Pensa te che la mia tipa e’ rimasta a Milano perche’ ha un corso da arredatrice. Si chiama Federica. Ha 22 anni, due piu’ di me, ed una fame di cazzo pazzesca. Non mi sorprenderebbe se in questo preciso istante stesse ciulando con qualcuno. E non sarebbe la prima volta.”
“Ma va?”
“Come dite voi a Roma? so’ tutte mignotte! Io pero’ ci sto insieme perche’ e’ una strafiga e a letto me ne fa di tutti i colori”
“Allora se passo a Milano mi ricambi la cortesia, spero.” chiesi ridendo.
“Puoi contarci. Figurati. Federica va pazza per i romani.”
Rotto il ghiaccio, passai ad argomenti piu’ seri.
“Ascoltami. Roberta se la cava benino con i pompini, ma non credo che possa competere con una come Vanessa, visto come me la descrivi. Il tuo e’ il primo cazzo che succhia, dopo il mio ovviamente, e l’esperienza e’ quella che e’”
“Davvero sono il primo? Non lo sapevo. Cazzo, sono onorato!”
“Un’altra cosa. Non sempre mi permette di venirle in bocca. Lo fa solo quando e’ particolarmente su di giri. Sono sicuro pero’ che con te lo fara’. Ci tiene a fare bella figura con un cazzo nuovo. Tu comunque avvertila quando stai per venire, cosi’ quando schizzi la trovi preparata. Se la cogli di sorpresa, e’ facile che cominci a tossire e ti rovina il momento piu’ bello”
“Ok. Lo faro’. Messaggio ricevuto”
Il turbamento e l’eccitazione mi facevano girare la testa. Provavo un gusto perverso a pronunciare quelle parole che amplificavano nel mio cervello l’impatto devastante di quella realta’. Eppure la mia voce appariva serena e tranquilla. Incalzai.
“Vedrai, non ti troverai male. Lei e’ una che adora succhiare un cazzo che le piace, e a quanto pare si e’ invaghita del tuo. Ha molta fantasia e a volte trova i modi piu’ insoliti per stuzzicare il cazzo e le palle con labbra, bocca, lingua e… coi denti se serve. Ti assicuro, e’ delizioso. Ma bisogna metterla a proprio agio e lasciarla libera di giocare e di inventare. Se invece non si sente tranquilla e si fa prendere dalla fretta, si mette subito a succhiare e a fare su e giu’ con la testa. In trenta secondi vieni, ma non ti diverti per niente, e nemmeno lei.”
“Hai ragione. Grazie del consiglio.”
“Vedi di trovare un posto comodo e tranquillo. Dove pensi di andare?”
“Nella mia stanza d’albergo, credo. I miei amici adesso son tutti in giro e abbiamo tutto il tempo.”
“Adesso? Ma non la porti prima fuori, in discoteca o a un piano bar?”
“Si, lo so che sarebbe piu’ carino. Pero’ preferisco portarla prima in albergo e poi ci andiamo a divertire in giro. Fabio, credimi, ho le palle che mi scoppiano, non ce la farei ad arrivare a stanotte.”
“Capisco… capisco…” sghignazzai. “So quello che ti ha combinato oggi pomeriggio in macchina. Pero’ cosi’ le rovini il trucco, sono sicuro che si e’ messa in ghingheri, vero?”
“Gia’! Si’ e’ truccata un po’ pesante. Avra’ un chilo di rossetto sulle labbra. Mi lascera’ il cazzo tutto sbaffato di rosso!”
“Assicurale che le darai il tempo di rifarsi il trucco, dopo. Se no ti manda in bianco.”
“Va bene! Sei veramente un grande, Aldo! Non solo mi lasci libero di farmi fare un pompino dalla tua tipa, ma mi dai anche consigli su come comportarmi per godermelo meglio. Sei un mito!”
“Grazie! Pero’ in cambio mi devi fare un favore. Vedi, Roberta e’ vergine, e vorrei essere io il primo a cogliere la ciliegina. Ci siamo capiti?”
“Ok! me ne aveva gia’ parlato lei. E comunque ti assicuro che niente mi distoglierebbe dal farmelo succhiare. Non mi era mai capitato di sudare tanto per un pompino. E’ da oggi pomeriggio che ce l’ho duro senza interruzione. Non vedo l’ora di metterlo in bocca alla tua ragazza.”
“Stasera, va bene, ma dopo?”
“In che senso, scusa?”
“Non hai intenzione di continuare a vederla? Non continuarai ad uscire con lei? Ti fai fare un bocchino e poi sparisci dalla circolazione?”
“Ma no! Assolutamente! E’ stata Roberta che mi ha detto che non vuole fare coppia fissa con me e vuole divertirsi. E io sono d’accordo con lei.”
“Che vuoi dire? Che se lei ti volesse fare un’altro pompino tu rifiutersti?”
“Neanche per sogno. Sempre che tu non abbia niente in contrario. Pero’, tu capisci, i pompini sono una gran cosa, ma la figa e’ sempre la figa e se ho capito bene Patrizia per questo e’ off-limits. Vorrei guardarmi un po’ intorno, capisci.”
“La figa e’ sempre la figa, ma anche il culo e’ sempre il culo.”
“Cioe’?”
Cosa cazzo stavo dicendo? Ero impazzito? Ormai ero partito per la tangente.
“Patrizia l’ha gia’ preso, nel buchino di dietro. Magari la cosa ti puo’ interessare…”
“Ehi! Mi stai offrendo il buco del culo della tua ragazza!?”
“Non proprio. Sto dicendo che se te la lavori bene, potrebbe offrirtelo lei stessa. Restagli amico. Stalle vicino. Daglielo da succhiare ogni tanto, magari quando la caccia alla figa ti va in bianco. Vedrai, non avrai problemi a farti aprire le chiappe.”
“E’ una prospettiva attraente. Roberta ha un culo da favola. Grande dritta, mi hai dato!”
“Vacci piano, mi raccomando. L’abbiamo fatto poche volte e ce l’ha ancora molto stretto. Tu poi, mi risulta, stai messo bene dentro le mutande. Vedi di non farle male.”
Ridacchio’. “Saro’ molto delicato, Fabio. Stai tranquillo.”
“Un’ultima cosa. Se dovessi vedere che qualche ragazzo gli gira intorno…”
“Ho capito… lo mando fuori dalle balle…”
“No! Al contrario! Incoraggiala. Lasciala divertire con chi vuole. Gli amici del tuo gruppo per esempio, lei mi ha detto che li trova ‘bonazzi’.” Ormai non avevo piu’ ritegno.
“Eh, ma sono un po’ grandi per lei…”
“In ogni caso, lasciala fare. Ma cerca di vigilare per quel discorso della cigliegina.”
“Insomma, la fica e’ off-limits, il resto e’ libero accesso a tutti? Anche il culo?”
“A quello pensaci tu. Di te mi fido.”
“Sei grande, Aldo! Vai tranquillo, conta su di me! Ti lascio il mio numero di cellulare, cosi’ possiamo tenerci in contatto”
“Naturalmente, questa nostra conversazione per Roberta e’ top secret!”
“Vai tranquillo, acqua in bocca…”
“E… cazzo in bocca per lei.”
“Puoi scommetterci!”
“Ok! Chiamala, va’, che la saluto. Ciao Nico, buona serata e.. buon pompino.”
Ciao Aldo. Grazie di tutto. Veramente.”
Pochi secondi dopo, la voce di Roberta.
“Allora? Avete finito? Che vi siete detti, per tutto questo tempo?”
“Quattro chiacchiere per conoscerlo un po’, per stare piu’ tranquillo. Mi sembra un tipo simpatico.”
“E’ vero? E se sapessi quanto e’ bono…”
“Questo me lo dirai meglio domani, dopo averlo… assaggiato”
“Che scemo che sei! Sai che mi sta prendendo la paura?”
“Perche’?”
“Mah, non lo so… l’ho fatta tanto lunga pe’ ‘sto bocchino… ora chissa’ che s’aspetta. E’ abituato alla ragazza di Milano che ha 22 anni e chissa’ quanta esperienza piu’ di me. Magari faccio la figura della pischella incapace.”
“Niente affatto. Andrai fortissimo. E poi non sei cosi’ inesperta…”
“Si’, ma conosco solo il tuo, sempre solo il tuo. Avrei dovuto darmi da fare di piu’, sai? Se penso che alla gita scolastica i maschi della mia classe non aspettavano altro. Io invece, per esserti fedele…”
“Ti rifarai alla gita dell’anno prossimo. A parte gli scherzi, ascoltami bene. Per prima cosa attenta ai denti. Lui ha un diametro piu’ grosso del mio…”
“Si’. Ci avevo pensato.”
“Secondo. Mentre lo succhi, le mani…”
“…Una sull’asta e con l’altra gli massaggio le palle. Le ricordo bene le tue lezioncine, porcone!”
“Terzo. Giocaci. Divertiti. Gustatelo. Non cercare di fare la professionista che segue il manuale. Non sei in competizione con nessuna. Lui ti piace da matti, il suo cazzo ti piace da morire e hai una voglia pazza di prenderglielo in bocca. No?”
“Proprio cosi’.”
“E allora segui l’istinto. Tutto quello che ti viene in mente di fare, fallo con entusiasmo. Lasciati andare.”
“Faro’ del mio meglio. Puoi contarci.”
“Quarto. Mugola.”
“Come?”
“Mugola. Tutti quegli “mmh”, quei rumorini gutturali, quei sospiri, che fai quando sei con me. Probabilmente ti vengono istintivi. Non sai quanto li trovo eccitanti. Danno l’idea che stai morendo di piacere a sbocchinarmi, e l’effetto e’ delizioso e incredibilmente arrappante. Sono certo che verranno da soli anche con Nicola, date le premesse. Ma se fosse necessario un aiutino da parte tua…”

“Ho capito benissimo. Ottima idea.”
“Quinto e ultimo. Hai intenzione di farlo venire in bocca?”
“Sicuramente. E di inghiottire tutto.”
“Con me sei un po’ piu’ schizzinosa, amore mio!”
“Lo so, Aldo, lo so. Ma, cerca di capire… Non lo dici anche tu che senza ingoio il pompino non e’ completo? E poi, se devo essere sincera, l’idea di farmi venire in bocca da lui mi stuzzica tantissimo. E il fatto che lui non sia il mio ragazzo rende tutto cosi’ perverso, cosi’ proibito…”
“Allora fai cosi’. Quando lui finisce di schizzare non mandare subito tutto giu’. Guardalo negli occhi e apri la bocca. Fagli vedere lo sperma che hai dentro. Muovi la lingua tutta impiastricciata. Fa’ come se lo stessi assaporando voluttuosamente. Il massimo sarebbe se nel far questo riuscissi a far colare un filino di sperma, ma proprio un filino, dall’angolo della bocca. Come dire: mi hai riempito fino a straripare…”
“Wow! Questa e’ un’idea meravigliosa! Proprio da gran maiala! Faro’ proprio cosi! Oh Aldo, sto bagnando le mutandine solo ad immaginarmi la scena…”
“Il tutto, naturalmente, mugolando…”
“Oh, si! Mugolando come una gatta in calore.”
“E poi…?”
“Poi mando giu’ tutto lo sperma. Mungo le ultime gocce dal cazzo con le mani tenendo le labbra appoggiate alla punta della cappella, e poi ripulisco tutto con la lingua. Ho imparato la lezione, professore?”
“Benissimo, amore. Sbaglio o ti stai eccitando?”
“Colpa tua! Mi sembra di sentire gia’ il sapore dello sperma! Non vedo l’ora di fare questo pompino.”
“E allora vai, tesoro. Non voglio farti perdere altro tempo. Vai e divertiti.”
“Credo proprio che mi divertiro’. Grazie, Aldo, per non esserti incazzato per questa mia scappatella. Ti amo da morire, per questo. Spero che sarai cosi’ comprensivo anche i prossimi giorni.”
“In che senso?”
“Beh, Aldo non parte fino a sabato prossimo, e’ puo’ ancora esserci qualche occasione simpatica, no? E poi qui e’ cosi’ pieno di bei ragazzi. Non vuoi che la tua Roberta si diverta un po’?”
“Ne riparliamo piu’ avanti, con calma. Per adesso goditi questa serata. E mi raccomando, fagli un grande bocchino”.
“Sara’ un grandissimo bocchino. Lo faro’ impazzire. Ora ti saluto. Divertiti anche tu!”
Quella fu una delle serate piu’ tristi della mia vita. Passai tutto il tempo a ripensare alla telefonata con Roberta (e con Nicola). Sentivo come se avessi un pipistrello nello stomaco. La cosa che mi turbava di piu’ era la mia stessa reazione a quello che stavo succedendo.
Davanti agli occhi mi si presentava continuanamente l’immagine di Roberta, coi suoi capelli corvini e il suo viso delizioso, che con la bocca e con la lingua si industriava adorante su un cazzo che nella mia mente perversa immaginavo di dimensioni mostruose. E una voce maligna dentro di me mi ripeteva che quello che immaginavo stava realmente accadendo, in quel preciso istante. Allora la testa mi girava, il cuore mi si stringeva e, maledizione, il cazzo mi si drizzava.
Non potevo fare a meno di ammeterlo. L’idea di Roberta che spompinava Aldo mi eccitava da morire. Come era possibile? Ero forse un frocio? Un pervertito? Un masochista? Forse, dissi a me stesso, in fondo di Roberta non mi interessa granche’. Mai frase mi sembro’ piu’ falsa. Anzi, in quel momento amavo Roberta come non l’avevo mai amata prima. Pensai a lei, e subito la immaginai che mi guardava con dolcezza, mentre faceva scorrere la lingua lateralmente sull’asta di un cazzo mastodontico. E di nuovo pensai, disperatamente eccitato, che in quel preciso istante…
E quello che avevo detto a Nicola, allora? Non riuscivo ancora a rendermi conto di come era possibile. L’avevo invitato, piu’ o meno esplicitamente, sia a prenderla nel culo, sia a passarla agli amici. Roba da matti! Eppure anche quelle prospettive mi eccitavano. Senza dubbio mi eccitavano. E il fatto che mi eccitavano mi dava la nausea e mi faceva stare male.
Cosi’ si rincorrevano e rimbalzavano i pensieri nella mia testa, mentre i miei amici mi trascinavano letteralmente a trascorrere quella che doveva essere una folle serata di divertimento e di rimorchio. Purtroppo, nel mio stato, fui una palla al piede per tutto il gruppo. Loro contavano sul mio apporto ai tentativi di aggancio delle ragazze sulla passeggiata lungomare. Dicevano che ero il piu’ spigliato, quello che ci sapeva fare meglio, forse addirittura il piu’ carino. Ma in quel momento delle altre ragazze non me ne fregava niente. Trovavo inoltre umiliante il rischio di ricevere, in risposta ad un tentativo d’approccio, un commento sgarbato, magari un vaffanculo, da una ragazza qualsiasi, mentre la MIA ragazza, centomila volte piu’ bella, in quel preciso istante…
E di nuovo mi apparse Patrizia che mugolando di piacere disegnava ghirigori con la lingua su una cappella delle dimensioni di una grossa albicocca, mentre con le dita circondava l’asta vicino alla base (coprendone a malapena i tre quarti della circonferenza) e la carezzava delicatamente, su e giu’. Poi si girava a guardarmi e mi strizzava l’occhio, sorridendo provocante, e mi chiedeva “Allora professore? Come me la sto cavando?”.
“Aldo ! Aldo!”
“Che c’e’?”
“Ma non l’hai vista quella bionda con le cosce di fuori che e’ passata? T’ha pure sorriso!”
“No, scusami. Stasera non ci sto con la testa.”
“E si vede! Ma che c’hai?”
“Niente, niente. Sediamoci un attimo al bar, va’. Offro io”. Mi accorsi che gli altri si guardavano tra loro, scuotendo la testa.
La serata presto degenero’. Il mio cattivo umore contagio’ gli altri e alla fine ce ne tornammo al villaggio, piu’ scazzati che mai. Era appena l’una di notte, prestissimo per un gruppo di circa-ventenni in vacanza al mare.
A letto fu ancora peggio. Le visioni di Roberta alle prese con il cazzo-monstre duravano non piu’ pochi secondi, ma interi minuti, e l’erezione che mi provocavano era ancora piu’ imbarazzante, visto che condividevo un lettone matrimoniale con Sergio. Mi giravo e mi rigiravo nel letto, tentando di scacciare le immagini che infestavano i miei pensieri. Sergio a un certo punto sbotto’ “A Aldo! E armeno facce dormi’!”.
Allora mi arresi. Mi alzai ed uscii’ dall’appartamento. Come uno zombie mi diressi verso la cabina telefonica del villaggio. Si erano fatte le tre e non girava un’anima. Frugai nella tasca dei pantaloni e ritrovai il foglietto con il numero di cellulare di Nico. Non sapevo cosa gli avrei detto di preciso. Volevo sapere qualcosa, qualsiasi cosa. Chiamai il numero.
“Nicola? Sono Aldo. Dormivi? Ti disturbo?”
“Oh, ciao, ti ho riconosciuto OSVALDO. Mi prendi in un momento delicato. In questo momento sono sdraiato su una spiaggia isolata, alla luce della luna, e una bellissima ragazza romana di nome Roberta mi sta facendo una pompa da urlo.”
Il sangue mi si gelo’ nelle vene. Ero rimasto senza parole. Lo stavano facendo, in quel momento, e io ero al telefono con lui.
Nico si rivolse a Roberta dicendo qualcosa come: e’ un mio amico, vuoi che attacco? Lei gli rispose, ma non afferravo quello che diceva.
Riprese a parlare al telefono, fingendo di rispondere ad una mia domanda. “No OSVALDO, non ti preoccupare, parla pure. Lei dice che trova eccitante succhiarmelo mentre parlo al telefono.”
La voce di Nico era appena un sussurro, il suo respiro affrettato. Ascoltando attentamente riuscivo a sentire in sottofondo gli inconfondibili mugolii di Roberta al lavoro sul cazzo di lui.
“Come siete finiti a quest’ora?”
“Oh, e’ la fine del mondo! Pensa che questo e’ il terzo bocchino che mi fa stasera. Me ne ha gia’ fatti due in albergo, prima. Stavo riaccompagnandola a casa, ma abbiamo visto questa spiaggia e ci siamo fermati per una paccata. Me l’ha palpato un po’ sopra i calzoni e appena ha sentito che ce l’avevo duro l’ha tirato fuori e si e’ messa all’opera. E’ insaziabile.”
Roberta mugolava piu’ forte. Aver sentito descrivere la sua condotta in maniera cosi’ cruda probabilmente l’aveva eccitata ulteriormente, e con ogni probabilita’ stava sfogando la sua eccitazione decuplicando il suo impegno sul cazzo di Nicola. Anche io mi stavo eccitando da impazzire.
“Come sta andando?”
“E’ bravissima, deve essere la migliore pompinara di Roma.” Piero aveva intuito che questi discorsi attizzavano Roberta, a tutto beneficio dei lavori in corso. E insisteva. “Come dici OSVALDO? Vuoi andarla a trovare a Roma?” poi si rivolse a Roberta: “Ha detto che vuole provarti anche lui e vuole il tuo numero. Che faccio?” Roberta gli chiese qualcosa e Nicola le rispose: “Sicuro, e’ un bellissimo ragazzo. Deve essere simile al tuo Aldo.”
“Ha detto che va bene, OSVALDO. Ti aspetta. Segnati il numero: 06/…… ”
Ero esterrefatto. Prima di tutto Roberta aveva dato il suo numero a Nico. Secondo, non aveva niente in contrario che questo numero circolasse anche tra i suoi amici. Cosa dovevo aspettarmi per l’inverno prossimo? Una lunga schiera di milanesi, magari anche gite organizzate, che venivano a Roma a farsi fare bocchini dalla mia Roberta ?
In quel momento Nicola ansimo’. “Madonna, OSVALDO… Mi sta passando la lingua tra i coglioni… Mmmh!… Ora ne ha preso uno in bocca e lo sta succhiando piano… Cazzo, che libidine!”
“Nico, piantala, ti prego…”
“Ora sta tornando verso la punta con la lingua appiattita sul cazzo… Mamma mia, che gusto!… Ha tutta la lingua fuori della bocca e ci sta strofinando sopra la cappella.”
“Ti prego, mi sto eccitando…” In quell’istante sentii Roberta sussurrare qualcosa.
“Osvaldo, Roberta vuole che ti masturbi, mentre io ti descrivo quello che mi sta facendo. Ha detto che devi farlo, in cambio del pompino che ti fara’ quando andrai a trovarla. Vuole farci venire tutti e due contemporaneamente”. Non ci pensai due volte. Anche se non ero Osvaldo avevo raggiunto un livello di eccitazione irreversibile. La cabina era in un angolo buio e intorno non girava un’anima. Lo tirai fuori dalla cerniera. Era gonfio e duro come non l’avevo mai visto. Intanto Nico continuava.
“Me l’ha preso in bocca e me lo sta succhiando… Oohh!… Sta pompando su e giu’… Dio… che bocca… che bocca… ” A conferma di quanto diceva, sentivo distintamente in sottofondo che i miagolii e i sospiri di Roberta si erano trasformati in un ritmico “mh…mh…mh…”.
Piero aveva la voce strozzata. “Aah! … Osvaldo… non la reggo piu’… la radiocronaca… ti mando in… presa diretta…”. Non sentii piu’ la sua voce, ma i mugolii ritmici di Patrizia erano estremamente piu’ chiari. Doveva aver avvicinato il cellulare al cazzo. Forse se l’era appoggiato sul ventre. Sentivo addirittura Roberta che respirava affannata con il naso e i rumori di risucchio che la sua bocca provocava. Tenevo la cornetta forocemente incollata all’orecchio per cogliere ogni minimo particolare, mentre con l’altra mano mi masturbavo selvaggiamente. Con quel poco di lucidita’ che mi era rimasta mi resi conto che anche Roberta, attraverso il telefonino, poteva sentire il mio ansimare. Allora ansimai volutamente piu’ forte, in curiosa sintonia con i sospiri di godimento di Nicola, ancora udibili in sottofondo.
Nick fu il primo a venire. Emise un lunghissimo “Aaahhhhhh!” e subito mi accorsi che i rumori di suzione si erano interrotti mentre il “mh… mh…” ritmico di Roberta era stato sostituito da brevi rigurgiti, come piccoli singhozzi intervallati, in corrispondenza, intuii, agli schizzi del cazzo di Nicola nella sua bocca. Nicola schizzo’ quattro… cinque… sei volte. Roberta emise un lungo “Mmmmmmmh!” di apprezzamento, attutito dalla presenza del cazzo ancora nella sua bocca. Poteva significare “mmmh, quanto sperma!” oppure “mmmh, che buono!”, oppure entrambe le cose. Fu quel mugolio soddisfatto a far scattare il mio orgasmo. Ansimai con voce roca “Vengooohhh!” nella cornetta e schizzai dappertutto dentro la cabina. Roberta doveva avermi sentito, poiche’ (sicuramente aveva ancora il cazzo di Nicola tra le labbra) emise una specie di squittio divertito. Poi la sentii distintamente deglutire lo sperma di Nicola (in ben tre “gulp” distinti) e infine, mentre sfilava la bocca dal cazzo, fare lo stesso “aaahh!” di chi ha appena bevuto da una bottiglia di acqua fresca. Fece un risolino e disse “Ehi! Ho fatto godere anche Osvaldo! Osvaldo, ci sei?”.
Prima che Roberta potesse avere la tentazione di rivolgersi direttamente al finto Osvaldo (ma muoio dalla curiosita’ di sapere cosa gli avrebbe detto) Nicola recupero’ il cellulare. Avevamo entrambi il fiato corto.
“Che esperienza sconvolgente!”
“Figurati per me!” risposi. “Falle i complimenti. Da parte di Osvaldo. Cosa sta facendo, ora?”
“Mi sta ripulendo il cazzo con la lingua. Lo fa sempre.”
“Lo so. Beato te! Io invece non ho neanche un kleenex e qui ho schizzato dappertutto…”
“Beh, Osvaldo, ci risentiamo. Se ci sono novita’ te le faro’ sapere.”
Grazie Nico. Ciao.”
Uscii’ dalla cabina, barcollando. Raccolsi della sabbia per terra e vi ricoprii tutte le chiazze di sperma sul pavimento e sulle pareti della cabina. L’aver sfogato tutta la tensione sessuale accumulata mi aveva sicuramente fatto bene. Ero lucido e sereno come mai lo ero stato nelle ultime ore.
Mentre tornavo a casa, riflettevo.
Ok! Mi eccita che Roberta faccia sesso con un altro. Prendo atto. Ma, in fondo, che male c’e’?
Certo, se la cosa si veniva a sapere io mi sarei fatto la fama del “cornuto” e lei della “sgualdrina”. E questo poteva essere oltremodo fastidioso. Ma bastava muoversi con un minimo di discrezione e selezionare le giuste occasioni e i giusti partner e il rischio sarebbe stato minimo. E poi… ‘sti cazzi di quello che dice e pensa la gente!
La questione seria era un’altra. Poteva, quello che era successo, nuocere al nostro rapporto? Ci pensai a fondo e decisi per il no. Per quello che mi riguardava, gli ultimi eventi avevano addirittura amplificato i miei sentimenti per Roberta. Non mi ero mai reso conto di amarla cosi’ tanto. E da parte di Roberta? Vediamo… io al posto suo… se io rimorchiassi qualche gran fica e me la trombassi a ripetizione cambierebbero i miei sentimenti per Roberta? No, affatto! E se Roberta sapesse, e approvasse, e facesse addirittura il tifo per me? Troppa grazia… arriverei ad adorarla. E allora…
Mi sentivo sicuro. Roberta mi voleva ancora bene, forse ancora di piu’. Mi sbagliavo? Chissa’? L’avrei saputo presto. Domani sera (anzi, STAsera… cazzo sono le quattro meno un quarto!) le avrei telefonato. Avrei subito capito che aria tirava. E poi mi doveva raccontare ben tre bocchini. Non vedevo l’ora di ascoltare il suo rapporto. Rapporto… orale, sghignazzai tra me.
Rientrai, cercando di non svegliare i miei amici. Sergio bofonchio’ “A Aldo! Ma ‘ndo cazzo sei annato!?” e si riaddormento’. Mi addormentai subito anche io. E dormii come un bambino fino a mezzogiorno.

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