Le misure non contano? by MrGeorge [Vietato ai minori]




“Il cobra non è un serpente
ma un pensiero frequente
che diventa indecente
quando vedo te

il cobra si snoda
si gira mi inchioda
mi chiude la bocca
mi stringe mi tocca
quando vedo te”

Era il 1980. E avevo solo 14 anni.
La canzone della Rettore era su tutte le radio ed era una specie di tormentone.
Ero un ragazzino che conosceva il sesso solo dalle riviste porno rubate all’edicolante sotto casa o passate dagli amici più grandi.
Tante chiacchere con gli amici e tante seghe e nulla più.
In testa prima di tutto il calcio e proprio dal calcio nacque il soprannome che mi venne affidato.
Le docce con i compagni di squadra nello spogliatoio dopo gli allenamenti o dopo le partite diventavano l’occasione per guardarsi e accorgersi delle differenze tra noi.
Il mio cazzo non aveva confronti con quello degli altri e anche a riposo faceva la sua notevole impressione tanto che divenni per tutti “il cobra”.
Il soprannome mi accompagnò per tutti gli anni successivi e durò più a lungo delle fortune della canzone della Rettore anche se rimase sempre e solo un gioco tra amici e compagni di calcio visto che in quegli anni il sesso era una cosa solo vista su giornali e film porno e non ancora praticato.
Ma anche così era una cosa che “contava eccome”. Mi dava sicurezza, mi faceva sentire superiore ai miei amici, mi metteva in una situazione in cui ero oggetto di invidia da parte degli altri. Cose da ragazzini ma importanti.
Le cose cambiarono nell’estate dei miei 17 anni.
A quell’epoca stavo praticamente sempre con Andrea, compagno di liceo e di squadra e soprattutto inseparabile amico. Studiavamo e ci allenavamo insieme e io frequentavo assiduamente casa sua.
La mamma di Andrea era molto giovanile e estremamente simpatica. Preparava merende super e si sedeva sul divano a chiaccherare con noi ridendo e scherzando quasi fosse un’amica più grande. Andrea la chiamava per nome e non mamma e io stesso comiciai a chiamarla Carla e a darle del tu.
Era una bella donna poco sotto i 40 anni. Alta e magra e con i capelli neri corti. Oltre al suo sorriso solare mi affascinavano le sue gambe lunghe e il suo culo sempre esaltati da gonne corte o shirt.
Ad Andrea non ho mai confessato le seghe che mi tiravo guardando una rivista porno e immaginando di scoparmi sua madre. Ma capitava spesso.
Così come capitava spesso che i discorsi su questa o quella che ci facevano tra noi mi provocavano potenti erezioni che rendevano il mio pacco particolarmente visibile sotto i pantaloni.
Per me le cose cominciarono a cambiare quando mi accorsi che lo sguardo della mamma di Andrea si posava proprio li. Le seghe aumentavano di intensità e di desiderio.
I genitori di Andrea avevano affittato una casa al mare in Liguria e Andrea ci sarebbe andato con sua mamma poco dopo la fine delle scuole mentre il padre rimaneva a Milano raggiungendoli solo per il weekend. Ovviamente Andrea mi invitò a raggiungerli e passare almeno un paio di settimane con loro nel mese di luglio.
Eravamo ragazzi di 17 anni sempre in spiaggia da mattina a sera persi e presi da sport e attività varie che si divertivano un mondo e che scoprivano insieme il piacere di guardare le donne e le ragazze. Gli ormoni sempre a mille ma timidi e imbranati.
Il cazzo sempre più spesso duro dentro i pantaloncini.
Il mio imbarazzo a mille ogni volta che questo succedeva in presenza della mamma di Andrea, anche perché adesso avevo la certezza che lo guardava eccome.
Ne ebbi la certezza una sera in cui guardavamo tutti insieme la tv e i pantaloncini da calcio che indossavo contenevano davvero a fatica l’erezione che la visione del film mi aveva procurato. Vidi il suo sguardo completamente preso dal mio pacco e per un attimo i nostri occhi si incrociaromo, poi la vidi alzarsi stizzita e annunciare che sarebbe andata a dormire.
La mattina successiva con Andrea avevamo in programma di andare a giocare a tennis a casa di un amico che ci aveva invitato. Lo raggiungemmo insieme salvo accorgerci appena arrivati che avevamo scordato a casa le mie scarpe da tennis e quindi dovetti tornare a casa a riprenderle.
Eravamo con le biciclette quindi ero a dorso nudo con solo dei calzoncini aderenti.
Entrai e la trovai nel salone su una scala a sistemare dei libri su una libreria con addosso solo un miniabito bianco.
“Ciao …che ci fai qui…”
“Ho scordato le scarpe da tennis”
“Il solito disordinato”
Nel frattempo mi sono avvicinato a lei e alla pila di libri da sistemare
“Se vuoi te li passo così eviti di scendere”
Grazie Giorgio … passami prima quelli li a destra…”
Non c’era nessuna malizia nel mio comportamento e davvero volevo solo aiutarla e sono sicuro che anche per lei era così, ma la sua posizione sulla scala era tale per cui potevo distintamente vederle non solo le gambe e le cosce ma anche il culo coperto solo da delle mutandine bianche.
Potete immaginare come reagì il mio cazzo dopo un quarto d’ora di quella vista e potete immaginare come un arnese di 24cm largo almeno 4cm poteva modellare perfettamente i miei calzoncini aderenti da ciclista.
Lei scese dalla scala ed era in piedi davanti a me con i suoi occhi completamente persi a quella visione. Balbettai qualcosa.
Dio Giorgio …ma cos’hai li sotto … è …enorme… “
Fu un attimo lei si avvicino e allungò la mano a tastarmelo da sopra i calzoncini.
Passava la mano per tutta la sua lunghezza stringendolo e accarezzandolo e balbettando frasi come quella con cui tutto era iniziato.
Era la prima volta che una donna mi toccava il cazzo e mai avrei osato sperare che quella donna fosse proprio Carla, la protagonista assoluta delle mie seghe da adolescente.
Ero in piedi paralizzato dalla sorpresa quando lei con la faccia a mezzo centimetro dalla mia mi disse “scusami Giorgio …perdonami davvero …ma a un cazzo così grosso non riesco proprio a resistere…sto sbagliando lo so …non dovrei … ma è bellissimo….”
Fu il primo bacio della mia vita e la prima volta che una donna mi abbassava i calzoncini iniziando a segarmi il cazzo con passione.
Poi si inginocchiò prendendolo in bocca all’istante mentre con le mani non smetteva di segarmi e di prendere le mie palle gonfie di sborra.
Fu un pompino avido e frenetico che si concluse dopo pochissimi minuti con una sborrata copiosa che Carla bevve interamente.
“Dio hai un cazzo bellissimo…un cazzo che farà la felicità di tante donne…”
“Sono contento che ti piaccia … che piaccia proprio a te….”
Andò a prendere qualcosa da bere e io la seguii completamente nudo e affascinato.
A quell’età e in quella situazione non ci volle molto a farmelo tornare duro.
Ci baciammo di nuovo in cucina e dopo pochissimo eravamo entrambi a terra io sotto e lei a cavalcioni sopra di me.
Me lo prese in mano e scostando le sue mutandine lo portò alla sua fica bagnatissima e vogliosa e inizio a cavalcarmi.
Per la prima volta provavo davvero quelle cose che vedevo solo sui giornaletti con cui mi segavo e capivo che il mio cazzo sarebbe stato molto desiderato.
Gemeva di piacere e godeva il mio palo che la apriva ad ogni suo affondo mentre io un po’ maldestramente passavo dai suoi baci alle sue tette e con le mani le stringevo il culo.
“Ah siii…ancora … è enorme … godooooo …”
“è bellissimo ….vengoooo”
Le scaricai tutto in figa e si accasciò su di me esausta.
Era iniziata per me una nuova vita, Cobra era diventato adulto.
Lei mi fece solo promettere che Andrea non lo avrebbe mai saputo.

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