Le due danesi by liana [Vietato ai minori]




Le due danesi di liana New!

È notte. Sono circa le 23.00; sono a letto. Non riesco ad addormentarmi. Sono nervoso. Mi alzo e vado in cucina. Apro il frigo e prendo una birra. Se mi vedesse mia madre si infurierebbe. Lei non vuole che io assuma alcolici. Dice che alla mia età non è consentito bere birra, vino o quant’altro contenga anche se pur minima traccia di alcol. Svuotata che ho la lattina di birra la comprimo e per non lasciare traccia la butto nel sacchetto dell’immondizia coprendola con altri rifiuti. Per ritornare in camera devo necessariamente passare davanti alla camera di mia madre. La porta è semiaperta. Sbircio e la vedo. È a letto. Non sta dormendo. Sta leggendo un libro. Ha le spalle appoggiate alla spalliera del letto. Sono nude e parzialmente coperte dai lunghi capelli di colore rosso rame. Anche se non l’ho mai vista so che mia madre ama dormire nuda. Anche quella sera lo è. A parte le spalle e le braccia il resto del suo corpo è coperto dal lenzuolo. Si vedono solamente le forme dei suoi capezzoli che spingendo contro la stoffa del lenzuolo sembrano volerlo sfondare. La sensazione di essere guardata le fa alzare gli occhi dal libro. Mi vede.
“Ciao. Cosa c’è? Ti senti bene? Vuoi qualcosa?”
“Si, sto bene. Non voglio niente. Non riuscivo a prendere sonno e sono andato in cucina a bere un bicchiere d’acqua (mento). Poi ho visto la luce della tua stanza e mi sono fermato a guardarti. Ho una mamma bellissima.”
“Ehilà! Come mai questo complimento alla tua mamma? Mi vedi tutti i giorni e non mi hai mai fatto complimenti. Questa sera sei in vena? Vieni, entra. Vieni a sederti sulla poltrona. Parliamo un po. Io e te non parliamo mai.”
Entro e vado a sedermi sulla poltrona che si trova ad un passo dal letto. La guardo. I miei occhi sono attratti dalle protuberanze dei suoi capezzoli nascosti dal lenzuolo. Sonia (è il nome di mia madre) si accorge della direzione del mio sguardo. Sorride.
“La scuola come va? E quella bella professoressa che tanto ti piace è brava come mi dici?”
Non le rispondo. Altri sono i miei pensieri.
“Mamma, ma tu dormi sempre nuda?”
Sonia mi guarda e dopo un attimo di silenzio mi risponde.
“Si. Quando sono a letto tra il mio corpo ed il lenzuolo non mi piace che ci sia niente a separarci. Perché lo vuoi sapere?”
“Non ti ho mai vista nuda; mi piacerebbe tanto vederti vestita della tua sola pelle.”
I suoi verdi occhi puntano i miei. Il silenzio cade nella stanza. I minuti passano.
“Desideri vedermi nuda? Solamente? E poi?”
“Poi cosa?”
“Non vuoi che il tuo sogno diventi reale?”
“Di che sogno parli?”
Non mi risponde. Non ce ne bisogno. È una donna ed ha capito delle mie fantasticherie su di lei. Sa e come faccia a saperlo è per me un mistero. Divento rosso dalla vergogna. Mi alzo e mi giro verso la porta. Mi incammino verso l’uscita dalla stanza. Sono sulla soglia quando la sua voce mi blocca.
“Cosa fai? Te ne vai? Non vuoi più vedermi nuda? Dai, torna indietro.”
Sono confuso. Mi giro e guardo verso il letto. Lei è lì. Distesa e senza più il lenzuolo a coprirla. Si sta mostrando ai miei occhi. Senza distogliere il mio sguardo da quel fantastico corpo mi riavvicino al letto; mi siedo nuovamente sulla poltrona e resto a fissarla per un tempo che a me sembra infinito. Lei sta sorridendo. Dio come è bella.
“Allora, dimmi: ti piace quello che stai vedendo? Mi trovi veramente bella come hai detto?”
Sono così emozionato che non riesco a parlare. Un corpo bianco latte lungo 178 cm di soda carne con cosce e gambe che sono due colonne che sostengono un peso di 70 kg tutto incluso; un torace con 105 cm di circonferenza, un giro vita da 65 cm e fianchi da 98 cm è lì davanti ai miei bramosi occhi. Il mio pomo di Adamo sale e scende. Sto ingoiando aria.
“Mamma sei stupenda. Non ho mai visto niente di così meravigliosamente bello. Mi piacerebbe tanto poterti toccare, accarezzarti. Posso?”
Sonia ride.
“Vuoi dire che vorresti palparmi? Fa parte del tuo sogno? Da quando desideri farlo? Devi aver fatto un grande sforzo per arrivare a farmi una cosi eccitante richiesta. Essermi mostrata nuda agli occhi di mio figlio è già un atto che non avrei dovuto fare però mi eccita sentirmi guardata ed in particolare se sei tu a guardarmi. Vuoi far scorrere le tue mani sul mio corpo? Sono tua madre e non dovrei consentirlo ma non ci trovo niente di strano a che mio figlio mi tocchi. Certo che puoi toccarmi ed anche accarezzarmi anche se già so come andrà a finire.”
Non posso crederci mi ha dato il permesso di mettere le mie mani sul suo fantastico corpo. Allungo le braccia; le mie mani si posano sulla sua pancia. È calda. Le faccio scorrere una verso il ventre e l’altra verso il seno. Il mio tocco e talmente leggero che la sento fremere.
“Non ti facevo così bravo a fare carezze. Dove hai imparato?”
Non le rispondo. Continuo nella mia opera. La mano che si sposta verso il ventre raggiunge il suo pube e si ferma. Ho il palmo poggiato sul folto triangolo di peli che le coprono la vulva e le dita sopra la sua fessura. L’altra mano ha raggiunto le sue mammelle; le palpo. Accarezzo prima una e poi l’altra. Sento mia madre emettere un gemito ed un incitamento.
“Sììì, non ti fermare, continua.”
Le mie dita giocano con i suoi capezzoli che sono diventati duri come l’acciaio. Li artiglio con l’indice ed il pollice e li strizzo. Mamma grida e miagola.
“Sì, strizzali più forte. Ti piacciono le mie mammelle? Quando eri piccolo ti ci aggrappavi con la bocca e ti ubriacavi del mio latte. Vorresti riprovarci? Però ti devi accontentare. Latte non ne ho. Tu fa finta che ne abbia; che ci sia.”
Mia madre mi sta invitando a succhiarle le tette. Non mi faccio ulteriormente pregare. Fiondo la mia testa su quei splendidi globi di bianco alabastro ed avvolgo con le mie labbra il capezzolo più vicino. Comincio a succhiare. Lo so fare. I ricordi ancestrali non mi tradiscono. Sonia trema.
“Vedo che non hai dimenticato come si fa a succhiare latte dalle mie zizze. Anche se sono passati un bel po di anni il ricordo ti è rimasto. Bravo il mio bambino.”
La mano che ho sul suo pube trasmette alle dita le sensazioni che sto provando nel succhiare le zizze di mamma; non riesco a controllarle. Si muovono da sole e si avventurano nel folto dei peli. Giungono a contatto con le grandi labbra e prendono ad insinuarsi verso l’interno. Ho appena valicato l’ingresso della vagina che sento un ruggito e nello stesso tempo la contrazione delle grandi labbra viene esercitata sulle mie dita. Mamma sta godendo. La sua vagina si sta riempiendo degli umori del suo orgasmo. Quando è completamente piena tramacia; valica le collinette delle grandi labbra e inonda la foresta di peli bagnando le mie dita e tutta la mia mano. Ed è allora che accade quello che ho sempre sognato. Mia madre mi invita ad entrare nel letto.
“Spogliati e vieni a letto.”
In un batter di ciglia sono disteso, nudo, al suo fianco.
“No, no, non così. Vienimi sopra.”
Mi passa un braccio intorno alle spalle e mi fa rotolare su di se. Sono disteso sul suo corpo. Le sue tette sono schiacciate contro il mio torace. Sento la durezza dei suoi capezzoli. I suoi occhi sono puntati nei miei. Brillano di una luce che non ho mai visto in altri occhi. Nel mentre mi sta guardando una sua mano si insinua fra i nostri corpi. Mi artiglia il cazzo e lo guida verso l’ingresso del suo fantastico corpo. Avvicina la sua bocca al mio orecchio.
“Spingi.”
Eseguo ed entro nel corpo da tempo agognato di mia madre. Sono appena giunto al termine della corsa che una strana sensazione mi pervade. Ho l’impressione di aver voglia di urinare. Un attimo dopo eiaculo e farcisco la vagina di mia madre con il mio sperma. Mi abbatto su di lei.
“Mamma, scusami. Non so cosa mi succede.”
Lei mi stringe forte e mi sussurra nell’orecchio.
“Non scusarti. Stai tranquillo. Se non ti fosse capitato mi avresti delusa e preoccupata. È la tua prima volta?”
“Si mamma.”
“Dio, è fantastico. Mio figlio è diventato uomo giacendo con sua madre. Non potrai mai immaginare di quanto sono contenta di essere stata io la tua prima donna. Vedrai che alla prossima durerai di più; sarà più lunga. Piuttosto sai cosa hai fatto?”
“Penso di saperlo. Ho fatto l’amore con mia madre?”
“È quello che hai fatto. Mi hai chiavata. Ti è piaciuto? Vuoi ancora farlo?”
“Si, mamma.”
“Abbiamo tutta la notte a nostra disposizione. Lo faremo quante volte ti sentirai di farlo. Mi devi, però, promettere che niente di quello che faremo sarà conosciuto da altri. Nessuno dovrà mai sapere che hai fatto l’amore con tua madre. Sarebbe, se si viene a sapere, la nostra rovina.”
“Perché?”
“Perché questo si chiama incesto e nel nostro paese è vietato accoppiarsi fra madre e figlio. Se ci scoprono per me c’è il carcere e cure psichiatriche e per te, considerata la tua età, l’affidamento ad uno psicologo.”
“Ma io non sono pazzo. Non ci sono paesi in cui il nostro rapporto non viene punito?”
“Si, ci sono.”
“Allora trasferiamoci in uno di questi paesi.”
“Questa è una delle ragioni che mi ha convinta a farmi amare da te. La tua ingenuità. Ce ne sono anche altre fra le quali spicca la tua giovane età. Sei un efebo ed anche bellissimo e questo ha contribuito a farti accogliere nel mio letto come amante. Per spostarci, cosa che farei volentieri perché mi permetterebbe di amarti liberamente, ci vorrebbe una notevole base economica e finanziaria che al momento, pur essendo una famiglia agiata, non abbiamo. Eppoi c’è un’altra ragione che mi trattiene. Ma non dispero di poterlo fare. Io ti voglio alla luce del sole.”
“Qual è questa ragione?”
“Un giorno te ne parlerò.”
“Sei misteriosa. Mi hai fatto entrare nel tuo letto e giacere fra le tue cosce. Hai permesso che io ti chiavassi. Il fatto di essere tuo figlio non ti ha spaventata?”
“Certo, ma la paura di accoppiarmi con te l’ho superata quando mi sono accorta che tu mi volevi; che facevo parte dei tuoi pensieri erotici. Sono mesi che aspetto che tu ti faccia coraggio. Per caso mi sono trovata a guardare nel tuo PC ed ho scoperto una cartella con il mio nome scritto al contrario. L’ho aperta e vi ho trovato una lunga serie di lettere a me indirizzate. Alcune dal contenuto mieloso; altre molto sentimentali; ed infine quelle dal contenuto hard. Le mielose le ho considerate insulse e prive di interesse. Credo che siano state le tue prime. Le sentimentali sono quelle che mi hanno colpito di più. Capii che eri innamorato di tua madre. Sono state quelle a farmi guardare mio figlio con occhi da donna; Le hard invece mi hanno eccitato fino al punto da farmi correre in bagno e masturbarmi ed ogni volta era un casino. Hai una fervida fantasia. All’apice degli orgasmi ho urlato il tuo nome e ti ho maledetto perché non eri li con me. Hai descritto i nostri incontri meglio di uno che scrive racconti erotici di sesso. Sono queste che hanno contribuito molto a farmi decidere di concedermi alle tue voglie. Avessi scoperto prima che bramavi accoppiarti con me ti avrei violentato e non avremmo perso tutto questo tempo a masturbarci. Piuttosto tu mi dici da quando faccio parte delle tue bramosie?”
“Da sempre. Voglio dire fin da quando ho cominciato ad avere le mie prime polluzioni notturne. Sei stata la donna dei mie sogni erotici. Sapessi, mamma, quanto ti ho desiderata e quante volte mi sono masturbato pensando a te.”
“Di questo ne sono certa. Le tue mutandine imbrattate del tuo sperma ero io a doverle mettere in lavatrice. Beh, ora sono qui. Mi hai avuta. Sei ancora dentro di me e da quello che sento crescere e gonfiarsi credo proprio che fra qualche attimo sarai pronto per farti un’altra galoppata. È vero?”
“Si, mamma.”
Di galoppate me ne fece fare per tutta la notte. Riversai nel suo ventre tutta la mia forza. Innaffiai il suo utero con potenti bordate di denso sperma.
Mi sveglio che mia madre è già uscita. Lei è una famosa tributarista ed ha uno studio frequentato dal fior fiore della finanza del paese. Mi guardo intorno. Riconosco la stanza di mia madre. Sollevo il lenzuolo che mi copre e vedo che sono nudo. Non è stato un sogno; è tutto realmente accaduto. Ho fatto l’amore con mia madre, la donna dei miei sogni proibiti. Un urlo di compiacimento mi esce dalla bocca. Balzo fuori dal letto e, nudo, corro in cucina. Sul tavolo c’è pronta la colazione ed un biglietto. Lo prendo e leggo.
“Ciao. Ben svegliato. Fai colazione e poi corri a scuola. Nello studio troverai la giustifica per il tuo ritardo. Vacci e non marinare. Guarda che se non ci vai lo saprò. A stasera. Ti amo. Mamma.”

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