Le avventure del giovane Fabio by mikimark [Vietato ai minori]




Le avventure del giovane Fabio di mikimark New!
Tutto iniziò in un caldissimo pomeriggio di primavera. Ero a casa di Alice, mia compagna di classe. Ma Alice non era solamente una mia compagna di classe. Era anche da quasi un anno la mia morosa. Diciassette anni, era una bellissima ragazzina ed anch’io le piacevo un sacco.
Era piuttosto alta, longilinea, con due bellissime gambe lunghe e affusolate. La ragazzina sapeva valorizzarle in un modo molto semplice: mostrandole. Indossava infatti sempre minigonne molto colorate, leggerissime e, spesso soprattutto d’estate, bianchissime e molto, molto trasparenti. Con malizia faceva così intravedere a tutti il suo meraviglioso culetto e, ai maschietti più mascalzoni e furbacchioni, svelava il pizzo, il colore e soprattutto le microscopiche dimensioni della sua mutandina. Perizoma e tanga erano i suoi tipi di mutandine preferiti. Tra i suoi compagni di classe maschi, i più canaglia, era stato indetto il concorso ‘Scopri le mutandine di Alice. Tanga, perizoma o nulla?’ “Voi non lo saprete proprio mai! – aveva commentato lei infastidita quando venne a conoscenza del sondaggio sul suo indumento più intimo – Lo sa solo Fabio, il mio moroso. E di lui mi fido…” Aveva ragione. Sebbene tormentato e costretto ad autentici interrogatori da un bel numero di segaioli non svelai mai quel suo segreto.
Portava lunghi capelli neri corvini riccioluti che facevano da cornice ai due splendidi occhioni azzurri. Quando li sgranava mi faceva impazzire.
Aveva due tette piccoline ma gonfie e dure come il marmo. Le due areole erano molto grandi e di un rosa intenso che ben si intonava con il candore delle sue giovani e fresche mammelle da diciassettenne. Un seno da accarezzare, leccare e succhiare. Le due tettine, sode e leggermente appuntite, stravincevano la lotta contro la forza di gravità ed anzi puntavano al cielo. Il reggiseno era praticamente inutile e non riusciva a nascondere i suoi capezzoloni che oltre ad essere particolarmente grandi erano sempre molto appuntiti.
Le sue mammelle lei le offriva così, orgogliosamente. Alice era una femminuccia caldissima di temperamento e quando si accendeva non riusciva a nascondere la sua eccitazione. Le piaceva da impazzire essere succhiata sui capezzoli già turgidi e ritti. Io questo lo sapevo e pure li mordicchiavo provocandole così autentici fremiti e addirittura piccoli orgasmi. Le piaceva infatti troppo essere baciata e mordicchiata proprio là, sulle tettine e sui capezzoloni! Si arrabbiava solamente quando sui candidi seni lasciavo le tracce dei miei succhiotti. “Non sopporto che mi marchi come una vacca!” mi sgridava, ma poi le passava..
Per farle fare le cosine che tanto mi piacevano iniziavo, sempre torturandola così. Proprio lì, sulle tettine che, per il piacere provato dalla femmina, si indurivano sempre di più… Alice perdeva in quei momenti la testa e non riusciva a nasconderlo. A quel punto diventava una splendida femmina. Faceva di tutto, con i limiti che la giovane età le consigliavano. Assai ristretti, per fortuna mia!
Avevo potuto apprezzare Alice completamente nuda molto presto. Anzi, conoscendola, Alice si era lei concessa e si era fatta vedere nuda da me. Sì, completamente nuda, ma come e quando lo aveva voluto lei.
Da subito però avevamo anche giocato con il sesso. Qualche volta avevo forzato la sua timidezza e il suo pudore. Una volta in particolare, mi superai e la costrinsi a fare delle cose… a luci rosse. Per lei era stata la prima volta!
Eravamo da poco morosi ed eravamo ad una festa nella solita soffitta frequentata da noi liceali. Lassù ci portavamo sempre anche le nostre morose, alla ricerca di un po’ di intimità. L’ambiente era composto da una saletta centrale adibita a mini discoteca e da alcuni salottini collegati da piccolissime porticine ad arco. Volutamente tenuti bui si erano da sempre prestati alle prestazioni sessuali delle ragazzine. Loro stesse sapevano infatti che, una volta accettato di andare a quel tipo di festa in quel posticino così riservato e molto, molto particolare, non avrebbero potuto non fare qualche cosina ai loro morosi. Soprattutto se i loro morosi le portavano in uno di quei salottini… Appena entrate erano tutte assalite da un fortissimo odore molto, molto particolare ed intenso. Le ragazzine erano giovani ma già lo riconoscevano sempre subito. Tutte. Era l’odore della sborra degli ometti. Chissà quanta ne avevano fatta scorrere magari il giorno prima quei ragazzacci!
Effettivamente noi ragazzini non scopavamo sempre in quella soffitta, anche perché le ragazzine non volevano farsi vedere lì in atteggiamenti troppo scabrosi. Si vergognavano di essere viste dagli altri ragazzi che ballavano solo qualche metro più in là. E ancor più non volevano mostrarsi se si facevano scopare dai propri morosi. Noi tutti, però, sfruttando i comodissimi divanetti, approfittando dell’oscurità riuscivamo ad ottenere qualcosa dalle nostre morose. Sebbene titubanti ed imbarazzate, un po’ obbligate, si davano da fare. Eccome!
Quel pomeriggio Alice aveva accettato di venire con me alla festa. Era bellissima. Camicetta rosa e gonnellino bianco. Corto, molto corto e soprattutto molto trasparente. Indossava pure delle sottilissime calze di pizzo bianche che ritenni autoreggenti. “Ti piaccio? – mi chiese lei facendo una piroetta per esibirsi tutta – Non vorrei turbarti troppo…” “Oh no, Alice! – risposi farfugliando – Accidenti, sei però uno schianto!” “Sono anche la tua morosa, Fabio – continuò lei – Mi sono fatta bella per te. Ma tu devi comportarti bene anche! Se vuoi che io venga a quella festa… In quel postaccio… Non esagerare e soprattutto devi proteggermi dagli altri tuoi amici maschi… Noi ragazze sappiamo tutte che a quelle feste fate delle porcherie… Ci intrappolate e poi…”
Io la rassicurai ma il mio pene, sentendo quelle parole, già iniziò a soffrire prigioniero dentro le mie mutandine. Mi ero anche eccitato in particolare quando lei, con la sua piroetta, mi aveva mostrato il suo favoloso culetto. Ridendo aveva voluto divertirsi un po’ a provocarmi. La cortissima e trasparente gonnellina, che pure lei teneva stratta con le mani sui fianchi per non farla risalire, non aveva protetto le sue mutandine dai miei sguardi. Avevo scoperto anche persino i suoi pizzi. E come avevo visto io tutto quel trionfo di femminilità, così lo avrebbero potuto vedere tutti gli altri assatanati che ci aspettavano sù.
Alice aveva ottenuto ridendo il suo scopo. Quando mi prese la mano e salimmo insieme le scale avevo il mio uccello già in tiro e pulsante. Se ne sarebbe accorta ben presto anche lei!
Salimmo ed entrammo nella soffitta già piuttosto affollata. Alice per la sua bellezza si fece subito notare da tutti. Molti si soffermarono invece in particolare sul suo lato B. La trasparenza della gonna e le luci sparate contro di lei le facevano mostrare tutte le sue forme sotto la gonna. Si rese conto di essere al centro dell’attenzione. Si aggrappò a me e con una mano tentò di proteggersi il basso ventre. Si rese conto di avere la gonna troppo trasparente. O lo era troppo in quell’ambiente e con quei ragazzini! “Mi sembra di aver sbagliato gonna – ammise sospirandomi nell’orecchio – . Ma non pensavo fino a questo punto. E’ un ambientino… Guardali! Guardali tutti come sbavano… Che porci! Me lo metterebbero tutti in mano! L loro coso! E non solo… Meno male che ci sei tu… Tu mi proteggerai, vero, se saranno troppo… maiali? Mi metterebbero in un gran imbarazzo!”
Mi chiese di andare a ballare ed io la accontentai. Alice si strinse a me facendomi sentire il suo corpo. Le sue tette si schiacciarono sul mio petto. Sotto io appiccicai il mio uccello ancora prigioniero al suo sesso che mi sembrò gonfio. “Dai, Fabio, non fare queste porcate – mi rimproverò lei a bassissima voce – Ci guardano tutti! Mi metti ora proprio tu in imbarazzo! – mi rimproverò sentendo il movimento del mio ventre sul suo – Non sono mica la tua puttanella alla quale fai assaggiare il tuo uccello! E davanti a tutti!” “Sono solo degli invidiosi – la tranquillizzai io – . Vorrebbero tutti tenerti stretta. Sono invece costretti a limitarsi a scoprire le mutandine che usi sotto questa gonna” “Ma… ma, amore! Siete tutti dei porcelloni – brontolò lei – . Non pensavo che una gonna un po’ trasparente e il pizzo del mio tanghino potessero mandarvi tutti in confusione. Anche tu, Fabio… Mi sembri un po’ troppo agitato…”
Non le risposi e la baciai con forza e passione. Con una mano mi avvicinai a un seno e lo accarezzai. Sentii distintamente il suo capezzolo già ritto e duro. Con l’altra mano le sfiorai il gonnellino e mi piacque sentire il filetto del tanghino che indossava. Emise dei sospiri. “Ti prego, amore – mi sussurrò – . Non qui, davanti a tutti, non adesso!” Finsi di non sentire e continuai a immergere la mia lingua dentro la sua bocca. Mi piaceva troppo baciarla così per riempirla tutta della mia saliva. Volevo così possederla e farla mia per la prima volta in quella maniera rude da maschio che la voleva.
Quando mi accorsi che anche lei stava provando piacere e si contorceva lentamente con il suo basso ventre per meglio ascoltare la mia erezione, decisi di passare all’azione. Ero troppo eccitato e dovevo sborrare quanto prima. Alice avrebbe capito… E mi avrebbe aiutato. Era la mia morosa! Sapeva farlo e si era già mostrata bravissima a farmi sborrare come una fontana con tanti fiotti e zampilli. L’aveva fatto però sempre in posti molto riparati da eventuali sguardi indiscreti.
La presi per mano e la condussi in una vicina stanzetta. Era appena appena illuminata, c’era la musica in sottofondo e soprattutto due comodissimi divani piazzati agli angoli della stessa. L’uno di fronte all’altro. “Dove mi hai portata? – mi chiese lei con finta preoccupazione – Non ce la fai proprio più a comportarti bene? Ti prego, Fabio, comportati bene. Non costringermi a fare cose che non ho mai fatto! In certi posti e con i tuoi amici così vicini che mi possono vedere… Lo sai, io mi vergogno… E po qui dentro c’è un odoraccio… E’ della vostra robaccia… Sì, insomma, c’è proprio tanta, tanta puzza di sborra! Non è bello, sai… che tu abbia portato la tua morosa in questo postaccio e che le fai sentire l’odore di quella roba là! E chissà di chi chi, poi… Un altro maialaccio come te che si è tanto divertito con la morosa e che poi alla fine ha… sporcato! Dappertutto!”
Io non le risposi, la baciai a lungo e contemporaneamente le slacciai i bottoncini della camicetta. “Ma Fabio… – protestò subito lei – Cosa mi fai? Non voglio! Ti prego…” Alice mi mostrò il suo reggiseno, bianchissimo ed ultra trasparente. Vidi i suoi enormi capezzoli rosei. Erano particolarmente grandi e il pizzo del reggiseno a stento li incorniciava. Vedendo quelle tettine il mio uccello si indurì ancora di più e lo sentii distintamente pulsare. Per un attimo temetti di sborrarmi addosso, nelle mutandine! Lei intuì la mia difficoltà e mi sorrise. Con soddisfazione e maliziosamente. Le piaceva vedere un uomo eccitarsi guardandola!
Respirai a fondo, con la mano le catturai il seno e lo palpeggiai tutto, piano, piano. Lei gradì e si lasciò scappare un primo sospiro. Le sfilai la camicetta e ripresi a baciarla. Quando lei diede un ulteriore segno di abbandono con la mano libera mi dedicai al gancetto del suo reggiseno. Fui veloce e lo feci cadere sul suo ventre. Lo vidi e lo feci mio. Lei si arrabbiò un po’ per la mia sfrontatezza, sbuffò e tentò di coprirsi subito le tette con le mani. “Ma Fabio! – quasi urlò lei – Cosa fai! Il mio seno! Se entra qualcuno? Non voglio mostrare le mie tette a qualcuno di quegli scalmanati là fuori! No! Ti supplico! No e poi no! Uffaaaaa!”
“Hai due tettine bellissime – cercai di tranquillizzarla – Non c’è ancora nessuno qui. E se anche qualcuno potesse vederle…” “Ma Fabio! – continuò a protestare lei – Io sono la tua morosa! Non mi piace mostrarmi così ad altri uomini! Certe cose le mostro solo al mio ragazzo!”
Non le risposi e con una mano le catturai un seno. Lo palpeggiai a lungo per apprezzarne la consistenza e poi tra il pollice e l’indice presi il capezzolo già ritto. Alice era già eccitata e lo strofinio delle mie dita le arrecò ulteriore piacere. Non soddisfatto di ciò le presi tra le mie labbra l’altro suo capezzolo. Lo leccai e lo mordicchiai. Le piaceva tanto, così! I suoi gemiti si alternavano a sospiri. “Oh no! – riuscì solo a dire – Cosa mi fai… Non farmi questa cosa… Mi fai impazzire, così! Mmmm, l’hai scoperto… Io… io… Così! Proprio così! Mi piace! Troppooooo! Sìììììì, cosììììì…. Ma tu…. ma tu… così mi fai venire subito.. Non voglio, Fabio! Qui, sul divano. Sporco tutto… Le mutandine… Sono già tutta bagnata… Scusami! Mi fai… schizzare! Sìììììì! Godooooo! Non farmi schizzare qui, adesso! Ti prego… Mi vergogno mostrarti come schizzo! Come una cagna in calore!”
Alice stava avendo il primo orgasmo che io le regalavo. Con una mano mi infilai tra le sue cosce. Era calda Alice tra le sue gambe. Risalì la coscia ed accarezzai la sua calza autoreggente. Pensai a come sarebbe stato bello sborrare sulle sue calze… Lei si dimenava un po’ sentendo l’intrusione della mia mano sotto la sua gonna. E si agitò ancor di più quando sentii il palmo della mia mano appoggiarsi sulla sua fica ancora protetta dalla sottilissima seta della mutandina. “No, amore, non farlo – si lamentava e gemeva lei – . Ti prego, fermati! Cosa vuoi farmi? Fai piano… Mi faresti male… Io… io sono vergine. Lo sai…”
Ma io volevo scoprirla. Infilai la mia mano sotto il minuscolo tanghino di lei. Accarezzai, sfiorandolo, il suo foltissimo pelo. Arrivai alla vulva e vi incollai sopra la mano. Era tutto molto caldo. Il suo sesso era straordinariamente gonfio, pulsava e produceva un liquido che sentivo caldo e vischioso. Alice stava godendo. Forsennatamente! “Sììììììì, amore, sìììììì continua così – gemeva Alice – . Mi fai venire ancora! Sto venendo! Mi piaceeeeeee! Scusami, ma schizzo! Non l’ho mai fatto così! Mi vergogno tanto… Mostrarti tutto…. Schizzooooo! Sporco tutto! Ti spruzzo tutto in mano! La senti? E’ la mia robina… Come è bello! Continua così! Sììììì. Così… cosìììììì…”
Le presi la mano e gliela feci appoggiare sulla patta dei miei calzoni. La facilitai slacciandomi la cintura e subito dopo mi fermai. Lei capì che tutto il resto avrebbe dovuto farlo lei. Per un po’ in silenzio mi accarezzò il cazzo ancora prigioniero. Non era la prima volta che Alice toccava il mio uccello. Ma lo era in quella situazione. Poi con estrema abilità mi sbottonò i jeans. Con il movimento del mio bacino facilitai il suo tentativo di abbassarmeli velocemente fin sotto le ginocchia. Si soffermò di nuovo ad accarezzare il mio cazzo ancora intrappolato nei miei slip. Poi, con decisione, allargò l’elastichino della mia mutandina e mi fissò a lungo negli occhi con i suoi occhioni azzurri. Sempre fissandomi emise un profondo sospiro. Poi socchiuse gli occhi per un attimo e mi abbassò lo slip. Oh sì, finalmente Alice l’aveva fatto. Era tanto che aspettavo quel momento! Aveva liberato il mio cazzo che implorava. Implorava lei, Alice! Il mio uccello saltò fuori come una molla, rimase ritto per qualche istante e poi si adagiò duro come l’acciaio sul mio ventre. Era duro, grosso e urlava tutta la sua voglia.
Alice se ne accorse, rimase a lungo a guardarlo. “Mmmmm, uomo! Hai proprio un gran bell’uccello – sospirò – . Ce l’hai lungo e grosso. E’ enorme e mi farebbe tanto, tanto male se me lo spingessi dentro di me… Ma sono sicura che ha anche una gran voglia di fare… la cremina! E tu vuoi che sia io adesso a farti venire, vero?”
Io non risposi ma lei, con lentezza e con dolcezza, se abbassò ed appoggio il suo volto sul mio ventre sfiorando il mio pube. La sua bocca era a pochi centimetri dalla cappella del mio uccello. Rimase per un po’ a guardarla. Poi prese in mano il mio cazzo impugnandolo stretto alla base. “Ce l’hai enorme, Fabio – disse lei sempre sospirando – . Non ho mai visto e preso in mano un uccello come il tuo! Ed è proprio bello.” Intravedevo i suoi occhi spalancati. Le piaceva proprio il mio cazzo!
Iniziò ad accarezzarlo. Tutto. Sapeva farci, Alice! Con il pollice e l’indice mi abbasserò lentamente il prepuzio e si mise subito a giocherellare con il frenulo. “Non sei circonciso, amore – mi disse lei – Meglio… Ma devo farlo piano… Non voglio farti male…”
Scese con lentezza lungo l’asta del mio pene. Non si fermò e scese ancor più giù fino ad accarezzarmi le palle. “Sono belle le tue palle. Lisce, non sono rugose e pelose. Come le aveva l’altro mio moroso. Ma come sono pesanti…”
Poi in silenzio riprese in mano il mio uccello. Iniziò a farmi una lentissima e dolcissima sega. Mi fece impazzire perché contemporaneamente mi leccava e baciava il ventre, il pube e poi, sotto, i due coglioni. Uno alla volta li catturò nella sua bocca e sentii la sua linguetta leccare, leccare, leccare. Era bella da vedere così, Alice! Piegata e rannicchiata. Con gli occhi socchiusi mi faceva una sega sublime a due mani. Lo teneva stretto, il mio cazzo, tra le sue dita nervose. Me lo scappellava tutto, poi risaliva e lo ricopriva. Tra le mie cosce faceva ballonzolare le mammelle. Stupende! E quanto le piacque baciarmi le palle. E si divertì in quella fantastica sega. In quella posizione, praticamente nuda e con quel gonnellino corto che non copriva più nulla. Stava segando il suo moroso… Lo faceva piano, con calma e con tanta dolcezza. Sì, voleva farmi arrivare così all’orgasmo. Con dolcezza, piano, piano farmi schizzare la mia sborra dappertutto! E guardarmi mentre spruzzo…
E accadde l’imprevisto. Nel salottino entrarono improvvisamente due ragazzi. Erano due compagni di liceo. Uno era addirittura un nostro compagno di classe. Alice li sentì arrivare e si irrigidì immediatamente. Era praticamente nuda, lei! Mostrava il seno e la gonna ben sollevata lasciava intravedere completamente le sue mutandine. Inoltre era appoggiata languidamente sul pube del suo ragazzo, aveva in mano il suo uccello e gli stava facendo uno spettacolare segone. Oh no! Per lei era troppo!
“Oh no! – esclamò subito lei – Non voglio! Non voglio farmi vedere così! Mi vergogno troppo!” Si sollevò e si coprì immediatamente le mammelle con un braccio. Con l’altra mano cercò di risistemarsi la minigonna sulle gambe.
Questi goffi tentativi di coprirsi ebbero l’effetto contrario sui due ragazzini. E soprattutto su di me. Quella volta infatti per la prima volta scoprii che non mi dispiaceva per nulla vedere la mia morosa mostrarsi davanti ad un altro uomo. Ancora meglio se gli spettatori fossero stati due. Più nuda possibile, ovviamente, e naturalmente impegnata in qualche giochino che lei ben conosceva.
“E adesso? – mi chiese lei sempre bisbigliando – Cosa faccio? Quei due ci stanno guardando. Anzi, mi stanno guardando… Eccome! Non ti dà fastidio questo? Sono la tua morosa…”
“Si Alice – le risposi disarmante – . È vero. Sei la mia morosa, na sei anche bellissima e… sei tanto tanto brava a fare quelle cose. Avevi appena iniziato a mostrarmi cosa eri capace di fare! Non puoi interromperti, adesso… Sul più bello! E avevo certe idee…”
I due ragazzini sentirono le mie lamentele alla mia morosa. Diedero una loro interpretazione di quello che stava succedendo. Purtroppo per lei corretta! Senza dir nulla uno dei due si alzò e tiro la tenda all’ingresso del salottino. Poi tornò a sedersi sul divano. Insieme al suo amico fecero una cosa che sconvolse Alice. Entrambi sorridendo a lei maliziosamente pensarono di levarsi davanti alla mia morosa sbigottita i jeans ed immediatamente dopo abbassarsi anche lo slip. Non soddisfatti di ciò cercarono lo sguardo di Alice che avendo intuito le intenzioni dei due aveva tentato di sviare per un attimo lo sguardo. I due invece lo catturarono e con languidi sguardi la invitarono a guardare i loro due cazzi già duri che così generosamente le esibivano. E mentre Alice per un attimo li guardò essi approfittarono per mostrarle anche come due maschietti fossero capaci di masturbarsi senza alcun pudore davanti a una donna. E davanti a lei, in particolare!
Alice furibonda mi urlò di portarla via. Mi chiese di restituirle subito il reggiseno che già avevo messo nella mia tasca. Si alzò anche in piedi. Era bellissima, così, arrabbiata, spettinata e tutta impegnata a coprirsi con le mani il seno che continuava ad essere oggetto degli sguardi libidinosi dei due maschietti.
Tutta la situazione mi eccitò a dismisura. E ritenni di fare quello che in quel momento desideravo di più. Le presi una mano che così scoprì un seno. A voce bassa la pregai di calmarsi. Le dissi che quello che stava succedendo mi intrigava troppo. Anzi, mi eccitava a dismisura. Lei mi guardò con fare interrogativo e tornò a fissarmi l’uccello che nel frattempo aveva avuto un’ulteriore erezione. Alice, un po’ sconsolata, si accorse che mi ero ulteriormente eccitato. Vedendola così a disagio ed in difficoltà davanti agli uccelloni di quei due. E come piaceva a loro mostrare alla bella Alice i loro cazzi! I due porci! Di fronte a quei due mascalzoni tornò a sedersi sul divanetto vicino a me. Voleva essere protetta, I due segaioli continuavano infatti a masturbarsi davanti a lei con violenza e rumorosamente.
“Ma Fabio! – iniziò lei quasi piagnucolnte – Non ti capisco… Non ti vergogni? Ma come puoi accettare che due ragazzini vedano la tua morosa quasi nuda! E mentre lei ti masturba per farti venire loro si fanno una sega guardandola! Per eccitarsi e scoprire come lei te la fa…”
“Sì lo posso fare! – le spiegai – Perché mi piace. Vedere due giovani uomini che si eccitano nel guardarti, fino a raggiungere il loro orgasmo. Vederli sborrare mentre tu fai sborrare me. E vedere il tuo imbarazzo e le tue difficoltà nel farlo davanti a loro!”
“Fabio, io… io… non so, non capisco – continuò lei con un tono leggermente più calmo e rassegnato – . Questa cosa non mi è mai successa. Tu mi piaci un sacco. Se sono qui oggi, in questa soffitta dove sapevo benissimo c’erano state delle orge, è perché volevo stare un po’ con te. Farti felice, come volevi tu. E magari in un modo un po’ diverso dalle altre volte… E lo stavo facendo. Ma poi…”
“Ma poi… – la incalzai io – Non vuoi il mio piacere? Adesso l’orgasmo vorrei raggiungerlo così… “
“Dovrei fare una cosa che non ho mai fatto – tentò ancora Alice di placare le voglie così particolari del suo moroso – . Non so se sono capace di farlo. Mi vergogno e sono tanto imbarazzata.”
“Ma Alice! – la presi in giro per un attimo – Una ragazza bella e spregiudicata come te, che si presenta ad una festa con quella gonnellina e che mostra a tutti le sue mutandine non può non essere capace di fare dell’altro. Soprattutto se glielo chiede il suo moroso!”
“Ma Fabio! – sbotta ancora Alice – Io non sono una puttana!”
“Ma tu non sei puttana! – alzai la voce io – Saresti solo una donna che fa impazzire dal piacere il proprio maschio!”
“Insomma – borbottò ancora lei con tono di sottomissione – dovrei fare delle porcate! Dovrei esibirmi davanti a quei due mocciosi mentre cerco di farti godere. Naturalmente mi vorresti nuda! Io no. La mia passerina non la mostro anche a quei due segaioli!”
“Va bene, tesoro – la tranquillizzai – come vuoi… Se ti dà fastidio levarti il tanghino… L’importante è che tu venga qui e che tu riprenda a fare quello che facevi prima. E ti piaceva, farlo…”
Alice sbuffò, borbottò e si adagiò di nuovo sopra di me. Risentii il suo visetto appoggiarsi sul mio ventre e sentire il suo fiato sul mio pube. Riprese anche l’uccello in mano. Mentre iniziò a segarmi le sollevai la gonna completamente. Lei si sentì ulteriormente umiliata e messa ancor più a nudo. Girò il volto e vide i due ragazzini apprezzare moltissimo il suo tanga. Anche i loro uccelli si erano ingrossati e promettevano enormi eruzioni ed inondazioni. Di quel loro schifosissimo liquido seminale.
“Va bene così? – mi chiese Alice – Io la sega la faccio così… Mi sembra che a te piaccia proprio tanto! E anche a loro vedere come io, la tua morosa, te la faccio. Mmmmm, hai proprio bell’uccello tu, però!”
“Sìììììì, Alice! – cominciai a gemere io – continua così. Sai fare le seghe divinamente. Veloce, più veloce, adesso! Accarezzami le palle e poi mettimi un dito nel culo!”
“Cosaaaaa? Cosa vuoi? – sbraitò Alice – Non ci penso proprio! Non posso, non riesco, mi vergogno a fare queste cose… Nel tuo culo, il mio ditino…”
Mi misi a carponi sul divano ed intimai ad Alice ad obbedire. “Mettiti in ginocchio dietro di me. Allungati da dietro e con una mano continua a segarmi più velocemente che puoi. Fallo come se tu sentissi che io sto per schizzare! L’indice dell’altra mano infilamelo nel mio buco del culo.” “Sei un porco e anche pervertito – strepitò lei – Non so proprio farlo questo… E mi fa tanto schifo..”
Ma dopo una piccola esitazione Alice, dopo essersi messa nella posizione che volevo, iniziò la penetrazione del mio ano. Completata la introduzione, iniziò a stantuffarmi dentro. Fu molto piacevole soprattutto per il disagio che le provocai. E faceva pure fatica a segarmi. Con energia, come avevo preteso.
I due ragazzini intanto stavano ansimando sempre di più. Alice cercò di accelerare ancor di più il ritmo della sega che mi stava facendo. Immaginai le sue mammelle ballonzolare. Lei voleva farmi godere e schizzare. Iniziò a parlarmi. “Ti piace, vero, Fabio quello che ti sto facendo – mi bisbigliò per non farsi sentire dai due ragazzini guardoni – . Ce l’hai duro e gonfio e stai per venire. Lo sento, fra un po’, mi mostrerai come spruzzi. Come fai la tua sborra. Amore, me ne farai tanta tu, vero? Tutta per me che ti ho fatto sborrare tanto, tanto!”
Ma io ebbi un’altra voglia. Volevo costringerla ad un’altra porcata. Mi alzai e la feci inginocchiare davanti a me. Capì subito cosa volevo da lei. Mi misi in una posizione ottimale affinché anche i ragazzi potessero gustarsi per bene in primo piano il pompino che Alice stava per essere costretta a farmi. Volevo però che anche lei, mentre mi spompinava, potesse vedere quando i due ragazzacci avrebbero fatto i loro sborroni. Mancava poco e volevo vedere tutto l’imbarazzo e il disgusto di Alice di fronte a quelle sborrate da lei stessa provocate.
Le raccolsi i lunghi capelli sulla nuca. “Non ti piaceva la mia sega? – mi chiese delusa – Non sono stata brava? Sei il primo che non faccio venire con la mia mano… Ma tu, mi sembra di aver capito, forse, vuoi altro… Da sempre!”
“Coraggio, Alice – le ordinai con tono che non permetteva replica – . Adesso spalanca la tua boccuccia. Te lo mette in bocca il tuo moroso. Tutto. Bacialo, leccalo e succhialo come tu sicuramente sai fare! Mostra ai due ragazzini come tu sai fare i pompini. E guardali sempre perché li vedrai schizzare. Anche loro!”
“Nooooooo! Questo no! Non posso… Non ci riesco… Non puoi sborrarmi in bocca. Non riesco a buttarla giù, a fare l’ingoio che voi tutti invece volete. Uffa! Ho un bruttissimo ricordo di un pompino… con ingoio finale!
“Mi fai ricordare il mio primo moroso che mi costrinse a fargli il mio primo pompino. Fu per lui meraviglioso schizzarmi tutto il suo seme in bocca, ma fu invece per me un disastro. Mi consigliò di bere subito il suo sperma perché lui ne faceva sempre tantissimo. Mi aveva avvertita, io non volli ascoltarlo e… non ce la feci. Non volli buttarlo giù subito e bere la sua sborra. No, non volevo! La tenni in bocca finché la bocca si riempì completamente di quella robaccia calda e maleodorante. Lui continuava a spruzzare e ne fece ancora, tanta. Dovetti allora iniziare, per non annegare nel suo sperma, ad inghiottire quella schifosissima roba che voi tutti fate. La ingoiai tutta, fino all’ultima goccia. Ma il mio pancino rifiutò tutta quella sborra e la vomitai. Da allora mi ripromisi di non fare al mio uomo pompini! O almeno, se proprio lui lo vuole, i pompini senza l’ingoio!”
Abbassò per un attimo il capo e subito aggiunse a voce ancor più bassa quello che io sognavo di sentire. “Se vuoi, se proprio devi farmi fare questa schifezza, puoi farmi piuttosto fare un’altra… porcata. A voi uomini, accidenti a voi, piace tantissimo farlo. Cosa? Non lo immagini? Insomma, non faccio l’ingoio però se ti va puoi schizzarmi dappertutto… Sì, dappertutto. In faccia! Ma, ti prego, non negli occhi e… tra i capelli! Va bene, tesoro?”
Non le risposi ma le infila l’uccello in bocca. Lei se lo spinse tutto dentro fino in gola. Sentii la sua lingua leccarlo. La sua bocca si sformò ed Alice emise dei lunghi lamenti. Con gli occhi socchiusi guardava anche i due ragazzi che si godevano lo spettacolo del suo pompino. Avevano aumentato la velocità delle loro seghe. Era certa che sbrodolassero prima di me e per questo l’avevo obbligata a guardarli mentre avrebbero schizzato a fiotti il loro sperma.
Uno dei due infatti venne e lanciò schizzi dappertutto. La mia morosa quando lo vide spruzzare prima spalancò gli occhioni e poi si lasciò scappare un sospiro compiaciuto. Non le era dispiaciuto vedere schizzare in quel modo il maschietto. Piegata osservò anche a lungo gli sborroni che sporcavano il pavimento. Poi socchiuse di nuovo gli occhi e riprese un frenetico su e giù lungo l’asta del mio cazzo.
Ma lei voleva finire lo spettacolo privato per quei due segaioli. Decise di cambiare posizione e da inginocchiata si mise alla pecorina. Allargando naturalmente le gambe per mostrare per bene da dietro la folta peluria che contornava i suoi orifizi. Il filetto del tanghino a malapena copriva le due fessurine. Ano e vagina furono preservati dalle occhiate del secondo ragazzino che stava pure per inondare il pavimento con i fiotti del suo sperma. Alice volutamente ondeggiò il culetto come se volesse offrirsi al ragazzino. Lui lo percepì e fantasticò per un attimo di incularla. Ciò bastò per fargli raggiungere l’orgasmo. Il ragazzo spruzzò ancora più del suo amichetto. I fiotti di sperma volarono in tutte le direzioni. Si trattò di un’autentica eruzione. Alcuni schizzi arrivarono sul culetto di Alice che sobbalzò. “Mi hai sporcata – urlò al ragazzino lei – . Sei un maiale. Guarda cosa hai combinato! Mi hai schizzato il tuo sperma sul mio culetto!” Ma lui continuò imperterrito nella sua violentissima eiaculazione. Alice continuò a spompinarmi ma pure sbirciava verso il ragazzino. Lei era sorpresa. Non aveva mai visto un maschio masturbarsi da solo in quella maniera e spruzzare, spruzzare tutta quella robaccia. Poco dopo anche il secondo maschietto si placò.
Rimasi solo io. Avevo una gran voglia di venire. Il mio uccello era gonfio e pulsava. “Fabio, ti prego… – mi implorò di nuovo lei – Vuoi venire, adesso? Lo so, vorresti farmela in bocca! Farmela bere! Ma io… ma io… non ci riesco! Non ce la faccio! Mi faresti vomitare… Il tuo sperma…”
“Alice, io lo voglio… – le dissi con estrema dolcezza – Voglio che la mia morosa conosca il mio sperma. Ti piacerà la mia sborra, vedrai. E’ dolce quella che faccio con i primi schizzi. Sono quelli più violenti…”Alice socchiuse gli occhi e mi guardò. Mi accarezzò lentamente il ventre e le palle. Ebbi un sussulto e sentì la scarica di piacere inondarmi il cervello. “Vieni, tesoro! – mi sussurrò lei piano, piano, quando sentii il mio grande inumidirsi – Stai per venire, vero? La sento, sai, la tua sborra. E va bene. Se proprio lo vuoi… Vieni, vieni! Ora sborrami in bocca. Sì, è giusto che io assaggi e beva il seme del mio uomo. Dammelo e mostra ai due guardoni come mi schizzi in bocca! Io li ho visti sborrare tutti e due e mi è piaciuto. Io ora mostro loro come mi faccia schizzare anche in bocca dal mio uomo!”
Spalancò la bocca e infilò di nuovo dentro di sé in mio uccello. Riprese freneticamente a spompinarmi. Questa volta gli bastarono pochi secondi. Le strinsi la nuca tra le mie mani e la bloccai con il mio uccellone in bocca. “Sborroooooo! – urlai – Sììììììì! Così, così! Sboorroooooo, schizzoooooo! Tutto, tutto nella tua bocca! Bevi. Alice! Tuttaaaa! Bevila tutta! Sìììììì… proprio così e buttala giù!”
Alla mia prima sborrata lei strinse gli occhi e fece un lungo lamento. Fece lo stesso quando arrivò il secondo sborrone. La vidi iniziare a buttar giù faticosamente la mia sborra proprio quando le inondai la bocca con il terzo sborrone. Questo, forse più denso e caldo degli altri, la mandò in crisi. Iniziò a scuotersi tutta ed a dimenarsi. Si staccò dal mio uccello che continuava a spruzzare sperma ed aveva la bocca piena del mio seme. Si lamentò tanto e gesticolando mi fece intendere con le mani che non ce la faceva più. Basta, basta sperma in bocca, sembrò dirmi. Aveva la bocca gonfia, piena della mia sborra. Fu colta da conati di vomito ma resistette. Fu allora che decise di buttar giù. Iniziò l’ingoio. Ad ogni sorso di sperma ingerito seguiva un lamento e una smorfia di disgusto accompagnato dal suo strizzare gli splendidi occhioni. No, non le era proprio piaciuto bere la mia sborra! Ma tre sborroni li aveva tutti nel pancino! Ma, come promesso, si fece docilmente riempire il volto di sperma. I miei fiotti la colpirono senza pietà negli occhi, sul naso, sulle labbra e tra i capelli. Il suo viso le fu riempito da tanto, tanto sperma.
A lungo rimase dopo in silenzio. Era piena di sborra e la sentiva colarle dappertutto. Poi, superato il momento più difficile, contrattaccò. “Vi siete divertiti abbastanza?- disse rivolgendosi ai due ragazzini ancora inebetiti – Le vostre moroso non sono capaci di fare certe cose? Siete costretti a farvi le seghe guardando una donna fare un pompino al suo moroso?”
I due ragazzini si rivestirono in silenzio ed uscirono. Io la guardai. Così, quasi nuda e sporca del mio seme era ancora più bella. “Mi hai conciata proprio per bene – brontolò lei – . Non vorrai mica che vada io al bagno in queste condizioni, mezza nuda e piena di sperma! Il tuo sperma! Dappertutto!”
Risolvetti il problema recuperando i fazzolettini di carta che abbondavano nel bagno. La ripulii io e mi piacque moltissimo farlo. “Sei proprio un maialino – mi disse sorridendo – Io mi ero fidata del mio moroso! Però… Lo sai che hai proprio una gran bell’uccello. E quella roba lì che tu fai non è proprio tanto cattiva…” Mi diede la mano si appese a me ed uscimmo. La festa era finita. Almeno quel pomeriggio, per noi due.
Il giorno dopo, come mi aveva promesso, Alice mi infatti regalò tutto il suo corpo. La vidi completamente nuda. Finalmente!
Si divertì un mondo, quel pomeriggio a casa mia. Volle anche la musica adeguata a quello che stava per fare. Si spogliò, completamente. Fu uno spogliarello integrale. Volò anche il tanghino che tanto aveva difeso il giorno prima e le sue languide movenze accompagnate alle sue smorfie mi mandarono in confusione. Il cazzo urlava e mi premeva nelle mutande. Temetti di schizzarmi addosso. Alice aveva il corpo da fotomodella. Il culetto rotondo e sodo mi faceva sognare. Come la sua fica, curatissima, nerissima e pelosa. Dopo la prestazione che mi aveva regalato alla festa mi offrì quella volta la visione del suo corpo.
Ma Alice era ancora vergine, dappertutto. Anche allora dovevo accontentarmi di altre sue prestazioni. Le mani e la bocca Alice le sapeva usare molto bene su di me. Soprattutto sul mio uccello. E anche lei lo sapeva! “Ehi, Fabio, ti vedo molto agitato! – mi cinguettò mettendosi in posa e raccogliendosi i capelli – Ti piaccio, così, vero? Chissà quali porcate vorresti farmi…” Non le risposi e mi spogliai. Mi lasciai lo slip e mi sdraiai sul mio letto. “Mmmmm – sospirò lei – Cosa desidera il signore, oggi?” “Vieni qui e spogliami…” “E poi? – mi chiese con tanta malizia – Cosa devo fare?” “Voglio leccarti tutta, la tua fica! E tu succhia il mio cazzo! Voglio godere nella tua bocca. Tanto e insieme a te. Voglio tutti i tuoi umori nella mia bocca! Li voglio assaporare tutti, come te il mio sperma. Lo voglio!” “Mi vergogno un po’! – mi interruppe Alice – Non ho mai fatto questo. Tenere in bocca l’uccello di un uomo e farmi leccare da lui… proprio là! Anch’io ho orgasmi… Eccome! E anch’io, come te, spruzzo e ne faccio tanto! Provo vergogna mostrartelo…”
Tesi le braccia verso di lei. Lei si fece prendere e docilmente ubbidì mettendosi nella posizione che volevo. L’odore della sua fica era forte e mi inebriò subito. La leccai tutta, dentro, alla ricerca dei suoi umori. E più leccavo e più sentivo lei gemere, sospirare ed aumentare la frenesia del pompino che mi regalava. “Fabioooooo! – ululò lei – Io…. io… vengooooo. Schizzoooo. Sì nel tuo letto! Scusami…. Sporco tutto! Oh no, tu vuoi bere… Ecco, senti? Spruzzoooo! Tutto! Bevi, amore, bevi, se vuoi…”
Alice mi inondò la bocca. I suoi liquidi erano densi e piuttosto acidi. Ma sapendo che erano i suoi non mi ritrassi. Anzì! “Sì, Alice, vieni! Non fermarti! Godi! Spruzza tutto quello che puoi e fammi bere… Mmmm, quanta ne fai…. Ohhhhh, Alice! Anch’io! Vengoooooooo. Sìììììì. Sborrooooooooo! Anch’io! Come ieri! Ti schizzo in bocca! Eccoooo! E la mia sborra! Ti piace? Vero?”
Godemmo tanto. Entrambi. Io nella sua bocca, lei nella mia. “Soddisfatto, uomo? – mi chiese fingendo un rimprovero che non c’era – Mi hai portata a letto! Nel tuo letto! Ed hai voluto assaporare tutto di me! Ti è piaciuto?” Io non le risposi e mi limitai a raccogliere il mio sperma che continuava a sgorgare dagli angoli della sua bocca. Era un po’ imbronciata. Era troppo bella così. Spettinata e infastidita nel sentirsi addosso, dappertutto sul suo bel visetto, il mio sperma. Ed avvertire ancora colare sborra dalla bocca ancora piena del mio seno. Sì, era proprio troppo bella, così. Presi il mio cellulare. “Ti va? – le chiesi con tono ruffiano – Sei troppo bella! Solo una!” Lei spalancò gli occhioni e per un attimo trasalì. Poi si tranquillizzò. Per un po’. “Ma dài, Fabio. Cosa vuoi farmi… Proprio così… Mi vergogno… Sono tutta sborrata! E tu sei proprio un porcellone! Beh, dopo tutto quello che mi hai già combinato! Se mi assicuri che non la mostrerai a nessuno… Mi raccomando…” Non le diedi il tempo di cambiare idea- Scattai subito, e non fu uno scatto unico. Feci parecchie foto. Il suo volto, sempre di più imbronciato ma bellissimo e sporcato dalla mia sborra. Poi, a sorpresa allargai la ripresa. Lei intuendo le mie intenzioni si coprì immediatamente i seni e la fica con le braccia e le mani. Inginocchiata sul mio letto in quella posizione era così ancora più sexy. Si proteggeva un po’ perché non voleva essere fotografata completamente nuda. Non voleva mostrare la sua passerina ancora vergine. “Solo una – quasi urlai – Ma nuda, completamente…. Mostrami anche la tua fighetta! E’ cosi gonfia… e pelosa!” “Non volevi immortalare i tuoi capolavori sul mio visetto… – brontolò subito lei – Ne hai fatte delle altre, mi sembra… Più d’una! E non ti basta…” “Dài – cercai di incalzarla – solo una. Saranno foto private. Sei protetta!” “Uffa! – sbuffò lei raccogliendosi i capelli dietro la nuca e mostrandosi di nuovo tutta nuda – Fai presto! Potrei anche cambiare idea…. Bella, nuda e tutta sborrata! Piena di sperma! Il tuo!”
No, lei non cambiò idea. Furono una ventina le foto che riuscii a scattare. Tutte belle, molto audaci e tanto provocanti. Stupende perché lei si adoperò e partecipò moltissimo. Soprattutto nell’ultima. Mi avvicinai a lei e le appoggia il mio pene sulle labbra serrate. “Cosa vuoi? – mi chiese allarmata – Che porcata vuoi ora farmi fare?” “Sei bellissima con l’uccello in bocca! – le dissi – Quello che ti ha spruzzato in faccia…” “Ma Fabio! – strillò Alice – No! Non voglio. Questo proprio no. Mi vergogno troppo! Fino ad ora abbiamo giocato. Adesso hai certe pretese… Non me la sento… Ho troppa paura che ci siano delle foto così in girò. Sì Alice immortalata mentre spompina il suo moroso. Se qualcuno te le ruba… Dovrei scappare, per la vergogna! ”
Rimasi in silenzio ma subito appoggiai l’uccello sulle sue labbra. “Nooo! – bisbiglio lei – Ti prego! Non farmi anche questo! Non voglio. Sono ancora sporca di te!”
Feci una leggera pressione e non trovai più alcuna resistenza. La mia morosa si era ripreso tutto il mio uccello in bocca. Sotto il tiro della fotocamera di un cellulare. Lo sapeva e socchiuse gli occhi offrendosi all’obiettivo. Sentì tanti scatti. Talvolta spalancò gli occhioni quasi impaurita. In altre pose con gli occhi chiusi mostrò fastidio ed insofferenza. Venne però anche immortalata con gli occhi socchiusi ed in estasi.
Stavo per venire di nuovo. Lei se ne accorse sentendomi pulsare ed irrigidirmi. Lei si lasciò andare a gemiti e borbottii. Feci appena in tempo a modificare la funzione del mio cellulare. Passai da fotocamera a telecamera. Alice mi vide armeggiare ma non capì. O non volle capire. “Aice! – strepitai – Sborroooo! Sborro di nuovo. Oh sì in boccaaaa! Tutto in bocca” Alice spalancò gli occhi ma con un dito mi fece un inequivocabile segno di diniego.
Si staccò un attimo dalla mia asta lucida della sua saliva. “In bocca no! Non ne posso più di bere quella robaccia! – esclamò – Ne ho già bevuta un po’ prima… Per farti felice. Fammela addosso, sul visino… Se proprio lo vuoi, di nuovo… E va bene… schizzami in faccia…” E si rimise a succhiarmi avidamente il glande.
Non me lo feci dire di nuovo. La prima sborrata finì inevitabilmente nella sua gola. Lei brontolò quasi con rabbia. Estrassi allora l’uccello e lo puntai con un po’ di cattiveria sui suoi occhi. Proprio là arrivarono i miei schizzi. La acceccai! Poi gliela feci dappertutto. Indescrivibili furono le reazioni di Alice. Gli occhi già riempiti della mia sborra mostrarono con trasparenza tutto il disagio, il fastidio e, soprattutto, il disgusto che provava a farsi sborrare di nuovo in faccia. Ed anche, soprattutto perché l’aveva capito, farsi anche riprendere!
“Ma Fabio – sbottò lei – Guarda cosa hai combinato! E tu mi hai anche ripresa! Mentre mi sborri in faccia! Io questo non lo volevo. Te l’avevo detto… Ti avevo pregato di non farlo! Mai fatta una roba del genere! Sei un maiale! E c’è anche l’audio nel filmino porno che mi hai costretta a fare— Vero? Sei stato cattivo, tanto cattivo! Mi aiuti, almeno, a ripulirmi… Non ci vedo… Mi hai spruzzato anche negli occhi! Uffa, sei proprio un porco!” Io sorrisi e raccolsi con le dita di una mano i miei sborroni sparsi sul suo visetto. “Certo che c’è anche l’audio – la presi in giro – . E per questo ti dico di bere anche questo…” Riduzzando immersi nella sua bocca le mie dita piene della sborra che le aveva devastato il visino. Lei runoreggiò. Si sentiva umiliata a fare le pulizie in quella maniera. Davanti a una telecamera! No, proprio no! Questo non lo voleva! “Anche questo hai voluto riprendere!” Si alzò e corse sotto la doccia.
Quando riapparve si era un po’ calmata. “Ehi uomo, sei proprio un maialino! Ti sei proprio sfogato! E quanta ne hai fatta! Non ti è bastata l’eruzione di ieri?”
Io finsi di non sentire. E continuai ad accarezzarmi. “Guardalo! Esclamò con tono irriverente – Guardalo il maschio come è soddisfatto! Con tutte quelle porcate che mi hai fatto fare…” “Non ti è piaciuto, Alice? – le chiesi con fare provocatorio – Mi sembra che ti sia divertita! Anche tu! E parecchio” “Mmmmm – mugugnò imbarazzata lei – . Queste cose non si dicono. Beh, insomma…. Mi hai fatto godere un sacco! E’ vero. Mi hai fatto felice. Certe cose, però…” “Quali? – le chiesi subito – Quali cose non ti sono piaciute?” “Beh, certe cose non mi piacciono…. – si ripete lei – Quella cosa non mi piace proprio farla. E soprattutto completarla in una certa maniera. Che a tutti voi maschietti piace invece tanto. Sì, insomma…. il pompino e… l’ingoio!
“Non mi sono piaciute poi quelle fotografie. Soprattutto quelle nelle quali sono tutta schizzata. Sì della tua robaccia. Spero che le conserverai al sicuro. Soprattutto quelle dove sono completamente nuda! Che vergogna se andassero nelle mani sbagliate! Ti immagini se finissero nelle mani di qualche nostro compagno di classe! Alice nuda e tutta sborrata! Te l’ho detto! Dovrei cambiare scuola e città! E se lo sapesse mia madre! E se lei sapesse anche di quel filmino! Mi hai ripresa mentre ti succhiavo l’uccello e anche quando mi hai spruzzato tutto in faccia! Vero? Io non me ne sono accorta, all’inizio! Poi ti ho lasciato fare… Spero di non dovermene pentire!”
“Ma no, tesoro – cercai di tranquillizzarla – . Sono cose nostre. E un nostro segreto. Io conservo tutto nel mio portatile. E la password è segreta, Tua madre poi non lo saprà mai. Fidati di me!”.
Alice si tranquillizzò. Anche lei era una porcellina e nei mesi successivi si comportò come una brava morosa. Vergine, ma femmina e un po’ puttanella. Come tutti gli uomini sognano. Lei ha iniziato a conoscermi alla perfezione. E si adeguò.La donna Sapeva che io dovevo ogni giorno eiaculare. Alice ogni giorno mi fece sborrare. In tutte le maniere e in vari posti. Mi spompinò addirittura in classe e nel bagno della scuola. Mi segò nei posti più strani. Al cinema, in piscina. Di nuovo lo fece alle feste. Sempre con il terrore di essere vista da qualche amico guardone e segaiolo. Ma soprattutto a casa mia e a casa sua. Unica condizione l’assenza della mamma in casa.
Alice era la copia di Alessandra, la sua mamma. La donna, che presumevo ancora sotto la quarantina, era semplicemente stupenda. Era un condensato di bellezza e femminilità. Alice, pur impegnandosi al massimo aveva ancora tanto da imparare da quella favolosa femmina che era sua mamma.
Io l’avevo incrociata parecchie volte a scuola quando era venuta a parlare con i professori della figlia e talvolta a casa sua. Uno splendido attico con vista totale. Avevo immediatamente ammirato con malcelato entusiasmo anche sulla mamma tutte le doti della figlia. Almeno quelle che la donna mi aveva fatto intravedere e che era stato possibile apprezzare. La giovane donna fu sempre molto discreta. Ma avevo la certezza che tutto il resto, soprattutto quello che non si poteva vedere, sarebbe stato favoloso. Da sogno! Anche Alice notò che la sua mamma mi piaceva e si mostrò molto fastidiosa.
Quel pomeriggio, quando iniziò tutta la mia storia, Alice ed io ci stavamo preparando all’esame di maturità. Avremmo dovuto quel pomeriggio ripetere parecchi autori della letteratura italiana. Foscolo, Leopardi e D’Annunzio.
Eravamo soli in casa. La signora Alessandra, era dovuta rientrare a scuola perché aveva programmato il ricevimento dei genitori dei suoi alunni. La mamma di Alice, divorziata da parecchi anni, era infatti insegnante al liceo, ma non quello che Alice ed io frequentavamo.
Il tepore primaverile, il sole già caldo che inondava il terrazzone a vasca del bellissimo attico e la mia sonnolenza pomeridiana mi convinsero a chiedere una breve pausa di studio alla mia morosa. Lei mi guardò storto, poi con un sorrisetto mi diede l’autorizzazione. “E va bene, Fabio! – aggiunse lei – la mamma è dovuta andare a scuola per il ricevimento. Non so quanto ne abbia… Io intanto approfitterei per farmi una doccia e lavarmi i capelli.
“I lettini prendisole sono comunque lì sul terrazzone… Non usare quello grigio. E’ quello privato della mamma. Ne è gelosissima, come del materassino che vi è steso sopra”.
Io la guardai sorpreso. Alice allora iniziò a spiegarmi alcune cose, leggermente infastidita per quella ulteriore precisazione. “Va bene, devi sapere alcune cose… – iniziò lei con finta indifferenza – Alla mia mamma piace tantissimo il sole ed è una patita dell’abbronzatura. Abbronzatura integrale, naturalmente! E lei, visto il bel sole di queste giornate primaverili, ha già iniziato a prendere un po’ di sole! Il terrazzone come vedi è abbastanza protetto da sguardi indiscreti. A parte quella soffitta laggiù a destra che è una garconniere abitata molto saltuariamente da un uomo non molto giovane. La mamma se ne infischia della presenza di lui e prende il sole quasi sempre senza costume. Sì, a casa, come ti ho detto, le piace prendere il sole così, completamente nuda. Ehi, ometto, non agitarti. La mia mamma non è roba per te… Tu sei un ragazzino, per lei! Non fantasticare troppo!”.
La narrazione di Alice di queste particolari passioni della sua bella mamma avevano iniziato a turbarmi e non ero riuscito a nasconderlo ad Alice. Pensai anche a tutto quello che Alice non avrebbe voluto proprio che io pensassi. La signora doveva avere proprio una gran bella fica da donna matura e soprattutto doveva essere molto disinibita, visto che non disdegnava dall’esibirla e mostrarsi così nuda qualche volta a quel fortunato ed occasionale guardone! Magari lo fossi stato io! E poi, una donna ancora giovane, bella ed attraente come lei non aveva certamente i tabù, i pudori e gli imbarazzi che la bellissima figlia aveva e cercava ogni giorno di superare. Ebbi un picco di eccitazione ed arrivai con la fantasia alla conclusione che Alessandra, a differenza di Alice, non era certo vergine e chissà anche, essendo così femmina e amante vogliosa, apprezzava bere tutto il seme del suo amante. Fino all’ultima goccia. Che uomo fortunato!
Alice con un po’ di fastidio, notò il mio particolare interesse per le sue parole. Ma non riuscì a leggere il mio pensiero.
“E lo fa sempre senza alcun pudore! – continuò a raccontare Alice con finta sufficienza – Anche quando lei vede qualche volta lui spiarla con tanto di telecamera. Con teleobiettivo incorporato, certamente. Sembra quasi le piaccia mostrarsi nuda a quello sconosciuto! ‘Ma guarda, guarda! – esclama allora sempre la mamma solo un po’ infastidita per l’intrusione di quell’uomo nella sua privacy – Oggi abbiamo il pubblico! E, accidenti, tu non guardare, Alice! Non è il caso che tu veda certe cose. Mmmmm…. come si agita! Si sta accarezzando… Il suo pene, probabilmente… Ah, questi uomini! Sono proprio dei mascalzoni! Quando vedono una donna nuda, non capiscono più nolla e si surriscaldano… Insomma Alice, te lo puoi immaginare cosa si stia facendo… Sì, si sta masturbando per bene, spiando la tua bella mamma nuda! Cosa ci posso fare? Se lui ce la fa così… Insomma se riesce ad orgasmare solo guardandomi… Beh, che lo faccia… Ma tu, tesoro, non farti vedere così! Nuda, come me! Sei troppo giovane e bella per regalare a quel porco lo spettacolo di tutto il tuo corpo nudo. Fargli raggiungere un orgasmo e fargli spruzzare… ehm… tutto il suo seme fantasticando sul tuo giovane corpo! Insomma, presta attenzione quando prendi il sole…’
“Ma io non mi curai mai troppo dei suggerimenti di mia mamma. Anche se anch’io prendo il sole, qui. Ma io no, non mi metto mai qui completamente nuda. Mi vergognerei troppo a mostrare forse a quell’uomo la mia fighetta, sapendo poi cosa anche lui si potrebbe fare! La mamma è sicura che tutte le volte che la spia lui si fa un segone, con pure il gran finale che immagina… Quello che, mi disse sempre lei, tutti i maschi fanno! E aggiunge poi sempre lei la descrizione di quello che voi tutti combinate. Un’esplosione, schizzi, fiotti e colate del vostro liquido seminale! ‘Che schifo! – esclamai le prime volte che lei mi descrisse i vostri orgasmi – Non è proprio bello veder spruzzare un uomo!’ Poi, sorprendendola moltissimo, altre volte le feci altre confessioni sul mio disgusto verso l’eiaculazione degli uomini. Strabuzzò gli occhi quando le riferii che oltre a non piacermi proprio vedervi spruzzare, detestavo pure annusare l’odore che si propagava nell’aria ed ancor più trovavo insopportabile il sapore del vostro sperma.
“Queste mie osservazioni le fecero intendere molte cose sulla sessualità della giovane figlia. Cercò di nascondere la sua sorpresa. Ma da allora non riuscì a celare certi imbarazzi nei mie confronti. La sua bella figlia aveva già visto un maschio schizzare il suo seme. E l’aveva anche assaggiato! In occasioni molto particolari e facilmente immaginabili!
“Da parte sua la mia mamma, che nella sua vita da donna e moglie, pur sapeva tutto degli uomini e aveva visto far di tutto dagli stessi, in occasione del guardone l’aveva sempre lasciato però fare! Uno sconosciuto! Lo ripeto, lo faceva forse anche eccitandosi un po’… Ho il sospetto che lei sia un po’ esibizionista… Ma io no! Sono giovane e ancora vergine! E, uffa, mi darebbe un gran fastidio farmi spiare in quel nodo ed immaginare che lui, naturalmente fantasticando su di me mentre nuda gli faccio una sega o un pompino, arrivi all’orgasmo e spruzzi chissà quanto sperma! Su di me, naturalmente, mentre ignara prendo il sole! Te l’ho detto, e tu lo sai bene, io sono ancora vergine… E allora solo qui, a casa mia in questo solario, mi concedo al sole ed a tutti gli eventuali guardoni in maniera un po’ audace.. Con il più piccolo bikini che possiedo. Beh, talvolta, te lo confesso, mi metto in topless. Ho le tettine piccole, io… E tanto delicate. Ma lo faccio se non c’è la mamma, ovvio… E neanche il mio Fabio!”
“Ho capito! – replicai io soddisfatto per tutte quelle cose che Alice mi aveva svelato e che mi avevano intrigato – Ma dopo la doccia mi raggiungerai e prenderai anche tu un po’ il sole… Ti aspetto” “Il sole? – rispose subito lei sorridendo maliziosamente – So bene cosa tu vorresti da me…” “Oh Alice… Tu sei bella e mi attizzi sempre facendomi venire certe voglie! Quelle! Sei la mia morosa e sai fare molto bene certe cosine. Mi fai venire… Sempre… Tanto!” “Ma va là – mi rimproverò lei – Pensi sempre solo a quello! Devi sborrare ogni giorno, lo so, e mostrarmi orgoglioso quanta ne hai fatta! Ogni giorno mi devi mostrare la tua eruzione di sperma! E lo sai che non mi piace vederti quando sborri tutta quella roba! Sì, lo so, sei il mio uomo e sono io a farti venire. Ma tu Fabio ne fai tanta e troppo puzzolente. E allora, amore mio, lascia che ti faccio schizzare io! Quando e dove voglio io…
“Ed io devo adesso farmi una doccia e dopo, se non rientra mia mamma, vedrò cosa si può fare per rendere felice questo stalloncino che mi ritrovo qui… Perennemente in calore! Immagino già come soddisfarlo… Fabio sei proprio un maschiaccio, tu!”
Alice mi mandò un bacio con due dita. Poi sculettando si diresse all’interno dell’attico. Poco dopo sentii il rumore della doccia. Fece il furbo, naturalmente! Entrai nell’immenso salone che immetteva sulla terrazza e da lì ascoltando lo scroscio della doccia mi diressi verso il bagno. Silenziosamente aprì la porta e vidi quello che volevo vedere. Alice era sotto la doccia. Si massaggiava e si accarezzava. Era molto bella Alice così è per un attimo pensai di farmi una sega guardandola. Poi cambia idea. Avrei inondato del mio liquido seminale il bagno delle due signore. La mamma avrebbe sicuramente riconosciuto quel liquido biancastro ed attaccaticcio. Poi ritenni più giusto che fosse lei a farmi dopo la bella sega che mi aveva promesso. Tornai sul terrazzo. Il tepore ed i caldi raggi del sole mi invitarono a spogliarmi.
Non mi creai nessun problema, anche se ero a casa della mia morosa. Mi spogliai completamente. Rimasto nudo mi sdraiai sul lettino di mezzo. Il mio uccello sentiva la primavera e si mostrò subito molto vivace. Era in tiro e duro come l’acciaio. Pensando alla bella sborrata che forse Alice mi avrebbe fatto fare tra poco, mi appisolii.
“Ma guarda là, sua maestà – sentì Alice dirmi ridacchiando – . Non hai proprio alcun pudore. Non pensi proprio di poter imbarazzare la tua morosa? Sempre con quel bell’uccellone sempre ben in vista! E se fosse rientrata mia mamma! Le avresti mostrato il pisello?”
Neanche lei era per la verità molto vestita. Aveva i lunghi capelli bagnati e un unico asciugamano annodato sopra e sotto le copriva appena i seni e il sesso. Era molto bella così con quel piccolo asciugamano che a fatica copriva il suo corpo sicuramente nudo.
Si sedette sul lettino vicino al mio. “Ti ho visto, sai! – Mi rimproverò con il ditino sollevato – Quando mi hai sbirciata mentre ero sotto la doccia. Gli sono piaciuta parecchio mi sembra… Visto le condizioni del tuo uccello! Ha sempre voglia, quello lì! E tu?”
Si distese anche lei sul lettino. Prima però sciolse il nodo superiore dell’asciugamano e se lo sfilò giù fino al ventre facendo fuoriuscire qualche peluzzo del suo pube. “Non ti dà fastidio vero se mi metto in topless… Qui, te l’ho detto, se sono sola lo faccio talvolta”.
“Io sono nudo… Lo vedi. E non mi dispiacerebbe che anche tu lo sia… Se bella, nuda!
“No, non insistere. Non mi va di spogliarmi tutta. Anche se ci sei tu, qui!”
La guardai e dopo aver sollevato lo schienale del mio lettino mi allungai su quello di lei. Le raccolsi per un attimo i capelli dietro la nuca e la baciai. Le riempì la bocca con la mia saliva e lei mi manifestò il fastidio per quella mia intrusione. Ma non mi fermai. Con una mano le cattura il seno e lo palpeggiai. Con l’altra mano che abbandonò i suoi capelli mi avvicinai all’altro seno. Con il pollice e l’indice circondai la sua enorme e morbidissima areola rosa. Poi le catturai il capezzolo già duro e appuntito. Iniziai a tormentarlo e nello stesso tempo con la bocca le catturai il capezzolo dell’altro seno. Lo mordicchiai, facendole provare un fastidioso piacere. Emise alcuni sospiri uniti a qualche gemito. “No, Fabio! – Iniziò a dire ansimando – non farmi queste cose. Lo sai, così mi fai impazzire e dopo vado in confusione! E tu, da buon maschio porcellone, ne approfitti e mi fai fare le porcate! Mmm… Ci sai fare però come le mammelle di una donna! Eccome! Oh sìììììì! Mi piace troppo, così! Sei un mascalzone!”
Io non dissi nulla ma con decisione sciolsi anche il secondo nodo del suo asciugamano che così si aprì completamente. Apparve la sua splendida fica. Pelosa, gonfia e già un po’ spalancata. Mi sembrò fosse già un po’ bagnata e che pulsasse. Nello stesso istante presi la sua mano e la guidai verso mio pene. Glielo misi in mano.
“Ma Fabio! Cosa fai! – Sbottò subito – non voglio restare qui nuda. Non ora e non così. Mia mamma potrebbe anche rientrare… Non mi piacerebbe che lei ci veda nudi ed io con il tuo uccellaccio in mano! “
Io non risposi, continuai a leccare e mordicchiare il suo seno e senza alcun preambolo le infila le due dita nella vagina già bagnata fradicia. “Ohhhhh, amore! Anche questo mi fai – gemette la giovane donna – . Mi fai morire, così! Sììììììì, cosìììììììì! Così mi piace… Tanto, tanto! Mi fai godere… Fra un po’ io schizzo… Subito ma io non voglio mostrartelo! Mi vergogno di schizzare davanti a te come una cavallina in calore! Ma io… Ma io… È troppo bello! Godo, godo, godoooo… eccomi! Schizzo… Schizzo anch’io, come fai tu… Ma ti prego, non guardarmi. Mi vergogno…”
Alice ebbe un completo orgasmo. Con violenza mentre spruzzava il suo piacere mi masturbava. Poi si placò e mi guardò con occhi socchiusi e trasognanti. “Amore, cosa vuoi che ti faccia – mi chiese sussurrando – Io… Io lo so cosa vorresti. Ma io, scusami, qui non sono capace di farlo… E oggi, poi non ho voglia di bere la sborra. La tua sborra! E se io non ho voglia il mio pancino si rifiuta. Insomma, lo sai che a me lo sperma non piace! Solo qualche volta… E allora bevo tutta, tutta la tua sborra!”
Parlava sempre sommessamente, quasi confessandosi. “E poi non mi piace stare qui tutta nuda come mia mamma! C’è sempre quel bastardo che potrebbe spiarcl. Anzi, spiarmi! Io non voglio che mi veda nuda e che si masturbi sulla mia fighetta. Come fa sicuramente sulla gran fica della mia mamma! Capito, amore?”
Io continuai nel mio silenzio, ma imperterrito continuai a muovere le mie dita sui suoi seni e dentro il suo sesso. Alice era una femmina troppo calda per non cercare continuamente il piacere che l’uomo le dava. La mia mano si riempì improvvisamente dei suoi liquidi caldi e copiosi. Era come una fontana e non si fermava mai. “Amore, ti prego! – mi implorò senza tanta convinzione – Fermati. Mi fai un po’ male, adesso. Ma io… Oh no… Io godo di nuovo! Godoooooo! Di nuovo! Mi fai morire, così! Siììììììì. Godooooo! Schizzooooooo. Dappertutto! Sì, dappertutto!”
Non si fermava più, Alice. Godeva tanto e poi godeva di nuovo. Di più.
Raggiunse l’estasi e volle ringraziare l’uomo che l’aveva fatta volare. “Vieni anche tu, amore! – Mi invitò con dolcezza lei – Voglio vederti felice mentre sborri. Adesso ti faccio venire io, uomo!”
“Voglio qualcosa di più – la interruppi con decisione – . Tu sai bene come farmi impazzire!”
“Lo so, lo so – mugugno lei – Ma io, ma io… Oggi, non sme la sento! Te l’ho detto. Mi faresti forse vomitare. Sì, tutto il tuo sperma!”
Aumentai ancora il mio ditalino che divenne frenetico. E le mordicchiai entrambi i seni lasciando sul loro candore i segni anche dei miei voraci succhiotti. “Basta! Basta! – urlò lei – non ce la faccio più. Sto godendo di nuovo. Mi fai morire. Cosa vuoi che ti faccia? Io… Io… Io godooooo! Non riesco a fermarmi…”
“Prendilo in bocca e succhialo! – le ordinai – Dalla cappella alle palle. Voglio sentire la tua lingua dappertutto!”
“Sì, sì, va bene – acconsentii lei ansimando a causa dell’ennesimo orgasmo – Adesso, adesso te lo prendo in bocca. Ti faccia schizzare. Ma, ti prego, avvisami quando vieni. Fammi scappare e non inondarmi!”
“Si, brava Alice! Spalanca così la bocca! Prendilo in bocca e succhiamelo. “
Con il capo mi fece un cenno di assenso. Subito iniziò a leccarmi con la lingua coglioni. Era scatenata ed aveva tanta voglia. Sospirava e sentivo il suo alito caldo. La lingua si infilava tra i testicoli e la bocca poi si appropriò di entrambi. Uno alla volta sentì i miei coglioni dentro la sua bollente bocca. Intanto con l’ennesimo orgasmo mi inondava la mano con il suo caldo nettare. Lasciato lo scroto mi guardò per un istante con gli occhi socchiusi. “Ti è piaciuto come ti ho leccato per bene le palle? – mi disse con un filo di voce che mostrava tutto il suo imbarazzo – A me è piaciuto tantissimo. Fartelo così. Hai due coglioni bellissimi! Non sono tanto pelosi. Sono molto pesanti, però! Ehm, sono proprio pieni, pieni…” Con la lingua cominciò a scorrere lungo la mia asta. “Oh sì, Alice! Proprio così – la implorai – Fammelo così… Un pompino! Sìììììì, così, così! Come sei brava a fare pompini! E fammi venire, voglio schizzare qui, a casa tua!” Mi bagnava tutta la mazza di carne bollente con la sua saliva ed ogni tanto mi faceva sentire i suoi denti. Molto piacevole. Era brava Alice nei suoi giochi di bocca. Arrivò in cima sul glande caldo e soprattutto fremente. Di ciò era molto preoccupata e mi ripetè per l’ennesima volta i suoi problemi di quel giorno.
“Ti prego, amore – mi piagnucolò ancora – . Che odoraccio che sento qui e tu… tu sei già sporco! Un po’, di quella roba lì! Avvisami, ti supplico, quando senti che stai per sborrare. E lasciami scappare… Hai sempre il mio visino, lo sai… Se lo vuoi… puoi… puoi schizzarmi in faccia… Tutto quello che vuoi! Tanta, tanta… sborra! Sì lo so, a te piace tanto sporcarmi tutta con i tuoi sborroni. Sono tanti e mi riempiono tutta! Oh sì, la tua sborra! Dappertutto, negli occhi, sul nasino, tra i capelli… Oh sì, amore mio, tu lo vuoi! E allora dai, va benen sborrami in bocca… e in faccia! Sborra… sborra… sìììì…. adesso! Lo voglio!”
Si abbassò, spalancò più possibile la bocca e si conficcò il mio cazzo fino in gola. Iniziò lentamente il pompino. Aumentò sempre più la velocità. La sua lingua mi torturava il frenulo e il buchino del glande da dove lei sapeva che sarebbe fuoriuscito il mio seme.
Sempre più veloce, sempre più veloce… Il movimento della sua testolina piena di ricciolini bagnati accompagnava le frenetiche penetrazioni del mio uccello nella sua bocca sempre più spalancata! L’uccello, catturato dalle labbra di lei stava per esplodere. Lei lo immaginava il diluvio di sperma che stava per investirlata. Era rassegnata di nuotare tra un po’ nel mio seme. Presto, voleva farmelo fare presto. Con le dita mi accarezzava i testicoli e il pelo del mio pube. Lentamente, con estrema dolcezza. Come lo fa una donna che vuol far godere il suo maschio.. Quella lingua, quelledita ed i suoui occhi che spalancati continuavano a fissarmi invitandomi a fare la sborrata, mi fecero capitolare. Uno due, tre schizzoni si infransero dentro la sua bocca e lei sussultò vistosamente. Un lungo lamento accompagnò le mie prime sborrate. Le riempii subito la bocca completamente del mio liquido seminale che iniziò a fuoriuscire dai lati della sua bocca ancora stretta attorno al mio cazzo. Solo allora lei lo estrasse dalla sua bocca! “Basta! Basta! – strillò – Ma quanta ne fai?” Tenne per qualche secondo in mano il mio cazzo sempre durissimo e pulsante. Altri schizzi finirono anche sulla sdraio vicina. Quella della mamma. “Oh no! – brontolò lei – Non sporcare anche lì!” Era troppo tardi!
Si riavvicinò alla mia cappella che continuava a zampillare e si fece così sborrare in faccia. Le piaceva il mio sperma bollente sul suo visino. Socchiuse gli occhi, emise alcuni sospiri e si fece ricoprire. Completamente, dappertutto. Sulla fronte, sugli occhi semichiusi per il piacere che provava, sul nasino, sulle labbra, tra i capelli…
Quando la tempesta si placò, sorrise e appoggiò il capo sul mio ventre, sul mio pelo. Mi guardò con gli occhi ancora semichiusi, trasognanti. “Complimenti, uomo! – sospirò – Me l’hai combinata di nuovo! Guarda come mi hai conciata, con la tua robaccia… Non ti basta mai!” La guardai. Era sconvolta, tutta arruffata e tutta sporca. Di sborra! La mia sborra! Riprese la mia cappelle in bocca. Con affetto e con dolcezza, quasi per ringraziarlo e ripulirlo un po’. Chiuse così gli occhi. Per godersi quell’attimo di grande intimità con il suo uomo. Per un istante.
Improvvisamente emise un lunghissimo lamento. Sputò il mio uccello fuori della sua bocca ed iniziò a strepitare. “Noooooooo! No! – urlò Alice – Amore, c’e lui! Ci ha visti e ci ha ripresi. E’ un porco. Guardone e segaiolo!” Mi girai di scatto e vidi in lontananza nella finestra della garconniere all’ultimo piano della casa di fronte un uomo armeggiare con qualcosa che poteva essere una telecamera. Era indubbiamente l’uomo che dai racconti di Alice si godeva lo spettacolo di sua mamma quando sul terrazzone cercava di curare la sua abbronzatura integrale. Questa volta la protagonista della ripresa era stata la giovane figlia. E, soprattutto, in una scena a luci rosse.
Alice si sollevò di scatto e si coprì goffamente con le mani il seno e il sesso. Era tutto molto inutile visto quello che aveva fatto sino a pochi secondi prima. Il maiale era riuscito sicuramente anche a riprendere la mia sborrata finale in bocca ad Alice.
Alice era furibonda e tutta rossa nel volto ancora gocciolante del mio sperma. “Mi ha fregata! Dovevo stare più attenta ed ubbidire a mia mamma! Oh, amore! Quel porco ha visto tutto! Che vergogna! Mi ha vista nuda! E non solo! Mi ha sicuramente ripresa con la telecamera anche quando ti succhiavo il pene! Amore, mi vergogno tanto. E adesso? Non posso permettergli che lui abbia tra le sue mani quel filmino! Chissà che uso ne farà! E tu, amore, non ti dà fastidio che un altro uomo abbia visto la tua morosa nuda? Ed impegnata anche a fare quella cosa lì… Ed a farsi scizzare in faccia! In quella maniera, poi!”
La guardai con uno sguardo che cercava di ricoprirla di affetto e comprensione. Non doveva proprio essere facile per una ragazzina farsi riprendere così… “Amore – le risposi prendendo le sue mani tra le mie – . Stai tranquilla. Lo cercherò e tenterò di farmi dare il filmato. Ad ogni costo!” mentre le parlavo le ripulivo il visetto deturpato dal mio seme che le avevo appena rovesciato addosso. E la finestra della garconniere si era chiusa. Il film era finito.
Alice iniziò a singhiozzare e si ricoprì con l’asciugamano. Io cercai di calmarla con parole dolcissime. Mi ricoprii anch’io un po’ con un piccolissimo asciugamano. Ci addormentammo facendoci le coccole.
“Guarda, guarda! I due piccioncini… Non dovevano ripassare tutta la letteratura italiana, questo pomeriggio?”
(continua)

Sarebbero graditi i vostri commenti, giudizi e suggerimenti. In particolare di voi femminucce. Il mio indirizzo è mikimarkfc@libero.it

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