L'AMORE NO by Browserfast [Vietato ai minori]




1. Il parka rosso

E’ lì lì per rispondergli, per scatenare l’incidente. E’ in quell’istante sospeso in cui sta scegliendo le parole per non apparire eccessivamente volgare, cosa che non ama essere, né eccessivamente acida, cosa che le pregiudicherebbe l’appoggio della parte maschile della compagnia e soprattutto di quel bolso di Daniele, che figuriamoci se la difenderebbe di fronte agli amici.

Però delle battute sessiste e stupide di Umberto non ne può proprio più. Stupide, infantili. Soprattutto noiose. Da seconda media.

E’ lì lì che cerca di elaborare in maniera leggera ed efficace il concetto “questo è il massimo che puoi immaginare quando ti fai le pippe chiuso dentro il bagno, visto che mi risulta che non ti si fila nessuna”, perché vuole stenderlo e ferirlo di fronte agli altri e alle altre.

Ma improvvisamente il suo interesse per quella schermaglia da liceali dell’ultimo anno svanisce.

E altrettanto improvvisamente, ma questo Alice non può saperlo, inizia una nuova fase della sua vita.

Almeno per quanto riguarda il sesso.

L’attenzione dei sette giovani riuniti intorno al tavolo più grande del pub, ormai ricoperto dai boccali di birra, viene attratta da un ragazzo più grande. E’ in piedi vicino a loro, è alto e bello, indossa un parka rosso, è un amico del fratello maggiore di uno di loro e si è fermato a salutarlo.

Dieci secondi in tutto di conversazione.

Alice resta con la bocca aperta a guardarlo, non ha mai provato una sensazione simile.

Si sente avvampare, avverte un improvviso calore al ventre e la sensazione netta della vagina che si schiude. Serra le cosce per istinto. Si tuffa a bere un sorso di birra un po’ per darsi un contegno e un po’ per rinfrescarsi.

Ora, è bene dire che Alice è una ragazza assolutamente normale, come tante altre.

Sa essere molto simpatica e spigliata, e sa essere anche ombrosa e scostante. Dipende dalle situazioni e dalle persone con cui si trova.

Lei naturalmente, come quasi tutti alla sua età, vorrebbe essere diversa. Soprattutto fisicamente. Ma in realtà fa torto a se stessa.

Il suo punto di debolezza lo considera il viso. Nulla di strano, per carità, i lineamenti sono regolari e ha anche un bel paio di occhi dal verde cangiante, che a seconda delle condizioni della luce variano dallo smeraldo al quasi giallo. Una bella capigliatura castano scura le incornicia la testa, intervallata da un po’ di ciocche più chiare. Ma se dovesse dare un giudizio su se stessa – e severamente lo dà molto spesso – lei direbbe che tutta quella regolarità, quell’essere “carina”, lo trova un po’ insignificante. Un po’ come la mamma, cui somiglia molto. Sa che quando avrà la sua età avrà quella faccia. Un po’ così.

D’altro canto sa bene che il suo punto di forza è il fisico, reso snello dalla ginnastica artistica praticata sin da quando andava alla scuola materna e interrotta verso i 14 anni, quando un atterraggio brusco dopo un volteggio le fece capire che forse stava diventando troppo alta per quella disciplina. Da quel momento in poi, pallavolo. Nella squadra della scuola che una insegnante illuminata iscrive anno dopo anno ai campionati giovanili. E’ una palleggiatrice nata, per coordinazione e intelligenza di giocate.

Ecco, se c’è una cosa in cui Alice è decisamente un po’ più su della media è l’intelligenza. Applicata a qualsiasi cosa.

Insieme a una razionalità che spesso sconcerta i prof e gli stessi genitori.

Ne è perfettamente consapevole, pur senza vanterie: in realtà ci fa poco caso, le interessa relativamente. “L’importante è non essere proprio delle oche”, dice spesso.

Il suo rendimento scolastico è alto. Ma quello che quasi infastidisce è la facilità con cui lo consegue. Ha compiuto da qualche mese diciotto anni ed è all’ultimo anno di liceo classico, ma ha già deciso che all’università sceglierà ingegneria.

Un’altra cosa che la differenzia un po’ dalla media delle sue coetanee – ma di questo lei non è altrettanto consapevole – è il sesso.

Non tanto per la pratica con l’altra metà del cielo, che anzi per quello che le risulta non è particolarmente sviluppata rispetto a quella delle sue compagne (anche se spesso ha il sospetto che un po’ esagerino nei racconti).

Ha iniziato molto presto a sentire il richiamo della masturbazione, che pratica con regolarità quotidiana, anche più volte al giorno.

Internet poi le ha aperto un mondo fatto di video e di racconti erotici che lei compulsa la sera nel chiuso della sua stanza.

La sua preparazione teorica è da questo punto di vista davvero notevole: conosce ogni sfaccettatura del sesso, i potenziali piaceri e i potenziali pericoli, le regolarità e le perversioni. E spesso si sorprende – non senza una certa paura – di desiderare non proprio tutto, ma molto.

Ha perso la verginità a sedici anni nel bagno di un villino di campagna, durante una festa tra amici. Con un ragazzo che avrebbe poi rivisto poche volte. Non ne era rimasta particolarmente turbata. Aveva pensato qualcosa come: “Beh, anche questa è fatta”. E naturalmente sapeva benissimo che quella prima esperienza non le sarebbe servita a conoscere il sesso, ma solo a romperle l’imene. Lo sapeva da prima.

Poi un paio di frequentazioni un po’ deludenti e infine Daniele, un suo compagno di classe, il suo ragazzo attuale. Di cui certo non è innamorata.

Ecco, se si può dire una cosa di Alice è che al suo immaginario erotico non corrisponde affatto un vero e proprio universo sentimentale. Non per il momento, almeno.

Quando dopo uno dei due rapporti completi che si erano potuti concedere su un letto (gli altri erano sveltine in macchina o pompini, e rari pure quelli) Daniele l’aveva chiamata “amore mio” lei era quasi scoppiata a ridere, chiarendogli subito che sì, le era affezionata, ma che insomma non corresse troppo. Con la stessa ironia – sincera però, priva di cinismo – con la quale fa le smorfie ogni volta che qualcuno lo chiama “il suo fidanzato”.

Se sta con Daniele è un po’ perché gli piace fisicamente (non troppo, ma nemmeno poco) un po’ perché ogni tanto può fare pratica (niente effetti speciali) e soprattutto perché trova comodo avere un ragazzo.

Tra l’altro, lui ha spesso la disponibilità della macchina del padre.

Ed è proprio in macchina, sotto casa sua, mentre Daniele le palpa la sua terza scarsa di seno sotto il maglione e la bacia chiedendole se vuole che vadano al parcheggio, che lei si sorprende a sussurrare un “sì” talmente passionale da suonare lascivo. Un “sì” che lei non aveva proprio messo in conto per quella serata.

Il “parcheggio” in realtà è un posto poco illuminato e abbastanza isolato, dove i due si appartano qualche volta.

– Lascia che faccia tutto io, ho il ciclo – gli dice Alice accarezzando l’erezione sotto i jeans di Daniele.

In realtà non ha nessun ciclo, mente. Ha solo voglia di fargli un pompino.

E in realtà non ha nemmeno voglia di fare un pompino a Daniele, ma immagina che sia il ragazzo con il parka rosso ad averle chiesto, come nei peggiori porno, “vediamo che sai fare con la bocca”.

Si eccita a pensarlo come se lui fosse davvero lì, e non vede l’ora di dimostrarglielo, come se lui fosse lì, al posto di Daniele.

Quando abbassa la zip lui è già pronto. Alice si ferma un attimo ad osservare quel glande gonfio e violaceo, poi abbassa la testa e inizia a succhiare immaginando di essere china tra le gambe dell’altro.

Succhia la cappella inumidendola con la saliva per renderla scivolosa, la lecca così come lecca l’asta. E per la prima volta in assoluto alza lo sguardo verso Daniele (ma noi sappiamo che non è Daniele colui che sta guardando) per fissarlo negli occhi.

L’ha visto fare su Internet, e le ha sempre provocato una profonda eccitazione.

Così come quando lui le accarezza semplicemente i capelli immagina che sia invece il ragazzo con il parka rosso a spingerle brutalmente in basso la testa. Anche questo l’ha visto su Internet, e anche questa è una prima volta da provare adesso.

E’ questo che la induce ad affondarsi il cazzo il più possibile dentro la bocca.

Daniele rantola di sorpresa e anche di dolore, perché Alice non è proprio espertissima in quel movimento. Anzi non lo è per nulla e i suoi denti graffiano il pene del ragazzo.

Ma già al secondo affondo capisce di dovere aprire un po’ di più la bocca e lasciare che la carne dura scivoli sulla carne morbida. E quando ci riprova ancora sì che Daniele rantola di sorpresa, ma anche di piacere. Perché il suo cazzo non è mai stato così in fondo alla bocca di una ragazza.

Alice invece ha un conato, poi un altro. Respira a fatica e ha le lacrime agli occhi. Le sembra di avere il pene di Daniele piantato nella gola. E resiste solo immaginando la mano del ragazzo con il parka rosso che le stia manovrando quasi con cattiveria la testa su e giù, e che lei sia nella sua completa disponibilità, impossibilitata a ribellarsi, a fare altro.

E’ soprattutto questo pensiero che le provoca brividi sulla pelle, scosse e calore al ventre. Non solo la consistenza del cazzo che sta spompinando.

– Vengo… vengo… – sussurra Daniele.

E lei traduce “beviti la mia sborra, puttana”, l’asserzione di una voce forte e dominante.

E poi la carne dura comincia e pulsare e a scattare dentro la sua bocca, inondandola di seme caldo e acido. Salato.

Alice lo succhia come se volesse prosciugarlo. Ha imparato che si fa così.

Ma poi, a differenza delle altre volte, non apre lo sportello dell’auto per sputare tutto fuori, sperma e saliva.

Alza lo sguardo e vede il ragazzo con il parka rosso che la scruta dall’alto in basso, sorride e apre la bocca per mostrargli che tutto quanto ha svuotato dai testicoli è ancora depositato sulla sua lingua e sul suo palato. Poi ingoia tutto, ed è anche in questo caso la prima volta che lo fa nella sua vita.

E non prova niente altro che non sia eccitazione assoluta.

E se scoprisse sulla sua fronte la scritta “puttana succhiacazzi” non proverebbe imbarazzo alcuno.

Anzi.

Ha un brivido così forte che pensa che se in quel momento lui le dicesse una cosa del tipo “che troia che sei” potrebbe venire in modo così copioso da inzuppare le mutandine.

Ma naturalmente al posto del ragazzo con il parka rosso c’è Daniele, che le rantola solo “sei stata fantastica”, non immaginando ovviamente il motivo per cui lei sia stata così fantastica.

Risalita a casa, Alice risponde sommariamente al saluto addormentato della madre. Non si lava nemmeno i denti per non rimuovere il sapore di sperma dalla sua bocca.

Si spoglia con rabbia e si infila il pigiama. Si mette sotto le coperte e inizia a masturbarsi furiosamente immaginando che il ragazzo con il parka rosso la possieda in modo selvaggio dopo averla costretta ad inghiottire il suo sperma.

Immagina le sue mani su di lei, il suo cazzo duro che la riempie e la fa sua. Si figura presa, manipolata e rigirata in ogni modo e in ogni posizione, stuprata ovunque. Si figura cose che nemmeno sa di sapere né tantomeno ha mai fatto.

Per la prima volta in vita sua, e questa è l’ultima novità della serata, avverte impellente il bisogno – non la voglia, il bisogno – di essere penetrata e riempita di cazzo.

Vuole che il ragazzo con il parka rosso la schiacci sotto il suo corpo, la insemini, la sventri, la spiani.

Si volta e si infila il cuscino tra le cosce portando la mano all’indietro per penetrarsi la fica con le dita.

Viene quasi subito, con un lago in mezzo alle gambe. E come al solito l’orgasmo la assale all’improvviso. Si addormenta rapidamente.

E nemmeno questo le basta. Perché nel cuore della notte si risveglia e si spoglia nuda per il gran calore che avverte, ripete l’operazione. Viene presa dai sensi di colpa perché sa che l’indomani ha una partita importante. Si riaddormenta, stavolta più a fatica.

Questo per dirvi come sta messa Alice dopo quella sera.

E per anticiparvi, casomai qualcuno non l’avesse capito, che il ragazzo con il parka rosso non lo rivedrà più in tutta la sua vita.

CONTINUA

browserfast@libero.it

Questo racconto è stato letto 82 volte!

 

Clicca qui per guardare centinaia di video porno !!!

 

Ricerche Frequenti: