L'amico sexy etero tanto desiderato (parte 1 di 2)




Scritto da Fabio,
il 2015-07-09,
genere gay

Sono Fabio e questa è la mia storia.
Tre anni fa conobbi dei nuovi amici con cui presto iniziai ad uscire. Ovviamente non dissi nulla della mia omosessualità, cosa che ho nascosto fino all’ultima sera…
Sostanzialmente i maschi della comitiva erano tre: io, Alessandro e il suo migliore amico Gianfranco.
L’anno scorso, a 19 anni, subito dopo il diploma decisi di partire per l’Inghilterra, ma avevo timore di partirci da solo. Per fortuna Alessandro e la sua ragazza Valeria (che avevano finito la scuola due anni prima) decisero di partire con me, non essendo riusciti in questi due anni trascorsi a trovare un lavoro. Organizzammo la partenza per metà Ottobre ma Valeria sarebbe partita tre mesi dopo, a metà Gennaio, poiché doveva finire un corso e così nel frattempo io e il suo ragazzo Alessandro avremmo trovato la sistemazione. Ciò che potevamo permetterci erano delle stanze da poter affittare in un appartamento in comune con altre persone; per risparmiare per i primi tre mesi io e Alessandro decidemmo di prendere solo una stanza in due, mentre a partire da Gennaio e quindi dall’arrivo di Valeria, Alessandro sarebbe stato naturalmente in stanza con lei mentre io in stanza da solo.
Alessandro era un ragazzo non molto diverso da me, quando lo conobbi non era il massimo della bellezza, ma in questi tre anni si era aggiustato parecchio e per tutto l’ultimo anno in Italia andammo in palestra insieme, perciò anche il suo fisico, così come il mio (di costituzione magrissimi) cominciarono ad essere ben modellati. Andando in palestra insieme prima, e partendo da soli dopo, il nostro rapporto migliorò molto e diventò molto più intenso, anche se sempre qualche gradino inferiore a quello con il suo migliore amico Gianfranco.
In palestra non potetti fare a meno, ovviamente, di notare il suo corpo nudo sotto la doccia: Alessandro stava sviluppando proprio un bel fisico, aveva un bel culetto tondo e con pochi peli che coprivano quelle natiche morbide, proprio come piace a me, e aveva un bell’uccello, timoroso di mostrare all’inizio. Era un po’ più corto del mio ma un po’ più grosso con la forma visibile della capella rigorosamente nascosta sotto la pelle del prepuzio. Anche Alessandro sbirciava spesso il mio uccello, ma solo per “vedere l’avversario con cui competere”, tant’è che usciva spesso dal box della sua doccia in palestra (le docce erano separate lateralmente da una parete in metallo) per affacciarsi verso di me e parlare… nudi… ovviamente a me faceva piacere, non dovevo neanche fare la figura di quello che faceva in tutti i modi per guardare dato che era lui il primo. Cominciai a notare quanto lui cercasse di stimolare il suo bel cazzo per farsi vedere davanti agli altri e far vedere che non era affatto piccolo, anche rischiando delle semi erezioni.
A mare, indossando il suo costumino attillato, non facevo altro che guardare la sua sporgenza anteriore, e quando si girava, quei bellissimi peletti del culo che gli uscivano dal piccolo slip rosso, che immaginavo più volte di mordere e penetrare.
Alessandro era indiscutibilmente etero, fidanzato da tre anni con Valeria (e prima 2 anni con un’altra), faceva abitualmente sesso con lei e faceva apprezzamenti sulle ragazze in genere. Erano una di quelle coppie che stanno sempre a baciarsi anche davanti agli altri, non curanti se qualcuno gli stesse parlando. Era uno di quei tipi Gay-Friendly, cioè molto aperto di mente (forse anche più di me!) che continuava a dire che se un suo amico avesse fatto outing per lui non sarebbe cambiato nulla, proprio come dovrebbe essere; aveva anche gusti più “femminili” di me, ad esempio si depilava l’uccello e le ascelle, gli piaceva andare tra i negozi e comprare vestiti, disse anche di aver provato solo una volta a mettersi un dito in culo, sentendo in tv che il sesso gay passivo comporta la stimolazione della prostata e quindi un orgasmo anche più intenso… insomma, un maschio etero moderno.
Io sapevo che non ci sarebbe stato mai assolutamente nulla tra noi, e mi andava bene, era un amico, maschio, tutto qui.
Tuttavia una volta partiti i miei sentimenti verso di lui mutarono, e non solo, le mie fantasie su di lui aumentarono e mi masturbavo spesso pensando di penetrare quel suo bel culetto. Io ero ancora vergine e immaginavo di perdere la mia verginità facendo l’attivo, non so perché, forse per proteggere il mio orgoglio o la mia virilità intaccata dal fatto di sapere di essere gay.
In Inghilterra io ero quello più in gamba, complice il fatto di sapere meglio l’inglese, avendo un lavoretto migliore e quindi guadagnando di più, e sapendo cucinare il minimo indispensabile.. Era come se lui sentisse che io mi prendevo cura di lui, e effettivamente era un po’ così, ma sapevo che sarebbe stato così solo all’inizio.
Una sera, tornati in Inghilterra dalle vacanze di Natale passate in Italia, andammo in un Pub in cui c’era una festa e vendevano mezzo litro di birra ad 1 Pound e chiaramente ci ubriacammo. Una volta arrivati alla nostra stanza lui vomitò e io mi presi ancora una volta cura di lui, mettendogli una mano sulla fronte e facendogli lavare i denti, costringendolo a bere molta acuì e a pisciare, tutto il necessario. Poi gli dissi di spogliarsi e stendersi per dormire. Lui, ancora un po’ ubriaco si spogliò rimanendo in mutande (poiché le stanze erano molto riscaldate) e allora si confidò con me. Disse che Valeria non sarebbe più arrivata a metà Gennaio, ma avrebbe tardato ulteriormente la sua partenza di almeno un altro mese. Mi disse anche che durante la settimana di vacanze natalizie in Italia litigò per questo fatto con Valeria e che quindi non aveva sfogato le sue voglie.. dopo tre mesi passati lontani dalla sua ragazza non ci aveva ancora fatto sesso. Vagamente contento, lo consolai e poi dissi che dovevamo dormire e quindi spensi le luci.
Durante il sonno io ero di spalle ad Alessandro che ad un certo punto e inaspettatamente mi abbracciò e io non feci nulla per staccarmelo. Probabilmente sta pensando a Valeria, dissi nella mia mente, o forse è ancora confuso per via dell’alcool… se non fosse che poco dopo cominciai a sentire la sua presenza, il suo membro che si ingrandiva contro il mio sedere, separati solo dai nostri slip. Anche se quello che stava succedendo era ciò che ormai sognavo da parecchio, dopo un po’ decisi di essere onesto e mi staccai da lui, quindi mi girai con il mio viso rivolto verso di lui; dopo pochissimo vidi che aveva gli occhi aperti, ci fissammo per cinque secondi, mi accarezzò la guancia, quindi io non lo fermai più, poi con la mano scese mettendomela nelle mutande, accarezzando il mio culo e i peli del mio buco. Il mio cazzo pulsava come non aveva fatto mai, allora mi saltò addosso e mi bacio appassionatamente, poi mi abbassò le mutande dicendomi che sapeva che era quello che volevo. Io, pensando di stare sognando, rimasi scioccato quando iniziò a farmi una sega, ero talmente eccitato che potevo venire da un momento all’altro. A quel punto mi disse che lui lo faceva perché voleva provare nuove emozioni, essendo un tipo avventuroso e sostenendo che bisognava provare tutto nella vita. Allora, dicendo basta ai complimenti, iniziai anch’io a darmi da fare e iniziai a fargli una sega anch’io. Era la prima volta che tenevo un cazzo che non fosse il mio in mano, ed era una sensazione stupenda, era grosso e pieno di vene, potevo dare godimento ad un’altra persona e riceverlo allo stesso tempo. Dopo un po’ portò alla sua bocca i miei coglioni, e lentamente inizio a sfiorare la mia cappella con la sua lingua, prima di prendere il mio bell’uccello in bocca. Essendo io vergine, non ci volle molto affinché venissi, avvertendolo ovviamente prima (ricordavo che un anno prima disse “immagina che schifo avere in bocca la sborra” quindi pensai potesse schifarlo e giocarmi la notte più bella della mia vita), infatti prontamente tolse il mio cazzo dalla bocca facendomi venire sulla mia pancia. A questo punto, dopo essermi velocemente pulito, procedetti io ad ingoiarmi il suo bel pene, che soltanto un anno prima sfoggiava moscio in bella vista nello spogliatoio della palestra. Provai per la prima volta il sesso orale, che tanto avevo immaginato. La mia intenzione era prenderlo tutto, fino a che il suo calandrone non sparisse completamente; all’inizio ebbi un po’ di problemi, facendomi venire i conati ma la volontà era talmente forte che alla fine ci riuscii. Stetti anche attento a non esagerare, perché se fosse venuto avrei rischiato di far finire l’esperienza lì. Quindi lentamente passai a leccargli con delicatezza i suoi coglioncini lisci come la seta per poi passare al suo bel sederino tondo, che morsi con delicatezza e passione, alla fine arrivai al suo buco. Iniziai sfiorandogli i peli sudati con la lingua e poi mi concentrai proprio lì. A questo punto mi aspettavo una reazione da lui, stavamo per passare alla fase più concreta e uno dei due avrebbe dovuto ospitare la massiccia carne dell’altro. La soluzione più ovvia sarebbe stata che io, in quanto gay, facessi il passivo e lui, etero, l’attivo; ma non era quello che volevo io, avrei voluto, almeno per quanto riguarda la prima volta, fare l’attivo. Infatti fui io il primo a parlare dicendo: “dato che vuoi provare cose nuove, ti va di fare qualcosa che non potrai mai fare con la tua ragazza? ti va di provare qualcosa di più intenso?” All’inizio sembrava indeciso, poi lo convinsi a fare tutto, con la massima delicatezza. Iniziai bagnando il suo buco stretto e peloso con la saliva e poi il mio dito medio, gli dissi di rilassarsi al massimo e gli infilai lentamente il primo dito. Dopo la sua resistenza iniziale riuscii ad infilarlo tutto, quindi procedetti con due dita alla volta cercando di premere il più possibile sulla prostata e facendo su e giù (avevo fatto tanta esperienza su me stesso). Disse che oltre il fastidio iniziale alla corona dell’ano, riusciva a percepire una forte sensazione, dovuta alla stimolazione della prostata e alla masturbazione contemporaneamente. Ora era arrivato il momento, lui si mise a 90 gradi, io bagnai il mio bastone con la prima crema che trovai nel nostro bagno ed entrai. Gridò, potevo capire il suo dolore e sembrava essere impaurito dalla lunghezza del mio cazzo che doveva ancora entrare tutto nel suo retto. Lo abbracciai a me, i nostri corpi erano uniti, ricominciai da dove mi ero fermato più lentamente, dispiaciuto per il suo dolore ma estasiato da quella sensazione che provavo per la prima volta. Dopo poco i nostri corpi aderivano completamente, i miei coglioni toccavano i suoi, lui era incredulo che tutta la mia carne era entrata dentro di lui; quindi bagnai il più possibile il suo buco con la crema idratante che avevamo usato prima e iniziai a pompare; Alessandro gemeva come non mai ma non era solo per il dolore, contemporaneamente alla penetrazione cominciai a segare il suo cazzo in modo tale da non fargli sentire il fastidio ma solo il piacere. Eravamo uniti ed era così romantico, almeno per me, ma facevo a meno di pensare a cosa potesse essere per lui. Dopo un po’ si staccò da me, mi fece stendere sul letto e si sedette sul mio cazzo, prendendo lui il controllo e facendo aumentare ancora di più il mio stato di eccitazione. Dopo poco, io venni, per la seconda volta quella sera, inondando il suo retto di un fiume di sperma. Non volevo fermarmi perché volevo far venire anche lui con ancora il mio cazzo che entrava e usciva dal suo bel culetto, cosicché avrebbe provato un orgasmo di gran lunga superiore a quelli a cui era abituato. Dopo pochissimo venne anche lui, schizzando ovunque, sulla mia pancia, sul letto, sulle mie labbra. Ero estasiato, quella era stata la notte più bella della mia vita ma non potevo credere che fosse finita. Mi chiedevo che cosa sarebbe successo ora, nella mia mente c’erano una valanga di pensieri che mi paralizzavano. Lui si stese su di me, spalmando il suo seme tra i nostri corpi, mi baciò sul collo, si alzò e andò in doccia. Io non sapevo che fare, così scappai nella doccia del bagno in comune dell’appartamento. Quando tornai in stanza lui dormiva con il viso rivolto dalla parte laterale del letto, andai a stendermi anch’io, all’estremità opposta del letto, anch’io con il viso rivolto al lato, con un grande punto interrogativo sul futuro di tutto questo.

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