L'aiuto (incesto) by ruben [Vietato ai minori]




– Che c’è Ivan, sei inquieto?
– Sono stanco di stare a letto con questa gamba ferita, Maria, sono qui da 10 giorni.

Maria, la sorella, appena un anno più di lui, 20. Non é bella, ma gli vuole molto bene. E’ magra, scura di pelle, bruna, sembra non avere seno. Il viso è simpatico ma il naso é aquilino . Gli occhi però sono bellissimi, a volte azzurri, a volte grigi. E lui, Ivan, all’opposto, bello, non molto alto, ma lineamenti bellissimi.
Maria tiene segreta la sua gelosia per il fratello; quando lui esce con le altre ragazze prova dispetto. Lei sa che fanno quello che anche lei vorrebbe fare, se lo contendono, lo cercano. E lei lo guarda ammirata ogni volta che esce, e con dispetto.

– Mi metto vicina a te, ti faccio compagnia. Dimmi, cosa ti rende inquieto?
– Non posso dirtelo, sei mia sorella.
– E credi che io mi scandalizzo? Ma, no. Lo sai che ti voglio bene, con me puoi confidarti.
– Maria, io…
– Dai, parla, coraggio.
– Non vedo una ragazza da 10 giorni….mi capisci?
– Ah, ecco. Ti senti……
– Beh, è naturale. Non posso neppure……
– …masturbarti? Volevi dire questo?
– Beh…si…oramai l’hai detto.
– E che c’è di male a dirlo a tua sorella? Non sono più una ragazzina. Si, ti capisco, ma non so come aiutarti.

Dopo pranzo la madre andò a letto; di pomeriggio dormiva sempre qualche ora. Ivan stava nella penobra della stanza sonnecchiando e lei entrò nella stanza.
Lo baciò in fronte con le labbra umide di saliva. Lui aprì gli occhi.
– Maria….
– Stai zitto. Adesso ti aiuto io.
. Ma..che vuoi fare?
– Quello che stai desiderando. Dai, senza vergogna, te lo faccio io, ti aiuto.
Lui rimase paralizzato, non sapeva cosa pensare o dire quando lei allungò la mano sul suo cazzo. Quando cominciò a toccarlo sul lenzuolo di fece duro.
– Vedi – disse Maria – sorella o no, ti piace come ti tocco. Dai, te lo faccio.
Scostò il lenzuolo, gli abbassò gli slip e lo strinse.
– Sai che è bello? Sei bello anche qui.
Spinse in basso la pelle e lo scappellò. Poi mosse la mano, alcuni colpi, poi ancora.
– Dai, piccolo, vieni e non temere. Sarà un segreto tra noi due.
Lei lo baciava in fronte, con tenerezza mentre lo masturbava. Poi vide che lui tentava di arrivare alle sue labbra.
– Non sono la tua ragazza….vuoi anche un bacio?
Ci pensò su e poi lo baciò nella bocca, intensamente, mentre la sua mano si bagnava di sperma.
Lo ripulì ed uscì, senza dire niente.

Quella sera passò a salutarlo.
– Maria, vieni dopo? – gli chiese lui.
Lei sorrise e disse:
– Ti è piaciuto, vero? Ma piace anche a me fartelo.
Aspetta che la mamma dorma.

Era notte quando lei entrò nella stanza. Chiuse la porta a chiave ed accese la lampada del comodino.
– Voglio guardartelo mentre te lo faccio.
Si sedette sul letto, lo guadò e di slancio lo baciò ancora in bocca.
– Ma noi non siamo innamorati per baciarci così. Aspetta, solo un’altra volta.
Sentì la sua mano che le toccava il petto.
– Ho visto in un filmino di massaggi sul web.
– Un filmino osceno?
– Si, certo. Una cosa divertentissima. Te lo faccio come lo fanno loro.
Gli mise le gambe larghe per avere spazio. Poi si versò sul palmo della mano un olio profumato e gli unse il glande e poi l’asta. Ivan ebbe una sensazione di piacere a contatto col liquido; lei lo teneva scappellato e passava il palmo della mano sul glande, lo faceva ruotare: poi gli stringeva il cazzo facendo scivolare la mano unta sull’asta, dal basso fino alla punta e al contrario. E lo baciava in bocca, ancora. Lo sentiva sempre più duro, più teso, sentiva le sue contrazioni dei muscoli per spingere in alto il cazzo e poi vide sgorgare lo sperma, caldo e bianchiccio, mentre lui si muoveva per il piacere. Lo baciò ancora nella bocca.
– Allora, ti è piaciuto? Dimmi? – gli sussurrò con complicità.
– Che meraviglia. A saperlo che tu eri così….
– Che facevi?
– Uscivo con te invece che con quelle stronze.
Lei sorrise, lo baciò in bocca ed andò.

La gamba stava guarendo. Fortuntamente l’osso non era rotto, solo una larga, ferita del pedale del motorino sulla coscia, pericolosa, vicina all’arteria femorale e perciò era stato immobilizzato. Gli tolsero i punti e non fu necessaria neppure una fisioterapia. Solo prudenza ed un pò di moto.
– Ora che sono guarito ti perdo? – le chiese lui con un accento di nostalgia.
– Quando mi vuoi….dimmelo……..

Una setimana dopo Ivan si era ristabilito. Non poteva ancora guidare l’auto ma camminava. Era sabato, aveva voglia di uscire.
– Maria, esci con me, guidi tu.
– Ti serve un autista.
Lui la guardò intesamente e lei capì.
– Va bene – disse – ti accompagno io.
Ma quando furono in auto lei chiese:
– Dove vuoi andare? al pub?
– No.Facciamo una corsa fino al mare, da soli, io e te, come i fidanzati.
– Io non sono la tua ragazza. Vuoi che lo sia per stasera?
Le strinse la coscia e lei sorrise. Voleva stare con lei e mentre lei guidava, lui le baciava la spalla e le carezzava la coscia.
– Ivan, ti amo. Non lo hai mai capito, eri troppo preso dalle tue troiette per accorgerti di me. Eppure ti mandavo segnali, ma tu non capivi. Ricordi il mio vestito? Per indossarlo stavo davanti a te in mutandine e tu neppure mi vedesti. Lo feci apposta. Stasera che facciamo? Mi fai fare la tua ragazza?
– Vorrei che tu mi amassi abbastanza per farlo sul serio.
– Vuoi fare l’amore con me? Non possiamo, lo sai.

Lei parcheggiò in un posto isolato di fronte alla spiaggia. Più lontano c’erano alcune auto con coppiette.
– E’ un posto per innamorati – disse lui.
– Non volevi questo?
Rimasero a baciarsi ed a toccarsi per un pò. Lui le sollevò il magliocino, non aveva reggiseno. Le baciò i grossi capezzoli che le spuntavano dal petto, glieli succhiò, glieli mordicchiò facendola eccitare e respirare tra i denti. Lei gli carezzava la patta sotto la quale sentiva il suo cazzo duro. Lo fermò.
– Aspetta, fermiamoci. Ivan, sono tua sorella, non possiamo andare oltre.
Ma lo disse continuando a stringergli il cazzo ed a baciarlo.
Si fermarono per fumare.
– Sai, Ivan, quando ti ho fatto quella cosa, con l’olio, mi veniva il desiderio di baciartelo, mi sentivo innamorata del tuo…..te lo farò, prima o poi, ma non adesso in macchina.
Scesero dall’auto, camminarono un pò sul lungomare ed ogni tanto si baciavano, si abbracciavano.
– Mi piace tenerti, sentire il tuo corpo contro il mio, mi piace sentirti duro per me.
Poi si fermarono vicino ad un chiosco balneare chiuso; vi erano delle scalette e discesero. Il posto era buio e sabbioso. Lei si poggiò contro un muro e lui la pressò.
– Che vuoi fare Ivan?
Sentiva il suo corpo contro il suo e sentiva la sua erezione. Lui le sollevò la veste e la carezzò sulle cosce.
– Se continui, perdiamo la testa. Fermiamoci qui.
Ma continuavano a baciarsi mentre lui le metteva la mano sulle mutandine sentendo sotto la stoffa leggera i folti peli del pube. Lei gli stringeva il cazzo sui pantaloni, forte.
– Vuoi farlo? -gli chiese – Sei mio fratello, se lo fai con me è per sempre, lo sai? Non potremo più lasciarci.
Lui le mise il cazzo tra le cosce, sotto le labbra della fica. le mutandine erano bagnate di umori della sua fica. Lei prima strinse il cazzo tra le cosce con un desiderio di trattenerlo, poi le allargò e scostò le mutandine; e fu lei a metterselo tra le labbra della fica.
– La senti? – gli chiese- E’ così bello sentirti, ma non farmelo qui, in piedi, coi vestiti.
Sentiva il suo cazzo passare lungo le labbra della fica, allargandole, e fino a toccarle le natiche: la stava chiavando tra le cosce.
– Vieni così – gli disse – piace anche a me. Potevi avermi da sempre. Perchè non ci hai mai pensato?
Così, continua così, cerca di venire.
Lei sentì lo sperma che la bagnava sulle cosce e sotto le natiche, il suo liquido caldo, sentì le contrazioni del suo corpo mentre veniva.
– Amore mio…..sei venuto? ti ho fatto venire io, tra le mie cosce? sei venuto per me?

In macchina gli disse:
– Ivan, se continuiamo finisce che diventiamo amanti. Ci hai pensato? Guarda che tra fratelli è per sempre, è l’attrazione del sangue, la somiglianza del temperamento. Ci hai pensato? Vuoi me?
– Maria, non ho mai sentito tanto desiderio per una ragazza, mi stordisce, mi confonde. Mi dà piacere solo guardarti, sentirti vicina.
– Sei l’amore mio da tantissimo tempo, egoista.
– Perché egoista?
– Non hai pensato a me? piace anche a me venire, sentire l’orgasmo. Te la farò pagare, stanotte. Sai che …mi masturbavo pensando a te? L’ho fatto anche stamattina. Una volta ti ho visto che ti masturbavi, mi veniva una rabbia….come quando uscivi con le ragazze….

A casa lei si cambiò ed andò in bagno, si stava lavando sul bidet e sentì il desiderio e cominciò a toccarsi il clito immaginando che lui….si decise, voleva farlo ed andò nella sua stanza, chiuse la porta.
– Aspetta,amore mio, voglio spogliarmi tutta e voglio che tu mi guardi..che me la guardi.
Stava in piedia accanto al letto. Teneva le gambe un pò larghe in modo che lui potesse vederle la fica.Lui la guardò, passò le dita tra i peli del suo pube….. non era bellissima, ma accendeva la sua mente di libidine, le piaceva da morire. Si alzò per dentire sul suo corpo il contatto con quello della sorella, e mente si baciavano, in piedi, lui le carezzò le labbra della fica e la penetrò col medio.
Maria ansimava di libidine e di desiderio, si spingeva contro il dito con colpi forti.
– Tu vuoi…. – gli sussurrò – tu vuoi sempre chiavare la tua sorellina? vuoi penetrarla nella fica?
Si baciavano pressando i loro corpi l’uno contro l’altra e lei si distese ed allargò un pò le cosce.
– Mettimelolo come hai fatto stasera, tra le labbra, così mi stimoli sul clito
e mentre lo facevano, il desiderio di essere penetrata le faceva allargare le cosce e spingere il bacino contro il cazzo, toccarlo con le dita e spingerlo sopra, all’imbocco della fica.
– Ivan, non stiamo più a pensarci, facciamolo.
Stava supina, con le cosce aperte quanto più poteva. cosce.
– Vienimi sopra, amore mio, vienimi dentro.. Ma attento: l’ho fatto solo una volta – gli sussurrò – e nemmeno completamente, sono quasi vergine.
Lui le alzò le braccia per baciarla sotto le ascelle.
– Ivan, aspetta, pensaci, stai per chiavare tua sorella. E’ per sempre, sei il mio sangue, sarai mio per sempre.
– Maria, amore, parla piano.
– La mamma ha preso il sonnifero, non temere.
Ivan spinse il glande tra le labbra della fica: aveva la fica strettissima, Ivan spinse più forte ed incontrò un ostacolo.
– Ti ho mentito, sono vergine. L’ho fatto per non darti pensieri. Adesso fallo, rompimi, voglio dartela. Sei mio, ricordatelo, solo mio.
Lei si lamentò mentre il suo imene si lacerava sotto i colpi del cazzo, soffriva, ma trascurò il dolore e si spinse contro il cazzo finchè non lo sentì tutto nel suo corpo.
– Tutto, amore mio, dammelo tutto, forte. Sono io la tua donna, la tua fica. tua.

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– Ti accorgi di una cosa?
– Cosa?
– Se mi chiedi questo, allora sono diventata proprio la tua troia, Ivan.
– Ti dispiace?
– No, affatto, ne sono felice. Te lo faccio fare, anche se mi farai male. Ma voglio una cosa in cambio …….
– Cosa?
– No, dopo, te lo dico dopo, però intanto prometti.

– Ivan, mi hai fatto soffrire, mi hai rotta a sangue, mi fa male.
– Pentita?
– No, volevo provarlo anch’io; e poi io sono tua, dovevo fartelo fare….ma mi hai sbattuta con violenza, mi hai tolto il respiro, l’ho sentito nella pancia…..ti è piaciuto il mio culetto, amore? Però ricordati che hai promesso, ho anch’io un capriccio…..
– Dimmelo-
– Sai che ho sognato? che io e te ci guardavamo negli occhi, ci baciavamo con tenerezza mentre io lo facevo con..un altro ragazzo. E il fatto che tu mi …..guardavi mentre……si….. mentre lui mi chiavava… mi eccitava da morire.
– Vorresti farlo?
– Tu che ne dici? Me lo faresti fare?- rise, come se scherzasse, ma lui capì che non era uno scherzo.
(continua)

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