Ladri in casa by DottorFilippo33 [Vietato ai minori]




Ladri in casa di DottorFilippo33 New!
Dopo una brutta giornata, una serata pessima. Dall’inizio di luglio l’anticiclone Flegetonte dispiegava un caldo afoso e opprimente su tutto lo stivale italico e il condizionatore dell’infermiera Cristina aveva appena subito un guasto. Il suo appartamento si era tramutato in una sauna. Quella sera era andata in pizzeria con un ragazzo simpatico, conosciuto al Med Party. La sua pizza era stata veramente pessima: bruciata sotto, cruda ai bordi, il pomodoro aveva un sentore di acidità e le “speciali verdure dell’orto” tanto decantate sul menù erano quattro misere foglie di rucola e melanzane congelate. Lui le aveva guardato le tette tutto il tempo e si era anche offerto di riaccompagnarla a casa. “No, grazie, sono una donna di mondo!” Una volta a casa, si fece un bell’idromassaggio utilizzando il suo bagnoschiuma preferito, olio di patchouli e gelsomino. Lo utilizzava sempre prima di ogni combattimento, ma il Club della Giarrettiera si sarebbe riunito soltanto il sabato successivo. Indossò un babydoll rosso, si infilò sotto le lenzuola di raso con una bottiglia di vino Vermentino di Sardegna e il suo fedele vibratore. Cristina era rimasta molto stupita quando aveva scoperto che il vibratore era stato inventato da un medico. Uno psichiatra francese l’aveva inventato nel 1734 per curare l’isteria. Il dildo invece aveva delle origini antichissime: sempre in Francia, alle Gorges d’Enfer, in Aquitania, erano stati trovati dei manufatti di pietra e di osso a forma fallica, probabilmente i primi dildo della storia. Aveva letto anche che a Pechino, al museo del sesso, era esposto in bella vista un dildo di giada del 6000 a.C. Giada? Chissà che sensazioni dentro alla figa. Cristina accese il vibratore e subito fu scossa da un brivido di piacere.

Ad un certo punto Cristina rimase immobile, senza fiato. Aveva sentito dei rumori provenire dal salotto. Ladri in casa ? Per un momento pensò di restare lì, continuando a fottersi e ubriacarsi, tanto non aveva in casa degli oggetti di gran valore, invece gettò a terra le coperte e si mise in ascolto. Sentì il ladro aprire la cristalliera dove conservava il braccialetto che le aveva regalato sua nonna Virginia da bambina. Era un braccialetto di poco valore, ma dal valore affettivo immenso. I nonni sono degli esseri speciali, delle creature meravigliose che ci accompagnano nei primi anni della nostra vita. No, non gli avrebbe permesso di rubare il ricordo di nonna Virginia. Strisciò nel corridoio, arrivò all’ingresso del salotto e intravide nella penombra una figura tutta in nero, tuta e passamontagna, con una torcia accesa. Abbastanza ubriaca da non pensare alle conseguenze del suo gesto, Cristina si gettò addosso al ladro puntando le sue unghie contro il suo volto. Cristina e il ladro si schiantarono contro il mobiletto, rimbalzarono e caddero a terra. Lei tentò di avvolgere le gambe intorno a lui e iniziò a colpire a tentoni nel buio. Ad un certo punto Cristina lanciò un urlo: sentì delle unghie artigliarle il seno attraverso il babydoll e si sentì tirare per i capelli. No, non era un ladro, era una ladra! Cristina si liberò dalla sua presa e si alzò di scatto tastando la parete alla ricerca dell’interruttore. Finalmente riuscì ad accendere la luce e vide la ladra fuggire nel corridoio, in direzione del bagno. “Hai sbagliato casa, puttana ! Io sono la papessa e ora ti distruggerò!”. La porta del bagno era socchiusa :”Wendy, sta arrivando il lupo cattivo! ” Cristina aprì la porta e rimase sorpresa nel vedere la ladra mentre si spogliava. Si tolse lentamente la tuta, scoprendo una bellissima carne mulatta. Si tolse il passamontagna. Cristina avrebbe riconosciuto tra mille i suoi occhi verde smeraldo. Carmen gridò :” Non sono una ladra! Sono venuta qui per darti una lezione in privato. Al Club mi hai umiliato davanti a tutti. Spogliati e lottiamo” “Bella pantomima, ci avevo creduto davvero! Vieni a prendere la purga – urlò Cristina – ti orinerò addosso. “

(N.B Leggi il racconto “Il club della giarrettiera – La papessa”)

Le due si avvicinavano sempre di più, finchè non furono faccia a faccia, occhi negli occhi, i seni si sfioravano e una muta rabbia cresceva dentro di loro. Saltarono tutti i preamboli e si ritrovarono avvinghiate a rotolarsi nude sul tappeto del bagno come due serpenti, assetate di supremazia e decise a distruggersi. Si serrarono con le braccia all’altezza dei fianchi, tentando di spezzare il fiato alla propria rivale con una presa reciproca così forte che si sarebbe potuto sentire il suono delle gabbie toraciche e delle vertebre scricchiolare se non fossero stati coperti dalle loro urla animalesche e dai loro gemiti selvaggi. Per fortuna Cristina abitava in un piccolo villino solitario in campagna, altrimenti i vicini avrebbero già chiamato i carabinieri. I loro enormi e splendidi seni, compressi in quel terribile amplesso, sembravano prossimi a una esplosione. Ad un certo punto, Carmen ebbe un guizzo, inarcò la schiena, disarcionò Cristina e riuscì a intrappolarle i fianchi tra le gambe, a forbice. Cristina con un rabbioso vigore, con un movimento repentino del corpo riuscì a sua volta a intrappolare Carmen tra le sue gambe. Una forbice perfetta. Le due donne iniziarono una sessione selvaggia di tribadismo. Poi allentarono la presa e si ritrovarono sdraiate una rivolta verso l’altra. Iniziarono a coccolarsi i genitali a vicenda con il volto, rilassarono le loro vesciche e ognuna di loro lasciò fluire la sua pipì sulla faccia dell’altra. Una delicata e intensa pioggia dorata si riversò nelle loro bocche. Ognuna bevve l’urina della propria rivale. Il pissing o urofilia è una pratica erotica antichissima: si ritrova anche nel mito greco di Danae e Zeus, tramandato a noi dal Fabulus di Hyginus del III secolo a.C : Danae accolse dentro di sè Zeus, tramutatosi in una pioggia dorata. Le due ragazze si sollevarono. Erano nude, sudate, bagnate, piene di graffi e di morsi. E vicino avevano una splendida vasca idromassaggio. Per quella sera potevano concludere anche con un bel pareggio. Cristina girò il rubinetto: la vasca stava spumeggiando, le bolle si confondevano. Le due donne entrarono nell’idromassaggio. Carmen la baciò delicatamente sul collo e le sussurrò vicino all’orecchio i primi versi della canzona di Bacco di Lorenzo il Magnifico:”

“Quant è bella giovinezza
che si fugge tuttavia
Chi vuole esser lieto, sia
di doman non c’è certezza”.

MORALE: “Il sesso non è un peccato: è una attività ordinaria la cui pratica lega l’essere umano al mondo, ai suoi piaceri come ai suoi dolori, lo eleva, gli permette di superare i limiti della vita sulla terra” (Carl Gustav Jung)

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