L'Abisso del Piacere e della Paura by SimoH [Vietato ai minori]




L’Abisso del Piacere e della Paura di SimoH New!

Note:

Il racconto a puntate che segue è completamente frutto di fantasia.
Un ringraziamento a CoppiaCalda, che mi sta dando una mano nella stesura…

Conobbi Sara e Marco una sera in un irish pub. Ero andato lì per bere qualche birra in tranquillità davanti a una partita di basket quando vidi entrare Sara. Era bellissima, con quei suoi jeans aderentissimi a vita bassa e il top stile corsetto rosso e nero mentre faceva il suo ingresso su un paio di tacchi vertiginosi, ma indossati con una rara classe e naturalezza. Il mio primo pensiero fu che di donne così se ne trovano una ogni mille anni. Mi accorsi subito che la volevo.
Lei era andata al bancone, scherzava con il proprietario del pub, un tipo grosso, coperto di tatuaggi dalla testa ai piedi che conoscevo fin dall’infanzia. Così mi avvicinai al bancone, lo chiamai e gli dissi:«Ehi, Cla, voglio offrire qualcosa alla donna più bella del locale.» La guardai negli occhi, le porsi un menu e le chiesi di scegliere. Lei sembrava imbarazzata, pensai che forse era un buon segno.
In quel momento alle sue spalle arrivò Marco. Era un ragazzone, bel fisico, bel viso. Esattamente il tipo che ti aspetti possa stare con quell’incanto di ragazza. Ci vide in quell’atteggiamento, io con il menu in mano mentre lo porgevo alla sua ragazza per chiederle di scegliere un drink. Pensai che avrei rimediato un occhio nero al 100%. Invece venne fuori che Marco era un ragazzo simpaticissimo, consapevole della bellezza della sua donna ma non per questo soffocante nei suoi confronti. Offrii da bere a tutti e due e passammo la serata a chiacchierare e raccontarci storie assurde fino a notte fonda. Quando uscimmo nel parcheggio del pub erano le 4 di notte e loro due erano a piedi.
«Ma dai ragazzi, vi accompagno io volentieri. Ci conosciamo da poche ore ma è come se fossimo amici da sempre!»
«Dai va bene, però ti dispiace se ci mettiamo entrambi dietro? Sai, Sara ha bevuto parecchio e non vorrei facesse qualche danno irreparabile.»
Risi, dicendo che andava bene. Mi diedero l’indirizzo e si infilarono sui sedili posteriori della mia Polo. Io avviai l’auto e partii. Per la prima parte del percorso parlammo tranquillamente, come se fossimo ancora nel locale. Dopo un po’ però i due ammutolirono. Ridacchiai tra me e me pensando che una coppia di sconosciuti si era addormentata nella mia macchina. Guardai nello specchietto, per assicurarmi che stessero comodi, ma quello che vidi mi lasciò di stucco. Non parlavano più per un motivo completamente diverso da quello che mi aspettavo. Nei pochi minuti che mi ci erano voluti a raggiungere il raccordo infatti, lui le aveva slacciato il corpetto e aveva cominciato a giocare con i suoi bei seni sodi, mordicchiandoli, leccandoli, baciandoli con passione, lei invece, gli aveva infilato una mano dentro ai pantaloni, e non ebbi difficoltà a immaginare cosa stesse facendo.
Sara si accorse che stavo guardando, mi fece silenziosamente l’occhiolino, si leccò le labbra con fare lascivo e si portò l’indice della mano libera alla bocca, a farmi segno di stare in silenzio. Mi sorrise attraverso lo specchio. Poi con mano ferma fece sdraiare Marco sul mio sedile, lo liberò dei suoi pantaloni e tirò fuori il suo cazzo, già mezzo eretto. Con qualche movimento divenne duro come il marmo, mentre anche il mio cazzo cominciava a reagire, compresso dentro ai pantaloni. Allora Sara sorrise, diede due piccoli baci sulla punta e poi si avventò famelica sul cazzo del suo compagno. Cominciò a succhiare con una incredibile abilità, alternando dolci momenti in cui lo leccava soltanto a pompate veementi, accarezzandogli le palle, mentre lui, ignaro del fatto che stessi guardando da un bel pezzo ormai, cercava di fare di tutto per trattenere i gemiti che dovevano necessariamente venirgli spontanei. Sara era una maestra del pompino, si vedeva dal modo in cui muoveva bocca e lingua. Anche il mio cazzo stava scoppiando, tanto che, mentre sbirciavo dallo specchietto dovevo ripetutamente massaggiarlo per alleviare la tensione. Marco stava per venire. Mise una mano sulla testa di Sara e la tenne ferma mentre le scoppiava in bocca. Lei non fece una piega, rimase al proprio posto in mezzo alle gambe di lui finché non smise di sussultare di piacere, e chiuse gli occhi appagato. Poi tornò a sedersi a fianco di Marco si rimise a posto il corpetto e mi guardò negli occhi attraverso lo specchietto. Aprì leggermente la bocca, mostrandomi che era piena dello sperma del suo ragazzo che giaceva appagato accanto a lei, poi inghiottì tutto. Aprì di nuovo la bocca per mostrarmelo. Dovetti smettere di guardare per evitare di avere una reazione incontrollata. E magari andarmi a schiantare contro un guard rail. Già che non fosse successo fino a quel momento era una sorta di miracolo. Sono sicuro che lei abbia riso.
Arrivammo a destinazione cinque minuti dopo. Accostai accanto al cancello del loro condominio, e Marco scese trasognato, fingendo di essersi addormentato.
«Grazie amico.» mi disse. Dovetti resistere all’impulso di ringraziarlo a mia volta. Sara si avvicinò al mio finestrino aperto e mi guardò intensamente.
«Buonanotte» mi disse, lasciva. Il suo alito odorava di birra scura e sperma. Mise la mano nella mia, mi fece un altro occhiolino e seguì Marco Guardai cosa mi avesse messo in mano in quel breve istante di contatto. C’era un pezzo di carta stropicciata, sembrava strappato da una di quelle tovagliette del pub dove eravamo stati. Un numero di telefono e la scritta “Chiamaci”.

Note finali:

Grazie a tutti i lettori
Per eventuali impressioni, consigli, critiche costruttive o qualsiasi cosa vi venga in mente: simonh91@outlook.it

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