La verginella




Quando la conobbi io ero sulla cinquantina e lei aveva 27 anni.
Non sono un superdotato né un adone ma un uomo normale con un piccolo segno + : ci so fare con le donne.
All’epoca avevo le classiche tre donne (oltre a mia moglie) di cui avrebbe bisogno ogni uomo, una per la famiglia, ed era quella che pretendeva di lavarmi e stirarmi la biancheria intima che spesso mi regalava in cambio di una chiavata a settimana quando aveva il giorno libero dalla scuola, la seconda per il passeggio, e mi piaceva visitare con lei tutti i luoghi caratteristici del circondario con solenni e continui pompini intanto che guidavo, la terza per il letto ed era quella che aveva comprato apposta un monolocale nei pressi della mia abitazione perché nel giorno stabilito la potessi raggiungere verso le otto del mattino con due brioche alla panna da gustare a risucchio sia sul cazzo che sulla figa.
L’occasione dell’incontro fu un viaggio organizzato nelle terre del Sud ed io fui invitato perché facessi da cicerone.
Ho avuto veramente tante donne ed ho soddisfatto quasi tutti i miei desideri, ma la visione di quella ragazza fece scattare in me una scintilla ed un desiderio di possesso che sentivo a fior di pelle.
Era la classica “figlia di Maria” con un visino dolce, un fisico slanciato, con tette e culo secondo norma e con un bagliore negli occhi tra il furbo ed il misterioso.
In pulman sedeva accanto ad un’amica sessantenne che al contrario di lei, era ciarliera e di buona compagnia.
Con battute spesso allusive me la feci amica e quando le chiesi di farmi spazio accanto alla ragazza in uno dei tragitti turistici, con una scusa attaccò discorso con mia moglie ed io andai a sedermi accanto alla ragazza.
Non so cosa mi prese, ma subito sentii un rimescolio in mezzo alle gambe e sentivo che il membro stava per agitarsi.
Le feci i convenevoli di rito e quando mi accorsi che lo sguardo non era assente ma piuttosto interessato chiesi se potevo metterle una mano sulla coscia, fingendo timidezza ed imbarazzo, al che lei acconsentì.
Fu la chiave d’ingresso nel mondo dei sogni e delle speranze di una falsa verginella, desiderosa di un uomo perché sazia di donne.
Finito il viaggio ebbi modo di telefonarle e dopo vari tentativi ci ritrovammo una sera per andare a mangiare una pizza.
Finito di mangiare, con la scusa di andare a fumare una sigaretta lungo il fiume, la portai in un posticino isolato.
Ci fermammo a fumare e ad ascoltare musica e all’improvviso tentai il coup de frappe.
Dissi che avevo bisogno di scendere a pisciare e mi posizionai in modo che lei potesse vedermi.
Sott’occhi capii che mi guardava con interesse e facendo finta che la pisciata era lunga mi accarezzavo il cazzo.
Ritornato in macchina, forse rinfrancato dallo sguardo lascivo con cui mi aveva guardato, le chiesi se meritavo un bacio per la serata.
Sembrava che non aspettasse altro. Si girò completamente verso di me e mi posò la boccuccia dolce, calda e umida sulla bocca.
Non dovetti attendere molto per forzarne l’apertura ed una fragranza tutta infantile si riversò nella mia bocca che adesso riceveva la sua lingua curiosamente lunga e piena.
Ci baciammo con passione, e restammo attaccati l’uno all’altro senza avere il tempo di poter dire una parola.
Solo quando con la mano cercai di stringere una delle tettine da sotto, si staccò dalla bocca e disse : Non sono pronta.
Mi venne da ridere e le chiesi : Pronta a che cosa?
Lei si staccò da me un attimino e fingendo di fare l’offesa mi disse che era un problema suo particolare.
Non volevo infierire né precipitare gli eventi ma sentivo che il suo atteggiamento non era uno stacco della serata ma un invito a forzarla perché mi parlasse di lei e mi potesse far capire con chi realmente mi accompagnavo.
Mi offrii di poterle dare qualche spiegazione se ce ne fosse bisogno ma lei non pi rispose.
La buttai là con un tentativo maldestro di coinvolgerla e chiesi se si trattava di qualche uomo, magari un suo moroso.
Mi rispose che non si trattava di uomini ma di donne.
Pensavo che fosse qualche sua amica e me la immaginai lesbica e bigotta.
Invece, senza che indagassi oltre la fece breve dicendomi che in primo luogo il suo problema era sua mamma.
Pensavo ad un conflitto generazionale dovuto all’educazione che ricevono le ragazze nei paesi di campagna ed al rapporto spesso burrascoso che si instaura tra queste ed i genitori vecchia maniera.
Invece la realtà era ben diversa e molto avanzata rispetto a quello che normalmente succede in città.
Lo potei constatare quando lei con fare spontaneo mi guardò negli occhi e disse : Sono innamorata di mia mamma da quando avevo cinque anni.
La cosa mi fece arrapare e sentivo che la prospettiva di strampugnare una fighetta incestuosa avrebbe coronato degnamente la mia serata.
Come mai da quando avevi cinque anni? le dissi infoiato e lei candidamente mi raccontò di quanto era successo tra sua mamma e suo padre.
Il padre era spesso fuori per lavoro anche di notte e la madre ne approfittava per tradirlo.
Ricordava ancora quella volta che il padre stufo di essere cornificato in piena notte affrontò la moglie quasi a volerla ammazzare.
Lei era nel lettone con la mamma e rimase scioccata nel vedere la mamma insanguinata e nel sentire il padre affermare che ormai tra lui e la puttana di sua moglie tutto era finito.
Infatti dopo 22 anni i suoi genitori vivono ancora da separati in casa e i soldi che lui versa non sono per contribuire al menage familiare ma per pagare i servizi che a turno gli rendono la moglie e la figlia.
Si strinse alla mamma cercando di asciugarle il sangue ma fu rassicurata che il tutto era dovuto al colpo preso dietro la testa per scansare un pugno di suo marito.
Dopo che la mamma si fu asciugata e tamponata la ferita ritornò a letto e si addormentarono abbracciate
Aveva capito che da quel momento lei prendeva il posto di suo padre, non solo nel lettone ma soprattutto nei contatti fisici con sua mamma, e che pur non essendo contatti a livello sessuale tuttavia erano impregnati di una sensualità appagante, allora per la madre ed in seguito anche per lei.
Cercai di rimuovere dalla sua mente il brutto ricordo di quella scena e, fingendo ironia, le chiese se per caso oltre ad essere innamorata della mamma ne fosse anche gelosa.
Purtroppo sì, mi rispose, e la gelosia è dovuta al rapporto che mia mamma ha con sua sorella.
Nonostante ne avessi viste e fatte tante, sinceramente non riuscivo ad immaginare quale pozzo di lussuria fosse quella verginella che quasi avevo paura di toccare per non romperla.
Mi disse che sua mamma era una donna giunonica sui 60 anni e la sua sorella, altrettanto formosa, ne aveva 65.
Ogni anno per i tre mesi estivi, essendo vedova e senza figli, andava a casa della sorella a passarvi le vacanze e dormiva nel lettone con sua mamma.
A questo punto decisi di dare un taglio alle sterili elucubrazioni e con fare franco e spigliato le dissi che, pronta o non pronta, mi aveva fatto arrapare e bagnare di umori e che se non aveva voglia di toccarmi mi sarei masturbato da solo magari raccontando io cosa avrei immaginato che facessero le sorelle vecchie e troie nel loro lettone.
Si vede che l’averne parlato con me fu quasi una liberazione e aspettava che le raccontassi cosa avrebbero potuto fare due troie, perdipiù sorelle e vecchie.
Si accoccolò con la testa sulla mia spalla e cominciando a succhiarmi l’orecchio ed a penetrarlo con la lingua mi incitava a descrivere cosa immaginavo.
La sua voce ormai era trasformata dall’eccitazione e rimasi stupito nel vederla che nel mentre mi ciucciava l’orecchio era scivolata in avanti sul sedile e con la mano sotto la gonna cominciava a carezzarsi la figa.
Tirai fuori l’uccello e comincia a menarlo mentre lei mi sussurrava di dirle cosa faceva quella troia di sua mamma.
Con fare ansimante descrissi il momento in cui le due puttane si erano denudate per andare a letto e ciò facendo incominciarono una perlustrazione viscida dell’antro delle rispettive fiche.
Tua mamma è avvinghiata a sua sorella, la tiene stretta con una mano sulla schiena e con l’altra impegna tutto il palmo per penetrarne la ficona.
Si muovono in modo osceno e voluttuoso strofinandosi le mammelle e cercandosi con la bocca.
Oh si, mi dice lei, si baciano in bocca scambiandosi la saliva. E’ così che fa mia madre con me.
E così dicendo passa ad insalivarmi la bocca, a strizzarmi le labbra, a fremere e respirare con le narici a modo di un cavallo e in un sospiro roco e affannoso si contrae e come in trance grida : Mamma, mamma, così, così, così…………..
Si stacca da me e si abbatte sul sedile, mentre dalla fica le esce un liquido abbondante di piscio misto a sborra.
Io intensifico il ritmo della masturbazione e quando sto per venire le chiedo di guardarmi e di coprire con la mano la cappella del cazzo per non imbrattare la macchina.
Con dolcezza e apprensione si china sul cazzo, lo prende prima in mano quasi a volerlo proteggere e poi piano se lo porta alla bocca titillandolo con la lingua prima di metterselo in bocca.
A quel punto accellerai il movimento come per chiavarla in bocca e sentendo il caldo dell’incavo del palato ed il guizzo della sua lunga lingua intorno al glande, venni con movimenti spasmodici uscendo dalla sua bocca e depositando il liquido tra le sue mani fatte a coppa.
Dopo le pulizie di rito ed il bacio di intesa, fu lei per prima a dirmi: la prossima volta ti farò io i raccontini di quello che realmente ho fatto con mia madre e di quello che ho visto fare dalle due troie.
Nel riaccompagnarla alla sua macchina sentivo di essermi immesso in una dimensione nuova per il sesso.
Nei giorni che precedettero altri incontri non facevo altro che sognare la verginella e le sue due troie impegnate in lubrichi incontri incestuosi.
Che la realtà è più ricca di ogni fantasia ne ebbi prova quando lei, fin dalla volta seguente, mi faceva sborrare alla grande con i suoi piccanti e intriganti raccontini.

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