La velina mora




Scritto da ric,
il 2015-06-22,
genere bondage

Le tante agognate vacanze sono finalmente iniziate, è la prima settimana di agosto e la mia destinazione è una nota località turistica della Liguria, come al solito. Ormai sono più di 20 anni che ci vado e conosco veramente tutti, queste conoscenze mi sono servite negli anni ad entrare in discoteca gratis e incontrare molti vip ospiti nelle varie feste.
Sto guidando tranquillamente verso Genova quando ricevo una telefonata da un numero sconosciuto.
“Pronto” rispondo al telefono.
“Ciao, sono Giorgia” sento nella cornetta, “Ci siamo incontrati ad una festa la scorsa estate, ti ricordi?”
“Certo che mi ricordo, come stai?” le chiedo rimanendo sul vago e cercando di capire chi fosse.
“Tutto bene, sono a Sestri, tu quando arrivi?” mi domanda Giorgia.
“Guarda, sto proprio venendo al mare, sono a meno di un’ora di macchina, ci vediamo?” le chiedo provando ad associare un viso alla voce.
“Si, va bene, avrei un favore da chiederti, te ne parlo quando arrivi, ci vediamo al Mille Lire” replica lei.
“Ok, ci vediamo lì alle 21, a dopo” confermo l’appuntamento e attacco.
Rimango pensieroso sull’identità di questa ragazza di nome Giorgia, mi domando il motivo della chiamata e comincio a fare le ipotesi più fantasiose.
Arrivo a casa alle 20,30, scarico in fretta le valigie dall’auto e poi via a piedi per gli stretti vicoli fino a raggiungere il locale dell’appuntamento. Durante il tragitto non mancano gli incontri con amici e conoscenti, che mi fanno perdere minuti preziosi, ma riesco ad arrivare puntuale all’appuntamento.
Varco la porta del locale e mi dirigo alla zona tavolini, lì noto una bellissima ragazza mora seduta su un puff con le gambe rannicchiate, è vestita con una camicetta rosa salmone, con allacciatura in stile orientale e ultimi due bottoni slacciati, le lunghe gambe sono coperte da jeans bianchi attillati, che non fanno niente per nascondere le curve della ragazza, calza dei sandali infradito senza tacco, anch’essi bianchi, che mettono bene in mostra i suoi splendidi piedi con le dita affusolate e unghie smaltate di bianco perlato, come quelle delle mani, colore che ben contrasta con l’abbronzatura della ragazza.
Guardandola con più attenzione mi sembra una faccia conosciuta, ma non ricordo dove l’avevo già vista, forse per via degli occhialoni scuri che indossava. D’un tratto mi ricordo, l’avevo incontrata ad una festa la scorsa estate, è Giorgia, ex velina e conduttrice di Paperissima Sprint.
Ci vuole poco tempo prima che riesca a collegare la telefona della misteriosa Giorgia con la velina, che fosse veramente lei? Per scoprirlo mi avvicino al tavolino, per fortuna il locale non è affollato e la ragazza non è circondata da gente che chiede foto e autografi. La saluto, lei si alza, mi stringe la mano e mi da due baci sulle guance, il classico saluto tra amici, ma arrossisco davanti alla sua bellezza.
Mi accomodo e cominciamo a chiacchierare per qualche minuto, poi lei viene al sodo, mi spiega che avrebbero registrato una puntata di un nuovo gioco a premi proprio a Sestri, sarebbe stato uno di quei giochi a premi estivi condotti da Teo Mammucari dove i vip devono superare delle prove di abilità e resistenza. Giorgia voleva assolutamente vincere per dimostrare che non era un’oca, ma non conosceva le prove alle quali avrebbe dovuto sottoporsi. Ed ecco come avrei potuto darle una mano a vincere, siccome io conoscevo tutti in paese avrei dovuto informarmi per scoprire in cosa consistevano le prove da superare e comunicarlo alla ragazza.
Ovviamente accetto, non mi sarebbe costato nulla informarmi, però la puntata sarebbe stata registrata l’indomani, quindi avevo solamente quella sera per trovare informazioni. Visto il poco tempo disponibile saluto Giorgia, mi alzo, poco prima che venisse riconosciuta e cominciasse la processione di fan, e comincio la ricerca.
Faccio qualche telefonata e trovo chi si sta occupando della parte tecnica, è un mio amico esperto di luci e suoni, quindi gli do appuntamento davanti a dove si sarebbe girato il programma. Lui arriva all’appuntamento alle 22 circa, ci salutiamo, mi dimostro curioso e lo convinco a farmi mostrare il set. Entriamo in un grande padiglione dove davanti a delle piccole gradinate c’è un palco con una decina di poltrone, probabilmente dove si sarebbero accomodati i concorrenti della trasmissione.
Comincio a girovagare, mentre il mio amico mi racconta i dettagli delle prove e i vip che avrebbero dovuto superarle, a Giorgia sarebbero toccate tre prove tutte collegate tra di loro, nello specifico:
1- Superare un percorso ad ostacoli, una specie di labirinto di specchi con degli enigmi da risolvere per avanzare una volta arrivati in un vicolo cieco.
2- Cercare la chiave che apre il lucchetto di un libro, tra le dieci disseminate in svariati metri quadrati di sabbia.
3- Memorizzare la frase scritta sul libro e non rivelarla nemmeno sotto tortura, sarebbe stata legata ad una panca e solleticata.
Mi segno le risposte agli enigmi del labirinto, la forma della chiave da cercare nella sabbia e la frase scritta sul libro, quindi una volta fuori dal set e salutato il mio amico, telefono a Giorgia per comunicarle le prove che avrebbe dovuto superare.
Lei non sembra preoccupata fino a quando le comunico che sarebbe stata solleticata, la ragazza mi racconta che soffriva tantissimo il solletico, soprattutto sotto i piedi, e non sarebbe riuscita a resistere nemmeno un minuto, sicuramente avrebbe perso il gioco a premi.
Ascoltate le sue parole le dico che l’avrei aiutata, allenandola alla sopportazione del solletico, spacciandomi per uno psicologo esperto. La ragazza, dopo essere rimasta qualche secondo in silenzio, accetta la mia proposta, quindi le do appuntamento a casa mia, una villetta in collina ai margini del paese e abbastanza isolata.
Mi fiondo a casa per sistemarla un poco, prima dell’arrivo di Giorgia, preparo una borsa riempiendola con cinghie di pelle nera e fibbie, poi pulisco la superficie del tavolo in taverna, sistemo nella libreria del salotto qualche vecchio libro di psicologia, che avevo negli scatoloni in soffitta, e infine attendo la ragazza comodamente sul divano.
Faccio appena in tempo a sedermi che suona il cellulare, è lei che mi avvisa che è alla mia porta, ma non trova il campanello. Vado ad aprirle e la trovo sempre vestita come qualche ora prima, camicetta rosa, jeans bianchi attillati e sandali infradito bianchi.
“Permesso?” domanda Giorgia entrando.
“Prego, entra pure e fai come se fossi a casa tua” replico io, “Posso offrirti qualcosa? Una birra ti va bene?”
“Si, grazie, una birra la bevo volentieri” risponde la velina.
La faccio accomodare sul divano e poi vado in cucina a prendere due birre, meno male un amico mi aveva riattaccato la corrente la mattina, così da trovarle fresche in frigorifero.
Ci beviamo la birretta mentre le illustro la “terapia”, le spiego che per sopportare il solletico avrebbe dovuto farsi solleticare intensamente, questo avrebbe alzato il suo livello di sopportazione, consentendole di vincere il gioco.
La ragazza sembra titubante, ma mi dimostro molto professionale e alla fine acconsente. Allora comincio col farle chiudere gli occhi, farla respirare in maniera regolare e cose di questo tipo, intanto le slaccio i sandali e glieli sfilo uno ad uno, poi le distendo le gambe e le appoggio su una sedia, quindi comincio a passarle le dita sulle piante dei piedi. Giorgia comincia subito a ridere muovendo le gambe, allora le afferro una caviglia e continuo con il solletico, ma la ragazza non riesce a rimanere ferma.
“Caspita, lo soffri veramente molto il solletico” esclamo, “Dovrò legarti le caviglie per tenerti ferme le gambe, altrimenti sarà tutto vano”
“Si te l’avevo detto che lo soffro un casino, vabbè, se non c’è altro modo fai tutto quello che serve, voglio vincere assolutamente il gioco” replica Giorgia.
Vado a prendere la borsa con dentro le cinghie, quindi le faccio affiancare le caviglie e le lego unite, poi con un’altra cinghia le blocco le gambe legandole assieme poco sotto le ginocchia, infine faccio la stessa cosa poco sopra le ginocchia con una terza cinghia.
“Vediamo se così può bastare” esclamo compiaciuto del lavoro.
Ricomincio a solleticare la ragazza, che continua a ridere ed agitarsi, le cinghie le stanno impedendo i movimenti, ma i piedi sono ancora liberi di muoversi, allora prendo una fascetta da elettricista e le cingo gli alluci, poi tirando un’estremità della fascetta la faccio scorrere e glieli blocco uniti tra loro.
“Ahi!” esclama Giorgia, “Ma è proprio necessario?” domanda preoccupata.
“Certo, non mi hai detto che sei disposta a tutto?” ribatto, “Che terapia d’urto sarebbe se non riesco a solleticarti?” le chiedo mentre le tengo ferme le gambe e ricomincio a solleticarla.
Ovviamente la ragazza non replica alle mie parole perchè intenta a ridere a crepapelle, ma faccio ancora parecchia fatica a tenerla ferma.
“Così non va bene” esclamo, “Ho bisogno di legarti a qualcosa, in taverna ho un tavolo, vorrei legarti a quello, simulerebbe anche la panca alla quale verrai legata domani sera”
“Aspetta un attimo, non ce la faccio più” risponde la ragazza con le lacrime agli occhi.
“Se non lo fai sarà stato tutto inutile” aggiungo nel tentativo di convincerla.
Giorgia rimane pensierosa, mentre poggia i piedi sul pavimento di cotto, poi acconsente. Le chiedo se vuole essere portata in braccio o preferisce saltellare, lei si alza in piedi e lanciandomi un’occhiataccia comincia a saltellare verso le scale, appoggiandosi a me.
“Ma proprio non potevi slegarmi i piedi?” mi chiede la ragazza abbastanza scocciata.
“In realtà si” rispondo tergiversando un po’, “Ma te la stai cavando bene, metti che c’è una quarta prova dove devi fare un percorso con le caviglie legate assieme, almeno sarai allenata”
Giorgia sospira e continua a saltellare, finchè arriviamo alle scale, qui si ferma e mi guarda, io la incoraggio a continuare, lei scuote la testa e tenendosi ai corrimani procede un balzello per ogni gradino, mentre io la seguo e mi gusto la scena.
Una volta scesi al piano di sotto procediamo verso il tavolo, che dista pochi metri dalla scala, quindi la invito a sedersi e sdraiarsi, la ragazza con un balzo riesce a portare il sedere sopra al tavolo, poi tira su le gambe e puntandosi con mani e talloni si posiziona al centro di esso.
Il tavolo è lungo poco più di due metri ed è composto da cinque doghe di legno larghe circa 20 centimetri e poste per il lungo, Giorgia è sdraiata su quella centrale, prendo una cinghia passandola tra le doghe, le assicuro le caviglie al tavolo, poi faccio la stessa cosa poco sopra alle ginocchia, quindi passo a bloccarle il busto con una terza cinghia legata all’altezza dell’ombelico.
“Porta le braccia in alto” dico gentilmente alla ragazza.
“Perchè? Mi vuoi legare pure quelle?” chiede Giorgia.
“Certo! Così creiamo la stessa situazione che troverai domani sera” rispondo.
La ragazza titubante appoggia sul tavolo le braccia, distendendole sopra la testa, quindi prima le lego i polsi uniti, sempre con una cinghia, poi con un’altra le assicuro le braccia alla doga centrale del tavolo, passandola all’altezza dei gomiti.
Adesso che il mio lavoro era concluso mi fermo ad ammirare la velina legata al tavolo delle torture. Dopo qualche attimo mi riavvicino e saggio la tenuta dei legacci, quindi comincio a solleticarle i piedi, la ragazza urla e si contorce, ma i suoi movimenti sono molto limitati e io posso continuare, ma per riuscire ancora meglio nel mio intento le lego una cordicella alla fascetta che le serra gli alluci, poi la tiro e la assicuro alla cinghia all’altezza delle caviglie, costringendola a stare con le piante dei piedi perpendicolari al tavolo e ancora più immobile.
La ragazza cerca di fare le sue rimostranze, ma non riesce a farmi desistere, continuo a solleticarla sotto i piedi e poi passo ai fianchi appena sotto le ascelle, Giorgia lacrima dal ridere, le manca quasi il respiro, allora mi decido a darle qualche attimo di tregua.
“Basta, basta, ti prego, non ce la faccio più!” urla una volta ripreso fiato.
“Basta? Abbiamo appena cominciato” le rispondo ridacchiando, “Adesso ti dirò una parola, se riesci a non dirmela avrai un premio, altrimenti una punizione, questa terapia si è dimostrata molto valida sui soggetti da me studiati” aggiungo cercando di darmi un tono da esperto.
Vado nel cucinotto della taverna e prendo il piezo per accendere il gas dei fornelli, quindi torno dalla ragazza, che cercava di guardarsi in giro per capire cosa avessi preso.
“La parola è Paperissima”le comunico all’orecchio, “Se me la dirai smetterò il solletico per un minuto, ma riceverai una piccola scossa elettrica, se resisterai invece alla fine riceverai un premio”
“No, anche la scossa no” supplica la ragazza, ma io imperterrito continuo per la mia strada.
Ricomincio a solleticarle i piedi e dopo poco la ragazza pronuncia la parola, mi fermo, le appoggio il piezo sulla pianta del piede destro e le do la prima scossa. Giorgia urla e si agita cercando di allentare i legacci che la bloccano al tavolo, realizzando dopo breve tempo di non avere via d’uscita dalla “terapia”.
Appoggio il piezo al piede sinistro della ragazza e le do una seconda scossa, questa volta il suo l’urlo è più contenuto, quindi terminato il minuto riprendo con il solletico, questa volta sui fianchi. Passa ancora poco tempo prima di sentire di nuovo la parola, allora branco il piezo, le alzo la camicetta e le do una scossa nella zona dell’ombelico. Giorgia contrae i muscoli, ma riesce a non urlare.
Terminato il minuto di pausa ricomincio a solleticarla, dedicandomi a cosce e polpacci e anche in questo caso la resistenza della ragazza si dimostra vana, pronuncia ancora la parola e io mi fermo.
“Non ci siamo Giorgia” esclamo, “Così non ce la farai a vincere il gioco di domani, devo intensificare le punizioni per darti un incentivo a resistere”
La velina non replica alle mie parole, stremata dalle risate è quasi senza fiato, io intanto le sfilo la camicetta dalla testa tirandola fino su fino ai gomiti, poi faccio lo stesso con il reggiseno bianco, mettendole in mostra le tette.
“Cosa fai?!” esclama la ragazza rinsavita di colpo.
“Tutto il necessario per motivarti e farti vincere il gioco a premi” rispondo, quindi appoggio il piezo al suo capezzolo destro e le do la scossa. Giorgia urla e si dimena, ma non ha scampo e riservo lo stesso trattamento anche al capezzolo sinistro, nonostante i piccoli movimenti della velina le facciano ballonzolare il seno a destra e sinistra.
“Basta, ti prego!” implora la ragazza, ma non cedo alle sue suppliche e ricomincio il solletico.
Questa volta Giorgia urla, ride e impreca, ma non dice la parola fino alla fine, mi fermo e le faccio i complimenti, non ricevendo per altro risposta dalla velina.
“Adesso manca solo l’ultimo passo e la terapia d’urto potrà considerarsi riuscita” le dico allontanandomi dal tavolo e lasciandola ancora a seno scoperto.
“Dovrai abituarti a questa” continuo io tornando da lei con in mano una piuma.
“Non è ancora abbastanza?” domanda lei.
“No” rispondo, “Probabilmente domani ti solleticheranno con una di queste, è molto scenografica, ma se hai resistito prima dovresti riuscire a resistere anche a questa senza troppi problemi”
Comincio a passarle la piuma sotto i piedi e tra le dita, effettivamente la ragazza ridacchia, ma sembra soffrire molto meno il solletico rispetto a prima.
“Molto bene Giorgia” le dico prima di cominciare a passarle la piuma sul collo, sotto le ascelle e sui fianchi. Anche in questo caso la ragazza ridacchia, ma resiste.
“Ottimo direi” esclamo compiaciuto, “La terapia ha funzionato, ora sei attrezzata per vincere”
“Però mi avevi promesso un premio, cosa ho vinto?” replica di getto la velina.
“Hai ragione, ti avevo promesso un premio se fossi riuscita a resistere e adesso lo avrai” rispondo.
Mi assento un momento e torno con un foulard nero di seta con il quale le bendo gli occhi.
“Siccome è una sorpresa non posso rischiare che sbirci” le dico rassicurandola, quindi le slaccio i jeans e con un movimento fulmineo glieli abbasso di una spanna assieme alle mutandine.
“Cosa cazzo fai? Sei pazzo?” impreca la Giorgia, ma io non la degno di una risposta e prendo dalla borsa un piccolo vibratore, attaccato con un cavo ad un telecomando che ne determina l’intensità.
“Ecco il tuo premio” le dico infilandole il vibratore nella figa depilata. La ragazza sussulta e cerca di fare le sue rimostranze, ma una volta acceso comincia a contorcersi dal piacere. Decido quindi di darle il telecomando in mano spiegandole il funzionamento, poi le slego il cordino che univa la fascetta legata agli alluci alla cinghia delle caviglie, per permetterle di distendere i piedi in balia del piacere.
Giorgia giochicchia con il telecomando e le urla di piacere aumentano man mano, incredibile come riesca a non vergognarsi in questa situazione, si vede che l’estasi è più forte del suo pudore. Io intanto riprendo la scena con il telefonino, ovviamente la ragazza non vede quello che faccio perchè bendata.
La velina si regala molti minuti di piacere, rallentando l’intensità della vibrazione per non raggiungere l’orgasmo troppo presto. Io mi gusto lo spettacolo del suo corpo umido che freme, il suo seno che si gonfia ogni volta che la ragazza inspira e le dita dei suoi piedi che si contorcono, seppur con gli alluci legati assieme.
Per aiutarla a raggiungere l’orgasmo comincio a passarle la piuma sui capezzoli, Giorgia sembra apprezzare e intensifica le urla fino a rimanere senza voce per qualche secondo al culmine del piacere.
Capisco che ha raggiunto l’orgasmo, anche perchè spegne il vibratore, io allora smetto subito con la piuma, le abbasso reggiseno e camicetta, le prendo il telecomando del vibratore e tirando il cavo glielo sfilo dalla figa, infine le tiro su mutandine e jeans.
Sbendo la ragazza che arrossisce vistosamente e cerca di non incrociare il suo sguardo con il mio, probabilmente stava realizzando quanto era accaduto.
“Tutto bene? le chiedo, “Mi sembra che tu abbia apprezzato il premio”
Giorgia arrossisce ancora di più e chiude gli occhi, forse per non vedere la mia espressione soddisfatta.
Con una forbice le taglio la fascetta che le lega gli alluci, poi comincio a slacciare le cinghie che la assicurano al tavolo. Una volta terminato la alzo e la faccio mettere seduta, mi sarebbe piaciuto vederla saltellare di nuovo fino al piano di sopra, ma convinto che non sia il caso le slego caviglie e gambe, per finire con i polsi.
Adesso la ragazza è libera di muoversi, saliamo assieme, recupera i sandali ed esce dalla porta senza spiccicare una parola, probabilmente si stava vergognando da morire. Una volta fuori io mi dedico a scaricare i video fatti col telefonino e poi vado a dormire.
L’indomani dopo una giornata passata al mare con gli amici, decido di guardare la trasmissione in TV, Giorgia indossa un bel bikini blu, è uno spettacolo. Comincia la prima prova, grazie alle risposte che le ho dato la sera prima la supera egregiamente, poi è la volta della ricerca delle chiavi, procede tastandole, ne raccoglie 4 e tra una di quelle è presente la chiave che apre il lucchetto, apre il libro, legge la frase, che già aveva imparato a memoria, e si siede su una specie di panca imbottita con schienale reclinato, molto simile a quella per fare i pesi in palestra. Qui piega le gambe e le vengono assicurate le caviglie ad una barra orizzontale, in maniera molto blanda, mediante delle cinghie di cuoio, poi le uniscono le mani dietro la schiena e gliele legano assieme, dietro allo schienale, con una corda bianca, con la quale le cingono anche il busto, pure questa legatura lascia molto a desiderare, Giorgia sarebbe in grado di liberarsi in qualsiasi momento.
La valletta di turno prende quindi una piuma e comincia a solleticarla su tutto il corpo, la velina ridacchia, ma siamo ben lontani dal livello del solletico che aveva dovuto subire la sera precedente.
Dopo un minuto viene liberata e proclamata vincitrice della puntata. Non credo però le sarebbe spettato qualcosa di meglio rispetto al premio ricevuto la sera precedente.

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