La sveltina nel bagno. storia vera by Rebis [Vietato ai minori]




A e io stavamo insieme da qualche settimana.
La nostra era la classica relazione che non ti aspetti: sempre amici, lei bella ma irraggiungibile, io intelligente ma sfigato. Il classico Nerd che non ha possibilità.

O così credevo.
Una sera a una cena lei mi fece capire che le piacevo e passammo buona parte del viaggio in treno per tornare a casa a limonare.
Non fossimo stati su un treno con telecamere avremmo anche fatto di più…

I giorni successivi furono costellati da scambi di messaggi, masturbazioni a distanza, telefonate erotiche e attesa, molta attesa.
Dato che lavoravamo nello stesso posto ma con orari diversi, era semplice vedersi ma difficilissimo farlo come qualcosa di più che amici.
Per guadagnare spazio e tempo con lei presi ad accompagnarla alla stazione. Un giorno arrivammo troppo tardi e dovemmo quindi aspettare il treno successivo.
Mi venne un’idea.

Avevamo già sfruttato i pochissimi momenti di intimità sul lavoro per pomiciare. in quegli istanti mi riprendevo quel che la vita mi aveva spesso negato.
Ora però volevo di più e sapevo come ottenerlo.

A era lì, accanto a me. Una bellezza d’ebano, capelli crespi, pelle scura, labbra carnose.
Soffocai l’impulso di saltarle addosso, imponendomi un minimo di freddezza e le chiesi se avrebbe voluto andare in bagno.
Non era necessario che specificassi per cosa.

Due secondi dopo eravamo nel bagno degli handicappati.
Era l’unico in condizioni decenti dato che non ci entrava mai nessuno.
A era un vulcano. Le nostre bocche stavano esplorandosi a vicenda, le nostre lingue si cercavano. I nostri corpi erano in fiamme.
Le abbassai i jeans mentre lei faceva lo stesso con me. Prese in mano il mio cazzo iniziando a segarlo.
Era brava.
Le abbassai le mutandine e immersi due dita nella sua fica pelosa. Calda e bagnata, proprio come pensavo.
Lei incominciò ad ansimare, dicendomi di continuare, di andare avanti così.
L’accontentai iniziando a scoparla con due dita.
Notai che sanguinava. Ero però certo che non fosse vergine.

non mi importava.
Lei stava per farmi venire e io non volevo essere da meno. Aumentai il ritmo mentre la mia mano sinistra le scavava tra le gambe. Solo per vedere che altro c’era… Risalì verso i seni, pizzicandole i capezzoli.
Presi poi a masturbarla con ambo le mani, trovando e perdendo il clitoride un paio di volte.
Poi, con le dita dentro di lei sentii qualcosa. Uno spasmo che divenne il preludio a un bolo di fluidi che inzupparono la mia mano, le sue cosce e atterrarono esattamente sulle sue mutandine, bagnandole tantissimo.
L’odore era forte, mi piaceva.
Sorrise. Sorrisi anche io. A aveva goduto.

“Bastardo!”, escalmò notando la macchia visibilissima sugli slip.
Sorrisi: se voleva insultarmi, avrebbe dovuto evitare di dirlo sorridendo e con tono gioioso, sembrava più che mi dicesse Bel lavoro piuttosto…
Avrei voluto andare avanti ma il treno stava arrivando e dovevamo andare.
Ci ricomponemmo, la baciai e partimmo.

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