La storia infinita by FemdomLover [Vietato ai minori]




Domenico, 24 anni, era un provincialotto che lavorava sin da quando raggiunse la maggiore età. Si poteva definire una persona relativamente semplice, che riassumendo non desiderava altro che avere una famiglia con una donna con cui amarsi reciprocamente, con la possibilità economica di poter garantire loro un futuro. Non ebbe moltissime relazioni, anzi, si sarebbero potute tranquillamente contare sulle dita di una singola mano e, proprio l’ultima, durata oltre un anno, purtroppo giunse al termine.

Come di consueto negli ultimi anni, la prima cosa da fare in questi casi è aggiornare la propria relazione sentimentale su Facebook: pochi click e Domenico passò da “Fidanzato ufficialmente” a “Single”. Furono in molti a notare questo cambiamento, come dimostrava l’elevato numero di “like” e i commenti di chi esprimeva solidarietà nei suoi confronti, ma anche quelli di curiosi che volevano sapere cosa fosse accaduto. Tra costoro vi, però, una persona in particolare, sì incuriosita, ma anche profondamente dispiaciuta, e sicuramente con il dono dell’indiscrezione. Simona, 21 anni, diplomata e purtroppo per lei disoccupata, amica di Domenico da ormai numerosi anni. Proprio lei, tra tanti altri, decise di contattarlo via chat per chiedergli cosa fosse accaduto.

“Ehi Dom! Ho notato lo stato su facebook… Ma… che è successo?”
“Ciao Simona. Eh nulla, ci siamo lasciati… Lo sai, non ce la facevo più…”
“Intendi sempre per quel fatto che mi raccontasti tutto quel tempo fa? Non era migliorato un po’?”
“Sembrava… comunque ora ho da fare a lavoro e non posso chattare, se vuoi ci organizziamo per un caffè che mi ha fatto piacere sentirti, così ti racconto un po’ meglio le cose”
“Assolutamente sì, con piacere! Quando? Qualsiasi giorno va bene, mi organizzo”
“Vediamo… domani dopo il lavoro, alle sei al bar giù da te?”
“Perfetto, ci sentiamo domani con più calma, buona serata~”

In linea con gli accordi presi, Domenico e Simona si incontrarono il giorno dopo al bar designato. Iniziarono con il parlare del più e del meno, prima di venire al sodo.

«Te lo avevo già accennato, in pratica non facevamo mai sesso e non si può vivere una relazione senza quei momenti, Simona, ci può essere tutto il bene del mondo… ma, almeno io, non ce la faccio. Capisco che i miei gusti fossero un po’ difficili, ma non facevamo niente di straordinario! Per dire, già non lo facevamo quasi mai, poi sapessi che ci voleva, che so, per farsi menare una pacca sul culo o mantenerle le mani ferme, cazzate così. Senza contare che non siamo mai riusciti ad avere un rapporto completo. E però figlia mia, qui si sta un po’ esagerando. Ho capito che le tue esigenze sono queste, quindi evidentemente ne abbiamo di troppo diverse, non c’è niente da fare Simo… era troppo piccola, troppo immatura. Non dico che bisogna scopare tutti i giorni, ma non esiste che mi lascia in astinenza per mesi ogni volta, io non ce la faccio. Insomma, ecco il succo della questione, senza che scendiamo in altri dettagli.»

Simona ascoltava interessata e dispiaciuta. Non le fu particolarmente difficile capire cosa provasse il suo amico, perché la sua ultima relazione si era conclusa diverso tempo prima e da allora non aveva più avuto rapporti sessuali.

«Posso capirti, penso che hai fatto la scelta migliore visto che stanno così le cose, non potevi passare quest’odissea ogni volta… sono due anni ormai che sono single e sono rimasta a secco da allora, quindi FIDATI capisco! Vabbè, forse è meglio pensare ad altro, altrimenti ci deprimiamo…»

I due decisero perciò di smettere di parlare di questo argomento, spostando il discorso su argomenti meno tristi. La chiacchierata durò, in completa armonia, per ancora un’oretta scarsa, dopodiché decisero di salutarsi con la promessa di sentirsi più spesso.

Domenico e Simona continuarono a scriversi ogni giorno e, il più delle volte, chiacchieravano del più e del meno. Trascorsero due settimane ed improvvisamente lui intavolò una discussione che colse lei totalmente impreparata: iniziò, infatti, a parlare più esplicitamente di sesso.

“È vero che sei lesbica, però… Ecco… Volevo chiederti se tu fossi disponibile per aiutarci, a vicenda, a sfogare un po’ di ormoni. Vedi, a me sono sempre piaciute le tette grandi, e le tue sono decisamente enormi”, disse lui – e in effetti era vero: Simona aveva delle tette estremamente grandi a causa del suo essere in evidente sovrappeso. A dirla tutta, le ex di Domenico erano tutte ragazze abbastanza in carne, proprio per la dimensione spropositata del loro seno.

“Oddio… Non mi aspettavo assolutamente una richiesta del genere, non so proprio cosa dire…”, scrisse Simona. “In realtà, io non sono propriamente lesbica, anzi, mi definisco tranquillamente bisessuale. È solo che… ecco, mi fa un po’ strano il pene, tutto qui…”, aggiunse poi Simona.
“Ah, questa è una splendida notizia! La mia non è stata proposta assurda, allora”
“Questo non vuol dire che io accetti, sia chiaro. Anche se…”
“Anche se…?”
“Anche se ho effettivamente la necessità fisica di sfogarmi… Masturbarmi, per quanto bello, non è lo stesso… Però sia chiaro, almeno per ora non voglio assolutamente vedere il tuo coso!”

Domenico era al settimo cielo per quanto era appena accaduto: avrebbe avuto tra le mani le tette più grandi che lui avesse mai visto. Certo, era un po’ triste di non potersi sfogare come realmente desiderava, ma era un’occasione da non perdere, un’occasione che avrebbe potuto portare a risvolti ben più positivi se avesse agito bene.

I due si organizzarono per incontrarsi esattamente una settimana dopo a casa di lei. I giorni trascorsero pieni di euforia per entrambi, ma a questo sentimento si aggiungeva anche quello di una reciproca ansia. Domenico e Simona, infatti, iniziavano a titubare della decisione presa, lui perché, per quanto le sue ex fossero tutte in carne, non era mai stato con una ragazza obesa, lei perché non era mai stata con un uomo e, per quanto le piacessero anche i ragazzi, l’idea di “farci cose” la turbava non poco, senza contare che sarebbe stata la sua prima volta con un maschio. Più e più volte era balenata nella loro mente l’idea di annullare tutto, ma nessuno dei due riusciva a farlo e non capivano perché. Che la loro frustrazione fosse così tanto elevata da arrivare ad aggrapparsi a qualsiasi cosa pur di riuscire, finalmente, a soddisfarsi sessualmente? Ormai tutti questi dubbi avevano poca importanza, perché il fatidico giorno era arrivato e non c’era più tempo per i ripensamenti: farlo avrebbe probabilmente finito col provocare ancora più imbarazzo e disagio tra loro.

Simona aveva scelto saggiamente il giorno, perché la sua famiglia sarebbe rimasta fuori per tutta la giornata in occasione di una festa di matrimonio. A sposarsi era un’amica della madre, che lei odiava a morte, quindi non le fu difficile trovare un pretesto per rimanere a casa. Ad ogni modo, l’ansia l’assaliva e voleva in tutti i modi rendersi il più desiderabile possibile. Era convinta che, a causa del suo peso, non potesse in alcun modo arrivare ad eccitare qualcuno, sebbene le sue esperienze passate dimostrassero l’esatto contrario. Le sue ex, infatti, erano tutte ragazze bellissime, una più dell’altra, e fu proprio il suo aspetto, decorato da un viso dolcissimo, ad attirare la loro attenzione. Purtroppo, però, era difficile cambiare le sue convinzioni e la sua autostima faceva non poca difficoltà ad emergere, con un’ansia e una sfiducia in se stessa sempre più forte. Aveva così deciso di indossare soltanto uno slip, evitando il reggiseno, con sopra una camicia da notte semitrasparente. In questo modo creò un perfetto gioco di “vedo-non-vedo”, in cui il suo enorme seno, con i suoi capezzoli dalle grandi areole, era il protagonista.

Simona, per l’ansia, finì di prepararsi con molto anticipo, tempo che trascorse nel cercare di abbellirsi ancora di più con il trucco. Domenico, al contrario, fu puntualissimo e, allo scoccare dell’ora designata, suonò al citofono della sua amica. Il portone si aprì e Domenico entrò, raggiungendo delle scale che l’avrebbero portato nell’abitazione di lei. Bussò alla porta, Simona, con la voce leggermente soffocata dalla timidezza rispose: «Avanti, è aperto. Mi trovi nella mia stanza, sulla destra. Entra pure!».Lui allora non se lo lasciò ripetere ed entrò a passo spedito: quanto prima fosse arrivato, tanto prima avrebbe potuto superare l’imbarazzo iniziale. Quando entrò nella sua stanza, però, rimase completamente spiazzato da quanto stava vedendo. Lei era in piedi di fronte al suo letto, bellissima, incantevole, e mai avrebbe potuto immaginare di poter provare tanta attrazione. In più, si sentiva un perfetto idiota, perché lui si era vestito in modo estremamente casual, senza badare troppo ai dettagli.

«Wow… Sei a dir poco meravigliosa… E, beh… Ti domando scusa per non essermi preparato in modo adeguato. Mi sento proprio uno stupido…»
«Non preoccuparti, e grazie per i complimenti. Voglio credere siano sinceri!»
, rispose timidamente Simona, con lo sguardo basso e il viso che le era diventato completamente rosso.

«Inizia a girare un po’ su te stessa, per favore. Voglio poter ammirare il tuo corpo nella sua interezza.», le disse Domenico avvicinandosi lentamente e prestando attenzione a non distogliere minimamente lo sguardo. Ciò che vedeva gli piaceva tremendamente: nei suoi pantaloni ce n’era la prova lampante e voleva farglielo capire. Avvicinandosi, la fermò e, mentre le era alle spalle, le prese la mano per avvicinarla al suo membro già duro. Simona arrossì immediatamente, diventando ancora più rossa in viso e il cuore iniziò a palpitarle assai velocemente.

«Spero che questo basti a dimostrare che i miei complimenti di prima fossero sinceri. Tranquilla però, ho intenzione di mantenere gli accordi, quindi, almeno per ora, non ti chiederò di interagirci.», le disse Domenico con un’improvvisa calma acquisita. Evidentemente, la sua eccitazione era riuscita ad avere la meglio su tutto il resto e poteva, quindi, dare libero sfogo al suo io. Senza darle tregua, la spogliò subito della sua camicia da notte, liberando così il suo meraviglioso seno. Già prima era possibile intravedere qualcosa, ma ora che era completamente nudo davanti a lui, l’eccitazione era alle stelle. Iniziò quindi ad accarezzarle le tette, maneggiandole dapprima con una certa calma, poi con un certo vigore. Voleva sentire ed appagarsi della sostanza di un seno così prosperoso. Decise poi di massaggiarle i capezzoli, che trova già turgidi.

«Vedo che non sono l’unico ad essere eccitato, mi fa molto piacere!»

Dopo alcuni minuti, Simona gli spostò con delicatezza le mani, chiedendogli poi di stendersi sul suo letto. Senza farselo ripetere due volte, immediatamente obbedì e Simona fu al suo seguito. Si sedette sul suo bacino, da cui poteva avvertire chiaramente la sua erezione. Per prima cosa, approfittò della sua posizione per farsi ammirare da Domenico, prendendogli le mani e portandosele sul seno. Domenico iniziò quindi a strizzarle con ancora più foga di prima: erano chiaramente le tette più belle che potesse desiderare. Alcuni minuti dopo, in perfetta sintonia, Simona fece per abbassarsi, mentre Domenico cercò di tirarsela giù con sé. In questo modo, poteva quindi iniziare a succhiarle quei capezzoli sempre più duri. Domenico non si sarebbe mai più staccato da quella posizione, ma Simona non era dello stesso avviso. Concessigli non pochi minuti di godimento, decise di alzarsi e di sfilarsi via anche gli slip. Dapprima gli mostrò il suo culo, anch’esso enorme proprio come le sue tettone, poi si girò, mostrando una calda figa ben curata. Con questo gesto era chiaro ed inequivocabile cosa volesse che accadesse. Domenico allora si alzò e le si avvicinò, stringendo saldamente i suoi glutei tra le proprie mani.

«So bene cosa vuoi, e ti accontenterò. Ma a modo mio. Se io non posso godere al 100%, non potrai farlo nemmeno tu. Ti prego di stenderti sul letto, con il tuo bacino al bordo», disse Domenico. Nel frattempo che Simona esaudiva la sua richiesta, lui si guardava intorno per cercare qualcosa che potesse tornargli utile. “Dovrebbe andar bene, per questa volta…” pensò tra sé e sé. Si diresse quindi verso il letto, per raccogliere le lenzuola prima di usarle per tenere ferme le gambe di Simona a quelle del letto, legandogliele. Ne prese poi altre dalle rimanenti stanze della casa: una per legarle le mani, un’altra per legare il suo busto al letto. Simona, seppure non avesse mai provato nulla del genere, lo lasciò fare senza fare storie e senza chiedere troppo. Dalla discussione al bar aveva intuito quali potessero essere i gusti “strani” di Domenico e, in preda all’eccitazione e alla curiosità, era intenzionata a lasciarlo fare, almeno finché fosse stato sicuro.

«Direi che è ora di iniziare…»

Mentre Simona era inerme e trepidante d’attesa, Domenico iniziò a leccarle la figa con molta premura.

«Vedi, dal momento che non posso stuzzicare il mio cazzo, non voglio che tu stimoli i tuoi capezzoli o il tuo clitoride con le tue mani. Il tuo piacere dipenderà solo ed esclusivamente da me e da quello che deciderò di concederti!»

Dopo la breve pausa, ricominciò subito a leccargliela, con molta più foga questa volta. Il godimento di Simona era palese, sia grazie agli umori che produceva, sia grazie ai continui mugugni di intensità sempre crescente. Istintivamente cercava di muovere mani e braccia, ma la tenevano inerme, costretta a subire quella dolcissima tortura. Domenico era molto, molto bravo – la sua lingua cercò di andare quanto più in profondità possibile, mentre le sue mani le accarezzavano il clitoride con movimenti decisi e veloci. Ben presto il fatto di essere legata le aveva ormai intensificato ogni sensazione, e proprio in un momento di estrema sensibilità legato all’eterna astinenza che aveva subito. Una volta che Domenico ebbe capito dai suoi mugugni che ormai era pronta a dovere, allontanò il suo viso dalla sua figa, per iniziare a penetrarla con una mano, mentre l’altra continuava il suo lavoro sul clitoride. Dapprima un dito, molto lentamente, poi due e infine tre, che usò per simulare una penetrazione a tutti gli effetti. Man mano che la sua velocità saliva, aumentava anche la sensazione di piacere che Simona stava provando. Era palesemente al limite e anche Domenico lo aveva notato, ma le chiese di resistere ancora qualche altro minuto, perché, a suo dire, sarebbe stato molto più bello. Simona allora si sforzò – con immensa fatica – di resistere, sebbene stesse praticamente esplodendo. Incredula, riuscì a guadagnare altri dieci minuti prima di arrivare all’orgasmo, avvenuto con un’intensa squirtata.

«O-oddio… È… stato… b-bellissimo…», disse Simona ansimando, tremendamente affaticata. «N-non credevo… d-di poterlo fare…», aggiunse subito dopo nelle stesse condizioni.
«Evidentemente, nessuna delle tue ex era stata in grado di spingerti fino a superare i tuoi limiti. Felice di esserci riuscito, e anche di essere stato l’artefice di questo tuo incredibile orgasmo. Ma ricorda, me ne devi uno»,
esclamò sentenzioso Domenico.

L’amplesso era finito, quindi era tempo di riordinare e di salutarsi. Lui la aiutò a ripulire, specialmente da quel lago che l’orgasmo di lei aveva provocato. Non ci misero molto per fortuna, o per sfortuna, visto che nel frattempo approfittarono per scambiarsi due parole e qualche complimento su quanto era appena accaduto. L’ansia e l’imbarazzo iniziale era già diventato un lontano e vago ricordo, e l’idea di ripetersi emozionava entrambi. Inoltre, a Simona non era dispiaciuto farsi legare, in quella seppur lieve e breve sottomissione, ed era speranzosa di provare altre nuove sensazioni come quella. Tuttavia, la preoccupava molto anche quanto aveva detto Domenico alla fine, “me ne devi uno”, che poteva significare soltanto una cosa: avrebbe dovuto affrontare il suo disagio provocato dai genitali maschili.

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