LA STORIA DI CLARA by PSEUDO [Vietato ai minori]




Quel tardo pomeriggio stavo tornando a casa dal lavoro quando sentii il telefono squillare. Staccai la mano dal volante e presi il mio iPhone dando una veloce sbirciata: Mamma_Cel.
“Pronto?”
“Ciao tesoro, ti disturbo?”
“No figurati, ti metto in viva voce che sto guidando…”
“Ah ok, scusa… senti ho un grosso problema con il computer…”
“Che è successo?”
“Non lo so mi si è bloccato, non vedo più nulla, c’è lo schermo nero con una piccola linea lampeggiante…”
“Uhmmm… strano, che cosa hai combinato?!?”
“Niente, che ne so…”
“Vabè, senti devo dargli un’occhiata… però sono fuori a cena stasera, posso solo passare al volo a prenderlo e lo guardo stanotte oppure al massimo domani…”
“Ma si, se non ti è di disturbo eh…”
“No no figurati, magari è una cosa che risolvo da solo e non devi portarlo all’assistenza…”
“Ti ringrazio. Allora hai detto che mangi fuori. Ti lascio un piatto di verdure, lo metti in frigo cosi vien buono per domani”
“Aaah yummy, si grazie. Dai sarò li tra un quarto d’ora.”

Passai gli usuali semafori pensando a cosa diavolo poteva essere successo. Mamma è diventata abbastanza brava con il computer ma non posso pretendere che sia diligente con la manutenzione… chissà magari ha in coda diversi aggiornamenti da mesi, non li ha installati e il sistema operativo è andato a farsi friggere… Boh speriamo che non sia l’hard disk…

I pensieri e le alternative si accavallavano veloci e in pochi minuti arrivai a casa di Mamma. Girai la chiavetta per il cancello automatico e fermai l’auto sotto al balcone, al solito posto. Suonai al campanello e la serratura del portoncino del palazzo scattò.
Salii le scale fino al primo piano e la trovai li, ad attendermi sulla porta.

Che bella. Una sessantenne cosi bella e giovanile è davvero difficile da trovare e immaginare. Un volto cosi grazioso, acqua e sapone, da ragazzina, con quel caschetto castano scuro portato un po’ lungo, gli occhi grandi e dolci, forse un po’ stanchi, e i segni di pochissime rughe sul viso. Quante volte abbiamo dovuto spiegare che non era mia sorella e che io ero suo figlio, tra l’incredulità dei nostri interlocutori!!!

“Ciao Mamma”, mi avvicinai e le schioccai due baci sulle guance, abbracciando per un istante il suo corpo snello.
“Ciao Tesoro, come stai?
“Bene, bene, sempre di corsa….e tu?”
“Anche io, si… non voglio farti fare tardi: ecco li c’è un sacchettone con il PC, il trasformatore e i cavi”, disse indicandomi la sedia.
“E qui il piatto, ce la fai a metterlo in frigo entro 3 ore si?”
“Si, si non ti preoccupare”
“Domenica vieni a pranzo? Ti va?”
“Uh… dunque, si non c’è problema! Anzi grazie… spero comunque di riuscire a risolvere il problema prima”
“Okay. Vai vai, vai alla tua cena. Ci sentiamo quando puoi”
Mi fece una carezza leggera e mi accompagnò alla porta.
Le strizzai l’occhiolino e mi voltai uscendo dalla sua casa.

—-

Tornai dalla cena verso mezzanotte. Il vino bianco mi aveva messo allegria e voglia di fumare. Dopo aver attivato il televisore e sintonizzato Sky sul canale delle notizie sportive, mi accesi una Marlboro Lights appoggiandomi al largo stipite della finestra del salotto.

A metà della sigaretta notai sul tavolo il sacchetto di Mamma, con il suo PC portatile.

Non avevo molta voglia di mettermici in quel momento ma sapevo che nei giorni successivi sarebbe stato ancora più complicato.

Attivai il portatile e dopo alcune decine di secondi di sferragliamenti da parte dell’hard disk e di un paio schermate di avvio del BIOS, il PC in DOS mi chiese se volevo attivare la modalità provvisoria. Al primo tentativo scelsi questa opzione ma lo schermo rimase nero per diversi minuti, durante i quali mi accesi un’ulteriore sigaretta.
Al secondo tentativo decisi di scegliere l’opzione ‘Avvia Windows normalmente’ e magicamente dopo un po apparve finalmente il desktop. Ordinato e pulito… che strano mi sarei aspettato un certo casino, un po’ come quello che è divenuto un trademark per le borse delle donne.

Verificai l’aggiornamento dell’antivirus e l’esito fu positivo, ma alcuni messaggi di alert mi indicarono che c’erano alcuni virus…
Eliminai i files, adottai un paio di strumenti di rimozione dei malware e pulii un po la macchina.
Volevo effettuare un bel defrag e disinstallare tutti i software mai utilizzati, in modo da alleggerire i flussi di funzionamento del computer. Così attivai il browser Google Chrome per cercare un programma di deframmentazione gratuito.
Stavo per digitare quando mi venne in mente di cancellare anche la cronologia: “chissà… non l’avrà mai fatto” pensai, “ci saranno dentro milioni di dati inutili…” aprii la tendina e spostai il mouse verso la funzione ‘cancella’ quando la mia attenzione venne attirata da qualcosa di familiare… dai simbolini accanto alle righe dei siti visitati… ebbi un sussulto, guardai…
Decine e decine di pagine web collegate con video pornografici!

Sgranai gli occhi e mi accesi un’altra sigaretta…

XNXX, Pornhub, Youporn, Xhamsters…

Ne aprii uno, con il cuore in gola.
Gangbang.

Ne aprii un altro.
Gangbang.

Ne aprii un terzo.
Gangbang, con tutti uomini neri.

Passai l’ora successiva a masturbarmi davanti a tutti quei video. Ne guardai compulsivamente alcune centinaia, utilizzando la tecnica del fast forwarding per accedere alle scene clou.

Il fatto di sapere che Mamma guardasse quelle clip mi metteva addosso un misto di inquietudine e di eccitazione…

I video avevano per lo più tutti il tema del sesso di gruppo.
A volte con bukkake finale, a volte con bianchi, a volte con mature e maturi, a volte con teenager…

Alcuni erano molto estremi, con fisting, pissing, sesso in pubblico, umiliazioni…

Venni copiosamente, immaginando Clara che si toccava provando piacere davanti a quello stesso schermo nei giorni precedenti, magari immaginando di essere lei al centro di quelle acrobazie erotiche… mi sdraiai sul divano e mi addormentai.

Sono Michele, ho 39 anni e da qui inizia il mio sogno erotico sulla mia dea sessuale, Clara.

Mia Mamma.

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