La Spiona 3




Era stata una lunga settimana di preparativi e ora ero lì con Francesca che guidava secondo le mie istruzioni verso il Supermercato più vicino. Era Sabato
e ormai erano già le dieci. Preparati, arriva, scendi dal treno il tempo era passato velocemente. Lei, silenziosa e tesa, aveva fatto il bonifico sul conto che le avevo indicato. Avevo dovuto aprirne uno apposta.

Sembrava ubbidiente. Francesca è una ragazza intelligente e con tante palle, forse era stata proprio questa caratteristica ad averla portata in questa situazione. Mentre
filosofeggiavo mi resi conto che eravamo già al supermercato e io dovevo iniziare.

– Francesca sei sicura ?
– Simo dai lo sai che devo andare avanti su questa strada o mi sputtano a vita.
– Pensavo che lo facevi un po’ anche per Marco.
– Io gli voglio bene, ma solo quello che ho dovuto versarti sul tuo conto mi corrisponde a due vacanze mega con animatori compresi.
– Capisco, ma io ho bisogno di un sì o di un no netti.
– Sì, OK, và bene. Che cazzo.

Non era da lei usare queste parole. Avevo previsto che potesse bloccarsi.

Aspettai che avessimo parcheggiato e presi la mia cartellina.

– Simo cosa hai lì.
– Leggi
– Una liberatoria per te e le tue collaboratrici ?
– Sorry non voglio sorprese. Firmi e per due giorni accetti di essere completamente a mia disposizione. Ho lavorato tutta la settimana per voi. Mi sono impegnata con altri e quindi
o firmi o alzo il telefono e non se nè fà nulla. Ovviamente tu potrai fermare tutto quando vuoi ma allora io avrò la libertà di rompere il dovere alla riservatezza.
– Ma queste persone di cui mi parli…
– No loro saranno tranquille, con quello che le paghi ci mancherebbe del resto.
Devo anche dirti che Marco ha già firmato un documento analogo al tuo.
– Marco ?
– Riservatezza prima di tutto. Anche tu devi essere garantita.
– Brava, ma è legale ?
– Leggi bene ci sono le regole a cui vi dovrete attenere. E’ un contratto tra privati che se leggi bene è abbastanza generico per avere valore un possibile legale. Il contratto lo fate con me.
Ma poi chi se ne frega se è legale o no, ti immagini se dovesse venire fuori ?
– Immagino.

Firmò. Sapeva che a modo mio ero una persona seria e corretta. Da quel momento io per loro non ero più Simo, ma volevo che mi chiamassero Cristina. Sempre.

La spedii a fare la spesa da sola con la lista di cose che avevo preparato, mentre io facevo partire il tram.

Spesa del weekend per una piccola comitiva: fatta. Arrivati nella sua casa al mare, dove Marco stata preparando le cose secondo le mie istruzioni: fatto. Io e Marco ci eravamo visti in settimana
a casa mia. Mi raccomandai che da quel momento non dovevano parlarsi tra di loro.

Ovviamente Cristina fece scaricare tutto alla signorina Francesca. Io avevo lavorato tutta la settimana ora toccava a lei.

Scesi nel garage della villetta per controllare il lavoro di Marco, mentre Francesca stava mettendo a posto la spesa. Aveva ordine di non uscire dalla cucina. Spedii Marco in stazione a prendere due
mie gradite ospiti e cominciai a preparare Francesca.

La volevo bella e eccitante. Via occhiali e vestiti mi concentrai sul trucco. Le feci una coda di cavallo legata con un nastro nero e poi cominciai a trasformarla con un makeup gothic.

Crema idratante, fondotinta compatto e poi la cipria color avorio.
Ombretto viola per gli occhi e rossetto rosso per le labbra. Infine un collare nero per il collo, uno degli acquisti fatto in settimana. Le ciglia: avrei voluto mettergliele di quelle finte ma poteva essere una complicazione, così mi sono accontentata di fissare bene con un mascara trasparente le sopracciglia.

La misi davanti allo specchio e sorrisi. La sua pelle di porcellana la rendeva fantastica ed anche lei se ne rese conto. Non si accorse neanche che stavo legando attorno alla sua vita una catenina con un campanellino attaccato sul davanti, che le pendeva tra le gambe. Per fortuna non dovevo occuparmi del suo boschetto che era ben curato di suo.

– E’ ora che cominci a preparare la tavola e a fare il pranzo senza rovinare il mio lavoro.
– Quanta gente siamo Simo ?
– Da ora in poi io sono Cristina e tu mi dai del lei. CAPITO STRONZA ??

Urlai incazzata.

– Scusa.
– Vedo che non capisci…

La feci mettere piegata, appoggiata sul tavolo e comincia a somministrarle una piccola lezione sul culetto con una paletta da ping pong che mi ero portata dietro. Mi ero dimenticata di farla
contare e persi il conto. Mi fermai quando il sedere era bello rosso. Per fortuna mi ero ricordata di dirle di non piangere, non mi andava di ricominciare il lavoro.

– Visto che sei stata brava e ubbidiente niente zucchina. Andiamo sul classico.

Le feci prendere un banana di quelle verdi piccole e le permisi di ungerla con un po’ di olio di semi.

La infilò dietro tutta da sola, tenendo gli occhi bassi non osandomi guardare.

– Brava e non perderla o passiamo a qualcosa di più consistente. Io vado a cambiarmi. Tu prepara il pranzo e mi raccomando il trucco.

Avevo regolato il termostato a venti gradi in modo che non sudasse ma che non avesse neanche freddo. Eravamo a marzo e non c’era tutto questo caldo. Sapevo che sudava molto ed ero preoccupata per il makeup. Doveva essere seducente e figa. Carne di prima scelta per le mie ospiti.

Mentre mi cambiavo e truccavo nel soggiorno, sentivo il suono del campanellino in cucina.

Avevo quasi finito che suonarono alla porta. Sono precise pensai.

Mi fà piacere.

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