La setta by suve [Vietato ai minori]




La setta di suve New!

Non sto a raccontarvi come ci sono arrivato ma questa sera sarò iniziato alla Setta. Dopo un apprendistato durato un anno è il mio momento di essere accolto pienamente tra gli adepti del Maestro Innominato. Così si fa chiamare, solo i più intimi conoscono il suo vero nome e la sua origine, ma a noi accoliti poco importa, importanti sono i principi che c’insegna che alla fine si condensano tutti in una sola parola. PIACERE, la ricerca del piacere, fisico soprattutto, come mezzo per arrivare alla pace spirituale.
Tra di noi ci sono etero, omo, bisex, non importano i gusti personali, la regola fondamentale è rispettare le scelte altrui.
E’ notte e sono in una villa della campagna toscana. Mi ci hanno portato con gli occhi bendati, perché la sua localizzazione è segreta per quasi tutti e tale deve rimanere.
Sono Silvio, ho 34 anni, non sono sposato né fidanzato e ho colto l’occasione suggeritami da un ex collega di facoltà, inizialmente per la mia “fame di figa” (c’erano parecchie belle ragazze che frequentavano l’associazione culturale a copertura della Setta), poi ho cominciato a capire il senso degli insegnamenti, impartiti da degli stretti collaboratori del Maestro e ora sono pienamente convertito. Io credo che il Piacere possa salvare il mondo, che chi cerca il piacere non sia propenso a fare del male, che il godimento induca a pensieri positivi e non distruttivi. Per dirla in una frase volgare che coniai agli inizi scherzando, prima di comprendere: “sparate di meno e scopate di più”.
Eccomi qui, vestito di una corta tunica stile antica Grecia, nessuna biancheria, in piedi insieme a altri iniziandi di entrambi i sessi vestiti come me, unica differenziazione il colore della tunica: bianca per etero, viola per omo e verde per bisex. Non indicano uno status ma solo la propria preferenza del momento e serve per individuare subito chi ha gli stessi gusti e può essere variata a piacere. Oltre alle tuniche portiamo dei nastri dello stesso colore stretti al collo, sui capelli o sulle braccia, necessari visto la facilità con cui ci si ritrova nudi. Veniamo introdotti nel salone in cui si svolgerà la cerimonia. Il Maestro è assiso su una specie di trono sopraelevato di alcuni gradini dal pavimento, sotto di lui, seduti o sdraiati sui gradini, i Sacerdoti del Culto, ambosessi, vestiti di tuniche come le nostre ma con bordi oro, poco sotto alcuni accoliti, tuniche con i bordi rossi. Le vestiremo anche noi tra poco. Alle pareti vi sono diversi morbidi divani, il pavimento è coperto da folti tappeti, l’aria è pregna dei fumi d’incenso e altre sostanze profumate, delle torce illuminano l’ambiente.
Siamo in sette in fila davanti al Maestro, un uomo di forse 60 anni, una lunga barba spruzzata di bianco, gli occhi che paiono brillare di energia, io con la tunica bianca come una ragazza al mio fianco, che è la gemella di una ragazza vestita di verde come la coppia più in là che si tiene per mano, un uomo e una donna sono vestiti di viola.
A turno ci avviciniamo ai gradini dove il nostro mentore, colui o colei che ci ha guidato nell’apprendistato, ci presenta al Maestro. Inizia il rito.
Ci sono domande e risposte ben precise fino all’invito finale:
“Unisciti quindi ai tuoi fratelli e sorelle, senza remore e pregiudizi e accetta il Piacere come tua Via. Spogliati dei tuoi abiti, dei tuoi timori e dei tuoi tabù e rinasci come Spirito di Luce”
Il Maestro mi bacia sulle guance, io mi tolgo la tunica restando completamente nudo e seguo la mia mentore spostandomi qualche passo di lato. Anche lei si toglie la tunica e restiamo nudi a guardare le gemelle che fanno un passo avanti presentate dal loro mentore.
La cerimonia prosegue e tutti veniamo accolti nella Setta. Ora siamo tutti nudi, anche gli altri Sacerdoti e accoliti si sono spogliati, tutti tranne il Maestro. Vediamo due sacerdoti portare un paravento con una griglia e metterlo intorno al trono del Maestro. Ci guardiamo un po’ stupiti, la Sacerdotessa che conosco come Paola va dietro paravento raggiungendo il Maestro. Da lì possono vederci ma noi non possiamo vedere loro. Veniamo distratti dai nostri mentori, la mia mi prende la mano e la porta alla sua micina mentre con l’altra inizia a massaggiarmi pene e testicoli. Lo stesso fanno gli altri con i propri iniziandi. Il mio membro inizia a ergersi, sento la micina della mia mentore, Luigia , accogliere le mie dita agevolmente. La masturbo e lei masturba me e la sento inumidirsi. Intorno a noi si sono formate coppie e trii, le gemelle col loro mentore, la coppia bisex con una sacerdotessa, i due omo con sacerdoti dello stesso sesso. E’ l’inizio di un’orgia. Luigia s’inginocchia e inizia a leccarmelo facendolo divenire duro e teso al massimo prima di accoglierlo nella sua bocca. Lo succhia con dedizione, a volte facendolo entrare quasi fino in gola, altre succhiandone solo la punta mentre con la mano mi masturba. Sono ben presto vicino all’acme, anche perché per prepararci alla cerimonia, per poter capire appieno la differenza, siamo stati costretti all’astinenza per un mese.
Cerco di distrarmi guardandomi intorno ma è peggio, le gemelle sono entrambe in ginocchio e si passano di bocca in bocca il membro del loro mentore, la coppia bisex è impegnata in una catena umana in cui lei succhia e lecca la sacerdotessa la quale succhia lui che lecca a sua volta la sua compagna. Le coppie omo sono impegnate entrambe in un 69, sacerdoti e adepti sono impegnati tra loro in attività sessuali, Il salone è riempito da sospiri e gemiti. Solo sesso orale finora, ma ancora per poco. Stacco Luigia da me, non voglio venire così subito ma lei mi resiste.
“Sfogati subito, è solo l’inizio, ora devi venire nella mia bocca, obbediscimi” e m’ingoia nuovamente. Non cerco più di staccarla, anzi la assecondo guidandole la testa sul mio ventre. Basta poco, una succhiata più forte al mio glande mi fa giungere al punto di non ritorno e le scarico in bocca cinque o sei schizzi di crema densa rantolando. Luigia non si stacca, accoglie il mio seme inghiottendolo man mano che le riempio la bocca. Mugola e con una mano va a accarezzarsi da sola. Mi godo le carezze delle sue labbra e mi sorprendo del fatto che il mio turgore non scema come solito. Forse è l’astinenza, forse sono i fumi afrodisiaci nell’aria, più probabilmente la pillola che mi hanno fatto prendere prima della cerimonia. Resto eretto, teso. Luigia mi abbandona e si alza guardando verso il paravento. A uno a uno tutti i mentori fanno lo stesso, quello delle gemelle bagna abbondantemente il viso delle due ragazze prima di voltarsi, anche gli altri raggiungono un orgasmo orale prima di staccarsi.
I mentori si allineano alla base dei gradini e in coro intonano una specie di litania:
“Abbiamo controllato Maestro, gli iniziandi sono capaci di godere e far godere, il primo Piacere è raggiunto. Ti preghiamo di concederci la tua benevolenza perché ancora vogliamo godere, e ancora e ancora e ancora…”
La voce del Maestro risponde da dietro il paravento:
“Bravi figli miei, ho visto, ho approvato. Ora godete liberamente, il Piacere sia raggiunto da tutti voi nei modi che preferite affinché possiate estraniarvi dal male del mondo. GODETE!”
Noi iniziandi restiamo un attimo incerti sul da farsi, ma sono ancora i mentori a intervenire. Luigia prende per mano le due gemelle e le porta verso di me, il loro mentore va verso la coppia bisex. Le due ragazze sono davanti a me. Giovani, carine, le conosco come Giada e Isa, non sono molto alte ma ben proporzionate, identiche tra di loro tranne una sfumatura bionda nei capelli castani tagliati a caschetto. Credo una terza di seno e un culetto divinamente arrotondato. Luigia le fa inginocchiare davanti a me, non hanno bisogno di sentirsi dire cosa fare. Giada mi imbocca e Isa mi accarezza le palle. Intorno a noi si sono formati due gruppi, uno etero e uno omo, Sacerdoti e adepti si sono divisi tra i gruppi con i bisex fortunati perché possono passare dall’uno all’altro indifferentemente, anche loro vogliono provare la “carne fresca” che noi rappresentiamo. Una mora molto alta in tunica verde, dal seno strabordante, mi bacia. Non so il suo nome ma ha una lingua che pare un serpente, mi invade la bocca lottando con la mia per il predominio. Le accarezzo i seni, i capezzoli duri. Un uomo s’è inginocchiato dietro Giada e le accarezza la micina da dietro. Geme mentre mi succhia. Isa viene a contenderle il mio pene, lecca l’asta e a volte le labbra della sorella, poi le strappa letteralmente il mio pene di bocca e prende a leccarne la punta. Giada reagisce con enfasi, anche lei lavora di lingua su asta e glande, capita che arrivi a contatto con la lingua della sorella. Voglio provare una cosa, le prendo per i capelli e avvicino le loro bocche. Le lingue saettano fuori subito in un duello ravvicinato. Le avvicino ancora e si baciano, completamente, profondamente. Penso che anche Giada a breve vestirà una tunica verde ma non ho tempo per guardarle ancora, la sacerdotessa mora mi spinge facendomi sedere sul tappeto e mi sale sopra, si mette a cavallo del mio volto e ho la sua micia a contatto con le mie labbra. Non mi faccio pregare e le lecco le labbra molto pronunciate spingendomi all’interno con la lingua irrigidita, bevo il suo miele che prende a scorrere copioso. Giada e Isa sono tornate a occuparsi del mio pene, non le vedo ma sento che lo leccano e succhiano a turno, il sacerdote è dietro Giada, la penetra e scopa con forza facendola gemere. La mora mi lascia libero il volto, scivola giù scacciando le gemelle e si penetra da sola in un colpo solo iniziando subito a muoversi avanti e indietro. E’ stretta ma calda e bagnata, ho la sensazione di toccarle l’utero. Mi bacia ancora e si muove più velocemente fino a raggiungere l’orgasmo che manifesta urlando e dimenandosi. Mi sorride, ancora sopra di me, poi si stacca e avvicina la bocca al mio orecchio:
“Sono Gaia, ti sceglierò ancora” e si allontana verso un altro gruppo.
Vedo Giada che viene scopata a pecorina dal Sacerdote, Isa è in ginocchio vicino loro e bacia il Sacerdote mentre impasta i seni della sorella. Mi sposto dietro di lei, con la mano vado a accarezzarle la micina trovandola allagata; non ho difficoltà a penetrarla e la scopo piano. Le due sorelle sono l’una davanti all’altra, mentre io e il Sacerdote le scopiamo da dietro loro si baciano mugolando. Presto sento Isa dimenarsi, sta per godere. Io dopo il primo orgasmo mi sento ancora forte, accelerò i movimenti colpendola forte, sento i rumori delle sue natiche, delle sue cosce contro cui sbatto scopandola, arrivo a penetrarla a fondo. Urla quando gode, tirando la testa indietro e inarcandosi verso di me. La bacio soffocando le sue grida e la lascio sfogare il suo orgasmo.
Il Sacerdote mi fa un cenno, capisco che vuole fare uno scambio. Esco da Isa e ginocchioni mi accosto a Giada che geme frustrata sentendosi mancare la penetrazione. Mi guarda e sorride maliziosa, si abbassa e mi lecca il ventre scendendo giù piano fino a imboccare il mio pene. Succhia delicatamente e con la mano mi stuzzica i testicoli. Mi gusto la sua abilità per un minuto, indi l’afferro per i capelli e la forzo a ingoiarmi fino alla radice, ci riesco quasi. Ha difficoltà a respirare, si ribella, le lascio la testa. Alza gli occhi in un muto rimprovero e poi mi accoglie ancora dentro la sua bocca; è lei ora a cercare di prendermi tutto scendendo fin dove può con le labbra. Le afferro ancora la testa ma più delicatamente, gliela tengo ferma e mi muovo io, a scoparle la bocca. Lei accetta di essere usata in quel modo e usa la lingua come e dove può sull’asta che scorre in lei. Non mi basta più, ora la voglio, la voglio veramente. La faccio alzare e lei con un balzo mi sale addosso abbarbicandosi a me, con una certa fatica riesce a farsi penetrare, io la sorreggo sotto le natiche e la aiuto a muoversi. E’ difficile per me mantenere l’equilibrio con lei scatenata addosso, mi inginocchio e mi piego indietro, ora siamo più stabili e Giada si muove come una furia. Sento un urlo vicino, mi giro. Isa è a quattro zampe e il Sacerdote la sta montando con forza, guardo meglio, la sta inculando. La sua faccia è sofferente però la vedo cambiare di secondo in secondo, gli urletti divengono gemiti, le smorfie sorrisi. Le piace quel che le sta facendo il Sacerdote, tende le mani indietro a afferrare le mani che la stringono sulle anche e tirarlo a se. Giada ansima sempre più velocemente sopra di me, allarga la bocca a prendere respiro e urla mentre viene bagnandomi il ventre col suo miele. Anche io sono vicino ma non voglio finire in lei, resisto ancora qualche secondo, il tempo di farla calmare, poi mi stacco da lei e mi metto in piedi davanti a Isa. All’inizio non mi vede, ha gli occhi chiusi e la bocca aperta in un gemito ininterrotto. Ne approfitto e le appoggio la punta del cazzo sulle labbra. Spalanca gli occhi per la sorpresa ma subito lo avvolge con la lingua e lo succhia. Il Sacerdote dietro di lei colpisce sempre più forte, sempre più veloce, immagino come sia ridotto il suo buchino, ma Isa gode anche di questo, mugola a bocca piena, gli occhi di nuovo chiusi, e io esplodo, vengo nella sua bocca con getti potenti che penso le arrivino direttamente in gola. Non si stacca, serra le labbra a metà dell’asta e ingoia quanto le sto donando lasciandomi uscire solo alla fine quando l’ha ripulito per bene.
Intorno a noi è un carnaio, tutte le combinazioni possibili nel sesso le vedo rappresentate davanti ai miei occhi. Lentamente ognuno giunge all’orgasmo e si adagia sui tappeti morbidi.
Alzo gli occhi verso il paravento, so che il Maestro ci sta guardando, immagino che la Sacerdotessa con lui l’abbia deliziato delle sue arti mentre ci osservava, però non noto movimenti. Alla fine i Sacerdoti si alzano e ci fanno uscire dal salone tutti quanti, ancora il Maestro non si vede, ma ci badiamo poco più propensi a pensare alla doccia che ci attende che a lui. Alla fine dormiamo nelle stanze che ci hanno assegnato. Cado sul letto stanchissimo e mi addormento con l’accappatoio ancora addosso.

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