La scuola della dominazione – Parte 3




Ero ancora frastornata dall’ultimo trattamento ricevuto da Axel, mi guardavo attorno ed avevo la vista annebbiata… mi girava la testa e il mio corpo era pesante come se qualcuno stesse ancora sopra di me… non riuscivo a muovere un muscolo. Passarono attimi interminabili, saranno stati 10 o 15 minuti dove io ero ferma, legata ai paletti della tenda senza nemmeno il fiato per gridare… il respiro era affannato come se avessi corso una maratona e il battito del mio cuore era fortissimo. Poi finalmente Axel tornò da me e mi slegò, poi mi lanciò un pacchetto di salviettine umidificate e mi intimò: “Pulisciti e risitemati!”. Mi ritirai subito nella tenda, mi ci chiusi dentro e ci rimasi per più di venti minuti senza sapere se piangere o se essere eccitata da quello appena successo. Mi ripulii interamente, mi ricomposi ed infine uscii. Trovai fuori dalla tenda la mia amica Chiara ad aspettarmi… aveva le mani legate dietro la schiena e mi disse piano: “Tutto bene?” ed io risposi, timidamente, di si. “Vedrai” aggiunse lei “che presto ti ci abituerai e ti piacerà talmente tanto che non potrai farne a meno…”, io nemmeno risposi… il professore ci chiamò tutti a raccolta vicino al falò e non potemmo fare altro che andare. Quando fummo vicino al falò, ci distribuirono uno spiedo a testa con conficcata sopra una salciccia e ci dissero di arrostirla per bene sul fuoco del falò per poi mangiarla… tutti noi lo facemmo e così potemmo finalmente mangiare. Ci diedero anche del pane e delle lattine di Coca Cola e finalmente sembrava di poter vivere un’esperienza nel mondo normale… tutti a chiacchierare, ridere, scherzare come una compagnia di tanti amici. Ovviamente maschi con maschi e femmine con femmine ma era comunque divertente. Riuscii anche a dimenticarmi di non avere addosso le mutandine.
Stava calando la sera, il nostro professore parlottava con i maschi maneggiando lo spiedo che aveva tra le mani come fosse una spada e tutti ridevano come matti… noi ragazze parlavamo delle ultime canzoni uscite, negli ultimi capi firmati e si ipotizzava su che cosa succedesse nel mondo esterno intanto che noi eravamo confinate in quella scuola. Calò la notte e noi eravamo ancora tutti li a parlottare, ad un certo punto il professore salutò tutti e si diresse verso la sua tenda. Prima di entrarvi disse: “Potete rimanere alzati quanto volete ma sappiate che domani mattina alle nove, che abbiate dormito o meno, verrò a svegliarvi per riportarvi indietro!” ma sembrò che nessuno l’avesse ascoltato perchè nessuno nemmeno rispose… tutti continuarono a chiacchierare tra di loro ed il professore entrò nella sua tenda, lasciandoci soli.
Ad un certo punto uno dei ragazzi si alzò ed entrò nella sua tenda, tornando poco dopo con il suo zaino in mano e dicendo agli altri amici: “Ehi ragazzi… che dite se diamo un po’ di animo a questa festa?” e tirò fuori delle bottiglie di birra. Tutti entusiasti si fiondarono sul loro amico con lo zaino e si distribuirono le bottiglie tra loro. Bevvero non so quante bottiglie a testa e si vedeva chiaramente che erano tutti ubriachi ed ormai era notte inoltrata, la luna nel cielo era l’unica cosa che ci faceva chiaro nel buio della boscaglia. Noi ragazze eravamo stanche, stavamo quasi per addormentarci una sull’altra mentre aspettavamo che i ragazzi ci dicessero che potevamo andare nelle nostre tende a coricarci, ma quel momento non arrivò tanto presto. Uno dei ragazzi si alzò improvvisamente e disse agli altri: “Che dite se accendiamo la radio della jeep del prof e ascoltiamo un po’ di musica…?” e così fecero… per non scaricare la batteria della macchina con lo stereo, tennero il motore acceso e come tutti sanno, se il motore rimane acceso, la carrozzeria del cofano si scalda. Misero musiche stile disco e ballavano come tanti ippopotami ubriachi senza alcun senso del ritmo e non riuscivano a parlare con frasi di senso compiuto perchè ogni due parole ridevano… erano proprio imbottiti di alcool.
Ad un tratto, dal nulla, Axel venne verso di me e mi tese la mano come a cenno di tirarmi su da terra (era il primo gesto carino che faceva per me…) ed io mi alzai pensando che, finalmente, avremmo potuto andare a dormire… ma quanto mi sbagliavo: mi portò, mano nella mano, fino alla jeep poi si allontanò per un minuto per entrare nella jeep e spegnere il motore e la radio. Per un attimo calò il silenzio interrotto solo dai suoi compagni che lo insultavano perchè aveva spento, ma lui disse divertito: “Ho una cosa da farvi vedere che sarà molto più divertente della musica a tutto volume!”. Allungò una mano per afferrare una bottiglia vuota di birra che era rimasta per terra e disse ad un suo amico di riempirla d’acqua del ruscello che stava li vicino e il ragazzo fece come gli era stato chiesto. Tornò un paio di minuti dopo con la bottiglia piena. Axel mi mise davanti il cofano della jeep, mi intimò di togliermi la camicetta ed io lo feci. Poi mi prese per il coppino come si fa con i cani, e mi spinse contro il cofano dell’auto facendomi appoggiare i seni sul cofano ancora caldo dell’auto… non era più tanto caldo ma il calore era abbastanza intenso da farmi sentire i capezzoli roventi. Due ragazzi mi afferrarono quindi le braccia e me le tenevano ferme ai lati della jeep e gli altri erano tutti dietro a me posizionati pronti per godersi uno spettacolo improvvisato, come lo chiamava Axel. Mi tirò su di scatto la gonna e mostrò a tutti il mio culo, mi diede due o tre schiaffi sul culo e poi mi allargò le natiche scoprendo il mio buchino. Ci sputò sopra, lo massaggiò con le dita e poi, di colpo, mi infilò un dito dentro. Urlai. Un suo amico mi afferrò per i capelli e, tirandomi la testa indietro, mi disse: “Non gridare, altrimenti potresti svegliare il professoreeee!”. Mi alitò in faccia ed aveva un’odore di birra nauseante, ma cercai di resistere al forte impulso di vomitare… Axel continuava a muovere il suo dito dentro di me e rideva con i suoi amici. Improvvisamente prese un’altra delle bottiglie che erano a terra e, tirando fuori il suo dito da dentro di me, cominciò a giocherellarsi con il mio buco e il collo della bottiglia… Avevo paura di sapere che cosa stesse per accadere, infatti, sotto le grida degli altri che dicevano “dentro, dentro, dentro”, lui infilò tutto il collo della bottiglia dentro di me. A metà della bottiglia, essa si allargava (era come quelle della Heineken!) e lui spingeva sempre di più dentro di me come se sperasse che dal mio culo vergine passasse anche il resto della bottiglia ma così non fu. Allora tirò fuori la bottiglia e disse rivolto a tutti i presenti: “Sta troia ha il culo ancora vergine… pensavo che a furia di incularla gliel’avessero sfondato!!”, intanto io sentivo i miei capezzoli ancora caldissimi, arroventarsi sul cofano dell’auto. Axel allora, andò in tenda e tornò subito fuori con un imbuto in una mano e la bottiglia piena d’acqua nell’altra. Non ebbi il tempo nemmeno di reagire che mi trovai l’imbuto infilato nel culo e lui che versava piano l’acqua dentro di me. Da una parte sentivo fresco e stavo meglio ma dall’altra l’acqua che entrava dentro di me, mi stimolava a produrre aria che non riuscivo ad espellere per via dell’imbuto ancora infilato… io spingevo e l’acqua fuoriusciva piano dal mio culo, ma poi lui ne metteva altra; sembrava che non finisse più.
Finalmente tolse l’imbuto ed io schizzai dal culo come fa una bottiglia di spumante a capodanno. Tutti risero guardandomi schizzare acqua dal culo. Poi uno dei ragazzi, sbottonandosi i pantaloni e tirando fuori il suo cazzo lungo e duro disse: “Beh, adesso glielo tappo io quel buco del culo di merda che ha questa puttanella!”, Axel si era momentaneamente allontanato ed il tipo mi infilò il suo cazzo di colpo nel culo ed io gridai più che potevo anche perché mi faceva male. Axel tornò in dietro di corsa, spinse via il ragazzo e lo colpì con un cazzotto talmente forte che al ragazzo uscì sangue dal naso. I due si azzuffarono per una decina di minuti ed io ero sempre sulla macchina. Lo sentivo dire: “Quella è la mia puttanella… se vuoi incularti qualcuna prenditi la tua e fatti i tuoi giochetti con lei brutto stronzo!”. Gli altri cercarono di fermare Axel prima che lui ammazzasse il compagno a suon di legnate e, una volta finito con lui ma ancora con tanta adrenalina in corpo, tirò fuori il suo cazzo duro e, prepotentemente, me lo infilò nel culo spingendo più forte che poteva. Io gridavo dal dolore, piangevo ma lui continuava. Sbatteva il suo cazzo dentro di me e diceva: “Grida quanto vuoi puttana che tanto qui nessuno ti può sentire!!”.
Chiese poi ad un compagno di accendere di nuovo il motore dell’auto perchè il cofano era freddo ed i miei capezzoli ricominciarono a scaldarsi… erano duri e mi facevano male ma tutto quel dolore mi provocava uno strano piacere e, senza quasi rendermene conto, venni improvvisamente ed inondai il terreno sotto a me di umori. Anche Axel venne, nel mio culo, poi si scostò ed andò via lasciandomi di nuovo stravolta sul cofano dell’auto di nuovo spento. Quando mi ripresi e quando tutti si allontanarono, scesi dalla macchina e mi diressi verso la mia tenda. Avrei dovuto dormire accanto a quello che mi usava e se nella notte avesse voluto dell’altro?? Avevo paura ma non avevo scelta ed entrai. Lui era già dentro la tenda e mi disse: “Dai, entra…” e richiusi la tenda dietro di me. Si stava giocando con il suo cellulare e, quando mi misi sdraiata vicino a lui, lui si girò verso di me e mi guardò. Non aveva gli occhi sbarrati come le altre volte, sembrava che mi stesse guardando una persona nuova, una persona che io non conoscevo, una persona che non mi faceva alcuna paura.
“Tu conosci le regole della scuola?” mi chiese, ed io: “Veramente no… o per lo meno non tutte…” risposi. Lui continuò: “Probabilmente conosci solo quelle per voi ragazze, quelle di noi ragazzi non ve le diranno…” “Infatti!” dissi io. “Beh, ti dico una regola di noi ragazzi e poi capirai perché te la dico…”, “ok” risposi. Lui si sedette di fronte a me e fece sedere anche me, mi prese entrambe le mani e mi disse: “Sai… una delle regole da rispettare è quella di non dare alcun tipo di bacio alla nostra schiava perchè, dicono, che sia una cosa troppo personale e che, quindi, potrebbe farci dimenticare che siamo i vostri padroni e potrebbe farci innamorare di voi… e nella nostra scuola l’amore è proibito, dobbiamo trattarvi come oggetto per i nostri giochi e basta! Hai capito?” ed io con un cenno della testa dissi “Si!”… “Ecco perché dopo quello che ho fatto stasera nei confronti del mio compagno di classe e dopo quello che farò ora potrei anche essere espulso dalla scuola, ma non mi interessa… non ce la faccio ad essere distaccato e freddo come chiedono gli insegnanti, anche io ho un cuore anche se non sembra…” mi tirò su il viso che guardava a terra, mi guardò negli occhi e, nel buio della tenda, mi baciò. Sentii un tuffo al cuore, qualcosa mai provato prima… una sensazione bella e profonda, sentivo come un calore dentro e il bacio mi parve durare un’eternità ma lo lasciai fare… quel bacio mi dimostrò che lui non era come gli altri ma che in realtà per me provava dei sentimenti veri e lo lasciai fare, ricambiai i suoi baci e ci coccolammo tutta la notte fino a finire per addormentarci abbracciati. Un pensiero però mi turbava: non volevo che dopo quello che c’eravamo detti e quello che era successo quella notte, lui venisse espulso quindi l’indomani mattina, prima di uscire dalla tenda quando il professore ci chiamò, lo afferrai per un polso e gli dissi: “Tu continua a fare quello che hai fatto fino ad ora con me, stai tranquillo… io non dirò niente di quello che è stato stanotte, sarà il nostro piccolo segreto!”, lui sorrise, mi sfiorò le mani, mi disse: “Grazie!” ed uscì dalla tenda.

Prima parte qui: http://www.eroticiracconti.it/racconto/17851-la-scuola-della-dominazione-parte-1
Seconda parte qui: http://www.eroticiracconti.it/racconto/19137-la-scuola-della-dominazione-parte-2

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