La ragazza del call center (racconto erotico)

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L’impiegata del call center che scopa con il capo –  racconto sexy
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Mi hanno assunto al call center da meno di un mese, tutti dicono che non è bel lavoro e infatti il più delle volte sono orari sacrificati e telefoni chiusi in faccia, ma la paga non è male e il mio datore di lavoro è un giovane uomo affascinante e molto garbato.

Ho 26 anni, sono una bella ragazza, almeno questo è quello che dicono di me, sono mora, occhi azzurri, capelli lunghi neri e un bel fisico perfetto e sportivo, amo fare sport.

Ieri mattina il mio capo mi fa chiamare nel suo ufficio, pensai subito che ci fossero dei problemi e sperai fortemente che non fosse così; stava al telefono, mi fece cenno di chiudere la porta ed entrare, mi accomodai sulla sedia davanti a lui.

Accavallai le gambe come ero solita fare e iniziai a fissarlo, aveva un camicia bianca con i primi bottoni sbottonati che lasciavano intravedere il petto villoso, una giacca nera sportiva e un paio di jeans, era davvero molto carino.

Notai che anche lui mi stava guardando, in particolare, non staccava gli occhi dal mio scollo, mi avvicinai di più, mostrando maggiormente la generosità del mio seno, lo stavo provocando con la speranza che fosse più clemente.

Chiuse la telefonata e mi guardò, iniziò a parlare dicendomi che era molto soddisfatto del mio arrivo li e che tra tutte le nuove assunte ero quella che si impegnava di più, per questo motivo voleva darmi un piccolo e simbolico aumento.

Fui molto felice di quella notizia, lo ringrazi e gli chiesi se c’era altro che avrei potuto fare per lui, mi ordinò di chiudere la porta a chiave, si alzò e si avvicinò.

“Mi stavi provocando poco fa, vero?”

“Non so di cosa lei stia parlando”

“Si che lo sai…”

Io non dissi niente, sentì la sua mano stringermi il sedere e attirarmi a lui, in pochi secondi la sua lingua mi stava esplorando la bocca, si staccò, fece scivolare la lingua sul mio collo, poi sul seno, ne tirò fuori uno e succhiò il capezzolo, intanto con una mano tastò il terreno, scoprendo quanto io fossi bagnata tra le gambe.

Si bagnò la mano dei miei umori e lo sentì avvicinarsi con le dita all’entrata del mio sedere, infilò un dito dentro e lo mosse velocemente, era chiaro ciò che voleva fare. Non mi diede nemmeno il tempo di dire qualcosa che mi prese di forza e mi fece poggiare con le mani sulla scrivania, in un secondo sentì il suo cazzo entrarmi di prepotenza nel culo, sentì un lieve dolore che lasciò subito spazio al piacere.

Si mosse velocemente, entrava ed usciva da me senza darmi un secondo di tregua, il suo cazzo sembrava voler affondare sempre più, mi stava facendo godere.

Mentre mi scopava forte, con due dita mi toccavo il clitoride gonfio e bagnato, avevo bisogno di venire, l’eccitazione stava raggiungendo il limite massimo di sopportazione; uscì e mi girò, mi fece sedere sulla scrivania e mi aprì le gambe, mi tolse solo gli slip e mi penetrò fino in fondo, poi iniziò a scoparmi forte, sembrava aver capito il mio bisogno di orgasmo, così accelerò il ritmo e spinse veloce fino a farmi urlare dal piacere e venire sul suo cazzo.

A quel punto anche lui era arrivato al limite, estrasse la sua asta, mi fece chinare con la bocca e mi schizzò dentro; assaporai ogni goccia del suo succo e poi mi ricomposi.


Senza dirmi niente mi congedò e riprese il suo lavoro alla scrivania, ma da quella volta, ogni tanto mi chiama nel suo ufficio con qualche scusa e scopiamo.

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