lA PROVA by Roca [Vietato ai minori]




Nei mesi, negli anni successivi conobbi molte donne e con tutte ebbi dei rapporti meravigliosi, alcune erano giovanissime altre meno, sposate e non, che si donarono a me interamente procurandomi una gioia che credo di aver ripagato. Il lettore deve perdonarmi se non descrivo gli incontri avuti con tutte queste deliziose creature, il loro racconto non aggiungerebbe nulla a quanto già scritto, sarebbe una ripetizione di situazioni che tedierebbe inutilmente. Dopo Luigina non mi riusciva di innamorarmi, tanto che temevo di essere incapace di provare questo sentimento.
Fu quando rientrato in paese e aprii uno studio tecnico che incontrai finalmente la donna della mia vita. Avevo ormai trentaquattro anni, lei ventidue quando ci sposammo. A Beatrice, questo é il nome di mia moglie, raccontai tutto senza nulla nascondere delle mie passate avventure, fu proprio lei a spingermi a metterle per iscritto e a sottoporle a Milù.
Bea, così la chiamo, non si mostrò per nulla gelosa dei miei trascorsi, non considerò donnacce le donne che mi avevano donato quelle ore indimenticabili, anzi:

– E’ straordinaria la delicatezza con la quale hai trattato le tue donne, le conosco solo da quello che hai scritto ma sei riuscito a farle diventare mie amiche, se le incontrassi le abbraccerei ringraziandole per averti fatto felice ma. . . ne hai dimenticata una e forse anche due sai? Disse guardandomi col suo straordinario sorriso.
– Non é stato possibile raccontare di tutte.
– Lo so ma hai tralasciato la più importante!
– Quale? Ero sorpreso.
– Io! Altrimenti saresti come gli uomini che dicono che salvo le loro mogli, tutte le donne sono puttane.
– Non erano puttane. . .
– Allora devi parlare di me. . . non dico di tutte le volte che abbiamo fatto all’amore, ma della prima volta, sì e anche di Gabriella se vuoi, altrimenti non renderesti giustizia alle altre!

La guardai meravigliato. Aveva ragione, quella sera parlammo di quei giorni memorabile, degli atti che compimmo, del piacere che provammo. Bea mi rimproverava dolcemente quando dimenticavo un dettaglio anche se scabroso leggendo il racconto china sopra la mia spalla, correggendo una descrizione, un particolare. . . Non di rado il ricordo era tanto eccitante che tralasciavamo tutto per fare all’amore prima di riprendere; impiegammo diverse sere, il risultato é quello che ho sottoposto e sottopongo alla vostra attenzione.

Quando conobbi Bea capii subito che era diversa dalle altre, di statura media, era veramente ben fatta, il petto tendeva la camicetta in modo provocante, il vitino sottile si allargava nelle anche fasciate da una gonna che scendendo si allargava lasciando spuntare le gambe ben modellate dalle caviglie sottili.
La prima volta che la vidi, la seguii con lo sguardo allontanarsi ammirando la caduta delle reni, il loro rialzarsi nella groppa abbastanza prominente da accendere il mio desiderio.

Se fosse solo per quello avrei cercato di portarmela a letto invece me ne innamorai! Fu il suo viso ovale incorniciato da capelli lisci, lunghi, nerissimi, furono gli occhi scuri, il suo sorriso che apriva le labbra rosse dalla piega seducente, il suo incedere mollemente voluttuoso. . . in breve, persi per lei la testa.
Quando degli amici comuni ci presentarono, già l’amavo! Dopo non molto diventammo inseparabili, camminavamo per il paese in lunghe chiacchierate; Bea era colta, il suo sapere derivava dalle sue letture era quello che si suol dire un’autodidatta.
Era un piacere parlare di letteratura con lei, era critica e selettiva nelle sue letture, in sua compagnia conobbi il teatro, andammo a concerti in città. Rientrando tardi fermavamo la vettura sotto casa sua a parlare ancora, accomiatandoci con un bacio dato a fior di labbra.
Furono mesi felici, la desideravo naturalmente, ma per tutto il tempo non tentai nessun approccio meno che casto temendo che una conoscenza più intima, fisica, potesse rompere l’incanto nel quale la sua presenza mi aveva avvolto.

Non avevo ancora dichiarato il mio amore benché fosse a tutti palese da come la guardavo, da come le parlavo come se non fosse una donna ma un angelo. Finalmente dopo parecchi mesi, mi decisi e in una serata di fine maggio passeggiando nel viale sotto i tigli odorosi ci sedemmo su una panchina lontano dalla luce dei lampioni.
Le donne sanno intuire i pensieri di un uomo innamorato, Bea rivolta a me mi fissava con gli occhi che brillavano come di luce propria. Ero emozionatissimo quando presi le sue mani nelle mie.
– Bea, io ti. . . Lei mi interruppe ponendo una mano sulle mie labbra.
– Aspetta Nico. . . devo prima dirti una cosa! Sono stata fidanzata per tre anni. . . sai cosa significa?
Lo sapevo, mia madre me lo aveva detto lasciandomi capire che avrebbe preferito che suo figlio prendesse una ragazza mai fidanzata, pura come diceva lei.
– Lo so. . . ho avuto anch’io diverse ragazze ma tu sei speciale: ti amo!

Ora che mi ero liberato respiravo sollevato, vidi la commozione negli occhi della mia amata, dissi altre cose e tutte parlavano del sentimento che avevo per lei.
– Anch’io ti amo ma devi sapere che in questi anni. . . sono di carne capisci?
– Si. . . ma il passato non conta, conta il presente, conta l’avvenire!
Ci scambiammo il primo vero bacio, un bacio appassionato. Nel sentire contro di me il suo petto morbido e sodo mi venne una folle erezione! Era come se tutti quei mesi di voluta castità prendessero il sopravvento, si vendicassero facendo indurire il mio pene in maniera tanto prepotente da sollevare in modo indecente la stoffa dei pantaloni, fortunatamente il camiciotto che portavo sopra i calzoni copriva la mia emozione celandola al suo sguardo. Sospirò contro le mie labbra:
– Oh Nico. . . ti amo, ti amo!
Il suo ansimare mi faceva capire che era veramente, interamente mia, bastava una mia parola, un mio gesto per. . . scacciai il pensiero e la costrinsi ad alzarsi. Rientrammo nella luce e camminando mano nella mano l’accompagnai fin sotto casa, lì ci baciammo ancora prima di salutarci.

I giorni che seguirono furono per me giorni incantati, la mia bella cercava ogni pretesto per rimanere sola con me. Nelle gite in macchina non si opponeva se mi fermavo in qualche luogo appartato; nelle scampagnate che facevamo in bicicletta si lasciava andare mollemente sul prato tendendomi le braccia e sollevando le ginocchia lasciava che la gonna scivolasse scoprendo le cosce fino alle mutandine. Cielo come la desideravo, ma i miei sforzi tesi ad evitare un atto che temevo avrebbe guastato il nostro rapporto vennero da lei interpretati in un modo che non mi sarei mai aspettato.
Metà giugno era passato, era un caldo pomeriggio festivo quando passeggiando per il centro di Firenze la feci fermare davanti ad un negozio che esponeva in vetrina abiti da sposa.
– Bea, vuoi sposarmi? Chiesi con voce carica di emozione.
Con mia sorpresa lei distolse lo sguardo dal mio viso poi come facendo uno sforzo disse:
– Non so Nico. . . non so. . .
Fu come se mi crollasse il mondo addosso, avevamo ripreso a camminare, la mia vista si era annebbiata facendomi urtare le persone che incrociavamo, ero piombato in una sorta di incubo.

La costrinsi a voltarsi, come a malincuore sollevò su di me gli occhioni luccicanti per le lacrime che stavano per sgorgare.
– Bea cosa succede? Chiesi spaventato.
– E’ che. . . non sono sicura di te. . . La sua risposta mi fece sussultare.
– Non sei sicura del mio amore? Ero incredulo.
– Di quello si. . . ‚ del resto!
– Il resto cosa? Sono in grado di mantenere una famiglia, ti amo. . . allora cosa?
Esitò a lungo prima di rispondere, una lacrima solcò la sua guancia.
– E’ che non hai mai. . . lo sai quello che un uomo chiede a una ragazza!
Ero meravigliato che non avesse capito il motivo che mi aveva trattenuto di palesare il desiderio che provavo per lei.
– Amore pensavo che capissi che il mio amore per te é sopratutto fatto di vero affetto! Certo che ti desidero!

– Allora devi provarmelo!
Aveva smesso di piangere e mi guardava tirando su col naso, le diedi il mio fazzoletto e mentre si asciugava gli occhi chiesi:
– Perché? Lei mi sorrise quasi a scusarsi poi:
– Ti ho parlato della mia amica, quella separata dal marito? Ebbene mentre erano fidanzati non la sfiorava neppure. Lei pensava che volesse rispettarla, ne era anche lusingata; poi una volta sposati. . . niente! Risi di gusto facendola arrossire.
– E così vuoi. . .
– Si, almeno una volta!
– Poi mi sposerai?
– Te lo dirò dopo. . .
– Va bene ma. . . quando? Lei pensò qualche secondo poi rispose:
– Domenica prossima. Faremo un pic nic noi due soli, conosco io il posto!

Detto questo riprendemmo a camminare. Era ritornata spensierata, scherzava dandomi delle spinte, contagiandomi con la sua allegria. Non ritornammo più sull’argomento ma dalle occhiate che ogni tanto mi gettava capivo che ci pensava.
La domenica successiva quando uscii di casa trovai Bea ad aspettarmi cavalcioni sulla bicicletta dove nel portapacchi posto sulla ruota posteriore era legato un grande cestino il cui contenuto era celato da una tovaglia candida.
– Hai degli zoccoletti da spiaggia? Prendili! Disse con un largo sorriso.
Ritornai in casa e poco dopo uscii con in spalla gli zoccoletti legati con uno spago, tirai fuori la bicicletta.
Ci incamminando con lente pedalate, il sole cominciava a farsi caldo, era una giornata splendida, il cielo era terso, limpido. . . La strada che Bea prese era quella che anni prima percorrevo per andare agli appuntamenti con la moglie del notaio; mi tornarono in mente i nostri amplessi, la candida nudità della donna. . . Quando i miei occhi si posarono sulla figura che pedalava accanto a me cominciai a considerare la mia amata come la ragazza con la quale quel giorno avrei fatto all’amore.

Il leggero suo ansimare muoveva ritmicamente la camicetta a fiori che annodata sul petto scopriva parte della schiena e dell’addome; l’assenza delle maniche mostrava a tratti i peli corvini delle ascelle facendo indovinare come doveva essere folto e nero il suo pube.
Eravamo in leggera salita, il suo pigiare sui pedali aveva fatto salire la gonna rivelando le gambe nervose scurite dal sole fin sull’alto delle cosce lisce rivelando a tratti fra di esse il bianco delle mutandine il loro movimento ritmico la rendeva così eccitante che temetti l’erezione che sarebbe stata troppo visibile per i calzoncini che indossavo.
Superato il ponte, Bea imboccò una stradina e fatti pochi metri si fermò, smontò dalla bicicletta, si tolse le scarpe da ginnastica e mise ai piedi dei sandaletti aperti. La imitai calzando gli zoccoletti che mi aveva fatto portare.
– Siamo quasi arrivati, ora dobbiamo proseguire a piedi!

Posai la bicicletta accanto alla sua nascondendole dietro un cespuglio e la seguii scendendo la sponda ripida che bordava il ruscello largo un paio di metri. L’acqua arrivava al polpaccio, capii per il fondo coperto di ciottoli, la ragione per la quale mi aveva fatto prendere gli zoccoletti, camminavo dietro la ragazza portando il cestino.
– Attento, scivola! Mi avvertì udendomi imprecare.
Camminammo per un centinaio di metri nel silenzio rotto solo dallo scorrere dell’acqua e dal stridere dei grilli. Sull’altra sponda un campo di grano si stendeva fin sul bordo della strada ondeggiando mollemente nella brezza leggera che muoveva la cima degli alberi. Ad un certo punto la mia guida individuò sulla riva opposta il punto; risalimmo e superati alcuni cespugli ci trovammo attorniati quasi completamente dalle alte spighe.
– Eccoci arrivati, ti piace? Chiese soddisfatta.
Uno largo spiazzo coperto di fine erba rompeva la continuità del campo di grano che si richiudeva ai lati fino ai cespugli, gli alberi proiettavano una piacevole ombra su parte dello spiazzo.

– Si, é molto bello! Risposi.
– Il campo é di mio padre, manca ancora una settimana alla mietitura; nessuno si azzarderà a passare fra le spighe e se non ci alziamo in piedi, dalla strada é impossibile vederci e poi. . . non passa quasi mai nessuno!
Cominciò a svuotare il cestino, mise da parte la tovaglia, prese una bottiglia che doveva essere spumante e corse a metterla al fresco nell’acqua, apparve una grande coperta che la ragazza allargò con cura.
– Da mangiare non hai portato nulla? Chiesi guardandomi attorno.
Lei fece una smorfia buffa e sollevò un lembo della tovaglia.
– C’é una torta golosone! L’ho fatta con le mie mani e poi. . . non siamo qui solo per mangiare lo sai!
Era arrossita nell’accennare al motivo della nostra venuta, vi fu un imbarazzato silenzio. Bea si accoccolò sulla coperta nascondendo le gambe sotto la gonna. Mi liberai degli zoccoli, mi sedetti di fronte e prendendo le sue mani la fissai negli occhi.

– Perché proprio oggi? Bea abbassò lo sguardo.
– Perché oggi possiamo farlo senza temere conseguenze!
I suoi occhi erano nei miei colmi di apprensione, li chiuse vedendomi avvicinare il viso, appena le nostre labbra si sfiorarono dischiuse le sue, le sue braccia cinsero il mio collo stringendolo forte e mentre con un sospiro riceveva la mia lingua, si lasciò rovesciare.
Se il bacio é il preludio ideale per predisporre all’amplesso, il nostro lo fu in modo particolare, dapprima fu timidamente che la sua lingua si mosse contro la mia poi sentendomi aprire larga la bocca, aprì la sua e con le labbra incollate ci esplorammo sempre più avidamente. Il contatto umido della sua lingua, il calore dell’interno della sua bocca, la morbidezza delle sue labbra provocarono in me un’erezione rapida, prepotente e quando le bocche si staccarono il mio pene era talmente teso che la strettezza degli slips nel quale era costretto provocò in me un forte disagio.
– Ti amo Bea! Esclamai incantato dagli occhi lucenti della ragazza.
– Anch’io ti amo Nico.

Oh era bello vedere la stoffa sul suo petto sollevarsi al ritmo del suo affanno, tendersi come incapace di contenere i seni.
– Amore. . . sei la donna che ho sempre sognato!
– E tu il mio uomo ideale. . .
– Non puoi dirlo, non lo sai ancora!
– Sono qui per scoprirlo!
Mi guardava con espressione colma di aspettative che cercava di celare nel timore di rimanere delusa. Sgranò gli occhi quando ordinai bruscamente.
– Allora spogliati, ti voglio nuda!
– Cosa? Ohhh. . . capisco! Hai bisogno di questo per. . .
La sua espressione divenne all’improvviso ironica provocando il mio risentimento. Mi alzai in piedi e con gesti rapidi, quasi rabbiosi mi sfilai la maglietta, feci scendere i calzoncini insieme agli slips. Raddrizzandomi il membro scattò in alto e dopo un breve ondeggiare si fermò puntando obliquamente verso il cielo.

– Oh caro. . . caro!
La sua esclamazione sembrava rivolta al pene che si ergeva voglioso. Lo guardò con gioiosa meraviglia poi gli occhi si sollevarono incontrando i miei, le sue mani scomparvero sotto la gonna, riapparvero insieme alle mutandine che fece scorrere lungo le gambe, i piedi, poi si alzò.
Sempre fissandomi snodò la camicetta sfilandola poi portando le mani sul fianco sganciò la gonna e con un lieve movimento delle anche la fece ricadere attorno a se come una corolla dal quale emerse nuda e bella come doveva essere Venere emergendo dai flutti. Non mi lasciò il tempo di ammirarla che già era contro di me.
– Ohh caro. . . caro. . . Ripeté contro le mie labbra.
Questa volta le parole erano rivolte a me. Strinsi il corpo flessuoso che aderiva al mio baciandoci con voluttà, godendo del contatto delle nostre nudità, delle nostre lingue che si cercavano per accarezzarsi, spingendosi nelle bocche avide per farsi suggere. Ci muovevamo entrambi ancheggiando in una sorta di danza lenta sfregando i nostri ventri, premendoli contro il membro che imprigionavano.

Anche quando le bocche si staccarono il suo ventre rimase incollato al mio, Bea mi guardava con i suoi occhi luminosi continuando a strofinarsi languidamente contro il mio pene, muovendo i seni contro il mio petto, lasciando che le mie mani esplorassero la sua schiena, l’incavo delle sue reni, scendessero ad apprezzare la compattezza delle sue natiche.
– E’ la prima volta che sono nuda con un uomo. . . Confessò sorprendendomi.
– Non mi dirai che. . .
– No. . . pensavo che solo le donnacce si mostrassero così, invece é bello! Anche un’altra cosa pensavo non avrei mai desiderato fare, ma con te. . .
– Cosa?
Non rispose ma scostandosi guardò il pene poggiato contro il suo ventre, vi portò entrambe le mani, lo strinse sorridendomi quasi timidamente quindi si chinò lentamente gli occhi fissi nei miei, li riportò sul pene quando fu in ginocchio, le sue mani lo massaggiarono lentamente, lo inclinò e le labbra contro il glande sussurrò:
– Questo!

No, non aveva mai preso in bocca un membro maschile ma vi sono atti che vengono naturali quando é il desiderio a farli compiere. Non era sconcio quello che Bea stava facendo perché era la spontaneità dell’amore a spingerla; guardavo con gratitudine quella splendida ragazza che gli occhi rivolti al mio viso muoveva le labbra con candido ardore lungo la mia verga.
– Amore, sapessi quanto ti desidero! Esclamai.
Mi resi subito conto quanto le mie parole fossero superflue; lo aveva in bocca il mio desiderio, lo stringeva fra le mani che continuavano a muoversi, a massaggiarmi. Provavo un certo imbarazzo vedendo gli occhioni neri che mi fissavano pieni di amore come se il suo fosse un atto di devozione. Le labbra che contenevano il mio pene nulla toglievano alla bellezza del suo viso, non alteravano i lineamenti che rimanevano puri in quello scorrere lento, delicato della bocca dolcissima.

Il suo era un bacio, un lungo bacio che tributava all’oggetto del suo desiderio, le guance non si deformavano perché non mi succhiava ma si limitava ad accarezzare con le labbra la verga tutta sospirando come fosse lei a provare piacere e non io che già muovevo le reni guardando incantato il membro scomparire e comparire fra le labbra rese scivolose dalla sua saliva.
All’improvviso mi vergognai, il nostro primo rapporto non poteva essere un bocchino anche se l’avrei lasciata continuare tanto grande stava diventando il mio piacere. Quando delicatamente la respinsi i suoi occhi ebbero un lampo di rimprovero e lasciandosi andare seduta continuò a trattenermi in bocca finché non mi sottrassi e dolcemente la feci distendere.
Mi guardò troneggiare in piedi davanti a lei col membro oscenamente teso, pulsante, poi quando mi vide inginocchiare aprì le gambe trovando naturale che volessi tributare al suo sesso l’omaggio che aveva tributato al mio e mentre mi chinavo sulla macchia scura del suo pube disse:
– E’ la prima volta, ma desidero che tu lo faccia!

Il profumo particolare al quale si aggiungeva un lieve sentore di sudore giunse alle mie narici. Sapendo di essere il primo al quale la ragazza concedeva l’esplorazione orale della sua intimità ritardavo l’evento respirando gli effluvi del suo sesso muovendo il naso nella pelliccia folta, la labbra solleticate dalla soffice peluria. Sentii che sollevava alte le gambe, le apriva maggiormente e quando posai la bocca le mie labbra trovarono la carne morbida del sesso che mi offriva con candido ardore.
– Oh si. . . fallo amore, fallo! Disse.
Un lungo sospiro accolse l’esplorazione della mia lingua poi le sue mani afferrarono la piega delle ginocchia spalancando del tutto le cosce, sollevando il bacino così che la mia bocca trovò la sua vulva aperta quando la premetti.
Lambii delicatamente le carni esposte trovando il sapore della sua eccitazione, Bea cercava il contatto della mia lingua istintivamente con piccoli scatti, poi espresse il suo desiderio con le parole che ho udito in tutte le donne che ho amato:

– Ohhh amore. . . é tua . . . tutta tua! Mhhh prendila. . . ahhh leccala. . . ahhh mi piace. . . me piaaace!
Volevo guardarla la fica che mi offriva con tanta spontaneità, sollevai il viso e delicatamente scostai i peli.
– Cara. . . é bella sai? E come una bocca e . . . come una bocca voglio baciarla, rendere omaggio alla bocca del tuo ventre come hai fatto con il mio membro!
Un fremito percorse la spina dorsale della bella a quelle parole; si vide con le ginocchia divaricate, le cosce aperte, inerme e nuda, mi vide chino sul sesso di cui aveva udito gli elogi esposto impudicamente, vide quando chinai il viso. . .
– Oh amore. . . é tua lo sai? E’ tua, tua! Ripeté.
Scostai i peli che appiccicati alle carni deturpavano la bellezza della vulva che la ragazza mi offriva poi delicatamente seguii con le dita il contorno delle labbra sottili che bordavano la vagina per poi innalzarsi in lobi dischiusi come le labbra di una boccuccia che aspetta il bacio.

La sentii fremere quando vi applicai la bocca, si inarcò tutta sentendo la lingua entrare nelle sue carni, nella vagina umida mentre le mie labbra sposavano la fica aperta. Potevo vedere i seni simili a monticelli con in punta i capezzoli eretti dall’eccitazione; la bocca ansante, gli occhi spalancati, esposta al maschio incollato al suo ventre, che beveva i succhi del suo desiderio.
– Ohh amore. . . é bello. . . mhhh é bello quello fai! Ah così. . . così amore. . . ahh. . . si. . . siiii ! ! !
Mi muovevo adagio assaporando il suo sesso, felice di udire le parole di gradimento della mia amata, sollevò il bacino sentendo le mie labbra sul clitoride, gridò mentre flagellavo la sua crestolina.
– Ahhhh. . . cosa mi fai. . . oh si. . . continua. . . mhhh. . . mi fai godere. . . ahhh non sapevo fosse cosi! Ah amore. . . fermati. . . fermati!
– Cara. . . non vuoi più?
– Si ma. . . aspetta! Oh é troppo bello. . .

Aveva il viso accaldato, i sui tratti alterati dal desiderio mi riempirono di orgoglio. Era affamata di piacere, pronta a soggiacere alle mie voglie! Aspettai che il suo respiro ritornasse normale per ricominciare ma questa volta passai le mani sotto il suo sedere e mantenendola sollevata leccai lentamente le labbra della vagina succhiandole dolcemente prima di introdurvi la lingua sforzandomi di spingerla in profondità per poi ritirarla ancora e spingerla mimando il movimento del fallo. I sospiri salirono ancora, mosse i fianchi spingendo il ventre contro la bocca che la frugava, rimanendo sollevata anche quando scostai il viso.
– Ah amore guarda. . . é tua. . . per la tua bocca. . . per il tuo cazzo! Ah prendimi. . . prendimi!
Bea reclamava l’amplesso ma non vi era nulla di osceno nel suo modo di offrirsi, mi tuffai ancora fra le sue cosce leccandone l’interno vicino al sesso poi scesi percorrendo il breve tratto della pelvi incontrando l’inizio delle natiche esposte e aperte, ne lambii adagio la giunzione, sentii contro la punta della lingua la durezza dell’ano, lo stuzzicai adagio…
– Amore. . . oh non resisto! Voglio sentire la dolcezza del tuo cazzo. . . Ahh dammelo. . . Mhhh non vedi che lo voglio. . . che la mia fica lo vuole?

Mi sollevai per protendermi sulla ragazza, passando le mani sotto la sua schiena percepii contro il glande i peli soffici, mossi il bacino fino ad incontrare la morbidezza della vulva e mentre lentamente affondavo udii il gemito lungo, liberatorio che la ragazza emise alla penetrazione.
I gemiti continuarono, malgrado li soffocassi con la bocca su quella della mia amata in un bacio appassionato si levavano sovrastando i sospiri, modulati dai movimenti che facevo penetrandola con lunghi colpi che muovevano il corpo disteso.
Tutto preso dal calore nel quale mi immergevo gustavo il piacere che mi dava il suo corpo, attento a non pesare su di lei per consentirle quei movimenti che le donne fanno istintivamente per aiutare il maschio nell’amplesso.
– Oh amore. . . sono tua. . . tua. . . ahhh. . . si. . . si. . .
Sussurrava fra i gemiti, ripetendo inconsciamente le parole che le donne dicono al maschio che le stanno soddisfacendo.
– Amore. . . ohh amore. . . amore. . . Ripetevo.
Tutto me stesso era concentrato nel pene che Bea stimolava istintivamente con movimenti languidi del bacino, con il dolce ondulare delle anche che a poco a poco si fece scomposto, poi:
– Ahhh amore. . . ohhh amore. . . amore. . . Ahhh. . . ahhh. . .

Si inarcò sollevandomi, passai le mani sotto il suo sedere e stringendo le natiche a piene mani presi a montarla selvaggiamente con colpi rapidi, quasi brutali, soffocando con la bocca le sue grida.
Il godimento salì rapidamente in entrambi raggiungendo vette altissime e quando esplose fu devastante. Mi sentii aspirato nel calore del suo ventre, la fanciulla stringendo e rilassando spasmodicamente i muscoli vaginali massaggiava il pene in maniera così sconvolgente che venni in getti rapidi irrorando la sua vagina mentre baciavo golosamente la bocca urlante rantolando io stesso per il godimento che fu lunghissimo.
Rimasi dentro di lei ascoltando i nostri cuori battere, mentre i respiri si facevano piano piano regolari. Bea mi accarezzava dolcemente la schiena coprendo il mio viso di piccoli baci, espresse la sua felicità senza mezzi termini.
– Volevo essere scopata sai? Ora sì che sei il mio uomo. . . oh ti amo, ti amo!
Le sue parole anche se crude non mi shoccarono, erano l’espressione della particolare confidenza che fa descrivere le azioni amorose, le parti intime senza ipocrisia; il fatto che Bea le usasse diceva della fiducia che nutriva verso di me e ne fui lusingato.

– Anch’io ti amo Bea!
Mi respinse dolcemente facendomi rotolare di fianco; il pene uscendo trascinò un liquido che la ragazza trattenne coprendosi il sesso, si alzò e le mani fra le cosce mise i piedi nei sandali e corse al ruscello; anch’io mi alzai e calzati gli zoccoletti la seguii.
– Sono qui amore!
Aveva percorso una decina di metri fino ad un punto dove l’acqua copriva interamente le sue cosce facendo fluttuare i peli nerissimi del pube. Passò le dita nella vulva lasciando fluire lo sperma fra le gambe divaricate. Sollevando lo sguardo mi vide immobile.
– Non vieni? Chiese.
Non risposi, ero in ammirazione davanti a tanta bellezza! Sembrava una Venere emergente dai flutti; Bea era la tipica bellezza mediterranea, i capelli sciolti cadevano sulle spalle in morbide ciocche incorniciando il viso ovale dagli occhi scuri, appassionati, le labbra carnose erano atteggiate in una smorfia ironica. L’abbronzatura si estendeva a tutto il corpo ed era accentuata nel viso e nel collo per la scollatura delle camicette che metteva nei lavori dei campi, anche le braccia erano maggiormente abbronzate mettendo in risalto il busto liscio, il ventre piatto. . .

La vita era sottile e si allargava con seducenti curve nelle anche voluttuose; i seni formavano delle coppe adorabili, non erano grossi, ma fermi, ben distanziati con al centro le aureole scure sormontate da bottoncini cupi, deliziosi. Era una bellezza che si indovinava, il tempo avrebbe trasformato senza farla appassire. Mi tornarono in mente la signora Bolis, Lucy, la signora Pardi. . . Fremetti mio malgrado; quella ragazza era mia, interamente mia!
– Allora? Chiese ancora.
Mi avvicinai, il ruscello aveva formava una buca dove l’acqua scorreva più lenta, appena fui presso la mia bella, questa con un’improvvisa risata presi a spruzzarmi, Rabbrividii poi anch’io la spruzzai facendole chiudere gli occhi, ci spingemmo come dei ragazzini finché entrambi cademmo sommersi dall’acqua fresca.
Ridevamo ancora risalendo la riva, ci mettemmo in piedi ad asciugarci sotto il sole cocente, era quasi mezzogiorno, in breve fummo asciutti salvo i capelli appiccicati, ricadenti lisci attorno al viso e alla fronte di Bea conferendo alla sua nudità un che di selvaggio che mi eccitava moltissimo.
– Hai fame? Chiese.
– Per niente e tu?
– Neanch’io! Almeno lo champagne lo stappiamo?

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