La proffessoressa Francesca in crociera by mikimark [Vietato ai minori]




La proffessoressa Francesca in crociera di mikimark New!
Eccole! Accidenti a loro! Quelle benedette campane! Mica tanto. Mi hanno svegliata. È domenica e la chiesa è troppo vicina alla soffitta dove mi ha portato ieri sera dopo cena Federico. Il mio moroso aveva voglia di stare questa notte con me, di divertirsi… A modo suo, come sempre. E per informarmi della bizzarra proposta fattagli dal suo mega direttore! Federico sapeva che ne sarei rimasta per lo meno perplessa. Conoscendo le perversioni del vecchiaccio! Solo Federico non era a conoscenza delle molestie che la maggior parte delle sue colleghe aveva subito da parte del titolare dell’azienda. Sempre all’insaputa dei rispettivi fidanzati e mariti!
Io a dire il vero ieri sera dopo la pizzeria non avevo troppa voglia di fare la brava morosa che ogni sabato sera, dopo la partita di calcetto di lui, deve farlo sfogare dopo l’astinenza pre-partita! Come e dove lui voleva la sua morosa doveva sempre occuparsi del suo uccello piuttosto piccolo ma duro e pieno di seme. E a dargli il piacere, naturalmente. Fino all’orgasmo con tanto di sborrata! Anche ieri sera sono quindi salita qui. Mi ero riproposta di farlo godere in maniera sbrigativa e, soprattutto, velocemente.
Lui, come sempre, non sapeva nulla. Io ero già sazia. Lo avevo infatti già cornificato nel pomeriggio con un suo compagno di squadra. Federico lo considera un suo amico. Il mio ragazzo è sempre stato tanto, tanto ingenuo!
Tutto era iniziato nel primo pomeriggio di ieri. Ero arrivata al campo con il mio moroso e lui, Emanuele, triste osservava l’arrivo dei suoi compagni di squadra. Emanuele, il compagno di squadra del mio moroso, era, diceva lui, infortunato. Una via di mezzo tra una noiosa pubalgia e uno strappetto inguinale.
Il mio moroso ed io eravamo arrivati al campo con un enorme anticipo perché il capitano della squadretta aveva convocato una riunione tecnica prima della partita. Che rabbia! Quello sfigato! Proprio al sabato pomeriggio doveva fare la riunione. Non aveva certamente la morosa, lui! Io stessa mi ero imbestialita per quel lungo pomeriggio che avrei dovuto trascorrere in quella maniera attorno ad un campetto di calcio.
“Mi dispiace, Francesca, sarà un pomeriggio noioso per te! Ma vedrai le morose e le fidanzate dei miei compagni di squadra! Sono simpatiche, non è vero? – mi chiese lui cercando di consolarmi – Sono tutte delle gran chiacchierone… – aggiunse – . Ti faranno passare queste benedette quattro ore…”
Federico non sapeva neanche questo. Io quelle morose e fidanzate le detestavo. Tutte. Forse perché ero anche un po’ invidiosa. Erano delle belle troiette. Tutte infatti, appena lasciate sole dai rispettivi uomini, si lasciavano andare e si avventuravano in racconti di un certo tipo. Tutte avevano da raccontare senza alcun pudore straordinarie avventure erotiche con i loro fidanzati. Sempre forti, pronti e naturalmente superdotati. Addirittura incontentabili e tutti produttori di un numero infinito di eiaculazioni.
Io, purtroppo, non potevo raccontare molto… Federico aveva un uccello piuttosto piccolo e anche quando lo facevo venire non era capace di fare tanta sborra. Facevo fatica a farglielo diventare duro e poi… non spruzzava mai! Quindi ero sempre costretta ad ascoltare in silenzio quelle ninfomani che esaltavano le magnifiche erezioni degli uccelli dei loro maschi. E dei loro orgasmi spesso devastanti per loro… E raccontavano proprio tutto, senza pudori e con dovizia di particolari.
Si iniziava sempre con le descrizioni molto particolareggiate di Cristina e delle devastanti sborrate che il suo moroso, Tommaso, pretendeva ogni giorno di esplodere nella sua bocca. Io un po’ la invidiavo. Era da tanto tempo che non mi facevo infatti schizzare in bocca dal mio uomo. Il lavoro, diceva lui, lo esauriva e faceva tanta fatica a venire. Due goccioline, di un odore nauseabondo. Ed allora avevo iniziato a scappare, a non ingoiare più il suo pochissimo seme e persino gli avevo proibito di sporcarmi. Lui ne soffrì tanto all’inizio. Gli era sempre piaciuto tanto sborrarmi in faccia e riempirmi il mio visino con il suo sperma. Sempre pochina, però! Avevamo raggiunto allora un’intesa. Io, come una brava mogliettina, lo aiutavo a venire e lo guardavo nel momento del suo orgasmo… Sì, mi costringeva a guardare per bene il suo cazzo quando faceva la sua robina!
A lui piaceva proprio così. Essere guardato da me mentre cercavo di farlo venire con le mie carezze. Tenevo stretto il suo pene nella mia mano e gli facevo, fissandolo negli occhi, quello che lui desiderava da me. Una sega. La sua morosa era così brava a fargli le seghe! E lui guardava poi me mentre con l’altra mano mi masturbavo. Sì anch’io freneticamente cercavo il piacere. Da sola e mi tormentavo il clitoride. Quando, dopo aver sussultato, subito iniziavo a colare ed a spruzzare il mio liquido, Federico mi guardava soddisfatto ed iniziava anche lui a schizzarmi la sua sborra nella mia mano. Oh sì, a lui piaceva tanto schizzarmi in mano! A me un po’ meno!
E soprattutto rimanevo sempre con la voglia addosso. La voglia di essere scopata. Di sentire dentro di me l’uccello di un vero uomo. Un maschio! E godere tanto quando anche lui mi inonda dentro con il suo seme! Tutto questo rimaneva una fantasia e la mia mano piena di sperma era l’unica manifestazione di mascolinità del mio moroso!
Cristiano invece, raccontava poi Lucia più maliziosamente, dopo un eterno pompino della morosa, pretendeva sempre di riempirle completamente il visino. “E un porco! E’ un amante della sborrata in faccia – sbuffava sempre lei con un sorrisetto da gran troietta – . Sapeste cosa mi fa anche vedere su Internet… Mentre eravamo soli, nudi, nel suo lettone ancora sporco delle sue sborrate. Giovani donne come me che si facevano spruzzare contemporaneamente sul visino anche da tre, quattro uomini. Dovevo imparare a fare quelle cose, mi diceva lui, il gran porcone. Potrebbero crearsi delle situazioni un po’ particolari in futuro, aggiungeva poi lui, e la sua morosa non avrebbe dovuto avere alcun pudore ed essere sempre pronta a tutto! Non sapevo bene cosa intendesse. Anche se avevo un sospetto. Ma io piuttosto che bere tutto il suo sperma lo lasciavo dire e mi lasciavo fare… La sua doccia di sperma. Quanta ne faceva!”
Lucia aveva ben interpretato le parole del suo moroso. Anch’io lo avevo fatto. Federico mi aveva infatti confessato una proposta fattagli proprio da Cristiano. Una serata particolare, rigorosamente a luci rosse, con le rispettive morose. Totalmente disinibite ed egualmente disponibili, noi femminucce naturalmente avremmo dovuto accettare tutte le porcate che ci sarebbero state imposte dai nostri uomini. Anche le più oscene. Io, lo presumevo a ragione, dovevo partecipare ad un’autentica orgietta, mostrare a tutti come facevo un pompino e, soprattutto, non farlo solo al mio moroso! Avrei sicuramente dovuto succhiare prima o poi anche il cazzo di Tommaso. E davanti alla sua morosa!
“Amore … – risposi a Federico con estrema calma – Lo sai bene anche tu che Tommaso bramerebbe sborrarmi in bocca e ancor più in faccia. Se tu glielo permettessi mi farebbe affogare nel suo sperma e poi mi ricoprirebbe tutto il mio bel visino con il suo schifosissimi sperma. Lo sanno anche tutte le altre morose che lui fa tanta sborra quando gode. Inonda con il suo seme la femmina che lo fa sborrare. Pensa a come sarebbe ridotta la tua morosa se fosse costretta proprio lei a spompinarlo. E a sopportare tutto il resto. Pensa, il visino della tua morosa… Completamente ricoperto dallo sperma di un altro! Di Tommaso, quel porco! E tu, saresti capace di castigare nello stesso modo la sua fidanzata? Riempiresti completamente con il tuo seme la bocca di Lucia? E la faresti anche vomitare? Come magari appena fatto dalla tua morosa? Io faccio tanta fatica ad ingoiare, a buttare giù quella robaccia che fate… E Tommaso ne fa tanta, tanta…” Federico rimase gelato e non me ne parlò mai più.
Molto spesso a Cristina e Lucia si aggiungeva Patrizia. Era la fidanzata del portiere e tutte noi sapevamo che, per sua ammissione, sacrificava quasi ogni giorno il suo culetto. Lei indubbiamente era dotata di un sederino molto bello e rotondo. Sandro, un fisico statuario e una forza da giovane uomo superdotato e sempre in calore, la inculava quasi ogni giorno ripetutamente e violentemente. “Mi fa sempre tanto male, ma a lui piace farlo così… – si lamentava spesso lei – Ce l’ha grosso, duro e lungo – continuava ancora lei sospirando ed alzando gli occhi al cielo facendo trasparire il piacere anche provato durante la penetrazione – . E dopo avermi sfondata non mi faceva mancare il grande clistere di sperma finale”.
Insomma, dalle parole di Patrizia, venni a sapere che anche Sandro aveva un uccello enorme… Come tutti gli altri ragazzi della squadra. Le loro fidanzate e morose erano molto orgogliose di loro, si vantavano delle prestazioni sessuali di tutti i tipi dei loro maschi e si erano adeguate… Erano tutte delle belle troiette e se lo confessavano. Il mio Federico, invece… Ogni volta che ci incontravamo al campo quelle troie me lo ricordavano sempre!
Arrivati al campo il mio moroso subito mi lasciò. I suoi compagni di squadra, prima della riunione, lo reclamarono al bar. “Devo lasciarti – mi disse lui – . Mi reclamano…” “Vai, vai – ribattei io rassegnata – . Io forse andrò al centro commerciale. Devo far passare quattro ore! Prendo la tua macchina. Se vado via vengo a prenderti verso le nove. Anche tu, come tutti gli altri ometti della squadra, stai un’ora sotto la doccia… E dopo mi porti a cena! La solita pizzeria, vero…”
Lui scappò via ridendo ed io rimasi lì immobile. Sola e tremendamente carina. Si, ero proprio carina ieri pomeriggio. Avevo voglia di scopare e quando vengo assalita dal desiderio mi piace vestirmi in un certo modo. Provocante, con la voglia di turbare. Il mio moroso non si era però neppure accorto della mia minigonna nera particolarmente mini con tanto di spacco. E neppure delle calze nere a rete leggerissime. Naturalmente autoreggenti. Il loro elastichino di seta era appena appena celato dall’orlo della gonnellina. E completamente trasparente con pizzi neri era il mio completino intimo. Le trasparenze del perizoma e del mini reggiseno ben si sposavano con i pizzi ed avrebbero avuto un effetto sicuramente esplosivo nell’uomo che avrebbe avuto il privilegio di scoprirmi ed ammirarmi. Così, con quel reggiseno e quelle mutandine ero praticamente nuda. Il camicione nero con pochissimi bottoni generosamente aperti completavano il mio abbigliamento.
“Federico meriterebbe l’ergastolo! – sentì brontolare dietro a me – Non si può! Non si può abbandonare così la propria donna… Lasciarla da sola… E così carina, poi…” Mi girai di scatto, incuriosita da quelle parole. Era Emanuele, appoggiato sorridente alla rete di recinzione del campo. “Ma va là – gli dissi subito elargendogli un gran sorriso – . So difendermi anche da sola, se lo voglio! Certo che voi maschiacci preferite il calcio a certe altre cose… Maledetto pallone!”
Mi resi subito conto che la mia uscita non era stata molto felice. Soprattutto perché rivolta ad Emanuele che notoriamente era un inguaribile donnaiolo. Come tale si era già scopato almeno un paio delle morose dei suoi compagni di squadra. Altre si erano invece occupate di lui nella maniera che lui prediligeva. Il pompino, con tanto di ingoio. Il tutto era poi per lui ancor più piacevole se aveva aveva potuto versare il suo liquido seminale tanto ambito nella bocca della fidanzata o morosa di qualche suo compagno di squadra. Una squadra di cornuti accoppiati a vere puttanelle! Io compresa!
Ma Emanuele era davvero molto bello e poteva permetterselo. In tutti i sensi. Qualche fidanzata che aveva cornificato il proprio uomo si era soffermata sulle dimensioni equine del suo pene mentre altre avevano rivelato la particolarità del sapore del suo sperma. Sempre tantissimo ed abbondantemente odoroso! E subito avevo sempre pensato a quello di Federico e a quello che era capace di fare…
“Ogni cosa a suo tempo – mi rispose lui avvicinandosi con noncuranza – . Io oggi sono infortunato e tu sei proprio oggi così bella! E così sola! Vestita così sei veramente graziosa… E non solo!” “Emanuele! – replicai subito con un finto tono di rimprovero – Cosa dici? Cosa vuoi dire? Non capisco…” Quei non troppo velati apprezzamenti mi avevano un po’ turbata ma quella leggera eccitazione che mi aveva pervasa mi impose di continuare in quella conversazione così pericolosa ed allusiva.
“Esattamente quello che ho detto – ripetette lui con decisione – . E te lo ribadisco! Oggi sei stupenda. Ti vorrei rapire…”
Non potei non sorridere e mi sentii arrossire. Era parecchio tempo che non mi sentivo così dichiaratamente apprezzata e desiderata.
“Dài, Emanuele – cercai di calmarlo – . Comportati bene! Lì c’è ancora il mio moroso…”
“Indubbiamente! – volle subito lui precisare – ma tu sei qui ed io pure. Non vorrai mica trascorrere le prossime quattro ore incollata a questa rete di recinzione! Con quel gonnellino, con quelle scarpette e con quel tacco a spillo! Quelle calze calze a rete e… tutto il resto che non vedo ma immagino…”
“Effettivamente… – lo osservai con mestizia sbuffando – Ma, per la verità, non ho al momento delle alternative! Il mio moroso mi ha piantata qui!” “Tu credi, bimba? – mi interruppe di nuovo lui – . Pensi che il destino non ti offra nulla di più interessante di una partitella di calcetto?” “Mmm… Come sei spiritoso – brontolai io – il mio destino oggi mi ha un po’ abbandonata…” “Ma il mio no – attaccò Emanuele – . E mi offre uno splendido pomeriggio in compagnia di una splendida giovane donna!” “Emanuele… – sospirai io – Tu corri sempre! Cosa ti fa pensare che questa splendida giovane donna voglia trascorrere il pomeriggio in tua compagnia?” “Qualsiasi cosa io ti proponessi sarebbe senza dubbio più piacevole di quello che ti aspetterebbe qui. Tralasciando che io sono un soggetto di indubbio sesso maschile, io sono pure di aspetto gradevole, voglioso di divertirmi e divertire, un oggetto del desiderio di qualche donna ed infine soprattutto custode di tanti segreti. Capito?”
“Sì, sì… Penso di aver capito… – lo guardai piegando il capo di lato – E quest’uomo così galante ed esuberante cosa offrirebbe a questa signora così annoiata? E soprattutto potrei fidarmi?” “Beh, per intanto ti porterei via da questo posto così triste che non si addice proprio a te! Ti va, Francesca?” “E dove mi porteresti? – iniziai a provocarlo con un tono di velata e finta complicità – O dove ti dovrei portare io? Visto che sei infortunato ed io ho per fortuna la macchina del mio moroso…” “Intanto uscirai da sola con la macchina dall’impianto. Le puttanelle che tu ben conosci ci stanno già guardando. E ti stanno già invidiando. Io ti raggiungerò fuori.” “Mmmm… Hai ragione – acconsentii senza esitazioni al suo piano di fuga – . Sono tutte delle puttanelle! Vero? Con alcune di loro ti sei anche divertito… Sbaglio?” “Io non ho conosciuto quelle signore – rispose Emanuele cadenzando le parole – . Sono le morose e le fidanzate dei miei compagni di squadra!” “Oh non preoccuparti – lo interruppi io – . Ciò che tu giustamente non sveli, lo raccontano loro! E loro parlano tanto, tanto… E con quale dovizia di particolari! È ben nota tra noi donne, ad esempio, la misura del tuo pene. Equino! Ti basta?” “No, no – rise divertito lui – . Continua, continua pure, se ti va…”
“Se proprio lo vuoi… – continuai non riuscendo a nascondere un certo imbarazzo – . Una volta due di loro che tu già immagini chi siano discussero animatamente ed a lungo tra loro davanti a noi tutte sul sapore del tuo… insomma, può immaginare di cosa… Ehm, del tuo…” “Mio cosa… – mi interruppe Emanuele bruscamente fingendo di non capire – Non capisco! Il sapore di cosa… “
Volle assolutamente che glielo dicessi io. Volle così rompere il ghiaccio e farmi dire alcune cose. Anche se imbarazzata e sapendo che era proprio questo che lui voleva, lo accontentai. “Beh, Emanuele, a questo punto, lo puoi immaginare! – continuai io fingendo una certa insofferenza – Non fartelo dire da me! Insomma… ma sì, dài, te lo voglio proprio dire! Litigarono animatamente sul sapore del tuo liquido seminale. Sì, proprio di quello, del tuo sperma che avevi versato nelle loro bocche. Era piaciuto tantissimo assaggiarlo per bene! Condividevano i giudizi sulla sua consistenza. Tu avevi fatto uno sperma molto, molto denso… Ehm, insomma quasi gelatinoso. Il mio moroso, ad esempio, ti confesso che lo fa invece liquidino, tanto liquido. Oltre che amaro”.
Definendo così lo sperma del mio uomo non riuscii a trattenere una smorfia di disgusto che Emanuele ben notò. “Sulla quantità di sperma da te fatta – continuai io – entrambe le donne l’hanno definita spropositata. Le avevi fatte vomitare entrambe, mascalzone! Nonostante fossero tutte abituate a praticare da sempre il rapporto orale con i rispettivi morosi. E non disdegnassero naturalmente l’ingoio. Anzi! Il tuo seme ha poi un odoraccio… Sì, come tutti gli altri maschietti. Sapessi quanto puzza quello del mio moroso!
“Ma per il sapore troppe sono state le discordanze. Dolciastro addirittura una volta per una donna, invece amarissimo per un’altra giovane morosa. Ti basta, uomo, quello che ti ho raccontato? Scommetto che ti sei sei divertito un mondoa sentirmi parlare del tuo pene e del tuo liquido seminale? Un po’ meno dello sperma e dell’uccello del mio moroso…”
Emanuele rise e subito infierì su di me. “E tu? Hai ascoltato tutto? Ti sei incuriosita?”
Sbuffai e non risposi. Estrassi le chiavi della macchina. “Vado a prendere la macchina – conclusi io tradendo un leggero affanno – . Ci vediamo all’uscita.”
Mi allontanai sentendomi osservata. Pensai di non aver mai indossato una gonna così corta. Per un attimo pensai che forse stavo commettendo un gravissimo errore. Ma Emanuele mi era sempre piaciuto da impazzire ed ero tanto, tanto… curiosa. Lui stesso l’aveva capito che non ero riuscita a rimanere indifferente di fronte alle cose che gli avevo raccontato. Mi ero anche un po’ eccitata. Il mio moroso era già tanto lontano…
“Brava Francesca! Se stata perfetta! – esclamò Emanuele appena salito nella macchina del mio moroso – Certe cose bisogna saperle fare per bene!” “Quali cose? – gli chiesi con tanta ingenuità – Di cosa stai parlando?” “Delle corna al fidanzato! – mi stroncò subito lui obbligandomi così alla complicità – Non sei più una bambina. Sei una giovane donna. Anzi, una bellissima donna che sa come può raggiungere il proprio piacere. E, contraccambiando, sa come regalare al maschio! Tu sai essere femmina. Ed io sono un maschio. Spero di dimostrartelo presto. Molto presto.”
A quelle parole trasalii, non fiatai e mi resi conto di come Emanuele fosse stato capace di aver posseduto tante donne o averle sottomesse e costrette a dargli il piacere. Quello che voleva lui. E come lo voleva lui. Sempre!
Dopo qualche secondo di sbandamento cercai di riprendermi e di tentare di mantenere almeno per un po’ il controllo della situazione. “Ma Emanuele! Accidenti – riuscii a nche a sbottare – Come corri! Io sono fidanzata…”
Lui come risposta iniziò a muovere le mani. E le dita. Io ero impegnata nella guida e non potei nè volli bloccare i primi movimenti di lui. Erano all’inizio delle carezze. Lente e leggere le dita di una sua mano si appoggiarono sulla mia coscia. Io, ingenuamente, avevo facilitato queste carezze rubate di Emanuele. La mia cortissima gonnellina aveva subito fatto i capricci quando mi ero seduta al posto di guida della macchina. Era risalita tantissimo e, complice lo spacco vertiginoso, ad Emanuele era stato possibile apprezzare in tutto il loro splendore le mie lunghe gambe affusolate. Ma scoprì anche altro… Lo vidi alterarsi visibilmente quando notò l’elastichino di pizzo delle mie calze autoreggenti.
“Francesca… – quasi sospirò lui – Che belle calze! Usi delle bellissime calze autoreggenti…” “Sì, spesso… E mi sembra che tu sia già stato capace di accorgertene! A differenza del mio moroso, che talvolta non sa proprio quello che si perde! Ma Emanuele, scusami, non volevo… turbarti troppo. E neppure provocarti! Io sono fatta così… Ti ho anche eccitato? Un po’? Non volevo… Ti prego, non pensare a certe cose… Non esagerare! Almeno non subito, qui…”
Ma lui era ormai arrappato. Per un attimo sbirciai verso la patta dei suoi jeans. Notai un certo gonfiore. Immaginai che il suo uccello era già duro e in tiro. Gli era bastato vedermi le gambe e le autoreggenti. “Non oso pensare a tutto il resto – aggiunse luiridendo – Viste le calza che indossi…” “Ma dài, Emanuele! – ribattei subito io – Comportati bene! E di che resto parli? Non capisco…” “Francesca! – sbottò lui – Sono sicuro che sotto sei favolosa! Con quelle calze…” “Ehi, uomo! – continuai a parlargli sottovoce per calmarlo – Stai calmino… Siamo in macchina… Sei troppo agitato ed… esuberante! Non sono proprio tranquilla, sai…”
Emanuele finse di non sentire ed iniziò a darsi da fare con una mano. La appoggiò sulla mia gonna e lentamente me la spostò verso l’alto trasformandola in una cintura. “Ma Emanuele – gridai subito – . Allora! Cosa fai… Comportati bene… Sto guidando… Mi fai agitare! Vuoi che andiamo a sbattere?” Lui non rispose ma lo vidi fissarmi tra le gambe. Le mutandine nere ed ultra trasparenti facevano intravedere troppo! I pizzi neri a stento nascondevano il pelo del mio sesso. Lui mi fissò proprio lì! Ero veramente imbarazzata ma non mi mi dispiacevano affatto quei dispetti! Quel maialino ci sapeva fare… Eccome!
Finsi di opporre un po’ di resistenza. Non volevo che pensasse io fossi una sgualdrinella in calore! Abbandonai con una mano il volante e cercai di riabbassarmi almeno un po’ la gonna sollevando e ancheggiando un po’ il mio culetto sul sedile. Sbuffai e gli lanciai un’occhiataccia. Fu allora che lui evidentemente già su di giri cominciò a darmi degli ordini. Aveva le idee molto chiare sul da farsi ed iniziò ad avere fretta. Iniziò a smaniare e mi fece intendere che voleva vedermi come ero fatta. E non solo!
“Vai avanti fino in fondo al rettilineo, poi svolta a destra e dirigiti verso l’interno del parco”. Alludeva lui all’enorme bosco che da laggiù sfiorava il centro cittadino. Era notoriamente il luogo dove spesso le giovani coppie si appartavano e cercavano l’intimità. Naturalmente, lo sapevano benissimo tutti, proprio per questo quello era anche il regno dei guardoni.
“Mmmm – rumoreggiai subito subodorando le sue intenzioni – . Ehi, uomo! Quali sono le tue intenzioni? Non sono una ragazzina e non sono neppure la tua morosa! E non hai, poi, un posticino più tranquillo e riservato dove portare una donna?” “Certo che non sei la mia morosa, ma sei una bella fighetta e soprattutto sei parecchio puttanella! Anche il tuo moroso dice a tutti che sei una vera troia e che fai certi pompini… ” “Cosaaaa? Ah, dice questo quello stronzetto… – sibilai con rabbia – E cosa vi racconta poi ancora il mio moroso?” “Che hai una linguetta eccezionale e che non ti preoccupi del posto dove ti porta per farti lavorare sul suo uccello che tu adori quando glielo fai diventare duro! No, non ti vergogni di fare certe cosine… In macchina e anche al cinema… Talvolta sei incurante dei vicini che si godono lo spettacolo che offri loro gratuitamente… E lo fai impazzire quando gli fai così un pompino e poi alla fine come ti piace farti sborrare in faccia e in bocca! E bevi, bevi tutta la sua sborra!”
Diventai tutta rossa in volto e a quelle parole sghignazzate da lui mi inferocii. “Vi racconta tutte queste cose? – insistetti gridando – Ma non è vero! Non mi piace prenderlo in bocca. Non mi piace fargli pompini. Odio i suoi spruzzi, l’odore e il sapore della sua sborra!”
Emanuele non trattenne un sorrisetto sentendomi dire quelle cose. E si eccitò ancora di più. Ed anch’io mi alterai senza più controllare la mia rabbia. “Il mio moroso è uno stronzo. Non dovrebbe dire certe cose, anche se fossero vere. E non lo sono! Te lo giuro! E’ da una vita che non gli faccio pompini. Non gli viene mai duro e fa fatica a schizzare. Ma non è certo colpa mia! Lui è stanco, è esaurito e non gli tira l’uccello! Che ce l’ha piccolo, anche! Uffa! Ed io invece – insistevo incredula – gli farei tanti pompini e mi farei schizzare in bocca da lui! Meriterebbe una punizione… Anzi, la merita proprio!”
“Già, effettivamente – continuò Emanuele per farmi ancor più arrabbiare – . Non è stato proprio un moroso molto rispettoso della propria donna. Raccontare certe cose nello spogliatoio a dei compagni di squadra…”
Io ero sempre più inviperita. Cominciai a non infastidirmi più gli sguardi che l’uomo lanciava tra le mie cosce. Anzi maliziosamente allargai ancora un po’ le cosce. La mia gonna era nuovamente risalita e si intravedeva il pizzo nero della mia mutandina nera.
“Tra cento metri infilati nel piccolo sentierino a destra. Cesserà l’asfalto e lo sterrato ci porterà in un posticino molto tranquillo”.
Feci una smorfia e non riuscii a trattenere un commento molto, molto acido e cattivo. “Il mio moroso è uno stronzo, ma tu sei un gran bastardo! Sei bello, lo sai di essere e approfitti delle situazioni… E soprattutto non ti fai scappare nessuna occasione!”
Lui continuò a sorridere quasi compiaciuto delle mie parole. Nel frattempo arrivammo in un punto dove il sentiero cessava e si allargava in uno spiazzo circondato da una foltissima vegetazione. La macchina era come avvolta dalla folta da alberelli e cespugli.
“E adesso? – gli chiesi con finta curiosità – In questa camera da letto improvvisata vuoi discutere ora con me dei massimi sistemi dell’universo?” Lui non rispose ma catturando tra le sue mani il mio volto mi fece girare dalla sua parte e avvicinò la mia bocca alla sua. Sentivo che ero già tanto bagnata e non opposi alcuna resistenza. Lo lasciai fare e mi misi nelle sue mani. Ero certa che non me ne sarei pentita. Emanuele era bello ed anche il suo profumo mi inebriò. Come il pensiero che forse mi avrebbe fatto sentire tra un po’ anche un altro suo odorino. Sicuramente molto particolare! Quello della sua sborra!
Dopo avermi mordicchiato le labbra, mi fece spalancare la bocca e mi infilò dentro la sua lingua. Mi perlustrò per bene tutta e mi riempì di saliva. Rimasi senza fiato ma quel bacio violento non mi diede fastidio. Anzi. Anche perché lui, abbandonando il mio volto con gli occhi già socchiusi per il piacere che già provavo, infilò una mano nel mio reggiseno e l’altra nel mio slippino. Non riuscii a trattenere un sospiro di piacere ed un lunghissimi gemito. Le lunghe dita dell’uomo mi catturarono il capezzolo ed iniziarono a tormentarlo. Subito si indurì e si allungò tradendo la mia eccitazione. Le dita dell’altra sua mano prima mi spalancarono con dolcezza le mie grani labbra gonfie ed umide e poi, conficcate nel mio sesso, furono inondate dal mio liquido più intimo. Ero fradicia e lui era riuscito già ad eccitarmi a dismisura.
“Vieni subito tu! – mi umiliò un po’ lui – E quanta ne fai…” “Oh, scusami, scusami… – sussurrai a bassa voce socchiudendo gli occhi e reclinando il capo – Ti prego, non dirmi queste cose… Mi vergogno! Ed è tanto tempo che non lo faccio così! Tu mi fai impazzire con quelle dita!”
“Ma va là! – mi interruppe impietoso – Con quel reggiseno e con quelle mutandine! Faresti rizzare il cazzo a un morto! Come il tuo motoso questa sera! Ma ora io voglio proprio vederle per bene quelle cosine che indossi. Levati la camicetta e la gonnellina. Sì, comincia a spogliarti! Qui, adesso!”
Mi sentii in balia di quegli ordini. “Qui? Adesso? Ho paura… Qualcuno potrebbe vedermi…”
La sua replica mi sconvolse. “Stai tranquilla, troietta! Il posto è tranquillo. E se poi anche qualcuno ti vedesse… Sono innocui… E tu sarai bella tutta nuda! Tanto bella quanto generosa… Farai schizzare lo spettatore e promettimi che lo guarderai mentre lo fa! Solo così, dopo, potrai farmi venire! Come e dove, però, lo vorrò io! Ti donerò cosi la mia sborrata! Tu sai bene quanto sia apprezzata dalle donne! In particolare dalle morose puttanelle dei miei compagni di squadra! E tu, Francesca, sei anche una gran bella puttanella e ti piace tanto il cazzo! Tutto chiaro?”
“Ma Emanuele… – gli dissi con voce flebile, flebile – Queste cose non le ho mai fatte così… Mi vergogno, qui! E di quale spettatore parli? Non mi farai mica fare delle porcate o delle esibizioni? Ti prego, non voglio!”
“Muoviti! – strepitò lui – Non abbiamo tanto tempo! Il tuo moroso stronzo fra un po’ ti aspetterà! Non vorrai mica farlo aspettare… “
Il ricordo di quello che il mio moroso aveva raccontato in uno spogliatoio ai suoi amici mi diede la forza di sbottonarmi la camicetta e sfilarmela. Così feci subito dopo con la gonna. Una mammella si mostrò subito con il capezzolo ben turgido. Era quello che era stato torturato poco prima da lui. Anche le mutandine erano un po’ abbassate e lasciavano fuoriuscire una piccola parte della mia soffice peluria. Anche la mia fighetta era stata già visitata dalle rudi dita dell’uomo.
Ero bella indubbiamente così, con le calze autoreggenti che mi rendevano ancora più sexy e pronta ai giochini che Emanuele già si pregustava di farmi fare molto presto. Ero visibilmente in difficoltà ed imbarazzata.
“Basta così? – chiesi timidamente – O vuoi dell’altro?”
Ma Francesca. Questo è solo l’inizio! Sei molto bella e ti voglio vedere prima tutta nuda e quanto sei troia! – insistette lui – Sono sicuro che non mi deluderai e che ti piacerà tanto mostrarmi quanto sei brava. Alla faccia del tuo moroso cornuto!”
“Ma Emanuele – cercai di contrastare timidamente – . Ma… Proprio qui, in questo posto. Ho un po’ di paura! Mi sento a disagio… E poi devo levarmi tutto? Proprio tutto? Mi vuoi vedere proprio nuda? Sono nella macchina del mio moroso… Se lo sapesse cosa mi fai fare!”
Per qualche secondo lui non rispose. Poi sorrise. “Ho capito, ho capito… Ma tu non devi aver paura. Stai tranquilla perché sei qui con me e il tuo moroso è uno stronzo. Devi punirlo. Devi far sborrare un altro maschio proprio nella sua macchina. E tu lo farai venire comportandoti bene. Docilmente”.
Io ero tanto imbarazzata quanto eccitata. Ma mi piacque sentire le sue dita cercare il gancetto del mio reggiseno. Lo slacciò e me lo sfilò. Le mie mammelle rimasero libere e preda delle sue mani e della sua bocca. Mi succhiò avidamente i miei capezzoli finché non furono ritti. Poi me li mordicchiò e il piacevole dolore che mi arrecò mi provocò un lungo brivido che mi percorse tutta. Fino al mio sesso.
“Cosa mi fai, mascalzone – lo rimproverai fingendo dispetto – Mmmm… Non si fanno queste cose! Ma quanto mi piacciono! Ci sai fare tu!”
Mi inarcai per offrirgli i miei seni alle sue labbra. Lo sentii armeggiare con l’elastichino della mia mutandina. Era arrivato il momento tanto atteso. Voleva levarmi l’ultimo indumento che avevo ancora addosso. Sollevai anche il culetto per facilitarlo. Emanuele non esitò e mi sfilò lo slip. Apparve il mio pelo e la mia splendida fica. Lui iniziò a torturarmi. Con gli indici e i pollici delle mani mi catturò i capezzoli e continuò ad accarezzarli, sfregarli ed alla fine stringerli con dolcezza maschia. Contemporaneamente iniziò il trattamento della mia figa. La raggiunse con la lingua dopo avermi leccata tutta. Dal seno fino al mio cespuglietto. Intrufolò la sua lingua dentro la mia fessura. Ero già bagnata fradicia e sentii un suo lamento. “Sei un lago – gemette per un attimo interrompendo il suo leccare – . Se tutta bagnata! Ti piace proprio tanto essere leccata!” “Sììììììì, sìììììì! – urlai senza ritegno – Mi piace! Cosììììììì! Proprio così! Come sei bravo! Ma tu… ma tu… oh, mi fai venire subito così… Non voglio, mi vergogno a mostrarti cosa faccio quando vengo… Schizzo, sai, tanto, tanto! Ma tu… continua! Continua così! Non fermarti! Oh sììììììì… Anche lì, adesso… Mi fai morire! Sono tua! Sìììììì, sìììììì, sto per godere… Scusami… Non voglio così… Ma sto per schizzare!”
Emanuele aveva scoperto il mio clitoride e aveva deciso di farmi impazzire. Me lo succhiò e me lo mordicchiò fino quasi a farmi male. Ma mi fece godere. Mi fece raggiungere l’orgasmo, non mi trattenni e gli spruzzai in bocca tutto il mio piacere. Tanto, denso e purtroppo per lui sicuramente molto odoroso.
Riuscii a stento ad avvisarlo. “Godooooo! Emanuele, schizzoooooooooo! Ti sborro in bocca! E’ tanta! Quanta me ne hai fatta fare! Non mi fermo più! Ti piace? Scusami… Ma non ce la faccio a fermarmi! Continuo a schizzarti in bocca! Perdonami, non volevo farti questo…”
Emanuele non rispose ma continuò a leccarmi e a farsi riempire la bocca dai miei liquidi. Poi deglutì ma non riuscì a trattenere dei lamenti. No, non doveva proprio essere buona la cosina che gli stavo facendo bere!
Non soddisfatto appena mi calmai volle continuare a tormentarmi. Con il pollice continuò a martoriarmi il clitoride mentre con le sue lunghe dita lui mi penetrò con una certa violenza. Dappertutto! Con l’indice e il medio mi sfondò di nuovo la mia fighetta mentre con l’anulare mi penetrò dolorosamente il buchino del mio culetto. Avevo le sue lunghe e grosse dita dappertutto dentro di me. Avviò un frenetico ditalino. Così mi scopò e mi inculò. Mi scuoteva tutta. Voleva possedermi e prendermi così. Raggiunse lo scopo perché ebbi un altro violentissimo orgasmo. Gli riempì le dita e la mano con i miei umori. E spruzzavo, spruzzavo…
“Ti prego Emanuele fermati! – lo supplicai stanca e dolorante – Non ce la faccio più! Mi hai distrutta! Quanto ho goduto…”
Emanuele sollevò il capo e mi guardò. Aveva la bocca ancora sporca ma mi sorrise. “Quanto hai goduto Francesca! – mi disse tronfio – E’ bello vedere una donna godere così e farsi schizzare in bocca tutto il suo piacere. No, non è stato buono quello che ho bevuto… Ma era il tuo! Il piacere di una bella donna! Il suo nettare! Ed ho riempito tutti i tuoi buchini! Ma adesso tocca a te, Francesca!”
Io sorrisi e non mostrai alcuna sorpresa. Era stato evidente fin dal primo momento che mi aveva abbordata al campetto di calcio ciò che lui avrebbe voluto da me. Non sapevo dove mi avrebbe portata e cosa avrebbe voluto farmi fare. Mi aveva già spiegato molto bene cosa avrebbe voluto farmi. E adesso ero tutta nuda davanti a lui ed avevo ancora la mia passerina gocciolante. Come la sua bocca. E il culetto dolorante…
No, non ero sorpresa ma ero egualmente un po’ imbarazzata. Anche perché quello che avevo davanti a me era un vero maschio ben diverso dal mio moroso. Indubbiamente sfrontato, senza alcun pudore e sicuramente molto, molto esigente. “A te piace la donna senza alcun pudore, vero? – gli chiesi per rompere il ghiaccio – E sono certa che tu adori la donna un po’ puttana che prende l’iniziativa… Insomma, che sia lei a darsi da fare!” “Certo! – mi rispose subito lui – E deve farlo con una gran voglia”.
Queste parole mi preoccuparono perché non ero abituata a prendere io l’iniziativa. E mi scappò per un attimo di coprirmi il seno e il sesso. “Come ti piace di più, uomo? – gli chiesi sussurrando – Lo so, immagino cosa vorresti da me. Ma in questo periodo io sono in pausa… Non prendo la pillola e non sono protetta. Tu hai un preservativo per me? Te lo metto io, se ti piace…” “Mi dispiace, Francesca, ma io non uso proprio i preservativi. Io schizzo sempre tutto dentro perché le donne che lo fanno con me sono sempre protette. Ed anzi vogliono sentire per bene tutto dentro di loro il mio pene quando si gonfia, quando pulsa, sussulta e, soprattutto, alla fine quando esplode e fa gli schizzoni di sborra”.
“Sì, sì… capisco… – mormorai con un filo di voce – Ma, scusami, io sono giovane e particolarmente fertile. Non posso… Mi ingravideresti di sicuro”.
Lui continuò a sorridermi e con un dito mi sfiorò le labbra. “Ma Francesca, questo non è un problema! Io però ho adesso tanta voglia e devo sborrare”. “Lo immagino. So bene come sono fatti gli uomini – lo tranquillizzai – . So bene di cosa hanno bisogno ad un certo punto e conosco qualche modo per aiutarli a liberarsi e sfogarsi”.
“Io però sono alquanto vizioso! – mi bloccò lui – E soprattutto mi piace farlo con ogni donna in una maniera diversa. Talvolta alcune donne hanno incontrato delle difficoltà a soddisfare le mie voglie. Un po’ particolari, lo confesso… Spero che tu non abbia pudori e sciocchi tabù. No, questo non deve succedere e devi essere pronta a tutto!”
Io sapevo già che Emanuele era tanto, tanto perverso e che non conosceva limiti nelle sue porcate. Ed ero a conoscenza che in passato aveva costretto molte donne a vivere situazioni molto scabrose e subire particolari umiliazioni. Io però non riuscivo proprio ad immaginare cosa avrebbe potuto inventarsi in quel momento per me. Cosa aveva riservato per me? Ebbi la risposta qualche secondo dopo. Lo guardai. Mi sentivo in imbarazzo in quella situazione nella quale lui mi aveva costretta. Ero tutta nuda, davanti a un bellissimo uomo che mi aveva già fatto tanto godere. Avevo sbrodolato tanto nella macchina del mio moroso!
“Adesso tocca a me, vero? – gli chiesi di nuovo sorridendo per sdrammatizzare un po’ la situazione e per prendere un po’ di tempo – Da dove vuoi che cominci?” Lui non rispose ma reclinò il sedile mostrandomi un enorme rigonfiamento nella patta dei calzoni. “Ehi, uomo, sei proprio pieno, pieno… Di voglia, intendo… Ma non solo di quella, mi sembra… Ed ora vuoi proprio mostrarmi il tuo cazzo! E’ già bello duro… Devo tirartelo fuori io e prendertelo in mano, vero? Oh sì, ne sono certa! Sono sicura che devo iniziare così perché a te piace tantissimo vedere il tuo uccello in mano ad una donna! Ed anch’io adesso devo prendertelo in mano…”
Mentre lo eccitavo con le mie parole sussurrate pensavo che non dispiaceva neppure a me scoprire il suo uccello. Prenderlo in mano ed accarezzarlo… Per incominciare…
Mi spostai dalla sua parte e come una gattina mi adagiai sul suo sedile. Iniziai con slacciargli la cintura e sbottonargli i bottoncini della patta dei calzoni. Subito dopo aprì alcuni bottoni della sua camicia. Ebbe un fremito quando abbassai la mia testolina sul suo ventre e lo accarezzai con dolcezza. Lo baciai poi sopra l’elastichino delle mutandine che a fatica coprivano il suo pene. Non il suo glande che già intravedevo viola e fasciato dall’elastico bianco dello slip. Leccai i suoi peluzzi e con tanti bacini sul suo pube gli provocai una serie infinita di brividini. “Continua, Francesca. Continua così. Sei bravissima a leccare! – mi disse con un filo di voce – Mi piace tanto come lo fai!” Incoraggiata da quelle parole con i denti catturai l’elastichino del suo slip e piano, piano, dopo averlo allargato, glielo tirai giù. Avevo avuto paura che facendo così avrei scappellato violentemente il pene di Emanuele e avrei potuto fargli male. Ciò non avvenne perché quel cazzone era reduce da tante battaglie.
Emanele mi offrì così la splendida visione della sua cappella già viola e del suo cazzo già duro. Era enorme, lungo, tozzo, leggermente arcuato e percorso da grandi venature blu in rilievo. Era proprio un gran bel cazzo di un vero maschio. Da prenderselo tutto dentro la figa! E glielo dissi, senza pudori.
“Bello… Ce l’hai bellissimo! Oh sì, quanto mi piace il tuo cazzo! È grande, duro e… pieno, pieno! Lo so, lo vedo… Non vedi l’ora di liberarti, di sfogarti… Sì, finalmente, di… di sborrare… Tesoro, va bene… Ma come vuoi che ti faccia venire?”
Quelle parole mi rimasero in gola. Avevo appena sollevato il volto con gli occhi socchiusi per fargli quella domanda che tanto lui attendeva. Ma non solo lui! Il mio sguardo incrociò quello di un uomo che si era furtivamente affacciato al finestrino della macchina volutamente lasciato prima aperto da Emanuele.
“Oh nooooo! – urlai subito tentando di coprire più possibile il corpo nudo con le mani – Non voglio! Non voglio questo! Mi vergogno troppo e non voglio che un altro uomo mi veda nuda mentre faccio certe cose! E magari si farà anche una sega guardando! È uno schifoso! Un guardone schifoso. Non mi piace e non riesco a fare certe cose se sono spiata”.
“Ma Francesca, non fare così! Anche perché non lo lascerai mica solo a farsi una bella sega!” Io inorridì all’idea che avrei dovuto prendere in mano l’uccello di quello sconosciuto e farlo spruzzare. La sua sborra, dappertutto, nella macchina del mio moroso. Ma poi Emanuele rincarò la dose. “Vedrai, Francesca, ti piacerà…” “Cosa, cosa dovrebbe piacermi? – gli chiesi furente – Non sono una puttana io!” “Ma ti piace tanto il cazzo! – mi stroncò subito lui – E farlo scoppiare, farlo sborrare… Con la mano, con la bocca! Insieme! Un diluvio di sborrate!”
Avevo capito benissimo cosa lui voleva farmi fare. Gli chiesi conferma con voce tremante. “Devo fare una sega a lui e un pompino a te? Qui, adesso, nella macchina del mio uomo… Sei un maiale oltre che perverso e cattivo…”
“Sì, Francesca! È proprio quello che voglio da te! Coraggio fai presto e facci sborra prima possibile. Prima però fai schizzare lui! Mi piace guardarti mentre lo seghi e lo fai sborrare così, in piedi, come un cavallo…”
“Sei un bastardo, sei un bastardo… – ripetei con rabbia io mentre prendevo in mano l’uccello dell’uomo già duro e completamente scappellato – Mmmm, ce l’ha già duro il tuo amico!”
Contemporaneamente mi abbassai e mi infilai in bocca l’uccellone di Emanuele. Mi ritrovai così a masturbare due uomini contemporaneamente. Con una sega un guardone e con un pompino l’uomo che mi aveva raggirata. Molto presto però persi la testa ed iniziai a masturbare i due maschi senza nascondere l’eccitazione che iniziavo a provare. Sospiravo e gemevo. Senza più riuscire a controllarmi sentii poi bagnarmi e volutamente spalancai le gambe. Era un invito ad un terzo uccello. Emanuele si accorse del piacere che stavo provando e senza esitare mi infilò, un po’ alla volta, le sue dita nella mia figa. Appena mi sentii di nuovo penetrata da Emanuele, dopo aver agevolato ed accompagnato la penetrazione con il movimento ritmico e forsennato del mio bacino, sbrodolai come una cavallina in calore. Ancora una volta tutti i miei umori scesero nella mano dell’uomo.
“Brava, Francesca. Sei proprio una puttanella. Guarda come stai segando divinamente un uomo e come spompini con piacere un altro! – mi sussurrò fissandomi negli occhi che tenevo socchiusi per il godimento che stavo provando – . E come ti piacerà vederci sborrare! Tutti e due!”
Per un attimo mi preoccupai pensando a tutti gli spruzzi che quei due uomini avrebbero fatto e come li avrebbero sparsi nella macchina del mio uomo. Sputai per un attimo l’uccello di Emanuele. “Oh no, vi prego! Mi raccomando! Non schizzate dappertutto! La vostra sborra sporca dappertutto e puzza! Cosa dirò al mio moroso?”
“Ma Francesca… – si finse sorpreso dalle mie ansie – Hai delle bellissime mani e una stupenda bocca. Tutte da riempire. Del nostro sperma, naturalmente!”
Emanuele mi ammutolii e rimasi in silenzio abbassando il capo. Ripresi in mano il cazzo dello sconosciuto e mi feci di nuovo riempire la bocca dal magnifico uccello di Emanuele. Aumentai il ritmo della sega perché volevo farlo venire prima possibile. L’uomo iniziò subito ad ansimare e mi fece intendere che stava per venire. Quando sentii le prime goccioline del suo seme fuoriuscire dalla cappella e bagnarmi le dita, abbandonai il cazzo di Emanuele e mi sollevai. Misi l’altra mano e il mio seno davanti al glande viola per ricevere gli schizzi che lui avrebbe fatto. Presto, molto presto mi avrebbe sporcata… Passarono pochi secondi e lnfatti il cazzo che tenevo stretto tra le dita iniziò a sussultare ed a pulsare. I primi sborroni mi inondarono la mano riempiendola. Poi, continuando a schizzare, mi bagnò i seni. Sborrava tanto quell’uomo! Mi aveva sporcata tutta quel maiale e lo sentivo bofonchiare parole di grande soddisfazione per quello che mi aveva fatto.
Ritornai a piegarmi per succhiare il cazzo ad Emanuele. Prima volli mostrargli le mie mani piene di sborra e i miei seni pure ricoperti dal liquido bianchissimi e gelatinoso che il guardone mi aveva scaricato addosso. Gli lanciai uno sguardo di rabbia. “Non fare così, Francesca! – mi rimproverò allora Emanuele – Io ne faccio pure tantissima, ma buona! Nessuna delle tue amiche puttanelle si è mai lamentata…” “Ma io… ma io preferirei non bere tutta quella robaccia che farai anche tu! Se proprio lo vuoi, schizzami sul viso… Ma non tra i capelli! Non saprei come pulirli, dopo… E il mio moroso mi aspetta… Non posso andare da lui con i capelli sporchi dello sperma di un altro uomo!”
“Non preoccuparti! – sghignazzò lui – Non ti sporcherò i capelli… Ti schizzerò tutto in bocca! A me piace così!”
Feci una smorfia, deglutii e pensai a tutto quello che l’uomo mi avrebbe riversato in bocca e poi fatto bere. Rassegnata ripresi a leccargli il cazzo prima ed a succhiargli il glande. Gli piaceva molto questo trattamento. Lo sentì poi catturare la mia nuca con le sue mani robuste. Mi aveva imprigionata ed non avevo più scampo. Quando avrebbe schizzato non potevo più fuggire.
Il mio pompino durò pochi minuti. Poi anche Emanuele iniziò prima a sospirare e poi a gemere affannosamente. Sì, stava per sborrare!. Sentii nella mia bocca il suo uccello durissimo gonfiarsi ancor più. Uno, due sussulti e finalmente mi sborrò in bocca! “Sborroooooo! Sì, Francesca, adesso ti sborro in bocca! È belloooooo, così! Schizzo, schizzo tanto! Sei brava a bere sperma! Ti piace il mio? Sì, sìììì, brava… Ma sei tutta piena di sperma adesso… Buttalo giù, ingoialo! Tuttooooo!”
Avevo infatti la bocca stracolma del suo seme. Filamenti di sborra mi fuoriuscivano dalle labbra e allora decisi di iniziare l’ingoio. Deglutii più volte e sentii distintamente il liquido caldo e vischioso scendermi giù nel pancino. Ne bevetti tantissimo. Lo sapevo che ne avrebbe fatto tanto, tanto. Era puzzolente ma non troppo disgustoso.
Quando le sborrate cessarono mi sollevò il volto ancora grondante del suo sperma e mi baciò. Poi mi fornì fazzolettini di tutti i tipi per ripulirmi dello sperma suo e del guardone. Lui si era già dileguato appagato della mia prestazione. Emanuele mi aiutò rivestirmi. Non mi restituì il reggiseno con il quale effettuò la pulizia del suo pene. “Lo tengo per ricordo – mi disse – . Il tuo moroso non noterà la sua mancanza!”
No, il cornuto non se ne accorse. È pur notandomi arruffata non sospettò che quel pomeriggio avevo fatto impazzire di piacere addirittura due uomini. Quando arrivai al campo lo trovai euforico per la partita di calcio vinta. Per festeggiare mi invitò in pizzeria. Una squallida pizza come triste fu la serata che seguì. Mi portò nella sua soffitta. Io non avevo alcun desiderio di lui. Feci la civettuola per eccitarlo un pochino e per risolvere subito il problea di una sua sborratina. Non mi spogliò neppure completamente e rimasi con ile mutandine e le calze autoreggenti che tanto avevano colpito Emanuele.
Gli feci una sega, breve e piccola, come il suo uccello. Venne subito e fece le due fatidiche gocce di sperma che era solito capace di fare. Ma non ne avevo proprio bisogno! Dopo tutto lo sperma che avevo visto ed assaporato nel pomeriggio…
Fu allora che mi informò dell’invito avuto dal suo direttore. Il vecchiaccio, rimbambito ma egualmente alquanto maiale, aveva programmato una breve crociera in compagnia di suo nipote, suo erede universale. Il boss disse al mio moroso che aveva pensato di invitarlo per la sua indubbia bravura nonché per la fedeltà mostrata più volte all’azienda. Sapeva inoltre, il maiale, che il bravo dipendente aveva anche una gran bella fidanzata. E pensando anche al nipote aveva allargato l’invito anche a me.
Federico, il mio moroso, tanto ingenuo quanto cornuto, non aveva assolutamente sospettato che i due uomini avrebbero forse voluto divertirsi un po’ con la sua morosa. Se ci fosse stata la possibilità.
“Ma Federico – gli esternai subito i miei dubbi – . Mi sorprende quest’invito. In particolare quello fatto me. Non poteva invitare solo te?”
“Lui sa che ho la morosa e che è anche carina…” “Appunto… – insistetti io sempre più sospettosa – Che ci fa una donna in crociera con tre uomini? Mi sentirei un po’ a disagio…”
“Ma no! – tentò subito di tranquillizzarmi lui – Lui è un solitario e un po’ rimbambito e il suo nipote ha solo 18 anni!” “Io ho sentito delle voci… – insistetti io – Il vecchiaccio è ancora molto… attivo e non ha disdegnato di divertirsi con delle belle dipendenti. Anche se fidanzate o sposate. Il nipote poi ha 18 anni e sarà perennemente in calore, come tutti voi maschietti a quell’età… Avrà sicuramente sempre bisogno di sfogarsi… Non con me spero!Federico non potresti andarci da solo a questa crociera?”
“Impossibile. L’invito è stato fatto ad entrambi – concluse drasticamente lui – . Non mi va di contraddire il grande capo. Io ho già accettato… La partenza è fissata tra due settimane…”
Io rimasi in silenzio e dovetti accettare ciò che lui aveva già deciso. Federico ne fu felice e si addormentò avvolto nella sua ingenuità. Non aveva alcun sospetto di quello che gli avevo combinato nel pomeriggio. E ancor meno di quello che sarebbe potuto accadere alla sua morosa in quella crociera. In compagnia di tre uomini.
Le campane hanno smesso di suonare. Mi alzo e guardo Federico ancora rannicchiato mentre dorme. Il suo uccello è ancora più piccolo del solito. Il pensiero corre al pomeriggio di ieri e a tutto quello che Emanuele mi ha fatto fare. Ma poi mi viene in mente la crociera che ci aspetta. Guardo ancora una volta il mio moroso così ingenuo e non riesco a non scuotere la testa. Sento ancora, forte, in bocca il sapore dolciastro dello sperma di Emanuele… (continua)

Sarebbero graditi i vostri commenti, giudizi e suggerimenti. In particolare di voi femminucce. Il mio indirizzo è mikimarkfc@libero.it

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