La piscina in Via delle puttane




Non sono un appassionato di nuoto, ma per tenere in forma il mio fisico prendo volentieri lezioni due volte alla settimana tentando di prepararmi per delle gare dilettantistiche. L’agonismo è un vero toccasana per me. L’unica istruttrice donna, Giada, una ragazza di 23 anni, mora, sul metro 65, sedere a mandolino bello sodo ma anche polposo, e con un seno sviluppato per essere una nuotatrice (terza scarsa), tende sempre ad abbassare la confidenza con i ragazzi che frequentano la piscina, ma anche con gli istruttori maschi, che continuamente ci proverebbero se così non fosse.

Ma voglio raccontarvi un fatto curioso che mi è capitato senza che me lo aspettassi.

Io sono fidanzato, tutt’ora, con Katja, una splendida ragazza ucraina, e, per quanto mi riguarda, l’esperienza che ebbi con sua madre che vi ho già raccontato mi bastava, per quel momento, come divertimento extra-fidanzamento. E infatti non ci ho mai minimamente provato con Giada, né con altre ragazze in piscina, né altrove.

Era un lunedì, ultimo corso del giorno, 22:00 di sera di qualche mese fa, in cui avevo la prima lezione settimanale di piscina e quel giorno mi aspettava un duro allenamento. Mi misi in macchina, percorsi la strada notando che, come ogni giorno, quella strada brutta di periferia era un ricettacolo di prostitute, sfruttate da chissà quale ignobile sedicente uomo d’affari. Erano belle, e io ho l’erezione facile… Ma non importa, basta guardare avanti.

Giunto nello stabilimento, entrai passando le porte scorrevoli, salutai Carmen, la ragazza della reception – una bella bruna e dai ricci larghi, non atletica ma lo stesso bona, un sederino largo e con una bocca a canotto favolosa -, che mi aprì la porta che conduce alla piscina, ma, logicamente, deviai verso gli spogliatoi.
Mentre mi spoglio, parlando con un amico, entrò Giada, l’istruttrice, che aveva da dire qualcosa a quel mio amico. Qualcosa che non ricordo e di poco importante comunque.
Gli dà una cuffia dopo avergli parlato, dicendogli che era la sua, e uscendo mi squadra dalla testa ai piedi mentre sono davanti allo specchio a mettermi gli occhialini.

– “Comunque ciao, eh!”, con tono minimamente alterato.
– “Ciao”, le rispondo semplicemente io, stupito dal fatto che mi desse confidenza.
– “Sì, io ora esco, non vorrei che mi prendessero per malata spiona qui” esclamò con sorriso, forse a tentare una battutina. Io le sorrisi, senza aggiungere altro e, dopo, aver condiviso lo stupore con il mio amico, andai in piscina a nuotare. Mah, sarà che oggi non ci sono gli altri istruttori, pensai tra me e me avanzando verso la piscina.

– “60 vasche dorso, forza!”. L’incitamento da parte di Giada non era strano, ma era strano che mi facesse fare dorso, visto che le gare per cui mi stavo preparando erano a stile libero.
– “Scusa, Giada, ma perché dorso se le gare sono a stile?”
– “Non discutere, preparati di più a stile libero non ti renderà migliore in quello stile! Forza!”

Perplesso feci come disse, e dopo aver finito continuai per conto mio.

– “Ma che fai? Sei qui da manco un anno e vuoi già fare di testa tua? Altri 50 dorso, coraggio. E stavolta alla massima velocità!”

Rimasi zitto. Non sono uno che ha voglia di litigare, e feci come disse.

– “Non stai andando veloce e io ti osservo”. Mi aveva visto non impegnarmi, ma non ci stavo e tentai una battuta.
– “Come mai guardi solo me?” Si fece rossa, ma dissimulò il suo imbarazzo senza rispondere alla mia domanda retorica.
– “Per ogni vasca in cui non metti impegno perderai solo tempo, perché dovrai rifarla” Ero costretto a litigare, ma volevo vedere perché si comportasse così, dove voleva parare, e feci come lei disse, sbirciando tra una vasca e l’altra che cosa facesse. Mi ha fissato tutto il tempo, non ci credevo.

Quando finisco, finalmente, il corso è quasi terminato; lei mi ordina di allenarmi a stile libero a massima velocità. Io, ancora curioso, obbedisco.

– “Stai nuotando come una femminuccia”
– “Sono stanco, per questo, che affermazioni fai”
– “Io faccio affermazioni giuste. Sono stanco non è un’affermazione che un nuotatore del tuo allenamento farebbe: sei sfaticato oggi!”
– “Ma che ca..” Mi interruppe.
– “Cosa? Cosa cosa? Non obiettare, se vuoi vincere le gare non devi comportarti così, ergo rimarrai fino a mezzanotte stasera. E ora a lavoro: 80 vasche stile”

Che mi avesse preso di mira era ormai palese, ma io dovevo capire il perché. Il bisogno di capirlo era più forte di quello di ribellarmi. Gli altri ragazzi non rimasero stupidi, poiché, presi dall’allenamento, non capirono cosa fosse successo.

Fine del corso. Tutti andarono via. Io avevo le mani leggermente raggrinzite e ero veramente stanco, perché stavo accelerando al massimo da due ore.
Giada mi fece nuotare alcuni minuti, poi andò a controllare gli spogliatoi, non sapevo perché.
Tornò esattamente dopo cinque minuti, lo sapevo guardano l’orologio.

Appena tornò aspettai di terminare la vasca verso di lei per chiederle cosa le passasse per la testa, ma lei mi anticipò.

– “Sai, ho notato che non puoi fare a meno di guardarmi ogni volta che finisci una vasca”.
– “Non ho capito” dissi retoricamente io.
– “Invece sì” controbatté lei.
– “Tu mi fissi tutto il tempo, e io devo capire perché”
– “Perché?”
– “Sì. Perché? Perché mi hai trattato così di merda?”
– “Vuoi sapere il perché?” mi domandò chinandosi sul bordo e fissandomi con coraggio negli occhi.
– “Sì, perché?”
– “Ti volevo trattenere perché… Beh, te l’ho detto: mi guardi sempre”
– “Per favore, smettila con questi trucchetti da ragazzina. Che vuoi”
– “Da ragazzina? Io ti ho incuriosito apposta nello spogliatoio, poi ti ho messo sotto torchio spingendoti a sottometterti a me solo per scoprire cosa avessi in mente, riuscendo nel mio intento, e sarei una ragazzina?”
– “Cosa? Tu… Tu mi hai rotto il cazzo tut…” mi interruppe.
– “Te lo straccerei il cazzo!” Esclamò volgarmente con uno sguardo decisamente meno volgare.
– “Cosa?”
– “Tra tutti gli imbecilli che ci sono in piscina, tutti che ci provano, tu sei quello che non lo fa mai. E mi poteva anche stare bene, se non fosse che ti ho notata nello spogliatoio con quel tuo fisico perfetto tutto da godere, e non accetto che tu non ci provi”
– “Tu sei pazza”
– “Pazza di te, facciamolo in piscina, nell’acqua”
– “Ma vai a cagare, stronza!” non avevo voglia, e ho anche detto il perché prima. Se poi conti che quella stronza mi aveva manipolato tutto il tempo, beh, ti partono le cervella. Mi girai dopo averla mandata a cagare, schizzandole gli abiti con un cenno della mano troppo vigoroso, e mi girai verso la scaletta.

Non sento che obietta mentre mi dirigo in quella direzione. Salgo su. Mi tolgo cuffia e occhialini. Mi giro: è lì; mi guarda; è una stronza; è nuda.
Mi provoca: con entrambe le braccia distese all’ingiù, stringendo il suo seno turgido tra gli avambracci, si tocca la vulva appena tappezzata da una sfolta peluria a triangolino rasata da un paio di settimane con entrambe le mani: una infila dita dentro, l’altra gioca col clitoride.

Ha fatto tutto questo in poco tempo, solo perché non la cagavo. Al fine di scoparmi.
Sono incazzato. E’ una stronza. La picchierei se solo non fosse immorale. Voglio andarmene. E, come potete immaginare… Le saltai addosso!

Iniziai a toccarle il suo sedere bello polposo, palpandolo voracemente con entrambe le mani, mentre la mia lingua lottava con la sua e il mio pene era agguantato da quelle mani fameliche che strusciavano la cappella contro i peli della figa, pungendomi senza farmi male ma aumentando l’eccitazione.
Mi tolsi il costume, e lei era già accovacciata, pronta a sucare il mio cazzo.

Uno sputo, e poi assaggiò il pene facendomi sentire la lingua dolce sulla cappella. Mentre succhiava lo sentivo in una morsa di piacere e osservavo quel neo che si scorgeva sull’interno coscia di una delle sue gambe unite per reggersi, sporcate da saliva che colava dalla bocca.
Clap! Clap! Il suo sguardo fisso nei miei occhi mi rendeva euforico, era come una droga, e il rumore del pomino era perfetto, era succoso, e colava sulle sue gambe, e sulle mie palle bagnate già dall’acqua.

Aprì le gambe e se la toccò lubrificando le dita con la saliva che le era colata nell’interno coscia, continuando a guardarmi fisso mentre mi spompinava; sentivo la sua lingua accarezzare il mio glande, e le mie mani ricambiavano con la sua testolina. La gola le si stringeva attorno al pene, sentivo sfregarla contro la cappela. Era irresistibile, il suo sguardo, le tette penzolanti, le sue gambe spoche… Ahhhh ahhhh ahhhhh: imbianca quelle gengive rosso fragola con sette schizzi enormi di sborra.

Ci vedevo sfocato, come quando ci si alza al mattino e la luce è forte. Lei mi prese.
– “Non dirmi che è finita? Ne voglio ancora!”
Senza neanche risponderle, la girai violentemente, le mollai un ceffone sul suo sedere che fece male più alla mia mano che a quel suo culo di marmo. Le divaricai le pacche le penetrai violentemente la vagina. A ogni mio colpo di bacino, le palle sbattevano contro le sue gambe generando in rumore che ci eccitava.

– “Si, colpisci, siiii, continua, siiiii”
– “Oh, zoccola, non sai quanto sei una troia stronza”

Inizia a schiaffeggiarle il viso, forte! Lei reagì, mi fece male.
– “Le vuoi solo dare” esclamò con malizia.

Avevo i muscoli a pezzo, non mi reggevo in piedi, tremavo mentre usavo tutta la mia forza per colpirle a minchiate la figa, finché venne in uno spruzzo continuo che inondò le sue meravigliose gambe. Ma io ne avevo ancora.

Ero stanco, così la distesi sul materassino, e continuammo lì. Lei alzò le gambe, presi il loro posto e lei le divaricò facendomi spazio. Me lo afferrò e con abilità lo inserì nella sua figa dopo essersi goduta un massaggio clitorideo con la mia cappella.

– “Ah, sì, fammi venire di nuovo”
– “Ti faccio venire a fontana, troia”
– “Sìì, scopami”. Spingevo forte tanto che doveva mantenersi con le braccia contro il muro, così che le tette le cadessero di lato e ballassero.

– “Scopami più forte, sìì”
– “Sììì, ahhh ahhhhhh”

I miei muscoli erano a pezzi, sentivo un bruciore pervadermi a ogni colpo di bacino, ma il piacere che mi prendeva zittiva la stanchezza. Il materassino era ormai sgonfio per il troppo scoparci sopra, le ginocchia mi si escoriavano; gocce, non più di acqua, ma di sudore, colavano da ma su di lei, e la sua schiena scivolava più velocemente sulla superficie del materasso. Ero allo stremo, lei era già venuta varie volte, io avevo difficoltà per via della stanchezza. Ma oramai non sentivo più la sua vagina attorno al mio pene. Non potevo venire così.

Estrassi il cazzo dalla vagina, da cui fuoriuscì una considerevole quantità di liquido.

– “Che fai?” disse lei
– “Sono stanco, non vengo, fatti scopare nelle gambe”

Eccitata non esitò a sollevare le sue lunghe leve che, unite, iniziai a scopare. Sentivo a ogni penetrazione all’interno coscia la mia cappella sfregare contro i peli della figa. Sentivo dolore al glande, godevo come un riccio, e urlavo.

– “Dahhhh ahhhh ahhhhh ahhhhhh ahhhhhh”

Accelerai il ritmo per velocizzare l’eiaculzione, oramai ero allo stremo. Lei contraeva gli addominali dal godimento, poiché il mio cazzo le masturbava il glande in modo vigoroso. Il mio dolore divenne bruciore, acceleravo, acceleravo, non sentivo più bene le sue urla di piacere, la vedevo sfocata, spingevo sempre più forte per inerzia. Mi faceva male, ma godevo sempre di più, sempre di più sempre di più

– “aHHHHHH AHHHH AHHHHH AHHHHH AHHHH”. La mia sborra raggiunse il suo volto, inondandola dalla’altezza della vagina. Non lo sentivo più, avvertivo solo un forte bruciore.

Restammo io in ginocchio, tremolante, con il pene in fiamme, le ginocchia escoriate e lei distesa con i dorsali contratti che le tenevano il ventre sollevato. Rimanemmo così per dei minuti. Poi mi stesi con lei, e rimanemmo lì a programmare la prossima vola accarezzandoci con passione.

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