La paziente, parte seconda by Serendipity [Vietato ai minori]




La paziente, parte seconda di Serendipity New!

Era l’orario di chiusura del mio ambulatorio quando squillò il telefono.
“Buonasera, mi dica.”
“Buonasera, sono Simona, forse si ricorderà di me.”
Eccome se mi ricordavo. Era impossibile, per me, dimenticare la fantastica avventura di qualche giorno prima.
“Cara! Come stai?”
“Bene, non si preoccupi… Verrò subito al punto: se non ricordo male l’ultima volta lei aveva accennato ad un suo problema”
Provai un piacevole brivido.
“Sì, in effetti… Perchè me lo domanda?”
“Perchè penso proprio di avere la soluzione per lei. Mi piacerebbe fissare un appuntamento nel mio… Studio… per questa sera stessa.”
Oddio. Il cuore in gola. Stava succedendo davvero?
“Io… Sì, penso sia una buona idea, dopotutto.”
Mi appuntai l’indirizzo su un pezzetto di carta e corsi a casa a prepararmi. Mi feci una doccia (resistendo alla tentazione di carezzarmi tra le gambe, con grande forza di volontà), mi depilai accuratamente e mi vestii. Mi passò per la mente l’idea di vestirmi in maniera provocante, ma la cacciai, pensando che se quello che Simona aveva in mente era un gioco di ruolo avrei dovuto calarmi completamente nella parte. Alla fine mi vestii in maniera sobria ma elegante, con vestiti non troppo diversi da quelli che ero abituata ad indossare sotto il camice.
Raggiunsi l’indirizzo che mi aveva dato, quello di un condominio nel centro città e cercai sul citofono il cognome che mi aveva fornito. Suonai e aspettai. Dopo pochi secondi rispose una voce familiare.
“Sei tu, Patrizia?”
“Sì, sono io”
“Sali pure, cara, terzo piano.”
Salii le scale e vidi una porta socchiusa. Bussai ed entrai.
Simona indossava un completo da infermiera, di quelli che non si trovano all’ospedale ma nei sexy shop. Aveva una camicetta con finiture rosse, collant, scarpe con tacchi alti in tinta con la camicetta e una minigonna veramente… Mini. Non potei fare a meno di notare che non indossava intimo: la minigonna non riusciva a nascondere completamente la sua dote, che spuntava in basso per qualche centimetro.
Mi strinse la mano.
“Buonasera, cara. Questi vestiti ti stanno divinamente.”
“Sì, io, mmm, grazie”
Non sapevo cosa rispondere.
“Seguimi pure, mi scuserai se il mio studio non è attrezzato come il tuo.”
Non potei fare a meno di pensare che era ben attrezzato. Eccome, se lo era.
La seguii nel salotto. C’era un divano, rosso, e una sedia in legno appoggiata vicino.
“Accomodati. Se hai bisogno l’appendiabiti è nel corridoio dietro di te”
Appoggiai borsa e soprabito, poi tornai in salotto.
“Sdraiati pure sul divano. Rilassati. Siamo qui per te.”
Obbedii.
“Allora, cara, qual è il tuo problema?”
I nostri ruoli si erano appena scambiati.
“Ecco, io… A volte mi sento triste senza motivo, a volte faccio fatica a dormire, mi sento nervosa…”
“Vita sessuale?”
“Ecco, dottoressa, diciamo che al momento non sono molto attiva. Sono single da diversi mesi…”
“Nessun rapporto occasionale?”
“Pochi, per la verità. Pochissimi. Quando smetto di lavorare sono troppo stanca, mi metto a letto dopo aver cenato.”
“Penso di aver capito il problema…”
Nel frattempo non riuscivo a smettere di guardare tra le sue gambe, che teneva convenientemente allargate. Niente era nascosto.
Si alzo, portandosi dietro l’ingombrante fardello e prese un bloc-notes decorato con dei fiori.
“Ecco qua, sono sicura al cento per cento che lei sta vivendo un caso di grave carenza di cazzo.”
Di nuovo un brivido.
“Questo è alla radice dei suoi problemi. Io inizieri con una terapia d’urto, che consisterebbe, con il suo consenso, di quantità massicce di cazzo, al quale aggiungeremo, per essere sicure del risultato, un supplemento di sborra.”
Appuntò tutto sul suo bloc-notes e poi mi porse il foglio strappato. C’era scritto esattamente ciò che aveva detto.
“Dottoressa, non so come ringraziarla… Ma mi dica: dove posso trovare queste cose? A quest’ora le farmacie sono chiuse”
“In altri casi direi di non preoccuparsi e di aspettare domani. La sua situazione, però, mi sembra piuttosto grave: come medico le offro di effettuare io la somministrazione. Sono sempre pronta, in queste situazioni.”
“Accetto volentieri, mi dica solo cosa devo fare.”
“Avrò bisogno di un po’ di collaborazione… Per prima cosa, prenda in mano questo”
Si alzò in piedi e si avvicinò a me, facendo sì che l’enorme pene flaccido si trovasse proprio di fronte alla mia faccia. Lo presi in mano.
“E ora?”
“Adesso lo massaggi.”
Iniziai a masturbarla. Mentre la mia mano scorreva sentivo la carne diventare dura sotto le mie dita.
“Bene, continui così…”
Continuai la sega, scoprendo dolcemente la cappella e resistendo alla tentazione di smettere di giocare e semplicemente farmi scopare.
In poco tempo fu completamente eretto. Gigantesco, proprio come lo ricordavo. Anche le palle erano enormi come l’ultima volta.
“Molto bene, adesso le spiego: la nostra terapia si articolerà in tre fasi: orale, vaginale e anale. In questo modo saremo sicure di raggiungere la massima efficacia. Per la fase orale, dovrà semplicemente massaggiare lo strumento con la bocca. Le dirò io quando sarà completata.”
No, no, no… Lo volevo dentro, subito. Invece avrei dovuto aspettare. Spalancai la bocca e cercai di prenderlo come potei, ma le dimensioni esagerate mi impedivano di lavorarmelo come avrei voluto. Dopo aver succhiato un po’ la cappella scesi con la lingua lungo tutta l’asta, fino ad arrivare alle palle. Le succhiai come meglio potei, alternando con la lingua. Presi di nuovo in bocca la cappella e mi aiutai con entrambi le mani, succhiando e segando.
“Bravissima, continui così…
Finalmente il suo orgasmo poderoso mi esplose in bocca.
Tra i gemiti, Simona riuscì a dire “Deve bere tutto, non faccia cadere neanche una goccia!”
E bevvi. Sembrava non finire mai, come una fontana di sborra che stava velocemente riempiendomi la pancia. Riuscivo a malapena a gestire la quantità. Quel succo dolce e amaro allo stesso tempo, che mi dissetava come una bibita prelibata.
Finì, proprio quando iniziavo a pensare che, come in un sogno, non lo avrebbe mai fatto.
“Molto bene, la prima fase è conclusa”
“Mmm, dottoressa, credo di sentirmi già meglio…”
“Molto bene, ma dobbiamo comunque completare la terapia. Per evitare il rischio di ricadute. Devo chiederle di spogliarsi”
“Subito, dottoressa”
Saltai fuori dai miei vestiti come un felino. Li buttai a terra, fregandomene di tutto. La volevo.
“Benissimo. Per la seconda fase dovrà sedersi sopra il mio strumento e, diciamo, saltellare.”
Il suo cazzo era ancora dritto e duro, incurante dell’orgasmo di qualche secondo prima.
Si sedette accanto a me e io guidai quel tronco di carne fin dentro la mia figa, che ormai gocciolava. Iniziai a cavalcarla. Con mia grande sorpresa, riuscii a prenderlo tutto dentro. Quello che però era veramente sorprendente era il piacere. Mai provato niente del genere. Saltai e saltai ancora su quel cazzo meraviglioso con tutte le forze che avevo. Stavolta ero io al comando, e conoscevo un paio di trucchetti. Quando finalmente riuscii a sentire quelle pulsazioni familiari scuotere l’obelisco di carne io avevo perso il conto degli orgasmi che avevo avuto. Dopo la mia pancia, mi riempì anche la figa. I suoi mugolii di piacere durarono per un tempo paragonabile al primo così come, ne sono certa, la sborra che mi sparava dentro.
“Mia cara, lei è senz’altro la miglior paziente con cui abbia lavorato.”
“Troppo buona, dottoressa”
“Dico sul serio. Adesso siamo pronti per l’ultima fase, la più delicata. Si metta in ginocchio sul divano e completerò la cura”
La guardai con gli occhi sbarrati. Due orgasmi di quell’entità ed era ancora duro. Impossibile.
La violenza con cui spinse la cappella nel mio culo tradì la sua eccitazione. Sembrava impassibile a tutto, e invece…
Mi inculò con violenza e senza pietà, ignorando le mie grida di piacere. Gridavo come un’indemoniata. Faceva molto male, eppure non volevo che smettesse per niente al mondo. Lo tirò fuori e di nuovo mi infilzò più e volte, facendomi sentire la potenza del suo sesso fino in fondo.
“Se vuole, può accompagnare la terapia anale con un massaggio vaginale”.
Un ditalino. Mi stava dicendo di sditalinarmi. Obbedii, non potevo certo trasgredire le prescrizioni della dottoressa.
Venni più volte. Alla fine, con un urlo, venne anche lei. Riuscivo a sentire quel fluido caldo riempire l’ultimo posto che era rimasto. Infine lo sfilò, esausta.
“Molto bene. Credo che già da stasera noterà una differenza.”
Il mio corpo era in fiamme, lo credo bene.
“Dottoressa, non so come ringraziarla…”
“Non c’è di che. È un piacere aiutare chi ne ha bisogno. Penso che dovremo fissare degli altri colloqui per far sì che il trattamento sia completamente efficace.
“Mi telefoni appena può.”
Mi rivestii, avendo cura di non far gocciare niente fuori dal mio corpo, mentre lei sparì in cucina.
Alla fine fui pronta e mi avviai verso la porta.
“Dottoressa, io vado…”
“Un secondo solo, cara”
Tornò da me, e notai che la bestia tra le sue gambe, saziata la fame di carne, si era di nuovo placata. Stringeva tra le mani un bicchiere di carta con i colori della Coca-Cola, da più o meno mezzo litro.
“Per il viaggio”, ammiccò.
Ero incredula, ma sapevo cosa contenesse senza il bisogno di chiedere.
Scesi le scale e mi ritrovai in strada. Faceva freddo. Lentamente mi incamminai verso casa, sorseggiando con piacere l’ultima dose di quel fluido delizioso che aveva risolto i miei problemi.

Note finali:

Ciao! Come sempre vi invito a scrivermi i vostri commenti e anche suggerimenti per generi che vorreste che scrivessi (etero, orge, lesbo?). Un bacio da Patrizia :)

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