La pancia di Federica by BlackInk [Vietato ai minori]




Non sono un buon cristiano. No, direi proprio di no. Però mi piace andare in chiesa la domenica, mi piace l’ambiente della parrocchia di paese, di quartiere. Quel conoscersi un po’ tutti, quel partecipare alle iniziative con i figli. Sopratutto mi piace vedere le mamme che animano la comunità, quelle più inserite attive oppure le neofite che si aggirano in cerca di punti di riferimento.
Una in particolare mi ha colpito. Non saprei dire cosa abbia di tanto speciale. Si direbbe una come tante ma una sorta di scarica elettrica attraversa i nostri sguardi ogni volta che ci incrociamo. Mia moglie mi ha detto che si chiama Federica e ha un figlio delle stessa età del nostro. Da quando ho notato che è incinta, bé, la fibrillazione mi si è alzata un bel po’ e ho deciso che è giunto il momento di affondare il colpo.

Un giorno la incontro al bar in centro mentre bevo il mio usuale caffé dopo pranzo. Non l’ho mai vista lì ma quando le dico che io ci vado tutti i giorni il suo viso s’illumina. Capisco che anche lei ha i miei stessi pensieri.
Infatti da quel martedì capita di frequente al bar. È un lavoro certosino il mio, Federica non è una di quelle donne da abbracciare e sussurrar loro “Voglio sentirti urlare come una cagna eccitata.” No, no, no. Va lavorata con pazienza.
A casa penso alla sua pancia gonfia e tesa e non posso far altro che masturbarmi furiosamente.

A giugno finisce la scuola e mia moglie parte per la casa al mare. Ci resta due mesi secchi e io ho il mio periodo di ferie. Casa tutta per me, quiete e tempo per i miei incontri extraconiugali.
È ora del colpo finale con Federica.
Davanti al caffé le dico che stasera mi preparerò un ragù di verdure e saltimbocca di vitello con salsa allo zafferano.
“Che fortunata tua moglie! Con un cuoco come te…”
Zac, caduta nella rete.
“Mia moglie è al mare. Non si gusterà la mia cucina.” faccia stupita di Federica. “Mi piace cucinare e lo faccio anche per me solo, certo che avere un’ospite…”
Vedo il suo cervello lavorare velocemente. Vedo la sua voglia ma anche la sua preoccupazione. Non ha mai tradito. La sua ragione le dice che no, non lo deve fare, ma la sua figa le grida che vuole essere sbattuta per bene da un cazzo diverso dal solito. Lasciarsi andare a situazioni trasgressive.
La tolgo dall’impasse: “Vuoi venire tu?”
Si scioglie in un istante. “Non so se… devo vedere se… non ti vorrei creare problemi… dammi il tuo numero che ti faccio sapere.”
Ormai è fatta. Le donne sono specializzate a inventare balle ai mariti. Sanno cosa dire, con le tempistiche giuste. E i mariti indagano molto meno rispetto alle mogli.
So che fra un’ora mi darà conferma.

E così è. Arriva il messaggio: “A che ora vengo? Porto il dolce.”
Venire, verrai di sicuro… sghignazzo tra me.

19:30, Federica è in anticipo. La vedo parcheggiare sotto casa. Freme. Non sta più nella pelle per quest’avventura fedifraga. Non resiste. Scende e mi suona. Le apro e non appena mette il piede nell’appartamento ci leghiamo in un profondo bacio.
La desideravo da un bel po’ e sento lo stesso da parte sua.
Mentre la stringo la pancia spinge contro di me. La sola idea di quel ventre rotondo, nudo davanti a me mi porta l’eccitazione alle stelle.
La accompagno in camera da letto. La spoglio. Lei fa lo stesso con me. Le sue dita corrono sulla mia pelle.
Finalmente la vedo nuda. Non è molto alta ma le forme perfette e quella pancia conclude l’opera.
La bacio sulla schiena. Scendo fino alle natiche. La sento gemere. Lavoro le chiappe con le mani e con le labbra. Il suo bacino è in fiamme. So che se dovessi toccarle le figa esploderebbe subito.
La faccio sdraiare sul letto. La bacio in bocca e le accarezzo il ventre. Lei allunga una mano e mi stringe il cazzo duro. Lo mena piano. Poi lo tira verso di sé e se lo infila in bocca. Le sono sopra e potrei scoparle la bocca ma non lo faccio. Lascio che sia lei a lavorare.
Ruoto e mi porto sul suo scrigno aperto. Scavalco la pancia e mi tuffo sulla figa spalancata. Nonostante la gravidanza la cura, è pelosa ma rasata di fresco e ben delineata. Le labbra spuntano gonfie. Il clitoride svetta in attesa della mia lingua. Lo punzecchio e lo guardo contrarsi e rilassarsi come un mollusco di mare. Intanto la sua bocca e le sue mani lavorano sul mio uccello. Adoro il 69. Sento la pancia sul mi petto. Il pensiero mi sferza i lombi e devo usare tutta la mia concentrazione per non schizzarle il bocca.
Mi levo da quel nido di piacere e mi sposto verso i piedi. Ne prendo uno in bocca e lo succio per bene. Federica geme ancora. Lecco la pianta. Poi salgo sul polpaccio. Dietro al ginocchio. La coscia.
Bacio quel grosso melone che spunta da lei. I seni pieni. La bacio in bocca. I nostri sapori si mischiano.
Lei si alza. Mi fa sdraiare. Poi mi monta sopra e si lascia impalare. Mi cavalca per qualche minuto e poi si fa cadere indietro. L’uccello tira in una posizione poco naturale ma sento ogni singola piega della sua figa bagnata. Federica inarca il bacino e si muove lentamente. Non riesco ad entrare in profondità ma è una bella sensazione. La vorrei prendere da dietro ma non so se con quella pancia le sarà comodo.
Decido che la scoperò guardandola in viso.
Con mosse da contorsionista riesco a girarmi senza levarlo. Adesso sono comodo. In ginocchio. Le prendo le gambe e le tengo sulle spalle. Ha il viso stravolto dal piacere.
“Scopami…” continua a ripetere. “Scopami… fino in fondo.”
Mi sfilo fino alla cappella e poi riaffondo. Lo tengo dentro. Lo muovo piano lateralmente. Lei geme, io ansimo. Colpetti veloci e corti. Le tette le ballano.
Cambio ritmo. Più veloce e più profondo. Sento il flap flap della figa allagata. Non resisto più. E nemmeno lei.
La avviso del prossimo schizzo. Lei mi dice: “Vieni. Vieni pure.” Due, tre colpi ancora e sborro. Sborro tanto. Mi sento le palle prosciugate mentre anche lei trema nell’orgasmo. Le lecco ancora i piedi e poi mi accascio. Faccio una cosa che, spero, le piacerà. Mi sfilo e lecco i nostri orgasmi dalla sua vagina. All’inizio è titubante. “Ma cosa fai?…” poi apprezza.
È un lago di umori. Gocce del mio seme miste alla sua libidine. Con la faccia lucida di questo cocktail torno da lei. Mi avvicino al suo viso, insicuro se vorrà baciarmi. Si getta su di me a bocca aperta. La lingua saetta contro la mia. Beve dal mio stesso bicchiere.
“Sei un porco.” mi dice, “Un adorabile porco. E so che non riuscirò a stare senza di te.”
Sorrido. Le accarezzo la pancia e sento l’uccello tornare a pulsare. Glielo sfrego sulla coscia. Lei lo stringe e mi sega pian piano.
“È di questo che non riuscirò a stare senza.” dice prima di farselo sparire in bocca.

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