La neve by nomeutenteimportante [Vietato ai minori]




Nevica.
Sono qui nella mia camera e dovrei studiare, ma rimango per ore incantata a guardare la danza dei fiocchi leggeri cadere e ricoprire il mondo. Piano piano il paesaggio diventa uniforme, candido, bellissimo. La strada, gli alberi, le case che vedo tutti i giorni diventano nuovi, assumono un altra forma. Tutto è più delicato, silenzioso, calmo.
Non so perché la neve mi piaccia così tanto, ma so che era scritta nel mio destino.
Nevicava il giorno in cui sono nata. Bologna era coperta da una coltre bianca che ha reso il giorno della mia nascita ancor più speciale. Mia madre e mio padre fino a quel giorno erano ancora indecisi sul nome che mi avrebbero dato, ma quando iniziò a nevicare e io mi decisi a venire al mondo non ci furono più dubbi: mi chiamarono Bianca.
Molti dei ricordi più belli che ho sono legati alla neve. Dal primo pupazzo di neve costruito con mio padre, alla prima volta che vidi mio fratello scendere da una pista con lo snowboard.
Adesso che sono seduta qui alla mia scrivania, con i piedi avvolti nei calzettoni bianchi e ben appoggiati al termosifone, non riesco proprio a studiare. Tutto ciò che riesco a fare è guardare fuori dalla finestra e perdermi tra sogni e ricordi.

I ricordi..
Non posso non pensare a ciò che è successo l’anno scorso.
Sempre la neve, lei c’era sempre, ma non ero qui a casa. Ero a casa di Carlo e Arianna.
Carlo e Arianna sono due amici dei miei genitori. Sono di qualche anno più giovani dei miei: Carlo ha cominciato a lavorare nell’azienda di mio padre alcuni anni dopo. Mio padre è stato il suo mentore in ufficio e anche se ora Carlo ha tutt’altre mansioni, sono rimasti grandi amici. I due vengono spesso da noi oppure i miei vanno da loro.
Carlo è come uno zio per me. E’ stato il mio padrino al battesimo e poi mi è sempre stato vicino.
Arianna è la sua seconda moglie ed è parecchio più giovane di lui. Più che una zia, la posso considerare quasi una sorellastra, dato che ha si e no 10 anni più di me. Lei è davvero bellissima: un fisico da fotomodella su un viso fine ed armonioso. Anche Carlo è davvero un bell’uomo: anche se va ormai verso i cinquanta, devo ammettere che il suo fisico scolpito dallo sport non mi lascia indifferente ogni volta che lo vedo in piscina o al mare.
L’anno scorso ero a casa loro perché Arianna mi voleva far provare un paio di vestiti che lei non indossava più ed io ero ben contenta di poterla liberare da quel peso: i suoi gusti nel vestire erano fantastici!
Eravamo nella loro camera matrimoniale e mi stavo provando un tubino blu che mi piaceva da impazzire, ma che non avrei mai avuto occasione di mettere, quando mi accorsi che Arianna mi stava fissando.
Di punto in bianco mi disse:
>
Risposi un po’ imbarazzata. Avevamo un rapporto molto intimo, ma erano sempre amici dei miei e quindi non mi era mai capitato di parlare con loro di ragazzi.
Continuò.
Io risi e mi guardai allo specchio: in effetti mi sentivo proprio bella.

Mi prese per mano e senza darmi il tempo di dire nulla mi trascinò fuori dalla camera e poi giù per le scale.
Mi fece fermare al centro della sala da pranzo, proprio in mezzo tra Carlo e la tv e mi fece fare una giravolta.
Ero imbarazzatissima! Scalza sul tappeto del salotto, mentre mi mettevano in mostra davanti ad un uomo: ero rossa come un peperone!
Chiese Arianna.
rispose Carlo mentre i suoi occhi vagavano sul mio corpo fasciato dal tubino aderente.
Mi sentivo in balia dei suoi sguardi e non sapevo cosa fare o dire.
>
Carlo e Arianna avevano una splendida casa a Cortina dove passavano buona parte dell’inverno e dove invitavano spesso i miei genitori. A volte anche io e mio fratello ci univamo a loro sfruttando la vicinanza alle piste da sci.
Dissi.
Disse Arianna.
In effetti aveva ragione. Cristina era una mia amica dai tempi delle elementari e da molti anni organizzava la festa di Capodanno. Quest’anno però non ne avevo molta voglia perché lei si era messa con un ragazzo che mi piaceva e non mi andava proprio di vederli pomiciare per tutta sera.

>
Dissi spiazzata.
Disse iniziando a rovistare in un cassetto.
Dopo un istante mi lanciò un completo scuro, reggiseno e perizoma. Era bellissimo, di pizzo, molto fine, ma decisamente molto provocante.
Feci una faccia stralunata e dissi:

> Disse Carlo.
Disse Arianna.
Protestai inutilmente.
disse armeggiando nella borsa.
Mi ci volle un po’ troppo tempo per realizzare ciò che intendeva e prima che riuscissi a fermarla aveva tirato fuori il cellulare e stava scorrendo le ultime fotografie davanti al marito.
>
Mi pareva una buona idea ed in realtà non avevo per nulla sonno sebbene l’ora fosse molto tarda.
Andai di sotto e trovai Arianna sul divano davanti al fuoco acceso, con una tazza di thé fumante in mano, rannicchiata sotto un panno invitante.
Disse.
Mi sedetti accanto a lei e Carlo mi portò subito una bella tazza bollente.
Dissi.
Carlo si sedette alla mia sinistra, lasciandomi in mezzo fra loro due e ci mettemmo a chiacchierare sulla serata appena trascorsa.
Stavo proprio bene. Mi sentivo a mio agio con loro.
Il mio sguardo passava dalle fiamme del caminetto alla grande vetrata dietro la quale la neve continuava a danzare e ricoprire quella frutto delle nevicate precedenti, rinnovando il bianco e aumentandone lo spessore.

>
Arrossii ed annuii.
Disse Carlo.
>
Ero sbalordita. Come potevano parlare in quel modo con me li fra loro?
Ero esterrefatta e non potevo alzare lo sguardo dalla tazza di thé per la vergogna.
Disse Carlo cercando di difendermi.
Disse Arianna con tono ironicamente aulico.
Porse di nuovo il cellulare a Carlo che si rimise a sfogliare le foto.
Disse mentre sfogliava le foto.
protestai.
Disse.
Disse Arianna con tono compiaciuto.
Disse Carlo non staccando gli occhi da una foto in cui io e Arianna eravamo abbracciate, di profilo, con i seni a contatto.
Lo incalzò la moglie.
Disse Carlo prendendo tempo.
Disse Arianna. Poi prese la mia tazza e la posò sul tavolino assieme alla sua. Si alzò in piedi e fece alzare anche me.
Disse Carlo guardandola e sperando di cavarsela con la risposta più ovvia.
Arianna venne dietro di me e mi abbracciò come aveva fatto qualche giorno prima quando avevo provato il tubino blu.
Mi accarezzò i fianchi, la pancia.
>
Per la prima volta si rivolgeva a me direttamente e non a lui. Per la prima volta non mi trattava come una marionetta, ma voleva una reazione.
Disse prendendomi una mano e portandola ad un suo seno.
Lo toccai. Prima piano, indecisa, poi un po’ più convinta, incuriosita dalla morbidezza e dal calore di quella pelle. Passai un dito sul capezzolo, trovandolo duro ed eccitato proprio come i miei.
Ero ipnotizzata da quel contatto e non riuscivo a vedere altro che la mia mano sulla sua pelle.
Disse.
Alzai lo sguardo ed incrociai il suo, come per fargli capire la mia difficoltà a rispondere ad una domanda che pareva avermi fatto in arabo, tanto ero distante con la testa.
>
Presa dalla situazione mi ero completamente dimenticata di Carlo.
Carlo.
Carlo il migliore amico di mio padre mi aveva appena visto avere il miglior orgasmo della mia vita e adesso sua moglie mi suggeriva che dovevamo “occuparci di lui”.
Mio dio che situazione assurda.
Mi voltai verso il divano e lo vidi intento a masturbarsi mentre ci osservava. Evidentemente lo spettacolo era stato di suo gradimento.
Il suo cazzo eretto era davvero bello, forte, vigoroso. Con una mano andava su e giù scoprendo parzialmente la cappella. Dalla posizione in cui mi trovavo, sdraiata a terra, lo vedevo da sotto: posizione da cui non avevo mai visto un cazzo in vita mia. Mi attirava come una calamita.
Io e Arianna ci mettemmo in ginocchio e ci avvicinammo a lui.
La prima a toccarlo fu sua moglie, che gli allargò le gambe ci fece spazio per posizionarci davanti a lui. Fermò il suo movimento e prese in mano il pene del marito. Lo guardò negli occhi e poi lo prese in bocca.
Non avevo mai visto un pompino da così vicino ed era affascinante. Ero ipnotizzata dalla sua cappella che spariva fra le labbra di Arianna. Dalla sua mano che massaggiava l’asta, dalle vene che continuavano a pulsare sangue.
Sentii la mano di Carlo che mi spingeva la testa verso il suo cazzo e Arianna indirizzò quel bastone di carne verso la mia bocca. Lo presi.
Era buono. Caldo. Pulsava di vita ed eccitazione.
Iniziai ad andare su e giù al ritmo che lui stesso mi dava con la mano sulla mia nuca. Con la lingua disegnavo cerchi sulla sua cappella.
Scottava.
Sentii la guancia di Arianna contro la mia. Pensai di dover lasciare il suo cazzo alla moglie, ma invece mi tenne la testa vicina: voleva entrambe le nostre bocche sul cazzo e lo accontentammo. Iniziammo ad andare su e giù sull’asta contemporaneamente, baciando e leccando sincronizzate.
Poi una alla volta risalivamo e andavamo a succhiare la cappella.
Ogni tanto le nostre lingue si incontravano e allora il pompino si trasformava in un bacio, rendendo la situazione ancor più conturbante.
Arianna prese saldamente in mano il cazzo e iniziò a passarmelo sul viso. Non so perché, ma fu una cosa parecchio eccitante. Sua moglie mi stava quasi schiaffeggiando con il suo cazzo. Me lo metteva in bocca ed io succhiavo, poi me lo passava sulle labbra, sulle guance, persino sulla fronte. Ero il loro giocattolo.
Lei si riavvicinò di nuovo e le nostre due lingue giocavano tra loro rincorrendosi sulla sua cappella.
La sentii pulsare.
Una volta, due volte.
Poi esplose.
Il primo schizzo mi finì in bocca, il secondo sulle labbra. Istintivamente mi allontanai, ma fu Arianna a prendere in bocca il rimanente.
Non sapevo se deglutire o sputare, non avevo mai ingoiato sperma prima di allora, ma non volevo sembrare una principiante, quindi attesi di vedere cosa faceva Arianna. Lei mi guardò negli occhi prima il marito, poi me, e poi mi baciò.
Non sapevo se essere schifata o eccitata.
Lo sperma ci colava sulle guance e finiva sui nostri seni. Con le sue labbra tutte impiastricciate, me lo stava spargendo per mezza faccia. Era un gioco perverso, ma tremendamente eccitante.
Quando staccò le labbra dalle mie non ebbi scelta e per prendere fiato dovetti per forza deglutire. Il suo sapore era dentro di me adesso. Lei continuò a leccare le mie labbra ancora per un po’, poi si sdraiò sul tappeto esausta.
Istintivamente andai su di lei ed iniziai a giocherellare con lo sperma che le era colato sul petto.
Lo raccoglievo con la lingua, lo passavo sui suoi capezzoli e poi tornavo a baciarla.
Lei intanto mi accarezzava i capelli e sorrideva.

Chiese al marito che ancora non si era ripreso dall’orgasmo.
Rispose.
Disse Arianna.

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