La moglie di Paolo by Claudio78 [Vietato ai minori]




La moglie di Paolo di Claudio78 New!

Note:

Molti mi hanno scritto dicendo di aver immaginato che io prendessi contatto con le loro compagne. Ed allora mi sono chiesto: cosa accadrebbe se l’aver scritto dei racconti erotici fosse la molla che fa nascere un rapporto?

Note dell’autore:

Sfrutto l’occasione per cercare di stringere un legame con Arianna ed i risultati vanno oltre le attese.

Io e Paolo ci frequentavamo saltuariamente sul posto di lavoro, in ufficio avevamo incarichi diversi che ogni tanto, però, come era normale che fosse, si intrecciavano, portandoci a collaborare per alcuni progetti. Non era una vera e propria amicizia, non siamo mai andati a bere qualcosa insieme, non c’è mai stata la volontà di approfondire la conoscenza. Tuttavia, in occasione delle cene che l’ufficio organizzava per Natale, Pasqua o particolari ricorrenze capitava spesso che finissimo al tavolo insieme, anche perché eravamo tra i pochi che venivano accompagnati dalle rispettive mogli e le nostre erano le più giovani e per questo ci trovavamo a cenare insieme.
La moglie di Paolo, Arianna, era, nel complesso, una bella donna. Sebbene di viso fosse carina, ma nulla di eclatante, di lei mi colpiva il seno. Il suo stile era molto sobrio e spesso indossava delle maglie che mi lasciavano immaginare cosa ci fosse sotto. Le sue forme risaltavano anche perché era abbastanza minuta come corporatura, essendo alta poco più di 1 metro e sessanta. Avevo fantasticato spesso su quel seno, chiedendomi la taglia esatta, indeciso tra la 4^ e la 5^.
Scambiavamo quattro chiacchiere durante l’aperitivo, poi a tavola era spesso seduta accanto a mia moglie Stella, fino alla cena di Pasqua di un anno fa quando, a causa di una banale febbre, andai da solo alla cena.
Il caso volle che il ristorante presso il quale solitamente ci trovavamo creò qualche problema e fummo costretti a ripiegare in un’altra struttura che ci mise a disposizione delle lunghe tavolate anziché i consueti tavoli ovali. Noi eravamo spesso tra gli ultimi ad arrivare, venendo da fuori città ed anche quella volta non facemmo eccezione. Quando entrai nella sala Paolo ed Arianna occupavano gli ultimi due posti della tavoli. Lui mi vide e mi fece ampi cenni indicandomi il posto vuoto accanto ad Arianna.
“Ciao Andrea, vieni, magari facciamo scalare Arianna così ti siedi qui”, propose indicando il posto accanto a sé.
“Non potrei mai lasciare una signora all’ultimo posto”, ribattei a mo’ di battuta, lasciando sua moglie al posto che già occupava.
Il locale era abbastanza chiassoso ed anche noi, che eravamo una trentina, davamo il nostro contributo. Il risultato era, però, abbastanza sgradevole, si faticava a comunicare. Ciò, però, aveva un aspetto positivo: per parlare con Arianna ero costretto ad avvicinarmi di più e questo mi consentiva di sentire il suo profumo, così eccitante che avrei voluto anche solo annusarla per tutta la cena.
Finimmo a parlare di lettura, scoprendo che entrambi ne eravamo grandi appassionati. Ed in un certo senso ciò aiutò la svolta che non mi aspettavo.
Quando lei mi propose un libro di cui non avevo mai sentito parlare, presi il cellulare e cercai il titolo su Google e tra le immagini che comparirono, insieme all’anteprima della copertina, trovai anche la custodia di un dvd erotico.
“Ma cosa mi consigli?”, le chiesi scherzando e facendole vedere l’immagine?
“Ma smettila!”, rispose ridendo.
“Certo che ormai qualunque cosa si cerchi su internet ti viene fuori qualcosa di questo tipo”, commentai in riferimento al fatto che il libro da lei suggerito ed il dvd avevano in comune il nome di una donna.
“Succede anche a me – confermò – è incredibile”.
“Sì, sì, certo – la presi in giro – tutti dicono che capita per caso”. Approfittavo del fatto che Paolo era impegnato in altra conversazione e con quel fracasso non poteva di certo sentire.
“Ma che dici – replicò fingendo indignazione con un gran sorriso – sono una donna sposata, non faccio certe ricerche”.
“Anch’io sono sposato – le dissi, cercando di spingermi un po’ oltre i confini della conversazione – ma… beh mi capita a volte che tra colleghi ci si mandi qualche immagine un po’… dai, hai capito”.
“Sì, certo, non sono una bambina”.
“Qualche volta mi capita una situazione come questa e ti confesso che magari apro l’immagine e scorro tutte quelle che trovo. Mi raccomando però – aggiunsi nel tentativo di creare una sorta di complicità visto che sul suo viso non c’era ombra di giudizio – ti chiedo un grosso favore: non fare accenni con Stella. Sai – aggiunsi simulando vergogna – non faccio nulla di male ma per come la conosco non sarebbe molto contenta…”.
“Tranquillo – mi rassicurò – resterà un segreto tra noi”.
Il suo sorriso mi eccitò, mi sembrava di aver stabilito una complicità.
Purtroppo fummo interrotti da un intervento del capoufficio, che non poteva arrivare nel momento peggiore. Mentre lui parlava non facevo altro che pensare a come tornare sul discorso interrotto.
Decisi che il modo migliore fosse quello di giocarmi il tutto per tutto, buttando l’amo e aspettando di vedere cosa avrebbe fatto il pesce: avrebbe potuto scappare, ma se avesse abboccato…
“Comunque scusa, spero di non averti messa in imbarazzo, non avrei dovuto toccare certi argomenti”.
“Ma non ti preoccupare, che male c’è?”, mi rincuorò.
“Beh, sai, molti giudicano male il fatto di vedere delle foto di quel tipo. Poi pensavo che visto che Paolo è così integerrimo – aggiunsi senza avere idea di quello che dicevo – magari anche tu potevi pensarla allo stesso modo”. Avevo ormai esaurito le frecce al mio arco, ma c’era qualcosa nella sua espressione che mi diceva che forse non avevo del tutto mancato il bersaglio.
“Hai ragione, molti la pensano come dici tu, ma io credo che si debba sempre rispettare la libertà degli altri senza giudicare. Nessuno di noi è un santo, neanche io”.
Quelle ultime due parole me lo fecero diventare duro all’istante.
“Ahi ahi ahi, quindi stai confessando anche tu?”, le chiesi ridendo.
“Confessare… che parola grossa – rispose stando al gioco – anche a me è capitato di curiosare qua e là”.
“Foto?”
“No, no, mi intrigano più le storie. Qualche mese fa ho trovato online dei racconti e ogni tanto vado a curiosare”.
La mia eccitazione era sempre più forte, avevo finalmente trovato la chiave per provare ad aprire la cassaforte ed arrivare a quelle tettone.
“Ma dai! E Paolo che ne pensa?”
“Non ne pensa niente perché non lo sa, quindi ti prego di tenere per te quello che ti ho detto come io terrò per me la storia delle foto”.
“Tranquilla, sarò una tomba”, le dissi. Mi presi qualche secondo per sorseggiare del vino e poi mi giocai il tutto per tutto. “D’altra parte – dissi fingendo di parlare come un professore – come scrittore non posso che essere contento che ci siano molti lettori”.
“Scrittore?”, chiese lei stupita.
“Beh, sì – confermai minimizzando – ogni tanto mi viene l’ispirazione e scrivo qualcosa”.
“Non ci credo! – rispose, sorpresa ma interessata – e di che genere?”
“No, dai, lascia stare, cambiamo discorso”, le chiesi.
“Ma perché? Dai, confessa!!!”, mi incalzò sorridendo.
“Ma mi vergogno… ho scritto anche delle cose molto spinte”.
“E chi lo avrebbe mai immaginato…” commentò fingendo di sgridarmi.
“Ecco, appunto, quindi lasciamo stare”
“No, non puoi lanciare il sasso e nascondere la mano”
“Mi vergogno, dai, davvero, ho scritto cose troppo spinte”
“Va bene – disse lei abboccando all’amo – allora vuol dire che mi stai prendendo in giro”
“No, ti assicuro – le dissi – è tutto vero”.
“E allora dimostramelo”
“Ok – le dissi fingendo di accettare per sfinimento – però… spero che non mi giudicherai male”. Presi il menù che era accanto a me e ne staccai un pezzetto sul quale scrissi l’indirizzo di Milunuda e un nick. “Apri questo sito e cerca i racconti di questo nick”.
Lei diede un’occhiata rapida al foglio e poi, come se fosse una taccheggiatrice, lo fece scivolare nella borsa senza dare nell’occhio.
“E come faccio a sapere che sei veramente tu e non mi stai prendendo in giro”, mi chiese guardandomi di traverso.
“Semplice, puoi scrivere alla mail che troverai lì sopra e chiedere conferma”.
“Mmmm”, commentò lei dubbiosa proprio mentre Paolo si girava verso di lei scusandosi di essersi intrattenuto tutto quel tempo con il collega alla sia sinistra.
La serata assunse tutto un altro sapore, ogni tanto lei mi guardava in maniera diversa da prima, poi quando ci salutammo mi ammonì scherzosamente: “Se mi hai preso in giro ti ammazzo”.
Ci salutammo e tornando a casa non riuscii a non accarezzarmelo da sopra i pantaloni pensando alla serata e sperando di poterne trarre qualche vantaggio.

Note finali:

Cosa farà Arianna? Andrà a leggere i racconti di Andrea? E se sì, ne sarà disgustata o eccitata?
Per commenti o suggerimenti: clamartinel78@gmail.com

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La moglie di Paolo by Claudio78 [Vietato ai minori]




La moglie di Paolo di Claudio78 New!

Note:

Molti mi hanno scritto dicendo di aver immaginato che io prendessi contatto con le loro compagne. Ed allora mi sono chiesto: cosa accadrebbe se l’aver scritto dei racconti erotici fosse la molla che fa nascere un rapporto?

Note dell’autore:

Sfrutto l’occasione per cercare di stringere un legame con Arianna ed i risultati vanno oltre le attese.

Io e Paolo ci frequentavamo saltuariamente sul posto di lavoro, in ufficio avevamo incarichi diversi che ogni tanto, però, come era normale che fosse, si intrecciavano, portandoci a collaborare per alcuni progetti. Non era una vera e propria amicizia, non siamo mai andati a bere qualcosa insieme, non c’è mai stata la volontà di approfondire la conoscenza. Tuttavia, in occasione delle cene che l’ufficio organizzava per Natale, Pasqua o particolari ricorrenze capitava spesso che finissimo al tavolo insieme, anche perché eravamo tra i pochi che venivano accompagnati dalle rispettive mogli e le nostre erano le più giovani e per questo ci trovavamo a cenare insieme.
La moglie di Paolo, Arianna, era, nel complesso, una bella donna. Sebbene di viso fosse carina, ma nulla di eclatante, di lei mi colpiva il seno. Il suo stile era molto sobrio e spesso indossava delle maglie che mi lasciavano immaginare cosa ci fosse sotto. Le sue forme risaltavano anche perché era abbastanza minuta come corporatura, essendo alta poco più di 1 metro e sessanta. Avevo fantasticato spesso su quel seno, chiedendomi la taglia esatta, indeciso tra la 4^ e la 5^.
Scambiavamo quattro chiacchiere durante l’aperitivo, poi a tavola era spesso seduta accanto a mia moglie Stella, fino alla cena di Pasqua di un anno fa quando, a causa di una banale febbre, andai da solo alla cena.
Il caso volle che il ristorante presso il quale solitamente ci trovavamo creò qualche problema e fummo costretti a ripiegare in un’altra struttura che ci mise a disposizione delle lunghe tavolate anziché i consueti tavoli ovali. Noi eravamo spesso tra gli ultimi ad arrivare, venendo da fuori città ed anche quella volta non facemmo eccezione. Quando entrai nella sala Paolo ed Arianna occupavano gli ultimi due posti della tavoli. Lui mi vide e mi fece ampi cenni indicandomi il posto vuoto accanto ad Arianna.
“Ciao Andrea, vieni, magari facciamo scalare Arianna così ti siedi qui”, propose indicando il posto accanto a sé.
“Non potrei mai lasciare una signora all’ultimo posto”, ribattei a mo’ di battuta, lasciando sua moglie al posto che già occupava.
Il locale era abbastanza chiassoso ed anche noi, che eravamo una trentina, davamo il nostro contributo. Il risultato era, però, abbastanza sgradevole, si faticava a comunicare. Ciò, però, aveva un aspetto positivo: per parlare con Arianna ero costretto ad avvicinarmi di più e questo mi consentiva di sentire il suo profumo, così eccitante che avrei voluto anche solo annusarla per tutta la cena.
Finimmo a parlare di lettura, scoprendo che entrambi ne eravamo grandi appassionati. Ed in un certo senso ciò aiutò la svolta che non mi aspettavo.
Quando lei mi propose un libro di cui non avevo mai sentito parlare, presi il cellulare e cercai il titolo su Google e tra le immagini che comparirono, insieme all’anteprima della copertina, trovai anche la custodia di un dvd erotico.
“Ma cosa mi consigli?”, le chiesi scherzando e facendole vedere l’immagine?
“Ma smettila!”, rispose ridendo.
“Certo che ormai qualunque cosa si cerchi su internet ti viene fuori qualcosa di questo tipo”, commentai in riferimento al fatto che il libro da lei suggerito ed il dvd avevano in comune il nome di una donna.
“Succede anche a me – confermò – è incredibile”.
“Sì, sì, certo – la presi in giro – tutti dicono che capita per caso”. Approfittavo del fatto che Paolo era impegnato in altra conversazione e con quel fracasso non poteva di certo sentire.
“Ma che dici – replicò fingendo indignazione con un gran sorriso – sono una donna sposata, non faccio certe ricerche”.
“Anch’io sono sposato – le dissi, cercando di spingermi un po’ oltre i confini della conversazione – ma… beh mi capita a volte che tra colleghi ci si mandi qualche immagine un po’… dai, hai capito”.
“Sì, certo, non sono una bambina”.
“Qualche volta mi capita una situazione come questa e ti confesso che magari apro l’immagine e scorro tutte quelle che trovo. Mi raccomando però – aggiunsi nel tentativo di creare una sorta di complicità visto che sul suo viso non c’era ombra di giudizio – ti chiedo un grosso favore: non fare accenni con Stella. Sai – aggiunsi simulando vergogna – non faccio nulla di male ma per come la conosco non sarebbe molto contenta…”.
“Tranquillo – mi rassicurò – resterà un segreto tra noi”.
Il suo sorriso mi eccitò, mi sembrava di aver stabilito una complicità.
Purtroppo fummo interrotti da un intervento del capoufficio, che non poteva arrivare nel momento peggiore. Mentre lui parlava non facevo altro che pensare a come tornare sul discorso interrotto.
Decisi che il modo migliore fosse quello di giocarmi il tutto per tutto, buttando l’amo e aspettando di vedere cosa avrebbe fatto il pesce: avrebbe potuto scappare, ma se avesse abboccato…
“Comunque scusa, spero di non averti messa in imbarazzo, non avrei dovuto toccare certi argomenti”.
“Ma non ti preoccupare, che male c’è?”, mi rincuorò.
“Beh, sai, molti giudicano male il fatto di vedere delle foto di quel tipo. Poi pensavo che visto che Paolo è così integerrimo – aggiunsi senza avere idea di quello che dicevo – magari anche tu potevi pensarla allo stesso modo”. Avevo ormai esaurito le frecce al mio arco, ma c’era qualcosa nella sua espressione che mi diceva che forse non avevo del tutto mancato il bersaglio.
“Hai ragione, molti la pensano come dici tu, ma io credo che si debba sempre rispettare la libertà degli altri senza giudicare. Nessuno di noi è un santo, neanche io”.
Quelle ultime due parole me lo fecero diventare duro all’istante.
“Ahi ahi ahi, quindi stai confessando anche tu?”, le chiesi ridendo.
“Confessare… che parola grossa – rispose stando al gioco – anche a me è capitato di curiosare qua e là”.
“Foto?”
“No, no, mi intrigano più le storie. Qualche mese fa ho trovato online dei racconti e ogni tanto vado a curiosare”.
La mia eccitazione era sempre più forte, avevo finalmente trovato la chiave per provare ad aprire la cassaforte ed arrivare a quelle tettone.
“Ma dai! E Paolo che ne pensa?”
“Non ne pensa niente perché non lo sa, quindi ti prego di tenere per te quello che ti ho detto come io terrò per me la storia delle foto”.
“Tranquilla, sarò una tomba”, le dissi. Mi presi qualche secondo per sorseggiare del vino e poi mi giocai il tutto per tutto. “D’altra parte – dissi fingendo di parlare come un professore – come scrittore non posso che essere contento che ci siano molti lettori”.
“Scrittore?”, chiese lei stupita.
“Beh, sì – confermai minimizzando – ogni tanto mi viene l’ispirazione e scrivo qualcosa”.
“Non ci credo! – rispose, sorpresa ma interessata – e di che genere?”
“No, dai, lascia stare, cambiamo discorso”, le chiesi.
“Ma perché? Dai, confessa!!!”, mi incalzò sorridendo.
“Ma mi vergogno… ho scritto anche delle cose molto spinte”.
“E chi lo avrebbe mai immaginato…” commentò fingendo di sgridarmi.
“Ecco, appunto, quindi lasciamo stare”
“No, non puoi lanciare il sasso e nascondere la mano”
“Mi vergogno, dai, davvero, ho scritto cose troppo spinte”
“Va bene – disse lei abboccando all’amo – allora vuol dire che mi stai prendendo in giro”
“No, ti assicuro – le dissi – è tutto vero”.
“E allora dimostramelo”
“Ok – le dissi fingendo di accettare per sfinimento – però… spero che non mi giudicherai male”. Presi il menù che era accanto a me e ne staccai un pezzetto sul quale scrissi l’indirizzo di Milunuda e un nick. “Apri questo sito e cerca i racconti di questo nick”.
Lei diede un’occhiata rapida al foglio e poi, come se fosse una taccheggiatrice, lo fece scivolare nella borsa senza dare nell’occhio.
“E come faccio a sapere che sei veramente tu e non mi stai prendendo in giro”, mi chiese guardandomi di traverso.
“Semplice, puoi scrivere alla mail che troverai lì sopra e chiedere conferma”.
“Mmmm”, commentò lei dubbiosa proprio mentre Paolo si girava verso di lei scusandosi di essersi intrattenuto tutto quel tempo con il collega alla sia sinistra.
La serata assunse tutto un altro sapore, ogni tanto lei mi guardava in maniera diversa da prima, poi quando ci salutammo mi ammonì scherzosamente: “Se mi hai preso in giro ti ammazzo”.
Ci salutammo e tornando a casa non riuscii a non accarezzarmelo da sopra i pantaloni pensando alla serata e sperando di poterne trarre qualche vantaggio.

Note finali:

Cosa farà Arianna? Andrà a leggere i racconti di Andrea? E se sì, ne sarà disgustata o eccitata?
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