La mia vita da Pornostar by Bazinga2706 [Vietato ai minori]




Capitolo 1.
La scelta.
“1 mese. Hai 30 giorni per racimolare i soldi dell’affitto o non avrai nemmeno il tempo di fare le valigie. Sono stato anche troppo paziente.” Chiude la porta e se ne va, lasciandomi distrutta.

Lo stronzo è il proprietario del piccolo appartamento che ho affittato 6 mesi fa nel centro di Roma: doveva essere un appoggio momentaneo, giusto il tempo di fare quei 2-3 provini per cui ero stata chiamata e cominciare ad incassare uno stipendio decente e me ne sarei andata di corsa. Purtroppo però le cose non sono andate come speravo e ora mi ritrovo a fare la cameriera in una caffetteria per 6 euro l’ora e l’affitto mensile, esageratamente alto viste le dimensioni dell’appartamento, è diventato poco a poco un problema sempre più pressante. All’inizio Gigi, il proprietario, è stato paziente ed ha accettato di incassare con qualche settimana di ritardo, ma ora ho addirittura accumulato 2 mesi di arretrati e giustamente mi è arrivato l’ultimatum.

Mi chiamo Cristina, ho 21 anni e studio recitazione già da un paio d’anni. Sono, a detta di tutti, una bella ragazza: capelli castani con sfumature bionde che cadono sulle spalle, fisico magro e slanciato, gambe lunghe e molto femminili, una terza buona di seno e un culetto tonificato dalla danza di cui mi sono innamorata fin da bambina. Il mio sogno è diventare una modella o, magari, un’attrice di successo. Mi rendo conto di mirare molto in alto e che la strada per arrivarci non è di certo facile, ma madre Natura mi ha dato un corpo, a mio avviso, all’altezza di questa impresa e prima di darmi per vinta ci voglio provare. Sono venuta a Roma proprio per un paio di provini per delle case di moda più o meno famose che mi avevano notato grazie ad alcuni miei scatti pubblicati in una rivista di “giovani promesse”,ma, nonostante sembrassero tutte molto interessate e piene di buoni propositi, nessuno mi ha richiamato o offerto un’opportunità. Per alcuni il problema erano le tette: “vanno meglio per fare la velina che la modella” mi hanno detto,”ci servono corpi sinuosi e capaci di farsi scivolare addosso i nostri abiti”, altri non erano soddisfatti dalla mia camminata sui tacchi o dal mio modo di pormi e così sono rimasta a fare la cameriera a 6 euro l’ora e l’affitto è diventato un incubo.

Sono rimasta nella capitale anche dopo i primi due insuccessi perché ero sicura di avere più chance qui che in altre città, ma i ripetuti fallimenti mi hanno demoralizzata e spinto a fare cose di cui ancora mi vergogno:
Era il mio 11esimo provino da quando mi ero trasferita e il terzo solo quel giorno. Mi sembra fosse per una rivista di intimo o qualcosa di simile. Ero nel camerino ad indossare il solito costume a due pezzi quando è entrato Fabio, membro della giuria che di li a poco mi avrebbe giudicata, nonché vicedirettore della rivista. “Sei molto bella Cristina. Meriti questo posto, ma credo che non ti prenderanno…. Hanno altre ragazze in lista e molte di loro sono raccomandate o parenti di parenti….. Però oggi il direttore non c’è. Sono io che comando e sono io che decido chi va nella lista “da valutare” e chi in quella “da non richiamare”. Ti voglio proporre come nostra modella ufficiale Cristina, ma a noi serve una ragazza forte oltre che bella, determinata e disposta ad enormi sacrifici pur di lavorare.” “Lo sono! Metto sempre passione per una cosa che mi piace e questo sarebbe il sogno della mia vita. La prego mi dia una possibilità!.” “Mmmm non so. Secondo me ti tireresti indietro alla prima difficoltà.” Detto ciò comincia a mettermi le mani addosso. I suoi intenti erano chiari sin dall’inizio ma io non volevo vedere l’evidenza. Le sue dita cominciano a toccarmi tutta. I capelli, le labbra, le orecchie, quindi si fa più audace e comincia a palparmi le tette e il culo. Quando una mano mi si infila sotto la gonna a toccare le mutandine ho un sussulto e lo allontano da me. “ooohhh ecco, io non sbaglio mai. Lo vedi? Disposta a tutto eh? Sai quante altre ragazzine come te vorrebbero questo lavoro? Sai quante mi si sarebbero già attaccate al cazzo prima di averglielo chiesto? Tu pensi di essere speciale? Continua pure a vivere nell’anonimato. Ci vediamo” si volta e fa per andarsene quando lo fermo.
“No! Aspetti. Io….io…e va bene. Sono disposta a tutto”
Il volto gli si illumina di un sorriso sadico e perverso e si sbottona i pantaloni. Mi fa mettere in ginocchio mentre si sfila le mutande e appoggia il suo viscido uccello alle mie labbra. “Succhia o fuori di qui”.
Sapevo che prima o poi questo momento sarebbe arrivato ed ho sempre pensato di mandare a fanculo il primo stronzo che avrebbe cercato di abusare di me, ma questa volta ero rassegnata, volevo quel posto e avrei fatto di tutto per averlo. ‘L’hanno fatto tutte prima di diventare famose, è una specie di rituale di passaggio che ti apre le porte del paradiso e ti cambia la vita’ penso per giustificarmi.
Mi rassegno e apro la bocca. Subito si infila dentro come un fulmine e quasi mi soffoca. Comincio quindi a mettere in pratica quello che avevo imparato quando spompinavo il mio ex e mi concentro sulla cappella. Faccio su e giù con la testa a ritmo piuttosto deciso e intanto do dei piccoli colpetti di lingua sulla punta di quel cazzo rugoso. Non un gran cazzo a dire il vero. 17 centimetri circa, leggermente pendente a destra e di diametro piuttosto piccolo. Non faccio fatica a spompinarlo e le labbra aderiscono bene alla sua pelle per darmi modo di succhiare. Dopo qualche minuto mi fa smettere e mi ordina di sdraiarmi. Io mi stendo su una panca dello stanzino e lui mi si appoggia sopra dirigendo il cazzo verso le grandi labbra. Quindi, senza preavviso e abbastanza rudemente, mi penetra e comincia a scoparmi emettendo ogni tanto dei versetti di piacere. Sento le sue palle sbattere contro le mie chiappe e il suo cazzo entrare ed uscire dalla mia fighetta, ben lontana dall’eccitarsi o dal regalarmi piacere.Le sue mani mi palpano le tette e la sua lingua tortura i miei capezzoli. Continua a fottermi per non so quanti minuti, senza stancarsi. Lo stronzo ha una certa resistenza, ma non vuole una superscopata, vuole un rapporto veloce e arido. Un puro sfogo della sua bestialità. Continua ad infilarmi ritmicamente, mentre io rimango inerme ai suoi affondi sempre più decisi. “Eccomi Cristina…sono quasi al limite…preparati a bermi Cristina” “No, senti Fabio, ho fatto tutto quello che mi hai chiesto,ma la tua sborra non la bevo. Non sono una puttana.” “Ah, capisco. Preferisci che ti venga in faccia o dentro magari…” “D’accordo… Fai quello che devi” “Brava bambina” e si sfila da me. Mi inginocchio prontamente di fronte a lui e aspetto che finisca il lavoro. Si sega velocemente e appena sente l’orgasmo crescere mi afferra la testa e mi spinge contro il suo uccello. Io lo imbocco prontamente e mi fermo con quel coso in bocca aspettando che finisca di spararmi quel liquido caldo in gola. Ingoio tutto aspettandomi un sapore disgustoso, ma rimango piacevolmente sorpresa nel constatare il piacere che mi deriva da quella sensazione e da quel gusto nella mia bocca. “Ohhh….brava..bravissima Cristina….hai sicuramente un futuro davanti a te….hai fatto la scelta giusta….Datti una sistemata e vieni di là”.
La gioia di avere praticamente il lavoro in tasca, purtroppo, non riesce a farsi strada in mezzo alla vergogna che provo nell’essermi svenduta a quell’uomo così viscido. Vado di là e faccio il mio provino. Sembrano entusiasti, vedo Fabio scambiare due parole con una sua collaboratrice, quindi alzarsi e parlare:
“Ottimo, ottimo Cristina. Può lasciare il suo numero di telefono alla segretaria. Le faremo sapere. Grazie.”
Inutile dire che mi crollò il mondo addosso. Si era preso gioco di me e ora mi fissava con un sorriso falso e accondiscendente. Non ci vedevo più dalla rabbia e dalla disperazione: volevo urlare a tutti che mi aveva quasi stuprata promettendomi quel posto, che era un maniaco e un criminale. Ma non usciva nulla dalla mia bocca. Una lacrima scese veloce e mi voltai per non dargli la soddisfazione di vedermi piangere. Corsi nello stanzino per cambiarmi al volo e volai a casa. Ero completamente distrutta e quella batosta mi scoraggiò non poco. Saltai alcuni provini e presi una settimana di ferie dalla caffetteria. Mi serviva tempo per riprendermi. Giurai vendetta, ma ero con le mani legate. Se lo denunciavo avrei fatto la figura della puttana e soprattutto sarei diventata un caso TV e nessuno assume come modella un caso Tv. La rabbia mi ribolliva nelle vene e da quel giorno cambiai. Il mio entusiasmo si spense…

Mi accorgo solo ora che Gigi è uscito lasciandomi sola e mi faccio forza, cancello le preoccupazioni e mi vado a preparare per l’ennesimo provino previsto per quel pomeriggio. Ore 15:00 agli uffici del ‘Daisy’, una rivista che pubblicizza abiti da sposa disegnati da una nuova stilista di successo di nome, appunto, Daisy. Mi metto un abito nero e lungo fino alle ginocchia che fascia il mio corpo e mette in risalto il pancino e le tette, lo stringo quindi alla vita con una cintura, la migliore che ho, e indosso un paio di scarpe nere col tacco molto eleganti. Un piccolo ritocco al trucco, che preferisco comunque lasciare leggero e sono pronta a partire. Tempo 20 minuti e sono seduta in sala d’aspetto, leggendo una rivista per ingannare il tempo.
Finalmente mi chiamano, faccio un profondo respiro, “Ci siamo, questa volta è quella giusta, sono sicura” penso per incoraggiarmi ed entro. Non mi fanno fare subito il provino. Mi fanno entrare in uno stanzino e mi danno un costume da bagno a due pezzi da indossare. “E ora che diavolo c’entra il mio aspetto in costume da bagno se devo indossare abiti da sposa?” mi chiedo, ma non ci sto a rimuginare troppo sopra, sono abituata a sfilare in intimo oramai e non mi preoccupa più la cosa. Entro e mi dicono di rimanere in piedi di fronte al tavolo della giuria finche non saranno loro a dirmi di sfilare o mettermi in posa. “Presentati” mi fa un ometto mezzo pelato che siede a destra della donna che capeggia il gruppo, probabilmente Daisy in persona: una bellissima 50enne vestita elegantissima.
“Ciao, mi chiamo Cristina, ho 21 anni ed oltre a studiare recitazione sto seguendo un cor..”
“Troppo giovane.” Sbotta Daisy interrompendomi bruscamente.
“Come scusi?” chiedo, cercando di passare sopra la sua sgarbatezza e mantenendo la calma.
“Senti Marina, noi siamo una rivista che pubblicizza una linea di abiti da sposa e tu non hai proprio l’aspetto di una giovane sposina. Sembri una velina, una letterina o, al massimo, una pin-up di Playboy e il nostro scopo non è quello di far eccitare i futuri sposini che insieme alle loro mogli sfoglieranno la nostra rivista, ma di farli interessare principalmente al vestito e fargli immaginare come calzerebbe sul corpo della loro donna. Capisci cara? Non fa per te. Mandatemi la prossima.”
Sono distrutta. Non riesco a capire il perché della sua scelta ne il perché della sua mancanza di tatto nei confronti dei miei sentimenti. Mi ha liquidata come una cameriera e ciò che più conta è che anche oggi tornerò a casa senza nulla in mano, nemmeno delle futili speranze. Non so che dire…
“Mi chiamo Cristina comunque…” è tutto ciò che riesco a bisbigliare prima di voltarmi e andarmi a cambiare. Infilo meccanicamente i vestiti di prima ed mi dirigo all’uscita del palazzo il più in fretta possibile.

Sono sulla soglia quando mi sento chiamare. “Cristina! Cristina aspetta!” è un uomo sulla 30ina, molto elegante e il suo volto non mi è nuovo. Mi fermo e lo ascolto. ‘Mi sarò scordata qualcosa in camerino’ penso.
Ciao Cristina sono Roberto. Senti non te la prendere per il provino, Daisy è così, o gli piaci al volo o gode nel vederti soffrire” di colpo capisco: il suo volto mi è familiare perché anche lui ha assistito al provino e i nostri sguardi si sono incrociati, ma solo per un attimo.
“Senti Cristina, ho un lavoro da offrirti,ma non è un impiego come tutti gli altri e ti prego di pensarci bene e magari di dormirci anche sopra prima di decidere e darmi una risposta”.
La sorpresa e l’euforia iniziale si trasformano in dubbio e curiosità, ma sono disposta a tutto pur di guadagnare qualcosina in più e iniziare a sistemarmi.
“D’accordo, sentiamo” gli faccio.
Sarò schietto e non userò inutili giri di parole: “Sono un regista di film per adulti e saresti perfetta per fare la pornostar”
…..Panico: non so se ridere e prenderla come uno scherzo o dirmi indignata e andarmene…..rimango in silenzio e il mio cervello comincia a lavorare come un motorino. ‘I soldi, certo, sono assicurati, più di quanti immagino….no, aspetta, ma che cazzo faccio?! Ci penso pure?! Attrice porno, ma vaaa. Per prima cosa mi fotterei il futuro: chi assumerebbe come modella un’ex-pornostar? E i miei genitori? I miei amici? La famiglia che spero di avere un giorno? Chi sposerebbe una “donnina” di internet? Non ci voglio nemmeno pensare, è fuori discussione’ penso fra me e me.
Roberto, intanto vedendomi titubante e forse sconvolta, si affretta ad aggiungere:
“Ovviamente userai un soprannome o un nome d’arte, nessuno ti obbligherà a fare nulla, sarà tutto protetto e sicuro al 100% e non ti devi nemmeno preoccupare del tuo futuro o della tua fama. Tantissime donne ormai, ritiratesi dal mondo del porno, ora hanno splendide famiglie, impieghi da sogno e sono molto rispettate da tutti: è un modo come un altro per farsi conoscere. Prendi Daisy, ad esempio, lei è una mia ex attrice, una delle migliori anche. Ha fatto successo girando film porno e diventando una pornostar internazionale, quindi, una volta ritiratasi, si è messa in proprio ed ora disegna questi stupidi abiti da sposa. per ricambiare di averla resa famosa ora mi permettere di assistere ai provini che tiene e sono riuscito anche a convincerla a ricevere le ragazze in costume così le posso valutare meglio.”
Senti Roberto io….non..” “Alt! Aspetta. Non rispondermi adesso. Tu vai a casa, ti fai una doccia, ci dormi sopra e domani mi chiami e mi fai sapere. Ci conto.” mi porge il suo biglietto da visita, si volta e se ne va, senza darmi il tempo di controbattere.
Rimango ferma a rigirarmi il biglietto da visita fra le dita e ripensando all’assurdità di questa giornata. Mi riprendo e torno a casa. Faccio come mi ha detto Roberto, preparo la doccia, ma l’acqua rimane gelata: c’è un guasto alla mia tubatura da giorni ormai e l’acqua calda è un lusso che non mi posso più permettere se non pago l’affitto.
La sera lavoro in caffetteria e appena stacco corro a casa stanca morta. Non riesco a prendere sonno torturata da quella scelta che ora non sembra più così scontata e continuo a rigirarmi sul letto nervosamente.
Mi alzo al suono della sveglia. Le 8:00. Rimango sotto le coperte a rimuginare. La mia vita va a rotoli e il mio sogno è praticamente infranto. In questa situazione ogni appiglio è importante…
“D’accordo proviamo. Ho un disperato bisogno di lavorare.”
“Ottimo! Questa è una gran bella notizia! Facciamo alle 16 in punto in ufficio da me? L’indirizzo è sul biglietto da visita.”
“Ok. A dopo.”
“Perfetto, ciao Cristina”
Metto giù la cornetta. ‘Non ci posso ancora credere. L’ho chiamato. Che sto facendo?. Vabbè, dai, mi farà fare un provino, io gli dirò che ho pochissima esperienza nel settore e lui mi congederà garbatamente e ogniuno per la sua strada. Almeno potrò dire di averci provato e non avrò rimpianti.’

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