la mia mente by suve [Vietato ai minori]




Tutto è iniziato con una malattia avuta a sedici anni che mi costrinse a perdere un anno di scuola per quanto era grave e da cui guarii lentamente ma pienamente.
Anni dopo, documentandomi, teorizzai fosse stato un cambiamento ormonale nel mio corpo dovuto alla malattia o alle medicine usate ad averlo risvegliato, permettendomi di influire sui centri dell’eccitazione e del piacere nel cervello altrui.
Scoprii che avevo la facoltà di “eccitare” le persone presenti entro una certa distanza da me.
Ma andiamo per ordine parlando della scoperta del mio “dono” che, a quel tempo, pareva più una maledizione.
Ricordo bene, perché ci rimasi molto male, quando un pomeriggio, l’estate tra il quarto e quinto anno, libero da impegni, ero al parco con il mio miglior amico, un vicino di condominio di un anno più grande di me, e la sua morosa, una bella ragazza del nostro quartiere. Stavamo progettando un giro in centro in motorino, dovevo passare dalla scuola guida perché stavo prendendo la patente, magari una visitina al centro commerciale per approfittare dell’aria condizionata e sfuggire alla calura di quel luglio. La ragazza era in mini e metteva in bella mostra le sue cosce e inevitabilmente gli occhi mi caddero lì.
Nel momento in cui, grazie a un suo movimento sulla panchina, riuscii a vederle le mutandine, mi eccitai. Immediatamente notai un modificarsi del loro atteggiamento, dei loro sguardi. Si presero per mano ed iniziarono a guardarsi l’un l’altra languidamente. Di punto in bianco era come se io non esistessi. Vidi lei chinarsi verso il suo orecchio e sussurrare qualcosa. Il mio amico si riscosse e si rivolse a me:

– Scusa Antonio, mi sono ricordato una cosa importante, ci vediamo domani –

E se ne andarono, lasciandomi da solo, con il pensiero di essere stato “tradito” dal mio amico. Nel tardo pomeriggio lo rividi e si scusò con me:

– Scusa ancora Antonio ma Gisella mi aveva fatto una proposta che non potevo rifiutare, immagina quale, e poi era successa una cosa strana, all’improvviso mi era venuta una gran voglia di fare l’amore, comprenderai perché siamo scappati –

La sera riflettei e razionalizzai la situazione, associando la mia eccitazione alla loro “fuga”. Fu un lampo d’illuminazione, all’improvviso tanti tasselli trovarono il proprio posto, mi spiegai perché tanto spesso capitava che intorno a me la gente arrossisse, cambiasse atteggiamento o si defilasse con una scusa lasciandomi in confusione.
Compresi anche che l’interesse dimostrato verso di me dalle ragazze, anche se ero ancora vergine stranamente, era dovuto solo parzialmente al mio fisico, non muscoloso ma atletico e scattante grazie alla mia pratica del calcio in una squadra dilettantistica.
Maturata in me la consapevolezza di poter condizionare gli altri, iniziai gli esperimenti in tal senso impratichendomi sempre più nel controllo. Ora non vi erano più scene di eccitazione collettiva come in passato (anche se a quel tempo non lo capivo), riuscii a focalizzare il mio “dono” per utilizzarlo solo secondo la mia volontà.
Fu un periodo divertente, mi servì anche per compiere piccole vendette, tipo quando trovai mia sorella, di due anni più grande di me, a casa mentre litigava col suo fidanzato (erano i prodromi per l’addio che avvenne pochi mesi dopo).
Mia sorella Angela è sempre stata una tiranna nei miei confronti, forse perché le sottraevo parte dell’affetto dei nostri genitori e lei, molto possessiva, mal digeriva la cosa.
Fatto sta che, entrato in casa, parte della sua furia venne diretta verso di me. Eravamo in salotto e Angela mi investì con male parole accusandomi di spiarla e altre assurdità. Non battei ciglio e mi diressi in cucina per prendere una coca. Bevendola direttamente dalla bottiglia tornai nel salotto e dalla soglia vidi che il suo ragazzo cercava di calmarla per riconciliarsi. Mi concentrai e Angela si irrigidì, per poi subito cessare di respingere l’abbraccio del moroso. Di lì a poco ricambiava con fervore i suoi baci. Mi tirai indietro sempre concentrandomi su di lei e li sentii salire le scale. Attesi un minuto e le salii anche io, dirigendomi verso la sua camera. MI fermai dietro l’uscio chiuso ed origliai.

– Che bello cara, hai una bocca meravigliosa –

udii la voce del ragazzo insieme ai rumori inequivocabili di un pompino.
Restai lì,mantenendo lieve la “presa” su Angela e attesi gli sviluppi.

– Dammelo, dammelo subito, ho una voglia pazzesca –

Dai rumori ora stavano scopando e io mandavo stimoli come frecciatine improvvise sentendo Angela mugolare come un’ossessa.

– Aspetta, cambiamo – il ragazzo si stava godendo la “festa di riappacificazione”.

Ci fu un attimo di silenzio e poi ancora lui:

– Vuoi………? – intuii la situazione e mi concentrai intensamente.

– Si, ma fai piano –

– Sei sicura? Non hai mai voluto……… –

– Si, oggi si, non so cosa mi è preso, ma sii delicato –

Era un po’ difficile giudicare solo da voci e rumori ma ci provai. Quando sentivo Angela gemere di dolore rafforzavo la concentrazione e lei accettava quel che il ragazzo le stava facendo.

– E’ tutto dentro – disse il ragazzo con un sospiro di soddisfazione.

– Ti fa male? –
– Un po’, ma mi piace, mi piace molto, inizia a muoverti –

Diedi un ultimo impulso, con tutta la forza che potevo, e sentii Angela urlare:

– Siiiiiii, dai, più forte, spaccami, spaccami –

– Ti piace zoccola? Ti sto rompendo il culo –

La voce del ragazzo arrivava arrochita.

– SIIIII, dai, sto per godere, non fermarti, NON FERMARTIIIIIIIIIIIIII -.

Lasciai i due piccioncini alle loro effusioni e scesi di nuovo in cucina per prendere un’altra coca. Attesi leggendo distrattamente il giornale finché non sentii i passi del ragazzo che usciva e la porta chiudersi. Solo quando sentii anche i passi di Angela scendere le scale mi mossi, facendo in modo da incontrarla in salotto.
Era in accappatoio, l’espressione indecisa tra il ricordo del godimento e la sorpresa, d’altronde aveva appena concesso al ragazzo, che meditava di lasciare, di sodomizzarla per la prima volta.

– Ciao sorellina, io esco –

le passai davanti prendendo il giubbotto.
Evidentemente la parte stronza di Angela era tornata padrona perché mi rispose solo:

– Vaffanculo –

Ero già sulla porta e mi girai:

– Io posso anche andarci ma, a giudicare dai rumori che ho sentito, sbaglio o ci sei appena stata tu? –

E uscii velocemente sbattendomi dietro la porta e lasciandola di sasso.

C’erano infinite occasioni per usare il mio “dono”, bastava guardarmi in giro e io, da vero bastardo, non mi facevo pregare. Un noioso giro al centro commerciale diventava, per me, un divertente osservare le reazioni di chi sceglievo di colpire: Una caporeparto che stava rimproverando una cassiera improvvisamente arrossiva e si allontanava verso i bagni; una commessa sgarbata improvvisamente si ritrovava gli occhi lucidi e lo sguardo perso nel vuoto. Stesso discorso a scuola dove la prof severa all’improvviso s’illanguidiva smettendo l’interrogazione, o la bidella scorbutica, o la mamma di un compagno di classe altezzosa. Tante guance arrossate, tanti momenti d’imbarazzo provocai in quel periodo. Mi sentivo un po’ come Robin Hood nel vendicare questi piccoli sgarbi e scortesie, ma non ero certo così nobile, spesso e volentieri lo facevo per il mio piacere.
Adriana era la classica figa imperiale, pochi mesi più di me frequentava un’altra quinta, era bellissima: bionda, alta, occhi verdi, seno abbondante e culetto da morsi, ovviamente popolare all’inverosimile. Mi innamorai di lei, come tanti della mia classe, ma per quanto fisicamente dimostrassi qualche anno in più ero uno sbarbatello per lei che preferiva la compagnia di ragazzi ancora più grandi. Non che fosse cattiva con me umiliandomi o offendendomi, ma glissava su tutti i miei tentativi di approccio con un sorriso o una scusa banale. Ogni due di picche era elargito con classe e savoir-faire tanto che non riuscivo a restarci male.
Quel giorno di primavera ero restato a scuola anche dopo l’ultima lezione poiché di lì a un’ora avrei avuto gli allenamenti per la squadra di calcio dell’istituto. Invece di passare il tempo a studiare come sempre presi a percorrere i corridoi deserti dirigendomi verso la palestra. Non che avessi un motivo preciso, bighellonavo. Da dietro l’angolo sentii la voce della prof:

– grazie dell’aiuto Adriana, io scappo a casa, ci vediamo martedì –

– A martedì prof -.

Sentii la porta chiudersi alle spalle della prof e affacciatomi all’angolo vidi Adriana che entrava in palestra. Era in tenuta atletica, evidentemente aveva avuto lezione all’ultima. Maglietta bianca e pantaloncini corti. Di spalle mostrava un culetto sodo e due belle gambe affusolate e toniche.
Iniziai a eccitarmi. Piano mi avvicinai alla porta vedendola attraversare la palestra e dirigersi verso lo spogliatoio. Appena entrata attraversai di corsa lo spazio e mi fermai per ascoltare i rumori dall’interno.
Poco tempo e sentii il rumore della doccia. Entrai in silenzio e sbirciando da dietro la fila di armadietti la vidi sotto il getto d’acqua intenda a insaponarsi.
Era bellissima, il fisico che si intuiva notevole sotto gli abiti era, vista nuda, veramente da sballo.
Sentivo il mio amico fedele scalpitare e quasi farmi male negli slip.
Mi concentrai e riversai su Adriana tutta la mia eccitazione.
Si bloccò con la confezione di doccia-schiuma in mano, la vidi mordersi le labbra e con la mano correre alla patatina e prendere a accarezzarsi. Prima lentamente e poi sempre più velocemente, la testa gettata indietro. Il doccia-schiuma finì per terra.
Non ce la facevo più, feci un passo avanti e mi trovai non più nascosto ai suoi occhi, ma non mi vedeva, a occhi chiusi s’inebriava del piacere che si procurava da sola.
Urtai volontariamente la panca e il rumore la fece trasalire. Mi vide e si bloccò ancora, una mano sulla patatina, due dita, le vedevo, profondamente inserite nella fessura mentre l’altra mano era sul seno a stringere il capezzolo.
Ebbi un attimo di paura, in fondo non ero molto sicuro di me e temevo una sua reazione rabbiosa per questo rafforzai la concentrazione momentaneamente distratta.
I miei timori si dissiparono in fretta quando vidi Adriana chiudere l’acqua e uscire dal box per venire verso di me. Prese dalla panca l’accappatoio ma non lo indossò, lo usò solo per asciugarsi sommariamente, sempre guardandomi in faccia, un’espressione indecifrabile sul volto per poi ributtarlo sulla panca.
Ora era davanti a me, a pochi centimetri, alta quasi quanto me. Con le mani prese il mio viso e appoggiò le sue labbra sulle mie. Il morbido tocco delle labbra fu presto sostituito da una linguetta prepotente che incontrò presto la mia in un bacio che mi lasciò senza fiato. L’abbracciai stringendola a me e cercai ancora le sue labbra. Con le mani presi confidenza col suo corpo umido di doccia arrivando a toccarle il sedere che strinsi forte tirandola verso di me.
Appiccicati come ventose lei mi spinse verso la panca spingendo per farmi sedere. Dovetti abbandonare il contatto col suo corpo mentre lei s’inginocchiava e con le mani mi alzava la maglietta fino a farmela togliere. Poi scese verso i calzoni, slacciando la cintura. Si fermò e capii che dovevo continuare io. In fretta mi calai calzoni e slip insieme torcendomi per togliermi scarpe e calze, sempre seduto, sempre con lei di fianco. Poi restai fermo guardandola, la mia erezione che puntava verso il cielo. Si spostò sulle ginocchia fino a trovarsi tra le mie che allargò. Allungando una mano mi afferrò il pene e tutto sempre guardandomi in faccia. Un sorrisino di soddisfazione mi fece capire che la consistenza era di suo gradimento, in effetti me lo sentivo duro come il marmo, poi abbassò la testa calando con la bocca a coprire il glande. Sentire sparire il mio pene nel suo caldo interno quasi mi fece venire, ancora di più sentii l’urgenza avvertendo la lingua circoscrivere languidi e umidi circoli tutti intorno. Non volevo fare figure di palta e cercai di pensare a altro ma non ci riuscivo, la visione della sua testa bionda che si muoveva mi eccitava forse più delle sensazioni deliziose che mi dava la sua bocca Mancava poco, veramente poco.

Dovette accorgersene perché smise e si rialzò.

– Sdraiati sulla panca –

mi disse. Obbedii senza fiatare vedendola torreggiare sulla mia sinistra.

– E’ questa che vuoi? Lo so che è questa che vuoi piccolo arrapato –

e mentre mi diceva questo con mani si apriva le labbra mostrandomi la tenera carne rosa all’interno. Con un piede scavalcò la panca e piano calò il bacino fin quasi a mettere in contatto il mio palo con la sua micia. Rimase lì in bilico, guardandomi con un sorriso di trionfo, sapeva di avermi nelle sue mani.

– Dimmi che la vuoi, dimmi quanto la desideri piccolo arrapato. E’ la prima volta vero? Dimmelo –

– Si, è la prima volta per me, ti prego, ti prego, ti prego –

La voce uscì dalle mie labbra senza la mia volontà cosciente, ero veramente arrapato come non mai.
Adriana prese in mano il mio pene e se lo appoggiò all’imboccatura della patatina, con l’altra mano premeva sul mio addome per contrastare le spinte spontanee verso l’alto che stavo dando. Pochi secondi e poi scese lentamente ingoiandomi. Mi sorpresi a mugolare come un cagnolino. La sensazione squisita della sua vagina bagnata, lo avvertivo, che mi stava “mangiando” centimetro dopo centimetro era troppo forte. Arrivò sino in fondo prendendomi tutto dentro di se, peli contro peli. Un gemito uscì anche dalle sue labbra. La vidi chiudere gli occhi e la lingua sporgere poco dalle sue labbra.
Poi cominciò a muoversi, avanti e indietro, avanti e indietro, in alto facendomi uscire un poco e poi ancora giù a ingoiarmi di nuovo completamente. Presi a sgroppare, con colpi di reni la sbalzavo verso l’alto quando un colpo maldestro mi fece fuoriuscire da lei. Ne fui sconvolto ma per fortuna lei subito si riapproprio dell’asta immergendola nuovamente nel suo bocciolo tenero.
Allungai le mani a prendere i suoi seni, carezzandoli ruvidamente mentre sensazioni nuove e sconvolgenti prendevano possesso di me. Ora era lei a muoversi di nuovo e piano piano ci sincronizzammo, le mie sgroppate con le sue flessioni. Il ritmo accelerò sempre più fino all’epilogo e mentre fiottavo violentemente dentro di lei la sentii mugolare un “siiiii” prolungato per poi accasciarsi sopra di me, il viso sul mio petto.
Restammo un minuto abbracciati poi si sciolse piano sollevandosi da me e facendo uscire da se il mio pene non più rigido al 100%.

– Credo di aver bisogno di un’altra doccia –

mi disse e si diresse verso il box. Ero tentato di unirmi a lei ma la mia mente cosciente riprese la padronanza di me. Guardai l’orologio vedendo che era quasi l’ora dell’allenamento. Tra un po’ sarebbero venuti a cercarmi. Non potevo farmi trovare lì.
Con rimpianto mi rivestii senza nemmeno pulirmi guardandola lavarsi mentre lei guardava me.
Ero pronto ma prima di uscire sentivo di doverle dire qualcosa e mi avvicinai:

– Adriana, io……… –

– Non parlare, lo faremo in un’altra occasione. Ora va …… sono contenta di essere stata io la prima –

Mentre uscivo ripensavo a quei momenti, avevo appena perso la mia verginità con la ragazza di cui ero innamorato che per me ora era simile a una Dea.
Raggiunsi la classe recuperando lo zaino e andai verso il campo di calcio con l’animo lieto pensando a quando avrei rivisto Adriana.

Per due settimane non riuscii a fare altro che lanciarle un saluto a distanza lungo i corridoi, nessuna occasione anche solo per dirle due parole. Pensavo a lei in continuazione, la rivedevo ancora tra le mie braccia, sentivo ancora il sapore dei suoi baci. Era una tortura. Doppia perché anche il mio affare pensava sempre a lei, era perennemente duro, fino a farmi male, e mi sfogavo con solenni rasponi in bagno a qualsiasi ora. Fu anche causa di un altro litigio con mia sorella. Un mattino corsi in bagno a sfogarmi, avevo sognato Adriana e ero teso come una sbarra di ferro.
Per la fretta non chiusi la porta e Angela entrò trovandomi in piedi sopra la tazza con l’uccello in mano, prima ancora che potessi cominciare a carezzarmelo. Mi girai verso di lei e la vidi bloccata, lo sguardo sul mio pene forse per un secondo di troppo, poi urlò:

– Sei un porco, un maiale, cosa stai facendo? Sei un depravato come tutti i maschi –

e altre piacevolezze del genere. Ebbi non so come la presenza di spirito di reagire:

– Ma che cazzo vuoi, adesso non posso neanche pisciare in pace?? –

– Pisciare? E lo fai con il coso duro? Non cercare scuse, sei un maiale –

– Vaffanculo Angela, se non lo sai te lo dico io ora, a noi maschietti al mattino viene duro per la voglia di pisciare. Chiedilo al tuo ragazzo prima di succhiarglielo e ora togliti dalle palle e fammi pisciare e ricordati di bussare la prossima volta che vedi la porta chiusa –

Nella discussione e per la sorpresa avevo perso parte dell’erezione e quindi riuscii a iniziare la minzione fregandomene di Angela.
Restò un secondo immobile e temetti che reagisse violentemente alle mie parole, invece si girò e uscendo sbatté la porta. Avevo notato che parlando continuava a guardarmelo ma non gli diedi peso, ero incazzato con lei per quel che mi aveva detto. Uscito dal bagno andai in cucina e lì trovai Angela con la mamma, mi sedetti per la colazione senza nemmeno guardarla, salutai solo la mamma che servendomi mi fece una carezza e un sorriso dicendo poi una frase sui fratelli che devono volersi bene, andare d’accordo e cose simili. Mangiai senza più ascoltarla, ora pensavo solo a andare a scuola col pensiero ancora fisso a Adriana.
Tornai in bagno per lavarmi velocemente, mi vestii e mi preparai per uscire. Angela era nella sua camera. La mamma mi diede un bacio e mi disse:

– Caro, le ho spiegato, però tu quando hai certe voglie ricordati di chiudere la porta, lo so che lo fai come tutti i ragazzi –

– Anche tu ti ci metti? Se anche fosse non lo vengo certo a dire a voi due e comunque DOVEVO SOLO PISCIARE, E’ chiaro ora? –

Sembrò sul punto di darmi uno scappellotto e mi affrettai a scusarmi.

– Scusa mamma, non volevo, è solo che Angela è odiosa, se la prende sempre con me per ogni cosa, e veramente questa mattina era solo per pisciare, non c’era bisogno di venire a raccontarti le sue allucinazioni –

Mi fece una carezza e mi lasciò andare a scuola.

In classe fui distratto per tutta la durate delle lezioni, pensavo a Adriana ma anche a Angela, a quest’ultima per meditare incazzato le parole che ci eravamo scambiati. Mi aveva colto in fallo, letteralmente, se fosse entrata cinque secondi più tardi non avrei potuto accampare scuse e ero arrabbiato con me stesso per aver dimenticato di chiudere la porta. Rivedendo la scena nella mia testa ricordai anche il suo sguardo sul mio affare ma soprattutto com’era vestita, o meglio svestita, un pigiama leggero fatto di maglia e pantaloncini corti. In effetti mia sorella era carina anche se non avevo mai pensato a lei in quel modo. Ripensare alle sue cosce scoperte, al seno che si ergeva attraverso la maglia sottile, mi fece eccitare. Per evitare di pensarci feci uno scherzo al secchione della classe che era alla lavagna per un problema di matematica. Raramente lo facevo con i maschi ma proiettai su di lui la mia eccitazione e lo vidi barcollare mentre scriveva.
Sorrisi tra me e me nel vedere l’espressione della professoressa che cambiava accorgendosi dell’erezione che gonfiava i pantaloni a poche decine di centimetri da lei. Il problema fu risolto con qualche difficoltà e il ragazzo, rosso come un pomodoro, tornò al banco tra le risatine di tutti quelli che si accorsero del suo stato. Mi pentii dello scherzo e per redimermi mi concentrai sulla sua compagna di banco, secchiona anche lei, nemmeno avvenente. La vidi irrigidire le spalle, girarsi languida verso lui, poggiargli una mano sulla coscia……….. e poi lasciai perdere, le cose avrebbero fatto da sole il proprio corso se del caso.
Tornando a casa snobbai il bus e decisi di farla a piedi, la giornata si prestava a una passeggiata e pochi minuti di ritardo non avrebbero comportato nulla. Camminando sul marciapiede vidi Adriana alla fermata successiva alla mia. La salutai passando sperando mi dicesse qualcosa, e così fu:

– Ciao, hai perso il bus? –

– No, ho deciso di farla a piedi, sono solo venti minuti –

– Ho una cosa da dirti ma sta arrivando il mio bus. Sali con me per un paio di fermate? –

Il suo bus non andava verso casa mia ma la deviazione sarebbe stata piccola e acconsentii. Avrei acconsentito anche se fosse stato diretto all’inferno.
Ci mettemmo seduti dietro, a quell’ora non c’era tanta gente.

– Come ti senti? –

– Bene, e tu? –

– Benissimo. Ripensi a quel giorno? –

La domanda diretta mi spaventò quasi, non ero abituato. Ricambiai la franchezza.

– Ogni giorno……. –

– Sono contenta…….. hai da fare nel pomeriggio?

– No………..devo studiare ma posso farlo stasera.. –

– Bene, allora fatti trovare qui a questa fermata alle 17, è meglio che scendi o t’allontani troppo da casa –

– Ma come sai dove abito?……….. Va bene, alle 17 sarò qui –

– Lo so….. a dopo –

Scesi frastornato e a passo veloce andai a casa.
Appena arrivato feci pranzo e ebbi un’altra sorpresa. Ero nella mia camera disteso sul letto a sognare a occhi aperti di Adriana quando sentii bussare. Al mio avanti entrò Angela.

– Scusami Antonio, posso parlarti? –

Sorpreso soprattutto dal suo tono gentile le feci cenno di entrare. Lo fece chiudendo la porta dietro di se.
Si avvicinò e si sedette di lato sul letto.

– Volevo scusarmi per questa mattina, non so cosa mi sia preso ma al vederti col tuo coso……. duro in mano ho subito pensato che stessi………. lo sai………… Poi quando gliel’ho raccontato mamma mi ha spiegato che voi maschietti vi svegliate veramente con il coso…… su, perché dovete andare al bagno. Scusami ancora –

– Quindi sei andata subito a fare la spia a mamma? Grazie tante sorellina, pensa se gli raccontassi qualcosa io……… eh? –

Arrossì, sapeva bene cosa intendevo. Fino a quel momento non avevo mai raccontato qualcosa di lei ai nostri genitori, per me era libera di fare ciò che voleva basta che non mi rompesse le scatole, e pensavo fosse lo stesso per lei. Ora scoprivo che aveva raccontato l’episodio del bagno e chissà cos’altro in precedenza. Mi stavo arrabbiando ancora con lei.

– Perdonami è che …….. è difficile per me dirlo………. Io t’invidio. –

– Eh? Che stai dicendo? –

Angela si aprì, mi raccontò di come, e l’avevo immaginato, sin da piccoli provasse rabbia e invidia nei miei confronti per le cure che mi dedicavano i nostri genitori e per questo mi avesse “tormentato” a ogni occasione.
Mi parlò anche di come si sentiva, di come legasse con difficoltà con gli altri, di come si sentisse sola, del ragazzo che l’aveva lasciata due settimane prima acuendo la sua depressione. Mi narrò anche di come la conversazione con nostra madre al mattino le avesse aperto gli occhi sul suo problema di comunicazione con gli altri, del suo modo di porsi che le aveva fatto fraintendere la scena a cui aveva assistito al mattino (in cuor mio ringraziai che non fosse entrata trenta secondi più tardi) e accusarmi violentemente. Nostra madre, con la sua dolcezza, le aveva fatto comprendere il suo errore di base e mia sorella, che stupida non era, aveva deciso di mettere da parte i suoi risentimenti, consci e inconsci, per cambiare, cominciando dai suoi rapporti con me.

– Non voglio che mio fratello mi odi –

Concluse il suo lungo monologo.

– Sciocchina, come posso odiarti, sei mia sorella, non ti sopporto quando fai la stronza ma………. ti voglio bene, tanto bene…. –

Me la ritrovai tra le braccia, la testa appoggiata alla mia spalla.

– Grazie Antonio, ti giuro che da oggi sarò diversa –

Mi diede un bacio sulla guancia e uscì dalla mia stanza. Avrei voluto riflettere su quel che mi aveva detto, era una svolta epocale, ma si avvicinava l’ora dell’appuntamento e mai e poi mai avrei fatto attendere Adriana. Mi feci una doccia e uscii. Alle 16,45 ero sul luogo dell’appuntamento a attendere con impazienza.
Adriana fu quasi puntuale, soli 10 minuti di ritardo. La vidi arrivare alla guida di un’utilitaria, fermarsi davanti a me e dirmi dal finestrino di salire. Non mi aspettavo venisse in auto ma mi affrettai a ubbidire.
Guidò in silenzio per alcuni minuti, dirigendosi verso la periferia per poi imboccare una strada che saliva su una collina subito fuori città. Arrivati a uno slargo lungo la strada si fermò. Da lì potevamo vedere il panorama della città e gli alberi ci coprivano abbastanza dalla vista di chi transitava, era il classico posto per innamorati, me ne resi conto subito e il cuore mi saltò in gola mentre un’erezione si evidenziava sotto i pantaloni leggeri.
Se ne accorse subito, con un sorriso ironico sulla faccia.

– Stai calmo piccolo arrapato, possibile che pensi sempre a quello? Ti devo parlare. –

Feci un cenno di assenso, mortificato da quel “piccolo arrapato” che evidenziava la nostra differenza d’esperienza, anche se i miei occhi andarono inevitabilmente sulle sue cosce scoperte da una mini di jeans, sul suo seno a stento trattenuto da una canotta sottile, e la mia erezione si fece più evidente.

– Ricordi da quanto tempo mi fai il filo? Quante volte ti ho fatto capire di lasciar perdere? Ma tu no, sempre a guardarmi con occhi da cane devoto –

– Mi piaci Adriana, mi sei sempre piaciuta, lo so che a te piacciono i ragazzi più grandi, più belli, ma io…… non avrei mai sperato che tu, io…….. noi l’altra settimana…….. è stato come un sogno……… –

– Anche tu mi piaci, piccolo arrapato, sei belloccio ma non ti avrei mai dato nulla di più di un saluto se non avessi sentito…………parlare di te –

– Parlare di me? Chi? Come? Che hanno detto?…… –

– Sei stato con due delle mie amiche, e loro mi hanno raccontato le cose che…………… facevate. Anche se non andavate sino in fondo con te erano più eccitate del solito, pare che tu riesca a far eccitare le donne come mai prima. Anche io l’altra settimana………… non so cosa mi sia preso ma quando ti ho visto ho voluto subito provare se era vero……………Però non pensavo fossi vergine…… –

– Ah…….. non lo so, le tue……… amiche, e anche le altre, non hanno mai voluto andare oltre. Gli piaceva quel che facevamo ma………niente rapporto completo –

– E sono contenta che la tua prima sia stata con me. Per questo volevo parlarti. Anche io mi sono eccitata come poche altre volte……….. vorrei vedermi ancora con te, però devi sapere che ho un fidanzato e che non intendo lasciarlo. Sarà una cosa che sapremo solo io e te, ci vedremo quando potremo e ……….. niente complicazioni –

– Ma………tradiresti il tuo fidanzato? Con me? –

– Non sei il primo e non sarai l’ultimo, ma che ti frega? Ti offro me stessa fino a quando ci piacerà. Non ti va bene? –

Mi ero gelato, la ragazza di cui mi ero innamorato, con cui avevo fatto l’amore per la prima volta, mi si rivelava come una………….. troia, non avrei saputo come altro definirla. Tutto il sentimento che provavo per lei mi si trasformò in rabbia. Qualcosa dovette trasparire dal mio viso perché Adriana cambiò tono:

– Dai, non fare così. Mi piaci Antonio, mi piaci veramente ma non voglio rinunciare al mio ragazzo. Non ci possiamo divertire così, io e te? Voglio scoprire come fai a eccitarmi così. –

Nel dirlo aveva allungato la mano sui miei pantaloni, si era avvicinata con le sue labbra alle mie.
Non ragionai oltre, le avrei dato ciò che cercava. La baciai con rabbia, contemporaneamente concentrandomi su di lei. Gemette, la sua lingua contro la mia, la sua mano che mi stringeva forte da sopra la stoffa. Con la destra m’intrufolai sotto la sua gonna, scostai le mutandine e le misi un dito dentro. Era già bagnata, il mio dono era più vivo che mai. Staccai le labbra dalle sue e le spinsi la testa in basso, non fece storie, si chinò e mi scese la zip tirandomelo fuori e mettendoselo subito in bocca. Mi succhiava con forza, continuando a gemere, la bocca piena di me, la mia mano ora sulla sua micia da dietro, la mia mente fissa su un unico pensiero. La sentii godere, così, mentre mi succhiava, lasciandolo solo per prendere fiato mentre urlava di piacere. Non mi bastava. La feci rialzare e tirai tutto indietro il sedile dell’auto, comprese al volo e ancora baciandomi mi scavalcò con la gamba sedendo su di me. Fu semplice tirarle su la gonna, scostarle ancora le mutandine e entrare in lei con forza, fino in fondo, scopandole la figa e la mente insieme. E Adriana venne, venne in continuazione, un orgasmo dopo l’altro, mugolando quando mi baciava, urlando quando aveva la bocca libera, contorcendosi sopra di me come una biscia.
Mancava poco anche a me ma non volevo venirle dentro, volevo umiliarla, sporcarla, cancellare l’immagine di lei che mi ero fatto. Attesi che scemasse l’ultimo suo orgasmo e la feci alzare e tornare sul suo sedile. La presi per i capelli e tirai a me. La sua faccia stravolta dal piacere si rilassò in un sorriso, aveva capito e si chinò nuovamente a prendermelo in bocca. Ora toccava a me, mi godetti la sua abilità fino in fondo, senza avvertirla quando godetti, inondandole la bocca con i primi due schizzi, prima che riuscisse a toglierlo, e poi trattenendole la testa, piegata di lato, a ricevere gli altri schizzi che le indirizzai addosso prendendomelo in mano. Capelli, occhi, bocca, tutto era ricoperto del mio seme e lei ancora ansimava guardandomi stravolta. Terminai il mio orgasmo pulendomi la cappella sui suoi capelli, poi le lasciai la testa.
Adriana si tirò su e prese un fazzolettino per pulirsi. Si guardò nello specchietto mentre io mi risistemavo.

– Guarda cosa hai fatto, mi hai schizzata tutta…….. ma è stato fantastico. Mio Dio come ho goduto. E’ vero Antonio, tu mi ecciti come nessuno mai –

Mi guardai bene dal rivelarle il mio segreto, piuttosto commiserai i miei pantaloni che erano quasi da buttare tanti erano gli umori che li imbrattavano.
Ci ripulimmo al meglio e poi tornammo in città, nel viaggio mentre parlavo con lei che entusiasticamente descriveva le sue sensazioni io pensai a cosa fare. Morto un amore è sempre pronto un altro, nell’attesa avrei goduto di ciò che lei poteva darmi, mi sarebbe servita per fare esperienza, l’avrei usata così come lei usava me.
Mi feci riaccompagnare fin sotto casa, non avrei potuto camminare con i pantaloni in quello stato. La salutai con un bacio frettoloso e sgusciai in casa sperando che nessuno mi vedesse. Mi cambiai subito e misi i pantaloni tra i panni sporchi dopo aver dato loro una prima lavata. Poi accesi il PC e mi distrassi su facebook in attesa della cena.
La sera Angela tornò a farmi visita, si sedette sulla sponda del letto e mi guardò con aria ironica.

– Allora Casanova, hai fatto conquiste? –

– Cosa intendi? –
– Ti ho visto dalla finestra rientrare oggi. Complimenti, Adriana è la più bella della scuola, e a giudicare da com’eri conciato non è che ti ha dato un semplice passaggio –

M’inalberai:

– Ancora t’impicci degli affari miei? E’ così che vuoi cambiare come hai detto? –

– No, no, scusa, era solo una battuta. Ti ho visto e basta, addirittura ho distratto mamma nel caso ti avesse voluto vedere…….. non eri proprio presentabile. Scusami. –

Mi calmai subito.

– Allora devo ringraziarti, in effetti………. facevo proprio schifo –

Scoppiammo in una risata entrambi.

– Ancora complimenti, Adriana è la più ricercata dai ragazzi anche se, devo dirtelo, non è benvista dalle ragazze –

– Cioè? –

– Non voglio impicciarmi, se è una cosa seria per te, ma sappi che diverse ragazze la odiano, e non per invidia ma perché ha la tendenza a rubare il ragazzo alle altre, alle spalle del suo fidanzato che ha le corna a palchi sovrapposti –

– No, non è una cosa seria – Dentro di me ribollivo ancora di rabbia – E’ capitato e ……. ci divertiamo insieme –

– Meglio così. Fratellino, ti stai facendo una reputazione a scuola –

Ridacchiò

– e se si viene a sapere anche questa …………. –

– Che reputazione? Comunque non voglio si sappia quindi tienilo per te –

– Sarò una tomba…….. e la reputazione……….beh, le ragazze parlano, le tue ex dicono bene di te e ……..del tuo coso………. ti stupiresti di quante hanno voglia di…. provarti. Chissà quante te ne sei fatte……… –

– Beh, puoi anche non credermi ma fino a tre settimane fa ero vergine. Le mie ex non hanno mai voluto andare fino in fondo –

– Davvero? E la tua prima è stata………… Adriana? –

– Sì……. –

– Va bene, interrompo l’interrogatorio e vado a dormire. Buonanotte Antonio, ti voglio bene –

Dicendolo mi diede un bacio sulla guancia, le risposi che anche io le volevo bene e la vidi uscire.
Avevo molte cose a cui pensare, ma nessuna voglia. Mi misi a letto e mi addormentai senza sognare.
La mia vita cambiò, nel senso che mi concentrai sulle attività sportive e sulla scuola, aspettavo che Adriana mi chiamasse, cosa che capitava ogni 3-4 giorni, e con lei avevo torride sessioni di sesso. Ogni volta usavo la mia mente per farla impazzire e la lasciavo stravolta e senza forze. Io tornavo a casa appagato ma con una punta di rabbia ogni volta..
A casa era tutto tranquillo, io e Angela andavamo d’amore e d’accordo e mamma era felice della ritrovata armonia tra i suoi figli. Papà se ne fregava, troppo impegnato col lavoro, anche se lo vidi un paio di volte sorriderci contento.
La mia vita scorse così per un alcune settimane, si avvicinava la fine dell’anno scolastico ma ero tranquillo, pur senza essere tra i primi non avevo dubbi che avrei passato la maturità, anzi. Conscio dell’immagine che davo, secondo mia sorella e, ricordavo me l’avesse detto, Adriana, guardai alle ragazze con più attenzione. In effetti alcune di loro cercavano costantemente la mia compagnia, in classe e fuori, anche un paio delle mie ex sembravano avere un rinnovato interesse nei miei confronti. Non ci badai molto, ero soddisfatto di come mi andavano le cose, mi divertii soltanto in un paio di occasioni, quando la sfacciataggine era troppa, a usare il mio dono per lasciarle confuse e accaldate nei corridoi della scuola, in un’occasione la vidi andare veloce verso i bagni, immaginavo perché. Il ragazzo di Adriana forse sapeva qualcosa, perché mi guardava male quando veniva a prenderla all’uscita, ma io continuai a far finta di niente.
Adriana mi cercava un paio di volte la settimana, mai di sabato o domenica, penso fosse impegnata col suo ragazzo o con altri amici, uno squillo sul mio telefonino mi avvertiva di farmi trovare alla solita fermata del bus, lei passava, mi caricava e andavamo in qualche posto isolato. L’ultima volta ci fu una variazione:
Dopo essere salito sull’auto mi avvidi che andavamo in una direzione diversa dal solito. Le domandai perché e mi rispose che era riuscita a farsi prestare le chiavi della casa fuori città da un’amica e che finalmente avremmo potuto farlo in un letto.
A me importava poco. Letto, auto o prato era lo stesso ma sapevo apprezzare la comodità e mi adeguai con spirito allegro al pomeriggio che ci attendeva.
Giunti alla villetta fuorimano parcheggiammo dentro il garage e effettuammo una ricognizione della casa. Era tutto impolverato, segno che da tempo non era utilizzata, arrivati in camera da letto togliemmo il telo sopra il letto e ci preparammo per il match. Al solito mi concentrai su di lei per eccitarla e vidi subito i suoi occhi farsi lucidi. Si avvicinò a me, che ero in piedi vicino al letto, e cominciò a slacciarmi la cintura. La lasciai fare, anche quando mi abbassò pantaloni e boxer e s’inginocchiò prendendomi in bocca. I suoi pompini erano sempre eccezionali e mi godetti le sue labbra per alcuni minuti prima di stancarmi della mia passività. La feci rialzare e stendere sul letto, le alzai la gonna ampia che indossava e le ricambiai il favore scostando il perizoma. Mi piaceva leccarla, mi è sempre piaciuto il sapore delle femmine lì dove è più intimo, sentirle bagnarsi e produrre fluidi, gemere e tirare a sé la mia testa. Con Adriana avevo avute poche occasioni per farlo, l’auto non è il posto migliore per questo, e mi ci dedicai con passione portandola presto a un primo orgasmo. Mi rialzai e mi spogliai completamente per poi accostarmi ancora, afferrarle le cosce, aprirle, tirarla a me fino a alzarla alla giusta posizione e penetrarla fino in fondo. La scopavo lentamente, oggi avevo altre intenzioni, per questo usai il mio dono con moderazione, anche solo per vedere se ero capace di eccitarla senza di esso.
Adriana rispose bene, dimenandosi e portandomi vicino al piacere con il suo bacino che ballava la samba. Per non venire subito cambiai posizione, la lasciai e la girai facendola mettere a quattro zampe. Era all’altezza giusta ora e rientrai in lei come un coltello nel burro tanto era bagnata. La scopai ancora diverso tempo, utilizzando più le tecniche di recente apprese con lei che il mio dono e riuscii a farle avere un secondo orgasmo prima di godere io. Ci riposammo accasciati sul letto.
Attesi che dicesse qualcosa accarezzandole distrattamente il seno da sopra la camicetta che ancora non si era tolta

– mmmhhhhh Antonio, ho goduto ma…….. non è come l’ultima volta, è quasi come se avessi goduto meno…….. non so spiegarmi –

– Forse ti stai abituando, ho un’idea per rimediare…………. –

E col dito andai a cercare il suo buchino stuzzicandolo appena.

– No, aspetta, togli il dito, non mi piace lì –

Mi concentrai su di lei e provai ancora col dito:

– Sei sicura? Non mi pare tu sia vergine –

– mmmhhhh, l’ho preso qualche volta ma non mi piace, mi fa male all’inizio e anche quando non fa più tanto male non provo nulla di piacevole –

– Sono sicuro che con me ti piacerebbe……….. proviamo dai, se ti fa male smetto subito……… –

e parlando continuavo a concentrarmi su di lei per eccitarla, e col dito a massaggiarle la rosellina, delicatamente, solo all’esterno.

– mmmmhhhhhh no dai………. non mi va……… mmmmhhhhhh………. –

– Proviamo…….. sono sicuro che ti farà impazzire…….. –

Spinsi un po’ di più, sia con la mente che col dito, dilatando appena il muscolo contratto.

– mmmhhhhhmmmmm ……….. fai piano però, il dito comincia a piacermi ma il tuo affare……. È troppo grosso……. Mmmmhhhhh, sì, piano……… dolcemente –

Era quasi fatta, spinsi ancora e la baciai. La sua lingua mulinò impazzita nella mia bocca, era di nuovo infuocata, pronta a accettare tutto da me. Il dito ora era dentro e lo roteavo piano, il muscolo mi sembrava meno stretto, più ricettivo.
Mantenni stretta la mia presa mentale e mi alzai. Adriana era stesa davanti a me, le divaricai le cosce alzandole il bacino. Ora vedevo i suoi due buchi davanti a me, offerti. Glielo rimisi nella micina per alcuni istanti, il tempo di farle ripartire l’orgasmo e lubrificarmi l’affare, poi lo tolsi e lo spostai due dita sotto premendo appena. La faccia di Adriana era tesa, le labbra semiaperte, i suoi occhi fissi su di me, in attesa. Ormai aveva accettato di prenderlo lì, non era del tutto tranquilla ma nemmeno si ribellava. Spinsi un poco, entrai un centimetro. Adriana si morse le labbra. Sollecitai il centro del piacere del suo cervello e con la mano il clitoride. La doppia stimolazione fece effetto, si rilassò un poco. Ora ero dentro di un paio di centimetri.

– Fai piano………… piano…………… se fai piano posso sopportarlo….. –

– Spingi, è quasi fatta, spingi come se dovessi andare in bagno –

Lo fece e la mia cappella entrò completamente.

– Ahhhhhh, pianoooooooOOOOHHHHH………. –

Mi concentrai al massimo, sulla sua faccia vedevo l’espressione di dolore confondersi con quella del piacere, indistinguibili l’una dall’altra, e intanto entravo, centimetro dopo centimetro, fino in fondo, i miei peli pubici a contatto con i suoi.

– AAAAHHHHHH……… mi fa male ma mi piace,,,,,,,,,, muoviti, muoviti………. OOOHHHHHH MMMMHHHHHMMMMMM………… –

Era andata, ora potevo muovermi liberamente. L’inculai con forza, uscendo quasi del tutto e rientrando con decisione. Adriana gemeva e muoveva il bacino per sentirlo meglio, incitandomi a fare più forte, più a fondo. Durò diversi minuti e alla fine mi arresi. Adriana aveva avuto almeno due orgasmi quando sentii una mano stringermi le reni, strizzarmi i coglioni, e venni dentro di lei, riempiendole l’intestino del mio seme. Lo tirai fuori dopo i primi due schizzi e i successivi li depositai sulla sua pancia, fin quasi al seno. Quasi svenivo per il piacere provato.
Adriana era sfatta, i capelli scompigliati sulla fronte sudata, ma un sorriso dolcissimo sulle labbra e i suoi occhi risplendenti di gioia.
Mi accasciai di lato e in quel momento successe il patatrak.

La porta s’aprì all’improvviso e una ragazza venne spinta all’interno subito seguita dal ragazzo di Adriana. Questi era infuriato, non perse tempo a insultarci, soprattutto lei e si fece avanti con fare minaccioso. Forse l’avrebbe schiaffeggiata ma io, che mi ero già alzato in piedi d’istinto, mi trovai sulla sua strada. Alzò le mani come per picchiarmi e io gli diedi una spinta. Benché più giovane ero più alto di lui di parecchio e fisicamente ero messo meglio per cui non ebbi problemi a allontanarlo di qualche passo.
Si rifece sotto, questa volta voleva veramente colpirmi ma non glie ne diedi il tempo, allungai il destro e lo colpii in pieno volto rimandandolo indietro a cadere di sedere per terra.
Dal suo naso uscì subito il sangue. Adriana era rimasta impietrita ma subito si alzò dal letto e andò da lui che la respinse con stizza, si rialzò e continuando a insultarla uscì dalla stanza lanciandomi uno sguardo d’odio. Adriana era sconvolta, provai a calmarla ma sembrava non ragionare, indecisa tra il piangere e l’urlare, facendo un po’ entrambe le cose, mi respinse e corse dietro al suo fidanzato lasciando me e la ragazza soli. Questa, impaurita, s’era messa in un angolo e ora guardava me a occhi spalancati. Solo a quel punto mi ricordai di essere nudo. Dissi una frase per tranquillizzarla e parve avere effetto. Sentendo un rumore di auto mi avvicinai alla finestra e vidi l’auto di Adriana partire a razzo, sicuramente dietro al suo boy.
Mi girai verso la ragazza e iniziando a vestirmi l’interrogai su chi fosse e su cosa facesse lì. Venne fuori che era la padrona di casa, quella che l’aveva prestata a Adriana e che incuriosita dal fatto era venuta a vedere chi Adriana si fosse portato. Ci aveva sentiti mentre scopavamo e mentre cercava di vedere chi fossi alle sue spalle era arrivato il ragazzo di Adriana, non si sa bene perché o percome doveva averla seguita e ci aveva scoperti sul fatto.
A quel punto ero rimasto a piedi, le chiesi se poteva darmi un passaggio in città e Eleonora, questo il suo nome, acconsentì. Durante il viaggio mi raccontò un po’ di cose, Adriana le aveva raccontato molto di noi e proprio questo l’aveva incuriosita, il fatto che fossi diverso dalla gente che solitamente frequentavano. Mentre viaggiavamo mi arrivò un sms di Adriana, una frase secca, lapidaria: “meglio che non ci vediamo mai più”. Ne presi atto, anche a me non interessava più vederla, troppe complicazioni ora che il ragazzo ci aveva scoperti.
Lessi l’sms a Eleonora e questa annuì, mi spiegò che il ragazzo di Adriana era di una famiglia più che benestante e che lei stava con lui soprattutto per questo e che ora avrebbe fatto di tutto per farsi perdonare.
La mia stima verso Adriana diminuì ulteriormente e mi lasciai sfuggire una frase sul fatto che le bastava prenderglielo in bocca per fare pace.
Eleonora rise, anche lei doveva pensarla uguale.
A questo punto mi rilassai e passai l’ultimo quarto d’ora prima dell’arrivo a chiacchierare con Eleonora. In effetti l’avevo vista insieme a Adriana un paio di volte e avevo notato la sua bellezza discreta. Lunghi e morbidi capelli castano chiari contornavano un ovale fresco, specie quando sorrideva. Mi riuscì subito simpatica e di sottecchi guardavo il suo seno ergersi sotto una maglia leggera, le sue gambe inguainate dai jeans. Sì, una bella ragazza.
Per gioco mi concentrai su di lei, in maniera leggera. Il fiato le si spezzò subito, un’espressione seria cancellò il sorriso, smise di parlare e sollecitata da me rispose che voleva concentrarsi sulla guida. Ghignai dentro di me e continuai a sollecitarla senza esagerare. Quando arrivammo a casa era rossa e sudata. Scesi dall’auto salutandola senza particolare enfasi e fu lei a darmi il suo numero di cellulare che memorizzai subito sul mio. Poi entrai in casa fischiettando.
Trovai Angela che mi accolse con un sorriso ironico e baciandomi sulla guancia mi sussurrò:

– Un’altra? –

La mandai bonariamente a quel paese ridendo e insieme entrammo abbracciati in cucina.
La mamma stava preparando cena e ci fece un largo sorriso.

– E’ bello vedervi andare d’accordo –

e tornò ai fornelli. In effetti io e Angela avevamo riscoperto il rapporto fratello/sorella, ridevamo e scherzavamo spesso, il suo carattere allegro per natura era venuto fuori una volta eliminati i pensieri negativi. Parlavamo spesso della scuola, degli studi, degli amici, le avevo raccontato una versione edulcorata della storia tra me e Adriana, su mio consiglio aveva cambiato un po’ look, si curava di più e subito la sua vita sociale aveva fatto un balzo in avanti con nuovi amici e amiche. Lasciai Angela a dare una mano a mamma e andai a farmi una doccia.
Come Dio volle la scuola finì, agli esami fui promosso in tranquillità e ora non avevo programmi.
Non avevo più parlato con Adriana, quando mi incrociava girava la testa dall’altra parte, il suo ragazzo mi guardava storto ma era ben attento a non avvicinarmisi. In cuor mio li avevo mandati a quel paese e mi godevo la popolarità tra le ragazze. Ero uscito un paio di volte con Patrizia, una mia compagna di classe, nulla d’importante. Eleonora aveva provato a attaccare bottone ma c’era sempre Adriana nei paraggi e per suo rispetto, lei, per indifferenza, io, non avevamo approfondito. Ora avevo l’estate davanti e un po’ mi annoiavo, partite di calcetto e serate al pub mi svagavano ma la mattinata libera era difficile da riempire anche dormendo fino a tardi.
Papà e mamma decisero anche quest’anno di andare in ferie da dei parenti al Sud, avrebbero potuto rivederli e risparmiare sull’alloggio facendosi tre settimane di mare. Io scelsi di non andare, non avevo proprio voglia anche se l’estate scorsa avevo fatto amicizia con dei coetanei, mia sorella non si poteva muovere per un lavoro a tempo determinato che iniziava a breve e così un sabato mattina ci salutarono con le classiche raccomandazioni e partirono.
La prima settimana passò veloce, io e Angela praticamente ci vedevamo solo ai pasti, io perso nel cazzeggio e lei al lavoro. Il sabato, dopo cena, ero sul divano indeciso se uscire o meno, faceva caldo e non mi andava di vestirmi adeguatamente, preferivo restare in pantaloncini e maglietta. Giravo per i canali TV quando Angela entrò nel salotto.

– Posso stare un po’ qui con te? Non ho voglia di uscire –

– Certo, ma faresti meglio a uscire e distrarti, rilassare la mente –

– Non mi va, le mie amiche avranno già i loro programmi, non voglio infilarmi all’ultimo –

– Eppure ti farebbe bene, nessun moroso da far felice? –

– No, non ci penso, voglio figurare bene al lavoro, magari mi assumono come fissa e dopo si vedrà, ora mi basta vedere un po’ di Tv con te –

Stemmo sul divano guardando non ricordo che programma per una ventina di minuti, Angela s’era appoggiata con la testa al mio petto e, nonostante il caldo che mi procurava, evitai di scostarla.
La vedevo mordersi le labbra ogni tanto, quasi un tic, e sbuffare, e agitarsi sul divano.

– Calmati Angela, cerca di rilassarti, non devi essere preoccupata, sei sempre stata precisa, vedrai che ti confermeranno il posto di lavoro. –

Non mi rispose.

Decisi allora di stimolarle leggermente il centro del piacere, magari eccitandosi blandamente si sarebbe rilassata smettendo di pensare agli esami. Lo feci per alcuni minuti, aveva smesso di agitarsi ma il respiro si era fatto corto, si mordeva ancora le labbra.
Alla fine mi parlò:

– Non è per il lavoro è che………. Antonio posso parlarti apertamente? Lo so che non ho mai fatto questi discorsi con te ma……. –

– Puoi dire quello che vuoi, resterà tra noi due –

– Il fatto è che da quando mi sono lasciata io non ho più…………… capisci……….. ero abituata diversamente, e ora sento la mancanza………. –

Al sentire queste parole smisi subito di stimolarla, avevo frainteso e quindi peggiorato la situazione.

– Capisco, ma se è per quello basta che fai schioccare le dita e ne trovi quanti ne vuoi –

– Non mi va, non voglio legarmi a nessuno per ora, e nemmeno passare per facile –

– Allora non hai molte alternative mi pare –

– Sì, però è dura. Se ripenso, e in questi giorni ci ripenso spesso, a prima…… non riesco nemmeno a lavorare e devo…….. lo sai…. –

– Non preoccuparti, passerà presto e ti troverai un ragazzo che ti farà toccare il cielo con un dito –

– Magari……….. senti Antonio, posso farti una domanda………… personale? –

– Certo, ma ti ho già detto tutto su Adriana, vuoi sapere qualcosa sulle altre prima? –

– No……. è un’altra cosa…….. un po’ mi vergogno a chiedertelo…………..non so come dirlo………………………………. il coso di voi uomini ………….quant’è grosso normalmente? –

– Eh? Cioè…….. intendi………. –

– Ecco, non dovevo chiedertelo, mi vergogno. –

– No, dai, è che non mi aspettavo una domanda del genere. Quindi vuoi sapere come ce l’abbiamo grosso. Strana domanda la tua, hai avuto dei fidanzati no? Perché lo chiedi a me? –

– Sì, ho avuto dei ragazzi ma loro……….. mi pareva che il loro fosse normale ma poi…………. –

-Scusa, ti faccio una domanda io questa volta, ma tu, da quanto fai l’amore? Quanti ragazzi hai avuto? –

– La prima volta è stata a diciotto anni, poi ho avuto altre due storie compresa l’ultimo, che conosci. –

– Non sono molti ma compresi i primi amori esperienza dovresti averne abbastanza per giudicare da te –

– No, è che…. I primi che ho visto mi sembravano grandi, ho capito poi che erano di ragazzini, quando ho fatto l’amore per la prima volta già era diverso, e ho pensato che fossero tutti così, anche quelli dopo, fino a quando non ho visto……….. –

– Non hai visto? –

– ………………Il tuo……….. sì, il tuo quella mattina che ti ho sorpreso in bagno –

– Ah……….. –

– Mi è sembrato enorme, quasi il doppio di quello del mio ragazzo…………..sei tu fuori dal normale o loro? –

– Ah….. Guarda, io non so come ce l’avevano i tuoi ragazzi, ma posso dirti che il mio è forse un pochino superiore alla media, non enorme, non certo da superdotato. –

– Come lo sai, parli con i tuoi amici? –

– Oddio, sì, ne parliamo, e poi facciamo anche la doccia insieme a calcio o in palestra, e lì si vede subito. Certo non passo il tempo a guardare gli affari degli altri ma a occhio e croce io sono normale o poco più, dovresti vedere un mio amico, lui ti spaventerebbe veramente…… –

– E quanto è………. normale? –

– Beh, penso sui 16-18 centimetri, il mio è quasi 19. –

– Allora……….. erano gli altri –

– Perché? Erano piccoli? –

– A me sembravano grandi, da quello che mi dici invece sono piccoli. Il mio ultimo arrivava forse a 14, se l’avesse avuto come il tuo non gli avrei mai permesso di……….. lo sai……… quella volta che ci hai sentiti…… –

– Ah, sì, ricordo. Beh, allora fammiti dire che non sei stata “fortunata”, ma non vuol dire niente, io so che le ragazze li preferiscono più grandi ma alla fine basta che…….. funzionino, lo scoprirai col prossimo ragazzo, e se dovesse averlo piccolo anche lui……….. cambialo –

– Che stronzo il mio ex, mi lodava perché riuscivo a prenderglielo tutto………. In bocca, come se fosse una cosa che riuscivo a fare solo io, e invece era lui che……….. –

Ridemmo assieme, l’atmosfera era rilassata, l’argomento scabroso era stato affrontato con leggerezza anche se, devo confessarlo, la cosa mi aveva eccitato in parte e il mio affare s’era disteso e ingrossato un po’.
Vidi Angela mordicchiarsi ancora le labbra, pensierosa, e poi parlò di getto:

– Senti Antonio, devo chiederti un’altra cosa……….. non pensare male di me ma……….. me lo faresti vedere ancora?…………. –

Trasalii, era l’ultima cosa che mi aspettavo dicesse. Tacqui guardandola e lei parlò ancora fissandomi negli occhi.

– Lo so che è una richiesta strana, ma la curiosità mi è rimasta……….. voglio vedere, confrontare………. –

– Non è una cosa che si fa fra fratelli Angela – Le risposi ma l’idea mi aveva fatto eccitare ancora di più, ora il mio affare era ben visibile sotto i pantaloncini, e lei se n’era accorta –

– Sì, ma anche tu………. Non ti si sarebbe ingrossato altrimenti…………. Ti prego, questa volta sola….. –

Come in trance acconsentii, la feci staccare da me per poter alzare il bacino e con una sola mossa togliermi pantaloncini e slip, e rimasi lì seduto, il mio affare dritto verso il cielo. Angela appoggiò ancora la testa sul mio petto e lo fissò come ipnotizzata, ancora mordicchiandosi le labbra nel tic che ormai associavo al nervosismo e all’indecisione.

– E’ grosso Antonio………… è grosso davvero………. Voglio……. –

alle parole fece seguire il gesto e con la destra si avvicinò esitante per poi afferrarlo e stringerlo.

– E’ anche caldo, e duro, lo sento vibrare….. –
Io ero immobile, attonito, la mano di mia sorella che mi stringeva l’affare. Pur senza muoversi mi dava sferzate d’eccitazione.

– Posso?………. –

Senza attendere la risposta mosse la mano, su e giù, una lenta sega che mi portò al massimo dell’eccitazione. Angela era concentrata sul movimento, gli occhi fissi, le labbra contratte. Io sapevo che avrei dovuto interromperla ma non ci riuscivo, ero eccitato come non mai per la situazione, per lei, per la mano che scivolava adagio per tutta la lunghezza, a volte fermandosi a coppa sotto i testicoli, quasi a saggiarne la consistenza, a misurarne le dimensioni. Angela portò l’altra mano al suo ventre, sotto i pantaloncini, toccandosi mentre mi toccava.
Il silenzio era rotto solo dalla TV, che nessuno ormai guardava, dai miei rantoli di piacere e dai suoi gemiti sommessi. Andò avanti ancora per qualche minuto e mi avvicinai al punto di non ritorno.

– Angela…… io…. sto per……. –

– Lo so, voglio vederlo, mi piace vedere quando venite, quando tirate fuori il vostro seme, quando spruzzate in alto……. –

Accelerò il movimento, stringendo a metà l’asta diede colpi quasi violenti e il primo spruzzo volò alto su di noi ricadendo poi sulla mia pancia, sul mio petto, a pochi centimetri dal suo volto, seguito da altri spruzzi ugualmente potenti e poi a scemare.
Mentre mugolavo come un forsennato le vidi la mano imbiancata dal mio seme rallentare, stringere quasi a voler estrarre l’ultima goccia, e nelle mie orecchie il suo gemito orgasmico. Aveva goduto anche lei carezzandosi.
Restammo accoccolati così riprendendo fiato, la sua mano ancora sul mio affare che stava perdendo consistenza. Angela si alzò per andare a cercare dei fazzolettini per ripulirci, me ne passò alcuni e mentre si puliva la vidi annusarsi la mano, sentire il mio odore.
Buttò i fazzolettini, anche quelli che le ripassai io, e tornò a accoccolarsi accanto a me, la testa sul mio petto.

– Angela….. non dovevamo, non è corretto –

– Lo so, ma ne avevo voglia, ne avevo bisogno, e poi non è successo nulla, ci siamo solo divertiti un po’ –

– Ma non si fa fra fratelli, lo sai –

– Il tuo coso sa riconoscere la mia mano? La mia mano sa riconoscere che quello è il tuo? Ci siamo dati piacere, tutto qui, non è come essere andati a letto –

– Sì ma…….. non va bene lo stesso –

– Ormai è successo, non darti pensiero e….. grazie fratellino, ne avevo veramente bisogno –

Mi diede un leggero bacio quasi sulle labbra e se ne andò via lasciandomi a riflettere su quel che era appena accaduto.
Il giorno dopo non ne parlammo, però la vidi più tranquilla. Evidentemente aveva avuto veramente bisogno di sfogare la sua tensione emotiva e il metodo, anche se non ortodosso, aveva funzionato. Il tran tran quotidiano riprese, lei al lavoro e io a cercare di far passare il tempo come potevo. Il sabato successivo mi apprestavo a uscire per un giro al pub con degli amici quando Angela mi chiese se poteva venire con me. Era stanca di stare a casa e aveva voglia di svagarsi un po’ ma nessuna di vedere le sue amiche.
Ovviamente non ebbi problemi a portarla con me, anzi a andare io con lei visto che, patentata (io dovevo ancora dare l’esame), aveva a disposizione la vecchia panda di mamma.
Al pub eravamo in nove, io e alcuni amici, chi con la ragazza chi da solo. Presentai Angela a chi non la conosceva e stemmo lì un paio d’ore mangiucchiando panini e patatine, bevendo birra e coca-cola, chiacchierando e scherzando. Una serata tranquilla, rilassante fino a quando non entrò nel locale l’ex di mia sorella in compagnia di un suo amico e due ragazze. Vidi Angela irrigidirsi e ignorarlo ostentatamente quando ci passarono vicino per raggiungere un tavolo.
Poco dopo Angela andò alla toilette con una delle ragazze. Per farlo dovette passare vicino a loro quattro e, al ritorno, vidi lui prenderla per un braccio e dirle qualcosa. Lei dovette rispondergli per le rime perché la faccia di lui si fece dura ma lei si divincolò e tornò in fretta al nostro tavolo, il viso infuriato.

– Che succede Angela, che vuole quello lì? –

– Che bastardo, che bastardo……….. –

– Che ti ha detto? –

– Lascia stare, non voglio nemmeno ripeterlo, che stronzo che è –

– Vado io? –

– No, per carità –

e mi afferrò un braccio per fermarmi

– Lascia perdere, non ne vale la pena, i suoi insulti non contano niente –

Assecondai Angela che sembrava impaurita della mia reazione. In verità ero pronto a mettergli le mani addosso, mi ero infuriato anche io pur non sapendo esattamente cosa le avesse detto.
Tranquillizzai Angela, non avrei fatto niente, ma dentro di me sapevo che non potevo fargliela passare liscia. I miei amici prima allarmati ora si erano rilassati nuovamente, e così Angela che parlava e rideva forzatamente con loro. Fingendo di chattare con il cell mi concentrai. La ragazza alla destra del tipo sembrava fosse quella che lo interessava. Agii su di lei con il mio dono, una cosa leggera, solo per renderla malleabile, e la vidi essere immediatamente più disponibile nei suoi confronti. Poi agii su di lui, con più forza, volevo eccitarlo allo spasimo. Cominciò a allungare le mani su di lei, sulle cosce scoperte da una mini molto generosa, blandamente respinto da lei che rideva come una scema.
A un certo punto attaccai a fondo, eccitando lui come un caprone in calore, contemporaneamente smisi di eccitare lei e, anzi, provai una cosa mai fatta prima, cioè il contrario, deprimerla. Non so se ci riuscii o se bastò smettere di eccitarla, fatto sta che lei s’irrigidì reagendo a lui che ora tentava di baciarla e, quando le mise la mano tra le cosce, spingendolo lontano da se e lanciandogli in faccia il contenuto del bicchiere. Subito la ragazza si alzò e seguita dall’altra uscì dal locale vomitando insulti, lasciando lui a essere sbeffeggiato, apertamente o meno, da tutto il locale. Infuriato si alzò a sua volta e si diresse al bagno, uscì poco dopo asciugato alla meglio e subito si diresse all’uscita. Quando passò vicino a noi scoppiai in una risata fragorosa guardandolo fisso, imitato dai miei amici e da metà del locale. Non osò reagire e filò via seguito dall’altro ragazzo che era con lui. Angela era estasiata, un sorriso trionfante le splendeva sul volto.
La serata proseguì per una mezz’ora e poi salutammo gli amici e tornammo verso casa.
In auto Angela ancora rideva:

– Hai visto la sua faccia? Mamma mia che ridicolo, umiliato davanti a tutti, ben gli sta ah ah ahaahahah –

Ridevo anche io ben sapendo il perché dell’accaduto.
Giunti a casa ci mettemmo in libertà e ci adagiammo sul divano.

– Ancora ripenso a quando lei gli ha tirato la bibita in faccia…. Ah ah ah ah –

– un vero spettacolo, ma che ti aveva detto di tanto brutto per farti infuriare? –

– Lascia stare, un insulto da idiota, ma ha avuto la sua……………. Piuttosto, tu c’entri qualcosa? –

– Che vuoi dire? –

– Non lo so, ho avuto la sensazione che tu c’entrassi nella sceneggiata, anche se non capisco come. Li guardavi fisso come in trance e poi……. è successo –

Euforico per la “vendetta” compiuta, forse per un bicchiere di troppo, forse per vantarmi, mi lasciai andare e le confessai quanto avevo fatto. Era la prima volta che lo facevo, sinora non ne avevo fatto parola con anima viva. Angela lo prese come uno scherzo.

– Certo, e adesso lieviterai per aria. Vai Houdini, fammi vedere i tuoi talenti. Ah ah ah ah –

Non mi piaceva che non mi credesse, stupidamente insistetti e mi lasciai sfuggire il mio misfatto.

– Ridi ridi, eppure anche tu sei stata influenzata………… –

– Certo, ogni volta che ti vedo mi eccito, anzi basta il solo pensiero ah ah ah –

– Ricordi quel giorno che ti appartasti col tuo ex mentre ero in casa? Cosa facesti che non avevi mai voluto fare? –

– Vuoi dire………….? ……….. Non è possibile. Fallo ora, dimostramelo –

– Cosa devo fare? –

– Usa il tuo “dono” se ce l’hai, usalo su di me e vediamo –

– Non è il caso Angela…………………… lasciamo perdere –

– Ahah, ammetti il tuo bluff……… pallonaro –

Non ero in me, avrei potuto accettare lo sberleffo e ritirarmi, invece perseverai nella mia stupida vanteria e mi concentrai.
Angela era seduta sul divano al mio fianco, come sempre vidi un irrigidimento della posizione, gli occhi farsi languidi, le labbra dischiudersi, un’espressione di sorpresa apparirle sul volto.

– Ti basta così? –

– Mmmhhhh, può essere un caso, vai avanti se sei veramente tu a farlo –

Aumentai la pressione, il respiro di Angela si fece corto, affannoso, la lingua le usciva a umettare le labbra, gli occhi le si chiudevano e smorfie di piacere le sconvolgevano il viso.

– Adesso ci credi? Ti basta? –

– Sì, ti credo……. Ma non fermarti, continua Antonio, continua……. Mmmmhhhhhh –

Era bello vederla godere, il corpo teso sul divano, una mano a accarezzarsi il seno da sopra la maglia leggera, l’altra sulla pancia, indecisa se scendere o meno. Mi concentrai a fondo e Angela venne. Così, senza toccarsi o essere toccata, solo con la stimolazione del suo cervello. Ansimò a lungo e lanciò un grido al culmine per poi sprofondare sul divano con un sospiro, le gambe serrate tra di loro, le mani entrambe sul seno.
Riaprì gli occhi:

– Accidenti, non pensavo fosse………. così…………………….. Allora è vero, è colpa tua se l’ho lasciato fare. Mi sono sempre chiesta perché avessi acconsentito quel giorno, era strano che io fossi così eccitata dopo aver litigato con lui. Fratellino, non so se ringraziarti o ucciderti –

– In che senso? –

– Ucciderti perché quel porco s’è preso la mia ultima verginità, e non se lo meritava. Tra parentesi questa sera mi ha chiesto se mi piacesse ancora prenderlo in…. hai capito, davanti a tutti, è questo che mi ha fatto infuriare. Ringraziarti perché ………… mi era piaciuto…………, e anche per questa sera……….. –

– E cosa hai deciso? –

– Di……………..ringraziarti, la tua punizione ce l’hai già, vedo qualcosa sporgere dai tuoi calzoni, sapere che ora andrai in camera tua a sfogarti mi è sufficiente –
In effetti mi ero eccitato anche io a vederla godere e il mio affare premeva sui calzoni per uscire e già preventivavo di ……….. fare da me.
Chiudemmo la conversazione e andammo ognuno nella propria camera. Mi spogliai e mi misi a letto con tutte le più buone intenzioni di masturbarmi, il mio affare non accennava a scendere, Presi a accarezzarmi vedendo davanti agli occhi il volto di Angela mentre godeva. In quel momento sentii l’avviso di un sms, meccanicamente presi il cell e guardai. Era di Angela. Che stupida pensai, eravamo a pochi centimetri di parete di distanza. Il testo era coinciso, perentorio: “Pensami!”.

Mi concentrai ancora su di lei riprendendo a accarezzarmi. Di là della parete sentivo i suoi gemiti sotto la mia azione e, credo, l’opera delle sue dita. Durò pochi minuti e sentii un urlo soffocato, mi bastò per venire, spruzzando il mio seme a macchiare la mia maglia, i miei pantaloncini, a sporcarmi la mano. Andai in bagno a pulirmi e cambiarmi e finalmente tornai a letto per godere del sonno dei giusti.
Era l’ultima settimana prima del rientro dei nostri genitori, presi lo scooter e andai con degli amici a un fiume poco fuori città, ci passai la giornata intera e rientrando la sera potei solo sentire Angela salutarmi, dirmi che andava a dormire presto per essere in forma il giorno dopo e darmi un bacio sulla guancia. Passai un paio d’ore al PC.
Al mattino Angela uscì presto, io dormii sino a tardi e mi alzai solo per preparare il pranzo in attesa del suo ritorno. Arrivò contenta, le avevano accennato a una conferma del posto di lavoro, e mangiò con appetito ridendo e scherzando con me. Al pomeriggio mi raggiunse sul divano.

– Antonio, devo chiederti un favore –

– Dimmi pure –

– Vorrei che tu uscissi con me tra due sere e usassi il tuo “dono” sulla persona che t’indicherò –

– Ma…… che cosa vuoi fare? –

– Voglio vendicarmi di una stronzetta che parla male di me. Come sai sto facendo nuove amicizie oltre le poche vecchie e così mi ha riferito una sua compagna di classe oggi. Tra l’altro è amica di Adriana, quindi potrebbe interessarti aiutarmi. In cambio ti farò conoscere alcune mie amiche, sono carine e so che tu potresti……… attirarle ah ah ah –

Così mi strappò il consenso e due giorni dopo uscimmo assieme per andare in un locale. Facemmo tavolo con due sue amiche e il ragazzo di una di loro. Al tavolo a fianco vidi e salutai Patrizia, la mia compagna di classe con cui ero uscito un paio di volte, insieme a dei suoi amici e amiche. Avrei voluto avvicinarmi a lei ma Angela attendeva l’arrivo della sua “nemica” e così passai il tempo a approfondire la conoscenza con le amiche di mia sorella.

– Eccola, è quella con la camicetta a fiori –

Angela m’indicò quattro persone che erano appena entrate nel locale. Mi girai e vidi tre ragazzi e una ragazza, camicetta ampia a fiori, mini color panna, tacco alto con allacciatura alla schiava, capelli castani lunghi, un bel sedere e, vista di lato, anche un bel seno prosperoso. Quando si girò riconobbi Eleonora, l’amica di Adriana testimone del casino di poche settimane prima.

– La conosco –

– Come fai a conoscerla? E’ una tua amica? –

– No, è la ragazza che mi ha riaccompagnato a casa quando successe il casino con Adriana e il ragazzo. Cosa vuoi che faccia? –

– Non lo so, col mio ex hai saputo inventare bene, una cosa del genere, vedi tu, io voglio solo che tutti la prendano in giro –

– Lascia fare a me, non doveva parlarti dietro –

Mi concentrai sui quattro eccitando i loro centri nervosi, come risultato cominciarono a essere iperattivi, eccitati, lasciandosi andare a battute lascive e risate fragorose che attrassero l’attenzione di tutto il locale, con lei al centro che si godeva le attenzioni del trio come una principessa che dovesse decidere a chi dispensare i propri favori.
Ora erano stati notati. Mi concentrai su Eleonora e il ragazzo seduto vicino a lei, s’illanguidirono, la mano di lui scese sulle cosce di lei e quando Eleonora s’alzò dirigendosi verso il bagno lui la seguì. Il resto è facile da immaginare, spinsi sui loro centri d’eccitazione e qualche urletto superò il brusio della gente presente cosicché tutti o quasi avevano intuito cosa stessero facendo. Nulla di anormale, capitava ogni tanto ma non avevo intenzione di fermarmi lì. Quando tornarono al tavolo, le facce soddisfatte, sentii le solite battutine, risatine, vidi i soliti ammiccamenti e poi ognuno tornò a interessarsi ai fatti suoi.

Ora mi concentrai su un altro dei ragazzi, e ancora su Eleonora, presto si alzarono entrambi, ancora verso i bagni, e ancora si udirono degli urletti tanto che anche il personale e il proprietario cominciarono a mostrarsi infastiditi. Ancora tornarono e ancora mi concentrai, su Eleonora e il terzo ragazzo, e si ripeté la scena verso i bagni mentre i due altri ragazzi parlavano e ridevano tra di loro, battute anche pesanti verso Eleonora, un po’ da stronzi. Eleonora tornò ancora seguita dall’ultimo ragazzo. Lei aveva la faccia stravolta, il trucco un po’ sfatto anche se ancora sorridente. Tutti gli occhi erano puntati su di lei che beatamente ignorava che tutti sapessero che si era appena ripassata tre ragazzi, pensava che nessuno se ne fosse accorto o magari nell’eccitazione da me provocata nemmeno ci aveva fatto caso. I quattro finirono le loro bibite e si diressero alla cassa, dove il proprietario li guardò severo senza però dire nulla finché non uscirono. Poi guardò verso il barista scuotendo la testa. Da parecchi tavoli s’alzò una risata.
Angela mi abbracciò e mi sussurrò all’orecchio:

– Grazie fratellino, sei stato perfetto. Adesso voglio proprio vedere cos’avrà da ridire quella stronza –

La serata proseguì e io parlai molto con Manola, l’amica di Angela, che sembrava disponibile a flirtare con me. Il tempo volò, la mia attenzione era tutta per lei e solo quando venni urtato alla spalla mi accorsi di Patrizia col volto buio che mi fissava andando via. Mi aveva urtato apposta, sicuramente, infastidita dal mio chiacchiericcio con Manola. In cuor mio la mandai a quel paese; uscendo con lei non avevo rimediato molto. Avrei potuto usare il mio dono ma avevo preferito fare le cose normalmente.
A una certa sciogliemmo la serata, Manola e io ci scambiammo il numero di cell e andammo tutti a casa.

Nel viaggio di ritorno Angela era euforica.

– Quella stronza non potrà più farsi vedere in quel locale, c’erano anche tanti che la conoscono, vedrai come si sparge la voce. Che troia……….. per colpa anzi merito tuo –

– Non proprio, io posso eccitare le persone, ma quel che fanno è una loro scelta. Se se li è scopati tutti e tre è perché l’ha voluto lei. Sicuramente lo stato d’eccitazione che ingenero obnubila un po’ la capacità di ragionamento ma non fino a quel punto. Fondamentalmente…….. era già troia di suo –

– Non importa, adesso capirà cosa significa sentirsi parlar male alle spalle. E tu? Ti piace Manola? Hai…….. anche con lei? –

– Sì, mi piace, e no, non l’ho influenzata, ora come ora preferisco fare le cose alla vecchia maniera, non dico che non lo farò ma questa sera no. –

Arrivammo a casa e ci mettemmo in libertà, non era poi molto tardi e decisi di guardare un po’ di TV. Angela mi raggiunse e si sedette di fianco a me, appoggiando ancora la testa sul mio petto come d’abitudine.

– Il tuo “dono” è proprio un dono Antonio, quasi quasi t’invidio, sai quante ne farei se lo avessi io. Tu come ti regoli, lo usi per fare conquiste, per ammorbidire le ragazze, per provarci con le donne mature, come fai? –

Le raccontai tutto dall’inizio, comprese le mie paure, le mie piccole “azioni” , facendola ridere della professoressa che conosceva la quale scappava per il corridoio con le guance rosse,
Le raccontai anche di Adriana, questa volta la versione completa, compresa la mia rabbia di innamorato deluso.
Angela mi ascoltava e commentava di tanto in tanto. Quando ebbi finito restammo alcuni secondi in silenzio.

– Antonio, devo andare a dormire, domani mi alzo presto, ma prima vorrei chiederti due cose –

– Dimmi pure –

– La prima è………. di usare ancora il tuo dono su di me, la seconda è di…………. farmelo vedere ancora –

– No Angela, per la prima non c’è problema ma la seconda no, dai, lo sai che non è giusto –

– Ti prego Antonio, voglio vederlo ancora, e poi ti devo ringraziare per questa sera –

– Non mi devi nulla, dai Angela, faccio io, già ti vedo un po’ eccitata, basterà poco –

Angela non si diede per vinta, contro il mio volere allungò la mano a carezzarmi da sopra i pantaloncini. Come ovvio il mio affare si svegliò iniziando a gonfiarsi. La mia resistenza durò molto poco, alla fin fine le mie remore morali erano più di facciata che altro, mi sarebbe piaciuto farmi fare ancora una sega da Angela.
Mi scesi i pantaloncini, che portavo senza slip, e la lasciai fare. La sua mano correva dai testicoli alla punta in carezze leggere, poi cambiò posizione, si lasciò scivolare sul pavimento e m’impugnò saldamente con entrambe le mani. Mentre con una mi segava l’altra si muoveva circolarmente sul glande, poi scendeva a impadronirsi dello scroto e del suo contenuto, lo stimolo era fortissimo per me, la vedevo intenta, fissa, ancora a mordicchiarsi le labbra.

– Dai Antonio, concentrati su di me –

Lo feci, e gli occhi si le si fecero ancora più languidi. La mano andava più veloce, nascondendo e facendo riapparire la cappella che si era gonfiata a dismisura.

– E’ grosso Antonio, mamma mia, mi piace, mi piace il tuo coso, voglio…. –

Alle parole fece seguire i fatti, si chinò in avanti e appoggiò le labbra al glande scoperto.

– No Angela, fermati, una sega va bene ma questo no –

Ero impaurito da lei, temevo che ci saremmo spinti oltre e non volevo.

– Lasciami fare, questo è il mio ringraziamento per te –

Mi abbandonai, dentro di me pensai: una bella ragazza mi sta per fare un pompino, chissenefrega di chi è.
Recepito il consenso Angela abbassò ancora la testa aprendo la bocca, fece entrare la punta e poi serrò le labbra iniziando a muoverle su e giù, cercando ogni volta di farne entrare di più. Dopo vari tentativi c’era riuscita per tre quarti circa, se lo tolse per riprendere fiato.

– Non ci riesco, non fino in fondo, è troppo grosso, mi strozza……. –

– Va bene così Angela, va bene così –

sospirai, e lei riaprì le labbra e con la lingua lo leccò intorno al glande per poi riempirsene ancora la bocca e fare ancora su e giù, le labbra strette intorno all’asta grondanti saliva. La mano si muoveva intorno alla parte rimasta fuori, le guance s’incavavano nel succhiare, mi avvicinai presto al punto di non ritorno.

– Angela, ci sono quasi.. –

Intensificò la sua azione e quando venni se ne accorse staccò la bocca per segarlo con entrambe le mani mentre io spruzzavo il mio seme dappertutto e lei guardava come incantata.

– Mi piace vederti sborrare, mi piace quando esce, sì fratellino, godi, godi godiiiii –

Continuò a muovere le mani finché nulla più mi uscì fuori. Avevo fatto un disastro, sulla maglia, sul mio ventre, sulle sue mani, sul divano. Qualche schizzo minore le era anche arrivato in faccia, vicino al naso. Angela pareva in trance, appoggiò ancora le labbra sulla punta, in un bacio fugace, e si rialzò. La vidi avvicinare la mano alla bocca, non sono sicuro se diede una rapida leccatina al mio seme, ero troppo frastornato.

– Buonanotte fratellino, grazie –

e mi lasciò sul divano a pensare come avrei fatto per pulire.

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