La mia avventura con Lucia e con la sua sorpresa by ibapatbi [Vietato ai minori]




Era una giornata di giugno e io ero appena stato bocciato ad un esame che stavo preparando da molti mesi. Ero triste e molto incazzato, sia con me stesso che con il professore che mi aveva umiliato davanti a tutti. Il suo commento era stato: -Ma dove vuoi andare con questa preparazione?-; io non sapevo cosa rispondergli perchè quel commento era arrivato a freddo dopo che avevo risposto a praticamente tutto, ma lo stronzo è noto in tutta la facoltà per essere uno che pretende più di quello che c’è scritto sui libri. Così risposi: -Sono mesi che studio questo esame, tutti i giorni, tutto il giorno!-. Lui esibì un sorriso beffardo come se non stesse aspettando altro e sbottò: -quello che conta non è la quantità ma la qualità e se tu stai studiando da così tanto e mi sai dire solamente queste cazzate vuol dire che sei stupido e che non ci fai nulla in questa facoltà! Per cui alza il culo dalla sedia e vattene via.-
Così mi alzai da quella dannata sedia e uscii fuori dall’aula a testa basta, senza guardare nessuno e cercando di non far vedere gli occhi lucidi dalla rabbia e dalla disperazione, perchè quella bocciatura poteva impedirmi di non prendere la borsa di studio l’anno successivo, e di conseguenza non mi sarei potuto permettere la casa in cui abitavo.
Io infatti sono uno studente al quarto anno medicina sono fuori sede in una grande città che preferisco non rivelare.

Comunque tornando al racconto, dopo essere stato bocciato tornai a casa, e mi fiondai in doccia per cercare di lavar via la mia rabbia e la mia delusione. Ero stato mesi chiuso in casa da solo per imparare tutte quelle nozioni, per cui ero mesi senza scopare, mesi senza toccare una ragazza. L’unica cosa che ebbi toccato in quei mesi era il mio cazzo.
Per cui mi sentivo come se avessi buttato via tutti quei mesi, di aver sprecato il mio tempo inutilmente. Per cui decisi di non stare a casa quella sera ma di uscire.
Alcuni miei colleghi che avevano passato l’esame mi chiesero di uscire con loro per festeggiare, ma io non avevo un cazzo da festeggiare. Nonostante quello ci pensai su perché sapevo bene che ci sarebbe stata anche Silvia, una mia collega davvero molto bella, era bassottina, magra, con un culo di marmo e delle tette incredibili. Quando la vedevi in costume era impossibile non fissarla a bocca aperta e lei sapeva benissimo quali erano le sue doti, infatti indossava sempre magliette molto scollate apposta per farci impazzire. Nonostante quello decisi di non andare, non volevo stare con quegli stronzi felici.

Per cui presi una macchina e iniziai a girare da solo. Girare in macchina mi ha sempre rilassato. Non era una grande macchina ( fiat panda del 2002, presa usata con i miei risparmi a 19 anni) ma faceva il suo dovere.
Per poter andare un po’ più veloce andai verso la periferia della città. Erano le 22:30 di mercoledì per cui non c’era molta gente in giro, però era l’ora in cui iniziavano ad uscire le puttane.
Io non ero mai andato a puttane, non ne ho mai avuto bisogno perché comunque sono un ragazzo che molte ragazze considerano bello, con un fisico asciutto ma muscoloso, per cui spesso riuscivo a farmi le mie scopate. Però in quel momento ero mesi che non scopavo e avevo addosso una voglia assurda e vedere quelle donne praticamente nude che mi facevano gesto di fermarmi mi fece venire il cazzo duro per cui accelerai per evitare di fermarmi.
Dopo 30 minuti di guida mi era venuta sete, per cui cercai un pub vicino su google maps e mi ci avviai.
Arrivato nella via del pub parcheggiai, scesi dalla macchina e mi avviai verso il pub.
Era quasi mezzanotte e quando entrai all’interno del locale scoprii che c’era meno gente di quanto mi aspettassi, “meglio così” pensai, non avevo voglia di sentire gente ubriaca urlare cazzate. Mi sedetti in un tavolo di fronte al bancone, al centro del locale, il classico tavolo con gli sgabelli giganti.

Nel mentre che attendevo il cameriere, presi il telefono in mano sperando che qualcuno mi avesse cercato ma l’unica notifica che c’era era quella di un cazzo di invito a giocare ad un gioco di facebook. Rimisi il telefono in tasca e mi guardai in torno. C’erano 20 tavoli nel locale ma solo 5 erano occupati. In uno c’ero io, nel tavolo in fondo c’erano 4 uomini sulla 40ina ben vestiti, “saranno in città per qualche convegno” dissi tra me e me. Dietro di me c’erano due coppie in due tavoli, e nel tavolo sulla mia destra c’erano due signore sulla 50 probabilmente due colleghe di lavoro senza mariti visto che nessuna delle due aveva la fede al dito.
Notai poi che nel tavolo accanto al mio c’era un bicchiere di vino bianco mezzo pieno ma che non c’era seduto nessuno, e mentre cercavo con lo sguardo se ci fosse il proprietario arrivò il cameriere per l’ordinazione. Ordinai una 0,50 weiss. Il cameriere annotò l’ordinazione in un foglietto e andò a preparare la birra e mentre guardavo il ragazzo intento a riempire il bicchiere, con la coda dell’occhio vidi che qualcuno era uscito dal bagno e si stava muovendo verso di me, girai la testa e vidi una strafiga bionda: la proprietaria del vino. Era una ragazza sui 25-26 anni, bionda con gli occhi azzurri, naso delicato e una bocca per cui avrei donato un rene per poterci mettere il mio cazzo. Sarà stata alta circa 1,75 quindi poco più alta di me, ma con i tacchi arrivava a 1,85 almeno. Aveva un vestito nero, che scendeva poco al di sopra del ginocchio, e che valorizzava un fisico perfetto già di suo. Probabilmente la stavo guardando con la bava alla bocca perché lei mi guardò e fece un sorriso malizioso.
Una volta arrivata al tavolo si sedette dandomi le spalle e mentre le fissavo il culo pensando a quanto fosse stretto quel buco arrivo il cameriere con la mia birra. Ringraziai, pagai e bevvi un grande sorso.

Mentre ero a metà birra accadde l’inaspettato, la figona si girò, mi guardò e disse: -Senti, io odio stare seduta da sola, mi fa sentire triste, mi posso sedere al tuo tavolo?-, io rimasi scioccato per la mia fortuna, “dopo tutta la merda che mi è piovuta addosso, finalmente qualcosa sta andando per il verso giusto” pensai, e risposi con un sorriso: -Certamente-.
Lei si alzo lentamente e si sedette affianco a me, -Io sono Lucia, piacere- disse, -Il piacere è tutto mio-, replicai, -io sono Roberto-.
Lei sorrise e iniziammo a parlare del più e del meno, nel frattempo finii la birra e ordinai un mojito mentre lei continuò con il vino bianco. In quei minuti scoprii che lei lavorava in un negozio di consmetici, che era single da 6 mesi (fu una delle prime cose che le chiesi, perché ovviamente il mio obiettivo era di mettere la mia faccia in mezzo alle sue gambe) e che viveva da sola in quel quartiere e che si sentiva sola e per quel motivo era venuta in quel pub. Mi confidò inoltre che non aveva molti amici perché anche lei come me non era del posto e che si era trasferita li per lavorare. C’era un buon feeling tra di noi, ma mentre chiacchieravamo la birra fece il suo effetto per cui mi scusai e andai in bagno a scaricare la vescica.
Ci misi un po’ perché mentre parlavo con Lucia non potevo non pensare a come sarebbe stato farsi fare un pompino da quelle calde labbra, di come sarebbe stato toccare la sua lingua con la mia e di come fosse dolce la sua figa, per cui il mio cazzo era bello duro e feci fatica a far rilasciare lo sfintere interno.
Dopo che svuotai la vescica mi lavai le mani e uscii dal bagno e la prima cosa che notai è che il mio tavolo era vuoto! Mi avvicinai a passo svelto guardandomi intorno per cercare dove fosse la ragazza, “Brutta troia, se n’è andata via senza neanche salutarmi” pensai, ma poi vidi sul tavolo un foglio di carta con scritto sopra: “Via Sardegna n°34, terzo piano”.
Mi stava per venire da piangere dalla felicità, chiesi subito al barista se sapeva dove fosse quella via e mi diede le indicazioni.
Era solamente a due isolati per cui andai a piedi a passo lento per evitare di raggiungerla in strada.
Arrivai al palazzo e trovai il portone aperto. Entrai lentamente e piano piano iniziai a salire le scale. Giunto al terzo piano c’era una porta aperta, e dentro era tutto buio.
Feci un lungo respiro ed entrai senza sapere a cosa stavo andando incontro.

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