La libertà oltre la soglia di casa by Claudio78 [Vietato ai minori]




La libertà oltre la soglia di casa di Claudio78 New!

Note dell’autore:

Filippo è un uomo meschino, di scarsi valori morali e di indubbie limitazioni sessuali. La moglie Ramona è vittima della sua gelosia e per questo non può lavorare. Finché lui non le propone di aiutare Remo, l’anziano vicino, nelle faccende di casa.

Ramona e Filippo si erano sposati a 28 anni, ma stavano insieme da quando ne avevano 14. Erano la classica coppia che si era conosciuta a scuola e poi, complice anche la vicinanza tra le loro abitazioni, aveva continuato a frequentarsi finché non era scoccata la scintilla.
Avevano fatto tutto insieme, soprattutto le prime esperienze sessuali, erano cresciuti insieme sotto ogni punto di vista.
A volte lei provava un po’ di invidia nei confronti delle amiche che raccontavano di rapporti frizzanti, eccitanti, fatti di nuove esperienze, di sesso dolce e di sesso brutale, selvaggio, mentre lei si era rassegnata quasi subito alla staticità della vita sessuale imposta da Filippo. I loro rapporti si svolgevano solo a letto, alla missionaria o a pecorina, con scarso interesse nei confronti dei preliminari o di altre posizioni, ma anche di qualsiasi cosa che rompesse la routine. Filippo l’amava, ma concepiva il sesso come un atto mirato a ribadire il possesso della donna, più che come la sublimazione del rapporto di coppia.
Come se non bastasse, era un marito molto geloso. Troppo geloso. E Ramona iniziava a soffrire di questo. La sua mente vagava spesso nei ricordi di fantasie che aveva represso così a lungo da pensare di averle addirittura dimenticate. Così, spesso, approfittava del bagno come di un luogo intimo in cui masturbarsi come puro atto meccanico, come valvola di sfogo per il ribollire di sensazioni di cui sentiva il bisogno ma che non riusciva a provare.
Nel momento in cui i due si erano resi conto che il loro budget familiare aveva bisogno di essere supportato non solo dal lavoro di lui ma anche da quello di lei, avevano valutato varie soluzioni ma nessuna era andata a buon fine per l’opposizione di Filippo, non disposto a mandare Ramona in un luogo pieno di uomini che potessero concepirla come una possibile preda.
D’altra parte, ciò sarebbe stato inevitabile. Per quanto l’abbigliamento di Ramona fosse molto castigato perché sottoposto al controllo di lui, le sue curve erano tali da non passare inosservate.
Alta 1,70 mt, aveva ereditato da sua madre la corporatura snella e dalla nonna un seno davvero splendido, una quarta misura piena, soda, che era diventata la sua maledizione visto che Filippo voleva evitare in ogni modo di esporla.
Come se non bastasse, il suo profilo sinuoso era completato da dei fianchi leggermente larghi che però erano abbinati ad un sedere che messo a pecorina dava le stesse emozioni di una grande opera d’arte. Per contro, Filippo era abbastanza inconsistente come uomo, cosa che tutte le amiche di Ramona avevano sempre cercato di farle capire, spingendola a cercare di meglio. Ma l’amore per quell’uomo di mezza altezza, perennemente imbronciato, fisicamente in declino già a soli 35 anni, aveva prevalso.
Ramona avrebbe tanto voluto iniziare a lavorare, per avere un’opportunità di espressione in un mondo che era costretta a vivere passivamente tramite il filtro del marito. Ma non le era stato consentito.

Fu, dunque, una sorpresa quando, una sera, durante la cena, Filippo fece una proposta inaspettata.
“Sai che Remo si è deciso a prendere una persona che lo aiuti per la casa?”.
Remo non era altro che un condomino della palazzina popolare in cui la coppia abitava. 68 anni, era rimasto vedovo da due ed era benvoluto da tutti per la sua gentilezza e cortesia. Un uomo d’altri tempi, era il modo in cui spesso veniva definito. Da tempo non aveva più alcun rapporto con la figlia, che molti del palazzo non avevano mai visto, dato che da anni non si faceva più vedere. L’unica persona che gli era rimasta era quello che lui chiamava “nipote” ma che altro non era che il figlio di suoi carissimi amici e che ogni tanto passava a salutarlo. E spesso, in queste visite, insisteva perché Remo, che comunque godeva di una discreta pensione, si facesse aiutare da qualcuno per la casa o che ne scegliesse una più piccola, più gestibile. Ma di cambiare casa non se ne parlava, quello era l’ultimo ricordo di sua moglie e non voleva lasciarlo.
“Speriamo trovi una brava persona”, commentò Ramona con grande sincerità. “Mi auguro che non trovi nessuna che se ne approfitti”.
“Appunto, era proprio a questo che stavo pensando – replicò Filippo – Penso che a lui faccia più piacere una persona conosciuta piuttosto che una di cui non sa nulla. E poi lui non ha eredi…”
Con gli anni e con l’aggravarsi della loro situazione finanziaria, Filippo era diventato molto più cinico ed opportunista, cosa che a Ramona non piaceva affatto.
“Non ti seguo”, gli rispose lei.
“Perché non vai ad offrirti tu? Volevi lavorare no?”.
Ramona capì al volo il pensiero del marito: da un lato c’era la folle idea di una eredità da conquistare, dall’altra la convinzione che un uomo di 68 anni fosse un pericolo molto minore per l’integrità di sua moglie. Era un ragionamento che non condivideva ma se non altro le dava la possibilità di uscire da quella casa.
“Può essere una possibilità”.
“Bene – rispose lui con un sorriso – perché gli ho già parlato, abbiamo discusso anche del compenso e ti aspetterebbe domattina”.
Ramona non ebbe il coraggio di criticare il comportamento del marito.
Quella sera lui la fece stendere sulla schiena e lasciandole la mutandina su una sola coscia, la montò con la solita routine, che per Ramona consisteva nel dolore di una penetrazione senza eccitazione e che quella volta, purtroppo, durò più a lungo del solito.
Il mattino seguente lei si presentò da Remo, che su espressa volontà di suo marito, chiamava “Signor Remo”, in modo da tenere le distanze.
“Per favore, non chiamarmi più così – le disse dopo una breve chiacchierata – almeno quando sei qui chiamami per nome o mi farai sentire più vecchio di quanto io non sia già”.
Non aveva dubbi che frequentare Remo avrebbe migliorato la sua qualità della vita: Ramona apprezzava quell’uomo così gentile, che per uscire a fare una passeggiata indossava la giacca e la cravatta.
A volte, rincasando, Remo le portava un fiore o altri piccoli pensieri senza alcun tipo di motivazione. Tranne una.
“Mi spiace Remo, ma io non posso portarli a casa – mio marito impazzirebbe”.
“Scusami tu – le rispose – ma se vuoi puoi tenerle qui. So che rischio di essere inopportuno ma lo facevo per mia moglie e questi piccoli gesti mi fanno sentire vivo. Spero non ti dispiaccia”.
Ramona avrebbe voluto abbracciarlo ma si trattenne. Adorava quell’uomo.
La sua casa testimoniava una storia intensa, fatta di fatica, di sacrifici, ma anche di soddisfazioni. Queste, però, non poteva più condividerle con nessuno.
Un giorno, Ramona ritirò la posta e notò che un plico era danneggiato, la carta imbottita era strappata in un angolo ma per fortuna la rivista all’interno era integra.
Tuttavia, nel riordinare l’appartamento, oltre a quotidiani e copie della Settimana Enigmistica, non aveva mai trovato riviste e ciò la incuriosì. Sbirciò all’interno della busta per quanto riuscisse a fare e rimase allibita trovandosi ad osservare il seno prosperoso di una giovane donna ritratta in copertina mentre dietro di lei si vedeva il petto di un uomo che la teneva per i fianchi.
Remo abbonato ad una rivista porno? Ci pensò un attimo e poi la sua sorpresa scemò: evidentemente lui aveva ancora pulsioni sessuali che in assenza della moglie no sapeva come soddisfare. In effetti non ce lo vedeva proprio Remo con una prostituta.
Quel pensiero, però, la toccò nel profondo. Era la prima volta che vedeva Remo come un uomo e non come un anziano vicino.
Riprese a pulire l’appartamento e pochi minuti dopo Remo rientrò. Come sempre le porse un fiore, una semplice margherita colta durante la sua passeggiata.
Si tolse la giacca e notò la posta arrivata. Lei con la coda dell’occhio lo teneva sotto controllo e non le sfuggì l’espressione soddisfatta dell’uomo quando vide la busta contenente la rivista.
La prese e si avviò verso il bagno.
Ramona ebbe un sussulto quando nella sua mente balenò l’idea di spiarlo. Fu a lungo combattuta sul da farsi, ma alla fine cedette al suo impulso e senza fare rumore si posizionò davanti alla porta del bagno, appoggiando l’occhio al buco della serratura.
Remo era in bella vista, di profilo, seduto sul water: mentre con la sinistra teneva la rivista aperta sulla pagina che mostrava una mora dalle curva abbondanti in una pecorina con bella vista sul buco del culo, con la destra si teneva il cazzo, che però non sembrava volerne sapere di animarsi.
Continuò ad insistere e dopo poco Ramona vide materializzarsi una cappella rossa al termine di un cazzo non di grandi dimensioni ma che sembrava molto duro. Remo si sputò sulla mano per poi bagnarsi la cappella e ricominciare a menarselo sempre più velocemente, ogni tanto buttando indietro la testa a testimoniare il suo godimento. Finché, all’improvviso, non si alzò e compiuti un paio di passi si mise davanti al lavandino. Puntò il cazzo verso di esso e aumentando il ritmo della sega per quanto potesse, esplose nella tanto attesa eiaculazione.
Quando il cazzo fu ormai un pezzo di carne penzoloni, Remo lasciò la rivista per terra ed appoggiò entrambe le mani sul lavandino, concedendosi qualche istante di riposo.
Ramona era stupita, ma anche molto eccitata da ciò che aveva visto. Tanto da non rendersi neanche conto di aver messo la mano tra le gambe.
Si rialzò rapidamente e si allontanò senza fare rumore.
Quando Remo uscì dal bagno, lei stava finendo di sistemare la cucina.

Note finali:

Questo è un racconto erotico, indubbiamente, ma vuole anche lasciare spazio a dei sentimenti. Non so se ci sono riuscito, ma commenti e suggerimenti sono graditi. Potete inviarli a clamartinel78@gmail.com

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