La cava




Sono un geologo libero professionista di cinquanta anni, mia moglie Frida è una biondina assai bella, alta m.1,60, belle tette e un culetto da sogno, cicciottella ma non troppo, è molto più giovane di me e questo in passato mi ha creato dei problemi sino a quando ci siamo accordati: io ogni tanto le procuro degli amanti occasionali e lei li scopa in mia presenza, tutto qui. Il mio lavoro mi ha portato a dover procurare una cava di porfido verde, roccia piuttosto difficile da trovare normalmente ma non nella zona in cui vivo, richiestami da un cliente africano che ricercava tale materiale per ricavarne piastre per la pavimentazione di una sontuosa abitazione di un facoltoso personaggio politico/religioso keniota. Non avrebbe badato a spese ma la gestione della cava doveva essere completamente affidata alla sua ditta che sarebbe intervenuta con personale e mezzi di loro appartenenza, questo per inspiegabili motivi dottrinali. Ho trovato una vecchia cava in disuso ma ancora sufficientemente produttiva, non molto lontano da casa mia ma assai isolata in mezzo ai boschi, ho proceduto alle pratiche per l’acquisto e la concessione del permesso di estrazione e dopo alcune settimane ho ricevuto la visita del mio cliente, successivamente sono arrivati i mezzi di estrazione ed il personale, che a loro dire era esperto del mestiere. Il lavoro consisteva lella estrazione di grossi blocchi di porfido che sarebbero stati poi trasportati al loro Paese per esservi lavorati. Il piazzale prospiciente la zona di cava si prestava per essere attrezzato a piccolo cantiere con alcuni baraccamenti adibiti ad ufficio, magazzino, dormitorio e cucina/mensa, il tutto occorrente per il personale composto da un capo e quattro operatori, quattro neri giganteschi, tutto muscoli. Non passarono molti giorni che il cantiere iniziò l’attività, il lavoro doveva essere ultimato entro cinque mesi e non oltre, per rispettare gli accordi che prevedevano in caso di ritardo una forte penale per la Ditta. Tutto procedeva bene fino ad un certo giorno quando i quattro operai pretesero di avere un permesso di una settimana per ritornare al loro villaggio dove si celebrava la festa della Terra Feconda. Il capo si collegò con i suoi superiori che non ne vollero sapere a causa delle scadenze e di conseguenza gli operai minacciarono uno sciopero. Mi convocarono e mi spiegarono che volevano partecipare alla festività durante la quale, oltre ai banchetti e le libagioni si potevano avere liberi rapporti sessuali con qualsiasi giovane femmina del paese, sposa o nubile, era una occasione unica che si ripeteva ogni cinque anni, da non perdere. Confabulai con il capo ed ebbi una idea, gli dissi che avrei procurato una bella donna per di più bionda, purché rimanessero, lui invece doveva procurare cibarie e beveraggi in abbondanza. I quattro neri, un poco titubanti accettarono e rimanemmo così d’accordo per il sabato sera. Tornato a casa feci partecipe della cosa mia moglie e le proposi di essere lei la donna bionda promessa, subito non sembrò gradire la cosa anche perché non l’avevo interpellata prima di concludere, ma poi dopo che le avevo descritto i quattro torelli, accettò ma a condizione di poterli vedere prima, infatti il giorno dopo la condussi al cantiere e la presentai, quando la videro i quattro trasecolarono dal piacere, naturalmente non avevo detto a nessuno che si trattava di mia moglie neppure al capo.
Il sabato sera giungemmo al cantiere verso le nove come d’accordo, notai subito dei cambiamenti, avevano eretto una specie di grande tendone quadrangolare presso la cucina, i cui teli laterali erano per ora rialzati mostrando così l’interno arredato con bei tappeti e cuscini di ignota provenienza, sembrava la tenda dello Sceicco Bianco, molto invitante. Non c’era ombra dei quattro, il capo invece ci accolse con calorosi ossequi invitandoci ad un tavolino con varie bevande.
continua

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