LA CANTANTE DEL GRUPPO by bono [Vietato ai minori]




LA CANTANTE DEL GRUPPO

 

Qualche anno fa con un gruppo di amici, decidemmo di mettere su un gruppo musicale col quale, oltre a passare del tempo in maniera sana, potevamo anche fare qualche euro animando feste di matrimonio, compleanni, sagre di paese ecc. La cosa funzionò bene, ci accorgemmo  però, che mancava la voce femminile, così iniziammo a contattare diverse ragazze, dopo tanti tentativi, trovammo la voce che ci interessava. Era la voce di Monia, una ragazza che conoscevamo bene un po’ tutti, ma che non avevamo contattato perché sapevamo fosse fuori per studi.

Monia è sempre stata una bella ragazza, 26 anni, sveglia e vivace, alta 1.65, snella, fisico ben curato, capelli neri e lunghi fin sopra le spalle, occhi neri, carnagione oscura ma non eccessivamente, quel tanto da rendere una donna affascinante e seducente, gambe affusolate, cosce ben scolpite e sode, un culetto alto e sodo e una terza di seno. Insomma la ragazza perfetta che tutti i maschietti vorrebbero avere accanto a loro e che mostrerebbero come trofeo mentre passeggiano mano nella mano; l’unico suo difetto, quello di essere un po’ ingenua, ma questo, a mio parere, ha poca importanza. A me è sempre piaciuta, ma un po’ per l’età (lei 26 io 35) un po’ perché ci conosciamo da bambini, dato che siamo vicini di casa, ho sempre cercato di non farmi venire certi grilli per la testa; ma ora era diverso.

Era ovvio che Monia doveva imparare e provare le sue canzoni al di fuori delle prove d’insieme, e siccome gli altri componenti del gruppo avevano poco tempo libero se non quello che dedicavano per provare insieme, toccò a me, che avevo i pomeriggi liberi, aiutarla a provare. Iniziammo così iniziammo a  provare da soli, e man mano che passavano i giorni la nostra amicizia diventava sempre più stretta, più intima e confidenziale, passando pomeriggi e sere intere a parlare e a confidarci  l’uno con l’altra. Tra di noi non c’erano ne segreti ne tabù, a volte lei esagerava, si vestiva con vestitini leggeri e corti mettendo in bella vista le sue splendide cosce, o si sedeva abbastanza comoda a gambe aperte facendo intravedere il suo intimo, o si sistemava le calze alzando del tutto il vestito… beh immaginate che spettacolo.

Diverse volte ci capitò di viaggiare insieme, una sera mi chiese di fermarmi in area di sosta perché doveva far pipì; fin qui tutto normale, se non che, una volta scesa dalla macchina, al posto di mettersi nascosta al riparo dalla luce dei fari per non farsi vedere, si mese di fronte a me, in bella vista, alzò il vestitino, abbassò il perizoma ed iniziò a fare il suo bisognino, finito il tutto salì in macchina chiedendomi se mi fossi girato dall’altra parte o se avessi visto il tutto; che dovevo dire? Ovvio che feci finta di nulla, chiedendo cosa avrei dovuto vedere; in realtà stavo soffrendo maledettamente, col cazzo duro che premeva da sotto i pantaloni. Non vedevo l’ora di arrivare a casa, così da potermi sfogare con una sega.

Non volevo mancargli di rispetto ne tantomeno creare certi inconvenienti, ma per me la cosa era diventata una tortura, le volevo saltare addosso, era diventata la mia ossessione, dovevo trovare il modo per averla, ma dovevo stare molto attento. Intanto lei continuava con quei suoi atteggiamenti provocatori, che non capivo se li facesse ingenuamente (dato che è nel suo carattere) o fosse un messaggio volontario, quando ci vedevamo per provare o per parlare, non mi guardava mai in viso, il suo sguardo si fissava altrove, seguendone la traiettoria mi accorsi che stavano puntati verso il mio pacco. Ormai, ogni qualvolta viaggiavamo, le sue richieste di fermata per far pipì erano una routine obbligatoria. Dovevo passare all’attacco e porre fine a questa tortura; o la va o la spacca.

Una venerdì sera, rientrando da un pomeriggio di shopping al centro commerciale, mi accosto in uno slargo alberato a pochi chilometri dal nostro paese, lei mi chiese:

–          Come mai ti sei fermato qui?

–          Devo fare pipì!

–          Ma siamo quasi arrivati!

–          Lo so, ma ho la vescica che sta per scoppiarmi! Non resisto più.

senza spegnere ne il motore ne i fari, scesi dalla macchina, e proprio come usa fare lei, mi posiziono davanti alla macchina e di profilo, sbottono i pantaloni e tiro fuori il cazzo mezzo duro, iniziando a liberare la vescica; lo tengo con la destra così da lasciarlo in bella vista e chino la testa un po’ per far finta di controllare il getto dell’urina, ma in realtà con la coda degli occhi guardo dentro la macchina, e vedo lei appiccicata al parabrezza per vedere meglio. Finisco il mio bisogno con una bella scrollatina mi abbottono e salgo in macchina. Lei si era sdraiata nel sedile fingendo di messaggiare con il cellulare, la guardo e riprendo a camminare, appena arrivati prima di scendere, ridendo dice:

–          Certo che non è facile maneggiare una tubo dalle dimensioni notevoli!

–          Hai guardato vero?

–          No affatto! L’ho intuito dal fruscio del getto…

–          Che stronza!!!

–          Dai domani sera passo e usciamo un po’.

–          Ok, a domani.

Ora mi ero assicurato, i suoi atteggiamenti non erano affatto ingenui ma tutt’altro, di come si era posizionata a guardare mentre facevo pipì sembrava volermi saltare addosso e sbranarmi, altro che intuizione dal rumore, domani sarai mia cara Monia sarai mia. L’indomani, nel tardo pomeriggio andai nell’altra casa dove provavamo, portai con me i vestiti per uscire, sicuro che non li avrei utilizzati, arrivato lì feci una bella doccia profumata e indossai una maglietta e dei pantaloncini di tuta, senza slip; dopo un po’ mi arrivò un sms, era di Monia e diceva “sono sotto casa tua, ma non c’è nessuno! Dove sei?” risposi immediatamente “sono nell’altra casa, sto sistemando alcune cose, vieni qua”. Misi un po’ di cose in disordine per far finta di sistemarle, dopo dieci minuti lei arrivò:

–          Ma che stai facendo?

–          Oggi ero libero e mi sono dedicato a sistemare queste cose rotte. Cinque minuti e usciamo!

–          Ma vuoi uscire così? Non ti cambi?

–          Tranquilla, mi son portato dietro il ricambio, finisco qui e in un attimo mi cambio.

Lei si accomodò nel divano, e come al solito con gli occhi fissi sul mio pacco, io feci finta di completare di sistemare e poi mi avvicinai al divano, dove avevo adagiato i vestiti di ricambio. Lei non si spostò di un centimetro, mi trovavo davanti a lei ad un palmo dal suo naso, e mentre toglievo la maglietta dissi:

–          Ecco sono quasi pronto! Ti da fastidio se mi cambio qua?

–          No tranquillo, fai pure!

Avevo tolto solo la maglietta e lei, diventa rossa, continua a fissarmi maggiormente e si morde le labbra; faccio finta di nulla e con disinvoltura abbasso i pantaloncini. Ora il mio cazzo è proprio davanti a lei, in bella mostra, è semieretto, ma ancora penzolante, la guardo e facendo finta di imbarazzarmi lo copro, per quel che è possibile, con le mani e gli dico:

–          Scusa, non ci ho fatto caso!

–          Cazzo, allora ieri non ho visto male, è enorme… (quasi seccata mi afferra il braccio e dice) e togli quelle mani davanti!!!

–          Allora ieri sera mi hai spiato mentre facevo pipì, (facendo finta di arrabbiarmi) ma che cazzo ti salta in mente… io ti ho sempre rispettata, ogni qualvolta facevi pipì io mi giravo dall’altra parte per evitare certi inconvenienti, e tu che fai?… mi guardi il cazzo mentre piscio, ma sei proprio fuori di testa, pensa se si venisse a sapere una cosa del genere…

Lei imbarazzata della mia reazione, quasi a vergognarsi, ma con determinazione e sfacciataggine, mi interrompe e dice:

–          Si in parte è vero quello che dici, ma non vedo che male ci sia, sono una donna e tu un uomo, un po’ stronzo ma con un bel cazzo!!! A parte noi due chi dovrebbe saperlo, di sicuro non me ne vado in giro a dire di averti visto il cazzo o di aver scopato con te… e poi devi sapere una cosa…

–          Cosa dovrei sapere?

–          A me piace da morire il cazzo, ho bisogno di scopare di continuo, insomma sono una ninfomane, cerco di nasconderlo ma non posso farlo apposta, ogni occasione è buona per avere cazzi, anche se finora non è che abbia trovato un qualcosa come il tuo, e poi devi sapere che l’avevo capito che avevi un attrezzo così dalla bozza dei tuoi pantaloni…

–          Ecco perché quando parlavamo non mi guardavi mai in faccia? E quindi ti sarai fatta scopare da tutti i ragazzi del nostro paese!

–          No, ti sbagli. Quando ero all’università si l’ho fatto, scopavo ogni giorno e ogni sera, con ragazzi diversi, ma mai con un nostro compaesano, da quando sono qua gli unici maschi e cazzi che ho visto, sono stati quelli su internet, per il resto l’unico obiettivo eri tu… ora sai tutto, decidi tu, puoi anche buttarmi fuori da qui a calci in culo, ma almeno te l’ho visto…

Non dissi nulla, la guardai per un po’ mentre pensavo a come fosse stato facile e che non mi ero sbagliato per niente. Tutta questa mia messa in scena me lo aveva fatto alzare per bene, mi avvicino le afferro il viso, e la bacio in bocca.

–          Mia cara, avevo notato tutto da un bel po’, ma volevo esserne certo… quindi ora si aprano le danze!

Le alzo il vestitino ed inizio a frugare nella sua figa bagnata, infilo dentro due dita e le faccio entrare e uscire lentamente, inizio ad accelerare sempre più, mentre con l’altra mano tiro giù la scollatura, quasi con violenza, ed inizio a succhiarle i capezzoli, le sue mani vanno dritte nel mio cazzo, lo afferra ed inizia a segarmi con la stessa velocità con cui le mie dita penetravano la sua figa. La spingo indietro, lei cade seduta sul divano, la blocco e gli porto il cazzo in bocca, lei apre, ne fa entrare metà iniziando un meraviglioso pompino. Però ci sa fare la ragazza, anche se faceva fatica a farlo entrare tutto, blocco la sua testa ed inizio a spingere, ora lei è tutta rossa in viso, cerca di spingermi per prendere fiato, la sua salivazione è al massimo, le faccio prendere fiato e poi di nuovo in bocca, spingo un po’ di più, non è ancora tutto dentro, ma lo sarà ben presto.

Dalla sua bocca la saliva corre a fiumi, bagnandole tutto il vestitino, mi stacco da lei, e le tolgo il vestitino, le allargo le gambe, scosto il perizoma ed inizio a leccargliela, mi dava fastidio sia quel perizoma come pure le calze, non glieli tolgo, ma partendo dalle calze glieli strappo, rimetto il cazzo nella sua bocca e con forza tiro il perizoma che si strappa. Con quelle calze e perizoma strappate che penzolavano in parte dal suo corpo, sembrava una povera ragazza presa con la forza.

Ora è completamente nuda, tutta per me, con quella figa ben depilata, abbastanza carnosa, al suo interno è di un rosso fuoco e calda, la lecco con foga, le infilo dentro la lingua, la sento bagnata di un qualcosa di denso, dolciastro e appiccicoso; mordo il clitoride abbastanza evidente e metto dentro due dita, torturandola velocemente; nel frattempo mi viene un’idea, il buco del culo è libero, quindi un dito lo tolgo dalla figa e lo infilo nel buco del culo, trastullando entrambi; nel metterle il dito nel culo, fu come azionare un interruttore, iniziò a gridare e a tremare, un forte orgasmo la stava invadendo, sfilai le dita, mentre lei si dimenava tutta come una forsennata, e vidi una cosa che non avevo mai visto, dalla sua figa iniziò a scorrere un liquido denso e  bianco, come la sborra di noi uomini, per questo dico di aver visto una cosa nuova, proprio per la somiglianza alla sborra, avevo visto ragazze spruzzare fuori il loro piacere leggermente opaco se non quasi trasparente e meno denso, così mai.

Aspettai un po’, finché si fosse calmata da quella forte scossa, poi ripresi con molta delicatezza e calma, baciando e leccando l’interno coscia, girando attorno alle grandi labbra per poi spingermi più indentro, ma con molta leggerezza. Mi alzai, porgendogli il cazzo, ora era diventata lei la selvaggia, divorò il cazzo nella sua bocca, pompandolo a dovere, fino a ingoiarlo tutto, mentre con la mano mi accarezzava i coglioni. Ammetto che per un attimo feci marcia indietro, avevo paura di farla soffocare, ma lei mi chiese di scopargli la gola e di non preoccuparmi, se ci fosse stato bisogno mi avrebbe fatto cenno; così, con la testa a penzoloni dal divano, spalancò la bocca ed io infilai il cazzo dentro, stavolta lo sentivo farsi strada dentro la sua gola attraversando le corde vocali, iniziai a scoparla a dovere, dai suoi occhi scendevano delle lacrime che andavano a mescolarsi con l’abbondante saliva che gli usciva dalla bocca, mentre con la mano si trastullava la figa.

La invitai ad alzarsi e a mettersi dritta faccia a muro, da dietro mi appoggiai a lei infilandole il cazzo tra le cosce per strusciarlo nella sua figa, ma era talmente bagnata che le scivolò dentro, la sentivo stretta per via della posizione, i suoi muscoli vaginali avvolsero il cazzo come in una morsa, massaggiandolo tutto fino alla base, mi muovevo lentamente, gustandomi quel piacere intenso che partiva dal cazzo e giungeva al mio cervello, me ne stavo a dondolarmi dentro quella figa ad occhi chiusi, senza rendermene conto iniziai a scoparla brutalmente, lei gridava dal piacere, si contorceva tutta e mi incitava a scoparla sempre più forte.

La feci girare col viso rivolto verso di me, le afferrai una gamba, facendogli formare una spaccata in verticale, e con un colpo deciso le piantai il cazzo dentro, sbattendola il più forte possibile; la sua figa sembrava una sorgente continua, sia le sue che le mie gambe erano bagnatissime, come pure i nostri ventri, ad ogni colpo si avvertiva il rumore del bagnato, come se si camminasse in delle pozzanghere d’acqua. Non resistetti molto, ero talmente eccitato che dovevo sborrare immediatamente. Uscii dalla sua figa tenendo il cazzo stretto alla base, la feci abbassare leggermente e gli sborrai sul seno. La mia sborra uscì violentemente, quasi con prepotenza, ricoprendole il collo e i seni.

Appena mi calmai un po’ lei afferrò il cazzo e se lo portò in bocca ripulendolo dalle ultime gocce di sborra, ma disse che ne voleva ancora, ed iniziò a pompare nuovamente. Mi sa che volevo riprendere pure io perché, il mio cazzo rimase duro e con il glande gonfio e rosso. Si sdraiò nel divano e con le gambe spalancate mi offriva quella magnifica figa ancora aperta dalla scopata di qualche minuto prima. Mi adagiai su di lei, baciandola in bocca, e penetrandola dolcemente stavo incollato a lei muovendo solo i fianchi, con le mani le stringevo e capezzoli, affondando colpi lenti ma decisi.

Si sdraiò di fianco ed io, dietro lei, nella sua stessa posizione ripresi a scoparla, sentivo le sue mani che entravano nella sua figa e insieme al cazzo, per poi stringermi i coglioni. Capii che voleva essere sbattuta nuovamente, mi aggrappai ai suoi fianchi iniziando ad entrare ed uscire violentemente; un nuovo orgasmo la pervase, tremò tutta e spruzzò liquido ovunque, sembravamo ricoperti di olio per massaggi. Cambiammo posizione, lei si mise con le ginocchia a terra e la pancia sul divano, io continuai il mio lavoro da dietro, ma quando sentivo gridarla dal piacere uscii e infilai la punta del cazzo nel buchetto rosa del suo culo, lei non si oppose, del resto i suoi liquidi l’avevano lubrificata tutta, mi spinsi tutto dentro ed iniziai a scoparla.

Le afferrai le natiche e le allargai con tutta la mia forza, così che il buco fosse ben in vista, era uno spettacolo, a dir poco unico, vedevo il mio cazzo scomparire del tutto dentro quell’anello di carne, e ciò mi eccitava sempre di più, sentii che iniziai a sborrarle dentro, ma non mi fermai, ora la mia sborra usciva ed entrava dal suo sfintere insieme al mio cazzo, non riuscivo a fermarmi, finché un altro orgasmo arrivò in lei, tirai fuori il cazzo e sborrai nuovamente. Gli schizzi le presero il buco dilatato, le chiappette e la schiena. Ora si che mi sentivo appagato, il cazzo iniziò lentamente a scendere giù, lei lo prese in bocca e lo ripulì. Ci sdraiammo nel divano entrambi soddisfatti:

–          Bravo, oltre ad avere un bel cazzo lo sai usare molto bene!

–          Grazieeeee

–          Beh immagino che avrai capito che non ti lascerò più in pace!

–          Che vuoi dire? (facendo finta di non aver capito)

–          Voglio dire che tutte le volte che lo voglio, me lo devi dare.

Non dissi nulla, sorrisi e la guardai come a dirgli, serviti pure cara, non aspetto che questo. Ci alzammo dal divano e andammo a fare una doccia, e visto che si era fatta l’una decidemmo di non uscire; del resto lei non aveva più ne le calze ne il perizoma, indossò quel vestitino, mentre io rimisi la tuta e la maglietta, e andammo a casa. Quando stavamo per giungere sotto le nostre case,  (visto che siamo vicini) le dissi:

–          Senti andiamo direttamente nel garage a posare l’auto così poi mi fai compagnia fino ad arrivare a casa! Sempre se non ti secca…

–          Come faccio a dirti di no.

Arrivati davanti al garage, con il telecomando l’aprii ed entrai con l’auto. Ancor prima di spegnere il motore lei mi mise la mano tra le gambe e disse:

–          Voglio augurarti la buona notte.

Si abbassò tra me e il volante, tirò fuori il cazzo e mi fece un bel pompino veloce, la lasciai fare e con le mani andai a intrufolarmi nei suoi buchi. L’avvertii che stavo per venire, lei non si staccò di un millimetro, facendosi sborrare in bocca. Finito si alzò, aprì la bocca facendomi vedere la sborra che aveva raccolto e subito la ingoiò. Uscimmo dalla macchina e ci avviammo a casa. Sotto la sua porta ci salutammo con un bacio in bocca e le infilai la mano sotto il vestito, lei mi guardò e disse:

–          Ma sei pazzo, qui no, se ci vedono…

–          Tranquilla! Ho solo salutato.

 

 

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