La cagna del Lupo by padronedicagna [Vietato ai minori]




Durante una partita di burraco online il mio avversario iniziò a scrivermi, a chiedere di me, della mia vita, delle mie relazioni e non ha aspettato molto prima che iniziasse a spostare l’argomento sul sesso, prima che iniziasse ad usare parole più dirette ed esplicite. Protetta dal totale anonimato di un nickname, ho deciso di assecondare la sua conversazione. Gli ho concesso due rivincite pur di continuare a leggere le sue parole, ero molto incuriosita e anche un po’ eccitata, il che mi è sembrato strano: perché avrei dovuto? mi sono sentita in colpa, ma allo stesso tempo ho sentito la voglia di continuare ad aprirmi con chi non poteva conoscermi e riconoscermi, e mi sono messa alla ricerca di una chat che potesse proteggere la mia identità. E’ passato poco più di un mese da allora. Qualche giorno in chat e tante conoscenze, tanti uomini e ragazzi,con due dei quali sono rimasta in contatto: uno l’ho aggiunto su facebook e ogni tanto mette qualche mi piace ai miei post, con l’altro c’è uno sporadico scambio di mail che nulla ha a che vedere con il sesso. Il 99% degli utenti proponeva conversazioni da loro definite piccanti ed io a volte li assecondavo, a volte chiudevo annoiata, eppure avevo iniziato a chattare proprio per quel motivo, per assecondare quell’appetito che credevo di aver perso. Mi ricordo sempre attratta dal piacere, l’ho sempre inseguito ma con timore e introversione, ricordo che a 15 anni non vedevo l’ora di trovare un fidanzato più o meno stabile, con cui avrei potuto fare l’amore per la prima volta. E così feci, così ho sempre ragionato: per convenzione, per come si usa fare, per come dovrebbe essere, secondo le comuni regole. Ho sempre cercato una giustificazione per ogni mio atteggiamento: quando mi concedevo scopate su scopate era perché attraversavo un periodo difficile, quando dopo una sveltina occasionale decidevo di tagliare subito i ponti era perché non volevo legarmi a nessuno, quando mi concedevo troppo presto ad un ragazzo era perché non ero lucida; la verità è che ho sempre desiderato dare sfogo alle mie pulsioni ma non ho mai avuto il coraggio di farlo, o comunque non era tempo di metabolizzarlo. Ma torniamo a noi.
Un pomeriggio mi contattò un uomo, sulla quarantina. Dopo le prime battute di rito inizia a chiedere di me, sembrava realmente interessato, le sue domande erano secche, dirette, stimolanti. Poi ha preteso di vedermi, ha voluto vedere una mia foto, richiesta con una fermezza che non mi sarei aspettata in uno sconosciuto. Senza pensarci due volte gliel’ho inviata, prima una, poi un’altra ancora. Lui chiedeva cosa voleva vedere e io inviavo. Ovviamente gli linkavo tutte le foto che avevo condiviso su facebook, niente di privato. Ha poi iniziato a descrivere un ipotetico incontro sessuale tra di noi. Questa conversazione mi ha fatto scattare qualcosa: non ero attratta dalle immagini che mi proponeva, ma dal mio senso di remissione davanti alle sue richieste. Non ho voluto continuare a sentire quell’uomo che non mi ispirava molta fiducia, né mi era rimasto particolarmente impresso, ma continuavo a pensare a me e a come mi ero sentita coinvolta nel fare quello che mi aveva chiesto. Non ci ho più pensato fino a quando 20 giorni fa ho letto un nickname che ha avuto un effetto calamita su di me. Di colpo ho abbandonato tutte le conversazioni, e ho sperato che chi stesse dall’altra parte del monitor mi rispondesse, così è stato. Non ricordo cosa ho pensato in quei momenti, evidentemente non ho pensato. Ricordo solo istinto, solo dita che si muovevano sulla tastiera, e dita che su ordine di quell’uomo autodefinito sadico sono entrate nella mia figa, e poi nella mia bocca. Non ho premuto quel dito dentro, l’ho appena appoggiato, d’altra parte non era mia abitudine farlo, ma ricordo che come un automa quel dito me lo sono infilata in bocca e per la prima volta ho assaporato la mia voglia, e mi è piaciuta.
Ricordo poche parole, ma tante sensazioni: curiosità, istinto, voglia, timidezza, paura, sensi di colpa. Senza rendermene conto avevo accettato di giocare, avevo accettato di cedere il mio corpo e la mia mente a quello che da quel momento in poi ho iniziato a chiamare Padrone, a quello che ho iniziato a sentire come il mio Padrone; avevo accettato di sottostare alle sue regole, avevo accettato di diventare la sua schiava. Mai prima di allora avevo provato un’eccitazione così mentale, incontrollata e non ancora compresa. Ricordo l’imbarazzo iniziale nel chiamarlo “Padrone” e ricordo che alla prima conversazione mi aveva chiesto di tornare presto a casa, non mi è stato possibile. E anche se non avevo un pensiero fisso in mente quella sera, più di una volta avevo pensato a quell’uomo che con poche battute era riuscito a tenermi a bada, più di una volta ho pensato al tono deciso della voce del mio Padrone, che sembrava aver capito al volo cosa volessi, l’aveva capito prima ancora che lo capissi io.
Il giorno dopo controllai con curiosità ed apprensione la mail. Mi aveva chiesto una foto, da inviargli entro una certa ora, non riuscivo a capire il perché né capivo il senso della sua richiesta: pretendeva uno sguardo da troia che sapevo di non avere. Era un’attitudine che non mi apparteneva, e ho iniziato a trovare difficile eseguire i suoi ordini. Ho pensato di non essere adatta a questo gioco, ho creduto di non essere in grado di mostrare uno sguardo che esprimesse la mia voglia, forse perché ancora non avevo accettato quella voglia; ancora non avevo accettato di essere diversa da come credevo. Così ho pensato di lasciare. Dopo poche ore, però ero a scrivergli ancora: quello che avevo assaggiato mi era piaciuto, e volevo provarne ancora. Da allora ho naturalmente assunto un temperamento più arrendevole, iniziavo ad accettare il piacere di ricevere i suoi ordini sempre adatti a me, la potenza delle sue parole mi eccitava sempre di più, la sua sicurezza ed esperienza iniziavano a farmi capire che potevo abbandonarmi davanti a lui. Non l’ho fatto sin da subito, non me l’ha neppure chiesto. Ben presto mi fece capire chiaramente che voleva che mi sentissi più troia, ma non avevo ancora idea di cosa potesse significare. Stranamente, però, non mi sono mai sentita offesa da questa richiesta, anzi sentire che si rivolgeva a me in quel modo mi piaceva, più me lo ricordava e più mi sentivo umida. Ben presto sono passata dal sentirmi umida al sentirmi fradicia.
Da subito ho iniziato ad aspettare con apprensione ogni suo ordine, mi svegliavo con la voglia di essere comandata da lui e con la smania di eseguire ogni sua disposizione. Ho iniziato da subito a controllare quasi ossessivamente la mail, perché sapevo che ogni sua parola mi avrebbe fatta eccitare soprattutto quando mi scriveva “voglio che” , “farai”, “dirai”, “guarderai”. La sicurezza delle sue parole aveva avuto la meglio su ogni mio dubbio, su ogni freno; avevo sempre meno remore e sempre meno imbarazzo. Ancora oggi non so bene cosa mi abbia spinto a mettermi a nudo davanti al mio Padrone, gli ho mostrato con voglia il mio corpo ma soprattutto la mia mente. E ho iniziato a sentirmi libera, ho iniziato a trovare naturale e piacevole ogni sua richiesta. Non mi imbarazzava più leccarmi i capezzoli, succhiarli fino a farli diventare quasi insensibili al mio tocco, non mi disturbava più accarezzarmi la figa, non ho mai avuto problemi a provare un orgasmo davanti a lui. Mai nessuno mi aveva condotto al piacere in maniera così consapevole, mai avevo provato sensazioni così forti. Tutto questo però è coinciso con un lavoro su me stessa, sempre guidato dal mio Padrone. Ha iniziato a farmi capire che non è sbagliato comunicare la mia femminilità, mi ha insegnato che avrei dovuto sentirmi donna per sentirmi bene, mi ha dimostrato che con i giusti cenni e con le giuste espressioni chiunque avrebbe potuto cogliere quella sensualità che desideravo avere e comunicare. Ho imparato a conoscere me stessa, le mie intimità, ho trovato una persona che guidasse la mia crescita intima. Ho imparato che nella passione e nella passionalità non ci sono limiti se non mentali.

Io mi sento profondamente cambiata da allora, dal giorno in cui inconsapevolmente ho scelto di essere sua schiava. Da subito ho iniziato a sentirmi eccitata, e gradualmente ho iniziato a sentirmi sua, di sua proprietà. Ora qualsiasi cosa faccio, la faccio tenendo sempre ben in mente che è lui che decide, che è lui che mi concede o mi nega il permesso per ogni cosa. Sono in mano sua, e la mia figa cola per questo. Perché è proprio questo che è cambiato in me: non ho vergogna ad ammettere che godo nel sentirmi la sua puttanella, la sua cagna, la sua piccola cagna.
In un primissimo momento agivo quasi per curiosità, e ogni cosa mi sembrava insormontabile, mandargli una foto a seno scoperto e in ginocchio mi sembrava difficile però l’ho fatto, e la mia scelta di impotenza davanti alle sue richieste mi faceva sentire libera. Anche mandargli un breve video di me mentre mi leccavo i capezzoli mi sembrava qualcosa di insuperabile, ma ho fatto anche quello e soprattutto ho iniziato a sentirmi solleticata, accaldata, desiderosa mentre lo facevo. Ha poi chiesto di vedermi senza slip, e l’ho fatto, perché in fondo desideravo che il mio Padrone vedesse la mia figa fradicia e accogliente per ogni suo desiderio, qualche problema l’ho avuto quando ha voluto vedermi il culo, una parte del mio corpo con cui non avevo la minima confidenza,che a stento consideravo ma che oggi vorrei farmi sfondare, possibilmente da lui. Da quel momento, da quando gli ho mostrato tutto ciò che avrei voluto farmi violare e aprire, ho iniziato ad associare le mie fantasie ai suoi ordini, ed ogni volta che ne eseguivo uno mi vedevo sempre inginocchiata davanti a lui che mi teneva per un guinzaglio robusto, massiccio. Non appena i miei occhi si chiudevano avevo questa immagine bene impressa in mente, e iniziavo immediatamente a grondare di umori sempre più consistenti, e la voglia di darmi sollievo diventava sempre più prepotente.
Poi, un pomeriggio, il mio Padrone ha goduto davanti ai miei occhi.
Avrei voluto essere lì e toccare la sua sborra con mano, avrei voluto inginocchiarmi davanti a lui e iniziare a leccarla tutta, senza sprecarne neanche una goccia. Questo è un desiderio del tutto nuovo per me, che non ho mai cercato nessun contatto con questi fluidi, ma oggi ho voglia di bere la sborra del Padrone, per la prima volta. Vorrei che Lui godesse direttamente nella mia bocca e che ne lasciasse cadere qualche goccia sul suo corpo, lasciando a me il compito di ripulirlo per bene.
Quell’immagine resta uno dei momenti più eccitanti.
Ho eseguito molti comandi del mio Padrone, e adoro assecondare ogni sua voglia, qualsiasi essa sia. Alcuni ordini mi rendono una puttana incontenibile: in particolare mi infiammo molto per gli sguardi intensi ed accattivanti che devo lanciare a sconosciuti che devono cogliere la mia natura di troia, restando sempre col dubbio di aver avuto un’impressione sbagliata. Mi attizza moltissimo stuzzicare e/o civettare con persone che conosco poco o pochissimo e con un paio di amici, mi piace molto l’idea che loro possano notare un cambiamento che cerco di nascondere con la più innocente naturalezza.
Ho provato estremo piacere quando mi ha fatto mettere a 4 zampe davanti a lui, e mi ha ordinato di sculacciarmi, mai avrei pensato che la cosa potesse avere questo effetto su di me, sentivo la figa gonfia, palpitante il mio corpo fremeva. Ad ogni colpo avrei voluto sentire il cazzo del Padrone dentro di me, ovunque avesse voluto.
Una sensazione fisica e mentale ancora più forte l’ho provata quando mi è stato chiesto di andare a compare un collare per cani: nero e spesso. Non avevo mai grondato così tanto, quel collare ha un significato così intenso per me. E’ un marchio: mi ricorda che sono il suo giocattolo, uno strumento che può usare a suo piacimento, che può sfruttare per il suo divertimento e ogni volta che lo indosso mi sento la sua piccola cagnetta che non aspetta altro che vedere lo sguardo del suo Padrone.

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