La cabina del TIR by BlackInk [Vietato ai minori]




L’uomo è seduto al tavolino esterno dell’autogrill. Ha un piatto vuoto davanti a sé, un bicchiere dal quale sorseggia una bibita e tiene gli occhi fissi sul cellulare sul quale sta digitando.
La bella figa indossa un vestito lungo e leggero, che le svolazza intorno alle gambe mentre sale le scale della stazione di servizio. Impugna la maniglia della porta e i suoi occhi si fissano sull’uomo seduto al tavolino.

Quando la bella figa esce dal ristorante l’uomo è ancora seduto al tavolino. Nonostante ci siano molti posti vacanti la bella figa si avvicina al tavolo dell’uomo che digita sul cellulare.
“Posso?…” chiede mentre appoggia il vassoio.
L’uomo alza appena lo sguardo e annuisce senza degnare di troppa attenzione la bella figa.
La bella figa si siede, mangia svogliatamente quello che ha sul vassoio e poi approccia.
“E’ un camionista, lei?” chiede.
L’uomo la guarda e annuisce. E’ un tipo di poche parole mentre lei sembra essere un fiume in piena. Racconta del suo viaggio per andare a trovare alcuni parenti, del suo matrimonio piuttosto monotono dal punto di vista sessuale, delle sue scappatelle con i papà della scuola di sua figlia, ma che nemmeno quelle la soddisfano più di tanto.
“Sa, mi piacerebbe salire su quei bei bestioni della strada.” dice indicando i TIR parcheggiati dietro all’autogrill. “Fare un giro e vedere il mondo da un’altra angolazione.”
“Invece a me piacerebbe che lei mi facesse un pompino con ingoio.” risponde l’uomo infilandosi il cellulare in tasca e succhiandosi i denti.
La bella figa annuisce. Il sole riflette la stazione di servizio dentro ai suoi occhiali. “Si può fare. Lei mi fa fare un giro sul suo camion e io la succhio fino a farla godere.”

I due si alzano dalla tavola e si dirigono verso il mezzo dell’uomo che, con una bella spinta sul culo, aiuta la bella figa ad arrampicarsi in cabina.
L’uomo avvia il motore, ingrana la prima e partono. Appena il camion raggiunge l’autostrada la bella figa si avvicina al guidatore e gli accarezza la patta, la slaccia e fa sbucare il membro dell’uomo. E’ un bel cazzo, grosso anche se non troppo lungo. E’ già abbastanza duro. Puzza di uomo della strada. Niente a che vedere con quei paparini inamidati da cui si fa chiavare dopo la scuola.
La bella figa si getta su quel pezzo di carne e inizia a succhiarlo mentre sente il calore avvampare nel suo basso ventre. Ha sempre amato fare i pompini, fin da quando era al liceo; ne succhiava uno dietro l’altro nei bagni. Era la regina incontrastata di quell’arte ed è sicura di non aver perso il suo savoir-faire, visto che tutti i suoi amanti la elogiano sempre per questa sua peculiarità.
Il camionista apprezza e dalla sua bocca esce una serie infinità di oscenità, che eccitano ancora di più la bella figa pompinara. Si dà da fare con le labbra, con la lingua, con la testa. Le mani stringono l’asta e accarezzano le grosse palle che sbucano dal sedile.
La strada sotto di loro scorre, le macchine che li sorpassano non si accorgono di quello che capita all’interno della cabina.
Dopo diversi chilometri di buon lavoro di bocca, l’autista mette la freccia e scala le marce. La bella figa smette di succhiare e con gli occhi chiede cosa stia succedendo.
“La tua bocca non mi basta. Ti voglio scopare e scopare anche il culo.”
L’uomo conduce il mezzo un poco lontano da altri due bisonti della strada poi si porta vicino a lei e inizia a spogliarla con mani ruvide. Le afferra le tette e gliele strizza, poi si dedica alla figa, che trova già in un lago di umori; ci infila prima un dito, poi due. La scopa con le mani.
La bella figa perde la testa. Gode di quel trattamento e non vede l’ora di essere sfondata. L’uomo l’accontenta; le solleva le gambe e punta l’uccello al suo sesso. Senza alcuno sforzo si apre la strada. La bella figa sente l’asta di carne dentro di sé. Il camionista la fotte con foga, sbattendo il suo scroto contro il suo culo. Lei gli stringe le chiappe per goderlo di più. Grida la sua estasi, infischiandosene che fuori qualcuno possa sentirla. L’uomo è un vero toro e sembra non essere mai sazio mentre lei ha già goduto.
“Girati.” le ordina sfilandosi da lei. “Voglio il tuo culo.”
La bella figa obbedisce. Vuole godere ancora. Si mette a quattro zampe sul sedile. L’uomo le bagna l’ano con gli umori del suo stesso sesso, poi appoggia la cappella. Spinge e spinge e si fa largo. Anche se l’inizio è doloroso il continuo è delizioso. Quella bella salciccia sa come lavorare.
L’uomo la chiava come non mai. La sbatte sul sedile e lei viene per la seconda volta. Quando l’uomo si toglie lei sente un vuoto incolmabile. La fa inginocchiare e le presenta il suo membro turgido davanti al volto. “Stringiti le tette.” le dice mentre lui inizia a masturbarsi. Lei fa quello che dice e lui ansima sempre più profondamente fino a eruttare in un urlo liberatorio.
Gli schizzi di sperma la colpiscono sul viso, sugli occhi, sul seno. Si trova coperta di seme caldo e per poco non gode ancora. Raccoglie della sborra con la lingua e se la porta alla bocca. Poi, con le mani calde di sperma, accarezza l’uccello che le ha regalato quella deliziosa cavalcata.

“E’ bello giocare così.” dice la bella figa, ripulita, mentre guarda la strada davanti a sé. “Fingere di incontrarsi ad un autogrill e scopare per strada.”
L’uomo annuisce. La guarda di sfuggita e poi ritorna con gli occhi oltre al parabrezza. “Già. I tuoi giochini sono sempre molto eccitanti. Sei una vera maiala. Chissà cosa ti inventrai mai la prossima volta?”
La bella figa porta una gamba sul sedile e solleva leggermente la gonna. Mette in mostra la sua farfallina e con le dita la trastulla, aprendola e chiudendola. “Anche lei te lo dice che è contenta.”

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