La bisbetica domata by 1977aless [Vietato ai minori]




La bisbetica domata di 1977aless New!

E’ stata colpa mia.
Sono una dipendente di un’importante società, fidanzata da un anno; il mio futuro marito dirige una società nostra partner.
Ho ventotto anni e sono sicuramente una donna che suscita ammirazione e desiderio.
Sono bruna, non altissima, longilinea e formosa con un corpo da atleta e due gambe tornite.
Sono anche vanitosa e abituata a suscitare sguardi di ammirazione, a leggere desiderio negli occhi degli uomini e in particolare dei miei colleghi.
Tutto questo mi conferisce un’aria altezzosa e scostante, spesso ammetto anche alquanto arrogante, la classica donna fedele nei suoi rapporti affettivi, seria e pertanto irraggiungibile.
Io godo di tutto questo, godo ed essere desiderata, consapevole che per me essere seducente è solo un innocente gioco non essendo mai stata interessata ad avventure, meno che mai ora che sono felicemente fidanzata e in procinto di sposarmi.
La storia che racconto ebbe inizio con l’arrivo in azienda di alcuni dirigenti di una società a noi affiliata tra cui lui, un bel ragazzo alto con l’aspetto da intellettuale, di circa trentadue anni.
Non faceva parte della mia sezione e pertanto non collaborava con me, ma più volte lo incontrai durante le riunioni di lavoro.
Mi sorpresi spesso a guardarlo, sempre concentrato sul lavoro quasi non si rendesse conto di altro.
Con il tempo imparai ad apprezzarlo, dimostrava capacità lavorative nettamente sopra la media, il suo sguardo era dolce ma in ambito professionale era molto bravo con notevoli capacità analitiche. Sapeva essere fermo, e talvolta addirittura duro, nelle sue decisioni durante le riunioni contrastando colleghi più anziani sino ad arrivare allo scontro frontale, e in genere la spuntava avendo ragione.
Si guadagnò la mia stima e, più segretamente né apprezzavo le qualità, maggiore era il mio desiderio di essere a mia volta considerata e ammirata da lui.
Con disappunto dovetti ammettere che era l’unico che sembrava neanche notarmi, insensibile al mio fascino, e decisi che il suo atteggiamento non mi era accettabile.
Cominciai cosi per gioco, e come per una scommessa con me stessa, la mia opera di seduzione assolutamente finalizzata solo a ottenere la sua ammirazione.
Ho sempre vestito con gonne e camicie formali, che tuttavia lasciano ben in vista le mie gambe e fasciano il mio fondo schiena che suscita tanta ammirazione, cosi vestita ho cominciato talvolta a trattenermi a chiacchierare nel gruppo di cui faceva parte cercando occasioni per ridere e scherzare con loro.
Il nostro ufficio è enorme e la sua stanza è dal lato opposto rispetto alla mia sezione.
Mi ritrovai spesso con qualche scusa ad andare nella stanza adiacente alla sua, passando così varie volte davanti alla porta aperta del suo piccolo ufficio.
Ma nulla ebbe alcun effetto, con disappunto e ammetto con un po’ di rabbia, trascorse qualche mese.
Ero incavolata e mi sorpresi a chiedermi il perché.
Un pomeriggio di venerdì eravamo rimasti in pochi in ufficio, aspettavo che il mio fidanzato passasse a prendermi ed ero perciò particolarmente curata nell’aspetto e vestita con una gonna più corta del solito.
Annoiata nell’attesa ripensavo al fallimento delle mie arti seduttive quando senti la sua voce mentre passava nel corridoio, aspettai qualche minuto e decisi di adoperare il tempo che avrei dovuto ancora aspettare facendo un ulteriore tentativo di sedurlo, raccolsi un fascicolo e mi diressi verso il suo ufficio, camminando mi riavviai i capelli e, decisa a sfoggiare tutte le mie armi, sbottonai il primo bottone della camicetta.
Non c’era nessuno nella sua sezione ed entrai nella sua stanza dove, seduto alla scrivania era intento a lavorare, lo guardai dritto in viso e gli consegnai i documenti.
Lui mi guardò con la solita indifferenza chiedendomi spiegazioni sul lavoro che gli affidavo ed io indispettita dal suo atteggiamento con aria di superiorità girai intorno alla scrivania per spiegarglielo.
Ricordo ancora ora quando accanto a lui percepii il suo odore che mi provocò un attimo di stordimento mentre mi piegavo verso di lui con i fogli in mano senza rendermi conto di mettere così in mostra gran parte del mio seno.
Lui mi guardò come interdetto e si alzò, restammo un attimo così mentre io sostenevo con sguardo di sfida e con insolente aria di trionfo il suo sguardo, poi si avvicinò ancora e inaspettatamente mi baciò.
Perche accettai quel bacio? Ancora non lo so, non solo lo feci ma continuai a baciarlo.
Mi fece ruotare su me stessa e mi afferrò il seno facendolo uscire dalla camicia, io m’irrigidii ma lui con forza, ma senza violenza, mi costrinse a piegarmi in avanti sulla scrivania.
Ero interdetta, come ipnotizzata, mentre lasciavo che questo accadesse senza reagire, sentii la mia gonna salire e consapevole di essere esposta ai suoi sguardi ancora non trovai la forza di ribellarmi, infine con gesto deciso mi abbassò calze e slip … ero nuda con il sedere verso di lui, rimasi inspiegabilmente immobile e improvvisamente senti tra i miei glutei il suo membro caldo.
A questo punto rinvenni, la situazione era assurda, intollerabile, non potevo urlare il mio sdegno, non potevo farmi sorprendere cosi dal personale dell’ufficio, gli ordinai di smetterla con tutta la mia rabbia cercando nel frattempo di liberarmi da quell’oscena situazione.
Il suo pene continuava a premere cercando il mio sesso, cominciai pertanto a divincolarmi per impedirgli di penetrarmi ma i suoi piedi tra i miei m’impedivano di chiudere le gambe e la sua spinta mi schiacciava sul bordo della scrivania.
La lotta continuò ancora per qualche secondo sino a quando improvvisamente con una fitta di dolore senti il suo membro penetrarmi almeno in parte, urlavo soffocata per non farmi sentire fuori dalla stanza, gli urlavo di smetterla, urlavo imperiosa il mio “no” a quanto stava accadendo mentre lui, senza indietreggiare, iniziava a muoversi dentro di me.
Sentivo il suo membro che mi penetrava solo parzialmente e che si faceva strada con colpi lenti ma decisi, lo percepivo caldo e voluminoso mentre entrava in me nonostante continuassi a divincolarmi e a cercare di contrarre i muscoli per ostacolarlo. Non volevo essere posseduta, non volevo quanto stava accadendo.
Tutto questo durò per un tempo che mi apparve interminabile, tra le mie urla soffocate, mentre continuavo con tutte le mie forze ad appormi alla penetrazione e alle spinte con le quali il suo membro progressivamente mi riempiva.
Improvvisamente si fermò con il suo pene per metà dentro di me, mi girai a guardarlo con odio; tentai di rimettermi in piedi ma commisi l’errore, convinta che pentito avesse smesso di abusare di me, di abbassare un per attimo la guardia e lui ne’approfittò e in modo deciso e inesorabile mi penetrò profondamente. Spalancai la bocca e urlai per la sorpresa e il dolore mentre involontariamente il mio corpo per riflesso s’inarcò sollevandosi dalla scrivania.
Mi costrinse nuovamente a piegarmi in avanti e iniziò a muoversi deciso estraendo solo in parte il suo pene per riaffondarlo ogni volta quasi tutto nella mia vagina.
Sentivo Il suo membro caldo e spesso riempirmi tutta sino quasi a essere insopportabile quando cercava di spingersi tutto dentro.
Continuavo a ribellarmi ruotando il bacino per tentare di sottrarmi a quella violenza ma quello che percepivo come un corpo estraneo dentro di me non arretrava, anzi tentava con decisione di prendere totalmente possesso di me.
E mentre mi ribellavo urlando a bassa voce il mio no! no! no! gli ordinavo di smetterla continuando a divincolarmi decisa con tutta me stessa a non cedere, a non consentirgli di possedermi. Ero furiosa lo odiavo e odiavo ancora più me stessa per essermi cacciata in quell’assurda situazione in cui qualcuno stava abusando di me. E il mio fidanzato?
Avrei mai potuto confessarglielo? Come spiegargli che il mio orgoglio e la mia presunzione aveva causato tutto ciò. Me lo ero cercato? No e poi no il mio gioco era solo innocente, neanche per un solo attimo avevo desiderato questo.
E con questi pensieri che la mia lotta si rinvigorì, mai e poi mai gli avrei consentito di portare a termine la sua violenza.
M’imposi con fermezza di bloccare tutte le sensazioni che provenivano dal mio basso ventre mentre il suo pene mi penetrava anche se ancora solo parzialmente.
Mi resi conto freddamente che il suo membro ora scivolava in me con maggiore facilità e dissi a me stessa che la lubrificazione che percepivo della mia vagina era una normale reazione fisiologica come avevo più volte letto sui forum inerenti la violenza sessuale.
Una pura reazione fisiologica che pure se non percepita come piacere purtroppo facilitava la sua penetrazione.
Il suo membro nonostante la sua grandezza, la mia opposizione e il mio tentavo di sottrarmi con improvvisi movimenti del bacino, ora entrava quasi tutto con più facilità e sentivo la mia vagina dilatarsi sempre di più per accoglierlo.
Freddamente m’imposi di non pensarci, di estraniarmi dalla sensazione di calore proveniente dal mio sesso, dalla sensazione di congestione delle grandi labbra e dalle pareti della mia vagina a contatto con il pene duro e caldo.
Ero fermamente decisa a farlo smettere e che mai gli avrei concesso di possedermi.
Questa situazione assurda in cui lui continuava a penetrarmi con imperiosa decisione, ma comunque senza atteggiamenti violenti, ed io che resistevo con il corpo continuando a cercare di divincolarmi e blindando la mia mente a qualsiasi sensazione piacevole proseguì per un tempo imprecisato, forse uno o due minuti.
Improvvisamente uscì da me e la mia mano corse a proteggere il mio sesso, mi toccai percependo i miei umori e l’oscena dilatazione della mia vagina.
Ma lui deciso mi scostò la mano e introdusse di nuovo il suo pene dentro di me.
Mi penetrava con decisione solo con parte del membro ripetute volte per poi fermarsi un attimo e con una spinta più decisa affondava quasi tutto dentro di me.
Sentivo divenire più intense le sensazioni che provenivano dal mio ventre e mentre prima riuscivo a rendermele estranee ora mi resi conto che non mi era più possibile escluderle dalla mia coscienza, mi resi conto con orrore che il mio continuo tentativo di divincolarmi si stava progressivamente affievolendo, ebbi per la prima volta la paura di potermi rassegnare a subire.
Immediatamente tentai di riprendermi, urlai ancora ripetutamente il mio no mentre lui affondava con più decisione dentro di me.
Si fermò per un attimo per penetrarmi poi con un colpo solo, e ancora e ancora senza darmi il tempo di respirare.
A un affondo un po’ più deciso degli altri la mia bocca si spalancò e mi sentiti con orrore emettere un incontrollabile gemito di piacere.
Non riuscivo più a blindare la mia mente dalle sensazioni che mi procurava il suo membro.
Mi resi conto che stavo per soggiacere, mi ribellai ancora con la mente mentre lui oramai possedeva il mio corpo.
Poi improvvisamente accade l’irreparabile, un pensiero si fece strada nella mia mente, un pensiero dagli effetti devastanti per le sue conseguenze.
Percepii che mi stava domando, m’immaginai come una cavalla ormai in procinto di cedere al suo domatore. Questo pensiero mi eccitò terribilmente, le mie difese s’infransero e un ondata di calore irruppe nella mia mente.
Mi resi conto di avere ceduto e lo percepì anche lui quando io, ormai immobile, mi offrii alla sua penetrazione. Sentii le sue mani afferrarmi le natiche per mantenermi ferma mentre il suo pene affondava ora per intero sino a sentire i suoi testicoli urtare contro il mio sesso.
Uno, due, tre affondi, tentai ancora di alzarmi dalla scrivania in un ultimo vano e tardivo tentativo di sottrarmi a lui ma il suo affondo finale e deciso mi provocò un incontrollabile squassante brivido di piacere e mi sentii emettere un osceno assurdo gemito, sentii le mie gambe tremare per poi improvvisamente cedere.
Crollai nuovamente sulla scrivania percependo il freddo del tavolo con il mio seno nudo e mi resi conto con stupore di offrirmi disposta a novanta gradi al suo piacere.
Oramai ogni penetrazione era accompagnata da gemiti di piacere d’intensità crescente, i miei capezzoli eretti strofinavano sul levigato legno della scrivania e la mia vagina dilatata e indifesa si offriva vinta al suo pene.
Il pensiero di essere stata domata mi eccitava da impazzire, mi stava montando come una puledra, mi provocava un inconfessabile piacere l’idea di essere stata sottomessa io che ero sino a pochi minuti prima la presuntuosa dirigente.
Mi eccitava sentire il suo caldo e voluminoso membro tra le mie gambe dilatare oscenamente la mia vagina.
Mi eccitai ulteriormente quando mi resi conto che involontariamente avevo ripreso a muovere il mio bacino divaricando le gambe, non più per sottrarmi, ma per cercare il suo pene arretrando per farmi penetrare più profondamente.
Ormai gemevo e ansimavo senza alcun ritegno a ogni suo affondo.
Mi resi conto con sgomento che ogni mia difesa era crollata infrangendo così la mia morale e gli avevo ormai ceduto completamente in modo osceno, ora a ogni suo affondo tentavo di allargare le cosce e le natiche per farmi penetrare più profondamente e cercavo di contrarre lo sfintere della mia vagina per tentare di trattenerlo dentro di me quando lui estraeva il pene.
Mi afferrò per i fianchi e prese completamente possesso di me mantenendomi ferma mentre mi penetrava, bloccando il mio corpo che oscillava a ogni suo affondo, sentivo le mie natiche vibrare e deformarsi con un eccitante rumore a ogni impatto con il suo ventre.
Improvvisamente estrasse completamente il suo pene, sentii distintamente un rivolo di umori colare fuori dalla mia vagina, sentivo il mio sedere oscillare mentre muovevo il bacino per cercare il contatto con il suo membro.
Soffrivo nell’attesa di essere di nuovo presa, ansimavo senza più controllo e improvvisamente un brivido mi squassò quando percepii il suo glande grande e bollente poggiarsi sulle mie grandi labbra.
Mi muovevo convulsamente ero io ora che cercavo di penetrarmi ma lui, implacabile, mi manteneva ferma, sentivo il suo membro solo poggiato al mio sesso, stavo impazzendo di desiderio nell’attesa di essere penetrata nuovamente mentre cercavo in tutti i modi di divincolarmi e arretrare per accoglierlo dentro di me.
Ma lui rimase immobile.
Improvvisamente accadde qualcosa che non avrei mai immaginato… sentii la mia voce dire “ti prego scopami”.
E lui entrò per metà e dopo un interminabile attimo mi penetrò tutta veramente sino in fondo.
Un’ondata di calore indescrivibile salì dal mio ventre obnubilando ogni altro mio senso.
Lui continuò nella sua opera devastante alternando ripetuti affondi parziali a una penetrazione profonda.
Mi rendevo conto che il mio corpo si contorceva sotto i suoi affondi e che ormai gemevo e ansimavo oscenamente senza alcun ritegno.
Improvvisamente si fermò estrasse il pene, mi sentii afferrare con più forza per i fianchi e con un solo colpo lo affondò con maggiore decisione e totalmente dentro di me.
Il mio corpo s’inarcò per effetto della violenta penetrazione, sentii il suo membro dilatarmi e riempirmi tutta, mi sembrava di percepirlo sino alla gola, spalancai gli occhi per lo stupore mentre dalla mia bocca usciva un lungo gemito tanto intenso da sembrare di sofferenza.
Mi resi conto che aveva vinto e ora veramente mi possedeva, mi aveva completamente e definitivamente domata e poteva fare ciò che voleva di me, un pensiero osceno si materializzò: mi stava montando, mi stavo facendo scopare.
Il mio corpo era scosso dai suoi colpi e con le mani afferrai i bordi della scrivania ormai senza più il controllo di me stessa.
Sentivo le spasmodiche contrazioni della mia vagina divenire sempre più intense e frequenti, la sentivo stringersi intorno al suo membro che la riempiva completamente.
Ondate di calore si propagavano sempre più forti dal mio ventre.
Resistetti ancora a tre o quattro affondi poi l’orgasmo esplose impossessandosi di me, mi sembrò di perdere conoscenza mentre tutto il mio corpo sussultava senza più controllo, il mio respiro si bloccò per riprendere solo dopo qualche istante, spalancai la bocca ed emisi un liberatorio e lungo urlo di piacere.
Un orgasmo che mi sembrò infinito mentre senza pietà continuava a penetrarmi, non riuscivo a non urlare ancora e ancora a ogni suo affondo tanto da essere costretta a mordere la mia camicetta per non farmi sentire fuori dalla stanza.
Improvvisamente estrasse il suo gonfio membro reso scivoloso dai miei umori e lo sentii premere deciso sul mio ano, provai un brivido di piacere.
Non ebbi il tempo di aver paura.
Il telefono squillò, si ricompose immediatamente e rispose, lo sentii dire vengo subito, poi mi guardò con dolcezza, sfiorò con una mano la mia schiena, e uscì dalla stanza lasciandomi nuda e piegata a novanta gradi sulla scrivania con il corpo ancora scosso da sussulti e con la vagina assurdamente dilata da cui fuoriusciva un rivolo di umori.
Rimasi ancora un lungo istante in quella posizione poi lentamente mi alzai con le gambe tremanti e mi rivestii.
Con passo ancora incerto uscii dalla stanza serrando in modo innaturale le cosce per la percezione del mio sesso ancora dilatato in cui s’insinuava lo slip fradicio degli umori del mio piacere.
Raggiunsi come in trance la mia stanza e finalmente potei sedermi.

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