La 18enne del Conad




Tratto da una storia vera…
-Non hai preso l’insalata?- la domanda di mia madre è come una mazzata sulle ginocchia. So già come andrà a finire. Appoggio le borse della spesa a terra e alzo gli occhi su di lei, con uno sguardo a metà fra l’esasperato e il rassegnato -Non che non l’ho presa! Non c’era scritto sulla lista!- -Lo davo per scontato… E ora che faccio per cena? Lo sai che tuo padre non vuole che si accendano i fornelli o il forno con questo caldo-. Quello stesso caldo dal quale speravo di trovare sollievo, arrivato a casa. L’unica cosa che volevo era accendere il condizionatore, mettermi a letto e svenire. -Dai Fra, fai un salto al Conad qui vicino e vai a prendere un manigot- mi dice lei con fare sbrigativo -Te lo scordi! Fate quel che volete, io là fuori non ci torno…- -Dai sono dieci minuti di macchina!- -No, sono dieci minuti di sauna supplementare!- -Fra!- – Mamma!-…
Cinque minuti dopo, ovviamente, sono di nuovo in macchina diretto allo stramaledetto Conad a prendere la stramaledettissima insalata. Sono scazzatissimo e muoio di caldo. In preda alla disperazione accendo l’aria condizionata, mandando a quel paese quel forno semovente che dicevano essere la mia macchina, la benzina, le accise sulle benzina e più o meno tutto ciò su cui il mio sguardo si posava. Invenzione geniale il climatizzatore peccato che ora mi ritrovi con le gambe ghiacciate e la schiena rovente, il sudore che cola, e la maglietta incollata alla pelle. Imbocco il viale alberato che porta al complesso di negozi dove c’è anche il Conad. All’improvviso, con la coda dell’occhio, vedo qualcosa, qualcosa che mi attira, fra il verde degli alberi.

Rallento leggermente per godermi la vertiginosa minigonna bianca di una ragazza e l’altrettanto notevole ed eccitante scoscio che impudicamente e inconsapevolmente mostra. È seduta in braccio al suo ragazzo, amoreggiando con ardore, i baci si sprecano mentre il bordo della minigonna sale. Ammiro per ancora qualche istante quel ben di Dio, a mio avviso sprecato. Quel ragazzino probabilmente non sa neanche dove andare a mettere le mani, figuriamoci il resto. Si vede lontano un miglio: tirato a lucido manco fosse un pavimento di marmo di Carrara, con quel tocco leggermente effeminato che ora sembra andare tanto di moda anche fra i miei coetanei, e che sembra essere anche tanto apprezzato. Scuotendo la testa, accelero mentre filosofeggio fra me e me sulla futilità e sulla proverbiale perla data al proverbiale porco.
Duecento metri più in là trovo parcheggio e mi dirigo al Conad. Camminando mi do un’occhiata in giro osservando la gente e constato che il tizio di prima è perfettamente integrato con la fauna umana giovanile locale. Ho 21 anni ma guardando quei ragazzini di 16-18 anni mi rendo conto che il mondo è cambiato, e non esattamente in meglio. Ragazzi sempre più effeminati, depilati da capo a piedi tanto che mi stupisco che abbiano ancora tutti i capelli in testa, e ragazze che assomigliano sempre più a dei maschiacci e che probabilmente tra un po’ cominceranno a pensare che la depilazione sia una cosa da maschi. Osservando bene mi accorgo che alcune lo stanno già pensando.
Ripenso alla ragazza bionda di prima, la sua pelle chiara e levigata…
Non so perché, forse il caldo, forse il fatto che è passato un po’ dall’ultima volta, ma quell’immagine di prima mi ha eccitato e non poco. Scuoto la testa e mi butto in quella doccia fredda che soltanto un minimarket di provincia, alle 6 di sera, il 25 di agosto, può essere.
Mi dirigo subito verso il reparto frutta e verdura e infilo dell’insalata in un sacchetto di plastica, lo peso, e afferro anche un altro pacco di insalata già pronta. Vado verso le casse ma un momento prima di mettermi in coda mi accorgo di aver dimenticato il portafogli in macchina. Mi do dell’idiota da solo, mollo tutto in un frigo dei surgelati ed esco dal minimarket. Mentre vengo investito dall’ondata di calore incrocio la coppietta della panchina. Con un sorriso riconosco la minigonna bianca e ne approfitto per poterla guardare bene. È più giovane di quanto mi sembrasse da lontano. Le avevo dato una ventina d’anni, ma mi rendo conto che non ne ha più di 18. Per il resto era esattamente come mi aspettavo che fosse. Giovane, carina di viso, bel fisico, con un culetto che parlava, ulteriormente valorizzato da quella minigonna, e un gran bel paio di gambe. Insomma una perla davvero!
Degno lui di una mera occhiata, quel tanto che basta da confermarmi la veridicità del proverbio e li supero, ma non riesco a resistere: mi giro ancora una volta per ammirarla da dietro e godermi quella minigonna svolazzante, quando in quel preciso istante anche lei si gira a guardarmi e scoppia a ridere, intuendo la natura del mio sguardo, e girandosi subito dall’altra parte. Chiudo gli occhi e scuoto la testa “bravo Fra… Anche oggi sei riuscito a farti la tua figura di merda quotidiana” penso. Arrivo alla macchina e afferro il portafoglio dal cruscotto e torno indietro.
Cammino a passo svelto diretto nuovamente al minimarket, supero il tornello d’entrata e mi inoltro fra le corsie cercando di fare il più in fretta possibile.
All’improvviso mi fermo a metà movimento subito dopo aver superato la corsia dei gelati.
Ho lasciato l’insalata in quella successiva ma faccio un passo indietro.
Minigonna Bianca è lì davanti al frigo dei coni, un dito posato sulle labbra mentre cerca quello che piace a lei.
Mi guardo intorno ma il minimarket è pressoché deserto, e non vedo da nessuna parte il ragazzino con cui stava. Esito ancora un istante.

“Al diavolo… Io mi butto…” penso, e lasciandomi alle spalle ogni remora mi dirigo verso di lei.
La studio meglio, con un leggero sorrisetto sulle labbra il suo top scollato e l’assenza del reggiseno. Una seconda coppa C, direi a occhio.
Mentre cerco un modo per attaccare bottone ecco che lei me ne offre uno.
Finalmente ha scelto e trovato il gelato che voleva. Apre il frigo e si allunga verso il ripiano più in alto per afferrare la scatola di coni Cinque Stelle.
Si sporge più che può in punta di piedi cercando di afferrare la scatola ma arriva a malapena a toccare il ripiano.
Prontamente mi avvicino alle sue spalle, momentaneamente distratto dalle sue gambe slanciate e dalla minigonna svolazzante.
-Permetti? Posso darti una mano?- le chiedo con un sorriso.
Lei si gira a guardarmi e annuisce con un sorrisetto, mentre un vago rossore le colora le guance nel riconoscermi.
Sarò più alto di lei di più o meno venti centimetri e afferro con facilità la scatola di cartone, alzando semplicemente un braccio. Sempre sorridendo gliela porgo e dico
-ci tieni proprio al tuo cono se ti spingi così in alto per averlo…-
Sì lo so cosa pensate ed è quello che ho pensato anche io un attimo dopo…
“Davvero? Sul serio? Sarebbe questa la tua frase a effetto? Dio se sei fuori allenamento Fra…”
Lei infatti scoppia a ridere e si allontana verso le casse. Io sospiro, scuotendo la testa.
“Dio Fra… Che figura…”
Scuoto ancora una volta la testa e vado a prendere le mie cose. Mi dirigo alle casse ma di lei non c’è più alcuna traccia. Pago velocemente ed esco dal Conad andando verso la macchina che avevo parcheggiato sul retro del complesso di negozi.

Cammino stancamente completamente oppresso dalla canicola. Fa troppo caldo oggi…
All’improvviso sento una voce alle mie spalle:
-ehi aspetta…-
Mi volto e lei mi viene incontro, la scatola di gelati in mano. È accaldata e la pelle levigata madida di sudore.
-Mi sono accorta di non averti ringraziato per prima…- mi dice con un sorriso.
Io la ringrazio ma le dico che non ce n’era bisogno e faccio per allontanarmi, ancora troppo imbarazzato per la figura di prima, ma lei mi ferma e mi dice
-dai, posso offrirtene uno per ringraziarti?-
Un leggero guizzo nei suoi occhi mi fa fermare e dopo un istante di esitazione rispondo
-Dubito che il tuo ragazzo sarebbe contento di vederti mangiare un gelato con un completo sconosciuto…-
-Beh lui non è qui ora… È entrato dal tabaccaio… Ci vorrà un po’ prima che torni… Tanto vale mangiarsi un gelato in compagnia-
Esito ancora un istante, stranito da questo comportamento espansivo ma del resto, mi dico, che ti costa? Alla peggio ti sarai mangiato un gelato.
-E chi è il pazzo che ti lascerebbe qui fuori da sola, senza volerti con te? Per un pacchetto di sigarette poi…- le faccio io
-il mio ragazzo evidentemente… e magari fosse per un pacchetto di sigarette, almeno farebbe in fretta…
Perde il suo tempo e i suoi soldi a scommettere sulle partite di calcio…-
Ci sediamo su una panchina lì vicino e cominciamo a chiacchierare del più e del meno mentre piano piano scarto il mio gelato. Lei si siede vicino a me accavallando le gambe e il mio occhio inevitabilmente cade sul suo scoscio, ma rialzo in fretta lo sguardo prima che se ne accorga.
Continuiamo a parlare tranquillamente quando lei dopo un attimo di silenzio mi dice: -Sai… una cosa però te la devo dire. Quella battuta sul cono non era granché…- Io scoppio a ridere mentre anche a lei viene da ridere –No, non mi fraintendere, era divertente ma… non usarla più, davvero, lo dico per te-.
Io continuo a ridere mentre scuoto la testa –sì era pessima davvero…-.
-Era divertente però, cioè più o meno… Non lo so, a me ha fatto ridere! Sono uscita dal Conad e mentre camminavo sono di nuovo scoppiata a ridere-
-beh sono contento di averti fatta ridere, almeno… devo aver battuto un record oggi… sono riuscito a rendermi ridicolo, con la stessa ragazza, due volte nel giro di dieci minuti-
– dai la prima non conta… siamo pari per quello…-
Mi volto a guardarla, cercando di non farmi distrarre dalla sua lingua che accarezzava la panna, e dico –che vuoi dire?-
-beh quando ti sei girato a guardarmi il culo, e non fare quella faccia lo so che ti sei girato per quello…-
-no, non il culo! Ammiravo le tue gambe…-
Mi scocca un’occhiata eloquente, inarcando le sopracciglia, mentre una ciocca di capelli biondi le ricade su una spalla
-ok, forse anche per quello… ma non solo quello!-
– ah ah certo… comunque quando ti sei girato a guardarmi… beh io mi ero girata a guardare te quindi… direi che siamo pari…-
-Davvero? Visto qualcosa di interessante?- le chiedo con un sorrisetto.
Non mi risponde subito, mi guarda negli occhi per un istante mentre con la lingua percorre l’intera circonferenza del cono, mentre un leggero sorrisetto le si disegno sul viso –Forse…- mi sussurra –ma io sono una che non crede finché non se ne accerta di persona…-
-Sarei lieto di fugare ogni tuo dubbio, se volessi…-
-È una proposta?- mi chiede lei continuando a leccare il cono. Cerca di fare l’indifferente ma per un fugace attimo stringe le cosce una contro l’altra. Arrossisce vedendo che me ne sono accorto ma fa finta di niente, aspettando una mia risposta.
-No, una sfida…- rispondo io con un sorrisetto eloquente.
Lei resta un momento in silenzio, pensierosa. Si gira a guardare verso la tabaccheria e poi di nuovo me, mordendosi un labbro, indecisa. Il suo sguardo si sposta sulle chiavi dell’auto che tengo ancora in mano, mi guarda negli occhi e mi chiede con voce bassa
–Dove hai la macchina?-
– laggiù, nel parcheggio sul retro… Non si vede dalla strada…-
È ancora indecisa, lo vedo. Mi appoggio allo schienale della panchina, allungandomi mentre distrattamente mi accarezzo il pacco gonfio, in modo piuttosto volgare e plateale. Ma fa il suo effetto. Vedo i suoi occhi ingrandirsi leggermente, per poi distogliere lo sguardo, arrossendo.
Dopo un attimo mi guarda di nuovo negli occhi, una luce di sfida nei suoi mentre si morde il labbro inferiore.
-ok…- mi sussurra.
Ci alziamo insieme dalla panchina senza dire una parola. Lei è nervosa, lo vedo, si torce le mani e continua a guardarsi indietro assicurandosi che nessuno ci veda.
Raggiungiamo a passo svelto la macchina, la quale era abbastanza distante dalle altre e parzialmente nascosta da un albero. Quando ho parcheggiato, avevo imprecato, temendo che la resina mi sporcasse la macchina. Ora non riuscivo a non voler bene a quell’albero. Apro in fretta la macchina ed entriamo di corsa, io dal lato del guidatore, lei dal lato del passeggero. Non faccio in tempo a chiudere le portiere a chiave che lei mi prende il viso fra le mani e si protende verso di me, baciandomi. Non mi aspettavo una tale foga ma non sono stato lì a lamentarmi.
Le sue labbra sapevano di panna e nocciola mentre la baciavo con desiderio. Prendo il suo viso fra le mani e le spingo la testa contro il sedile, mentre le mie dita scendono ad accarezzarle una coscia. Istintivamente apre leggermente le gambe dandomi libero accesso al suo interno coscia. Mi ritrovo completamente proteso verso di lei con una mano fra le sue gambe e le mie labbra sul suo collo. Ha un profumo fruttato che mi pervade i sensi mentre assaporo la sua pelle leggermente sudata. La sento ansimare vicino al mio orecchio mentre con una mano mi tiene ferma la testa, stringendomi i capelli. Abbasso l’elastico del suo top scollato e le mie labbra scendono ai suoi capezzoli, leccandoli e succhiandoli delicatamente. Con le dita oltrepasso la minigonna e scopro un bel tanga bianco che prontamente sfilo via. La trovo già un po’ bagnata ma comunque mi inumidisco due dita e comincio a sfiorarle delicatamente le labbra esterne dal basso verso l’alto. Torcendo il busto cerco di arrivare a leccarla, afferrandole le gambe da sotto le ginocchia e aprendogliele il più possibile. Mi ritrovo a testa in giù fra le sue cosce, con le dita mi aiuto ad allargarle le labbra mentre con la lingua mi ripeto in movimenti verticali e orizzontali mentre la titillo con le dita.
Ha un buon sapore… È incredibile quanto il sapore di una donna possa essere unico, diverso dall’una all’altra, e indescrivibile…
Mi sposto verso l’alto con la lingua insinuandomi prima fra le sue labbra e poi ancora più su. Sento il suo clitoride turgido e duro e comincio a leccare intorno a esso con movimenti lenti e circolari.
Sto scomodissimo e mi fa male la schiena a stare in questa posizione ma non ci penso neanche per un istante a lasciarla andare. Sento le sue dita fra i capelli e lei che mi chiede di non smettere. Ormai geme abbastanza forte e io mi fermo un istante per far scrocchiare il collo. Mi preparo per bene e poi comincio a stimolarle il clitoride direttamente. Appoggio la punta della lingua su di esso e nello stesso momento la penetro con un dito.
La sento inarcare la schiena e una mano sbattere contro il finestrino mentre tenta di aggrapparsi a qualcosa. Seguo il suo movimento col collo senza smettere di leccare circolarmente intorno al clitoride. Il suo corpo comincia a fremere e digrigno per un istante i denti sentendole sue unghie incidermi la pelle dietro al collo.
Mi fermo un momento, trovandomi in difficoltà, e cambio posizione del busto, bloccandole entrambe le cosce con le mani, afferrandole da sotto le ginocchia e tenendole saldamente. Mi chino nuovamente su di lei e ricomincio a leccarla, questa volta senza smettere.
Ricomincio a leccarle il clitoride delicatamente con movimenti lenti e circolari ma velocemente aumento il ritmo. Voglio farla venire e in fretta. Ho il cazzo che mi scoppia nei pantaloni.
Continuo a baciarla e a leccarla con forza e poi ritorno al clitoride. Lo lecco ancora delicatamente e poi all’improvviso comincio a batterci sopra con la lingua con colpi rapidi e costanti. L’effetto è immediato. Improvvisamente comincia a tremare costringendomi a tenerle ferme le gambe con più forza. Comincia ad ansimare più forte e i suoi gemiti a riempire la macchina. La lecco ancora per qualche istante sentendo nei suoi gemiti e da come si muove che l’orgasmo è ormai prossimo. Improvvisamente la sento inarcare la schiena, i muscoli delle gambe tesi e con un gemito prolungato venirmi sulle labbra. Rimango un momento immobile prima di tirarmi su, i muscoli della schiena che mi giuravano vendetta.
Giro la testa a guardarla ansimante, i capelli scompigliati, le guance rosse dall’emozione che mi guardava esterrefatta.
-Dio… oddio… non…- mi allungo verso di lei e la bacio mischiando il suo sapore a quello della panna.
La guardo e lei mi confessa –Dio… non mi avevano mai…- -leccata? Davvero?-
Lei scuote la testa in senso di diniego –il tuo ragazzo non sa che si perde…-
Torniamo a baciarci appassionatamente mentre le sue dita scendono lungo la mia maglietta e va verso i miei pantaloni. Mi palpa il pacco da sopra i pantaloni e in un attimo mi slaccia la zip e i bottoni per poi slacciarmi la cintura.
Non ce la faccio più… In un attimo mi apro bene i pantaloni e abbasso i boxer facendo uscire il mio cazzo già bello grosso e duro. Me lo prendo in mano e mi faccio una lenta sega mentre lei lo guarda sorpresa. Resta un momento lì imbambolata a guardarlo al che io le prendo una mano e la sostituisco alla mia. Comincia lentamente a masturbarmi riuscendo solo a proferire un -wow…- sinceramente stupito.
Chiudo gli occhi e appoggio la testa al sedile. Ha una mano piccola e calda che va su e giù lentamente. Le passo le dita fra i capelli e con cortesia le accompagno la testa verso il basso mentre le sue labbra si dischiudono e si avvolgono intorno al mio glande. Non è male… Deve averne fatti un po’ di pompini a quel ragazzino ma è troppo veloce e ha troppa foga, tanto che la afferro per i capelli e le impongo un ritmo più lento. Ha due labbra soffici e la invito a lavorare un po’ di più con la lingua. A parte qualche piccolo accorgimento mi fa un pompino da urlo. Sarà che sono passati parecchi mesi dall’ultima volta, sarà la situazione, sarà il fatto che neanche la conosco sta ragazza, ma sento l’orgasmo salirmi lungo il cazzo.
La lascio andare per un istante e le chiedo con la voce rotta -ehi… Ti va di scopare?- pensando al preservativo che ho nel portafogli.
Alza la testa dopo l’ennesima leccata e mi guarda mordendosi un labbro, ma poi scuote la testa, dopotutto ero uno sconosciuto e soprattutto si era fatto tardi. Improvvisamente si era ricordata di avere un ragazzo che probabilmente la stava cercando. Annuisco un po’ deluso, ma capisco e la invito a finire.
Si sistema una ciocca di capelli biondi e se la sposta dietro un orecchio, riapre la bocca e di nuovo il mio cazzo sparisce fra le sue labbra. Ricomincia a succhiarmelo con gusto, desiderosa di farmi venire mentre io le tengo la testa ferma.
Che serata…
Ormai non mi manca molto lo so… Comincio a darle qualche colpo di reni, spingendole il cazzo un po’ più in profondità e ormai prossimo a venire. Lo sente pulsare sempre più forte fra le sue labbra, tendersi allo spasimo mentre io stesso ansimo di piacere cercando di ritardare l’inevitabile. Mi succhia e mi lecca con dedizione accompagnando sempre con un risucchio. Non resisto ancora a lungo. Tendo le gambe in avanti e ansimo sempre più forte finché finalmente vengo. Ansimo una volta sola, tenendo la bocca aperta mentre libero il mio piacere. Il primo schizzo, il più denso e caldo la coglie impreparata dritto nella sua bocca, continuando poi masturbandomi con una mano sulla quale colano altri quattro schizzi di sborra. Sono senza fiato, guardandola sorridente e soddisfatta. Afferro un pacchetto di fazzoletti e glielo porgo, permettendole di pulirsi la bocca e la mano, mentre anche io cerco di pulirmi alla bene e meglio.
Impreca guardando l’ora e si sistema il tanga e i capelli. Mi schiocca un bacio su una guancia e scende dalla macchina di corsa. Prima di chiudere la portiera mi guarda e mi dice -comunque devo ammettere una cosa…-
-cosa?-
-il tuo cono alla panna è più buono di quello Algida…- mi risponde ridendo. Rido anche io e la saluto, guardandola allontanarsi a passo svelto.
“sarà meglio che non lo baci quando lo vede…- penso e stanco ma appagato accendo il motore e vado via.
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