Io, Sodoma e tu




Quando arrivo all’appuntamento è un pomeriggio qualunque di marzo. Piazza del Fico è inondata di sole. Mi sono vestita bene. Un vestito giallo aderente che evidenzia il mio seno taglia quarta e un sedere ben tornito, scarpe decolleté nere con il tacco tanto sottile da creare seri problemi mentre cammino tra i sanpietrini romani. Sotto l’abito indosso un intimo in pelle scelto con cura: reggiseno a balconcino nero e perizoma dello stesso colore. Ho addosso un profumo intenso, a base di agrumi e sandalo. Lo sento salire e stordirmi un po’mentre risalgo a fatica i vicoli del Chiostro del Bramante, urtata e spinta a tratti da truppe di turisti aggressivi. Che emozione ritrovarti dopo quei primi incontri da amanti. Mi aspetti davanti al bar e sei bello. Proprio bello in quella tua maglietta stile Armani, aderente e a girocollo, l’aria sicura di chi sa di piacere. Perché avevamo provato a non vederci più. Io avevo fatto il possibile. Ma no, non riusciamo. Ogni volta basta odorarsi e sono già senza camicetta e tu con la testa tra i seni a succhiare i capezzoli e leccarmi. Le dita nella fica. Non ho scampo, e non ne voglio.

Da quando ci siamo fermati quella notte lungo una strada bianca verso il mare, prima di cenare sulla spiaggia.

In piedi, davanti al cofano della tua auto, mi hai fatto spogliare nuda, inginocchiare, succhiare il cazzo tirandomi dietro i capelli per guardarmi e poi, inaspettatamente, mi hai pisciato addosso. Sorpresa dalla luna piena, ho sentito il tuo liquido tiepido colarmi sul collo, bagnare il seno e scendere sulla fica e tra le cosce. Ma non mi hai scopato subito. Prima mi hai baciato profondamente con la lingua, a lungo. Poi siamo andati a cena. Solo dopo, in macchina, mi hai presa e sbattuta per due ore. Sembrava non finisse più. Pensavo mi avresti fatto prigioniera e rinchiusa in una stanza per sborrarmi e poi saziarti ancora e ancora.

Ma io sono fatta d’aria e sono sparita di nuovo.

Ed ecco che ora, dopo lunghe trattative, ci ritroviamo. Una leggera inquietudine. Che accadrà? Dove mi porterai? Al telefono mi hai parlato di una sorpresa. Quale potrà essere, in questo centro così popolato e rumoroso? Sono eccitata, anche un po’ intimorita.

Dopo un veloce aperitivo mi baci leggero sulle labbra e mi dici: “Seguimi”. Non andiamo lontano, attraversiamo semplicemente la strada. Hai delle chiavi in mano ed apri un portone. La palazzina è a tre piani, saliamo le scale e tu da dietro mi tocchi già le cosce. Io sorrido e tu anche. Mi guardi il culo. So che ti piace.

Apri la porta di un appartamento sconosciuto. Davvero carino, arredato con un gusto raffinato. Mi mostri gli spazi, scambiamo qualche battuta. Siamo allegri, ci piace essere là. Dalle finestre filtra, tra le persiane accostate, un sole gentile. Sei affettuoso, mi baci, mi circondi di attenzioni. Ne sono inebriata. Mentre mi alzi la gonna con una mano e mi accosti piano al divano, baciandomi la bocca, sento il campanello suonare. Chi sarà?

Ti alzi e vai ad aprire. Ed entra lei. La sorpresa.

È piccolina, ma ben fatta, viso delicato, lunghi capelli castani e mossi. Ti saluta e sembra ti conosca bene, anche se si capisce che non ti vede da un po’. Ha uno spiccato accento sudamericano. Vi avvicinate e me la presenti. “È Margherita”, spieghi guardandomi e sorridendo. “Ciao, piacere”, rispondo educatamente tendendole la mano, e non ho il tempo di pensare, o dire, molto altro, perché tu mi avvolgi e mi riempi la bocca con la tua lingua, afferrandomi seno e culo.

Margherita scivola leggera alle mie spalle e comincia ad accarezzarmi le gambe, tirandomi su la gonna. Ma che fate? Penso preoccupata. Ti guardo. Tu mi rassicuri con i tuoi baci e in pochi momenti la situazione è fuori controllo. Mi sento eccitata, mi sto bagnando, sento la fica colare. Sono intrappolata in una tela irresistibile da te intessuta. Sento il mio vestito scivolare via, mi spingete piano sul divano. Margherita mi accarezza un seno e tu mi accarezzi l’altro. Succhi un capezzolo, mentre con l’altra mano scivoli tra le mie cosce e mi infili le dita tra le grandi labbra, senti quanto sono pronta ad accoglierle e mi sussurri: “Sei un lago”. Margherita mi toglie piano il reggiseno e si avvicina per baciarmi e prendere in bocca l’altro capezzolo. La lascio fare incuriosita. Sembra esperta, ci sa fare. Le donne belle mi piacciono, corrispondo alle sue attenzioni. È delicata e dolce, mi piace lasciarmi accarezzare, la bacio con la lingua con trasporto. Tu ora sei dietro di me e ci osservi mentre limoniamo con trasporto e ci succhiamo i seni. Prendo l’iniziativa e le infilo le dita nella fica, sotto gli slip, glieli tolgo. È bagnata e morbida quanto me. Le piace.

Sento la sua eccitazione colarmi sui polpastrelli e lei ricambia la cortesia. Ora siamo nude, lei mi ha sfilato anche gli slip. Addosso ho solo scarpe. Ci masturbiamo a vicenda, come solo le donne sanno fare alle altre donne. Ci muoviamo sui tasti braille di quelle pagine che conosciamo in ogni carattere. Lei gode respirando profondamente, io la seguo per aumentare il suo piacere. So esattamente cosa prova. Le tocco con pressione e intensità crescente il clitoride, ma con leggerezza, perché so che quello è il punto più sensibile, e passare dal piacere al dolore è un secondo. Le infilo le dita dentro. Ma sento anche il bisogno del tuo cazzo e lo cerco con l’altra mano. Lo sento enorme, mentre tu non fai nulla che io non voglia. Ci guardi e accarezzandomi aspetti l’evolversi degli eventi. Non la tocchi, io invece ti chiedo di farlo, voglio che le accarezzi il seno e che poi la scopi.

Mentre sei seduto accanto mi avvicino al tuo cazzo, lo lecco molto bene e lo prendo tra le labbra, tenendolo forte con un mano e scopandoti con la bocca per aumentare il godimento. Lo spingo in gola fino in fondo e lo lavoro a lungo, è durissimo e molto grosso. Ti sei lasciato andare sullo schienale e sei travolto dal piacere, vedo che sei pronto. Faccio salire lei sopra di te, le apro bene la fica e faccio in modo che sia penetrata sino in fondo. Lei inizia a cavalcarti mentre tu le succhi e le lecchi il seno abbondante. Non smetti un attimo di guardarmi con gli occhi socchiusi, non vuoi perderti il mio piacere e le mie espressioni. Adesso la sbatti forte, tenendola per i fianchi. Le sue grandi tette ballano e mi eccitano. Io infilo le mani tra il cazzo e la fica, le massaggio il clitoride mentre ti scopa. Lei gode e tu, dopo poco, è me che vuoi. La allontani piano dal tuo cazzo eretto e mi afferri dalle natiche. Ora sono seduta con te dentro, me lo hai infilato, duro e grosso com’è, sino in fondo. Ho la fica bagnata come mai, cola umori senza tregua, e sempre di più. Ti dò la schiena e tu ti aggrappi ai miei seni. Ti faccio godere senza farti venire, muovendomi su di te, piano. Lei si inginocchia e, mentre mi sciolgo sul tuo uccello e godo senza ritegno, lei inizia a leccarmi il clitoride. Spalanco le gambe per offrirle tutta la fica. Lei lecca e succhia con cura, me la mangia senza risparmiarsi, ha il viso bagnato. La sensazione che provo è di un godimento indescrivibile. Le prendo la testa e la spingo verso di me ancora di più. Sono piena del tuo cazzo che mi sbatte e il mio clitoride si è ingrossato, sotto quella lingua veloce che non si ferma mai. Mi sta facendo impazzire. Non riesco a stare ferma, vibro di piacere. Mi abbasso, la bacio e sento il mio sapore.

Adesso la faccio alzare, la sdraio sul divano e mi metto su di lei, ma al contrario, la lingua dentro le sue grandi labbra depilate. Gliele apro con due dita, lei fa lo stesso con la mia fica.

Tu mi afferri da dietro, all’improvviso mi sputi in mezzo alle natiche e usi la saliva per lubrificarmi l’ano con due dita. Poi ti avvicini e mi spingi il cazzo dentro il culo. Non me lo aspettavo così all’improvviso. È troppo grande. Urlo. Ti chiedo di fare piano, poi mi arrendo e, mentre tu continui a lavorarmi fino in fondo, mi abbasso e comincio a succhiare il clitoride di Margherita. Le infilo la lingua ovunque. Lei a sua volta mi masturba con una mano intera e, quando inizi a sbattermi più forte, appoggia la bocca e inizia a succhiare gli abbondanti umori che le colano tra le dita, mentre mi sfondi senza fermarti, facendomi godere profondamente. Sento che lei ora sta venendo, io anche. Un orgasmo violento non si ferma al contatto della sua bocca e sulle sue dita che continuano a lavorarmi dentro. Ma il godimento aumenta e si prolunga senza soluzione. Tu sborri sperma a litri, godendomi dentro il culo, e poi fuori, sulla bocca di lei. Godiamo e urliamo assieme tutti e tre.

Quando ci riprendiamo lei si riveste piano ed esce. Sento la porta che si chiude.

Hasta luego Margherita.

Restiamo io e te da soli. Riprendi a sodomizzarmi ancora, lentamente, mentre io mi masturbo e vengo fino allo sfinimento.

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