Io – Iracconti di un giovane mister by mikimark [Vietato ai minori]




Io – Iracconti di un giovane mister di mikimark New!

Note:

Prima avventura di un giovane allenatore

Beh, si può ben capire dalle mie prime avventure giovanili che mi sono ben inserito nel mondo del sesso. E molto presto negli anni successivi ho subito mostrato le mie tendenze che la mia bella prima morosa e la sua fantastica mammina mi avevano per prime fatte scoprire e apprezzare. In particolare quelle più scabrose ed intriganti.
Al mio puro esibizionismo e narcisismo si era infatti aggiunto per la prima volta l’irrefrenabile passione di immortalarle e conservare con foto e filmini le belle donne che avevo avuto la fortuna di scoprire, vedere ed apprezzare. Come delle bellissime modelle! Nude e non solo!
Alice e Federica furono infatti le prime ad essere da me immortalate senza nulla addosso in certe posizioni. Ma mi ero spinto anche più in là, superando le loro iniziali titubanze. Ed anche le mie, perché anch’io mi ero mostrato per la prima volta nudo e mi ero puro fatto riprendere da Federica nel momento dell’estasi e dell’orgasmo. Come lei aveva voluto! Federica, da brava fotografa professionista quale era, si era dilettata a catturare le immagini del mio giovane corpo nudo ed a carpire tutte le espressioni del mio volto che dimostravano tutto il mio imbarazzo e disagio nel mostrarmi così nudo e con il pene bello duro e ritto per la prima volta davanti ad una bella donna come lei!
Ma erano state anche le prime ad essere riprese con il mio uccello nella loro bocca e successivamente mentre erano state costrette a degustare tutto quello che ero riuscito a produrre grazie alla loro capacità nel rapporto orale. Tutte e due le donne, la mamma e la sua bimba, erano state infatti due fantastiche femmine, bravissime ad accarezzare e baciare il mio uccello pieno di voglia. E alla fine liberarlo e farlo scaricare per bene.
Questo tipo di foto e riprese che riservai a loro per prime divennero successivamente d’obbligo anche per tutte le altre donne che entrarono anche casualmente e per una sola volta nella mia vita! Per poter accedere nella mia raccolta privata! Tutte ne erano state informate! Alcune inizialmente un po’ infastidite ed imbarazzate si erano mostrate insofferenti e rifiutarono. Poi, per mia fortuna, cambiarono idea… Altre per esibizionismo, altre per farmi felice ed altre ancora per voglia di trasgredire si erano invece dimostrate disponibili da subito e parteciparono attivamente e volentieri alla soddisfazione del mio vizietto. A tutte le donne, soprattutto quelle belle e più mature, è piaciuto mostrarsi e farsi apprezzare. Sì, anche così, nude… e non solo! Impegnate a fare le cosine che tanto piacevano al loro marito ed ai loro amanti!
A questa mia voglia di emozioni forti si è aggiunta la mia consapevolezza di uomo cuckold che mi ha spalancato ancor di più un mondo che mi era stato fino ad allora sconosciuto.
Tutte queste passioni si intrecciarono e furono accettate da Alessandra, la mia moglie di allora, e da Cristina, la mia attuale compagna.
La mia ex moglie faticò inizialmente. Poi un po’ alla volta accettò tutto e non riuscì talvolta a nascondere anche il suo piacere nel mostrasi e fare certe cose ad altri uomini in mia presenza. Ciò per una mia gioiosa estasi e per un mio potente orgasmo del quale lei si riteneva provocatrice.
Cristina, invece, si lasciò fare di tutto da subito. Era più giovane, totalmente disinibita, non aveva pudori e non conosceva imbarazzi. Nel sesso odiava, come me, solamente la violenza e la pedofilia.
Ad entrambe sono grato. Soprattutto perché si sono superate e si sono mostrate tanto, tanto disponibili. Fuori di ceri canoni loro imposti da falsi limiti educativi. Appartenendo al meraviglioso ma complicato mondo delle donne.
Per esperienze personali mi permetto infatti di aggiungere che ogni donna ha in ogni caso i suoi particolari tabù. Diverse sono innanzitutto la sua tolleranza e la sua disponibilità a prestarsi a cose che l’uomo pretende. Soprattutto se viene invasa la sua più profonda intimità sessuale. Ogni donna ha le sue fobie ed i suoi rifiuti che tende a nascondere. Bellissimo per me è stato scoprire le prime e far superare i secondi.
Alcune donne che ho conosciuto avrebbero voluto mantenere vergine il loro culetto. Una si faceva sodomizzare solo al buio perché non voleva vedersi così umiliata. Un’altra detestava fare pompini. Ma lei pretendeva di farsi baciare e leccare dappertutto. Anche là, naturalmente. E schizzava, copiosamente. Io naturalmente la accontentavo e bevevo, facendola impazzire dal piacere. Ad un’altra piaceva spompinarmi furiosamente ma non voleva bere alla fine il mio sperma. Non voleva nemmeno vederlo. Quando schizzavo si scansava e chiudeva gli occhi! E cosi via…
Io all’inizio mi sono sempre adeguato. Ma alla fine ho sempre ottenuto quello che volevo. E memorizzato con la fotocamera o la telecamera le loro reazioni, le loro espressioni… Tutte diverse, particolari ed indimenticabili. Tante donne, tante femmine e tante meravigliose amanti!
Tutto ciò si era rivelato nel giovane Fabio ed aveva conosciuto una continua evoluzione. Fino alla vita sessuale dell’uomo adulto. Diversa, intensa e fuori da ogni regola e tabù!
Fin da giovanissimo e dai tempi dell’università la mia vita sessuale si era intrecciata con una mia particolare attività sportiva. Sono stato allora e continuai ad esserlo a lungo un allenatore di calcio.
La mia posizione prima di allenatore di ragazzini e poi di maschietti più cresciutelli mi ha facilitato enormemente nel conoscere ed entrare in confidenza con i genitori ed in particolare le mamme dei giovani atleti e poi, quando ho iniziato ad allenare quelli più adulti, nell’avere l’occasione di conoscere le loro fidanzate e mogli.
Soprattutto le giovani mamme avevano però sempre mostrato una certa simpatia nei mie confronti. Le mamme sono così disponibili con il mister dei loro figli… Così giovane, carino e… tanto disponibile ad ascoltarle e sopportare le loro confessioni di giovani mogli insoddisfatte a causa di mariti assenti e disattenti!
Ho insomma vissuto delle intriganti avventure con giovani mamme di giovani calciatori in erba. Poi pure con una morosa di un giovane calciatore che non giocava mai… E tante altre come quella vissuta da giovane uomo cukold con la mia fidanzata di allora diventata poi mia moglie con la giovane morosa del mio aiuto-allenatore. Vicende tutte da raccontare! Vissute però sempre con una certa discrezione e soprattutto perché incoraggiato.
Mi appaiono tutte, ora, queste giovani donne! E le ricordo tanto volentieri!
Erica, la prima protagonista, voleva solamente levarsi uno sfizio. Voleva molto divertirsi con il giovanissimi allenatore del figlioletto. E voleva coinvolgere nel giochino anche la sua amica Ketty. Ottenne indubbiamente ciò che voleva. Ma io di più… Anche se molto giovane ero già molto smaliziato e riuscii a trascinarla in una avventura che lei non avrebbe mai immaginato di poter vivere. All’inizio, sorpresa, non avrebbe forse voluto subirla. Poi si adeguò e fu meravigliosa. Io dopo la ricompensai accettando tutto quello che aveva programmato anche con la sua amica del cuore. Per trascorrere, in totale libertà, una serata indimenticabile con la sua amica e soprattutto con il giovane uomo quale io ero allora!
Cinzia aveva invece il figlio centravanti ed era una gran bella giovane donna. Era anche una brava massaggiatrice e fisioterapista. La squadra del suo figliolo che io allenavo doveva partecipare ad un torneo all’estero e il vecchio massaggiatore non poteva partecipare alla lunga ed impegnativa trasferta. Lei si offrì molto abilmente. In tutti i sensi e, lasciato a casa il marito, fece parte della comitiva!
E poi l’adorabile Tiziana. Morosa di un maschietto già fatto, era un po’ puttanella. Fece di tutto per convincere il mister a far giocare il suo amorino… Lui era scarso, non giocava mai ed era sempre tanto triste. Era naturalmente depresso e non la scopava! Lei voleva tanto bene al suo moroso tanto triste. E lei era tanto carina, giovane e… vogliosa. Aveva proprio una gran voglia di scopare! Pensò bene di unire l’utile al dilettevole! Non le fu difficile convincere il mister… Non disdegnò di sollazzare amche il mio secondo. Nel dubbio della riuscita dell’opera di convincimento del mister!
Non posso dimenticare infine Ingrid. Io, il mister, allora ero già cuckold. Avevo coinvolto, a sua insaputa, anche il suo aitante moroso nella storia molto, molto intrigante e scabrosa avuta con la bella Tiziana. Pur di convincermi e far felice il suo moroso che da me volutamente istigato si era fatto delle fantasie erotiche sulla mia fidanzata, lei si prestò a diventare la protagonista di una vicenda che la fece entrare di diritto nella mia collezione fotografica personale! E il suo moroso non lo seppe mai…
E adesso queste storie le voglio proprio tanto raccontare.
Ero agli esordi come allenatore. Allora allenavo ragazzini ed io ero ancora universitario. Ero giovane. Scopavo poco la mia morosa di allora e talvolta mi consolavo con fantastiche seghe. Anche se lo avevo sognato non avrei potuto immaginare quello che mi sarebbe fra poco accaduto. Le mamme dei miei ragazzini erano tutte tra i 35 e i 40 anni. La disciplina societaria mi imponeva la massima serietà.
Ma fecero tutto loro! Anzi lei, Erica, la mamma del portierino. Coinvolse Ketty, mammina dell’ala sinistra. Era la sua amica del cuore, bellissima quanto lei, forse più di lei sposata e, soprattutto, molto meno puttanella e vogliosa di un giovane sesso del quale io ero allora disponibile.
Io, infatti, ero stato prescelto da Erica come la giovane preda. Il ragazzino, carino, da svezzare. Se qualche morosetta scioccamente gelosa e magari imbranata o qualche puttanella all’università non lo avesse già fatto…
Le due donne erano veramente belle. Bionda con i capelli lunghi, Erica si differenziava molto da Ketty, leggermente più piccola di lei e con i capelli nerissimi tagliati alla maschietto. Gli occhi azzurrissimi di Ketty erano due gemme come lo erano quelli verdi di Erica. La quale era più magrolina della sua amica. Un fisichetto più nervoso il suo, con un culetto piccolo e rotondo sempre fasciato da jeans strettissimi e griffati. Ketty invece indossava spesso strettissimi e corti tubini. Indubbiamente un po’ più rotonda e femminea di Erica. Sempre scarpe con i tacchi altissimi a differenza della sua amica che spesso preferiva scarpe da ginnastica. Rigorosamente rosa o bianche.
Mi ero accorto che Erica non portava mai il reggiseno. Il maritino evidentemente glielo permetteva oppure, colpevolmente, non se ne era mai accorto o preoccupato. Così i due piccoli seni spesso ballonzolavano liberi sotto le magliette variopinte estive o i pesanti maglioncini invernali. Era facile per la mia fantasia, intuire ed immaginare il tipo particolare dell’altro indumento intimo della giovane donna. Perizoma o tanga, probabilmente coloratissimo.
Ben diverso immaginavo l’abbigliamento intimo di Ketty purtroppo appena un po’ intravisto talvolta quando era venuta nello spogliatoio dei ragazzini per aiutare il suo figlioletto nella svestizione degli indumenti sportivi. Levatosi il cappotto si piegava sulle ginocchia ed involontariamente offriva un gran bello spettacolo. Il pizzo nero del reggiseno ricco di trasparenza appena visibile faceva prevedere una piccola mutandina altrettanto nera con tante trasparenze e pizzi.
Tutto ciò e gli altri segreti più intimi erano purtroppo rimasti a lungo nelle mie fantasie. Confesso che, quando la mia morosa aveva fatto qualche sera la preziosa e non facendomi sborrare mi aveva mandato in bianco, il ricordo del pizzo del reggiseno di Ketty e del culetto stratosferico di Erica mi aveva spinto a farmi delle poderose seghe con tanto di potenti sborroni. Se le due donne l’avessero allora saputo!
Era stata Erica a rompere il ghiaccio ed ad iniziare il bel giochino con il giovane allenatore del figlioletto.
“Mi piace il ragazzino… – confidò un giorno a Ketty – . Mi piacerebbe scoprirlo e vederlo un po’ meglio senza quella tutaccia addosso! Deve essere ben fatto l’ometto… Insomma vederlo nudo e, perché no, scoprire anche cosa propone… E, se lui se lo meriterebbe, assaggiarlo, un pochino… Vedere cosa è capace di fare, insomma!”
“Ma dài – le rispose Ketty fintamente turbata – . Beh, se proprio lo vuioi sapere, per la verità anche a me piace il ragazzino. E’ molto carino ed ha anche un bel fisichetto… Ma è così giovane… Forse è addirittura vergine… Potremmo fargli male! Abbiamo tutte e due quasi il doppio dei suoi anni e ti ricordo che siamo due donne sposate…” “Mi sembra che abbia la morosetta – la interruppe Erica – . L’ho vista un paio di volte al campo sportivo. E’ molto graziosa e giovanissima. Non la immagino mentre si prende cura dello stalloncino che ha per moroso! E quando ciuccia quel ben di Dio che il suo moroso si ritrova tra le gambe così muscolose! Il mio bambino l’ha intravisto una volta sotto la doccia ed ha candidamente confessato con tanta ingenuità alla sua mamma che il suo mister ha tanti muscoli e un gran… pisello! Tanto più grande di quello del suo papà!”
“Ma dài Erika! Non dire queste cose! Non so quanto ce l’abbia lungo il mister! Anche se sono così giovani qualcosa la ragazzina gli avrà fatto! – rispose sospirando la bella signora Ketty – A quella età i maschietti ce l’hanno sempre duro ed hanno sempre una gran voglia di… esibirsi e mostrare alla loro morosa quanto sono bravi a fare la loro cosina… Ed a stupirle, mandandole pure anche in confusione… Povere piccole, non sono ancora abituate a certi spettacoli che i maschietti porcelloni offrono loro così volentieri…”
“Infatti! – la interruppe stizzosa Erica – A differenza dei nostri maritini…” “Effettivamente – sbuffò Ketty – anche Piercarlo tra il lavoro, lo stress e il calcetto… E noi, di uccelli in tiro, ne abbiamo visti parecchi, Erica! E non solo in tiro, ma anche… in azione!”
“Insomma! – concluse Erica eccitatissima anche da quelle parole disincantate di Ketty – Io ho una ideuzza! E coinvolgerò anche te, signora Ketty!” Ketty la guardò nascondendo a fatica una certa curiosità. “Mmm… però. mi raccomando, Erica! – le sospirò Ketty – Non combinarmi disastri… Piercarlo è così geloso… Da quando mi scopa poco e male…”
Io iniziai con gran piacere a notare che molto spesso la signora Erica mi veniva a fare compagnia al bar della società. Al termine dell’allenamento mentre il suo ragazzino si rifocillava e giocava con i suoi compagni di squadra. Soprattutto quando non c’era nei dintorni Roberta, la mia morosa. Scherzava e rideva tanto, parlando di tutto. Anche del marito spesso assente per lavoro. E se non c’era il lavoro, c’erano gli amici e il pokerino, sua autentica passione che lo dissanguava e metteva in pericolo il suo patrimonio ereditato. “Strano che non abbia giocato anche la sua mogliettina in qualche partita dagli esiti disastrosi! – si lamentò lei una volta – . I suoi amici sono dei gran birbanti e lo hanno avvisato che Erica è una gran bella mogliettina che potrebbe valere una bella cifra persa! Cosa ti sembra, mister?” Io non risposi ma le offrii come consolazione un gran sorriso di comprensione.
Un po’ alla volta, ma sempre di più, Erica quindi iniziò a confidarsi. La giovane donna mi piaceva e le confidenze che mi faceva sempre più spesso mi turbavano. Lei se ne era accorta e le piaceva un mondo vedere il mio imbarazzo che talvolta non riusciva a nascondere purtroppo anche la mia contemporanea e ben evidente eccitazione.
Lei allora sorrideva divertita. Le piaceva soprattutto il mio impaccio ed ancor più il mio evidentissimi turbamento. Non immaginava proprio alcune cose.
In seguito indagò con noncuranza nella mia intimità, in particolare nella mia sfera sessuale. Lo fece con molta dolcezza e naturalezza. Ed io abboccai. Fingendosi curiosissima della sessualità di un giovane uomo quale io ero per lei giovane donna sposata, non mi risparmiò alcuna domanda sulla mia attività sessuale e soprattutto su quella tra me e la mia morosa.
No, non ero vergine. Glielo confessai subito. Non riuscii a capire se lei rimase delusa per questo o se si sentì sollevata… Le sarebbe piaciuto probabilmente sverginato. Mostrò stupore invece nel sentire che Roberta, la mia morosa, certe cose non le faceva volentieri e che altre cose non le voleva proprio fare! E che a me, invece, piacevano tanto.
“Sei un piccolo mascalzone – mi disse una volta fingendo di rimproverarmi – . Sei un maschietto molto, molto pericoloso, tu! E quante cose pretendi sicuramente dalla tua morosa! Devi capire che lei è così giovane… Certe cose può non saperle fare… o anche non volerle fare… Non è ancora tua moglie! E certe cose solo le mogli sono costrette a fare! – confessò facendo un lungo sospiro abbozzando alla fine ad un malizioso sorrisetto – O meglio, sai, certe cose le donne dovrebbero farle solo ai loro mariti…”
Quelle parole mi surriscaldarono. Scappai poco dopo nella mia stanza nella casa dello studente. Non c’era nessuno e ce l’avevo duro. Mi buttai sul letto e mi tirai fuori il cazzo duro e urlante. Robertta non c’era! Ed io avevo voglia e tanto bisogno. Di sborrare! Vidi però Erica che faceva un pompino a suo marito. Sì, di quello aveva parlato prima lei… Ne ero certo. E lei lo faceva, da brava moglie! Stavo per venire e mi sarei sborrai tutto addosso! Volli dedicare la mia sborra che stavo per spruzzare alla signora Erica! La signora Erica che fa tanti bei pompini! Ma, come mi aveva fatto capire, le mogli non fanno i pompini solo ai loro mariti. E proprio mentre schizzavo ed inondavo tutto sognai di sborrarle in bocca e di vedere subito la sua bocca piena del mio seme. Mi ripromisi di farmi fare il prossimo pompino da lei! Prima possibile!
“Buonasera, mister! – la sentii arrivare alle mie spalle – Pensavo di non trovarla a quest’ora. Sono venuta per avvisarla che il mio bambino non è venuto ad allenamento perché è influenzato. E’ dai nonni e ci rimane…. Io vengo direttamente dal tennis…”. La vidi. Indossava magliettina e gonnellino da tennis di un tenue color rosa. Come le scarpette. Non avevo dubbi sul colore delle mutandine e del reggiseno che eccezionalmente porta. “Piove – brontolai io – . Sono bloccato qui con la moto e non voglio bagnarmi troppo!” Lei mi guardò per un attimo in silenzio e poi mi sorrise.
“Se accetti un passaggio… Sono con il Land di mio marito. Lui è via per lavoro…” “Volentieri signora Erica. Temo che altrimenti dovrei passare la notte qui. La casa dello studente all’università è molto lontana…”
Salimmo in macchina, l’enorme Land Rover del marito di lei. Appena seduta la minigonna salì sù scoprendo abbondantemente le sue cosce. La donna mi esibì le sue gambe lunghe ed affusolate. L’ammirai e lei sorridendo mi rimproverò con tono bonario e divertito. “Ma mister… non mi guardi così le gambe! E’ solo una minigonna da tennis! Non sono mica nuda!” Già quella parola detta da lei mi accese e sentii una scarica di eccitazione percorrermi tutto.
Accese il motore e avviò la macchina. Pioveva a dirotto. Attraversammo il centro. Prima di imboccare la strada che ci avrebbe portati all’università lei appoggiò per un secondo la sua mano sulla mia gamba. Rimasi sorpreso ma feci finta di non essermene accorto.
“Sai, ho voglia di guidare… e conosco un posticino in riva al mare raggiungibile anche con la macchina. Ti va?” “All’università non mi aspetta nessuno. Per il resto stacco il cellulare…” Lei mi sorrise visibilmente soddisfatta dalla mia risposta. Capì immediatamente che io ci stavo e pensò che molto presto avrebbe forse finalmente soddisfatto la sua curiosità. Avrebbe pure apprezzato la virilità di un giovane uomo… Dipendeva dalla mia voglia di farmi spogliare da lei. Non era sicura che io mi sarei fatto vedere nudo così presto, in macchina! E che le avrei offerto per la prima volta la visione del mio giovane cazzo che tanto bramava di vedere!
Percorremmo la strada costiera e quindi la donna imboccò un sentiero che scese al mare. Attraversammo un bosco e arrivammo in riva al mare. Era già buio e diluviava. Erica inserì la chiusura centralizzata ed accese le piccole luci di cortesia all’interno del Land. “Non si sa mai… – si tranquillizzò – Non si può mai sapere… Perfetto! – aggiunse sospirando ed aprendo il lettore cd facendo uscire una musica soft e sensuale – Proprio come volevo… E tu? Sei sufficientemente rilassato, ora? La mia presenza non ti agita? Lo so, sai, che ti piaccio… Ed adesso sono qui, vicino a te… Comportati bene, mi raccomando… Non chiedermi troppo! Ho un marito e siamo nella sua macchina…”
Io ero sorpreso. Non capivo…. E capì ancor meno quando la donna senza dire neanche una parola di più mi prese il volto tra le mani e mi catturò la bocca. Con la lingua cercò e riuscì immediatamente di entrare nella mia bocca. Mi spalancò e mi catturò. Avvolse la mia lingua con la sua. Cigirò attorno con la sua un’infinità di volte. Mi perlustrò tutta la bocca e me la riempì della sua saliva. Poi mi mordicchiò le labbra. Quindi iniziò a leccarmi tutto, il volto, gli orecchi, le labbra, il collo…
“Ti piace tanto, così, vero? Lo vedo, lo vedo – mi disse sospirando – . Sei tutto eccitato…” Io ero già al settimo cielo. I baci della donna mi avevano fatto impazzire ed ero decollato. Sentivo il mio cazzo duro spingere negli slip e nei jeans. Il gonfiore che anche Erica aveva visto era la dimostrazione di tutta la mia voglia repressa. Erica mi fissò allora per un attimo la patta dei calzoni.
“Ehi, giovane uomo, non te lo aspettavi, vero? Sei già tutto ingolfato. Sei abituato alle bambine, tu… Io, invece, sono una donna… E so bene come si fanno certe cose per dare il piacere molto presto ad un maschietto. Mmm… ma tu, accidenti, devi avere proprio un uccellaccio! Da giovane maschio! E da uomo fatto e pronto! Lo vedo, lo vedo… E ingabbiato e soffre proprio tanto, poverino… Vedo che lui sta già urlando e protesta… Sei proprio un ragazzaccio ed hai tanta fretta! Chissà poi di fare cosa! Ti prego, stai calmino! Non eccitarti troppo. Saresti capace di spruzzarti addosso, nelle mutandine. Sprecheresti chissà quanto… ben di Dio! Un vero peccato, così! Aspetta, se proprio lo vuoi, ti aiuto io… A metterti comodo, a tuo agio… n po’ alla volta, però… Non ti vergognerai mica, se ti accarezzo un po’ e soprattutto se ti guardo un pochino… Sono tanta curiosa di vedere come sei fatto… Di scoprirti… Mi sembra che tu sia fatto molto, molto bene! Aspetta, faccio io, qualcosa… Ti va, tesoro?”
Io non fui in rado di risponderle. Così decise di fare da sola, senza il mio permesso. Mi levò il maglioncino e mi sfilò la maglietta. “Mmm, che bei pettorali hai – mi sussurrò, accarezzandomeli e facendomi sentire le unghie – . Sei proprio un bel maschietto. Immagino che tutto, proprio tutto, sia a posto! Ti confesso che sono proprio molto curiosa…” Continuò a dirmi queste cose perseverando ad accarezzarmi. Con la lingua iniziò a succhiarmi i capezzoli e poi me li mordicchiava. Io iniziai ad emettere sospiri sempre più lunghi e rumorosi. “Oh Erica con quella lingua mi fai impazzire… Non ne posso più!”
“Ma va’ là – mi rispose lei ridendo – . Per così poco! Ho appena iniziato a sbucciarti ed ad accarezzarti…” E continuando a fissarmi negli occhi fece scendere le sue dita verso il mio ventre. Dopo appoggiò là le sue labbra e sentii il suo fiato caldo sul filetto di leggera peluria che dall’ombelico raggiungeva il mio pube. Ciucciò con delicatezza i miei piccoli peli che bagnati dalla sua saliva si arricciarono. “Sei profumato, tesoro! – mi sospirò lei – Profumi di maschio! Giovane maschio in calore!”
I mie sospiri si trasformarono allora in lamenti. Soprattutto quando la sentii armeggiare con la cintura dei jeans. L’aprì e con maestria mi sbottonò l’unico bottoncino che anticipava la cerniera. La abbassò senza esitazioni. Infilò subito la mano dentro e con le dita andò alla ricerca dell’asta del mio cazzo ancora protetto e fasciato dagli slip.
Sentii distintamente le sue dita accarezzarmi l’uccello sopra il leggerissimo tessuto del mio slip. Lo toccava, lo misurava e lo soppesava. Poi commentò. “Lo sapevo. Ne ero certa. Hai proprio un bellissimo uccello. Grosso, lungo e… duro, tanto duro! Come solo un maschiaccio della tua età può averlo così…”
Emise un sospiro di soddisfazione quando staccò le sue dita dalla mia asta appena palpeggiata con estrema cura. Mi sfilò i calzoni completamente e li buttò sul sedile posteriore. Rimasi così senza respirare, con il solo slippino a coprire il mio cazzo già pulsante. Il glande premeva sull’elastichino della mutandina. Socchiusi gli occhi e sollevai il bacino per incoraggiarla a continuare. A levarmi tutto. Rimasi in attesa dell’ultimo tocco delle abili dita di Erica. Bruciavo dal desiderio di sentire lei abbassarmi le mutandine e, finalmente, eccolo, il momento che tanto aspettavo. Le avrei esibito il mio cazzo, finalmente libero e pieno della voglia di lei. E l’avrei vista mentre avrebbe spalancato i suoi occhioni ed avrebbe emesso un sospiro! Oh sì, le sarebbe piaciuto tanto vedere il mio cazzo! Le sarebbe piaciuto l’uccello del giovane mister! Era da tanto tempo che voleva vederlo! Ed eccolo, ora! Finalmente!
Lei naturalmente capì il mio folle desiderio di mostrarglielo. Ma lei invece improvvisamente si fermò. Brontolai e mi lascia scappare un sospiro di delusione e fastidio. “Sei bello, uomo! Hai tutte le cosine a posto! Proprio tutte! Lo vedo…. Ma io, adesso, mi fermerei qui… Non posso, qui, fare di più. Almeno io.. Nella macchina di mio marito! Non me la sento… Ma se tu vuoi… – continuò abbassando la voce e quasi sussurrando per scusarsi – Puoi continuare… Tu, da solo… Sai, a me piace tanto guardare, molto… E questo forse anche ti aiuterebbe… Ti vergogneresti così tanto a mostrarti nudo? E masturbarti? Insomma, farti da solo una sega. Sì, davanti a me, mentre ti guardo! Non l’hai mai fatto, così, davanti a una donna che ti guarda? Che ti ammirerebbe, perché sei bello! Tanto bello…”
Io inizialmente feci finta di non capire. Ma lei insistette. Mi accarezzò prima, poi riprese a leccarmi e infine a succhiarmi. Nell’orecchio mi parlò tra un sospiro e un gemito. “Sai… – mi svelò sempre sussurrandomi nell’orecchio – Avrei una ideuzza… Ma ho la necessità di vederti, di soppesarti e di capire cosa sei capace di fare…” “Non capisco – la interruppi ansimando – Cosa vuoi da me?” “Ti piace la mia amica Ketty, la mamma del ragazzino che alleni… Quella bella donna dai capelli neri e con tutto il resto a posto. Te lo assicuro!” “Certo che la conosco ed è una gran bella… donna!” “Appunto!” – mi bloccò Erica – . Se la tira tanto però. Ma è tanto, tanto annoiata. Con il suo maritino, come me, scopa poco e male. E lei è una femmina molto calda e vogliosa, oltre che un po’ puttanella. Anche se non lo ammette…”
“Hai detto anche tu che se la tira… – le ricordai con un po’ di rassegnazione – Non capisco cosa vorresti combinare…” “Semplice. Voglio giocare con te. E convincere anche lei a partecipare. Trovato un giovane stalloncino come te, due potrebbero essere le cavalline disposte a sperimentarlo. Ketty ed io per l’appunto. Unico limite per lo stalloncino, naturalmente, è quello di non ingravidare le cavalline in calore. Ma ci sono tante maniere per evitarlo, vero?”
Io a quelle parole trasalii. Erica se ne accorse e continuò nel suo discorso sempre più provocante. “Ti ho messo in imbarazzo, cuoricino? Non ti sei mai prestato alle voglie ed ai desideri di due donne? Insieme, naturalmente… Mi sembra che sei ben dotato per soddisfare due femmine. Con calma, giocando… E faremmo a gara per chi ti fa godere di più! Quando vuoi, con calma, e soprattutto dove vuoi… Saremmo le tue due puttane che si divertono a giocare con te. A farti venire, più volte, aspettandoti, con pazienza. Perché tu sei giovane, forte e pieno di energia! Spruzzi tanto vero? E tante volte! Dimmelo, tesoro, quante volte saresti capace di… di regalarci il tuo seme? Nel mio letto, in una lunga notte con due femmine…” “Ho capito, ho capito – risposi sempre più ansimando – Le due signore vogliono divertirsi con il bel ragazzino… Soprattutto se questo è uno stalloncino ben dotato, forte e capace di dare il suo sperma anche più di una volta!” “Ehm, esatto! Vedo che hai già capito tutto! – rispose ridendo Erica – Penso che tu sei capace di offrire delle grandi prestazioni alle due signore stufe dei rispettivi mariti, dei soliti cazzi e delle solite… schizzatine! Tanto misere, ormai!”
“Va bene, va bene… Ma io, adesso, cosa dovrei fare? – la interrogai con ansia – Sono in difficoltà, così, davanti a te… Te lo immagini se mi vedesse la mia morosa…” ”Ma figurati! Non lo saprà mai, come il mio marito e quello di Ketty quando giocheremo insieme con te… Sù, coraggio, mostrami qualcosa di più e, soprattutto, quello che sei capace di fate!”
Mi sorrise e, mentre con le dita di una mano mi accarezzava le labbra, con l’altra mano andò alla ricerca di qualcosa dentro il cassettino portaoggetti della macchina. Alla fine ne uscì con in mano un pacchettino di fazzolettini di carta… “Ma Erica! – brontolai – Uffa! Cosa mi fai! Mi vergogno così!“ “Non si sa mai cosa tu mi combini… – mi rispose con un sospiro di circostanza – Te l’ho detto, è la macchina di mio marito! Non vorrei…” “Non vorresti cosa… – la ripresi ancora una volta – Non sono mica un produttore automatico di…” “Di sperma, vuoi dire? – mi apostrofò – Non si sa mai, con voi giovani maschietti! Meglio premunirsi! E poi, dài, levati quelle mutandine. Sono così inutili, ora! Ed io sono anche tanta curiosa…”
Mi guardai là ed effettivamente il glande già violaceo cercava di sfondare la barriera dell’elastichino degli slip. Erica mi scrutò con attenzione, mi sorrise e riprese a baciarmi con passione. Mi lasciò senza fiato. Mi sentii scoppiare la testa. Avvertii forte il desiderio di levarmi lo slip e di rimanere nudo davanti alla donna. Come anche lei voleva…
E lo feci. Da solo. Me lo sfilai tutto infatti io da solo e spettacolarmente lo lanciai dietro sul sedile posteriore. Quando Erica capì che allora io ero finalmente tutto nudo per lei proseguì a baciarmi con bramosia da donna eccitata. Anche se non lo vedeva ancora sentiva il mio cazzo vicino a lei! Il mio uccello, finalmente non più prigioniero nello slip, era scattato fuori come una molla. Finalmente libero aveva sbattuto sul ventre. Era un bastone di carne. Erica aveva intravisto con attenzione tutte le operazioni e terminò il suo furioso bacio quando sentì il mio affanno diminuire. Ero finalmente libero, completamente nudo davanti a lei, come lei voleva e con il cazzo duro e pieno di voglia di spruzzare, di sborrare. Finalmente. Lo avrei fatto anche subito davanti a lei, se lo avesse voluto e se lei me l’avesse chiesto.
“Eccolo, Erica. Eccolo il mio uccello! – le mormorai con un filo di voce – Guardalo, ti piace tanto il mio cazzo, vero?” “Uaou! – esclamò lei – Eccome! Ed è proprio come l’avevo previsto. Hai veramente un gran bell’uccello, uomo! E’ proprio come lo immaginavo! Ce ne hai messo del tempo a mostrarmelo! Ti sei quasi fatto pregare per esibirmelo. E adesso…”
“E adesso? – le chiesi nascondendo a stento il mio orgoglio per la esibizione che avevo fatto – E adesso cosa dovrei fare? – insistetti fingendo di non capire – Non ti basta avermi visto nudo e, insomma, in queste condizioni. Con il cazzo duro… e pieno, pieno di… voglia! E’ tutta colpa tua Erica se sono così ridotto! Se me l’hai fatto diventare duro così!”
“Colpa mia? O no cuoricino – mi rimproverò lei fingendo fastidio – . Sei tu lo stalloncino in calore, già pronto, accidenti a te, a combinare disastri. Lo so bene cosa combineresti adesso ad una cavallina come me!”
“Insomma – chiesi con impazienza – . Cosa dovrei fare ora per la signora?” “Te l’ho detto! – mi sussurrò fingendo imbarazzo – Volevo vederti così, senza nulla addosso. E vedere il tuo uccello, come è. E se corrisponde alle mie fantasie…” “E come sono le tue fantasie? – la incalzai per farla parlare e metterla ancor più in imbarazzo – Mi piacerebbe conoscerle le tue fantasie. E sapere se sono eguali alla realtà…” “Mi imbarazzi un po’… Comunque, sì, sei fatto proprio bene, come immaginavo. E ora vorrei… anche il resto!” “Il resto? – insistetti – C’è anche un resto?” “Te l’ho detto – mi confessò di nuovo a voce bassa, sommessamente e tutta rossa in volto – . Mi piace guardare, da vicino, l’uomo quando tutto nudo si accarezza, si tocca il suo corpo… Insomma mentre si masturba, facendosi da solo quella roba lì, una bella sega. Vederlo eccitarsi sempre di più, vedere il suo cazzo iniziare a gonfiarsi, indurirsi ancora, pulsare… E il maschio poi iniziare ad ansimare, gemere e, alla fine… sussultare e schizzare! Sì, dappertutto. I suoi spruzzi di sperma. La sua bella cremina bianca, bianca! Ecco, questo voglio da te! Fallo, tesoro, fallo! Per me…”
Erica era diventata ancora più rossa in volto. Si era vergognata a rivelarmi la sua voglia più intima, segreta. L’aveva fatto tutto d’un fiato. Per confessarsi e dirlo velocemente. Tutto d’un fiato. Fece allora un sorriso e si sentì finalmente rilassata per aver detto tutto. Si girò verso di me. Appoggiò i gomiti sulle mie ginocchia e le braccia sulle mie cosce ben divaricate. In entrambe le mani teneva due fazzolettini di carta già ben aperti. Lei mi sorrise sempre imbarazzatissima per quella operazione che molto mal volentieri si sarebbe prestata a fare.
“Sono sicura che quando finirai di farti la sega sborrerai tantissimo. Sei così giovane e forte… A differenza di mio marito, che ne fa pochina, pochina”. Lei mi confermò ciò che avevo già intuito: i due fazzolettini avrebbero dovuto raccogliere tutti i miei schizzi di sborra che avrei fatto!
“E’ questo il resto? – le chiesi sfrontatamente con insistenza e fingendo di non capire il suo armeggiare con i due fazzolettini di carta – E il mio gran finale…” Erica con l’indice di una mano fece un segno facilissimo da interpretare. “No, carino… Adesso, qui, proprio no! Quella cosa che tutti voi maschietti fate non mi piace. Proprio no e… insomma, l’hai già capito, no?”
“No – insistetti, eccitatissimo dalle sue parole, quando le sue labbra furono vicine, molto vicine alla mia cappella violacea e già umida – . Non ho capito. Dimmelo…” “Sei un maialino. Ti piace proprio tanto mettermi in difficoltà, vero? Ti eccita farmi dire certe cose… Ma io ho qualche anno più di te. Sono una donna e anche sposata, ometto… Insomma, la vostra cremina, il vostro sperma, non mi piace… E ancor meno, lo puoi immaginare, assaggiarlo o, peggio, berlo. Proprio quello che a voi uomini invece piace tanto. Da impazzire!
“Ho provato ad assaggiare solo una volta quello di mio marito. E solo un uomo, invece, approfittando della sua posizione e della mia debolezza a causa di un vile ricatto ha potuto stuprarmi la bocca e riempirmela tutta del suo tantissimo, caldissimo e schifosissimo sperma. Ad ogni sussulto del suo uccello prepotentemente spinto da lui nella mia bocca sentivo subito dopo lil fiotto del suo sperma che poi mi colava giù, in gola. Io non volevo ed ad ogni spruzzo della sua sborra emettevo un lungo gemito e un sospiro. Quanti robaccia ne fece! Mi costrinse ad ingoiare tutto! Proprio tutto. E alla fine, come ultima umiliazione, davanti a lui in piedi con il suo coso ancora gocciolante, io in ginocchio e completamente nuda, tra i conati di vomito e il ballonzolare dei miei seni non ressi e vomitai tanto, tanto sperma. Il suo.
“Capito, giovane uomo molto curioso? Ed hai capito che mi piace vedere l’uomo nudo, con il suo cazzone duro, gonfio e pieno… E poi anche quando sussulta e schizza, tutto il suo seme… Ma non nella mia bocca! Mai più! Anche tu, tesorino! Deve essere bello vederti mentre ansimando spruzzi la tua cremina. E per non sporcare la macchina di mio marito la tua robina te la faccio fare nei fazzolettini. Questi… Ti aiuterò io. A metterla qui dentro… Come fossero dei preservativi…”
Mi sorrise e mi guardò il cazzo. Me lo prese in mano, me lo accarezzò un po’ e me lo scappellò. Spalancò gli occhioni. “Non sei circonciso? – mi chiese – Mio marito lo è. Non ti fai male quando ti accarezzi? Non ho mai masturbato uomini non circoncisi… E la tua fidanzata sa farti le seghe?”
Non le risposi ed iniziai a segarmi con veemenza. “Ti piace guardare, così? – le chiesi – Io… io non sono abituato a farlo così…” “Oh sì – rispose Erica – Mi piace tantissimo vedere un uomo che si masturba davanti a me e cerca il piacere”. Cercai il suo contatto. Infilai le mie dita dell’altra mano fra i suoi capelli.
Cominciai a far fatica. No, non ero proprio abituato a farmi una sega così, davanti a una donna che mi guarda. Facevo fatica perché ero troppo eccitato. Lei se ne accorse. Mi sorrise e per aiutarmi a rilassarmi iniziò a sussurrare. “Oh Fabio, hai proprio un gran bel cazzo. Sei giovane, forte ed ce l’hai già bello duro e grosso. E devi essere bravo ad usarlo. E lo userai, molto presto, con due donne. Ti piacerà tanto e ti divertirai… Ketty sa essere anche un po’ puttana. Bisogna stimolarla un po’, però, all’inizio…
“Mi sembra che anche tu, tesoro, hai bisogno di essere adesso un po’ aiutato… Potrei raccontarti un giochino che ho fatto ai tempi del liceo. Anzi me lo hanno fatto fare… Te lo racconto se vuoi. Per eccitarti…”
Erica iniziò a raccontare. “Era iniziato come fosse il solito gioco a pegni in casa di un amico. Noi femminucce avevamo accettato pensando che si finisse tutti al massimo a limonare. Invece presto si era trasformato per noi ragazzine in un pericolosissimo gioco a luci rosse. Era finito in una certa maniera con noi femminucce che eravamo state molto, molto penalizzate e che eravamo state costrette tutte alla fine del gioco a far godere i partecipanti maschi. Come volevano loro, naturalmente. E il regolamento del giochino da loro preparato prevedeva che nessuna di noi ragazze avrebbe fatto godere il proprio moroso. Anzi… Ogni femminuccia fu costretta a far venire, a far schizzare tutto lo sperma che aveva dentro di sè il moroso di un’altra e del quale si era dovuta lei controvoglia occupare. Mentre i rispetti morosi guardavano e commentavano con salaci battute la capacità della proprio morosa nel tenere in mano o in bocca l’uccello di un altro. E di farlo alla fine anche venire tra il delirio del pubblico maschile!
“Mmm, vedo che ti piace che ti racconti queste cose! – si interruppe improvvisamente Erica nel racconto – E scommetto che ti ecciti soprattutto se mi soffermo sui particolari… Se ti aiuta a venire e a liberarti, te li racconto… C’era anche Ketty, sai, quella volta…” “Raccontami… – la invitai, già evidentemente su di giri – Raccontami tutto, Erica,…”.
“Va bene – sorrise complice Erica – . Te lo racconto tutto, anche nei particolari. Ma tu, intanto, continua ad accarezzarti. Mi piace guardarti… Vederti mentre ti ecciti sempre di più, mentre ti racconto cosa hanno combinato quei maschiacci… Interrompimi se ti senti pronto… Pronto a venire… Voglio vedere il tuo primo spruzzo! E’ Il più bello. quello!”
Con un cenno del capo acconsentii e continuai a masturbarmi. Lei mi guardava, spalancava gli occhioni e si leccava le labbra. E continuando a fissarmi l’uccello, riprese a raccontare.
“Come ti ho già raccontato quattro coppie parteciparono ad uno stranissimo strip-poker abbinato ad un altrettanto strano gioco a pegni ideato dal padrone di casa. Gli schifosi avevano tanta voglia di divertirsi e di costringere le rispettive morose, dopo averle costrette a spogliarsi completamente, a fare delle porcate. I ragazzi, alleati tra loro, bararono nello svolgimento del gioco che si trasformò in una vera orgia, con tanto di scambio delle coppie.
“Noi femminucce, ingenue, non ce ne accorgemmo inizialmente e lasciammo fare, fidandoci dei nostri morosetti.
“Io fui la prima, nonostante le mie proteste, ad essere costretta a levarmi il mio ultimo indumento intimo. Il mio moroso non prese le mie difese. Anzi! E così fecero gli altri tre morosi quando poco dopo nello svolgimento del gioco anche le loro morose furono costrette a levarsi i reggiseni e sfilarsi le mutandine. Rimanemmo tutte e quattro completamente nude, davanti ai quattro maschietti che si lasciarono andare a commenti irripetibili. Sulle nostre tettine e sulle nostre giovani fiche che tutte cercavamo con le mani di proteggere dai loro sguardi libidinosi. Eravamo tutte belle e loro avevano tutti una gran voglia addosso… E di dare libero sfogo a tutta la loro mascolinità. Non vedevano l’ora di schizzare…. Di mostrarci tutti come sborravano! E quanta robaccia sarebbero stati capace di fare! Quei quattro! Ci dovevamo preparare ad una cascata di liquidi seminali dei nostri morosi ed un’autentica alluvione di sperma!
“A quel punto il giochino degenerò. Arrivò infatti il momento dei pegni. Naturalmente molto pesanti, Di gradimento esclusivo dei quattro maschietti. Le quattro morose, pronte all’uso, dovevano eseguire il pegno con un maschietto che non poteva essere il proprio moroso. La prima a subire l’umiliazione fui proprio io. Fui infatti scelta da un ragazzone che era anche mio compagno di classe e che da tanto tempo mi sbavava dietro. Naturalmente non mi aveva mai vista nuda. Ebbene, in quella occasione ebbe la possibilità di vedermi per bene come ero fatta e soprattutto quanto ero brava a fare certe cosine! Ritto in piedi, si abbassò i jeans e le mutande. Mi presentò un uccello dalle dimensioni veramente ragguardevoli. ‘Fammi schizzare! – mi intimò – Tu sei la prima a pagar pegno…’
“Io guardai il mio moroso sperando in un suo intervento in mia difesa. Lui invece rimase in silenzio a guardare e dimostrò indifferenza. Brontolando mi inginocchiai, glielo presi in mano ed iniziai molto malvolentieri a segarlo. Velocemente. ‘Voglio la tua bocca! – tentò di impormi lui – Voglio sborrarti in bocca!’ ‘Non se ne parla nemmeno! – rifiutai asciutta – Non mi piace lo sperma! Succhio un uccello solo quando lo decido io e bevo lo sperma che decido io di ingoiare! A te che sei prepotente non mi va neppure di ciucciarti il cazzo! Capito?’. Volevo anzi farlo venire prima possibile. Pochi secondi e lo sentii pulsare. La mano si riempì del suo seme, caldo e vischioso. Mi era venuto in mano. ‘Porco! – gli urlai – Potevi avvisarmi che stavi per farmela in mano!’ Corsi in bagno. Non potevo sopportare di avere in mano lo sperma di quel ragazzo. Mentre correvo in bagno sentì lo scrosciare di un applauso e qualcuno gridare ‘Brava Erica. Come te la sega non la fa nessuno’. Ero furente. Quei ragazzetti mi avevano vista nuda e anche come sapevo fare una sega!
“Ritornai nel salottino della festa e non feci in tempo a rivestirmi. Il mio ragazzo si stava facendo leccare e succhiare l’uccello da una splendida moretta dai capelli lunghi e neri. Era Ketty che, mia compagna di classe, non era ancora mia amica. Ed io avevo appena finito di far godere il suo moroso. Ketty era già allora molto brava a fare pompini ed impiegò pochi secondi. Subito strabuzzò gli occhi. Il mio moroso, ululando e scuotendosi tutto aveva già spruzzato nella sua bocca tutto il suo seme. Dalla smorfia che Ketty fece non era stato di suo gradimento lo sperma del mio ragazzo. Quel giorno persi il moroso, piantato sul posto, e trovai un’amica di tante avventure…
“A quel punto Cristiano, il moroso di Eleonora, andò in un angolo della stanza e prese per mano Viviana. Piccolina era molto graziosa. Aveva due piccole bellissime mammelle con i due capezzoli appuntiti e le areole rosa molto grandi che si notavano per la carnagione chiarissima della giovane donna. Era biondissima. Anche il suo sesso era appena coperto dai biondissimi peli. Nonostante fosse accovacciata con le gambe strette e le tette erano coperte dalle braccia conserte, le grandi labbra rosse del suo sesso erano ben visibili. Viviana si vergognava da impazzire. Aveva dovuto partecipare a quel gioco perché costretta dal suo moroso. Mentre veniva quasi trascinata in mezzo alla stanza si copriva pudicamente il seno e il sesso. Lui la fece inginocchiare e le ordinò di sfilargli le mutandine. Viviana arrossiì violentemente. Cercò anche lei lo sguardo del suo moroso. Non trovò la risposta che sperava. Farfugliò solamente ‘Oh no, questo no! Mi vergogno…’ Abbassò allora la testa e piano infilò i pollici nelle mutandine di Cristiano. Abbassò gli slip e non riescì a non spalancare gli occhioni azzurri quando come una molla il palo di carne di Cristiano scattò davanti ai suoi occhi. Era enorme, lungo, duro e già pulsante. ‘Succhiamelo per bene, ora. Ho tanta voglia’.
Cristiano le raccolse i lunghissimi capelli biondi dietro la nuca. Le appoggiò la cappella sulle labbra. Lei si spostò, ‘Non ci penso nemmeno! Io non l’ho mai fatto – gemette la giovane donna – . Nemmeno al mio moroso che è lì e che mi guarda divertito! No e poi no. Non voglio! Non sarai tu il primo a mettermelo in bocca. Non voglio proprio leccartelo e succhiartelo. E poi, uffa, ce l’hai troppo grande! E poi lo so bene cosa vorresti alla fine. Anche tu! Come tutti gli altri… Quella cosa che fate mi fa schifo! Fino a farmi vomitare…’
“Quelle parole ebbero l’effetto di eccitare ancora di più il giovane uomo. Con un veloce piegamento appoggiò la mano sul sesso gonfio e arrossato di Viviana. Senza darle il tempo di reagire le infilò dentro con violenza due dita. Iniziò a masturbarla, con foga. Individuò immediatamente dentro di lei il clitoride e dopo pochi secondi potè urlare tutta la sua soddisfazione per averla eccitata. ‘Sei un lago! – esultò Cristiano – E vedrai il resto…’ ‘Non è vero! – tentò di replicare mentendo lei – Non è vero che sono eccitata e mi fai male! Fai piano, almeno…’
“Quel bel cazzo davanti agli occhi e quelle dita che torturavano il suo clitoride le avevano fatto però abbassare la guardia. Era ormai in balia di quel maschiaccio. Perfidamente con l’altra mano appoggiò la cappella già umida sui capezzoli di lei. Iniziò a strusciare il glande sui capezzolini che già si erano inturgiditi. Dal cazzo di lui uscirono le due goccioline di sperma che anticipano il diluvio di liquido seminale. ‘Che puzza! – si lamentò subito Viviana – Non sono abituata a sentire l’odore dello sperma! Se vuoi, però, puoi venire lì. Se devi proprio liberarti e sfogarti… Ti aiuto con la mano, se ne hai il bisogno… – aggiunse lei sperando di evitare che lui glielo mettesse in bocca – . So farlo abbastanza bene sai. Ti faccio una sega, anche se qui, davanti a tutti, mi vergogno tanto. Ma tu sei gonfio, pieno e, soprattutto, pieno, pieno! Verrai presto, vero?’
“Cristiano non le rispose. Il cazzo abbandonò i seni già impiastricciati dal suo liquidissimo sperma e si appoggiò sulla bocca. Lei sbuffò, brontolò e protestò. ‘Te l’ho detto! – strillò con una voce strana con le labbra più possibile strette – Non voglio, non mi piace. Puzza e mi fa schifo. E davanti a tutti, poi…’ Poi serrò completamente le labbra, come una bambina viziata.
“Ma Cristiano seppe aggirare l’ostacolo. Con due dita turò il nasino di lei. ‘Stronzo – fece appena in tempo a dire lei, con voce nasale schiudendo di nuovo un po’ le labbra, prima di una serie interminabile di lamenti e rifiuti – . Sei un porco, non voglio… Non schizzarmi in bocca! Non voglio lo sperma in bocca… Non mi piace… Mi fa schifo! Puzza… Non l’ho mai preso in bocca, io… Tu ce l’hai enorme, poi! E sei pieno di… voglia! Chissà quanta robaccia saresti capace di farmi dentro! Mi riempiresti la bocca e mi faresti vomitare… Oh no, non mi fai respirare, così…’ Poi si dovette fermare per respirare e spalancò la bocca.
“Cristiano colse l’attimo. Fece una lievissima pressione della cappella sulle labbra spalancate e infilò subito tutta l’asta dura e calda in bocca della giovane donna. Sorpresa, Viviana spalancò gli occhioni ed emise un lungo lamento. Poi, improvvisamente socchiuse gli occhi. Ecco, Cristiano glielo aveva messo tutto in bocca. Per la prima volta lei si sentiva la bocca piena, riempita da un enorme cazzone pulsante. Faceva fatica a respirare. Poi, rassegnata, iniziò a muovere la lingua attorno al bastone di carne che invadeva la sua bocca. Cercò la punta, dove c’era un forellino. Appena iniziò questa operazione sentì il maschio sospirare. Finita la ricerca con la punta della lingua iniziò a tormentare il forellino. L’uomo iniziò a contorcersi e in segno di gratitudine per il piacere che la donna gli regalava aumentò la velocità del ditalino e degli sfregamenti del suo bottoncino del piacere.
“Così toccata e accarezzata Viviana raggiunse il suo momento magico. Iniziò a sussultare aumentando forsennatamente la velocità del ditalino accompagnando la penetrazione con un ritmico movimento del bacino. Allora si lasciò andare, rimosse tutti i freni inibitori. Dalla bocca piena del sesso di lui fece uscire tanti gridolini di piacere, gemiti e lamenti. Aveva raggiunto l’orgasmo. E iniziò a schizzare copiosamente tutti i suoi umori riempiendo la mano di lui. ‘Oh noooooo! – fece uscire dalla bocca stracolma del sesso di lui – Guarda cosa mi fai fare. Non ho mai spruzzato così! Mi vergogno…. Ti ho sporcato tutto…’ ‘Brava, sei stata bravissima – le sussurrò quando lei placò i suoi schizzi – . Ora tocca a me’.
“Iniziò a stantuffare la bocca di lei ormai smoderatamente spalancata e deformata. Gli occhi socchiusi di lei durante il suo orgasmo si spalancarono. In attesa di quello che stava per succedere. Con le mani si aggrappò sui glutei di lui. Li sentì duri come l’acciaio e per un attimo li accarezzò. Da dietro scese e arrivò sotto, alle palle. Le volle per curiosità sentire, soppesare. Le trovò pesanti, dure e gonfie. E le accarezzò. Fu il tocco fatale. Sentì in bocca l’uccello pulsare. Un attimo di silenzioso arresto seguito da un gemito del maschio. ‘Sborro, sborrooooooo! – urlò Cristiano – Tieni, tieni la mia sborra. E bevila. Bevila tutta! E’ tanta…’
“Viviana, rassegnata, gemendo aveva permesso all’uomo di schizzarle in bocca. L’aveva sentito distintamente quel sussulto dell’uccello che aveva anticipato il primo spruzzo, quello più violento e caldo. Quasi bollente. Le aveva riempito quasi la bocca. Ne erano seguiti tanti, di seguito, senza interruzioni. Aveva la bocca piena di sperma. E lui continuava a farne! Strizzò gli occhi ed a fatica deglutì. Per la prima volta aveva fatto un pompino e adesso lo concludeva anche con l’ingoio. Aveva permesso all’uomo di schizzarle in bocca il suo seme e l’aveva anche bevuto. E continuava a berne. Come lei sapeva che piaceva tanto al maschio. E il suo lui non si fermava più. E alla fine lui volle apporre la sua firma. Estrasse in tempo l’uccello dalla bocca di lei e puntò la cappella ancora gocciolante del suo sperma e della saliva di lei sul suo volto. E vi spruzzò ancora sopra, negli occhi, sul naso e tra i capelli. Viviana, parzialmente acciecata e piena di sperma su tutto il suo viso, si arrabbiò. ‘Potevi evitarlo! Almeno questo! Davanti a tutti. Anche questa umiliazione… Sporcarmi tutta…’ E sbuffando corse in bagno come avevamo già fatto io e Ketty. Tutte sporche e piene di sperma di quei ragazzacci.
“Fu il suo moroso l’ultimo maschietto ad approfittare delle ragazze troppo ingenue. Dopo aver visto la morosa spompinare per la prima volta un uomo ed accettare da un altro tutto quello sperma che lui non era mai riuscito a spruzzarle in bocca e fargliela ingoiare, cercò di ottenere la stessa cosa dalla quarta ragazza che aveva partecipato al gioco dei pegni. Anche lei, come avevo fatto io si limitò invece a farlo venire segandolo con una mano. Con una sega di pochi secondi il moroso di Viviana spruzzò. In mano della fortunata.”
Erica aveva finito il suo racconto. “Ti è piaciuto, vero, sentire la mia avventura e le umiliazioni subite? – mi chiese sorridendo Erica– Ma tu? Ma cuoricino, non hai ancora voluto farmi vedere come ti accarezzi e poi come fai la tua cremina… Era quello che volevo… Devo proprio aiutarti io? Adesso? Qui?”
Io non ce la facevo più. Avevo l’uccello duro e già umido. “Ti prego, Erica, fammi venire, io devo assolutamente… Sì, devo sborrare, adesso! Finiscimi!” “Ma io non posso, adesso, qui. Io continuo a guardarti, se ti piace… – mi rispose lei – Sabato sera, con Ketty ti farò impazzire. Potrai chiedermi tutto quello che vorrai. E costringerò anche Ketty ad esaudire tutte le tue voglie. Anche quelle più turpi e difficili da accettare per una donna. Le immagino già…”
Mi sussurrava piano piano queste parole e contemporaneamente, dopo aver appoggiato i due fazzolettini di carta sul cruscotto della macchina, iniziò sorridendo ad accarezzarmi con una mano le palle. “Ti piace questo, uomo?” “Oh sì, tanto! – le risposi – Continua, continua così…”
Lei rise soddisfatta e continuò a parlare. “Sono sicura che questo uccellaccio sabato ce lo metterai dappertutto…” Poi diventò seria e improvvisamente, ammutolì. Con il pollice e l’indice dell’altra mano mi scappellò, piano, piano. Mi liberò completamente il glande. Emisi un gemito di sollievo. Lei mi guardò la cappella viola e già lucida. “E sono sicura che il tuo sperma ci riempirà dappertutto…” Strinse forte il mio uccello tra le dita e poi lentamente iniziò con le dita il dolcissimo sù e giù di una sega. Aveva deciso di masturbarmi lei. “Va bene, va bene, maschiaccio. Ti faccio venire io. Con una sega. Vedo che ti piace proprio tanto. Ti eccita così tanto sapere che sono una donna sposata e che potresti spruzzare la tua sborra nella macchina di suo marito? Sei proprio un maialino…” E aumentò il ritmo. Voleva farmi venire presto. “Scommetto che ne farai… un litro!”
Aveva ragione. Mi irrigidii e subito lei sentì il mio cazzo pulsare. Stavo per sborrare. Lei lo intuiì e con le mani andò alla ricerca vana dei fazzoletti di carta che avrebbero dovuto raccogliere i miei fiotti di sperma. Con la forza presi tra le mie mani la sua testolina e le schiacciai la cappella sulle labbra. Lei subito protestò, quasi urlò. “Cosa vuoi fare? Vuoi sporcare tutto, anche me? Lasciami, non voglio, non voglio la tua sborrata qui!”
Erica strepitò e per pochi secondi la sua bocca fu quasi spalancata. Io ne approfittai, immediatamente. Le infilai tutto l’uccello in bocca, fino in gola. La colsi impreparata e lei rimase sorpresa. Fu un attimo. Si ritrovò con il mio uccello duro ed unto in bocca.
Si prese subito in bocca la mia prima sborrata che arrivò quasi immediatamente. Spalancò gli occhioni ed emise un lunghissimo gemito. Un suo violento colpo di tosse dimostrò, nonostante fosse una donna sposata, tutta la sua difficoltà nel ricevere in bocca gli spruzzi di sperma di un uomo. Poi strizzò gli occhi e buttò giù, ingoiò lo sperma con il quale le aveva riempito la bocca.
Continuò a dimenarsi, si lamentò, gemette e si staccò rabbiosament dal mio uccello mentre continuava a pulsare e spruzzare. Ma io la tenetti ferma con il suo bel visetto davanti al mio glande che riprese a spruzzare ancor più sperma. “Sei un porco! – mi gridò Erica tutta rossa in viso – Che schizzone hai fatto! Era il primo ed è stato violento, bollente! Me l’ha fatto in bocca! Uffa, che sborrata! E me l’hai fatta anche bere! Che schifo, anche se non è proprio cattiva come quella di mio marito… Anche lui lo fa densissimo e bollente. Oh no, ora basta! Non sborrarmi così anche sul viso, dappertutto. Non voglio… Ti prego, Ha un odore… Non mi piace, mi fa schifo e mi fa venire la nausea! Vuoi che vomiti qui in macchina? La tua sborra?”
Ma si era rassegnata e mi si offrì in silenzio ed ad occhi chiusi. Concesse il suo volto agli schizzi bianchissimi di sborra che stavano per flagellarlo ed inondarlo di nuovo. Un diluvio di sborra si abbattè sul bel viso di Erica. La mia sborra, addosso, che non avrebbe voluto. E, lo prevedevo, sarebbe stata, tanta, esagerata. Erica subì e cedette. Dopo aver bevuto il mio sperma, ora anche aveva accettato un altro supplizio. Si faceva sborrare in faccia! Dal ragazzino! Nella macchina di suo marito! Ad ogni mio spruzzo di sperma lei emetteva un gemito e sussultava.
“Oh sì, è meraviglioso! – urlai – E’ troppo bello, sborrare in faccia alla signora Erica… Che non voleva, qui, adesso, nella macchina del maritino…” “No, basta! Ti prego! Sei cattivo! Non voglio così! Ti prego… – continuò a lamentarsi lei – . Uffa! Quanta ne fai! Lo sento sai, sono piena del tuo sperma…” Le riempii senza pietà il viso, le labbra, gli occhi e il naso. E lunghi filamenti le scesero tra i corti capelli biondi fino ad arrivare sulla maglietta. Mi piaceva vedere così la signora Erica, con il viso ricoperto dalla mia sborra e la sua maglietta piena di macchie. Anche lì, il mio liquido seminale…
Gli schizzi cessarono. “Finalmente – sbottò Erica – Quanta ne hai fatta! Tanta, tanta… E quanti schizzi! Violenti e sempre… sborroni, enormi e pesanti! Non come i due schizzetti che fa mio marito! E che io schivo sempre per non farmi sporcare da lui! Guarda, guarda come invece tu mi hai ridotta, mascalzone! E ti piace, vero, guardarmi così, umiliata, tutta sporca e ricoperta del tuo sperma… Se mi vedesse così mio marito…”
La guardai. Era veramente sconvolta. Aveva tutto il viso ricoperto dalle tante sborrate che avevano stuprato il suo volto. Scendevano dappertutto filamenti liquidi di sperma. Un occhio era chiuso, tappato da una delle mie prime sborrate. Doveva essere stata particolarmente violenta. L’altro era socchiuso, anche lui colpito da uno spruzzo. E poi la fronte, il naso, il mento, le guance arrossate, sotto il mio liquido seminale bianchissimo, dalla vergogna provata per lo stato in cui si trovava.
“Guarda, guarda, maiale! – continuò ad inveire lei rabbiosa e tutta arruffata – . Soddisfatto del lavoro fatto su una signora?”
Vidi che andava alla ricerca dei fazzolettini di carta… E mi balenò l’idea. La bloccai con una mano nella ricerca dei fazzolettini che avrebbero dovuto, nei suoi intendimenti, raccogliere il mio sperma. Con l’altra mano entrai nella tasca dei miei calzoni ed estrassi il mio cellulare che poteva anche fotografare. Non fece in tempo a capire quello che volevo fare. La immortalai con una serie di scatti. Quando capì le smorfie di sorpresa e di fastidio resero le foto ancora più preziose ed eccitanti. Autentiche foto hard che sarebbero entrate di diritto nella mia collezione privata.
“Oh no, fermati! – urlò lei – Sei impazzito!” Non l’ascoltai e continuai nelle raffiche di primi piani. Così, imbronciata e piena di sborra sul suo bel visetto era ancora più bella. “Basta! Fermati! – continuava a strillare – Te lo proibisco! Non puoi farmi questo. Fotografarmi così, piena del tuo sperma. Mi vergogno… Ti prego, basta. Fermati. E cancellerai tutto, vero? Me lo prometti?” “Non se ne parla nemmeno – risi io senza ritegno – Sei troppo bella così, ricoperta di sperma di giovane maschio!” “Sei uno stronzo! Io volevo giocare e divertirmi un po’… Alla fine ti sei divertito pure te. Eccome! Pensavo che a te, esibizionista e narciso come sei, ti sarebbe bastato fare una bella esibizione e… godere davanti a me. Insomma, a me piace guardare e te l’avevo detto…” “Oh sì, l’avevo capito. Ma mi sono prestato ai tuoi desideri, mi sembra. Mi sono mostrato nudo, ti ho mostrato il mio uccello che volevi proprio vedere e ti ho regalato per bene il gran finale…” ”Non così! Io non volevo questo gran finale! Non volevo che tu godessi in questo modo. Non oggi e non qui. E quelle foto, poi… “
“Ma Erica, stai tranquilla! – la tranquillizzai – Al massimo in qualche serata di solitudine ti guarderò io e poi…” “E poi? – insistette lei – Guardandomi così cosa combinerai?” “Non lo immagini? – le chiesi provocante – Indovinalo…” “Ti farai quella cosa lì, lo scommetto! Ti farai una sega guardandomi tutta arrabbiata e sborrata… di te! Come lo sono adesso…” “Esatto! Farò quella cosa che a te piace tanto guardare… E lo farò pensando che tu mi stia guardando con i tuoi occhioni spalancati… E ti dedicherò tutta la sborra che mi spruzzerò addosso! Quella che adesso hai sul tuo bel visino imbronciato!”
“Sei un porco a dirmi queste cose… – mormorò la donna abbassando il capo – Del resto… – aggiunse triste e rassegnata – Del resto ti ho provocato io… Ti ho portato io qui… E ti ho chiesto di levarti tutto, di metterti nudo. Volevo vedere il tuo coso e anche cosa eri capace di fare. Da solo, però! Ti ho proposto anche quella seratina a tre. Con la Ketty… E quando hai iniziato a scattare quelle foto, non sono scappata…”
Risi, divertito. “Lo so, lo so. Ed ho capito anche che tu vorresti che io riservassi un trattamento particolare alla tua amica Ketty. Vero?” Erica mi guardò e fece un sorrisetto molto, molto malizioso. Con il capo mi fece un ceno di assenso. “Lo sapevo, però… – insistetti – Ci ho pensato un po’ sù, prima…”“Però cosa? – mi incalzò lei subito – Hai cambiato idea? Io avevo pensato per dopodomani sera, sabato, a casa mia… I nostri mariti sono entrambi via, per lavoro… E i bimbi sono dai nonni… C’è qualcosa che non ti va?” “Stai calma! Va tutto bene sabato per Ketty e per te – la tranquillizzai – . Farò tutto quello che vorrete. Avrete un giovane maschio tutto per voi! Accetterò e subirò tutti i giochini che tu ti inventerai. Sarò uno stalloncino sottomesso ed ubbidiente. Lo so che voi vorrete godere tanto e che soprattutto vi divertirete tantissimo a costringermi a sborrerò tante volte. Ed io vi darò tutto il mio seme, quanto e dove lo vorrete! Però…” “Però cosa! – urlò ancora lei – Non ti è bastato tutto quello che mi hai fatto?”
“Io voglio però di più da te. Oggi! Devi farmi divertire ancora un po’, come lo farai tu con la tua amichetta, sabato. Non vorrai mica far saltare la festicciola…
Erica sollevò piano, piano il volto ancora pieno della mia sborra. “Ho il sospetto che hai pensato ad un’altra bella maialata. Uffa, sono ancora piena del tuo sperma! Cosa vuoi ancora?” “Tante belle cosine! – le risposi subito – Intanto voglio vederti anch’io come sei fatta. Ti voglio vedere nuda! Anche tu, Erica, come lo sono io! Almeno per un attimo!”. “E no, carino! – sbottò lei – . Non qui e non oggi. Chissà poi quante foto mi scatteresti! Nuda sarei per te un gran bel soggetto! Sabato, te lo prometto, sarai ricompensato. E non solo da me! Ketty è una grande esibizionista. So che le piace essere ripresa e fotografata. E non da suo marito… Ok?”
Io, fingendomi soddisfatto da quelle promesse, non insistetti e lei, dopo essersi frettolosamente pulito il viso con i fazzolettini di carta, mise in moto la macchina e sgommando partì.

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