Io – Continuano i racconti del moster Cinzia la bella fidioterapista by mikimark [Vietato ai minori]




Io – Continuano i racconti del moster Cinzia la bella fidioterapista di mikimark New!

Note:

Avventura a luci rosse di una giovane mamma fisioterapista

E adesso, dopo Erica e Ketty ti racconto Cinzia.
Allenavo allora una squadra allievi di una squadra di una società di un certo livello. Perciò la squadra era stata invitata ad un torneo internazionale in Olanda. L’impegnativo torneo giovanile all’estero necessitava di una certa preparazione ed di un affiatato team di tecnici, dirigenti ed addetti alla cura sanitaria dei giovani atleti.
Una mammina fisioterapista, per sponsorizzare se stessa come massaggiatrice ed il figlioletto centravanti, mi fece trascorrere una settimana bollente a luci rosse. Lasciato il marito a casa, la bella Cinzia si prese cura per una settimana del mister. Io fui molto, molto esigente e lei accettò tutto, dalla prima notte. Cinzia era belle e pure un po’puttanella. La ubriacai del mio sperma e la penetrai dappertutto. Vincemmo il torneo e l’ultima notte per festeggiare non mi trattenni e le sborrai copiosamente dentro la sua fighetta. Non poteva però Cinzia tornare a casa da suo marito ingravidata. La pillola del giorno dopo potè fare miracoli…
Tutto ciò era successo dopo parecchi anni di mia attività da allenatore.
Cinzia, 38 anni è la mamma di Gianluca, 16 anni, uno dei due centravanti della mia squadra. Piccolina ma molto molto graziosa. Fisico snello ho intravisto delle piccole tettine, molto nervose e spesso orfane di reggiseno. Un gran bel culetto che esalta con jeans da diciottenne o gonnelline molto corte e spesso parzialmente trasparenti. Occhi chiari e capelli ricci lunghi nerissimi. Una ragazzaccia. Suo marito, coetaneo, è meccanico dipendente di una nota casa automobilistica italiana.
Cinzia è una fisioterapista. E massaggiatrice, naturalmente. Ha seguito per tutto l’inverno l’attività di suo figlio e di tutta la squadra. In primavera la società decide di partecipare a un torneo giovanile. In Olanda. Trovati gli sponsor si forma il gruppo dei partecipanti. Giocatoti, allenatori, dirigenti, accompagnatori, medico e… mancava il massaggiatore.
La signora Cinzia mi contatta. Avrebbe molto volentieri partecipato alla trsferta. Avrebbe potuto seguire il figlio ed avrebbe fatto una bella esperienza professionale. Inoltre, pure molto gradito, era previsto anche un rimborso non trascurabile.
La incontro casualmente alcuni giorni dopo al mare. Mi si incolla perché lui, suo marito, lavora. Il costumino, bianco, è da urlo. Quando esce dalla doccia esibisce un corpicino da sballo. Per un attimo è praticamente nuda. Se ne accorge, mi sorride e con noncuranza porta una mano sul davanti degli slip. Non vuole evidentemente mostrarmi il pelo che traspare dal bianchissimo, sottilissimo ma soprattutto bagnato slippino del costumino.
Mi sorride anche perché si accorge che lo spettacolino non mi ha lasciato indifferente. Anzi! Mi guarda distrattamente il pacco e mi fa un sorrisetto. “Posso farti compagnia, mister? Sono sola al mare, oggi”. Senza attendere risposta stende l’asciugamano vicino al mio e vi si sdraia sopra. Vuole prendere sole sulla schiena. Il mini slippino le copre appena uno splendido culetto. Piccolo, ma rotondissimo. Evidentemente è una palestrata e, vista lasua professione, presta molto attenzione al proprio corpo.
“Questa femminuccia devo incularla!” penso con un’espressione del volto che non nasconde il pensierino. Lei un po’ a fatica si slaccia dietro il reggiseno ma si appoggia sui gomiti per intraprendere una improbabile lettura di un libretto appoggiato sul cuscino. Mi mostra così il gonfiore delle piccole tettine. “Ti scandalizzo troppo se ti chiedo di mettermi l’abbronzante sulla schiena?” Lo faccio, cercando di nasconderle il piacere che provo nell’accarezzarle la schiena. E non batte ciglio quando spalmando la crema le sfioro lateralmente entrambi i seni. Sono piccoli, ma li sento gonfi e sodi.
Mi eccito ed ho una violenta erezione. Lei naturalmente se ne accorge. Mi sorride e aggiunge: “Ehi, mister, c’è qualcosa che non va?” “Assolutamente no”, le rispondo. Ma penso cle tu, cara Cinzia, mi farai un pompino e ti farò bere tutto la mia sborra, fino all’ultima goccia! Non contenta si alza di scatto, facendo ben attenzione di coprirsi i seni con un braccio. “E allora, mister, mi portate in Olanda? Ne ho proprio una gran voglia!”
La sera successiva nella riunione sociale decisionale con un voto di differenza, il mio, la signora Cinzia batte il vecchio massaggiatore della prima squadra. La informai telefonicamente io di persona. “Te ne sarò riconoscente” mi rispose lei felice. “Oltre ad essere ospite avrò pure un piccolo rimborso spese, vero?” “Certo – le risposi – . Sei la fisioterapista ufficiale della squadra”. E aggiunsi, sornione: “Ma sarai anche la massaggiatrice dei giovani e, soprattutto, dello stanco mister”. La sentii sorridere. “Oh sì, sì – aggiunse – mi posso immaginare quanto sarà stanco il mister… Attendo notizie e sono a completa disposizione… Anche del mister, naturalmente!”
Quella notte pensai a lei e mi eccitai. La rividi con quel costumino trasparente. E le sue tettine, malamente nascoste. Mi masturbai e sborrai abbondantemente. Ma mi ripromisi che la prossima volta tutto questo l’avrebbe fatto lei.
“E allora, mister, ha già deciso la squadra per domani sera? Il mio Gianluca è in forma, mi pare…” L’ultimo allenamento è appena finito e Cinzia è entrata di soppiatto nello spogliatoio dove sto per docciarmi. Ho appena iniziato a spogliarmi. La guardo. Anche lei mi guarda. Mi sorride e arrossisce vistosamente. “Oh, scusi, mister… Ho invaso il suo spogliatoio…” “Ormai l’hai fatto, Cinzia! – le rispondo sbuffano – No, non ho deciso ancora la formazione… Dipende…” “Dipende? – mi chiede incuriosita – Dipende da cosa?” “Dipende dal numero dei fuoriquota disponibili… Michel, il portierone nero, se è disponibile, gioca. E allora il tuo Gianluca, che è pure un fuoriquota, partirebbe dalla panchina… Dipende… Dipende anche da te, Cinzia…”
“Da me? – mi chiede sorpresa – Cosa c’entro io?” “Michel ha un risentimento inguinale – le spiego – . Devi darti da fare tu! Per rimetterlo a posto. Al massaggio, stasera…” “Capisco – mi interrompe – . Quel ragazzone è proprio una montagna di muscoli… E le confesso che è già uomo fatto e mi ha già messo in imbarazzo! Ha certi sguardi! Mi capisce, vero, mister…” “Oh sì, signora Cinzia, la capisco. Ma lei è la massaggiatrice! E questa è una squadra di calcio. Maschile. Lei lo sapeva. E inoltre, carissima signora Cinzia, ho anch’io un certo risentimento muscolare. Da quel giorno, al mare… Ricorda, vero?” “Veramente, io, non capisco… – inizia a miagolare lei – Io sono una fisioterapista. Ma sono una donna e sono soprattutto una donna sposata!” “Io, stasera, dopo cena, ho bisogno del fisioterapista. E’ una fortuna per me che sia una bella femminuccia. E poi Gianluca è veramente in splendida forma. A differenza di Michel… L’aspetto in camera mia, quindi… Dopo le cure fornite a Michel!”
Contemporaneamente comincio ad armeggiare con i laccetti degli slip. Sto per sfilarmeli per andare sotto la doccia. Non mi imbarazza assolutamente di mostrare per la prima volta l’uccello a Cinzia. Lei intuisce e di scatto si gira mostrandomi le spalle. Per non vedere. “Ma mister! Cosa fa! Mi mette in imbarazzo! Aspetti un attimo prima di spogliarsi tutto e mostrarmi… proprio tutto! Anche il… coso! Stavo parlando!” “Cinzia, sei entrata tu nel mio spogliatoio. E chiedendomi certe cose. Io ti ho risposto e ti ho informato su quello che dovrai fare stasera… Sì, stasera, in camera mia… Ti aspetto” “Ma io, ma io… Certe cose non le ho mai fatte. E non ho alcuna intenzione di iniziare a farle oggi! Sono una donna sposata e fedele” “Lo eri anche quel giorno al mare – la interrompo – . Mi hai pregato di intercedere per te. Volevi proprio partecipare a questo torneo. E lo sapevi ciò che ti sarebbe capitato. In particolare di prenderti cura del mister! Mi avevi palesato tutta la tua disponibilità. Anche se… sposata! Ti aspetto stasera in camera mia”!
Le lancio sulle spalle gli slip. Lei li prende in mano. “Ma mister! Cosa fa! E adesso lei è… nudo? Io sono ancora qui… Poteva aspettare che io uscissi! Esco subito…” “Sì, signora Cinzia! Sono nudo ed ho voglia!” “Voglia? Voglia di cosa…” “Beh, se si girasse! E se mi guardasse, capirebbe immediatamente!” “Mmm, me lo immagino! Ma io… non ce la faccio. Così, adesso. In questo modo. Non me la sento proprio di fare le corna così a mio marito. Stasera, forse vengo a trovarla. Le assicuro che, come le ho promesso, le risolverò tutti i suoi problemi… fisici! Sono una fisioterapista, io!”. La signora Cinzia si mette i miei slip in tasca e scappa.
Bussa ripetutamente, con energia. “Apra, mister, sono io! Sono Cinzia, la fisioterapista!” Mi appare affannata, tutta rossa in volto. E’ furibonda. La faccio entrare, “Quel maialino. Non me l’aspettavo.. No, proprio no. Mi ha fregata. Ed ha ottenuto quello che voleva”.
Mi guarda. Indosso solo un piccolo asciugamano. “Mister, le sembra questa la maniera di accogliere in camera sua la fisioterapista. Che, indubbiamente è una donna! Anche lei, vero, come quel maiale!” Non capisco. Anche perché lei è un fiume in piena. E inizia a raccontare, rabbiosamente e gesticolando.
“Già mi ha incuriosita appena entrata nella sua camera. Con un eloquente gesto ha fatto uscire il suo compagno di camera. Sì, Michel. Il portierone nero voleva rimanere da solo con me. La fisioterapista che doveva guarirlo da un fastidioso dolorino inguinale. E aveva iniziato a spogliarsi. Arrivato alla maglietta e slip si era fermato e aveva iniziato a fissarmi senza alcun ritegno il seno. Mi aveva subito messo in imbarazzo. Facendo finta di nulla gli preciso che poteva tenere la sua biancheria.
“ ‘Ho caldo – mi ribatte il ragazzotto – . E poi che tipo di massaggio pensi di farmi?’. E si leva la maglietta. Rimane con dei piccoli slippini dai quali fuoriescono i ricciolini neri neri del pube. E inizia a tormentarmi. ‘Perché mi guardi là? Vorresti vedere il mio uccello?’ ‘Ehi, ragazzino, come ti permetti? Io non voglio proprio vedere nulla!’ ‘Guarda che ti ho vista. E se non ti comporti bene vado a raccontare tutto ai dirigenti’.
“Io trasalisco anche perché all’arroganza si aggiunge un preoccupante rigonfiamento di quello che nasconde appena sotto gli slippini. ‘Levameli – mi ordina improvvisamente – Voglio mostrartelo. Ti piacerà, vedrai…’ ‘Finiscila, ragazzino! – gli grido pensando di rinviare il massaggio e di scappare – . E cerca di controllarti…’ ‘Ragazzino a chi? Guardatelo, guardatelo per bene, adesso il mio cazzone’. Non mi dà neppure il tempo di scostarmi un po’. Con una mossa repentina si sfila da solo velocissimo lo slippino e mi esibisce il suo pene. E’ veramente un uccellaccio. E’ enorme e, naturalmente, in piena erezione perché gli piace troppo mostrarmelo così in tiro. Ad una giovane e bella donna quale sono in quel momento per lui! Cerco di nascondere la sorpresa che quel bastone di carne mi provoca.
“ ‘Vergognati! – strepito – E adesso? Cosa vorresti fare con quell’uccellaccio in bella mostra. Io sono la fisioterapista, non sono la tua morosa ed inoltre sono una donna sposata! Rimettiti lo slip. Non è necessario che tu sia nudo per il massaggio’
“ ‘Io non voglio fare proprio nulla – mi replica gelandomi – . Tu dovrai farmi qualcosa. Non vorrai mica che io racconti a tutti che mi hai costretto a farmi vedere nudo? Magari perché ti eccitano da morire i giovani di colore! Ti piacciono tanto i cazzoni neri, vero?’
” ‘Tu sei pazzo… – gli replico quasi sibilando – Io non ti farò proprio nulla! Anche se immagino cosa vorresti io ti faccia! Sei proprio un maiale. E prepotente, anche!’ ‘Ebbene sì. Fammi un pompino. Subito!’. E mi immortala con una foto con il suo cellulare preso velocemente in mano mentre sono troppo vicina al suo uccello. ‘E soprattutto voglio che tu beva tutto la mia sborra! Sono sicuro che ti piace il seme del giovane maschio nero. Vuoi assaggiarne un po’ del mio, vero?’ ‘Tu sei pazzo! Io quella roba lì non lo faccio neanche a mio marito…’ ‘Ma signora, con la foto che le ho appena fatto…’ ‘Mi vuoi ricattare?’ ‘No, voglio solo sborrare. Sono pieno di sperma. I coglioni mi fanno male. Una donna deve vuotarmeli. E tu sicuramente sei bravissima a farlo! Sono sicuro che sai spompinare stupendamente.’
“Vedo i suoi coglioni gonfi. E lui si contorce. Deve scaricarsi. Il glande è già viola e lucidissimo. Sono sicura che lo farei venire in pochi secondi. Ma il pompino non voglio proprio farglielo. Non mi piace. E detesto gli spruzzi di sperma in bocca. Lui vorrebbe sicuramente sborrarmi in faccia, poi in bocca e poi farmi bere tutto il suo seme. Certamente ne farebbe un litro di quella robaccia puzzolente! Chissà che sborrata è capace di fare il ragazzino in calore!
“ ‘Sei un maiale. E mi ricatti… E va bene! Ti farò venire… Ma con la mano! Insomma… E va bene! Se proprio devo farti schizzare… Ti masturbo un pochino… Se proprio lo devo fare… ti faccio una sega. Per aiutarti… per calmarti! Per liberarti… Sei pieno pieno, vero? Di sperma… E devi spruzzarlo tutto, ora… quella roba lì! Lo vedo, sai, che hai le palle piene, gonfie… Sei proprio un maschiaccio…’
“Lui si rilassa e si distende sul letto. Mi prende la mano e mi consegna l’uccellaccio tra le mie dita.. ‘Si muova, signora, mi mostri quanto è brava a farmi venire!’ ‘Sei un porco! E un vigliacco… Guarda cosa mi fai fare…’
“Lo scappello piano, completamente. Non voglio fargli male e lo tratto con estrema delicatezza. Il glande appare infuocato. E il buchino da dove sprigionerà tutta la sua robaccia è già umido. Con il pollice, l’indice e il medio della mia mano inizio un lento sù e giù lungo la sua asta ritta e dura come l’acciaio. Adoro fare le seghe molto lentamente a tre dita. Almeno all’inizio. ‘Ti piace tanto così, vero? – gli sussurro – . Ti piace proprio tanto costringermi a farti una sega! La donna di un altro! Sposata…’ ‘Mostrami ora le tue tettine – mi ordina quasi urlando – Veloce. Voglio vedertele!’ ‘No, no voglio mostrarti nulla! Ti sto facendo già questo! Non ti basta?’
“ ‘No, non mi basta. Voglio vedere le tue tettine. Sono piccoline ma così gonfie!’ ‘No, non voglio… – gli rteplico, supplichevole – ‘ Non mi ascolta. Mi solleva la maglietta. Vede il mio piccolissimo reggiseno a fascetta ultratrasparente che indosso quando lavoro. Armeggia con il gancetto davanti. Lo apre. ‘No. Ti prego, non fare così… – miagolo – Non spogliarmi!’
“E’ troppo tardi. I miei piccoli seni appaiono alla sua vista. E lui mi cattura con una mano il reggiseno che mi ha appena sfilato. ‘Cosa vuoi fare con il mio reggiseno? Ridammelo, immediatamente!’ Lui non mi risponde. Ride. ‘Continua, continua a farmi la sega! Sei bravissima!’ E con l’altra mano mi cattura il seno e mi strizza senza riguardo il capezzolo. Che, purtroppo, si è inturgidito tra le sue dita. Prepotenti e irriguardose! Lui se ne accorge. ‘Vedo che ti piace! Sei proprio una puttanella…’ ‘E tu sei uno stronzo!”
“Penso allora di cambiare la maniera di masturbarlo. Decido di impugnare il suo uccello e di aumentare il ritmo della sega. Devo farlo venire. Subito e nella mia mano. Lui inizia ad ansimare e temo infatti che mi obblighi anche a prendere il suo uccello dentro di me. Ed eccitato com’è mi riempirebbe tutta con la cremina. Ed io non sono protetta! E questo stalloncino non ha certo pensato ad un preservativo… Con tutta quella sborra che farà mi potrebbe anche ingravidare. Decido allora di farlo crollare e di farlo spruzzare velocemente con la mano. Lo aiuto con le parole. ‘Dai, ometto. Fammi vedere come spruzzi tutta la tua cremina. Ne farai tanta, vero? Hai le palle piene. Lo ho sentite, sai. Sono gonfie e pesanti, perché strapiene di quella roba lì. E sono sicura che tu vuoi che io ti guardi mentre schizzi. Sborra, uomo sborra! Dài, mostrami come lo fai… E vorresti sborrare sul mio reggiseno, vero? E va bene, sporcamelo, se vuoi. Adesso…’
“A queste parole cessa di ansimare. Trattiene il fiato ed emette un rantolo. ‘Sborro, sborrooooo! – mi urla – Ecco, guarda come schizzo. Dappertutto. Sì, nel tuo reggiseno… E’ pieno di sborra. La mia sborra!”
“Sì, ha finalmente spruzzato tutto il suo seme. Ne ha fatto tantissimo. Come un cavallo in calore. Non ho mai visto un uomo sborrare così. Neanche mio marito! E quanto puzza lo sperma del ragazzino. E il mio reggiseno cola sborra. Glielo lascio lì, come un trofeo. Chissà quanti segoni si farà sul mio piccolo indumento.
“Mi sono rialzata, rimessa a posto la maglietta e sono scappata. E adesso, come vedi, sono qui da te. Penso che il ragazzino meriti una punizione! Ha approfittato di me! Mi ha ricattata! E inoltre… è anche un fuoriquota! Tu me l’avevi detto che… Insomma, mio figlio è in piena forma! Tu mi avevi detto che se si liberava in squadra un posto tra i fuoriquota…”
“Oh Cinzia! Mi dispiace cosa ti sia successo. Masturbare il ragazzino fino a farlo venire è stato umiliante per te. Sicuramente verrà punito. Ma non necessariamente il suo posto da fuoriquota deve venir preso da tuo figlio. I due hanno un ruolo diverso. Michel è portiere, il tuo figlioletto è un attaccante…”
“Capisco –-mi fa lei – . E scommetto che tu soffri di quel doloroso fastidio. Un po’ dappertutto. Vero?” Annuisco. “Dove preferisci che mi metta? – le chiedo fingendo noncuranza – ” “Sul letto, mister, sul letto… – mi replica Cinzia sospirando – L’asciugamanino lo puoi tenere, però… Michel è un ragazzino… Ma tu sei un uomo! Non faccio il massaggio ad un uomo nudo. Non l’ho mai fatto e non è necessario”.
“C’è sempre una prima volta – la provoco – . Per me sarebbe molto rilassante… Come sarebbe molto piacevole che anche tu ti mettessi un po’ in libertà…” “Io? Mettermi in libertà? Cosa intendi dire? Mister, la prego, non metta ancor più in imbarazzo. Lo sono già tantissimo! Se mio marito sapesse… Io qui nella sua stanza. Lei… così, quasi nudo! E dopo quello che mi è appena successo con quel maialino di Michel!”
Non le rispondo. Mi sdraio sul letto a pancia in giù. Ubbidiente, tengo coperto il sedere con il piccolo asciugamano. La lascio fare per il momento. Sono sicuro che lei mi chiederà prima o poi qualcosa. E per questo le farò fare quello che voglio. E’ dal giorno che mi avvicinò al mare e che mi provocò che aspetto il momento giusto per costringerla a spogliarsi completamente davanti a me. E così, dopo, finalmente nuda, la convincerò a fare quello che non fa neanche a suo marito. Sì, Cinzia mi farà un pompino. E non solo. Anche se immagino che lei lo detesta fare, le farò bere tutto il mio sperma. Che sarà tanto, bollente e soprattutto tanto, tanto, denso e non proprio profumato. E poi, magari l’ultima sera, voglio scoparla e soprattutto, alla fine, la voglio inculare. Magari il suo bellissimo culetto che mi ha fatto intravedere al mare è ancora vergine. E dopo averla sverginata le farò un abbondante clistere di sperma. Così la riempirò per bene e con il suo pancino ancora pieno della mia sborra la riconsegnerò all’ignaro maritino.
Tutti questi pensieri si affollavano nella mia mente mentre lei, adorabile Cinzia, ha iniziato il massaggio. Defatigante. Il collo, la schiena e le gambe. E’ bravissima. Ha le manine leggere, leggere e ci sa fare, indubbiamente. E, come prevedevo, inizia a pormi le prime domande che sarebbero state per lei fatali. Ed io naturalmente subito ne approfitto. Naturalmente io avevo già deciso di far giocare il suo figlioletto, Era veramente in piena forma! Ma lei non lo sapeva!
“E allora, mister, già decisa la formazione?” “Più o meno… Devo decidere ancora qualcosina sui fuoriquota. Dipende…” “Dipende? Da cosa?” “Da quanto riesco a rilassarmi ora…” “Mmm… Le piace così tanto farsi massaggiare? E riesco a rilassarla, così?” “Sì, soprattutto se la massaggiatrice lo farebbe anche in un certo modo…” “Quale modo, miste?” “Il vero massaggio rilassante è integrale, Cinzia. Solo così mi rilasso completamente e riesco a prendere le decisioni più difficili…” “Ah, capisco – mi quasi interrompe lei – . Scommetto che dovrei levarle l’asciugamano e continuare a massaggiarla anche in qualche altro posticino…” “Hai capito perfettamente, cara Cinzia”
“Ma mister, io mi vergogno! – piagnucola la giovane donna – Non ho mai fatto queste cose! Sono già tanto imbarazzata così… Mister, sono nella sua stanza, lei è così, quasi nudo… Con mio marito non lo faccio mai. E, anzi, ricordo…” “Raccontami, Cinzia, raccontami – la interrompo subito – . ”Lui mi ha fatto vedere per gioco una volta un filmino… Un filmino porno, naturalmente. Tutto era iniziato con un massaggio di lei… E ricordo benissimo come era finito. Non vorrei che finisse nella stessa maniera anche qui in questa camera d’albergo! Il maschietto era impazzito dal piacere! E alla fine…” “E alla fine? – insisto io – Dài, Cinzia, continua!” “Beh, lo può immaginare… – sbuffa lei imbarazzatissima – Il maschio alla fine ha fatto quello che fate tutti voi uomini quando…” “Quando? – mi diverto io a insistere – … E cosa facciamo… tutti noi maschietti? Su, dài, Cinzia dimmelo!” “Ma mister, mi mette in imbarazzo e mi fa andare ancor più in confusione! Non sono abituata a queste cose! Insomma… Lei comunque può immaginare… Alla fine, il maschio…” “Il maschio – continuo a tormentarla – Il maschio cosa ha combinato?”
Cinzia fa un’altra smorfia. Ha capito che mi diverto tanto farle dire una cosa che la imbarazza troppo. Tergiversa sul racconto e tenta di divagare. “La ragazzina nel filmino porno che mio marito mi costringeva a vedere lo ha massaggiato dappertutto e lui alla fine, ululando… ha raggiunto naturalmente l’orgasmo… Un violentissimo orgasmo. E a me non piace vedere quella cosa…” “Ma insomma! Quale cosa? Non sei una bambina… E quest’uomo cosa ha combinato? – insisto tormentandola – Cosa gli hai visto fare?” Non me lo faccia ricordare… Insomma… glielo ho già detto, mi sembra. Uffa… Il maschio non si è trattenuto… Si è liberato… Povera ragazzina… Le ha devastato il visetto. Come voi tutti maschiacci volete fare! Anche a lei mister piace tanto fare così… vero?
“Ma sono porcate, queste! – si sfoga lei – E la donna subisce… E anche mio marito piacerebbe tantissimo. Anche quella volta. Mentre guardava con me il filmaccio porno, mi costringeva ad accarezzarlo. Sì, proprio là… mentre ero obbligata a guardare un altro maschio fare quelle cose… Lo avevo già a lungo masturbato, con la mano… E quando il protagonista del film era venuto anche il mio uomo l’ha fatto”. “Hanno fatto cosa?”
“Uffa! Di nuovo! – sbuffa di nuovo Cinzia tutta rossa in viso – Vuoi proprio che lo dica? Si sono liberati entrambi! Contemporaneamente hanno fatto il loro sperma! Ma in modo diverso, però! Nel filmino l’uomo ha riempito completamente la bocca di lei. Anche mio marito ha tentato di spruzzarmi il suo liquido seminale in bocca catturandomi il volto tra le sue mani e avvicinandolo al suo uccello che pulsando lanciava i suoi schizzi dappertutto. No, non mi sono fatta schizzare in bocca, come lui voleva…”
“No. Non bevo lo sperma. Neanche quello di mio marito! – aggiunge orgogliosa la donna – Lo sperma o, se preferisce lo chiami la… sborra di voi maschi, non mi piace proprio. Mi disgusta, mi provoca nausea con quell’odore e con quel sapore schifoso. Mi provoca nausea e mi fa vomitare!
“L’ho fatto, l’unica volta che, da ragazzina, ho accettato di berne un po’. Quello del morosetto, al liceo… A un festino mi aveva fatto bere un po’ troppo. Ero un po’ brilla ed improvvisamente mi sono ritrovata in bocca il suo uccello. Ero molto eccitata perché lui mi piaceva moltissimo. Era il mio primo rapporto orale. Ma ero stata evidentemente molto brava. In pochi minuti lo feci venire. Sentiii la mia bocca riempirsi tutta e velocemente di un liquido denso, caldissimo… Ne buttai giù un pochino. Ma lui continuava a riempirmi di nuovo con il suo seme. Fino in gola. Non ne potei più. Sputai tutto quello che potevo e poi vomitai sperma. Che odoraccio. Mi ripromisi di non avere più rapporti orali con ingoio….
“Non ho assaporato neanche il liquidi seminale di mio marito – mi svela ancora lei sottovoce – E non mi piace vederlo… Sì, il suo sperma… Non mi piace vederlo quando lo spruzza! Ti basta quello che ti ho detto e raccontato?”
“Coraggio, Cinzia! Fammi ora vedere per intanto quanta sei brava a massaggiare tutto il corpo di un uomo! Nudo, naturalmente…” “Ma mister, te l’ho detto! Io mi vergogno. Veramente!” Sospira e mi leva di scatto l’asciugamano. Si ferma per un attimo. Evidentemente il mio culo non le dispiace. “Ehi. mister, abbronzatura integrale, vedo…” “Spesso e volentieri – le rispondo – . E tu?” “Oh no – mi risponde lei – . Mi piacerebbe, ma non posso. Mio marito è troppo geloso. Non posso prendere il sole nuda se c’è qualche maschietto nei dintorni…”
Allargo più possibile le gambe e la invito a massaggiarmi per bene il culo partendo dalla muscolatura delle gambe e mettendosi davanti alle stesse ai piedi del letto. Lei ubbidisce, si piega leggermente in avanti e il suo sguardo non può non cadere sui miei coglioni che volutamente le offro avendo divaricato al massimo le gambe. “Mister, non può proprio evitare di mostrarmi certe cose?” “Oh no, Cinzia. Guarda, guarda per bene… Anzi, puoi anche massaggiarli, se vuoi…” “Ma mister, la supplico! Non mi faccia fare queste cose… Non voglio toccarla lì…” “Perché no? Solo così inizio a rilassarmi. Se tu mi accarezzi i coglioni piano, piano, da dietro… Sì, così, proprio così, con le dita. Sei brava Cinzia!” Lei sospira a fondo. “Accidenti, come sono grandi e gonfi. Sono enormi!”
La lascio giocherellare con le mie palle. Sono effettivamente gonfie e pesanti. Lei non immagina che sarà lei costretta a leccarmele ed a vuotarmele. E soprattutto come lo vorrò io!
“Le basta così, mister? Ma non mi ha ancora risposto a quello che le ho chiesto!” “Levati tutto quello che hai addosso – le intimo cambiando tono – . Ho voglia di vederti nuda mentre mi accarezzi con le tue mani e con la tua bocca!” Lei sobbalza. “Non può chiedermi questo! Devo massaggiarla tutto nudo! Ed io pure, devo essere anch’io completamente nuda. E con la bocca, poi…” “Vuoi sapere la formazione? Gioca il tuo protetto? Via la maglietta e il gonnellino che indossi. E poi mettimi in mano le tue mutandine. Sono sicure che sono di pizzo e minuscole. Come lo slippino del costumino quel giorno, al mare…” “Ma uffa, mister! Non ce la faccio… Mi vergogno. Tanto! Lei mi vedrebbe nuda! E poi, sono sicura, lei mi costringerebbe di certo a fare quelle cosine che a voi maschietti piacciono tanto. Ma a me no. A me proprio non piacciono. Soprattutto quello che poi alla fine combinate. Quella cosa non la faccio neanche a mio marito!” “Muoviti – insisto – . Non vorrei cambiare la formazione che ho già in mente!”
Sento un profondo e lungo sospiro. Poi vedo atterrare sul pavimento vicino al mio volto la maglietta e il gonnellino. Poi, come richiesto, con la mano quasi tremante, infila il suo slippino tra le mie dita. Mi sembra di percepirne gli odori e gli umori… “Soddisfatto mister? – chiede con aria di sfida – Ora sono nuda. Completamente nuda! Come desiderava. E sono sicura che vorrà godersi lo spettacolo! Sì, insomma, mi vuole finalmente vedere così, completamente nuda… Vuole gustarsi le mie tettine e la mia passerina!”
Non la lascio finire e mi giro. Anch’io mi mostro completamente nudo. Ho il cazzo duro e già completamente scappellato. Vedo che alla vista del mio bastone di carne lei sbarra gli occhi. Non nasconde la sua piacevole sorpresa. Anch’io la guardo. Solo per un secondo però perché subito dopo si copre con la mano e con un braccio il sesso e i seni. Poi desiste e si mostra tutta. Ha una fighetta circondata da un foltissimo cespuglietto di peluzzi nerissimi e riccioluti. E’ un triangolino piccolino e curatissimo. Sarà bellissimo inondarlo di bianchissima sborra. Avrei già voglia di sborrarle sopra. Le due tettine mi fanno impazzire. Sono piccoline ma rotonde. Le areole sono rosee e piuttosto grandi. Sono circondate da una sottilissima striscia di candida pelle. Il piccolo reggiseno le ha appena appena protette dal sole. I capezzoli sono appuntiti. Cinzia è infatti eccitata.
Non la lascio respirare. Con prepotenza le infilo il mio dito medio nel suo sesso. E’ una sorpresa per lei. Ma la resistenza è minima perché sento subito il mio dito bagnarsi con il piacere che lei non riesce a trattenere. Si piega, però, come spezzata dalla mia intrusione. Con una mano la faccio abbassare ulteriormente finché le sue labbra si appoggiano sul mio cazzo. Lei si dimena, un po’ e si agita. Ma la mia presa dietro la nuca le fa intendere che non transigo e non può scappare. Lei continua a dibattersi, ma il piacere che riversa nella mia mano che sta profanando il suo sesso mi dimostra che sta apprezzando la situazione alla quale è costretta. “Oh nooooo, la prego. Non voglio… Non mi faccia fare quelle cose… – mi sussurra con un filo di voce – Non posso, non ce la faccio…”
Piano, piano, quasi sussurrando, le spiego. “Adesso, cara Cinzia, con la lingua leccherai le mie palle che, come hai già visto, sono dure e gonfie perché sono quelle di un vero uomo. E lei, signora, conosce lo sperma, vero? Almeno quello di suo marito…” “Lo conosco, lo conosco, ma non mi piace! Te l’ho già detto! Neanche quella di mio marito… Lo sputo, sempre! Anche se lui sempre vorrebbe ingoiassi il suo seme. Ne spruzza pochino, per fortuna. Ma non mi piace ed ha un odore nauseabondo. Come penso lo sia la cremina che fate voi tutti maschiacci! E sono sicura che anche la sua sborra sia puzzolente… Potrebbe farmi vomitare…”
“Mi dispiace che no ti piaccia… – la interrompo – Dopo spalancherai la tua piccola bocca e dopo averlo baciato e leccato mi succhierai il glande. Forse sarà già bagnato… Ma solo un po’…” “Lo sapevo. Anche tu. Vuoi che ti faccia un pompino! Ma a me non piace. Non lo faccio a nessuno, tranne che a mio marito… Qualche rara volta, però… E tu non sei mio marito. No, non te lo faccio, il pompino. Se proprio vuoi ti faccio godere… con la mano. Ti faccio una sega! Non ti basta? Massaggio integrale con segone finale… Sono sicura che ti piacerà… So fare molto bene una sega a un maschio! Ma stai attento! Non sporcarmi… quando vieni. Te l’ho detto che non sopporto di essere sporcata… Dagli schizzi… di sborra… Chissà quanta ne fai, tu!”
“Cinzia le seghe le fai ai ragazzini! Dopo avermi leccato per bene la cappella mi farai impazzire con un frenetico sù e giù della tua bocca lungo tutto il mio cazzo. Lo dovrai ingoiare tutto. Tutto in gola. Vedrai, ti piacerà avere il mio uccello nella tua bocca! Contemporaneamente mi accarezzerai le palle, sempre più gonfie, più pesanti…” “Uffa, te l’ho detto. Non mi piace fare pompini. No, non voglio proprio spompinarti! So poi come vanno a finire…” “Appunto. Facendomi quello che ho detto, mi farai sborrare. Ed io ti voglio sborrare in bocca. Tutto il mio sperma. E’ da quel giorno al mare che ho la voglia pazza di farti assaporare tutto il mio seme! E di fartelo bere, tutto!” “Oh noooooo. Proprio no. Io bere sborra? La sua sborra, mister… Non mi piace la sborra. La detesto. Non mi faccio schizzare in bocca da nessuno. Anche mio marito ha tentato di farmela bere. Ma io serro le labbra… E quando ce la fatta a farmene un po’ in bocca, l’ho sputata!” “Vedrai, Cinzia, vedrai. Io ti schizzerò in bocca e tu berrai tutta il mio sperma! Non vorrai mica che cambi idea sul centravanti di domani sera… Michel, quel mascalzone è punito. Ma per il centravanti ho ancora qualche dubbio…”
“Ma mister! Io… io dovrei fare tutte queste cose – si lamenta lei – . Non le faccio nemmeno a mio marito!” “E a me le farai. Ed anche altre cosine. Nelle altre due sere nelle quali ti dovrai occupare dello stanchissimo mister. E della formazione della squadra”.
“Sei un bastardo! – quasi urla Cinzia – . Ma con le donne ci sai fare”. La mia mano è infatti piena del suo piacere. La sua fica è fradicia dei suoi umori. Sospira profondamente. Con il pollice e il medio mi scappella il cazzo e con l’indice mi tortura il frenulo. Con l’altra mano si raccoglie i capelli dietro la nuca. Poi si abbassa e comincia a leccarmi le palle. Con la lingua mi fa impazzire dal piacere. Si divora, uno alla volta i miei coglioni. Poi, seguendo le direttive, tra le labbra blocca il prepuzio e lo abbassa. Mi ha così scappellato magnificamente. E’ brava a lavorare con la bocca ed è incredibile che non le piaccia spompinare un uomo. Mi lecca tutto il glande. E inizia il lento sù e giù. Prima lentamente, poi freneticamente.
Ingurgita tutto, e riceve il mio cazzo fin giù, in gola. E lei si bagna. Sempre di più. Ha gli occhi socchiusi. “Ti piace, vero, Cinzia. Ti piace fare il pompino al mister.. – le sussurro – Succhia, Cinzia, succhia e lecca! E poi spalanca tutta la tua boccuccia. Sento che sto per schizzare. Farò tantissima sborra. E tu, ubbidiente, la berrai tutta. Proprio tutta. Vedrai, ti piacerà… Il mio sperma, bollente!”
Lei si stacca. Spalanca gli occhioni e mi fissa. “No, non voglio. Non mi piace la sborra! – si lamenta disperata – Te l’ho detto. L’unica volta, costretta, l’ho fatto solo al mio primo morosetto. Ma non ce l’ho fatta. Non l’ho bevuta la sua sborra. Solo uno schizzo ho bevuto… E poi tutta la sua robaccia che mi aveva spruzzata in gola l’ho vomitata. Tutta! E non vorrei, oggi, rifarlo con la tua… Non farmi vomitare tutta la tua sborra! Ti prego…”
Mi guarda supplichevole. Io le prendo la nuca E la risospingo verso il mio cazzo. La mia cappella è lucida e preme sulle sue labbra. “Apri! Te lo voglio mettere fino in gola!” Lei sospira profondamente, piega lentamente il capo appoggiandolo sulla spalla e, rassegnata, spalanca la bocca. La penetro con violenza. E stantuffo l’uccello dentro di lei. La scopo in bocca. E lei ancora una volta, si divincola, si ribella. “Ti prego, no. Non in bocca. Ho capito… Il pompino te lo faccio! Ma non spruzzarmi tutta quella tua robaccia in bocca! Hai capito? Non sborrarmi in bocca. Non umiliarmi…”
Come risposta risospingo il mio bastone di carne tra le sue labbra. Le deformo la bocca. Geme. Soffia e sospira. “Preparati, Cinzia, sto per schizzare…” Infierisco con le spinte e le chiudo con le dita il nasino. E’ costretta a spompinarmi prendendo aria e cazzo dalla bocca. Sento che sto per sborrare. Con l’altra mano la blocco dietro la nuca ed aumento il ritmo della penetrazione. Lei è in difficoltà. Ansima ed emette rumorosi lamenti. No, non ha mai spompinato così un uomo! E’ furibonda ed angosciata per quello che potrebbe succederle tra un attimo. Sentire i bollenti schizzi di schifosissima sborra in bocca, in gola. E berla. Tutta. Fino all’ultima goccia. Lei non lo voleva…
“Oh, Cinzia, sborro… Sìììììììì! Sborroooooo! Eccola, eccola la mia sborra. E’ tutta per te! Bevi, bevila tutta….” Sì, sto sborrando in bocca a Cinzia. La vedo spalancare gli occhioni. Emette un sospirone e geme rabbiosamente. Sì, li ha sentiti tutti quegli spruzzi in bocca, in gola. E’ una grande sborrata, la mia. Ho atteso troppo tempo per affogarla nei miei sborroni. Cinzia è ora sommersa dal mio sperma.. E, i primi schizzi, sono i più violenti, i più pesanti, i più difficili e i più faticosi da buttare giù. Da ingoiare. Ma lo fa ed inizia l’ingoio. Si dimena e cerca, disperatamente ma inutilmente, di divincolarsi dalla mia presa ferrea. Ed io continuo a spruzarle dentro il mio seme.
Uno, due, tre sborroni le invadono nuovamente la bocca, riempiendola. Sono delle sborrate enormi, pesanti e bollenti. Come le prime. Ha la bocca di nuovo gonfia, strapiena del mio seme. Almeno queste sborrate non vorrebbe buttarle giù. Lei si dimena ancora, ma sempre più debolmente. Poi si placa. Si arrende. Emette un altro lungo sospiro e… butta giù anche questo.. Riprende l’ingoio della mia sborra e la vedo deglutire. Fa una smorfia ed emette un lamento che rivela tutto il suo disgusto. No, non le piace proprio la mia sborra! Pazienza. E’ rassegnata, gemendo, la ingoia. Tutta. Socchiude gli occhi per un attimo pensando a quello che sta per fare di nuovo. Poi li strizza nel difficile e imbarazzante attimo dell’ingoio. Poi rispalanca gli occhioni e mi fissa. Sembra sfidarmi. Lei è pronta a ingoiare ancora la mia sborra.
Io la accontento subito. Ricordo che a lei non piace vedere gli schizzi e gli spruzzi di sperma. Ancor meno, ritengo a ragione, le colate biancastre del mio seme che seguono le sborrate e gli sborroni da lei già sperimentati. Estraggo il cazzo ancora pulsante dalla sua bocca. Lei è completamente sottomessa e rassegnata e non capisce le mie intenzioni. La faccio appoggiare con la bocca ben spalancata con la linguetta ben fuori in evidenza alla base del mio cazzo. Sotto il mento sente ballonzolare i miei coglioni che lei stessa sta vuotando. Così posizionata ha gli occhioni all’altezza del mio glande. Lei probabilmente sospetta, atterrita, che io voglia spararle altre sborrate negli occhi. Un altro oltraggio alla signora. Invece no. Proprio in quel momento le offro, in primo piano, una lunga, eterna e abbondantissima colata di mio caldissimo e liquidissimo seme. Questa scende lungo la fremente canna del mio cazzo, sfiora il suo nasino facendosi ben annusare e raggiunge alla base dello stesso la sua bocca spalancata. E si adagia sulla lingua pronta a raccoglierla tutta. Fino all’ultima goccia. Vedere da vicino, vicino l’abbondante fuoriuscita del mio seme dal forellino al centro del glande infastidisce tantissimo Cinzia. L’odore del mio sperma che le sfiora il naso ancor di più. Accogliere sulla lingua nelle bocca spalancata la copiosa colata di sperma la disgusta.
Il liquidissimi sperma la mette in difficoltà. Non riesce a trattenere un lungo lamento e un gemito che rivela tutto il disgusto provato. Sembra crollare. Ha un conato di vomito. Un secondo. Poi sospira, strizza gli occhi e butta giù. Anche questo. E dopo ancora. Domata e rassegnata riceve e beve ancora tutto quello che ancora le offro. In silenzio ad occhi socchiusi. Per la prima volta è stata costretta a ingoiare tutta la sborrata di un maschio. La ma. Tanta, caldissima, pesante.
”Sei un maiale! Guarda cosa hai combinato. Mi hai fatto in bocca tutta la tua robaccia. E me l’hai fatta anche bere. Tutta! Non l’avevo mai fatto. Non volevo. Sapevo che non mi piace quella roba lì. E tu ne hai fatta tantissima troppa! E se lo sapesse il mio maritino! Ho bevuto lo sperma di un altro uomo… E quanta… Ne ho il pancino pieno…”
“Coraggio, cara Cinzia! E le tue prestazioni non sono finite. Il mister ha bisogno della tua… consulenza. Domani sera ti aspetto qui. Il giorno dopo c’è la semifinale! E il giorno dopo ci sarà anche la finalissima. La seduta tecnica la terrò nella tua camera. Ho sempre tanti dubbi prima di partite importanti!
“Domani dopo che i ragazzi saranno tutti a letto il mister vorrà la compagnia della signora Cinzia. Per una grande prestazione da fisioterapista. Non vorrai mica che quel fuoriquota che ti ha mancato di rispetto rientri in squadra proprio per la semifinale e finale. Magari costringendomi a rivedere la formazione e magari non far giocare il ragazzino che ti sta tanto a cuore e che ha fatto così bene in queste partite. Potrebbe addirittura essere premiato quale migliore giocatore del torneo. La sua mammina mi ha proprio ispirato nel fare la formazione della squadra…”
“Sei un adorabile bastardo. E un grande maiale. Non ti basta quello che mi hai fatto fare?” “Oh, Cinzia, ci sono tanti bei giochini da fare. E tu con quel corpicino…” “Ma io, ma io… – farfuglia lei – Io sono sposata. Tu mi hai circuita… Certe cose io non le ho mai fatte!” “Oh, te l’ho già detto, c’è sempre una prima volta! Vedrai…” “Mi vuoi far bere ancora la tua sborra? – mi chiede lei preoccupatissima – Mi basta quella che ho ancora nel pancino…”
“Cinzia sei una bellissima femmina. Sai far venire un maschio divinamente. Voglio farti fare cose che sono sicuro tu non hai mai fatto…” “Con tue enormi sborrate finali, naturalmente…” “Naturalmente – la preoccupo – . Non ti piace l’idea?” “No. Non mi piace. Come non mi piace il tuo sperma!”
“A domani, Cinzia. A domani..” “No. Non lo so se domani sarò qui…”
“Verrai, Cinzia, verrai. Te lo assicuro io.” “Non lo so, mister, non lo so…” Si alza ed esce sculettando.
Bussa la porta. E’ lei, ne ero certo. Mi stavo segando pensando a lei, al suo bel volto imbronciato e alla sua bocca strapiena della mia sborra.
“Vieni, Cinzia, puoi entrare. Io non mi formalizzo!”. Sono appena uscito dalla doccia, ho addosso solamente un piccolissimo asciugamano… Mi copre appena l’uccello! Ce l’ho già bello duro ed in piena erezione. Mi stavo accarezzando. Naturale era l’erezione pensando a lei che, ne ero certo, stava per arrivare. Ma al resto, alla sborrata finale ci avrebbe dovuto pensare lei. Come lo volevo io, però!
Cinzia entra ed io lascio subito cadere il piccolo asciugamano. Le offro subito la visione del mio cazzo duro. Già scappellato con il glande già violaceo. La sega che mi stavo facendo pensando a lei ha avuto già effetti dirompenti. “Ma mister! – sospira Cinzia – Le sembra questo il modo di accogliere il fisioterapista nella sua stanza? E soprattutto se il fisioterapista è una signora? Devo proprio guardarmelo tutto, e per bene, questo uccellaccio di animale maschio in calore? Anzi già pronto a farmi vedere tutta la sua cremina che sta per fare! Uffa! E proprio davanti a me, che sono la femmina di un altro maschio, poi!”
“Oh, Cinzia, vedrai, sarà bellissimo…” “Ma mister, la prego! Me l’ha fatta anche già bere! E quanta! E, insomma, non mi piace la sborra. Neanche quella di mio marito… Cosa mi vuole far fare ancora? Mi vuole umiliare ancora, vero?” “Sì, Cinzia – le rispondo parlando piano, piano, quasi sussurrando – . Mi piace fare certe cosine… Tutte cosine che le mogliettine si rifiutano di fare ai propri mariti… E poi, dimmelo, non ti va proprio la mia sborra? Eppure ne hai già bevuta… E tanta. Dimmelo, dimmelo che non ti piace…”
“Mister, lei è un… maiale! Non voglio dirle certe cose… La prego, mi vergogno… E non voglio dire certe cose,,, Mi imbarazzo!” La fisso. Se possibile diventa ancora più rossa. Ed io insisto. “E allora, ti piace o no succhiarmi l’uccello e bere tutta la mia cremina?” “Mister… Insomma… ne fai tanta! Troppa! Mi riempi sempre tutta! La bocca… e il pancino! Il sapore? E’ ogni volta diverso. Talvolta è quasi dolce. Altre volte è amaro… anzi amarissimo! I primi schizzi, poi.. Sì, insomma le prime… sborrate, sono bollenti, dense, come una cremina! Ma non è profumata, sa! Anzi! E tu proprio quella me l’hai fatta bere, tutta. Sempre. Fino all’ultima goccia! Uffa!”
“Sei bella, Cinzia. Soprattutto nuda! E mi piace così sottometterti e costringerti a subire. Nuda, devi subire il mio sperma”. “Cosa mi vuoi far fare? – mi chiede visibilmente preoccupata – Mi vuoi di nuovo nuda? E cosa vuoi fare con quel cellulare? Non vorrai mica fotografarmi nuda? Te lo proibisco. Non voglio!” “Non solo nuda, dolce Cinzia. Ma voglio immortalarti anche quando mi succhierai in estasi il mio cazzo! E poi quando ti sborrerò in bocca! E alla fine ti voglio riprendere con il tuo bel visino completamente ricoperto della mia sborra. Bianchissima…”
“Oh no, mister – geme lei disperata – . La prego! Non mi faccia anche questo… Perché mi vuoi umiliare così? E poi di queste foto, cosa ha intenzione di fare? Io sono sempre una donna sposata…”
“Oh, Cinzia, non preoccuparti. Il tuo protetto domani sarà ancora titolare. E tu entrerai nella mia personalissima galleria di foto delle belle donne alle quali ho schizzato in bocca!” “Ma mister – strepita allora lei – E me lo dice, anche!Non mi farò mai schizzare sul viso. Tutta quella sua robaccia. Mi vuole ricoprire tutta e poi fotografarmi, così ridotta. Gocciolante sperma. No, non mi faccio sborrare in faccia da lei! Come potrei dopo riguardare negli occhi il mio maritino? Adesso, solo come è a casa, magari pensandomi si starà facendo una sega! Ed io dovrei farmi schizzare in bocca da un altro uomo! E non solo!”
Parla Cinzia, parla. Ma contemporaneamente, nervosamente, si sbottona la camicetta. La fa volare fin sul letto. Furiosamente mi svela che non porta il reggiseno. Le piccole tettine sembrano tremare. Decido di passare dalla funzione macchina fotografica del cellulare a quella di telecamerina integrata. “Oh no! – brontola lei sentendo il leggerissimo ronzio – Non voglio che tu mi riprenda mentre faccio questa cosa… Lo spogliarello! La prego, no…” Intuisce che non cambierò idea, Si leva i calzoncini. Mutandine rosa. Trasparenti e microscopiche. E’ praticamente nuda ed è imbarazzata davanti al cellulare-telecamerina. “Ti basta così o vuoi riprendermi proprio… nuda?”
Le rispondo massaggiandomi i coglioni grossi e strapieni di quella roba che tra poco si sorbirà. Anche gli slippini volano sul letto. “Sdraiati sul letto e allarga le gambe. Voglio fotografarti cosi, rassegnata e a gambe larghe. Mi offri il tuo sesso. Io ti offrirò tutto il mio sperma!”
“Mi vergogno. Nessuno mi ha parlato così, E nessuno miha fotografata nuda… E così, poi. Pronta per essere scopata!” “Sei bellissima, Cinzia! E adesso girati, allarga le gambe e solleva il culetto!” Lei sbuffa ed ubbidisce. Sa di offrirmi uno spettacolo stupendo, Da dietro mi offre il suo sesso spalancato e il suo culetto. “Ti piace, vero, il mio culetto! E pensa che sono ancora vergine. E sono ben decisa di restarlo! Se ti piace tanto puoi anche fotografarlo. Dopo, con la fotografia, potrai anche farti cento segoni…”
“Cinzia, non provocare… – la minaccio – Io volevo ricoprirti di sperma, ma potrei anche farti un clistere…” Si gira di scatto, Cinzia. Tenterebbe di farlo. La blocco. Lei intuisce cosa voglio farle ed inizia a dimenarsi disperatamente. “Rilassati! – le intimo – . Non voglio farti anche male. Sarai strettissima e così sei troppo agitata e tesa! Devi anzi rilassarti tutta! Completamente”!
Cinzia urla. “Non voglio. Mi farai male. Sono vergine, te lo giuro… Ti prego, no. Non voglio che mi sfondi cosi, che me lo metti quel tuo coso dentro nel mio culetto. Ahhhh… Quanto è grosso. Ce l’hai duro e tanto, tanto grande. Mi distruggi, mi spacchi così…” L’ho fatto! L’ho sfondata. Lentamente la penetro. Lei si contorce ma si muove tutta per facilitare l’ingresso del mio bastone nel suo canale appena sverginato. Sento il suo respiro farsi sempre più affannato. Poi accompagna sempre più freneticamente il mio movimento dentro di lei. Geme e gode. Allungo da dietro un braccio e con le dita entrate nella sua fica già grondante dei suoi umori le torturo il clitoride. La inculo e nello stesso tempo la masturbo. Lei crolla e gode urlando. Mi riempie la mano con i suoi umori.
Cinzia brontola. “Mi hai fatto tanto male! Mi hai sverginata! Il mio culetto! Soddisfatto?” Non le rispondo. Aumento il ritmo della penetrazione. La faccio sobbalzare ad ogni spinta e le faccio ballare le tettine con i capezzolini sempre più appuntiti. Poi decido di sborrare. “Sborrooooo! – urlo a squarciagola – Sììììì….. Eccolaaaaa! Cinzia, ecco la mia sborra! E’ tutta per te. Ti sborro nel culo! La senti?” Lei mugula ed emette un gemito ad ogni schizzo di sperma che sente dentro di se. La riempio tutta. Un gran clistere di liquido seminale. Lei si inarca perché sente anche il mio sperma risalire il suo intestino. Le piace. “Ma mister, quanta me ne stai facendo dentro! – mi sibila ansimando – Mi allaga tutta. Mi sta facendo un vero e proprio clisterino. Di sperma…”.
Decido di ammutolirla. Estraggo l’uccello dal suo buchino ancora dolorante e decido che glielo infilo ancora gocciolante del mio sperma in bocca. Mi distendo sul letto e sempre mentre la sto facendo succhiare la mia cappella che le aveva appena deflorato il culetto le faccio adagiare il capo sul mio ventre.
Lei mi guarda, sorpresa per la posizione alla quale l’ho costretta. Le spiego. “Sono stanco. Adesso devi tenerlo in bocca tra le labbra, succhiarlo, leccarlo e baciarlo. Con la lingua, Cinzia, con la lingua. Finché non lo sentirai di nuovo, dentro la tua bocca, diventare prepotente e voglioso di spruzzare. Ancora una volta. Di nuovo. Dove? Sarà una sorpresa, Cinzia”.
Lei sospira. Non può replicare perché ha la bocca strapiena di sesso. Il mio. Mi piace vederla così ridotta. Gli occhi socchiusi mentre mi accarezza con le dita i coglioni. E senza sosta, con le labbra e la lingua, lentamente ama il mio cazzone. Mi tortura il frenulo. Poi l’uccello se lo sospinge fino in gola, poi lo bacia e lo lecca. Lo soppesa, continuamente. Sa che fra un po’ lo farà diventare lungo, duro, pesante. E pieno di voglia, di desiderio. Tutto per lei. E ci sarà di nuovo, per lei, tanta sborra. Tanta… Dove la riceverà la cascata di seme? Non lo sapeva, ancora. Ma aveva qualche sospetto…
E rimane così per un po’ immobile. E’ costretta a riempirsi la bocca del mio sesso. Ora ha gli occhi sbarrati. Non le era mai successo di fare una cosa del genere. E’ costretta a tenere in bocca l’uccello di un uomo ancora sporco di sperma. E lo sente rigenerarsi. Si sta ingrossando. Di nuovo, a dismisura. E’ di nuovo duro e gonfio. La sua bocca si riempie di nuovo. Fa fatica, Cinzia. No, non mi sta facendo solo un pompino. Si sta facendo stuprare la bocca da un cazzo che sta già pulsando e che fra poco… E’ in difficoltà. Fa fatica a respirare. E l’odore di sborra, poi, dappertutto… Geme ed ansima. Ed è così che le scatto delle foto con il cellulare. E’ infastidita ma non si ribella più. E subisce la foto. Accetta di essere immortalata con il mio uccello nella sua bocca. Spalancata e deformata. Chissà chi vedrà quelle foto…
“Ecco, Cinzia. Brava. Prendilo tutto in bocca. Succhiamelo per benino. Sei bravissima. E adesso fammi sentire la tua linguetta. Leccami per bene le palle. Sì, i coglioni! Lo so, lo so, sono ancora sporchi di sborra. Non ti piace la mia sborra? Sù, dimmi che ti piace la mia sborra. E che è più buona di quella che fa il tuo maritino!”
Lei si blocca, di colpo. Mi fissa con i suoi occhioni ed è inviperita. “Sei un porco! – quasi urla – Non mi piace il vostro sperma. Te l’ho già detto! Non ho bevuto lo sperma di mio marito. Lui voleva che io ingoiassi il suo seme quella volta che sono stata costretta a spompinarlo… Ero la sua mogliettina… Ma sono riuscita anche quella volta a non ingoiarlo. Oh sì, mi ha riempito tutta la bocca del suo sperma… Ma io dopo l’ho vomitato e sputato. Tutto. Tu, invece, me l’hai fatto bere. Ho sentito il tuo sperma scendermi in gola… Tanto, bollente e denso denso. Fino nel pancino! E poi quella cascata finale di sperma liquida che mi hai costretta a ricevere sulla lingua… Insopportabile! Ah lo sapesse mio marito!”
Le sue parole mi fanno impazzire. Il mio cazzo è diventato di nuovo duro. Vuole sborrare di nuovo. Le raccolgo i capelli dietro la nuca. “Cosa mi vuoi fare? – mi chiede preoccupata – Mi vuoi sborrare in bocca di nuovo, vero? Non voglio… Non voglio di nuovo tutta la tua robaccia in bocca!” “Oh, Cinzia! Sto per venire… Ubbidisci. Fammi venire con le mani! Appoggia la cappella del mio cazzo sulla tua lingua! E continua a farmi la sega. Come sai fare tu. Ecco, così. Sìììììì! Sei stupenda quando fai una sega! E guardami così, mentre… sborro! Oh, Cinzia, mi fai sborrare! Sborrooooooo! Sborrooooo! Sborrooooo”! Godo, e le appoggio i due primi sborroni sulla lingua che lei, ubbidiente, ha generosamente tirato tutta fuori. Fa una smorfia quando sente il mio seme sulla lingua. Poi la tira dentro ricoperta del mio bianchissimo liquido semina. E lo butta giù. Ubbidiente mi ha deliziato del suo sofferto ingoio di sborra. Lei detesta bere sperma e non ha mai assaporato neanche quella di suo marito. La mia sborra è la prima che Cinzia inghiotte. Non riesce a nascondere tutto il suo disgusto e la sua rabbia. Geme e sbuffa. “No, ti prego, non così! Non ne voglio più! Non voglio più bere sperma! Quanta me ne hai fatta già bere! Ed io non volevo…”
La costringo a continuare a segarmi. Io le blocco il volto davanti al mio uccello che continua a spruzzarle addosso i fiotti di caldissima sborra. La colpisco. Negli occhi, sul naso, sulle labbra, sulla fronte. Le ricopro completamente il volto di sborra che inizia subito a gocciolare. Con i capelli ricci, pure devastati dalla mia sborrata, mi pulisco l’uccello che sbrodola ancora il mio liquido seminale. Lo sborrone più pesante, uno dei primi, l’ha acciecata su un occhio. Ed è così, con un occhio semichiuso perché ricoperto da una sborrata e con il suo bel visetto devastato completamente da sborrate ancora gocciolante, che la fotografo di nuovo, in uno splendido primo piano. “Ma mister – si lamenta flebilmente – come mi ha ridotta… E questi scatti, poi. La prego… Mi vergogno! Sono piena dappertutto di sperma. Il suo!” Era proprio quello che desideravo da quel giorno che l’avevo incontrata al mare. Una foto di Cinzia mentre beve il mio sperma e l’immagine del suo bel volto ricoperto dalla mia sborra. Il suo bel visino devastato e ricoperto dal mio bianchissimo liquido seminale. Oh, Cinzia, quanti sborroni in faccia ti ho fatto! Sei sfigurata. E ti fotografo, cosi ridotta…
Sopporta così, immobile, tantissimi clic. Poi, alla fine sbotta. “Proprio no, questa cosa proprio non dovevi farmela” si lamenta e protesta Cinzia mentre si libera dalla posizione alla quale l’avevo costretta e sculettando si dirige verso il bagno. “Che bel culetto che hai – la prendo in giro – . E’ stato un onore per me…” “Sei un maiale – mi replica lei – E mi hai fatto male… Mi hai sverginata, mi hai sfondata, brutalizzandomi. Tanto male, mi hai fatto! E dopo, per umiliarmi ancora di più, mi hai voluto anche sborrare in faccia! Mi hai ricoperta! Mi hai fatto una maschera di sborra. E alla fine con tutta quella sborra addosso mi hai anche voluto fotografare… Sei stato impietoso e senza limiti!”
“A domani Cinzia. A domani sera dopo la finale. Vengo io a trovarti, questa volta!” “Sei sicuro che ti farò entrare? – mi replica lei con un tono molto ambiguo – E poi hai avuto tutto quello che volevi da me. Sì, è vero, ti manca solo una cosa. Ma io, ti ricordo, sono sempre la moglie di un altro…” “Ah sì, non me lo ricordavo più – la prendo in giro – . Arrivederci a domani…”
Busso alla sua porta. “E’ lei, mister? – sento rispondere – Un attimo, non sono presentabile… Sono appena uscita dalla doccia…” Naturalmente non mi preoccupo ed entro. Cinzia è riuscita appena ad infilarsi un camicione che affannosamente tenta di socchiudere. Così è ancora più eccitante. Intravedo le sue splendide mammelle e un po’ del folto pelo che incornicia la sua fica.
“Non è questo il modo di entrare nella camera di una signora – protesta lei – . Uffa! Come vede… sono praticamente nuda!” “ E’ vero – rido – Non voglio metterla in imbarazzo, signora…” Senza un attimo di esitazione mi levo tutto, tranne lo slip. Fuoriesce la cappella del mio uccello e le mostra il suo inquietante colore violaceo.
“Ma mister… – sussurra Cinzia – Non faccia così…” “Signora, da questo momento comando io!” Mi avvicino a lei e le sfilo il camicione. Non oppone resistenza ma cerca di coprirsi il sesso e il seno con le mani. “E oggi cosa vuoi farmi fare? – mi chiede con un filo di voce – Mi hai già fatto fare tutto quello che volevi. Mi hai sverginata anche l’altro buchino. Neanche mio marito mi ha mai sfondato il culetto. Poi mi hai fatto un vero e proprio clistere di sperma. Ne hai fatta tantissimo dentro di me. Mi hai riempito l’intestino. Non so come fai ad essere capace di fare tanto seme! E mi hai fatto anche tanto male. Tanto… E poi, tutta quella tua sborra nella mia bocca! Quanta me ne hai fatta bere! Tanta, tanta! Sperma… Ho visto in questi giorni più spruzzi del tuo sperma e violenti schizzi delle tue sborrate che il liquido seminale di mio marito in tutto il mio matrimonio! Tutte cose che non avevo mai voluto fare.”
Mi avvicino a lei e le prendo le mani. La guardo così, nuda, indifesa, sottomessa e completamente a mia disposizione. La guardo. E’ bella Cinzia. E mi piace tanto umiliarla. ”Venga qui, signora! Si inginocchi davanti a me. Mi levi le mutande e poi mi faccia uno splendido pompino. Per iniziare… Lei è bravissima a spompinare… Un bel cazzo duro! Come il mio! Lo vede? Le piace il mio cazzo, signora Cinzia?”
Lei trasale. La prendo per mano e la faccio inginocchiare. E’ sottomessa. Senza proferire parola mi abbassa lo slip. Si ritrova davanti agli occhi un bastone fremente, con la cappella già viola. La incoraggio. Le raccolgo i capelli ricci dietro la nuca e sospingo lentamente il suo volto verso il mio uccello. Ecco, le labbra, ancora serrate, sfiorano la mia cappella. Per un attimo solleva il suo sguardo e mi fissa. Faccio una leggera pressione sulla sua nuca facendole intendere che ho tanta voglia di metterle il mio cazzo in bocca. E Cinzia, ancora una volta, spalanca la sua calda bocca e accetta il mio uccello dentro di sé. Emette un lungo sospiro.
“Signora, mi accarezzi le palle. Sono gonfie e piene, piene… Lo sa di cosa, signora? E le piace la mia sborra?” Cinzia rumoreggia. Ed io rincaro la dose. “E adesso mi lecchi con la sua linguetta i coglioni e poi mi succhi l’uccello. Oh sì, proprio cosi! La cappella… Ma non mi faccia sborrare così… E’ ancora troppo presto!
Stantuffo dentro la sua bocca il mio bastone che diventa sempre più fradicio della saliva di lei. Non mi fermo. Perdo la cognizione del tempo. Cinzia mi spompina divinamente… Ma non voglio sborrare. A un certo punto lei inizia a lamentarsi. Mi guarda. Sembra invitarmi a venire. Pur di farmi scaricare accetta addirittura di farsi ancora una volta venire in bocca. Con la lingua inizia una serie di peripezie attorno al mio frenulo. Sento che sto per schizzarle in bocca. Ma non voglio.
Mi ritraggo, la faccio sollevare catturandole i capezzoli. Mi guarda, sorpresa. La faccio distendere sul letto e lee faccio divaricare le gambe. Mi distendo sopra di lei. E senza che lei riesca ad accennare qualsiasi reazione, spingo il mio uccello fradicio di saliva nella sua figa. La cappella e tutto il bastone di carne fremente entrano nel sesso fradicio della femmina. Ha una figa calda e accogliente, Cinzia. Il mio cazzo aveva tanta voglia di lei, di penetrarla e di apprezzarla senza limiti. Anche perché era la figa di una donna sposata. Pensando al marito lontano, inizio a stantuffare il mio uccello dentro di lei con veemenza e contemporaneamente le faccio appoggiare le gambe sulle mie spalle. E spingo, spingo. Lei, in quella posizione, gode. Immediatamente e tantissimo. Geme e mi sussurra il suo piacere e il suo disappunto.
“Questo volevi? Volevi anche scoparmi?” Non le rispondo ma il suo tono mi eccita ancora di più. Sento che sto per venire. Lei inizia a sentire il mio uccello pulsare. Si agita. Protesta. “Non farmela dentro, ti prego. Non sono protetta… Schizza dove vuoi! Ma non dentro di me. Con tutto quello sperma che mi spruzzeresti potresti ingravidarmi… Mister, la prego, un preservativo. Farò la brava, glielo metto io, se vuole. Anche con la bocca posso metterglielo. Sono brava. So farlo… Mi umilio, cosi… Sarei la sua schiava! Oh, mister, la sento pulsare. Non sborri ancora… così! Non mi schizzi tutto dentro nella mia passerina. Non voglio tornare a casa da mio marito ingravidata. Insomma, Non mi costringa domani a correre in farmacia alla ricerca della pillola miracolosa… Mister, mi ascolti. Se proprio deve, mi sborri in bocca! Il suo sperma non è buono, lo so…” “Lo berrai, lo berrai, Cinzia. Ma dopo. Adesso voglio riempirti di sborra proprio nella tua figa!”
Cinzia si dimena un po’. Poi, quando sente che sta per arrivare il mio primo caldissimo sborrone dentro di se cede e si lascia riempire. Emette solo dei piccoli gemiti che rivelano dispetto ma anche un gran piacere. A Cinzia piacerà sentirmi sborrare dentro di lei.
Il mio uccello prima si gonfia e si irrigidisce ancora di più, a dismisura. Inizia a pulsare e poi finalmente libera la tanto attesa sborrata. Gli spruzzi non finiscono più e l’uccello pulsa, senza fermarsi. Al mio primo schizzo dentro di lei Cinzia emette un sospiro. Vuole farmi capire che l’ha sentito, eccome, quello spruzzo! E ne vuole degli altri, altrettanto bollenti e prepotenti. Ed io l’ho fatto! L’ho riempita, Cinzia. E piena di sborra, adesso. La mia sborra! L’ha sentita tutta. Tanta, calda, spruzzata con violenza dentro di lei da un cazzo pulsante ed invadente. Un cazzo spinto fin sù, nel posto più segreto del suo sesso allagato dal suo stesso piacere. Mai aveva sentito arrivare lassù il cazzo di suo marito. E ora, invece, è arrivato l’uccello di un maschio prepotente.
“Mmmmm… Ma quanta ne hai fatta, uomo! – si lamenta Cinzia – . Accidenti! Quanta voglia avevi di scoparmi. Mio marito non sborra tanto e fa poco seme… Ma io pretendo il preservativo… E non glielo metto io, anche se lui lo vorrebbe. A te, invece, maschiaccio cattivo e prepotente, te l’avrei messo io… Anche con la bocca, se lo tu lo avessi gradito. Sottomessa come sono stata ridotta…. Sono stata la tua schiava che tu hai voluto sommergere di sborra. Sì, mi hai riempita. Tutta. Ora sono piena del tuo sperma. Ho sentite tutto, dentro di me, i tuoi schizzi, le tue sborrate, le vibrazioni e le pulsazioni del tuo uccello…”
Non la faccio più parlare. Mi sdraio e la faccio scendere giù. Le faccio appoggiare il volto sul mio ventre e le infilo ancora una volta in bocca il mio uccello ancora bagnato dai nostri umori. La tengo ferma, così. “Sì, Cinzia, questa notte, l’ultima, dormirai qui con me, così. Con un belll’uccellaccio in bocca. Ed io non mi tratterrò! Ci sarà anche qualche mia sborrata. Sentirai nel dormiveglia le tue labbra bagnarsi. Sarà la mia sborra! Tu berrai tutto, come sempre. Vedrai, ti piacerà. Sarà una notte indimenticabile! E una nuova esperienza per te. Non hai mai succhiato un uccello per una notte intera, vero? Neanche a tuo marito… E bevuta sborra, tanta sborra… Stanotte sarà la mia”
“Ma mister – protesta Cinzia – dovrei rimanere qui tutta la notte con il suo uccello in bocca! E quando avrà voglia di spruzzare io dovrò, ancora una volta, bere tutto quello che farà. Ancora tanta, tanta sborra…” Non risposi e lei, ubbidiente, si ranicchiò e sospirando riprese in bocca il mio uccello. E iniziò a ciucciarlo avidamente.
Cinzia per tutta la notte fu docile. Ed ubbidiente. Come avevo voluto rimase per tutta la notte con il mio cazzo in bocca. E bevve tanta sborra. Prima volle lei farmi il pompino della buona notte nella speranza di prosciugarmi. Ed ingoiò tutto. In silenzio. A notte fonda mi masturbai da solo. Con il glande in bocca a Cinzia. La svegliai sborrandole in bocca. Al mattino si fece riempire di nuovo. Sul viso. Non ce la faceva più a bere sperma. Mi spompinò per l’ultima volta e si fece ricoprire tutto il bel visetto con lo sperma del mister.
Due ore più tardi, il pullman riprese la strada di casa. Obbligatoria una tappa in una farmacia. La signora Cinzia necessitava assolutamente di un medicinale. Per l’emicrania, disse lei…
Tornata sul pulman si sedette vicino a me. Ingurgitò immediatamente la pillola. Emise un sospiro di sollievo. Arrossendo vistosamente mi sussurrò abbassando lo sguardo. “Visto maschiaccio? Potresti avermi inguaiata! Immagina che io torni a casa da mio marito ingravidata!”
No, Cinzia non l’avevo fecondata! Con il mio seme l’avevo solamente riempita. Dappertutto! Ed era stato bellissimo! Soprattutto perché anche lei l’aveva voluto e si era offerta. Anche come modella per entrare, un po’ titubante e vergognosa, nella mia collezione privata. Quella molto particolare e rigorosamente a luci rosse.
Si era aggiunta così ad Alice, alla sua giovane mamma Federica. E poi ad Erica ed a Ketty le due mammine scatenate. Ma la collezione si sarebbe arricchita…

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