Insane Asylum 2 – Lilith by aedon [Vietato ai minori]




Mezzana 2015 – Il compleanno di Clara

Erano quasi le sette, Clara era eccitatissima, la mamma era uscita per prendere la torta di compleanno, i fratellini giocavano in giardino ed il papà la stava aiutando a sistemare le ultime cose in salotto.

Era il giorno del suo diciottesimo compleanno, aveva invitato amici e parenti stretti, un occasione unica ed imperdibile nella routine noiosa di un piccolo paesino.

Il campanello suona, Clara apre la porta, i suoi amici sono arrivati, non sono molti : c’è Giorgia, sua amica dai tempi dell’asilo, c’è Carlo, il suo vicino di casa ed il suo prima amore adolescenziale, ci sono le gemelle Vittorini, Federica e Ginevra e, in disparte, il suo amore nascosto, il ragazzo che segretamente le fa battere forte il cuore.

“Ciao Emanuele …”, saluta Clara timidamente.

“Ecco, a noi non ci caca proprio …”, esclama scherzosamente Carlo dando una gomitata complice alle gemelle.

“Ciao a tutti, grazie per essere venuti, sono nervosissima …”, cerca di riprendere Clara mentre invita i suoi amici ad entrare.

“Ciao Clara …”, la saluta Emanuele baciando la ragazza sulla guancia. Le sue gote assumono un colore rossastro, l’emozione le fa battere forte il cuore. Emanuele è bello, con degli occhi verdi chiaro ed un sorriso pulito.

I ragazzi entrano, sul viottolo Clara vede anche gli altri parenti arrivare per la festa.

“Picccoooolaaa Auguriiiiii…”, cinguetta la zia Sofia abbracciandola forte mentre le spinge le sue tette enormi contro il corpo.

“Ehm, ciao Zia, grazie …” sorride Clara, mentre vede suo Zio Alfio incedere a passi pesanti verso la casa. La ragazza ha sempre avuto paura dello Zio, fratello carnale della madre, un uomo alto e corpulento, con un espressione arcigna perennemente dipinta sul suo volto barbuto. Lo zio la bacia distrattamente sulla guancia, bofonchiando un grugnito a mo’ di augurio, ed entra nella casa.

Dopo mezz’ora di nuovi arrivi ed auguri Clara raggiunge gli ospiti in salone, sono una ventina di invitati in tutto, la mamma ha preparato degli stuzzichini freschi, il padre ha messo svariate bottiglie di vino sul tavolo, la festa si svolge allegramente per una buona ora e mezza.

“Clara …. Fra quanto compi gli anni ?”, chiede Emanuele mentre sorseggia il vino rosso dal calice.

“Tra quindici minuti … alle nove e trentasette in punto.”, risponde timida la ragazza, la sua mano inconsciamente afferra la statuina di giada che porta al collo da circa due anni. Un lampo le percorre la mente, si rivede quel giorno nel bosco, la madre che la chiama da lontano, controllando che non si allontanasse troppo, rivede il baluginio tra il verde, la sua mano che afferra la statuina ed il brivido, potente e sconosciuto, che le percorre la spina dorsale nel contatto con la figura femminile intarsiata finemente.

“Daaaaiiii festeggiamooooo ….” urla uno degli invitati sottraendo Clara ai suoi ricordi.

Sono le nove e trentasette, la ragazza sente le gambe cedergli lievemente, vede le facce degli invitati sfocate ed indistinguibili, sente il loro vociare in lontananza, come se fossero molto distanti. Un solo volto le appare nitido : suo zio Alfio, i suoi occhi scuri la fissano malevolmente, buchi neri che puntano verso di lei facendole provare un disagio mai avvertito.

Roma – Santa sede – Centro di controllo FIDELIS

“Cazzo …” esclama il ragazzo di colore mentre guarda fisso lo schermo del suo computer, “ … cazzo, cazzo cazzo !”

“Che succede ?”, risponde un uomo sulla quarantina avvicinandosi a lui e guardando lo schermo.

“Dobbiamo chiamare Luca, ora …” risponde il ragazzo mentre appunta su di un foglio quello che sta leggendo.

“Sei sicuro ? Cosa c’è scritto ? Io non riesco a leggere nulla, sono solo simboli e numeri senza senso …”

Il ragazzo passa il foglietto al suo collega, l’uomo sgrana gli occhi incredulo, guarda il ragazzo e chiede :
”Quale setta è ? E’ attendibile ?”

“Sono quelli di Alba Morenti, i seguaci del Reverendo Nero …”

“Il latitante ?”

“Si, lui … chiama Luca.”, risponde serio il ragazzo mentre le sue dita percorrono febbrili la tastiera.

Mezzana 2015 – 21.38 – Casa di Clara

Clara si risveglia dal torpore improvviso, gli invitati la guardano con aria interrogativa. La ragazza li rassicura, sorridendo soffia sulle candeline facendo esplodere il battito di mani dei presenti.

Dopo aver baciato di rito amici, conoscenti e parenti che, a turno, la stringono in abbracci calorosi, Clara va verso il bagno che si trova nella parte superiore della casa.

Chiusa la porta la ragazza si poggia con le mani sul lavandino guardandosi il viso imperlato da minuscole goccioline di sudore. La statuina appesa al suo collo è diventata calda, una luce quasi impercettibile la illumina dall’interno pulsando al ritmo del suo battito.

Un nuovo mancamento la assale, immagini confuse le riempiono la mente : sente urla lontane, grida e lamenti, vede un corridoio lungo, ragazze seminude che giacciono a terra ricoperte di sangue. Ora è all’aperto, un essere mostruoso si gira verso di lei ed inizia a rincorrerla. La strada sembra scorrerle sotto i piedi mentre lei non avanza di un millimetro, il grugnito minaccioso dell’essere mostruoso si fa vieppiù vicino ed imminente. Clara cerca di urlare ma dalla sua gola non esce nessun suono, realizza che è completamente nuda. Artigli freddi l’afferrano alle spalle, si blocca, gli artigli le scendono verso il seno prorompente, unghie puntute le striano di rosso la pelle bianca e morbida, l’alito caldo e nauseante del mostro la investe con tutto il suo fetore.

Clara riprende il controllo, alle sue spalle una presenza massiccia, nascosta. La ragazza rimane impietrita, non riesce a distinguere l’ombra scura che le sta frugando sotto il maglione torturandole il seno. Cerca di girarsi ma l’uomo dietro di lei le blocca la testa, la costringe a guardarsi allo specchio, il suo riflesso sembra dileguarsi per assumere una forma diversa, due protuberanze ossee simili a corna le spuntano dalla fronte imperlata di sudore, le sue labbra sembrano più carnose, rosse.

L’uomo dietro di lei le tira giù la gonna portando le sue mani verso l’inguine, si insinua nelle sue mutandine iniziando a frugarle tra le cosce.

Clara si contorce, la sua fica è calda ed umida, lei non reagisce rapita dalla metamorfosi che sta avvenendo nello specchio, trasfigurata osserva il suo viso mutare in un ghigno malvagio ed eccitato, il suo corpo reagisce alle sollecitazioni dell’uomo, i suoi pensieri razionali scompaiono lasciando posto al puro istinto. Allarga le gambe, si china, la statuina le scende nell’incavo del seno, bollente e pulsante come non mai, la figura riflessa nello specchio non è più la sua, ma quella di un essere misterioso e malvagio.

Clara si gira, pronta ad esaudire il sordido desiderio dell’uomo alle sue spalle, è come se al suo posto si fosse sostituito un essere di puro istinto, antico e potente. La ragazza si poggia con le natiche sul bordo del lavandino, si prende con le dita le labbra della fica, depilata e grondante di piacere, le tira allargandole e mostrando all’uomo la carne rosea ed invitante pronta ad accoglierlo.

Suo Zio Alfio è fermo di fronte a lei, si tiene con la mano il suo cazzo enorme e nodoso, lei lo prende tra le mani, lo struscia tra le sue gambe, le allarga, sente la sua verginità cedere all’ingresso del grosso bastone duro, si morde le labbra sopprimendo un urlo di goduria mentre suo zio la fa sedere sul bordo del lavandino spingendo dentro di lei con foga.

Clara annoda le sue gambe intorno alla vita dell’uomo, lo graffia mentre lui le allarga la fica con poderosi colpi di bacino, le sensazioni sono al contempo nuove ed antiche, l’essere in cui si è trasformata si nutre di quelle sensazioni.

Clara gode silenziosamente, persa in un limbo sconosciuto, sente le labbra della sua fica umide e calde allargarsi ad ogni spinta dello zio, il suo cazzo duro che le stimola la fica facendola colare di piacere.
I due si fermano quando alla porta del bagno sentono bussare.

“Clara tutto bene ?” chiede Emanuele da fuori la porta.

“S…Si …. “ risponde lei mentre lo zio continua a muoversi dentro di lei, incurante del ragazzo che dall’altro lato della porta si sta sincerando che Clara stia bene.

“Fallo entrare …”, bisbiglia lo zio Alfio nell’orecchio di Clara, “…ora sai cosa devi fare …”.

Clara, ricomponendosi le vesti sgualcite va verso la porta, apre. Emanuele tira un respiro di sollievo vedendo che Clara sta bene.

“Non ti vedevo in giro e mi ero preoccupato, prima in salone sembrava che stessi per svenire …”

“Vieni entra …”, lo invita Clara.

Non appena Clara chiude la porta lo zio sbuca dal vano della doccia, dove si era nascosto, mette una mano sulla bocca di Emanuele, Clara si avvicina al ragazzo, le sue labbra si muovono come se stesse recitando una preghiera, esala un respiro leggero, dalle sue labbra fuoriesce una bruma verdastra e nebulosa che si insinua nelle narici di Emanuele.

Gli occhi del ragazzo iniziano a mutare, passano dal verde intenso ad un nero assoluto, due spilli scuri che guardano Clara con cupidigia e cattiveria.

Alfio lascia il ragazzo che, una volta libero, afferra Clara per i fianchi, l’attira a se poggiando le sue labbra a quelle della ragazza, le loro lingue si intrecciano in un bacio morboso e sensuale.

Lo zio Alfio si mette dietro sua nipote, le alza la gonna scoprendo le sue natiche bianche e tonde, le poggia sulla pelle morbida il suo cazzo duro. La mano di Clara scende verso la patta dei pantaloni di Emanuele, gli tira fuori il cazzo, con le dita lo carezza per tutta la sua lunghezza per poi stringere la sua cappella lucida tra le labbra succhiando profondamente.

I due uomini la fanno sdraiare sul tappetino del bagno, lo zio Alfio la fa montare a cavalcioni su di lui. Clara a gambe larghe scende lentamente su suo zio allargando le gambe e infilandosi nella fica il cazzo nodoso dell’uomo. Alfio le afferra le natiche, le allarga, la ragazza, con gli occhi semichiusi guarda Emanuele che, da dietro, ammira il suo piccolo buchino grinzoso scoperto dalle mani dell’uomo.

“Fallo … prendilo e fammi male … voglio godere dal dolore …” sussurra Clara incitando il ragazzo.

Emanuele si china su Clara, punta il suo cazzo all’entrata del buco del culo della ragazza, lo sente contrarsi al contatto, spinge lentamente vedendo la sua cappella umida sparire nel culo della ragazza, allargandole lo sfintere e facendola gridare.

“Ecco … così … ora spingi di più …”, lo incita Clara.

Emanuele obbedisce, la sua asta dura scompare tra le natiche della ragazza, il suo buchino elastico e bagnato si allarga invitante mentre il ragazzo inizia muoversi dentro di lei spingendo con il bacino.

Clara cavalca i due uomini come un ossessa, i suoi orifizi colano copiosi il liquido caldo del suo godimento, li incita sottovoce a muoversi più velocemente, il suo culo si contrae sul cazzo duro di Emanuele stringendolo e facendolo mugolare dal piacere.

Lo zio Alfio stringe con forza tra le sue dita i capezzoli turgidi della nipote, li tira, li tortura schiaffeggiandoli violentemente ad ogni affondo del suo bastone nodoso nella fica calda di Clara.

I due uomini continuano a muoversi, vicini all’orgasmo, i loro colpi fanno sussultare il corpo esile della ragazza, fiotti di sperma le irrorano la fica, le riempiono il culo mentre gli spasmi di piacere le impediscono di fermarsi. Rivoli di sborra le iniziano a colare dal culo dilatato e caldo, le scivolano sulle cosce. Alfio si sfila dalla fica fradicia della nipote, le porge alle labbra il suo cazzo madido di umori. La ragazza inizia a leccare golosa il nettare di suo zio per poi passare al cazzo di Emanuele, li lecca entrambi percorrendoli con la lingua fino a farli schizzare di nuovo, il suo viso viene ricoperto di sperma, lei lecca tutto, avida e soddisfatta.

“Benvenuta … il tuo momento è giunto …”, dice lo Zio Alfio rivolto alla nipote, “… rivestiamoci e scendiamo, avremo modo di parlare, ora non dobbiamo destare sospetti.

I tre scendono verso il basso con disinvoltura ricongiungendosi agli ospiti. Clara viene avvicinata dalla madre che le chiede il motivo della sua assenza.

“Mamma non mi sono sentita bene, mi sono rinfrescata il viso, ora sto meglio …”, la rassicura Clara.

L’urlo interrompe la conversazione, una zia di Clara urla :”Guardate … guardate fuori, mio dio ma chi può essere stato …”

Gli ospiti si accalcano alla finestra del salone indicata dalla donne : al centro della piazza del paese una croce di legno rovesciata piantata al terreno sta bruciando rischiarando la notte senza luna.

Clara guarda la croce e sorride … il segnale è stato dato.

Ex Monastero di Montecrucio – 22.00

Nella foresteria dell’istituto di Montecrucio, l’ex monastero ora diventato un istituto di istruzione privato, la donna mora guarda dalla finestra il paese di Mezzana in lontananza, ha i capelli scuri e lunghi indossa un corpetto di pelle che le lascia scoperto il seno prorompente. Indossa delle calze a rete sotto degli stivali di pelle con il tacco vertiginoso. Nella mano tiene un guinzaglio che lega al collo un uomo magro, pelato, con una barbetta incolta che gli contorna il mento sfuggente. L’uomo è inginocchiato ai piedi della donna e la guarda come se aspettasse il suo ordine per parlare.

“Hanno dato il segnale, siamo pronti …”

“Si mia signora …”

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