Incontro in treno by Quasar [Vietato ai minori]




Incontro in treno di Quasar New!

Corsa in taxi. Clacson. Milano centro, ore 22.30. “Miseria” pensava Paolo, “perdo il treno. Lo sapevo, avrei dovuto prendere l’aereo, come al solito. Cosa mi è saltato in mente… Mai cambiare le vecchie, buone e consolidate abitudini. Milano-Parigi si fa in aereo, un’ora di volo e sei arrivato. Ma no, vado a provare la cuccetta in treno, dieci ore di viaggio. E adesso rischio di perderlo, al primo tentativo. Imbecille.”
Arrivò in stazione, saltò fuori dal taxi, corse al binario. Vagone 9, cuccetta 4. Due posti, come aveva scelto. Avrebbe preferito una singola, ma era veramente troppo cara. Dividere il viaggio con qualcun altro poteva essere sopportabile, se avesse dormito senza russare e senza rompere le scatole dall’inizio alla fine. Salì sul vagone e si fermò davanti alla cuccetta n° 4. La porta era chiusa, le tende tirate, ma si intravedeva una fioca luce.
“Il mio compagno di viaggio è già arrivato”, pensò Paolo “Peccato, quasi quasi speravo che il secondo posto non fosse stato prenotato… Pazienza, non si può avere troppo, è già abbastanza essere arrivato in tempo, da come si erano messe le cose.”
Aprì la porta scorrevole. Era stanco, di cattivo umore, ma doveva essere gentile. “Buonasera, spero di non disturb…oh!” La voce gli si strozzò in gola. “Ehi, chiuda la porta! Ma come si permette? Se ne vada!” sentì gridare dall’interno della cuccetta, ancora prima di rendersi conto che era una voce femminile.
Richiuse violentemente la porta, rimanendo immobile davanti ad essa. Vagone 9, cuccetta 4. Non aveva sbagliato. Allora che ci faceva una donna intenta a slacciarsi la camicetta? Nelle cuccette vige la separazione dei sessi, è impossibile che in una cabina doppia dormano un uomo e una donna, se non volontariamente. Forse nelle quadruple, ma nelle doppie… “Ci mancava anche questa”, mormorò Paolo con disappunto. Eppure il biglietto coincideva.
Bussò alla porta. “Sì, cosa c’è?” chiese la voce dall’interno. “Scusi” disse Paolo, chiedendosi perchè mai si doveva scusare “non voglio tormentarla, ma il mio biglietto dice che il mio posto è qui… posso mostrarglielo se vuole…”. Dieci secondi di silenzio. Poi la porta si aprì leggermente e sbucò una mano. “Mi dia il biglietto, non è possibile… verifico subito”. “Ma pensa un po’, non si fida” si disse Paolo passandole il biglietto. La mano lo prese e la porta si richiuse.
Trenta secondi di silenzio. La porta si riaprì, questa volta un po’ di più. “Paolo, ma sei tu? Il nome sul biglietto…” disse la voce, questa volta con ben altro tono, stupito e amichevole. Paolo si chiese stupito chi poteva essere… Un viso si affacciò dalla fessura, e lo guardò indagatore. Era Chiara, una ex compagna di università… mai più vista dopo la laurea, dieci anni prima, ed ora… si incontravano in una cuccetta.
“Chiara! Ma sei tu?” Paolo ripetè le sue parole, inebetito. “Ma che ci fai qui?”. Ottimo, più banale non potevo essere, pensò. “Voglio dire, questa cuccetta…” “Non dovrebbe essere mista, lo so” continuò lei la sua frase sospesa. “Senti, ormai entra, guardiamo bene i biglietti e cerchiamo di capire l’arcano. Tanto non sei proprio uno sconosciuto, mi fido…” gli sorrise e gli fece cenno di entrare.
Si guardarono. Lei, in fondo, non era cambiata. Capelli corti, neri. Occhi verdi dietro occhiali un po’ spessi che non li valorizzavano a sufficienza, qualche lentiggine sul viso. Paolo si scoprì a pensare che era piuttosto formosa, ma con un corpo tonico, forse faceva qualche attività sportiva. Un bel corpo, ma all’università non l’aveva mai considerata così. Forse perchè adesso la vedeva in camicia da notte. Forse gli anni trascorsi le avevano giovato.
“Mah, chissà se anche lei ha un giudizio positivo su di me” si chiese Paolo “Sorride, ma chissà cosa pensa… Forse non pensa proprio niente di tutto ciò, sta solo gustandosi la sorpresa”.
“Dunque, vediamo il biglietto…” disse lei d’un tratto, distogliendo lo sguardo. “Uhm, a quanto pare sono proprio sbadata!” esclamò Chiara ridendo “Ho prenotato per sbaglio in una doppia per uomini… E ora che si fa?” chiese sorridendo.
“Ah… ehm… non so, se vuoi chiedo al capotreno se c’è qualche posto libero e ti lascio tranquilla…” disse Paolo, pur non molto convinto all’idea di rischiare di passare la notte in una poltrona.
“Ma no dai… per me non c’è problema se dormi qui… So chi sei e mi fido! Se la cosa non ti disturba, ovviamente… ” propose Chiara.
Paolo accettò, tirando un sospiro di sollievo. Almeno avrebbe dormito in un letto. “E quindi come mai su questo treno?” le chiese, iniziando a sistemare le proprie cose e togliendosi la giacca.
“Be’, ho un meeting aziendale a Parigi… lavoro nella filiale italiana di un’azienda francese e una volta all’anno organizzano un meeting in sede centrale. Ed eccomi qui… in un viaggio che faccio solo una volta all’anno! Una bella coincidenza!” esclamò Chiara.
“Ma pensa un po'”, rispose Paolo “davvero una coincidenza notevole. Io ho un incontro con un cliente a Parigi… e questa volta ho voluto provare ad andarci in treno, invece che in aereo”.

Note finali:

Per commenti, critiche o consigli (tutti molto graditi) potete scrivermi a quasar1108@hotmail.it

Questo racconto è stato letto 169 volte!

 

Clicca qui per guardare centinaia di video porno !!!