Impeto e calore by Idraulico1999 [Erotico]




La stanza era appena illuminata da una lampada a olio posta in alto su d’un mobile, per il fatto che sembrava una massa irregolare scagliata contro il muro. C’era persino un tavolino nel mezzo non troppo grande, ricoperto da una tovaglia pesante e sopra al centro un vaso con dei fiori secchi, poi un canapè di colore verde scuro, quattro sedie con dei cuscini morbidi in velluto, i quadri a olio appesi alle pareti ricoperti con della carta da parati di colore giallo. Un caminetto di pietra color grigio e acceso, diffondeva nel frattempo un calore che si perdeva in fondo verso la porta, lasciando il posto a un freddo intenso e pungente.

L’inverno, in una casa vecchia, bisognevole peraltro d’urgenti restauri, non dava tregua a chi vi abitava, dal momento che il signore di media età, infatti, rimaneva seduto nell’unica poltrona al centro della stanza con le gambe accavallate e rivolte verso il fuoco, mantenendo la mano destra appoggiata a un bastone nero con l’impugnatura d’avorio lavorato e con quella sinistra stesa sull’altro bracciolo. I suoi capelli bianchi un po’ lunghi sul collo, trasmettevano al suo viso scavato un tono intransigente e severo, malgrado ciò lui era ancora un uomo avvincente. Gli occhi azzurri e vivi, un naso perfetto e le labbra ancora carnose, rendevano l’idea d’una bellezza non ancora decaduta né sfiorita. Lui indossava una giacca di lana di colore blu dal taglio perfetto, i pantaloni ordinati e le scarpe firmate e perfino lucide, guardava intensamente la figura della ragazza che stava in piedi di fronte a lui vicino al caminetto intimandole:

“Slacciati il bustino”.

La sua voce era un po’ rauca, tuttavia imperiosa e vivida, la ragazza era bella, sui venticinque anni d’età, il suo viso era delicato, i grandi occhi verdi lo illuminavano e lo riempivano adeguatamente. Lei aveva le labbra rosse bene in carne e i denti bianchi che s’intravedevano appena. Senza guardare, l’uomo che le aveva ordinato di spogliarsi, cominciò lentamente a sciogliere i nastri blu che legavano il bustino dalla vita in su, poi liberò la camicetta sottostante che lasciava sfuggire appena le due rotondità del seno: i suoi occhi scuri guardavano avanti, come se stesse fissando un punto fermo sul muro di fronte, in quanto l’espressione del viso era seria e pensierosa:

“Adesso toglila”.

Lei la tolse sollevandola sopra la testa, dato che i folti e lunghi capelli neri impedirono per un attimo il movimento, però poi fu libera e lasciò cadere l’indumento per terra. I seni grossi, tondi ma eretti che apparvero alla luce del fuoco, sembrarono avere una vita propria seguendo il lento movimento della ragazza, poiché sobbalzavano flemmaticamente e quel movimento eccitò oltremodo l’uomo che li guardava come ipnotizzato. I capezzoli erano delicati e sodi come due ciliegie immature, intanto lui si passò la lingua tra le labbra esponendo:

“Ecco, questo era quello che volevo. Adesso vieni qua, siediti sulle mie ginocchia”.

Lei così fece accontentandolo, s’avvicinò adagio e i seni tremarono, mentre si metteva cavalcioni, poi lui allungò una mano e cominciò a toccarla passandole quel gelido bastone sui seni:

“Tu hai le tette più belle che abbia mai visto. Sei una ragazza competente e adesso mi farai assaggiare questo ben di Dio”.

L’uomo abbandonò il bastone e con entrambe le mani le afferrò i seni, abbassò il viso altezzoso e cominciò a leccare quei capezzoli, come se volesse inghiottirli. Leccò e succhiò lentamente, nel frattempo lo scoppiettare del fuoco accompagnava il rumore che l’anziano faceva con la lingua sulla pelle della ragazza. Lei rivoltò la testa all’indietro e inarcò il busto in avanti verso quella bocca famelica e ingorda. I suoi capelli scivolarono fino a sfiorare il suolo di pietra, lui esultava, le piaceva da morire, voleva che non finisse mai:

“Adesso alzati e girati, solleva la gonna, tira giù tutto, sì così, fammi vedere il sedere”.

Lei si girò e ubbidì alzando la lunga gonna scura e i pizzi sottostanti aprendo le gambe lunghe e modellate, piegandosi in avanti verso il fuoco. Lui a sua volta s’avvicinò al suo didietro aperto e guardò con smania e con tentazione quella notevole e splendida fessura, poi cominciò a toccarla, allargò le grandi labbra e introdusse il dito medio e poi gli altri:

“Stupenda, veramente magnifica”.

Avvicinò al proprio viso alle natiche della ragazza e c’infilò la lingua, nel tempo in cui il fuoco bruciava crepitando nel focolare, ciononostante quello che assaggiava avvertendo e cogliendo in pieno l’uomo in quel preciso e delizioso istante, era maggiormente appassionato, arroventato e vibrante.

Lui aveva in quell’occorrenza il viso immerso nel centro dell’universo e nessuno lo avrebbe più scollegato né separato né staccato da lì.

{Idraulico anno 1999}

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