Il prestito by whitefeather [Vietato ai minori]




Avevo sempre trovato eccitante l’idea che mia moglie, una gradevole signora ormai prossima alla mezza età, avesse rapporti con altri uomini con il mio pieno consenso: la mia particolare versione di quello che è definito cuckoldismo non prevede però la mia umiliazione né da parte sua né da parte dei suoi eventuali amanti, anzi ritengo che la mia “generosità” nei confronti suoi e di quanti dovessero poterne godere le grazie, dovrebbe essere giustamente apprezzata e riconosciuta, considerandomi un generoso benefattore e non certo un cornuto da irridere. Per molti anni questa mia fantasia si era estrinsecata solo immaginando complicati scenari – totalmente teorici – di trasgressione in cui Franca era l’indiscussa protagonista.

Col passare degli anni e il progresso tecnologico un mondo totalmente nuovo finì per aprirsi davanti a me, e divenni presto un assiduo utilizzatore di internet,: non solo in rete avevo trovato numerosi siti idonei a coltivare quella mia fantasia, che avevo messo a fuoco con sempre maggiore nitidezza, ma ero anche riuscito ad entrare in contatto con altre persone che erano interessate all’argomento, qualche altro cuck, come me o i cosiddetti “bull”. In breve tempo mi resi conto che nella maggior parte dei casi si trattava di ragazzotti talmente imbranati da non essere in grado di corteggiare con successo una coetanea, trovando più pratico offrirsi di “montare”, come si dice nel gergo, le “sweet”, ossia le mogli che i cuckold mettono a disposizione…
Il mio “guaio” era però il fatto che, dopo quasi vent’anni di matrimonio, avevo dovuto rassegnarmi al fatto che mia moglie non avrebbe mai accettato nemmeno di parlare di andare a letto con un altro uomo, con FORSE una sola eccezione a questa regola, cioè che il suo “tradimento” dovesse essere la sola maniera di uscire da una situazione di difficoltà in cui mi fossi venuto a trovare, magari a causa della mia professione: e qui è d’obbligo una “confessione”: io sono un odontotecnico, un meccanico dentista per intenderci, ma come spesso capita, oltre che fabbricare protesi per i dentisti, svolgo anche un’attività che mi sarebbe preclusa: in un piccolo studio nella periferia di Milano faccio il dentista, nel senso che fingendo un titolo di studio (la laurea) che in realtà non ho, visito pazienti, curo denti, applico protesi, mobili e fisse: in questa maniera mi metto in tasca la (considerevole) differenza tra il prezzo che il dentista paga la protesi a me e quello che il dentista chiede al paziente: insomma, dal produttore al consumatore, saltando un passaggio a tutto vantaggio delle mie tasche: certo, se poi qualcosa va storto i guai in cui mi troverei sarebbero sicuramente maggiori di quelli a cui andrebbe incontro un dentista laureato, ma si sa, “chi non risica non rosica”!
Tra i tanti personaggi che negli anni avevo conosciuto sul web c’era un signore di Milano: con lui avevo chattato varie volte, avevamo gusti simili in fatto di donne e le medesime piccole manie, e visto che si lamentava della scarsa disponibilità erotica della moglie, per consolarlo – ma anche per provare qualche piccolo brivido cuck – gli avevo inviato alcune foto abbastanza significative di Franca, che lui aveva spesso commentato come “gran porca che mi scoperei in ogni modo”: una volta, rischiando non poco, avevo perfino tenuto il pc sul comodino con Skipe aperto e collegato con lui in video, cosicchè aveva potuto vedere mia moglie mentre si spogliava, indossava la classica tenuta da zoccola ( calze a rete con reggicalze, reggiseno “carioca” e, ovviamente, scarpe in vernice nera con tacco dodici): che le facevo indossare quando volevo farle qualche foto “hard”: per l’occasione l’avevo anche convinta a radersi integralmente la figa, sfoggiando così un look davvero “professionale”: quando l’inconsapevole esibizione di mia moglie ebbe termine chiusi il collegamento, ma un’ora dopo io e Fulvio eravamo di nuovo in contatto, questa volta su whatsapp:
“Cazzo che porcona che hai in casa! Me la scoperei per ore…pagando s’intende! Ahahahahaha!”
In pieno delirio cuck non trovai di meglio che rispondergli: “sarei veramente felice di fartela montare, mio caro…sono sicuro che tu faresti uscire allo scoperto la troia che è in lei!”
“E puoi giurarci! Anche perché, a differenza di te, non mi accontenterei di scoparla in quella figona che si ritrova, le farei anche il culo, quel bel buchino stretto che so che ti ha sempre negato! Perché, diciamocelo, solo una rotta in culo è idonea alle cose che piacciono a noi, tipo prenderla a sandwich noi due assieme, o se invece preferisci la potrei scopare insieme ad un mio amico…speciale…diciamo uno un po’ più scuro del normale…ahahahaha!”
Quello scambio di battute mi eccitò al punto che finii per ritornare a letto dove, per la seconda volta nel giro di un’ora, saltai letteralmente addosso a Franca, che tutto si aspettava meno che di essere nuovamente scopata, ma che dimostrò di gradire quell’omaggio al suo sex appeal, pur non avendo la più pallida idea del motivo di tanta eccitazione da parte mia.
Decisi quindi di contattare Fulvio, che non avevo nemmeno mai visto di persona, per fargli la proposta più oscena che la mia mente poteva concepire: avrei convinto Franca che ero in un guaio per un lavoro andato male e che avevo assoluto bisogno di farmi prestare dei soldi..e l’unico che era disposto a farmi il prestito, in cambio voleva qualcosa … qualcosa di molto particolare…..
Quando Fulvio si trovò la mia proposta nella mail che usavamo per scambiarci qualche link di siti erotici “di nicchia” non rispose immediatamente, ma impiegò alcuni giorni, durante i quali io preparai Franca al “fulmine a ciel sereno”che l’attendeva: iniziai a raccontarle che ero in grossi guai con un cliente, che minacciava di denunciarmi per esercizio abusivo della professione medica, caso nel quale, oltre ad essere condannato al pagamento di una salata multa e oltre a dovergli pagare i danni e a restituirgli quanto aveva speso presso di me, avrei subito la confisca dell’attrezzatura dello studio, che oltre a tutto avevo in leasing, il che mi avrebbe impedito di continuare a svolgere quell’ attività, impedendomi di fatto di guadagnare i soldi che avrei dovuto pagare al cliente danneggiato: il che mi avrebbe costretto a recuperare i soldi vendendo qualcosa di nostro, se invece l’avessi tacitato in tempi brevi, risarcendolo con la somma che mi chiedeva, avrei conservato lo studio, dove avrei potuto continuare a lavorare: l’unico problema era che la persona disposta a farmi il prestito voleva una garanzia molto particolare…: mia moglie impiegò parecchio a capire a cosa mi riferivo, e spiegarglielo non fu per nulla semplice… e quando pensavo di essermi spiegato abbastanza chiaramente mi resi conto che in realtà non aveva ancora capito un bel niente: alla fine sbottai: “Insomma, come te lo devo dire? Questo tizio per prestarmi quei soldi vuole in cambio che tu vada a letto con lui! Hai capito adesso?!”
La cosa più difficile, una volta spiegata così brutalmente la questione, fu fingere di essere costernato da quello che le stavo chiedendo, mentre in realtà il semplice fatto di parlarne me lo faceva diventare duro! 😉
Per tutta la settimana, ogni volta che eravamo soli in casa Franca ed io avevamo un solo argomento di conversazione: prima esaminavamo tutte le possibili alternative al chiedere i soldi al pretenzioso finanziatore, poi Franca cercò di convincermi che una persona che chiedeva come interesse delle prestazioni sessuali doveva sicuramente essere un depravato, quando poi venne fuori che il tizio era anche un po’ più anziano di me…apriti cielo: “Tu sei pazzo, vuoi che vada a letto con un vecchio pervertito…se credi che lo farò sei completamente fuori strada, e ti dico di più: se insisterai su questa strada me ne andrò da un avvocato e chiederò il divorzio: stai pur tranquillo che quando spiegherò il motivo per cui lo chiedo sarai rovinato!”
Avevo previsto che la faccenda non sarebbe stata di facile gestione, ma visto che nel frattempo l’amico Fulvio mi aveva dato la sua disponibilità a prestarsi a quella specie di “ricatto”, diedi il via alla seconda parte del piano: da anni portavo a casa la parte in nero dell’incasso dello studio, denaro contante, e la davo direttamente a mia moglie, che ne faceva l’uso che riteneva più opportuno: dall’oggi al domani smisi di portare a casa quei soldi: si trattava, tre volte alla settimana, di cifre tra i 50 e i tre/quattrocento euro, ma all’improvviso questi soldi, con cui faceva la spesa, pagava la colf, faceva benzina, si comprava un vestito o dei jeans ai ragazzi piuttosto che pagare il parrucchiere…pff…spariti! Da adesso in avanti ogni volta che le servivano dei soldi doveva chiedermeli, e io dopo un paio di giorni glieli davo, sempre un po’ meno di quello che mi aveva chiesto, giustificandomi con la necessita di mettere assieme una certa somma di denaro da dare come prima rata al cliente danneggiato perché non realizzasse i suoi propositi di denuncia penale…Con questo trattamento feci entrare in crisi Franca: in pratica le stavo facendo capire che il suo rifiuto a cedere alle richieste del mio possibile finanziatore influiva – e avrebbe continuato ad influire per chissà quanto tempo – sul nostro modo di vivere, ormai consolidato da anni, ma d’altra parte, se lei non se la sentiva di cedere ad una richiesta così pesante non potevo darle torto…chissà, magari poteva darsi che il cliente accettasse il pagamento dilazionato nel tempo e rinunciasse alla denuncia penale….
Dopo circa un mese di questo trattamento Franca cominciò ad essere un po’ meno rigida nella sua determinazione: capii che ormai era fatta quando mi chiese come fosse Fulvio: io l’avevo visto solo in una piccola foto, per cui mi limitai a dirle: “Non sperare in un fascinoso sessantenne tipo Robert Redford, è un tizio che dimostra l’età che ha, e secondo me se mi ha fatto questo genere di proposta è perché dev’essere un tantino vizioso…d’altra parte lo sai anche tu che di donne disponibili in giro ce n’è una pletora… se presta soldi chiedendo sesso come interesse sarà perché cerca qualcosa che altrimenti non potrebbe trovare…”
Con questa frase, che in qualche modo suonava un pò minacciosa, non contribuii certo alla tranquillità di mia moglie: se l’idea di dover andare a letto con un estraneo l’aveva turbata, l’idea che l’estraneo fosse un vecchio vizioso la terrorizzò: dopo una notte in cui l’avevo sentita rigirarsi nel letto fino al mattino, mentre uscivo per andare al lavoro mi sentii chiedere: “Ma dovrò essere da sola con lui quando … lo incontrerò?”
(Evviva, pensai, ha detto “quando lo incontrerò” non “se….”)
“Non lo so, non è che mi ha detto nel dettaglio cosa vorrà da te, si è limitato a chiedermi se ero sposato, quanti anni avevi, ha chiesto di vedere qualche tua foto, dopo di che ha detto testualmente: “Mica male tua moglie, per me si può fare, devi solo dirmi se lei è d’accordo…”… tutto qui.”
Me ne andai, da vera carogna, lasciandola nella più atroce disperazione: era chiaro che il tarlo del dubbio le si era inserito nella testa, ma tante, troppe, erano le incertezze che ancora l’accompagnavano nel suo personale percorso di corruzione.
Ci vollero ancora alcuni giorni, finchè una sera, a letto, Franca mi chiese: “ma tu “dopo” cosa penserai di me? Mi amerai ancora?”
La risposta era pronta da un pezzo…e la servii col tono più convinto di cui ero capace: ”Ma cosa dici! Certo che ti amerò ancora! Anzi, ti amerò molto di più perché saprò che per amor mio hai accettato di fare qualcosa che ben poche altre donne accetterebbero di fare!”
Franca rimase in silenzio, poi con voce flebile mi chiese: “Ma almeno potrei vederlo … prima…”
“Prima di cosa? Di andarci a letto? Ma come faccio, lo porto qui, tu lo guardi e decidi che non ti piace e allora mandiamo tutto all’aria? Guarda io credo che sarebbe meglio se vi trovaste fuori da casa nostra, non so, o a casa sua o in un motel, in modo da sentirti meno imbarazzata, tu vai da lui … e poi sarà quel che sarà…”
“No, in motel no, non potrei mai e nemmeno a casa sua…guarda magari potremmo andare su in Valganna… la casa è isolata, non ci vedrà nessuno, gli spieghi dov’è, io ci vado qualche ora prima, mi preparo a riceverlo…poi lui arriva…mi farò l’idea che è uno che si è perso nel bosco e ha bisogno di aiuto…si, ecco, così mi sembrerebbe … mi sembrerebbe meno…meno.. meno combinata, ecco, e mi sentirei meno “venduta…e un’altra cosa: non voglio restare sola con lui, quindi organizzati con il lavoro perché dovrai essere a pochi metri da me: io lo farò venire in camera nostra ma tu dovrai startene nascosto in una delle camere dei ragazzi…metti che quello diventa violento tu devi intervenire!”
“Beh, certo, se preferisci andare in montagna non c’è problema, e anche l’idea di stare nascosto in casa (ma si può? Mi invitava ad assistere alla monta, e io che temevo di dovermi accontentare dei racconti!) ma allora pensi di aver preso la tua decisione? Vuoi ripensarci, non so fino a domattina? Sai, perché se io gli dico che per te va bene (avrei tanto voluto dire “che ci stai”, ma insomma, un minimo di forma…) e lui mi presta i soldi poi non è che possiamo fare marcia indietro, lo capisci…”
“Sì, ho capito, non sono scema, se tu mi assicuri che non mi rinfaccerai questa scelta e ancora che con questo sistema i nostri guai saranno sistemati… va bene, accetto, solo fammi capire: fino a quando io dovrò andarci, con questo…tipo…a proposito, ha un nome?”
“Si chiama Fulvio, e mi ha fatto questo discorso: finchè non avrò restituito il prestito tu sarai a sua disposizione due volte alla settimana, dice che lui è abituato a fare così…” (in realtà stavo andando a braccio, non c’era ancora nessun accordo””, anche perché non c’era nessun prestito da ripagare, ma l’idea che Franca dovesse convincersi che sarebbe stata “a disposizione” di uno sconosciuto due volte alla settimana mentre ero IO che dettavo le regole, mi faceva impazzire dall’eccitazione!)
“Accidenti, due volte alla settimana… e meno male che ha sessant’anni…ma come faccio a stare fuori così… i ragazzi noteranno che non ci sono…”
“Ci organizzeremo e faremo in modo che i tuoi orari fuori casa non siano quelli in cui ci sono i ragazzi, questo mi pare un problema facilmente risolvibile…”
Insomma, a quanto mi era dato di capire la signora, dopo un mesetto di relative ristrettezze economiche aveva ceduto al compromesso, accettando in pratica di darla ad uno sconosciuto per poter riavere almeno in parte il suo comodo “train de vie”!
Temendo che l’indomani mattina mia moglie facesse marcia indietro non mi precipitai, come invece avrei voluto, a dare la notizia al mio complice, ma quando dopo colazione stavo per uscire per andare al lavoro le chiesi: “Allora, cosa faccio? Mi faccio dare i soldi…sai, ci vorrà un paio di giorni per averli e non vorrei che quello là si spazientisse e andasse dall’avvocato…”
“Sì, ho deciso, lo farò, procedi pure, però finchè non hai i soldi in tasca io non vado da nessuna parte, solo dopo che li avrai avuti allora stabiliremo dove e come!”
Appena in studio whattsappai Fulvio: “E’ fatta! La porcona ha accettato le condizioni del prestito: preparati a fare una gita di piacere…!”
La doppia spunta azzurra arrivò dopo pochi secondi, insieme alla risposta” Cazzo, non ci posso credere! Ma veramente me la dai per farci quello che voglio?”
“Beh, quello che otterrai da lei dipende solo da te, io te l’ho messa nel letto, a proposito, ha scelto la location “romantica”: ti vuole in Valganna!”
“Perfetto, casa isolata, nessuno che vede o che sente…però, che troia tua moglie! Ahahahaha! E quando ci si va?”
“Le ho detto che ti ci vorranno due giorni per avere i soldi, quindi direi che giovedì pomeriggio potresti raggiungerla su in valle!”

“Non c’è problema, direi che per le prime volte mi va bene la Valganna, ma poi dovremo rendere la cosa più comoda: la porterò a casa di un amico che è quasi sempre via per lavoro e sta a Settimo Milanese! Ancora una cosa: me la fai trovare come quella volta che abbiamo fatto il collegamento in Skipe? Sai ci terrei a vederle quelle tettone semilibere e la figa rasata…”
“Certamente, le dirò di prepararsi al meglio, truccata, fresca di parrucchiere, lavata e profumata, con la figa appena rasata: e già che ci sono ti segnalo che è a digiuno sessuale da vari giorni…e mi raccomando, con le scarse informazioni che le ho dato le ho lasciato credere che sei un vero pervertito, quindi approfittane!”
“Ah per quello stai tranquillo: in questi due giorni mi attrezzerò in modo da farle fare il corso accelerato da troia!!”
Passammo diversi minuti per studiare un preciso programma d’azione, volto a sondare la disponibilità di mia moglie a lasciarsi trascinare nel vortice della trasgressione e della depravazione, infine concludemmo con una nota realistica:
“Tranquillo, la sistemiamo come merita, la porcona! Non avrai da lamentarti…se l’avrò a disposizione due volte alla settimana, o in capo a un paio di mesi avremo a disposizione una troia scatenata…oppure se ne sarà andata mandandoci tutti affanculo ahahaha!”

In effetti la possibilità che Franca si ribellasse al trattamento a cui io e Fulvio avevamo intenzione di sottoporla non era del tutto da escludere, ma dato che l’idea era più che altro quella di vedere fino a che punto ci si potesse spingere con le pratiche più trasgressive se avesse avuto un ripensamento avremmo allentato la pressione.
Le ore passavano velocemente, senza quasi accorgercene ci ritrovammo alla sera di mercoledì: all’ora di andare a letto mia moglie con aria nervosissima si avvicinò al letto e mi disse:
“Allora domani è il grande giorno…hai idea di come dovrò presentarmi?”
“Mah, guarda, non mi ha detto niente, ma io credo che si aspetti do trovarsi di fronte una abbastanza abituata a queste cose…una di quelle signore che hanno l’amante… o che sono le amanti di qualche uomo sposato…”
“Quindi cosa dovrei fare? “
“Domattina vai dal parrucchiere, fatti sistemare nel modo più sexy che potrai, credo che sarebbe il caso di fare un’accurata ceretta, poi portati su tutto il necessario per truccarti, come per una serata elegante: rossetto scuro, ciglia finte, unghie laccate…e vestiti come quando ti scatto le foto sexy…calze, reggicalze, tacchi alti…”
“Ma su fa ancora freddo…come faccio..lo sai che la casa impiega due giorni per scaldarsi…non posso mica stare nuda in quella casa…”
“Ti metterai sulle spalle la pelliccia, così starai al caldo, e nella stanza che userete metteremo una stufetta elettrica, così almeno lì la temperatura sarà abbastanza alta…un’ultima cosa: portati su qualcosa per lubrificartela…mica che il nervosismo te la faccia risultare asciutta…sarebbe antipatico per entrambi…”
“Capito…dovrò essere la moglie zoccola…anzi no, la vacca portata al macello….”
“Beh, dai al macello direi di no…se proprio vogliamo restare nel paragone sarai la vacca portata alla monta….” Appena detta la frase mi morsicai la lingua, ma oramai l’avevo detta…e si sa che “voce dal sen sfuggita più richiamar non vale!” ma Franca non la prese male come temevo, infatti rispose:
“Sì, sì fai lo spiritoso…ma sono io che mi sputtano, e nel vero senso della parola…e poi…come ce l’avrà? Dici che c’ha sotto un coso enorme che me la devasta?”
Il fatto che mia moglie si fosse posta un simile interrogativo mi fece capire che la mia manovra sarebbe stata un successo: una donna, “costretta” a concedersi ad un uomo che non ha scelto lei, potrà domandarsi se sarà bello o brutto, gentile o rozzo, ma esprimere ad alta voce il “timore” che abbia un cazzo talmente grosso da farle male è roba da film porno di bassa lega…o da navigata porcona “in fieri” come speravo mia moglie si rivelasse!
“Oh senti, hai partorito due figli e senza particolari difficoltà, cosa vuoi che abbia questo tipo al posto dell’uccello, una terza gamba? Non farmi ridere! Dai adesso dormiamo che domattina dobbiano alzarci presto, tu per andare dal parrucchiere, io per sistemare le cose in laboratorio in modo che non ci sia bisogno di me per tutto il giorno”
La mattina seguente Franca si recò dal parrucchiere mentre io mi precipitavo in studio, preparavo gli ultimi lavori nelle scatole per le consegne e, finalmente, chiamavo Fulvio:
“Allora, stallone hai preso la pillolina? Guarda che la porcona ha lasciato capire che non vede l’ora di farsi montare da te…potresti trovarti in difficoltà!”
“Non ti preoccupare, se appena è messa giù bene la metà di come me l’hai fatta vedere a suo tempo, mi si rizzerà che basterà per scoparla per due ore filate! Mi sono anche procurato qualche bel giocattolo che utilizzerò perché si convinca del ruolo che d’ora in avanti le compete!”
Diedi a Fulvio istruzioni precise per raggiungere la nostra casa in campagna e gli raccomandai di essere là per alle 15.00 precise; non stetti a dirgli che sarei stato presente all’incontro perché quello era quanto avevamo stabilito fin dall’inizio.
Alle undici uscii dal laboratorio, feci il giro dei clienti e tornai a casa: Franca era appena tornata dal parrucchiere: la troia si era tinta di un rosso cupo, sfoggiava una pettinatura cotonata con i capelli che le ricadevano sulle spalle striati da meches di varie tonalità tra il biondo e il rosso e si era già truccata come non mi era mai capitato di vederla: fard mattone, ciglia finte fittissime, ombretto grigio perlato intorno agli occhi, rossetto rosso cupo, unghie laccate nello stesso colore del rossetto: era veramente uno schianto, l’avrebbe fatto rizzare anche ad un morto (a me di sicuro e – ne ero certo – anche al mio amico) glielo dissi e per tranquillizzarla aggiunsi “Cazzo, lo vuoi far fuori subito il vecchio…secondo me quando ti vede così viene nei pantaloni!”
Alla una partimmo per la nostra destinazione dove arrivammo poco dopo le due: era bene avere un po’ di tempo per sistemare gli ultimi dettagli, ma non doveva esserci nemmeno troppo tempo per evitare che un’attesa troppo lunga sfociasse in qualche ripensamento: alle due e mezza Franca cominciò a spogliarsi e nel giro di dieci minuti ecco materializzarsi davanti a me la più fantastica zoccola mai vista: la tenuta era volutamente esagerata, da vera puttana in servizio in un bordello, ma era quello che ci voleva per calarla fin da subito nella parte: le misi sulle spalle la pelliccia e le lubrificai la figa, dentro e fuori con del gel lubrificante poi piazzai il termoventilatore per scaldare quella che nella mia mente bacata era ormai diventata la “Sala Monta”, quindi mi ritirai nella camera accanto, da dove avrei potuto ascoltare – anche se non vedere – quello che succedeva nella stanza adiacente, mentre Franca scendeva al piano inferiore.

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